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BREXIT E OMICIDIO COX: ECCO QUANTO PESA IL DELITTO

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I sondaggi che davano in vantaggio la Brexit, sono ribaltati, a favore del ‘Remain’.

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di Roberto Ragone
In un giallo che si rispetti, e quelli di Agatha Christie sono degni di rispetto, ad un omicidio segue un’indagine. Diciamo che questo accade anche nelle indagini reali. Si cerca di stabilire il movente, l’occasione e i mezzi per commetterlo. Nel caso di Ellen Jo Cox l’occasione è palese, dato che abbiamo addirittura il colpevole colto in flagrante, e arrestato. I mezzi sono costituiti dalle armi del delitto, cioè un coltello e una pistola autocostruita. La personalità dell’assassino ci dovrebbe dare il movente: pare che il 52enne Tommy Mair sia uno squilibrato, al limite della psicopatia, fanatico razzista e seguace di un gruppo americano denominato National Alliance, una traduzione anglosassone della nostra Alleanza nazionale. Il Mayr avrebbe agito perché mentalmente instabile, spinto da un sentimento razzista agli estremi del fanatismo, e contrario alla posizione politica di Jo Cox, la quale, al contrario di lui, era favorevole alla permanenza del Regno Unito in Europa e all’accoglienza dei tanti disgraziati che fuggono dalla guerra e dalla fame. Quindi tutto risolto, parrebbe.

Non è così. Questo nei gialli di Agatha Christie si chiama ‘falso scopo’, una soluzione apparentemente a portata di mano, un colpevole finto che disorienta l’investigatore che è sempre in chi i romanzi gialli legge e apprezza. Non è così perché quando si fa un’indagine, si cerca anche di stabilire quale convenienza avrebbe avuto l’assassino a commettere il delitto, il ‘cui prodest’, a chi va il vantaggio della morte di una persona. Cominciamo col dire che nessuno ha spiegato perché Tommy Mayr, che si presume cittadino americano data la sua appartenenza alla National Alliance – non credo che in una tale organizzazione si possano accettare iscrizioni per corrispondenza, e d’altra parte il core business di tali organismi è proprio la reciproca frequentazione, al fine di rafforzare reciprocamente i propri sentimenti distorti – nessuno ci ha spiegato, dicevamo, perché Mayr si trovasse in UK. È venuto per uccidere la Cox? Aveva, o ha un lavoro? Aveva, o ha, mezzi economici?

I quesiti irrisolti In Inghilterra, e specialmente a Londra, la vita è la più cara del mondo, allora, aveva qualcuno che lo finanziava, qualcuno che gli ha pagato il biglietto d’aereo dagli USA fino a destinazione? In altre parole, chi lo ha mandato in Inghilterra? Da quanto tempo era a Londra, dove abitava? Perquisita la sua abitazione, o albergo che fosse, cosa è stato trovato? Ha un cellulare? Sono stati controllati i numeri in memoria e le telefonate fatte e ricevute? Con chi aveva rapporti in Inghilterra? La morte della Cox ha suscitato grande emozione, e attualmente i sondaggi che davano in vantaggio la Brexit, sono ribaltati, a favore del ‘Remain’. Perfino la presidente del Comitato Nazionale per la Brexit si è dimessa. Tanti cittadini sono rimasti sconvolti da una manifestazione che si vuol far passare come puro razzismo, dissociandosene. Certamente Mayr non ha avuto alcun vantaggio dalla sua operazione, condotta anche con mezzi fortunosi. Uccidere o no un esponente politico favorevole all’Europa, con il suo carico di migranti, non ha risolto il suo problema, anzi lo ha ribaltato come un boomerang; con l’aggravante che ora è in carcere in attesa di una pena che nelle previsioni non dovrebbe essere leggera. Chi sopporterebbe il maggior danno, in caso di uscita dell’Inghilterra dall’Europa? Ci hanno sempre detto e ripetuto che uscire dall’Europa sarebbe una catastrofe, e che uscire dall’euro è impossibile. L’Inghilterra non ha mai voluto l’euro, e ha un’economia molto più sana di quella di tanti Paesi che l’hanno adottato. Se dovesse uscire dall’Europa, molto probabilmente ci renderemmo conto, come vanno ripetendo da anni i migliori economisti mondiali, che non sarebbe una catastrofe, e altrettanto probabilmente si tirerebbe dietro altre nazioni in difficoltà, con quell’effetto domino che è lo spauracchio delle banche mondiali. Le quali banche mondiali riceverebbero il maggior danno, avendo investito migliaia di miliardi in UK. Un altro danno globale sarebbe il mancato controllo dei mercati, visto che uno degli scopi principali di questa Europa è proprio quello di mettere milioni di persone, e di consumatori, a disposizione delle multinazionali che governano il Parlamento Europeo. Un altro effetto indotto sarebbe la caduta, o almeno la revisione degli equilibri, e di tutti gli accordi intereuropei, stipulati fra capi di Stato a tutto vantaggio delle banche, delle lobby e di chi questi organismi controlla.

