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Economia e Finanza

Bitcoin, è tutto oro quel che luccica? Il parere della dottoressa Mary Petrillo

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Il Bitcoin è in aumento del 13% e tocca per la prima volta i 10.000 dollari, superando gli 11.000 dollari. Joseph Stiglitz, premio Nobel all’economia ha dichiarato che  il Bitcoin “ha successo solo per il suo potenziale di aggirare le regole e per la mancanza di supervisione: dovrebbe essere vietato. Non ha alcuna funzione sociale”. Fabio Panetta, vice dg della Banca d’Italia reputa il Bitcoin e le cripto valute “attività, dei contratti, vulnerabili a crisi di sfiducia che possono essere repentine” precisando che non disponiamo di “nessuna visibilità sul volume delle transazioni tranne quanto vengono convertite in euro ma queste sono la ‘punta dell’iceberg”.

 

Visco, governatore della Banca d’Italia ha parlato e riferito invece che “la tecnologia blockchain sta ricevendo una grande quantità di attenzione da professionisti e mercati finanziari ed è usata qualche volta in modo perverso”. Il fatto stesso che una valuta di questo tipo sia salita, nel giro di un solo anno e in questo modo, può rappresentare un vero e proprio rischio poiché non esiste un regolamentazione quindi può insorgere il concreto pericolo che possano prestarsi forme di riciclaggio. Il maggiore operatore nel mercato delle criptovalute mercato il giappone con BitFlyer, che recentemente ha aperto le porte agli Stati Uniti, aggiudicandosi quindi la possibilità di poter operare nei mercati finanziari di New York grazie alla ‘BitLicense’.

 

L’America  ha aperto le porte al Bitcoin e la Commodity Futures Trading Commission ha dato via libera a scambi e vendite da parte del gruppo CME e Cboe Global Market. Cftc precisa: “i partecipanti al mercato devono considerare che il nascente mercato e gli scambi per il Bitcoin restano mercati non regolati e su questo la Cftc ha un’autorita’ limitata, ci sono  preoccupazioni sulla volatilita’ dei prezzi e sulle pratiche di scambio su questi mercati”. La Direzione degli affari religiosi della Turchia, intanto, boccia la cripto valuta, definendola “non appropriata” all’Islam poiché non è consona al principi musulmani. La Diyanet specifica che a questo punto “l’acquisto e la vendita di valute digitali non sono appropriati secondo la religione per il fatto che sono aperte a speculazioni rispetto al loro valore e possono facilmente essere impiegate in attività illegali come il riciclaggio di denaro. Sono inoltre prive di controllo e supervisione statale”.

 

Ma che cos’è veramente il Bitcoin? Si tratta di una moneta elettronica creata nel 2009 da Satoshi Nakatomo, pseudonimo dietro il quale si cela un anonimo inventore che a fine 2008 ha presentato su internet la sua idea. Il termine Bitcoin fa riferimento alla tecnologia, alla rete ma anche alla valuta in sé. Tale valuta si differenzia da quelle convenzionali perché non si appoggia a nessun ente centrale e il suo valore si basa sulla domanda e l’offerta. Non c’è una struttura sofisticata dietro, viene utilizzato un database che traccia le transazioni e sfrutta la crittografia per gestire gli aspetti di natura finanziaria. Il sistema Bitcoin consente il trasferimento anonimo delle monete e vi è la possibilità di salvare i dati necessari per utilizzare i propri bitcoin si possono inoltre salvare sul proprio computer o altro dispositivo sotto forma di “portafoglio” digitale. E’ impossibile controllare il flusso del Bitcoin poiché può essere trasferito, attraverso internet, verso chiunque disponga di un indirizzo bitcoin. La totale assenza di un ente centralizzato che si occupi della gestione, rende oggettivamente impossibile i controlli da parte di autorità competenti che potrebbero bloccare i trasferimenti e sequestrare la criptovaluta allorquando vi fossero gli estremi per poterlo fare.

 

Ma è tutto oro quello che luccica? Sembrerebbe proprio di no! E se da un lato assistiamo alla rapida ascesa della cripto valuta, dall’altro invece si desume che possa esserci un uso illecito. Jamie Dimon, numero uno della Banca più grande degli Usa ovvero la JP Morgan, la definisce “una truffa per stupidi”. Ma non è l’unico a pensarla così, anche il magnate dell’economia e degli investimenti John Bogle, fondatore di Vanguard ha consigliato di stare alla larga dal Bitcoin, spiegando che “le obbligazioni hanno un tasso d’interesse, le azioni hanno gli utili e i dividendi, l’oro non ha niente. Non c’è nulla che supporti il bitcoin eccetto la speranza di venderlo a qualcuno a un prezzo più alto di quello che si è pagato per comprarlo”. Come mai i magnati dell’economia temono e sfiduciano il Bitcoin? Può essere veramente utilizzato dalla criminalità per il riciclaggio del denaro?

