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Bruxelles, nuovi prestigiosi ingressi nell’Ancri

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L’Ambasciatrice d’Italia presso il Regno del Belgio Elena Basile e l’Ambasciatore Francesco Maria Talò, Rappresentante Permanente d’Italia presso il Consiglio Atlantico, fanno ingresso tra i soci dell’Associazione Insigniti dell’Ordine al Merito della Repubblica (ANCRI)

La cerimonia di consegna della tessera di socio ANCRI si è tenuta presso la residenza dell’Ambasciatrice nel corso di un ricevimento organizzato al termine di una Conferenza sui “valori e i simboli della repubblica italiana e dell’Unione Europea” Oltre al Presidente Nazionale, Tommaso Bove erano presenti, tra gli altri insigniti i vicepresidenti Domenico Garofalo e Franco Graziano, i delegati alle relazioni Istituzionali, Prefetto Francesco Tagliente e ai rapporti col Belgio, l’UE, la Nato e gli organismi internazionali, Generale Alessandro Butticé.
Presenti anche rappresentanti delle Forze di polizia presso le istituzioni internazionali e diversi esponenti del mondo accademico, istituzionale e associativo, italiano e belga a Bruxelles. Tra questi la Sezione di
Bruxelles-Unione Europea dell’Associazione Nazionale Finanzieri, la Sezione Benelux dell’Associazione Carabinieri, e la Sezione Belgio dell’UNUCI
.

Presenti anche tutti gli oratori alla conferenza, tra i quali il
giudice emerito della Corte di Giustizia UE, Guido Berardis, Mario Teló, Presidente Emerito dell’Istituto di Studi Europei dell’Università Libera di Bruxelles e Lorenzo Consoli, decano dei giornalisti italiani a Bruxelles.
Il momento conviviale è stato preceduto da un messaggio di saluto dell’ambasciatrice seguito dagli interventi degli eurodeputati Antonio Tajani e Fabio Massimo Castaldo e del presidente Tommaso Bove.

Al centro dei messaggi di saluto il riferimento a “valori e i simboli della repubblica italiana e dell’Unione Europea”, oggetto della Conferenza tematica appena conclusa all’Istituto italiano di cultura a Bruxelles.
Al termine del suo intervento di saluto, il Presidente Bove ha chiamato accanto a sé il generale Alessandro Buttice, ideatore della conferenza, e promotore dell’iniziativa, per consegnare all’Ambasciatrice Elena
Basile, Ufficiale OMRI, particolarmente sensibile alla promozione dei valori richiamati dalla nostra carta costituzionale, la tessera sociale dell’ANCRI.
La tessera ANCRI è stata poi consegnata anche all’Ambasciatore Francesco Maria Talò, Rappresentante Permanente d’Italia presso il Consiglio Atlantico, e Commendatore OMRI, che ha contribuito al successo
dell’evento.
Presenti al ricevimento anche due dei quattro eminenti europarlamentari che, assieme a Caterina Chinnici e Anna Bonfrisco, erano intervenuti alla conferenza.
La conferenza “Valori e Simboli della Repubblica Italiana e dell’Unione Europea”, tenutasi presso l’Istituto Italiano di Cultura e moderata dal Gen. Alessandro Butticé, ha fornito la cornice per un’ampia ed approfondita riflessione sui valori ed i simboli della Repubblica Italiana e dell’Unione Europea, attraverso un’accurata analisi storica, politologica e giuridica degli ideali sottesi alla Costituzione italiana, del contributo dell’Italia al processo di integrazione europea e sul futuro dell’Unione Europea alla luce delle
attuali sfide internazionali.
Il tema della Conferenza e lo spessore dei relatori, ha riscosso unanime apprezzamento del pubblico e diversi riconoscimenti istituzionali.
Presentata e moderata dal Generale Alessandro Butticè, la conferenza è stata preceduta dalle note del Canto degli italiani, l’inno nazionale, e dall’Inno alla Gioia, inno ufficiale dell’Unione Europea. È seguito il
saluto del padrone di casa, Professore Paolo Sabbatini, Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles, che ha ospitato l’evento, e da quelli del presidente dell’ANCRI Tommaso Bove.

