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Borderlands 3, varietà e humor per lo shooter targato Gearbox

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Borderlands 3 arriva su Pc, Xbox One e Ps4 a 7 anni di distanza dal secondo capitolo canonico della saga. Il nuovo titolo sviluppato da Gearbox e prodotto da 2k Games si presenta come il capitolo più grande e folle della saga e, dopo un’attenta analisi e moltissime ore passate nel mondo di gioco, possiamo affermare che ci si trova davanti a un vero e proprio capolavoro. Ma andiamo a capire il perché di questa nostr affermazione. Il titolo è ambientato alcuni anni dopo gli eventi di Borderlands 2, con la scoperta di numerose altre Cripte oltre quella di Pandora. La scomparsa di Jack il Bello ha portato inoltre all’ascesa dei Gemelli Calypso, un duo di psicopatici che sono riusciti in breve tempo a riunire tutti i clan di banditi di Pandora in un unico culto chiamato “Figli della Cripta”, che venera i due gemelli come divinità e che ha come unico scopo il ritrovamento della Grande Cripta. Ad opporsi a questa nuova follia c’è la Sirena Lilith, una vecchia conoscenza della serie che adesso è a capo dei Crimson Rider, l’unico gruppo che si ribella ai Calypso e che tenta di fermare i loro folli piani. Tra i Crimson Rider ci sono anche altri volti noti come la sexy barista Mad Moxxi, lo storico mercante Marcus e l’immancabile robot monoruota CL4P-TP, meglio conosciuto come Claptrap. Nonostante ciò però i Crimson Raider non riescono a gestire la continua espansione dell’esercito dei Calypso, questo almeno fino all’arrivo di quattro nuovi Cacciatori della Cripta: Amara, FL4K, Zane e Moze. Come di consueto anche in Borderlands 3 il primo compito del giocatore è proprio quello di scegliere quale di questi impersonare, ognuno che come da tradizione rappresenta una diversa “classe” e stile di gioco, completamente diverso l’uno dall’altro. Amara è una Sirena in grado di evocare delle braccia di energia con cui picchiare, difendersi o immobilizzare i nemici, FL4K invece è un robot in grado di stringere legami con gli animali e sfruttarli in combattimento attaccando o distraendo gli avversari. Zane è un maestro dell’inganno ed è in grado di creare ologrammi di sé stesso per confondere i nemici utilizzando inoltre diversi gadget in battaglia, mentre la piccola Moze può evocare un mech da combattimento dotato di un armamento letale e di una corazza in grado di assorbire un gran numero di colpi. Ovviamente, proprio come avveniva già in passato, anche in Borderlands 3 si punta tantissimo sulla componente ruolistica, quindi ogni personaggio salendo di livello può essere personalizzato attraverso tre diversi skill-tree con abilità attive e passive. Ogni abilità può essere potenziata singolarmente per migliorarne gli effetti, inoltre si possono anche mescolare bonus di diversi skill-tree per creare delle build “ibride” che aprono potenzialmente a decine di combinazioni per soddisfare ogni esigenza. Inoltre in qualsiasi momento si possono riassegnare i punti per sperimentare combinazioni differenti.