 

Noi ne abbiamo parlato con la Dottoressa Mary Petrillo, criminologa, Coordinatrice del Crime Analysts Team, Docente Master Università Niccolò Cusano che ci ha dato il suo punto di vista in merito alla vicenda. Prima di affrontare l’argomento bitcoin, facciamo una panoramica di quello che viene definito crimine informatico, ossia quel fenomeno che si caratterizza nell’abuso della tecnologia informatica, per scopi illeciti. Questo tipo di crimini, per lo più, sono perpetrati a scopo di lucro su Internet, oppure sono crimini messi in atto contro i sistemi informativi di sicurezza nazionale, attraverso l’accesso illegale per rubare informazioni ai governi, per effettuare truffe, furti di identità e come le cronache degli ultimi giorni ci hanno riportato, anche per ricatti di tipo sessuale. Quindi il “cybercrime” può essere identificato in vari modi: reati di pedo-pornografia, danni informatici ad industrie ed aziende a scopo di lucro, cyber terrorismo, ossia una particolare forma di violenza attuata da organizzazioni criminali nei confronti dei Governi, mezzi di informazione, ma anche contro privati cittadini. Cyberstalking, ossia le molestie assillanti perpetrate tramite il mezzo informatico, le molestie informatiche possono colpire la sensibilità di chiunque quali commenti sul genere, etnia, religione e orientamento sessuale. Spesso si verificano nelle chat, nei gruppi, ecc. Il tristemente famoso fenomeno del cyberbullismo, molestie e violenze verbali ai danni di ragazze e ragazzi e che nei casi peggiori ha portato ad un esito drammatico dei fatti mediante suicidi di giovani vittime. Il cybercrime spesso utilizza come “spazio d’azione” il cosiddetto Deep Web, spazio web oscuro e praticato perché fornisce la non tracciabilità e quindi il completo anonimato, ossia è quello spazio web che amo definire la “terra degli invisibili” ( cit. Mary Petrillo “la terra degli invisibili, il profondo Web”, in press). In questo spazio web anche le forze dell’Ordine navigano sotto copertura a tutela dei cittadini e “cittadini della rete”! (cit. Mary Petrillo “la terra degli invisibili, il profondo Web”, in press). In questa sorta di Babilonia, infatti, avvengono scambi di materiale pedopornografico, vendita di armi, droga, documenti falsi, clonazione carte di credito e chi ne ha più ne metta! Ed è proprio in questo oscuro Web che l’utilizzo dei bitcoin è molto in auge. I bitcoin sono una sorta di moneta virtuale, con un potere di scambio molto alto ed è definita appunto criptomoneta. Lo scambio di moneta virtuale è favorito nel Deep web perché in esso ci si muove in continuazione con indirizzi che cambiano da un giorno all’altro, pagine web dinamiche il cui contenuto viene concepito sul momento dal server, a seconda di quello che in quel momento il criminale ha bisogno, sono i cosiddetti siti-civetta, che servono ad attirare le vittime prescelte. I bitcoin sono preferiti dai criminali perché grazie alla loro natura virtuale non sono facilmente rintracciabili ed oltretutto hanno più valore anche dell’oro e quindi procurano notevoli profitti. Tra l’altro chiunque può coniarli, ma esiste un tetto massimo di bitcoin coniabili. L’uso di questa criptomoneta garantisce l’anonimato anche se ogni bitcoin ha un intestatario in modo da poter essere utilizzati una sola volta. La privacy è garantita dal fatto che è il detentore e titolare a decidere se rivelarsi o meno durante la transazione, ogni moneta, poi, può avere un address diverso, caratterizzato da 34 caratteri alfanumerici. In pratica gli scambi di criptomoneta avvengono tra le persone direttamente interessate senza intermediari quali ad esempio banche, istituti finanziari. Proprio per queste loro caratteristiche le monete virtuali sono sicuramente ambite dalle organizzazioni criminali per riciclare il denaro e quindi per sfuggire alle Forze dell’Ordine. Per evitare l’abuso di bitcoin molti Stati , compresa l’Unione europea hanno discusso e messo a punto eventuali norme in materia di bitcoin, proprio per evitare che avvengano scambi strani nel web e quindi stanno cercando di attuare norme antiriciclaggio che contemplino anche questa sorta di moneta virtuale. Finora l’Australia ha, recentemente, introdotto un disegno di legge che regola lo scambio dei bitcoin. Ormai la società tutta, deve considerare questo tipo di moneta perché ormai tutto può essere scambiato in internet: beni e servizi quindi legalizzare e normare questo tipo di valuta virtuale sta diventando, a mio parere, una vera e propria necessità.