Dopo la relazione introduttiva del Generale Butticè sui “Valori e simboli della Repubblica Italiana e dell’Unione Europea” e sul ruolo e le finalità statutarie dell’ANCRI, hanno preso la parola gli ambasciatori Elena Basile e Francesco Maria Taló, gli europarlamentari Antonio Tajani, Caterina Chinnici, Fabio Massimo Castaldo, Anna Bonfrisco, il Professor Mario Telò, Presidente emerito dell’Instituto d’Etudes Européennes (ULB) e Membro dell’Académie Royale des sciences; il giudice Guido Berardis, Presidente di sezione emerito del Tribunale dell’Unione Europea; il giornalista Lorenzo Consoli, “decano” dei giornalisti italiani accreditati presso l’UE, già Presidente dell’Associazione della Stampa Internazionale.
Il Generale Butticè, dopo aver dato lettura di una lettera di apprezzamento per la conferenza del Presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli ha spiegato le ragioni di questa conferenza “che assume un particolare significato, non solo per la comunità italiana in Belgio, ma per tutto il nostro Paese, perché organizzata in un momento di pericoloso euroscetticismo, che troppo spesso sembra tracimare addirittura
in una ingiustificata euro-fobia”.
“Dico non a caso “pericoloso” ed “ingiustificato” – ha precisato Butticé – perché trovo che certa narrativa stampa e social nazionale, in questi ultimi tempi, sia un po’ troppo improntata al parlare di Europa come di
un’entità astratta, e lontana dal nostro Paese. Quasi fosse un pianeta remoto nello spazio e a noi estraneo,
se non addirittura ostile. Devo ricordare in proposito che sino a poco tempo fa si sentiva dire: “piove, governo ladro!”. Oggi si sente sempre più spesso dire “piove, Europa furfante!”. Il destinatario dell’invettiva
è cambiato, ma lo spirito sembra essere lo stesso. Cioè quello di scaricare su altri responsabilità che sono anche nostre, mie e vostre, come cittadini. Perché, al pari del Governo che fa piovere, quell’Europa furfante
è la nostra casa, costruita dalle nostre scelte democratiche, non fossero altre che quella di averne eletto i nostri rappresentanti, sia a livello nazionale che europeo”.
“Io credo che possiamo essere contenti o meno, ed anche estremamente critici, di alcune delle politiche adottate dai nostri governanti e dalle Istituzioni dell’Unione Europea. Ma dovremmo esserlo sempre in
modo costruttivo, impegnandoci personalmente per contribuire a modificarle e migliorarle secondo le nostre legittime aspettative, e attraverso gli strumenti democratici che le governano. Senza però mai
buttare il bambino assieme all’acqua sporca. E dovremmo farlo senza mai mettere in dubbio la nostra unità nazionale, come non dovremmo mai mettere in dubbio la nostra ancor troppo in fieri unità europea che,
abbandonando la sola visione del bicchiere mezzo vuoto, ci ha garantito oltre mezzo secolo di pace, libertà, sicurezza e tante altre cose ancora”, ha proseguito Butticé.
“Penso infatti sia giunto il momento, parafrasando un grande presidente americano, di cominciare anche a chiederci non solo cosa l’Europa possa fare per noi, ma anche cosa noi possiamo fare per l’Europa – ha
concluso Butticé – e l’ANCRI, con questa conferenza, vuole cominciare a chiederselo”.
“La Conferenza odierna – ha esordito il presidente dell’ANCRI Tommaso Bove – è riconducibile all’impegno assunto dagli Insigniti Associati all’ANCRI mirato a divulgare – a tutti i livelli e in ogni forma – i principi e i
valori richiamati nella nostra Carta Costituzionale, con particolare riferimento ai simboli della Repubblica, dei quali il sodalizio intende promuoverne la conoscenza storica e la portata ideale, nella ferma convinzione che la salvaguardia dei Valori costituisce il modello di riferimento per una coscienza adulta e per la formazione del mondo di domani”.
“Riguardo al tema di oggi – ha aggiunto – la Costituzione Italiana promuove e favorisce le organizzazioni internazionali che assicurino la giustizia e la pace fra le Nazioni; a tal proposito è innegabile che l’Unione Europea, fin dalla sua nascita, si è sempre affidata a una serie di valori che la caratterizzano tra i quali spiccano, certamente, la pace e la giustizia, ma anche la libertà, l’uguaglianza, la tolleranza, la solidarietà e il
rispetto dei diritti umani. Essa, pertanto, non può e non deve essere considerata una mera “associazione” di Paesi che cooperano in diversi settori, poiché l’Unione Europea rappresenta soprattutto una “comunità
di valori”, valori condivisi da tutti gli Stati membri, compresa l’Italia che, peraltro, ne è uno dei sei Paesi fondatori.

