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Bologna, avviata la campagna promozionale per la ripartenza turistica 2022

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Bologna è pronta ad accogliere i visitatori con una nuova campagna promozionale, che mira a rilanciare il turismo ed a rinsaldare il posizionamento della destinazione tra le migliori città d’arte italiane ed europee. Lo schema  Bologna Welcomes You, già sperimentato con successo nel 2021, torna così con il suo mix originale di ospitalità alberghiera e di scoperta delle eccellenze cittadine, a partire dalla grande novità dei Portici UNESCO.  

Fino all’8 aprile tutti coloro che prenotano una notte per il weekend in una delle strutture alberghiere convenzionate ricevono in omaggio la seconda notte, mentre nel weekend di Pasqua, ultimo della programmazione, chi prenota due notti avrà in regalo la terza. Questa offerta, possibile grazie alla forte collaborazione tra Territorio Turistico Bologna-Modena, Bologna Welcome e associazioni di categoria, si configura come punto strategico della proposta.  I vantaggi riguardano però anche l’offerta turistica: all’atto della prenotazione il cliente riceverà infatti un buono che dà diritto alla partecipazione gratuita a una visita guidata speciale tra i Portici UNESCO di Bologna, nonché sconti e facilitazioni per acquistare servizi diversi come ad esempio le Bologna Welcome Card (che danno diritto anche a ingressi gratuiti e sconti per musei, mostre, acquisti, esperienze gastronomiche) e itinerari promossi da Bologna Welcome. 

L’offerta Bologna Welcomes You è acquistabile online, sulla pagina dedicata del sito bolognawelcome.com.  Durante il loro soggiorno in città inoltre i visitatori avranno a disposizione anche la app MyBologna [mybologna.app], che consente di accrescere la percezione di semplicità e organizzazione permettendo di contattare a distanza con i punti informativi, di spostarsi in città e nel territorio metropolitano, di ricercare e prenotare ristoranti nonché di prenotare esperienze e tour.  La grande novità dell’edizione 2022 è data dall’inserimento dei Portici UNESCO che, entrati a far parte dell’elenco dei beni Patrimonio dell’Umanità lo scorso 28 luglio, diventano protagonista della proposta con il lancio di una serie di itinerari dedicati, realizzati da Bologna Welcome in collaborazione con le Associazioni di guide professionali. Un nuovo fondamentale tassello nell’offerta della città e, in auspicio, un nuovo e formidabile motivo di visita per i turisti italiani e stranieri. La città è infatti da diversi anni considerata una delle migliori destinazioni a livello europeo per brevi soggiorni – tipicamente, i weekend lunghi – e questa offerta va proprio a fare leva sull’aspetto del pernottamento nel fine settimana, garantendo uno sconto importante ed arricchendo la proposta a livello culturale.  “Il turismo sta ripartendo e iniziative come “Bologna Welcomes You”, che sanno fare leva su offerte speciali e coniugano i diversi aspetti della città, sono un ottimo strumento per festeggiare e incentivare un ritorno alla normalità.” – dichiara Mattia Santori, Presidente del Territorio Turistico Bologna-Modena – “Avremo una stagione piena di offerte culturali, eventi sportivi, iniziative sociali, oltre al patrimonio artistico e architettonico che ormai ci viene riconosciuto in tutto il mondo. Chi arriverà sul nostro territorio non rimarrà deluso.” “Bologna non perde tempo e si propone come meta ideale per un weekend all’insegna della cultura e del relax ora che la stagione si appresta ad offrire giornate più lunghe e le restrizioni man mano si allentano” dichiara Giovanni Trombetti, Presidente di Bologna Welcome – “Crediamo che la proposta Bologna Welcomes You sia molto conveniente e pensata per tutti i visitatori, offrendo pernottamenti in hotel di qualità e arricchendo l’esperienza con la visita guidata dei Portici UNESCO, grazie alla forte collaborazione tra il mondo pubblico e il mondo privato nelle sue diverse articolazioni – albergatori, guide, commercianti.” “Bologna regala sempre qualcosa a chi la visita. Emozioni, suggestioni, atmosfere”- aggiunge Valerio Veronesi, Presidente Camera di Commercio di Bologna – “Offrirà ai turisti, oltre a certezze, semplicità e trasparenza nelle scelte, anche sconti e facilitazioni.. Un’offerta completa che è frutto della sinergia tra associazioni, imprese e istituzioni bolognesi.”