A livello di gameplay Borderlands 3 riprende la tradizionale formula di gioco tanto apprezzata dai fan, in cui l’azione adrenalinica dei first-person shooter sposa la profondità dei giochi di ruolo in un mix a dir poco perfetto. In questo terzo capitolo della serie il combat system in generale e gli scontri a fuoco sono stati vistosamente svecchiati grazie a un sistema di movimento più dinamico. I giocatori possono ora effettuare scivolate durante le sparatorie, arrampicarsi per raggiungere eventuali alture e infine schiantarsi al suolo, con uno scenografico attacco in picchiata. Tutto contribuisce allo sviluppo di un’azione più trascinante rispetto al passato, destinata a decollare con le stravaganti bocche da fuoco e le abilità dei cacciatori della Cripta. Che sia l’erculea Sirena Amara, l’impertinente Zane, l’enigmatico FL4K o la letale Moze, la scelta non cambierà il risultato finale, regalando sempre del puro e coinvolgente caos dal primo all’ultimo minuto della campagna. Per quanto riguarda le armi, in Borderlands 3 si possono raccogliere un numero davvero impressinante di fucili d’assalto, SMG, shotgun e lanciarazzi che sembrano concepiti da una mente folle, con significativi passi in avanti in termini di fantasia e di mera potenza di fuoco; come se ciò non bastasse, molte armi offriranno una modalità di fuoco secondaria, che permetterà di agganciare un nemico con i proiettili traccianti, passare dallo sparo automatico alla raffica o lanciare scariche di micro-razzi dalla canna di quella che sembra solo un’”inoffensiva” pistola. Insomma, se non si fosse ancora capito il titolo offre centinaia di scontri in cui il caos sarà all’ordine del giorno, talvolta con effetti disorientanti sull’azione trasposta su schermo, ma Borderlands 3 offre molto di più di qualche boss fight impegnativa o dell’ennesima carneficina di nemici. Affiancando la storyline principale, le quest secondarie raccontano le curiose vicende di alcuni personaggi fuori dal coro che, paradossalmente, si riveleranno essere le figure più caratteristiche di Pandora e dintorni. Puntando sulla varietà delle folli situazioni esposte, e su una scrittura, in questo caso, sorprendentemente ispirata, gran parte delle missioni secondarie regalano esperienze stimolanti e momenti di pura ilarità, che vanno ben oltre la semplice consegna del solito pacchetto o della taglia da riscattare. Inoltre va sottolineato il lavoro certosino svolto dal team di sviluppo in quanto il titolo è stracolmo di squisiti riferimenti alla cultura pop anni 80 e infarcito di continui rimandi agli altri episodi del franchise, The Pre-Sequel compreso. Inoltre è bene sottolineare che le side-quest offrono ai Cacciatori più valorosi laute ricompense oltre che essere un pretesto per esplorare a fondo la rumorosa galassia di Borderlands 3.

Nell’ultima opera di Gearbox la varietà è l’aspetto portante, infatti, il titolo offre il maggior numero di scenari esplorabili dai fan della serie, che potranno finalmente abbandonare il pianeta Pandora per intraprendere un viaggio interplanetario alla ricerca delle Cripte. Questa è l’occasione per rifarsi gli occhi sui colossali grattacieli ultrafuturistici di Promethea, per meditare nei templi di Athenas o per esplorare le paludi selvagge di Eden-6. Per intraprendere i viaggi spaziali basterà impostare la rotta dalla sala di comando della Sanctuary-III, nave dei Crimson Raider e hub centrale della campagna, e preparsi all’atterraggio. Il mondo di gioco è nuovamente suddiviso in macro-aree, collegate tra loro attraverso varchi e stazioni adibite al viaggio rapido: insomma, un ritorno al passato che sà di occasione sprecata nei confronti di un potenziale open world, ma che, se non altro, può ora offrire dei caricamenti sensibilmente ridotti. Da apprezzare, inoltre, l’inedita verticalità dell’ambientazione, che spesso invita i giocatori a puntare gli occhi verso l’alto e a sfruttare la nuova scalata. In Borderlands 3 una volta atterrati sul pianeta destinazione, ci si potrà dirigee alla prima stazione Catch-A-Ride e utilizzare uno dei veicoli disponibili. Tra questi si trovano le solite camionette corazzate e i runner in stile Mad Max, affiancati dai nuovi futuristici Cyclone che permettono di sfrecciare a tutta velocità verso l’ignoto all’interno di una ruota gigante. L’esplorazione dello scenario è incentivata dalla presenza di oggetti collezionabili disseminati in ogni area: tra questi sono presenti i diari di Typhon DeLeon, il primo Cacciatore della Cripta, o dei nuovi componenti per i bolidi di Ellie. Tra i contenuti da scovare ci sono anche alcune sfide esclusive, come le taglie di Zer0 in cui sarà necessario uccidere i ricercati o le cacce leggendarie di Sir Hammerlock, con creature esotiche da studiare e da far fuori, ovviamente.