Chiamato a chiudere i lavori della Conferenza, nella veste di delegato ANCRI ai rapporti istituzionali, il prefetto Francesco Tagliente ha fatto espresso riferimento ai simboli e ai valori della Repubblica Italiana e
dell’Unione Europea richiamati dai relatori come l’inno nazionale, il Tricolore, il ruolo della famiglia e della scuola, la salute, l’ambiente, la sicurezza.
“Molti interventi – ha premesso Tagliente – hanno toccato le mie corde. Ho registrato un comune filo conduttore in quei principi costituzionali che mi hanno accompagnato lungo il mio percorso professionale e che rappresentano la missione dell’ANCRI. Parlo del valore della persona umana con tutti i suoi diritti e le sue tutele del lavoro, della dignità, della libertà, dell’uguaglianza, della democrazia, dell’etica, della legalità.
Parlo del valore della persona con tutti i suoi diritti ma anche con tutti i suoi doveri. Parlo di quei valori, non sempre esplicitamente dichiarati, ma chiaramente desumibili dal contesto della nostra Costituzione. Sono
convinto che affievolimento di quei valori e principi costituzionali rappresenta una delle criticità del nostro sistema sociale”.
Tagliente ha quindi richiamato gli impegni avviati da tempo dall’ANCRI sul decoro delle bandiere; per svelare il significato autentico dell’Inno nazionale; per promuovere un osservatorio sul rispetto dei diritti
della persona malata da parte della burocrazia; in tema di ambiente cambiamenti climatici, emergenza e disastri ambientali; per evitare che la scuola diventi un “progettificio” a scapito dei programmi scolastici.
Tagliente ha poi concluso il suo intervento parlando della sicurezza e libertà, con un espresso riferimento all’anello debole del sistema sicurezza. Oltre al degrado urbano, fisico e sociale ha parlato del degrado morale alimentato anche dalla comunicazione con un linguaggio e immagini violente”.
La conferenza è stata animata ed alimentata da un interessante dibattito con gli oltre 200 partecipanti.
Particolarmente apprezzati gli interventi di tutti gli europarlamentari italiani che, seppur da prospettive politiche diverse, hanno dato un contributo altamente costruttivo all’ideale di costruzione europea, e si
sono tutti rallegrati con i benemeriti della Repubblica per l’iniziativa di organizzare la conferenza. L’ANCRI, che ha natura apolitica e apartitica, oltre ad aver invitato ad assistere alla conferenza tutti gli europarlamentari italiani, aveva invitato come oratore un rappresentante per ciascuno dei gruppi politici del parlamento europeo ove sono presenti deputati italiani.
Tantissimi i commenti, tutti patriottici, per l’iniziativa rivelatasi un grande successo.