Dal Centergross la moda per tutti in tutto il mondo

Tuttavia, il visitatore più attento e che non voglia limitarsi a seguire le tracce di  “Bologna la dotta, la rossa, la grassa” potrebbe volersi anche confrontare con un aspetto meno noto ma non meno importante: Bologna catalizzatrice di prodotti di moda e design verso il mondo. E potrebbe quindi fare una visita dirigendosi, poco fuori città, verso la più grande area commerciale Business-to-business europea del Pronto Moda italiano oltre a meccanica, alta tecnologia e servizi dove innovazione tecnologica, creatività Made in Italy, qualità del prodotto, produzione veloce, distribuzione ininterrotta e repentini riassortimenti conquistano fasce sempre più estese di mercato diventando un vero e proprio fenomeno in continua crescita per consolidare i risultati raggiunti ed espandersi ulteriormente nei mercati internazionali. Si tratta di Centergross Bologna, che  rappresenta il più grande polo commerciale europeo del Pronto Moda: 1 milione di metri quadri la superficie totale di cui 400mila area espositiva e 100 mila metri quadri dedicati ad area uffici e servizi; 5 miliardi di euro il volume di affari annuo di cui 3,5 relativo alla moda e 60% riferito all’export, migliaia di acquirenti giornalieri (dati pre-pandemia), 6 mila gli addetti diretti (a cui si aggiunge l’indotto). Un colosso tutto italiano dove hanno sede 700 attività commerciali di livello nazionale ed internazionale di cui circa 400 marchi moda, 98 aziende tessili e accessori, 94 commercio e alta tecnologia e oltre 100 fornitori di servizi con piattaforme e ambienti digitali che si integrano e dialogano con luoghi reali. Nato nel 1977 alle porte di Bologna, negli anni ha assunto sempre più le funzioni di un vero e proprio Smart Center, mettendo a disposizione delle aziende servizi, know how, occasioni per fare rete di rapporti economici e istituzionali creando, così, valore a livello locale, nazionale e internazionale. Unicità, velocità e italianità sono gli elementi strategici di Centergross, caratteristiche che ne fanno il luogo ideale per fare affari. Una formula vincente racchiusa nella forza del gruppo per affrontare i mercati interni ed esterni e che oggi, più che mai, conferma la validità di una scelta – che quattro decenni fa sembrava visionaria -, ma che proprio in un momento storico tanto critico, si manifesta in tutta la sua attualità e validità rappresentando uno dei distretti moda produttivi più strategici non solo per l’economia bolognese, ma per l’Italia intera.

Con la presidenza affidata a Piero Scandellari, Centergross ha varato un piano strategico improntato su un nuovo posizionamento, attraverso una nuova comunicazione e una nuova immagine capace di cogliere le sfide di innovazione che i nuovi contesti esigono a vantaggio di un distretto di fondamentale importanza nazionale e internazionale. Innegabili i vantaggi del sistema del Pronto Moda italiano: da una parte un modello commerciale vincente che si basa sulla velocità di realizzazione del prodotto, di distribuzione che permette di avere un riassortimento continuo di collezioni anche settimanali evitando giacenze di magazzino con risparmio sia sulle strutture per contenerle che sulle immobilizzazioni finanziare, dall’altra, la ridotta catena produttiva, crea collezioni di grande tendenza dai fortissimi contenuti moda e di ottima qualità a prezzi accessibili rivolto a fasce sempre più estese di mercato diventando un vero e proprio fenomeno in continua crescita. “In un mercato così difficile e veloce – afferma il presidente Scandellari– il sistema della moda pronta italiana da indossare dimostra non solo di essere un modello vincente, ma anche sostenibile evitando produzioni massive ed eccessive, un modello dunque che sempre di più potrà incrementare la sua percentuale di approvvigionamento sul mercato globale della moda. Alla fine del blocco pandemico, il pronto moda ha avuto il pregio e la capacità di poter rispondere immediatamente a questi inediti “nuovi ritmi” fornendo al mercato, nel giro di una settimana, la produzione e le novità da inviare a dettaglianti e negozi e rispondere alle richieste di freschezza e idee innovative che i consumatori, stremati dall’isolamento, chiedevano. Milano, Firenze e Roma rappresentano, da sempre, l’immagine della Moda italiana, ma in Italia esiste anche un’altra eccellenza, quella del Pronto Moda, un settore che ha creato uno stile, un modo di vivere e merita di essere rivalutato. Bologna sia il contenitore giusto per questo rilancio anche a livello internazionale. Per questo motivo vogliamo inserire il capoluogo dell’Emilia-Romagna nel sistema Moda Italia, diventando vetrina, oltre che sede di produzione e commercio, del Pronto Moda, come Firenze e Roma lo sono state per l’Alta Moda e Milano per le collezioni delle grandi griffe”.