Poteri forti Allora è lecito supporre che l’omicidio di Jo Cox non derivi dalla mente malata di un qualunque Tommy Mayr, ma che, come Lee Harvey Oswald, lo stesso sia stato sfruttato per scopi molto precisi, e diversi da un semplice attacco di razzismo. Non sappiamo se l’Inghilterra uscirà dall’Europa, o se vincerà il Remain. Non sappiamo neppure se l’uscita da questa Europa potrà portare vantaggio sia agli Inglesi che a tanti che oggi, come in Italia, vivono un momento in cui l’Europa, il suo Parlamento, la Germania e tutte le direttive europee vengono visti come nemici, contrari ad una politica che vada incontro ai bisogni dei cittadini comuni. Non possiamo prevedere se, dopo una eventuale Brexit, altri paesi seguiranno il suo esempio. Sappiamo che l’islanda è uscita dall’euro e dall’Europa, recuperando la propria sovranità e dando una nuova primavera alla propria economia, ma gli Islandesi sono troppo pochi per far testo, e nessuno, oltretutto, ne parla. Le implicazioni sono tante, troppe, e molto complicate e ‘segrete’, e non coinvolgono soltanto banche e lobbies. L’ombra nera della Bilderberg si allunga su questi accadimenti, direbbe il giudice Imposimato. Certo è che si fa fatica a non pensare a quelli che sono genericamente chiamati ‘poteri forti’, che invece fanno capo a persone fisiche con tanto di nome e cognome. Bilderberg, Trlaterale, Massoneria, Servizi Segreti, sono solo dei nomi, delle etichette sotto le quali ci sono persone che agiscono per i propri interessi. Una marcata finanziarizzazione dell'economia mondiale porta a concentrare il denaro in un numero di persone sempre minore, aumentandone la ricchezza, e determinando una sempre maggior crescita del numero dei poveri. Ci fermiamo qui. staremo a vedere cosa succede, e se l’Inghilterra uscirà dall’Europa, risparmiando ogni anno milioni di sterline da versare nelle casse dell’Unione. Per ora il Remain ha segnato un punto a suo favore; a meno che tanti non si rendano conto che una decisione tanto importante non va presa sotto la spinta di una emozione così forte, ma che, in ogni caso, va ponderata.
 

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Usa, ok di Fda a somministrazione 3 dose Pfizer da 65 anni in su

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La Food and Drug Administration (Fda), l’agenzia Usa preposta al controllo dei farmaci, ha autorizzato la terza dose del vaccino Pfizer per le persone dai 65 anni in su e per quelle fragili, ossia ad alto rischio di contrarre forme severe di Covid-19 o di gravi complicazioni.

L’agenzia ha seguito le raccomandazioni date nei giorni scosi dal suo comitato di esperti indipendenti. A breve dovrebbe esprimersi anche i Centers for Disease Control and Prevention (Cdc), l’agenzia federale Usa per la prevenzione delle malattie.

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Bambini abbandonati dai loro governi nei campi siriani di Al-Hol e Roj: condannati a lottare quotidianamente per la sopravvivenza dopo le violenze già vissute

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Save the Children esorta i governi stranieri ad assumersi le proprie responsabilità e a rimpatriate i bambini e le loro famiglie

Più del 50% della popolazione dei campi sono bambini al di sotto dei 12 anni. Ad Al Hol 62 bambini deceduti dall’inizio dell’anno e il 60% non frequenta la scuola

Molti dei paesi più ricchi al mondo non hanno ancora rimpatriato la maggior parte dei minori bloccati nei campi di Al-Hol e Roj in Siria nord-orientale, le cui vite si stanno pian piano consumando con il rischio continuo di violenze e malattie. Questa la denuncia di Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro. Secondo il nuovo rapporto pubblicato oggi dall’Organizzazione “Quando inizierò a vivere? L’urgente bisogno di rimpatriare i bambini stranieri intrappolati nei campi di Al Hol e Roj”, sono circa 40.000 i bambini che vivono nei due campi per sfollati in Siria nord-orientale e che combattono quotidianamente per la sopravvivenza.