Sulla pagina FB il prefetto Tagliente esprime la sua gratitudine ai protagonisti del successo scrivendo:
“Grazie all’Ambasciatrice Elena Basile, grazie al Generale Alessandro Butticè, grazie ai soci ANCRI e al loro presidente Tommaso Bove in missione a Bruxelles per partecipare a loro spese alla Conferenza organizzata
nella capitale belga sui “Valori e simboli della Repubblica Italiana e dell’Unione Europea”. Sono stati i veri protagonisti di un successo che ha superato ogni fantasiosa previsione.
L’ambasciatrice Elena Basile ha mostrato tutta la sua e sensibilità istituzionale con un bellissimo intervento che ha toccato le corde di tutti i presenti alla Conferenza. A seguire ci ha deliziati della sua squisita
amabilità relazionale accogliendoci alla sua Residenza per una serata di gala in onore dell’ANCRI. Ci ha fatto respirare il profumo della grandezza della sua figura istituzionali. E non è un caso se ora l’Ambasciatrice
Basile è anche un socio ANCRI.
Il Generale Alessandro Butticè si è confermato un efficientissimo organizzatore. Ha messo in campo tutte le sue energie, risorse e amicizie per organizzare un evento di notevole rilievo culturale con relatori di grande spessore e partecipanti entusiasti ad applaudire gli interventi fino a tarda ora. Un particolare ringraziamento anche alla moglie di Alessandro, la signora Hèlène che ci ha organizzato a casa uno strepitoso walking dinner. Una serata bellissima, memorabile.

Ai miei amici dell’ANCRI ripeto quello che ho detto pubblicamente ai relatori e agli europarlamentari e ai partecipanti alla Conferenza nel corso del mio intervento di chiusura. Siete unici, meritate tutta l’attenzione
sociale e istituzionale. So che molti di voi per rendere omaggio ai valori e ai simboli della Repubblica, oggetto della Conferenza, hanno impegnato fino a un terzo della pensione per sostenere le spese di viaggio aereo, albergo, ristorante e taxi.
Un grazie cubitale con tanti complimenti al presidente ANCRI Tommaso Bove che continua mietere successi. Per il resto, la cronaca della missione dell’ANCRI a Bruxelles è già nota. Per chi non ha avuto il privilegio di viverla può leggerla sulla stampa”

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Usa – Cina, è tregua sui dazi: firmato accordo storico

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Donald Trump e il vice premier cinese Liu He hanno firmato il mini accordo commerciale fra Stati Uniti, aprendo di una fatto una tregua nella guerra commerciale in atto. La firma è avvenuta nella East Room della Casa Bianca dove, fra gli altri, sono presenti l’ex segretario di stato Henry Kissinger, il consigliere economico del presidente Larry Kudlow, il segretario al Commercio Wilbur Ross, la figlia-consigliere del presidente Ivanka Trump e il marito Jared Kushner.

L’accordo commerciale fra Stati Uniti e Cina prevede che Pechino acquisti ulteriori 200 miliardi di dollari di prodotti e servizi americani. La Cina si impegna anche a non lanciarsi in svalutazioni valutarie e a comunicare regolarmente e a consultarsi sul mercato valutario. In base all’intesa a partire dall’1 aprile la Cina consentirà il pieno controllo da parte di società finanziarie straniere.

Trump esulta, ringrazia il presidente cinese Xi Jinping definendolo un suo “grande amico” e ribadisce che in “un futuro non lontano andrà in Cina”. Fra sorrisi e battute parla di un “accordo storico”, di un “importante passo in avanti” verso una relazione più equilibrata fra i due paesi.

“La Fase 1 è un importante passo in avanti verso scambi commerciali corretti con la Cina”, afferma aprendo al cerimonia per la firma del mini-accordo commerciale fra Stati Uniti e Cina. Trump, definendo la cerimonia “un’occasione straordinaria”, ringrazia il presidente cinese Xi Jinping e dice che andrà in Cina in un futuro non lontano.

I dazi esistenti saranno rimossi se la Fase 2 dell’accordo commerciale con la Cina sarà chiusa, afferma il presidente americano, sottolineando che la Fase 2 inizierà a breve. Secondo Trump, potrebbe non esserci bisogno di una Fase 3 dell’accordo.

L’accordo è buono per la Cina, gli Stati Uniti e il mondo intero, afferma il presidente cinese Xi Jinping in una lettera indirizzata a Donald Trump e letta dal vice premier Liu He nel corso della cerimonia per la firma dell’accordo commerciale fra i due paesi. “E’ un’intesa vantaggiosa per tutti” aggiunge Liu.

Il mini accordo commerciale fra Stati Uniti e Cina è una “vittoria per le nostre aziende tecnologiche e per i lavoratori americani”, sottolinea il segretario al Tesoro americano.