Centergross ha una media di 10.000 accessi al giorno (dati 2019 pre-pandemia) di cui 35% italiani e 65% provenienti da Asia, Europa, Stati Uniti, Medio Oriente. La Russia e più in generale l’Est Europa insieme a Germania, Austria, Francia e Spagna rappresentano i principali paesi di riferimento con un 35% di compratori. La Cina rappresenta il 20% circa dell’incoming straniero. Il restante 10% di compratori esteri proviene dal resto del mondo. Il complesso dispone anche di un albergo al suo interno, di un ristorante di qualità e comodi collegamenti logistici.

Economia e Finanza

Banca d’Italia, quelle strane coincidenze e quelle assurde “distrazioni”. Quanto sono tutelati gli investitori?

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Le cronache sulle inchieste delle banche intasano i quotidiani, anche quelle che possono sembrare a orologeria contro alcuni ex premier e leader politici di spicco

Continua il nostro viaggio per conoscere da vicino Banca D’Italia, un istituto che di fatto ha l’onere e l’onore di tutelare i risparmiatori. È sempre così? O qualcosa ogni tanto sfugge? Intanto partiamo dal fatto che la Banca D’Italia è quell’istituto che nelle intenzioni dei padri costituenti dovrebbe ergersi a paladino dei deboli e colpire tutti i comportamenti posti in essere dai vertici delle Banche in violazione dei principi di sana e prudente gestione, senza indugio e prima che i risparmi degli investitori si volatilizzino.

Questa policy sembra essersi fiaccata negli ultimi vent’anni e ne sono storia più o meno recente i fallimenti delle più o meno grandi Banche, da ultimo la popolare di Bari, con il solito rimpallo di responsabilità dalla Banca D’Italia alla Procura, dalla Politica alla Banca D’Italia fino ad arrivare a colpire gli unici indifesi: coloro che hanno pagato e continueranno a pagare errori di altri: i soci e gli investitori.

Intanto le cronache sulle inchieste delle banche intasano i quotidiani, anche quelle che possono sembrare a orologeria contro alcuni ex premier e leader politici di spicco, proseguono le vicende delle varie popolari.

Ultime in ordine temporale le vicende giudiziarie legate al crac di Banca Etruria con tutte quelle consulenze d’oro e incarichi dati anche più volte a consulenti e forse amici di che appaiono palesemente imprudenti e non certo frutto di una gestione dei soldi dei risparmiatori degna del buon padre di famiglia. Le consulenze finite nel mirino dei pm vennero affidate da via Calamandrei, sede della popolare, per valutare, analizzare e avviare il processo di fusione con un istituto che poi non si concretizzò.

La fusione con la Banca Popolare di Vicenza, sollecitata dalle autorità bancarie, rimase un’ipotesi. Ma per valutare quella strada sarebbero stati impiegati circa 4 milioni e mezzo nel 2014: consulenze affidate a grandi società come Mediobanca o studi legali. Incarichi, ritenuti inutili e ripetitivi. Anche ai meno avvezzi sembra davvero una condotta imprudente. A chi spettava vigilare?

Soltanto l’anno scorso il collega giornalista Emanuele Bellano ha fatto il punto su una delle molteplici inchieste di Report, tratteggiando vicende vergognose che le banche hanno messo in atto contro i risparmiatori.

Con la crisi finanziaria le banche si sono trovate di fronte a riduzioni dei profitti, perdite e problemi di solidità. I loro consigli di amministrazione hanno dato il via libera a operazioni spregiudicate che hanno fatto perdere decine di migliaia di euro a milioni di risparmiatori.
Nel 2016 Report ha scoperto che Mps, Banca Intesa, Unicredit e Banco BPM vendevano ai loro clienti diamanti per un valore complessivo di circa 1,5 miliardi di euro. I vertici di DPI, una delle due società che vendevano diamanti tramite i circuiti bancari, sono stati arrestati dalla procura di Milano e indagati per autoriciclaggio di varie decine di milioni. E nel 2019, tornando sulla vicenda, Report aveva ricostruito il coinvolgimento dei vertici di alcuni istituti bancari.