I campi di Al Hol e Roj ospitano oltre 60.000 persone, tra cui 40.000 bambini. Il 50% delle persone che vivono a Al Hol e il 55% a Roj sono bambini al di sotto dei 12 anni. Oltre ai cittadini siriani e iracheni, molti dei quali sono fuggiti dall’ISIS, ci sono donne e bambini provenienti da circa 60 paesi. Molti di loro hanno vissuto sotto il dominio dell’ISIS contro la loro volontà, ad esempio come vittime di adescamento e traffico in Siria.

Nei campi si registrano morti e malattie evitabili causate da incendi, scarsità di acqua e di servizi igienico-sanitari, malnutrizione e un sistema sanitario a malapena funzionante. Nel campo di Al Hol, dall’inizio dell’anno, 62 bambini, circa due bambini a settimana, sono morti per diversi motivi, mentre 73 persone, tra cui 2 bambini, sono state uccise. Solo il 40% dei bambini di Al Hol sta ricevendo un’istruzione, con anni di esperienze traumatiche che si ripercuotono sulla loro salute mentale, e nel campo di Roj, il 55% delle famiglie ha riferito casi di lavoro minorile tra i bambini con meno di 11 anni. I campi, sovraffollati e con servizi e rifugi inadeguati, non sono luoghi adatti per la crescita dei minori, che spesso sono vittime di matrimoni precoci, violenza domestica e altre forme di abuso mentale o psicologico.

La violenza è all’ordine del giorno ad Al Hol e non mancano omicidi, tentati omicidi, aggressioni e incendi dolosi, e anche nel campo di Roj, il rischio di incendi è costante: nel 2020, tre bambini sono morti e due sono rimasti gravemente feriti in due incendi diversi causati dall’esplosione di due stufe.

I bambini hanno raccontato allo staff di Save the Children di non sentirsi al sicuro quando camminano per il campo, quando vanno al mercato o in bagno. Maryam*, una bambina libanese di 11 anni che viveva nel cosiddetto “Annex” di Al Hol, uno spazio di appena mezzo chilometro quadrato in cui vivono 8.800 persone, tra cui 6.200 bambini, ha raccontato a Save the Children a maggio 2021: “Non posso più fare questa vita. Non facciamo altro che aspettare”. Da allora, Maryam* risulta essere stata uccisa, sua madre ferita e suo fratello disperso dopo un tentativo di fuga fallito in un camion dell’acqua.

L’insicurezza, la paura e l’incertezza per il futuro causano ansia e depressione tra i bambini, il cui benessere è minato a causa di stress, spazi limitati per giocare in sicurezza e assenza di supporto psicosociale. “Ho paura di vivere nel campo. La gente qui litiga in continuazione e ogni volta che sento qualcuno urlare mi copro le orecchie con le mani. Non faccio uscire nemmeno mia madre perché tirano fuori i coltelli, gridano, si minacciano con frasi tipo: ‘Ti ammazzo, ti taglio la testa’”, ha raccontato Bushra*, 10 anni, dalla Turchia.

Anche Samiya*, una bambina di 11 anni del Tagikistan, vive nell’Annex di Al Hol da due anni con sua madre e quattro fratelli e ha raccontato a Save the Children di una sera di maggio di quest’anno quando ha visto un incendio distruggere e danneggiare 75 tende: “All’improvviso abbiamo sentito delle urla. Nella nostra sezione era scoppiato un incendio e le tende hanno cominciato a bruciare una dopo l’altra, sciogliendosi completamente. Tutti i bambini scappavano, urlavano e piangevano. […] Anche la nostra tenda è andata a fuoco insieme ai vestiti nuovi che mia madre mi aveva comprato, i miei giochi, i nastri per capelli e tutti i dolci per l’Eid. È andato tutto a fuoco. Ora dormiamo in cucina e stiamo aspettando una nuova tenda”.