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Bruxelles, Ufficio Europeo per la lotta alla Frode: il ricordo del magistrato tedesco Hermann Bruener

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Generale Butticè: “Un ‘Grand Monsieur’ dell’Europa della legalità”

A cura del Generale Alessandro Butticè

BRUXELLES – Il 9 gennaio 2020, è stato decimo anniversario della morte di Franz-Hermann Bruener, il magistrato tedesco che è stato per quasi dieci anni, esattamente dal 1° marzo 2000 al 9 gennaio 2010, il primo direttore generale dell’OLAF, l’Ufficio Europeo per la lotta alla Frode.

In buona parte di questi dieci anni, esattamente fino al 16 novembre 2009, ho avuto il privilegio e l’onore di esserne stato il portavoce e il capo dell’Unità Comunicazione, ed essere testimone del suo grande amore per l’Italia, cui, come spiegherò in conclusione, ha fornito un contributo superiore a quello di tanti italiani.

È stato quindi sempre con una certa emozione che ogni anno, in occasione della consegna del Premio Argil “Uomo Europeo”, aderivo alla richiesta del presidente del Premio, Gino Falleri (storico vicepresidente dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio e icona del giornalismo italiano, scomparso lo scorso anno), di ricordare chi era Franz-Hermann Bruener, alla cui memoria era dedicata la sezione “Comunicare l’Europa” del Premio “Argil: uomo europeo”.

Commozione particolare nel ricordare, nel decennale della sua scomparsa, un uomo che, chi ha avuto la fortuna di conoscere veramente, penetrando la coltre di riservatezza e di discrezione che spesso lo avvolgeva e dalla quale pensava di difendersi, non poteva che stimare da vivo e rimpiangere da morto.

Franz-Hermann era, innanzitutto, un uomo europeo. Era poi un tedesco nato nel 1944 e quindi cresciuto e formatosi in piena rinascita della Germania, uscita distrutta dalla Seconda Guerra Mondiale, prima di diventare la locomotiva economica dell’Unione Europea. Diplomatosi presso una delle più prestigiose scuole tedesche, prestò il suo servizio militare in un reggimento di artiglieria da montagna. Servizio militare che gli fu prolungato a seguito dell’invasione sovietica della Cecoslovacchia.

Nel 1968 iniziò una carriera nel campo commerciale, prima di completare i suoi studi universitari in Diritto, Economia e Scienze Politiche nel 1976, presso l’Università di Monaco di Baviera.

Da lì l’inizio della sua carriera giudiziaria, prima come giudice istruttore, poi giudice, successivamente come pubblico ministero, prima di divenire procuratore capo a Berlino, dove, dopo la caduta del Muro, svolse anche la funzione di Pubblico Ministero nei processi contro figure di primo piano dell’ex DDR, tra i quali lo stesso leader della Germania Est, Erich Honecker.

Franz-Hermann Bruener dimostrò sempre una spiccata attitudine per le indagini contro la criminalità finanziaria ed economica e nel 1998 assunse l’incarico di Capo dell’Unità Antifrode dell’Alta Rappresentanza delle Nazioni Unite per la Bosnia and Erzegovina.

Nel marzo del 2000 giunse a Bruxelles, quale primo direttore generale dell’OLAF. Con la sua nomina, la stampa europea non mancò di sottolineare la sua indipendenza di magistrato equilibrato, dai modi sempre affabili e gentili, ma irremovibile, quando necessario, e di uomo della legalità.

Avviando l’attività dell’OLAF in un delicatissimo periodo istituzionale, che seguiva le prime dimissioni della Commissione Europea, per sospette irregolarità, dispensò ogni sua energia nella definizione della struttura organizzativa e della strategia investigativa dell’OLAF.

Non fu immune anche da difficoltà, che affrontò sempre con grande determinazione, ma con la forza della calma e del rigore della sua indipendenza e della sua grande onestà e integrità.