Banca d’Italia, nel suo ruolo di vigilanza e di sanzionamento, ha avviato un’ispezione su banca Mps. Che fine ha fatto l’ispezione, a quale conclusione è arrivata? Una testimonianza esclusiva, interna al team ispettivo, rivela a Report il coinvolgimento dei massimi livelli di Mps nel sistema di distribuzione e vendita dei diamanti. Dalla fonte e grazie ai documenti recuperati, Report ha ricostruito le lacune dell’intero sistema di controllo delle banche.
L’attività di vendita dei diamanti, che si è rivelata una truffa, è andata avanti con la complicità di parti importanti del circuito bancario per oltre 3 anni, si è fermata esclusivamente in seguito all’inchiesta di Report, e per l’azione giudiziaria della procura di Milano. L’indagine della Procura di Milano che si è innestata in seguito alla trasmissione del servizio ha portato al recupero di 900 milioni di euro su circa 1,3 miliardi di euro di diamanti venduti. Denaro che, anche grazie alla denuncia di “Report”, è stato restituito agli investitori.

In parallelo, in seguito alla trasmissione del servizio, si è avviata anche un’indagine dell’autorità Antitrust AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) che ha sanzionato le banche coinvolte e le due società IDB e DPI. La sentenza della AGCM, che ha erogato le sanzioni amministrative citate dal Governatore e di cui Report ha dato correttamente conto più volte negli anni, ha citato nelle sue motivazioni per oltre 80 volte la trasmissione “Report” e il suo servizio andato in onda nel 2016, a riprova di quanto sia stato importante il ruolo della trasmissione che ha svolto in modo esemplare la sua funzione di servizio pubblico.

A cinque anni da questa denuncia “Report” ha ritenuto opportuno tornare sulla vicenda essendo entrata in possesso di testimonianze e documenti relativi all’attività di vigilanza e controllo svolti da Banca d’Italia sulla questione diamanti e relativi a Banca Monte Paschi di Siena.

L’inchiesta di Report “The Whistleblower” mandata in onda il 13 dicembre 2021 si è pertanto basata sulla testimonianza di un funzionario di Banca d’Italia, Carlo Bertini, local coordinator del JST (Joint Surveillance Team – team congiunto Banca d’ItaliaBCE, composto da funzionari di Banca d’Italia e funzionari della Banca Centrale Europea) che aveva il compito di vigilare sull’attività di vendita dei diamanti avvenuta da parte della società DPI attraverso la rete di vendita di Banca Monte dei Paschi di Siena.

Alla fine sembra proprio che a pagare per tutta la vicenda di Bankitalia sia stato soltanto Bertini cui è stato notificato il provvedimento adottato dal Consiglio Superiore dell’istituto centrale governato da Ignazio Visco: sospensione dal servizio e dalla retribuzione, per una durata di dodici mesi.

Dunque, che dire? La Banca D’Italia negli ultimi venti anni sembra non aver svolto a pieno la sua mission. Non aiuta il fatto che i poteri politici, di fatto, ne nominano i vertici. Allora ci si chiede: chi decide il buono e brutto tempo?

Non c’è dubbio che il commercio del denaro, attività riservata alle sole Banche, costituisca una fortissima attrazione per coloro che grazie ai nostri voti dovrebbero tutelarci dalle loro stesse spesso corrotte tentazioni, almeno a leggere le cronache quotidiane.

Ogni volta che qualche voce, in un rigurgito di onestà, tenta di ergersi a paladina degli indifesi, viene tacitata, noi stessi de L’Osservatore d’Italia abbiamo subito non poche pressioni.
Ne costituisce chiaro esempio l’oblio nel quale è stata relegata la commissione Banche tanto sbandierata dai nuovi “politicanti” partiti con buone intenzioni e poi piegatesi quasi subito al sistema. Politicanti che con una doppia elle forse apparirebbero in tutta la loro sgargiante indole: “polliticanti”!

Un esempio lampante di strane e incomprensibili affermazioni dell’allora capo della Vigilanza DI Banca d’Italia il Signor Luigi Mariani, contraddittorie e anche un po’ beffarde se non fosse per il fatto che dalle sue azioni ne sono conseguite e ne continuano a seguire enormi perdite per gli ingenui investitori.

Lo stesso Mariani, i primi mesi del 2021 è stato “spostato” alla direzione della sede di Roma con il Sig. Giuffrida, il cui profilo è stato meglio esplicitato dal Fatto Quotidiano nel 2016 (“Giuffrida, laureato in scienze politiche, è un dirigente con una lunga storia e con molteplici interessi. Interessi che in qualche occasione hanno sollevato interrogativi sui conflitti d’interesse reali e potenziali che si potevano determinare per via della sua attività imprenditoriale nel paese di origine, Montevago in provincia di Agrigento. Giuffrida è soprattutto noto per il fatto che all’epoca del processo Dell’Utri venne incaricato dalla procura di studiare l’origine dei flussi di denaro che dettero origine al gruppo Fininvest. Il dirigente, allora a capo della sede di Palermo della Banca d’Italia, concluse il suo lavoro affermando di non poter “risalire in termini di assoluta certezza e chiarezza all’origine, qualunque essa fosse, lecita o illecita, dei flussi di denaro investiti nella creazione delle holding Fininvest” e – chiamato in causa da Fininvest – nel 2007 ha accettato di transare con la società riconoscendo “i limiti delle conclusioni rassegnate nel proprio elaborato e delle dichiarazioni rese al dibattimento”).