Angelo Barraco

 

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Economia e Finanza

Vino biologico: un mercato in crescita del 175% negli ultimi 10 anni

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Cresce, in Italia, la passione per il vino biologico. E’ quanto emerge dal ‘Wine Monitor’ di Nomisma secondo cui, alla fine di febbraio 2018, il 41% delle persone tra i 18 e i 65 anni ha consumato, in almeno una occasione un vino a marchio bio: nel 2013 il consumo coinvolgeva solo il 2% della popolazione mentre i vigneti biologici sono cresciuti del 175% negli ultimi 10 anni.

Le vendite di vino bio, spiega l’istituto di ricerca, hanno raggiunto a febbraio i 21,6 milioni di euro nella sola distribuzione organizzata registrando un incremento dell’88% rispetto allo stesso periodo del 2017, a fronte di un più tiepido +3% delle vendite di vino in generale. Balzo in avanti anche sulla quota di mercato del vino bio che oggi pesa per l’1,2% contro lo 0,7% nel 2017. L’Abruzzo spicca come prima regione d’Italia per vendite di vino bio nella grande distribuzione, sfiorando quota 4 milioni di euro (+38% rispetto all’anno precedente), seguito da Veneto, Toscana e Sicilia con vendite superiori i 3 milioni di euro.

Il vino rosso è ancora la tipologia di vino bio preferita dai consumatori italiani

(49% delle vendite nella grande distribuzione, con un aumento delle vendite a valore del 72% rispetto al 2017) mentre i vini bianchi crescono in maniera più significativa (+151%). L’interesse per il vino bio, osserva Nomisma, emerge chiaramente anche da quanto si legge sui social media come Twitter e Instagram: il numero di commenti con argomento ‘vino bio’ sono cresciuti nel complesso dei due canali del 20% solo nell’ultimo anno. Il forte interesse per il vino Bio è molto chiaro anche da quanto i wine lovers ne parlano sui social (Twitter e Instagram): Nomisma – grazie alla partnership con Datalytics – ha monitorato in tempo reale i principali indicatori social del mercato italiano del vino – il numero di commenti con Topic “vino Bio” sono cresciuti nel complesso dei due canali del 20% solo nell’ultimo anno.

Altra testimonianza dell’interesse del Bio anche nella categoria vino. “È Bio boom anche nel vino: la crescente attenzione al benessere, alla sostenibilità ambientale e all’autenticità va oltre il food e nel 2018 la consumer base di vino Bio sale al 41% degli italiani.” dichiara Silvia Zucconi – Responsabile Market intelligence Nomisma “Successo che trova conferma non solo nella crescente quota di mercato del vino Bio (1,2% contro lo 0,7% del 2017) ma anche nell’aumento di interesse manifestato dai wine lovers sui social: i topic riservati al “vino Bio” su Twitter ed Instagram sono infatti aumentati del 20% nel corso dell’ultimo anno”.

Marco Staffiero

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Economia e Finanza

Comunicazione e lavoro fuori dall’Italia: nasce to Effect a servizio delle startup

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ROMA – Un nuovo modo di comunicare, più pratico, fluido e flessibile. Un team di professionisti capaci di declinare le esigenze delle aziende in inediti ed efficaci strumenti di storytelling.
Un insieme di competenze realmente in grado di coprire “tutte le esigenze di filiera”. Sono gli ingredienti di
to Effect, giovane e dinamica realtà italiana – ma con importanti diramazioni all’estero – che inaugura un nuovo modello di “business communication”: tutti i collaboratori partecipano alla compagine sociale e i progetti sono gestiti in smart working.
Il risultato? Risposte più immediate ed efficaci e costi più contenuti.

Fra i focus principali c’è il mondo delle startup: to Effect vuole essere la prima realtà di comunicazione integrata totalmente a servizio dei business più innovativi. Grazie a un network di professionisti associati presente in diversi Paesi europei e a un focus su innovazione, creatività e tecnologia applicate all’impresa, l’agenzia è in grado di aiutare le giovani aziende a sviluppare un’idea brillante per un business vincente con prospettive internazionali.

“to Effect è una agenzia nata per colmare un vuoto: aiutare le imprese ad affrontare le sfide della comunicazione nel terzo millennio” – sottolinea Fabrizio Checchi, Ceo della neonata agenzia -. “Il modo di comunicare, infatti, è radicalmente cambiato negli ultimi dieci anni, ma la maggior parte delle società di consulenza non sembra essersene accorto. Ciascun professionista to Effect è specializzato in uno o in più settori specifici della comunicazione e concorre, sinergicamente con gli altri, alla realizzazione dei progetti che ci sono affidati. L’integrazione differenziata, che rappresenta il core della nostra proposta di comunicazione, supera il paradigma dell’account che segue il Cliente, assicura lo slancio creativo e il dinamismo di un intero staff di professionisti senza ridondanze, con tempi di lavorazione rapidi e conseguimento di risultati ottimali”.