Complessivamente l’avventura di Gearbox ha una durata che spazia tra le 40 e le 60 ore, a seconda di come si gioca, ma il bello di Borderlands 3 è che offre un alto tasso di rigiocabilità. Dopo aver portato a termine la campagna infatti sarà possibile intraprendere diverse modalità di gioco con cui proseguire nell’avventura o, in alternativa, ricominciare da capo ma con una marcia in più. La prima novità endgame si chiama Modalità Caos. Suddivisa in tre diversi livelli di sfida, essa dà una maggiore probabilità di ottenere i pezzi di loot più rari e di ricevere percentuali bonus sull’esperienza, il denaro e l’Eridium guadagnati. Il prezzo da pagare coincide con un considerevole aumento dell’energia e della corazza dei nemici, così come diverse mod che potenzieranno ulteriormente gli avversari con resistenze ai proiettili, ai danni elementali e chi più ne ha più ne metta. Puro e semplice caos, nulla da aggiungere. Segue la Modalità Vero Cacciatore della Cripta, anch’essa contenente ricompense più ghiotte e criminali più ardui da affrontare, ma che in questo caso non offre nulla di nuovo se non il rivivere la storia di Borderlands 3, conservando tutti i progressi raggiunti fino a quel momento e mettendo contro livelli molto più duri da abbattere. E’ bene sottolineare che il sistema di progressione del gioco non è legato al singolo personaggio, bensì all’intero account, permettendo quindi di guadagnare nuovi gradi utilizzando anche altri Cacciatori. Un’aggiunta molto interessante, soprattutto agli occhi di chi macina numeri per scovare le migliori combinazioni per la propria build. Forti dei bonus e dell’equipaggiamento ottenuto sul campo, i giocatori in cerca di una vera sfida potranno mettersi alla prova in Circle of Slaughter, la modalità “orda” ideata dall’inimitabile Torgue, o nei Terreni di Prova. Mentre la prima si presenta come un piacevole passatempo da sperimentare da soli o in co-op, le arene di Terreni di Prova richiederanno grande concentrazione e, possibilmente, l’aiuto di un amico (ricordiamo che in Borderlands 3 si può giocare fino a 4 giocatori contemporaneamente in qualsiasi modalità di gioco), nel disperato tentativo di superare le numerose ondate e lo scontro finale con il temibile boss.