Vogliamo credere che l’attuale Capo di Governo, decisamente esperto del mondo bancario, sicuramente avulso dalle logiche avanti descritte voglia mettere seriamente mano al malaffare di cui si alimenta un certo mondo bancario e dare serenità, sicurezza agli investitori, oggi in balia di interessi a loro estranei.

Ma quali sarebbero le dichiarazioni incomprensibili di Mariani? Ebbene egli disse che le segnalazioni ricevute in merito alle posizioni di Salvatore Ladaga e Italo Ciarla non avrebbero violato il principio di sana e prudente gestione, ritenendo valide e sufficienti le giustificazioni del collegio sindacale della Banca Popolare del Lazio, (quello presieduto dal Dott. Romagnoli presidente all’epoca dei fatti anche del collegio sindacale della Natalizia Petroli il cui titolare, Natalizia Giancarlo sedeva al suo fianco in Consiglio di Amministrazione della BPLazio).
Romagnoli riferiva che “dette operazioni sarebbero state antecedenti ai finanziamenti”. Noi che abbiamo svolto l’inchiesta giornalistica, vogliamo sperare che l’affermazione del Collegio Sindacale della BPLazio, fatta propria dal Mariani, sia frutto di sola distrazione, circostanza che pur giustificando l’esito della attività della vigilanza, di certo non fa dormire sonni tranquilli ai poveri investitori.

In realtà dalla nostra inchiesta giornalistica, eseguita con strumenti di gran lunga limitati rispetto a quelli in possesso del sig. Mariani, risultava palese che il Notaio Capecelatro poneva in essere una serie di attività tese a favorire il Ladaga ed il Ciarla e far sottrarre i propri beni dall’aggressione della BPLazio dallo stesso Capecelatro amministrata ed oggi ancora presieduta.
Il Notaio faceva alienare dal Ladaga alla separata moglie tutti i propri beni immobili così sottraendoli al credito vantato dalla Banca; per Mariani sarebbe stato sufficiente andare a leggere l’atto di citazione formulato dalla BPLazio con richiesta di revocatoria del trasferimento dei beni dal Ladaga alla ex moglie ed in seguito la sentenza del Tribunale di Velletri. Quanto all’ex Vicepresidente Italo Ciarla, oggi remunerato Presidente onorario, attore in giudizi per anatocismo ed usura promossi avverso altri istituti di credito, dopo essere finanziariamente caduto in disgrazia, quest’ultimo per salvare la posizione immobiliare dei consuoceri coniugi De Marzi/Masi e con l’ausilio del Notaio Capecelatro, e dopo e non certo prima il finanziamento eseguito ai De Marzi/Masi, per sottrarre beni immobili di questi ultimi alla garanzia del credito della Banca nei loro confronti, in data 6 marzo 2012 fece alienare una loro proprietà al figlio del Vice Presidente Ciarla, nonché genero dei coniugi De Marzi/Masi.
Il ricavato della vendita venne trattenuto dai debitori e non certo versato alla BPLazio per estinguere almeno parzialmente il loro debito ed ovviamente la BPLazio non propose azione revocatoria come nel caso eclatante del Ladaga, per non colpire il figlio di un “illustre” consigliere, anzi clamorosamente lo finanziò con un mutuo necessario al Ciarla Guido per acquistare immaginiamo “fittiziamente” l’immobile di proprietà dei suoceri.