A seguito dei successi ottenuti nel suo primo mandato quinquennale ottenne, nel febbraio del 2006, la conferma per un secondo mandato da parte della Commissione, del Parlamento e del Consiglio europei. Mandato che non riuscì però a terminare, perché stroncato da un’incurabile malattia, che non gli evitò però di dedicarsi sino alle ultime ore della sua vita – e io ne sono stato testimone diretto – al mandato che aveva ricevuto. Pur consumato dalla malattia, che trattava con distacco e noncuranza, così come aveva trattato alcuni suoi collaboratori non sempre leali, qualche settimana prima di morire aveva presieduto una indimenticabile celebrazione solenne del decennale dell’OLAF, alla quale aveva avuto la squisitezza di invitare tutti i vecchi funzionari dal momento della sua creazione. E fece un discorso sui prossimi dieci anni dell’Ufficio, come se fosse stato certo, incurante della malattia che lo stava consumando, che lui sarebbe ancora stato lì, con i suoi investigatori.

I principali risultati che sono stati unanimemente riconosciuti a Franz Hermann Bruener – soprattutto alla luce degli anni che sono seguiti alla sua direzione – sono quelli d’avere reso l’OLAF, seppure allora giovane servizio investigativo europeo, conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo. Non è un caso che la sala magna dell’Accademia Anticorruzione Europea di Vienna sia stata dedicata alla sua memoria. Come non è un caso che Franz Hermann Bruener sia considerato e ancora ricordato come un “Grand Monsieur” e non solo a Bruxelles, ma anche a New York e Washington, sedi delle Nazioni Unite e della Banca Mondiale, e nelle maggiori capitali del mondo.

Dalla Cina al Sud Africa, dall’Atlantico al Mediterraneo, il suo nome è stato sinonimo di Europa della legalità contro l’internazionale del crimine.

Franz Hermann Bruener è stato anche un maestro della trasparenza e dei rapporti con i media nel rispetto della legalità. I rapporti con la stampa dell’OLAF, sotto la sua guida, sono stati di grande apertura, sempre limitati però dall’assoluto rispetto della legge, compreso quello del segreto investigativo e dei diritti di tutti: tra i primi quelli delle persone soggette a indagini.

La sua politica di comunicazione e dei rapporti con la stampa – della quale chi scrive, quale suo portavoce, è stato il principale esecutore – era quella della trasparenza, ma nella legalità assoluta. Per un uomo di legge ed un Magistrato con la M maiuscola come Franz Hermann Brüner, il fine non giustificava mai i mezzi. I mezzi dovevano sempre essere quelli consentiti dalla legge e nel rispetto dei diritti fondamentali di tutti i cittadini. In questa politica non c’era spazio per le fughe di notizie, che Bruener ha combattuto duramente, e per un rapporto di complicità tra investigatori e giornalisti. C’era invece lo spazio per la creazione di una nuova politica di mutuo rispetto tra giornalisti e investigatori. Con Franz Hermann Bruener l’OLAF ha inaugurato un’inedita politica di comunicazione e informazione come strumenti di lotta alla frode, coinvolgendo i servizi investigativi di tutti gli Stati Membri dell’Unione Europea e le associazioni nazionali della stampa, oltre la Federazione Internazionale dei Giornalisti. Da questa nuova politica è nata una tavola di discussione, prima al mondo, tra giornalisti e investigatori europei, che è spesso stata presa ad esempio dalle Nazioni Unite e da diversi Paesi oltre Europa, dagli Emirati Arabi ad Honk Kong, dall’Algeria al Qatar.

Non posso concludere il ricordo di Franz-Hermann Bruener senza rammentare che è stato anche un grande estimatore dell’Italia e della Guardia di Finanza, in particolare, sostenendo più volte pubblicamente che la reputazione di capitale della frode che l’Italia ha avuto per anni (e grazie a lui, oggi non è più così) non rende giustizia né alla realtà delle cose né agli sforzi, davvero esemplari, che l’Italia, anche e soprattutto grazie alla Guardia di Finanza, che gli ho fatto scoprire ed amare non meno di un vero finanziere, ha compiuto e continua a compiere nella lotta alle frodi ai danni degli interessi finanziari dell’Unione Europea.