Sul versante grafico/tecnico Borderlands 3 sfoggia il suo caratteristico stile “disegnato” che ha reso famosa la serie, e il passaggio alle nuove console (se si esclude la remastered Handsome Collection) si nota grazie ad una pulizia generale dell’immagine e un maggior numero di dettagli a schermo, sia per quanto riguarda i nemici che per le stesse armi, che possono anche essere decorate con diversi accessori. Peccato, però, che il comparto visivo di Borderlands 3 cada in qualche imperfezione tecnica. I primi problemi che affliggono le versioni PS4 e Xbox One si palesano nel framerate. Su PS4 Pro e Xbox One X, Gearbox Software propone due diverse modalità grafiche, Prestazioni e Risoluzione, che prediligono rispettivamente la fluidità visiva (60 fps) e il livello di dettaglio (4K). A conti fatti, la prima opzione si è dimostrata la scelta preferibile per godere pienamente del titolo, là dove Risoluzione compromette in maniera evidente l’azione di gioco; eppure, neanche i 60 fotogrammi al secondo si dimostrano solidissimi, perdendo diversi frame nelle situazioni più concitate dell’avventura. È possibile arginare tali problemi disattivando le notifiche Social, ma solo in piccola parte. Passando sopra l’instabilità del framerate (fortunatamente rara), gli occasionali pop-in delle texture e i bug si viene ricompensati con un clamoroso colpo d’occhio, offerto dagli sconfinati scenari che si esploreranno e dai più dettagliati modelli poligonali. Netto miglioramento anche per le curatissime animazioni, che segnano un notevole distacco dalle precedenti avventure della serie. Un elemento che ci ha davvero colpiti di Borderlands 3, tuttavia, è legato al sonoro. Non stiamo parlando della soundtrack, che in ogni caso è davvero molto bella da ascoltare, ma ci riferiamo al doppiaggio in italiano: ogni singolo personaggio prende vita attraverso interpretazioni a dir poco sensazionali, con una scelta delle voci sempre azzeccata. Un grande plauso al registro umoristico scelto che fa letteralmente scompisciare dalle risate in quanto non è mai esagerato ma si sposa perfettamente con le situazioni presenti sullo schermo. Tirando le somme, se si passa sopra i leggeri problemi di framerate, Borderlands 3 rappresenta pienamente tutto ciò che un vero appassionato della saga desidera, ma è anche un ottimo titolo per chi si avvicina per la prima volta al brand. La comicità travolgente e il gameplay semplice ma in grado di creare dipendenza fanno trascorrere le ore in maniera piacevole e spensierata, e non si vedrà l’ora di scoprire quali folli missioni aspettano ad ogni nuova area e pianeta. Insomma, l’ultima fatica di Gearbox è un titolo di un certo spessore, che non giocare sarebbe davvero un peccato e che continuare dopo l’endgame sarebbe un vero spreco. Un arsenale spaventoso, mezzi assurdi, follia allo stato puro, humor intelligente, riferimenti alla cultura pop e tantissime cose da fare fanno di Borderlands 3 una vera perla nell’olimpo del gaming.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 9

Sonoro: 9

Gameplay: 9,5

Longevità: 8,5

VOTO FINALE: 9

Francesco Pellegrino Lise

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Civilization VI, la storia dell’umanità arriva su console

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Civilization VI è finalmente disponibile su console. La pazienza dei fan è stata ripagata e il risultato è fortunatamente un buon risultato. A tre anni dal lancio su PC, il gestionale/simulativo di Firaxis che permette di plasmare il destino dell’umanità, creando la propria civiltà a suon di guerre, gestione economica e progressi scientifici, potrà essere giocato anche su Xbox One e Ps4. La serie, nata la bellezza di ventotto anni fa dal genio di Sid Meier e dal connubio con MicroProse, non ha praticamente mai abbandonato i giocatori nel corso degli anni pur facendo i conti, man mano che il tempo passava, con qualche inciampo lungo il cammino, afflitto da una sostanziale immobilità evolutiva e da alcuni spin off non proprio memorabili. Ciò nonostante, ogni capitolo del franchise è sempre entrato di diritto nelle collezioni degli appassionati del genere, indipendentemente dalla piattaforma o dal risultato. L’arrivo di Civilization VI sulle piattaforme di gioco dell’attuale generazione segna quindi una graditissima sorpresa per tutti gli “strateghi” che da tanto attendevano questo momento. Proprio come nelle vecchie edizioni, anche in quest’ultimo capitolo della serie i giocatori prenderanno il comando di una civiltà a scelta e potranno deciderne il destino grazie alle scelte fatte, scelte che saranno figlie degli obiettivi che ci si porrà o che il gioco imporrà di raggiungere per proseguire nella storia del popolo selezionato. Sta a chi gioca decidere che tipo di capo supremo essere; si potrà decidere di affidare sempre e comunque la parola alle armi, oppure affrontare i propri avversari sul piano della politica e della diplomazia, del commercio o ancora sulla base di un determinato orientamento religioso. Per riuscire in tutto questo ci si deve muovere su una mappa di gioco basata sulle famose caselle esagonali, costruendo nuovi edifici e pianificando le azioni grazie anche ad una delle novità di questo capitolo: i “distretti specializzati”, che cambiano radicalmente l’approccio allo sviluppo delle nostre città.