Forse l’allora capo della Vigilanza di Banca d’Italia, il Signor Luigi Mariani, dovrebbe fare un mea culpa, queste operazioni sono state eseguite dopo e non prima dei finanziamenti fatti al Ladaga ed ai coniugi De Marzi/Masi. Forse il Sig. Mariani, o chi per lui, oggi dovrebbe seguire le vicende da noi segnalate e allo scopo vogliamo segnalare, con la speranza che chi di dovere sappia apprezzare e valorizzare, che proprio per la posizione debitoria dei consuoceri dell’attuale e remunerato Presidente Onorario, Rag. Italo Ciarla, ai quali la BPLazio ha già fatto un riconosciuto regalo nel fargli alienare l’unico bene libero da ipoteche, a favore del Sig. Guido Ciarla, ben consapevole all’epoca dei fatti dei debiti intrattenuti dai suoceri con la BPLazio, e sbeffeggiando l’intelligenza di ciascuno di noi per aver seguito la vendita con provvista messa a disposizione dalla stessa BPLazio, ha creduto opportuno fare un ulteriore regalo.Del resto, come dicevamo in un nostro articolo, la giostra gira e si alimenta di queste attività, nessuno la ferma poiché tutti sembrano trarne giovamento e poco importa se qualcuno esagera, nel vorticoso giro di denaro tutto si confonde.Ma non ci distraiamo, non vorremo che il “Sig. Mariano” dovesse assopirsi confondendosi con i sonnacchiosi consigli di amministrazione del duo Capecelatro/Natalizia di cui narrano i ben informati. Ebbene l’unico immobile rimasto di proprietà dei consuoceri del remunerato Presidente onorario Rag. Italo Ciarla veniva posto all’asta e finalmente aggiudicato in data 9 gennaio 2020 per l’importo di € 110.500,00 che a fronte del credito vantato dalla BPLazio (circa €400.000,00) appare ben poca cosa; detratte le spese alla BPLazio venivano attribuite poco più di €86.000,00 con una perdita di oltre €310.000,00, somme di cui hanno goduto la famiglia del consuocero dell’attuale Presidente Onorario e che è stata ripianata sottraendo utili ai soci e valore alla stessa BLazio. Una delle tante operazioni sulle quali il Sig. Mariani non ha creduto fosse necessario indagare e che ci lascia a dir poco basiti.

Ovviamente le sorprese non potevano finire qui.

Bene, in ogni caso, possono affermare i più convinti sostenitori della bontà dell’operazione “Ciarla” posta in essere dai vertici, anche quelli attuali, della BPLazio, un immobile dei debitori (De Marzi/Masi) è stato venduto e la BPLazio ha recuperato almeno €86.000,00. Ottimo vero? Sì, se non fosse per un piccolo particolare. Chi ha acquistato l’immobile all’asta?
L’aggiudicazione all’asta del 9 gennaio 2020 è stata fatta a favore dell’unico offerente, senza il quale il prezzo si sarebbe ulteriormente ridotto: la Banca Popolare del Lazio.
In pratica, ed immaginiamo per non dover buttare fuori di casa i consuoceri dell’attuale Presidente Onorario, la BPLazio con la sua partecipata Real Estate Banca Popolare del Lazio ha acquistato l’immobile espropriato ai debitori De Marzi/Masi, diventandone proprietaria, evitando che la perdita di bilancio aumentasse in conseguenza di ulteriori riduzioni del prezzo d’asta; la BPLazio ha preso i denari dalla tasca destra e li ha messi nella tasca sinistra, rimanendo proprietaria di un immobile che con qualche ulteriore e fantasiosa alchimia, ma sicuramente non sarà così, verrà venduta al miglior offerente, purchè parente ed amico degli esecutati ovvero del loro consuocero, con un mutuo erogato sempre dalla BPLazio e magari con la possibilità di lasciare i vecchi proprietari esecutati nel possesso dell’immobile
Come è possibile che il signor Mariani, seduto a fianco al Sig. Troiani, suo fidato ispettore, non si avvedeva nella sua ispezione della incredibile vicenda Protercave e che una volta denunciata nei dettagli anche da noi, si limitava a giustificare le operazioni non certo di sana e prudente gestione con l’affermazione che essendo la posizione stata svalutata dalla Banca non costituiva un pericolo per il bilancio e quindi non meritava alcun approfondimento o segnalazione.

In pratica affermando indirettamente che operazioni poco chiare sono sane e prudenti se poste in essere in Banche solide mentre le medesime operazioni non lo sono se poste in essere in Banche in difficoltà! Abbiamo appreso una nuova nozione di cui noi non eravamo a conoscenza, che crediamo possa in futuro essere utile per tutti gli amministratori di Banche e per i sempre più spaesati investitori.

Se dovete fare operazioni che definire poco chiare è un eufemismo, fatele in Banche sane, non verrete indagati dalla Vigilanza; guai a fare le stesse operazioni in Banche ormai corrose dalle stesse operazioni fatte quando erano sane.