Secondo nuovi dati, gli Stati membri dell’UE, il Regno Unito, il Canada e l’Australia non hanno fatto abbastanza per rimpatriare i propri cittadini: il Regno Unito, ad esempio, ha rimpatriato solo quattro bambini mentre si stima che altri 60 siano rimasti lì; la Francia ha riportato nel Paese solo 35 degli almeno 320 bambini totali, mentre negli ultimi mesi, paesi come la Germania, la Finlandia e il Belgio hanno rimpatriato madri e bambini dai campi, dimostrando ancora una volta che è possibile salvare vite se c’è volontà politica. Save the Children esorta i governi stranieri, i cui cittadini sono nei campi di Al Hol e Roj e molti dei quali sono scappati per sfuggire all’ISIS, ad assumersi le proprie responsabilità e a rimpatriate i bambini e le loro famiglie.  Dal 2017 sono stati rimpatriati circa 1.163 bambini, di cui quasi il 59% è rientrato nel 2019 in 29 operazioni. Nel corso del 2020 si è registrato un forte calo dei rimpatri mentre quest’anno, al 3 settembre 2021, i rimpatri effettuati sono stati solo 14.

“Dopo anni trascorsi nelle zone di conflitto, questi bambini stanno vivendo eventi traumatici che nessun bambino dovrebbe mai vivere. È incomprensibile che siano condannati a questa vita. Quello che vediamo sono bambini abbandonati dai loro governi, nonostante essi siano le prime vittime del conflitto. L’83% delle operazioni di rimpatrio è stato effettuato da Uzbekistan, Kosovo, Kazakistan e Russia ma ora anche gli altri governi devono rispettare i propri obblighi, assumersi la responsabilità nei confronti dei loro cittadini e rimpatriare i bambini e le loro famiglie nel rispetto dei diritti dei bambini ai sensi della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia” ha dichiarato Sonia Khush, responsabile di Save the Children per la risposta in Siria. “Ogni giorno in più che i bambini e le loro famiglie rimangono nei campi è un fallimento dei loro governi. Ogni giorno in più in cui viene negata loro l’opportunità di tornare a casa, negati i servizi specializzati di cui hanno disperatamente bisogno e negato loro il diritto di vivere in sicurezza e riprendersi dalle loro esperienze è un giorno di troppo”.

Save the Children chiede a tutti i Paesi, i cui cittadini minori sono ancora Siria, di riconoscere e trattare i bambini prima di tutto come vittime di guerra, anche coloro che sono stati costretti ad unirsi all’ISIS, e rilasciare quelli detenuti arbitrariamente e riunirli alle loro famiglie. Chiede, inoltre, di garantire i diritti fondamentali e rispondere ai bisogni umanitari urgenti, impegnandosi per una non discriminazione e una giustizia equa e esorta i governi a rimpatriare i propri cittadini senza ulteriori ritardi e a sostenere il loro reinserimento nel paese di origine.

Oltre al ritorno sicuro e dignitoso dei bambini e delle loro famiglie nei paesi di origine, Save the Children chiede un’ampia risposta umanitaria nei campi per soddisfare i bisogni sia dei bambini stranieri in attesa del rimpatrio sia dei bambini siriani che potrebbero rimanere nei campi per altro tempo.

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Cronaca

Usa, no vax muore di Covid: lascia 4 figli

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“Smascherata, senza museruola e libera pensatrice”. Così si definiva sui social la 40enne della California Kristen Lowery, attivista no-vax e madre di quattro figli morta per il covid il 15 settembre.

Del decesso della donna ha dato notizia la pagina GoFundMe in cui si raccoglievano fondi per le spese del funerale, dove si afferma che Kristen è morta “inaspettatamente”.

All’inizio di settembre invece era stata sua sorella Cassie a scrivere su Facebook che la 40enne era “in ospedale a lottare per la sua vita contro il Covid e la polmonite”. “Per favore, non arrenderti”, aveva aggiunto, precisando che non si trattava di un post politico e che non era interessata a sentire le opinioni di nessuno sui vaccini.

Lowey aveva partecipato a tante manifestazioni no-vax: in una foto postata sui social indossava una maglietta con la scritta “ex pro vaccini, mi fidavo di loro, mai più”, in un’altra mostrava lo slogan “una mamma per la libertà”. Dopo l’annuncio della morte la sua pagina Facebook è stata quasi subito trasformata in privata per evitare che risultassero visibili i commenti degli estranei.

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