Questi nuovi distretti di Civilization VI, sono delle vere e proprie entità “fisiche” che occupano una casella della mappa entro il “raggio amministrativo” delle città. Se ne possono trovare una dozzina, ciascuno con la propria funzione: si parte da quelli delegati allo sviluppo industriale, culturale e militare a cui si aggiungono quelli logistici, come il porto, l’aeroporto e lo spazioporto. I distretti rappresentano la condizione necessaria affinché l’insediamento possa generare le diverse risorse locali (come cibo e produzione o manodopera) e “nazionali” (cultura, fede e oro). La presenza dei distretti e la distribuzione degli edifici diventa complementare all’altra novità presente per la crescita delle città: l’aumento degli abitanti è legato non solo alla presenza di surplus nella produzione di cibo, ma anche alla presenza di sufficienti “spazi abitativi” e “attrattive”. Queste ultime contribuiscono anche a determinare il punteggio di Felicità, che torna ad essere diviso per le singole città e non più un parametro collettivo del proprio impero. In Civilization VI, una fra le più importanti novità è rappresentato dal così detto sistema civico, ossia l’insieme delle politiche che definiscono il comportamento di una data civiltà. E’ stata accantonata quindi la vecchia meccanica delle Politiche Sociali a favore di un sistema basato sullo sblocco delle “tecnologie civiche” in un albero dedicato, che include unità e strutture particolari, nuove forme di Governo e “carte Politica” che possono essere associate. Quest’ultime, divise nei tre periodi storici che hanno influenzato lo sviluppo civile dell’umanità, vantano ognuna un bonus particolare e un numero di slot per “carte Politica”, a sua volta distribuito fra le quattro categorie Militare, Diplomatica, Economica e Jolly, quest’ultima capace di accogliere qualsiasi tipo di carta. Ovviamente i Governi totalitari come Monarchia e Fascismo includono una maggior parte di slot Militari, mentre la Democrazia si basa maggiormente su sviluppo economico e diplomazia.  Anche i Grandi Personaggi storici hanno subito una modifica sostanziale, sia per quanto concerne il modo in cui ottenerli, sia in merito alla loro implementazione. Ogni Grande Personaggio è dotato di abilità particolari, come bonus passivi solo per determinati tipi di unità, abilità speciali impiegabili una sola volta durante il gioco ed, infine, “Ispirazioni” per determinate ricerche tecnologiche. Rispetto alla precedente edizione, la ricerca scientifica è forse l’aspetto che ha subito meno modifiche. La presenza del consueto albero ramificato rappresenta un elemento di continuità, e l’unica aggiunta è rappresentata dalla meccanica dell’Ispirazione che consente di garantire una velocità extra per portare a determinate ricerche. E’ stata, invece, modificata la gestione delle singole Unità: è tornata infatti la possibilità di impilare le unità combattenti, sia terrestri che marittime, ma solo per elementi dello stesso tipo ed in numero massimo di tre con una potenza bellica che non corrisponde alla sommatoria dei singoli punteggi. Inoltre, alle armate è possibile unire le unità di supporto e quelle “civili”, che includono lavoratori, coloni, predicatori vari e i Grandi Personaggi. Per quanto riguarda la Diplomazia: Civilization VI propone un sistema d’interazione che fa fare un salto nel passato. E’ stata scartata l’opzione di vittoria diplomatica, e tutto il meccanismo diplomatico si basa sul rapporto tra i Leader che, se controllati dall’IA, seguono un percorso preimpostato su comportamenti che vanno ad influenzare lo stile delle loro Civiltà.