O meglio, se Voi amministratori dovete fare operazioni “Border Line” fatele fare al Capo dell’esecutivo, cioè al Direttore Generale che sembra quasi essere immune rispetto ai controlli ed alle sanzioni di Banca D’Italia e che Voi amministratori potrete “coprire” in consiglio di amministrazione senza correre alcun rischio nei confronti della Vigilanza. Del resto solo così si può spiegare l’affermazione del “Troiano” il quale riferisce che dall’esame della sofferenza “Protercave” non sono risultati collegamenti con amministratori o Sindaci della BpLazio. E chi ha portato avanti l’operazione Protercave? L’allora Direttore Generale Massimo Lucidi che ha fatto perdere alla BPLazio circa 1 milione e mezzo di euro. Nel frattempo, una strana coincidenza, il figlio del Direttore Generale veniva assunto dalla Banca Popolare di Spoleto nel cui consiglio di amministrazione sedeva il titolare dell’azienda beneficiata dal milione e mezzo di euro perso dalla BPLazio. Poco male se in seguito il Direttore Generale non solo non veniva rimosso dal CDA della BPlazio, ma al contrario si vedeva dapprima aumentare il proprio compenso annuo e successivamente cooptare in Cda e ricevere il ruolo di Amministratore Delegato, è chiaro, almeno al Sig. Troiani ed agli ispettori che si sono succeduti che il Consiglio non aveva alcun legame con la posizione Protercave né con colui che l’aveva posta in essere, il Direttore Generale Massimo Lucidi.

Il Sig. Troiani riferisce altresì che almeno altre due posizioni venivano riscontrate in quanto foriere di grosse perdite ma che non ha riscontrato eventuali responsabilità meritevoli di segnalazione all’autorità Giudiziaria, vedremo se le Sue verranno confermate, del resto anche Protercave non era meritevole di segnalazione.

Per oggi ma solo per oggi, poiché gli argomenti verranno ripresi, vi lasciamo con un’ultima strana coincidenza: in sede di indagini, venne trasferito il Comandante della Compagnia di Velletri della Guardia di Finanza Capitano Graziano Rubino. Il suo trasferimento avviene proprio mentre svolgeva le indagini delegate dal P.M. su Banca Popolare del Lazio e prima del termine del proprio mandato. Ma come detto più volte in questo articolo si tratta solo di strane coincidenze come le ha definite in un suo libro lo stesso Giudice Ayala amico di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

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Economia e Finanza

Embargo al petrolio russo: ennesima fumata nera

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“Sfortunatamente non siamo riusciti a raggiungere un accordo sull’embargo al petrolio russo”. A darne notizia nella serata di ieri l’Alto rappresentante per la politica estera Ue Josep Borrell.

L’ennesima fumata nera ormai conclama l’impasse europeo su una questione che, a parole, tutti dicono vada risolta al più presto ma che, nei fatti, si trascina di vertice in vertice. Anche perché secondo le stime della Commissione Europea la crescita economica sta rallentando sensibilmente e le sanzioni diventano un tema sempre più esplosivo. Senz’altro sul gas ma anche, evidentemente, sul petrolio.

La questione è nota: l’opposizione dell’Ungheria. Perché totalmente dipendente dal greggio di Mosca e priva di accesso al mare, circostanza che le impedisce di compensare con le navi le forniture via tubo. Ecco perché la Commissione, in una limatura delle bozze, aveva proposto un regime particolare per Budapest, concedendole un’esenzione all’embargo fino al 2024. Lo stallo, però, non è stato superato né al livello del Coreper, ovvero i rappresentanti permanenti dei 27 presso l’Ue, né al passaggio successivo, quello dei ministri degli Esteri. Ora, con ogni probabilità, si dovrà salire ancora di più, portando il dossier al tavolo dei leader: la prima data disponibile appare quella del consiglio straordinario sull’Energia, previsto per il 30-31 maggio. Budapest non si è fatta intimidire: per compensare le sue perdite l’Ue dovrebbe mettere sul piatto tra “i 15 e i 18 miliardi di euro”. “Se vuole far passare l’embargo – ha chiarito il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó – si deve esentare il greggio via oleodotto”.

La trattativa mina l’immagine di unità europea sino a qui mantenuta. I malumori serpeggiano. Kiev, per bocca del ministro degli Esteri Dmytro Kuleba, presente al consiglio di oggi, si è detta “delusa”. “L’intera Unione Europea è ostaggio purtroppo di un Paese che non ci aiuta a trovare il consenso”, ha dichiarato il collega lituano Gabrielius Landsbergis, tra i più attivi nel perorare la causa dell’embargo. Anche Luigi Di Maio si è detto contrariato per la china ormai imboccata. “L’Italia – ha notato – non pone veti al sesto pacchetto di sanzioni, che va approvato il prima possibile; è evidente che l’Ue deve imboccare un percorso di riforme per superare il principio dell’unanimità, che le vieta di prendere rapidamente alcune decisioni”.