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Cronaca

Palermo, Banca Popolare Sant’Angelo e TeLiMar insieme per investire sul territorio

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PALERMO – Banca Popolare Sant’Angelo è il nuovo local sponsor di TeLiMar, il Circolo nautico palermitano che quest’anno celebra i suoi 30 anni di attività. La sponsorizzazione rientra nell’ambito di una partnership più ampia che prevede anche il supporto alle attività delle squadre sportive del Club dell’Addaura che partecipano ai campionati regionali, nazionali ed internazionali, nonché agli eventi sportivi realizzati dal TeLiMar. Insieme, inoltre, saranno organizzate diverse iniziative sociali e a scopo benefico.

Nel corso della conferenza stampa organizzata a Palazzo Petyx, sede di BPSA, sono stati affrontati i temi del sostegno al territorio per far rinascere la Sicilia anche attraverso lo sport, che ha subìto la crisi come e più degli altri comparti.

“Abbiamo deciso di avviare questa collaborazione – spiega il Direttore Generale di BPSA, Ines Curella – perché con il TeLiMar condividiamo la stessa vision, che è quella di far crescere il territorio in cui operiamo, noi dal punto di vista economico-imprenditoriale fornendo prodotti e servizi di qualità a sostegno dei nostri clienti, privati e aziende locali o soggetti pubblici, loro promuovendo la cultura sportiva legata agli sport acquatici in un contesto come quello palermitano geograficamente vocato a questo tipo di attività. Ci auguriamo – aggiunge – che sia solo l’inizio di una collaborazione stabile e duratura nel tempo, per continuare con la passione che ci contraddistingue ad investire insieme nel nostro territorio”.

Per il Presidente del TeLiMar, Marcello Giliberti, “L’obiettivo sarà il reciproco affiancamento sui progetti quotidiani, oltre ovviamente anche al sostegno per l’organizzazione di attività ed eventi sportivi e sociali. Avere al nostro fianco un istituto consolidato e radicato sul territorio come BPSA è per noi una grande iniezione di fiducia, un vero valore aggiunto. È per questo che abbiamo voluto fortemente questa partnership, che abbiamo strutturato in corsa a fine gennaio e che oggi è diventata ufficiale, anche se abbiamo già operato a riguardo con tutte le nostre attività agonistiche e sociali svolte a febbraio ed a marzo e con la organizzazione del girone eliminatorio della LEN Europa Cup di pallanuoto con le Nazionali A di Italia, Russia, Montenegro e Germania, che si è svolto dal 16 al 18 febbraio. Tante le attività e gli eventi previsti nel nostro palinsesto per la celebrazione dei 30 anni di attività, fra i quali i Campionati Nuoto e Pallanuoto Master – per i quali abbiamo appositamente costituito un comitato organizzatore con la Waterpolo – che si svolgeranno dal 6 al 22 luglio tra le acque di Mondello e la Piscina Comunale, e, a chiusura di stagione, i Campionati Italiani di Coastal Rowing di ottobre. Entrambe le manifestazioni porteranno un grande indotto turistico in città con una conseguente grande visibilità a livello regionale e nazionale”.

Andrea Vitale, Vice Presidente nazionale di FederCanottaggio, ha sottolineato come possa essere “di successo il connubio tra un circolo sportivo che ha alle proprie spalle 30 anni di successi e un istituto bancario radicato nel territorio, che di anni ne ha quasi 100”.

Sergio Parisi, Vice Presidente CONI regionale e Presidente del Comitato regionale siciliano della FIN, ha evidenziato “L’importanza delle cinque discipline olimpiche portate dalla Federazione forti di un budget di circa 46 milioni di euro, grazie anche ad un’organizzazione capillare nel territorio. Il nostro vanto è che la Sicilia lavora benissimo nonostante le grosse difficoltà legate all’insularità. L’accordo con BPSA è la conferma del valore aggiunto portato dal TeLiMar a questo sport”.

Infine, per Giorgio Locanto, Presidente del Consorzio Palermo Sport al Vertice, “Essere presente alla firma di questo importante accordo è motivo di orgoglio per chi come me ha vissuto tutta la vita nel mondo dello sport tra sacrifici e soddisfazioni. Ci auguriamo che questa iniziativa possa stimolare anche altre imprese e società a lavorare insieme per permettere il rilancio dello sport siciliano”.

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