Insieme a quanto detto, esiste un secondo programma casuale e nascosto che va scoperto dal giocatore gestendo e migliorando i rapporti con i Leader, attraverso i metodi ben conosciuti (invio di delegati e mercanti, scambi commerciali, trattati di apertura dei confini e collaborazioni commerciali e, ovviamente, inviando spie). Civilization VI, nonostante possa apparire come un episodio intuitivo sotto il profilo della razionalizzazione dell’esperienza ludica, rimane pur sempre un gioco di strategia complesso e raffinato, quindi in quanto tale, estremamente lento, complesso e di non semplice assimilazione. Ci vuole tempo e costanza per metabolizzare e imparare a gestire la mole di informazioni a cui è necessario prestare attenzione, dalle peculiarità di ogni civiltà, passando per eventi ambientali che rischiano di sconquassare i propri possedimenti, sino alle nobili arti della diplomazia e del buon governo. Una volta superato lo scoglio iniziale, giocare a Civilization VI diviene parecchio assuefacente e l’esperienza di gioco è in grado di regalare un’esperienza di gioco single player praticamente infinita. Sempre parlando di longevità, se ci si vuole cimentare anche nel multiplayer, il titolo è in grado di occupare veramente moltissimo tempo. Ci teniamo a ricordare che la versione console di Civilization VI giunge arricchita delle due espansioni “Gathering Storm”, la quale include il Congresso Mondiale e i disastri ambientali e “Rise and Fall”. Quest’ultima introduce Età, lealtà, i governatori e le cosiddette Emergenze. In tutto sono sedici le nuove civiltà e diciotto i leader contenuti nelle due espansioni uscite sino a questo momento. Un bel po’ di contenuti a cui i giocatori possono aggiungere, tramite l’acquisto, anche il “Khmer and Indonesia Scenario Pack” e il “Nubia Scenario Pack”. Insomma, di sicuro la varietà non manca. Bellissimo l’accompagnamento musicale di Civilization VI, con una colonna sonora “dinamica” e perfettamente allineata con l’andamento di gioco. I temi delle 19 civiltà giocabili sono divisi in quattro melodie di crescente complessità, che contraddistinguono il progresso del popolo da un’era all’altra. Le poche note dei tempi antichi, suonate con strumenti rudimentali, evolvono con il passare delle epoche in canzoni moderne, fino a diventare vere e proprie opere orchestrali e la presenza della maestosa “Sogno di Volare”, fa da degno sfondo ad un’opera videoludica già di per sé estremamente ambiziosa. Graficamente Civilization VI resta la stessa splendida creatura che tre anni fa ha debuttato su PC, grazie sicuramente a un motore grafico ben realizzato. Nessun rallentamento riscontrato nella versione per Xbox da noi provata e ogni caricamento, al netto della porzione di mappa esplorata su schermo, e quindi di tutte le unità visibili in movimento, non ha rallentato nemmeno per un secondo. Tirando le somme, se si è alla ricerca di un videogioco strategico/gestionale dalle potenzialità enormi, complesso e che sia in grado di garantire migliaia di ore di gioco, Civilization VI rappresenta senza ombra di dubbio quello che più desiderate. Del resto stiamo parlando di uno dei brand che ha fatto la storia di questo genere, quindi scegliendolo avrete la garanzia di avere tra le mani un titolo con tutte le carte in regola per regalarvi ore e ore di grande divertimento e soddisfazione.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8

Sonoro: 9

Gameplay: 9

Longevità: 9,5

VOTO FINALE: 9

Francesco Pellegrino Lise

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Nokia lancia la sua prima smart Tv UHD