“L’Ungheria – ha ribadito nel mentre Viktor Orbàn – non bloccherà le sanzioni dell’Ue purché non rappresentino un rischio per la nostra sicurezza energetica”. Come accennato in apertura, il tema dell’energia sempre più s’intreccia a quello della crescita e dunque, stringi stringi, alla sostenibilità dei conti Ue. Le previsioni economiche della Commissione per la primavera registrano il persistere di “un’elevata incertezza” dovuta alla guerra in Ucraina e certificano uno scenario da incubo nel caso in cui si dovesse bandire il gas russo: addio al 2,5% di crescita e più 3% del tasso d’inflazione. Date le condizioni attuali, l’impatto – non ultimo a livello sociale – sarebbe difficilmente tollerabile. Non a caso Di Maio ha ribadito la “necessità del tetto ai prezzi del gas”, prima che sia “troppo tardi”. Una misura fortemente voluta dall’Italia (lo stesso Mario Draghi l’ha chiesta più volte) ma non ancora matura a Bruxelles – ragione in più per incardinare il pacchetto al prossimo Consiglio europeo.

L’Ue intanto ha chiarito che le compagnie energetiche europee possono pagare il gas russo senza violare le sanzioni. “L’apertura di un conto bancario presso Gazprombank è possibile, a patto che non sia in rubli”, ha precisato la Commissione, sottolineando che basterà saldare i pagamenti in euro o dollari “in linea con i contratti concordati” e ricevere una dichiarazione di avvenuto saldo. Spetterà poi a Mosca, secondo le indiscrezioni circolate nel weekend, effettuare la conversione. Un’interpretazione sotto la lente dell’Eni, che comunque continua a valutare la possibile apertura di due conti, uno in euro e uno in rubli, per far fronte alle scadenze per i pagamenti previsti nella seconda metà di maggio. “Eni – ha fatto sapere la compagnia – sta tuttora svolgendo le proprie valutazioni e al momento non ha avviato la procedura di apertura dei due conti”.

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Cronaca

Collaborazioni e sviluppo al centro della visita in Italia di ministro finlandese

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Dal 2 al 5 maggio il Ministro finlandese per la Cooperazione allo Sviluppo e il Commercio Estero Ville Skinnari effettua una visita in Italia;

lo scopo della visita è promuovere la cooperazione tra Finlandia e Italia soprattutto nel campo della transizione verde e nel trasporto intelligente oltre che nel settore digitale, come le tecnologie 5G/6G e la sicurezza informatica. 

Il ministro discuterà anche dell’attuazione del pacchetto di ripresa dell’UE in Italia.  

Skinnari visita per la prima volta Roma, dove incontra, tra gli altri, il Ministro italiano per l’Innovazione e la Transizione Digitale Vittorio Colao, il Ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti e quello delle Infrastrutture e della mobilità sostenibile, Enrico Giovannini.Skinnari prevede di trattare anche della situazione della sicurezza alimentare globale con Gilbert Houngbo, presidente del Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo, che opera nell’ambito delle Nazioni Unite.

Sempre nel contesto della visita del Ministro, è in programma una missione commerciale del Team Finland nei poli industriali del Nord Italia a Torino e Milano.  L’agenda prevede incontri con i principali operatori del settore autoveicoli ed eventi su scambi di esperienze con le amministrazioni locali del nord Italia e le organizzazioni settoriali di riferimento.

La delegazione di operatori finlandesi, coordinata dall’ agenzia Business Finland, comprende 13 aziende finlandesi: Aalto University, Akkurate, Basemark, Elisa IndustrIQ, Fortum, JOT Automation, Nanoksi Finland, Solita, Stora Enso, TactoTEK, Ultra Design & Strategy, Vaisala e WithSecure. “L’Italia è nota per la sua esperienza nel settore autoveicoli; le tendenze globali nei trasporti, come le auto autonome, il ruolo crescente dei servizi nei trasporti e l’elettrificazione dell’automobilismo, hanno portato la Finlandia in prima linea nella mobilità intelligente. 

Le aziende finlandesi possono offrire innovazioni di livello mondiale che promuovono lo sviluppo di soluzioni di mobilità intelligenti ed efficienti sotto il profilo delle risorse”, ha commentato il ministro Skinnari.

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