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Dopo una trentina d’anni, sugli scaffali sta per tornare un televisore a marchio Nokia. A portarcelo è la società indiana di e-commerce Flipkart, che si è aggiudicata la licenza per poter apporre l’iconico brand finlandese su una smart tv. Nokia Smart TV è un televisore interessante, dotato di specifiche di un certo livello. Il dispositivo dispone di un pannello LED IPS da 55 pollici con risoluzione 4K e supporto HDR10. Buono anche l’angolo di visione che raggiunge i 178 gradi. Le altre specifiche parlano di un contrasto di 1200: 1, certificazione Dolby Vision, Intelligent Dimming e luminosità di 400 nit. In termini di design, la TV ha un design minimalista con cornici molto ridotte. Ha un supporto a piedistallo nella parte inferiore che gli conferisce un aspetto moderno. Di serie anche un supporto per la parete nel caso fosse necessario utilizzarlo. Gli speaker da 24 Watt sul televisore Nokia sono stati ottimizzati da JBL per offrire un’alta qualità audio. Speaker che dispongono anche dei supporti Dolby Audio e DTS Surround. Nokia Smart TV si appoggia alla piattaforma Android TV 9.0 ed include il supporto all’Assistente Google. Oltre all’accesso al Play Store, dispone dei servizi di streaming Prime Video, Netflix, YouTube e Hotstar. Supporta nativamente anche Chromecast. Le vendite inizieranno il 10 dicembre ma solo in India, dove la smart tv costerà 42mila rupie, più di 500 euro. Flipkart, che sulla sua piattaforma di e-commerce conta 200 milioni di clienti registrati, ha affermato di avere in programma il lancio di altri televisori Nokia in futuro. La prima smart tv a marchio Nokia arriva a trent’anni di distanza dai vecchi televisori a tubo catodico che l’azienda scandinava lanciò sul mercato negli anni Ottanta. Dal 2017 il noto brand è stato riportato anche sul prodotto più celebre di Nokia, i telefoni, dalla compagnia Hmd Global, che ha acquisito per dieci anni i diritti per l’uso del marchio sugli smartphone.

F.P.L.

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Bee Simulator, un videogame educativo per i più piccoli

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Bee Simulator non è il classico videogame “alla moda”, non è né uno sparatutto, né un gdr, quantomeno un gioco di sport. Bee Simulator fa vivere ai giocatori (su pc, Xbox One, Ps4 e Switch) la giornata tipo di un’ape attraverso un’avventura che strizza l’occhio chiaramente verso un pubblico molto più giovane. Ma partiamo dal principio per capire un po’ di più che cosa ha da offrire questo curioso titolo. Una volta lanciato il gioco, si assisterà alla nascita della propria ape, alla quale si potrà dare il nome che si desidera. Dopo un breve tutorial il piccolo insetto assumerà presto le sembianze di un eroe, un’apetta dal quale dipende il futuro della Terra. Progredendo nell’avventura, che non va oltre le tre ore, ci sarà la possibilità di comprendere quali sono le attività di un’ape durante la giornata: si inizierà col raccogliere il polline dai vari fiori, poi gradualmente si potrà scoprire anche che esistono diversi tipi di fiori dai quali poter recuperare ciò di cui l’alveare ha bisogno, sfruttando l’apposita vista da ape, fino all’incontro con la regina. L’idea alla base della produzione è assai lodevole, far comprendere ai più giovani quale sia la reale importanza delle api all’interno del nostro ecosistema mettendo al contempo a nudo le dure condizioni in cui queste piccole ma preziosissime creaturine sono oramai costrette a vivere.

 In Bee Simulator pericoli e insidie naturali o generate dall’uomo si annideranno in ogni angolo e sarà compito dei giocatori completare i vari incarichi che verranno assegnati per assicurarsi un prosperoso futuro della colonia. In sostanza ci si troverà a completare diverse missioni che porteranno i giocatori a muoversi in piccole mappe aperte da poter esplorare liberamente. Si finirà così a dover raccogliere polline da trasportare all’alveare, vivere “emozionanti” inseguimenti cercando di raggiungere una qualche ape amica all’interno di circuiti prestabiliti o, ancora, affrontare pericolosi nemici in battaglie basate sul premere i giusti tasti nel momento esatto. Nonostante Bee Simulator sia un videogame destinato ai più giovani, si basa su un gameplay estremamente macchinoso e legnoso che rende anche semplici spostamenti assai frustranti, soprattutto nelle aree più anguste. Curiosamente, Bee Simulator si è però rivelato particolarmente variegato in termini di personalizzazione della piccola protagonista volante, con colorazioni, abiti e cappelli che sembrano presi da un buffo cartoon. In ogni attività che si può svolgere in Bee Simulator, l’obbligo della raccolta del polline è d’obbligo. Esso si raccoglie in un piccolo “serbatoio” (indicato sullo schermo) che una volta riempito bisognerà andare a svuotare tutto presso l’alveare. Così facendo si potranno ottenere in cambio dei punti conoscenza. Altro indicatore presente nel contesto ludico è il “razzo”, ossia una sorta di turbo che permette di velocizzare il volo, e quindi di arrivare prima a destinazione o di essere sfruttato durante gli inseguimenti. Per arricchire ancora di più il gameplay, però, Bee Simulator ha pensato anche di inserire delle meccaniche action, con dei combattimenti contro alcuni “nemici”, come ad esempio le vespe. Con la telecamera che si posizionerà a tre quarti dei due sfidanti, come già accennato, il giocatore dovrà rispettare il timing di pressione dei tasti indicati nella parte bassa dello schermo, dando vita quasi a un gioco ritmico. Nulla di complicato o di elaborato, ma in ogni caso per un bambino rappresenta senz’altro una bella sfida.

Bee Simulator è un titolo che però nel suo open world offre diverse cose da fare, ma purtroppo il contesto non è reso particolarmente bene. Ad esempio, l’indifferenza totale del resto del mondo alla presenza dell’ape è disarmante. Gli umani non reagiscono come dovrebbero alla presenza della protagonista, nemmeno se vengono punti. Stesse reazioni di indifferenza avvengono con gli altri animali, che si attiveranno solo se devono assegnare una missione secondaria. In un ecosistema così completo e complesso sarebbe stato interessante aggiungere qualche interazione con l’ambiente, invece di limitarsi al polline, ai fiori e al poggiarsi sugli alimenti zuccherati disseminati dalle varie persone per poter potenziare il turbo. Di rimando, però, è sorprendente il lavoro svolto dal punto di vista del doppiaggio: il titolo è completamente in italiano, con dei dialoghi molto semplici e con un’interpretazione calorosa, avvolgente e che sembra fatta appositamente per un pubblico molto giovane. Bee Simulator in questo si rivela un’esperienza che per i più piccoli diventa quasi affascinante, grazie alle numerose voci a disposizione dei vari animali. Allo stesso modo tutto l’ambiente realizzato intorno all’ape è gradevole, con dei dettagli non di altissimo pregio, ma che comunque lasciano intendere un impegno di fondo da premiare almeno nelle intenzioni. Lo stesso sistema di volo è ben riprodotto, salvo per qualche difficoltà negli spazi angusti dove non sarà facilissimo districarsi tra telecamera e movimento. Fortunatamente sbattere contro le pareti o gli oggetti non porterà nessun “malus” dal punto di vista del gameplay, quindi sbagliare non comporterà conseguenze fatali per la piccola protagonista. Tirando le somme, se volete far capire ai vostri bambini l’importanza del ruolo delle api nel mondo e lo volete fare con un prodotto educativo-interattivo, questo Bee Simulator è un’ottima scelta. Ricordate però, l’eccessiva semplicità e la breve durata dell’avventura sono elementi di cui bisogna tenere conto.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 7

Sonoro: 7,5

Gameplay: 6,5

Longevità: 5

VOTO FINALE: 6,5

Francesco Pellegrino Lise

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