In un’intervista ad un organo di stampa italiano, qualche mese prima della sua scomparsa, ricordava come l’Italia sia uno dei Paesi in cui si scopre annualmente un numero molto elevato di frodi e irregolarità. “Non bisogna però dimenticare – sottolineava all’intervistatore – che è anche il Paese che dispone degli arsenali di protezione penale e investigativa tra i più avanzati a livello europeo. E per noi è molto più facile indagare in Italia che in altri Paesi. Gli strumenti d’indagine utilizzati in Italia sono tra i più avanzati al mondo. Nella lotta alle frodi comunitarie si usano strumenti d’indagine avanzatissimi: si pensi alle intercettazioni telefoniche e ambientali. Strumenti raramente utilizzati nella maggior parte degli altri Paesi per tali tipi di illeciti. Le forze di polizia e la magistratura italiane dispongono di strumenti che spesso vengono invidiati dai colleghi di altri Paesi. È quindi abbastanza naturale che i casi scoperti siano superiori”.

È anche per questo che Franz-Hermann Bruener, un gentiluomo dai tratti affabili e dai modi sempre gentili e rispettosi del prossimo, è rimpianto da chi l’ha veramente conosciuto e sarà ricordato, nella storia della costruzione europea, come un “Grand Monsieur” dell’Europa della legalità. (alessandro butticè per OsservatoreItalia)

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Libia, fallito l’incontro tra Al Serraj e Haftar. Salvini: “Conte bidonato”

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Il premier Giuseppe Conte ha visto a Palazzo Chigi il generale Haftar, mentre salta all’ultimo momento l’incontro con il premier Sarraj, che a Bruxelles ha incontrato il presidente del Pe Sassoli e l’Alto rappresentante Ue Borrell. Al Cairo, l’Italia non firma il documento finale del vertice sulla Libia.

Alla riunione ministeriale del Cairo sulla Libia, l’Italia non ha firmato la dichiarazione conclusiva giudicandola troppo sbilanciata e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha invitato alla moderazione al fine di non spaccare l’Ue. Lo si è appreso a margine della riunione, durante la quale Di Maio “si è battuto per smussare la dura posizione degli altri Paesi nei confronti della Turchia e di Sarraj”. “Il processo di Berlino – ha sintetizzato il titolare della Farnesina – non ci deve vedere sbilanciati da una sola parte”.

I presidenti di Turchia e Russia Recep Tayyip Erdogan e Vladimir Putin lanciano un appello alle parti in conflitto per un cessate il fuoco in Libia a partire da domenica prossima. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu.

“Il premier libico bidona Conte e se ne torna a casa? Pazzesco, Conte è davvero un pericoloso incapace: per una semplice questione di protocollo, prima ancora che di politica, prima si riceve un capo di governo riconosciuto, dopo un generale. Dilettanti allo sbaraglio!”. Lo afferma il leader della Lega Matteo Salvini.

“La situazione in Libia è molto pericolosa”. “Stiamo aspettando la visita del primo ministro libico Al-Sarraj e incontreremo a Bruxelles o a Roma altri leader libici per analizzare con loro la situazione”. Così l’Alto rappresentante dell’Ue, Josep Borrell, a margine della riunione del Collegio dei commissari che ha discusso delle crisi in Libia, Iran e Iraq.

“L’uso delle armi deve essere fermato ora per lasciare spazio al dialogo”. Così la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, a margine della riunione del Collegio dei commissari che ha discusso delle crisi in Iraq, Iran e Libia.

“I recenti sviluppi della situazione in Iran, Iraq e in tutta la regione sono estremamente preoccupanti. Una cosa è chiara: l’attuale situazione mette a rischio gli sforzi del passato e ha anche implicazione per l’importante lavoro della coalizione anti-Daesh”. Così l’Alto rappresentante dell’Ue, Josep Borrell, a margine della riunione del Collegio dei commissari che ha discusso delle crisi in Iran, Iraq e Libia. “Non c’è alcun interesse ad aumentare questa spirale di violenza”.

L’incontro  con i ministri di Francia, Germania, Italia e Regno Unito “è stata una buona opportunità per esprimere un forte sostegno al processo di Berlino e sottolineare le nostre preoccupazioni sulla Libia. Chiediamo uno stop immediato a ulteriori escalation e alle interferenze esterne negli ultimi giorni”. Così l’Alto rappresentante Ue Josep Borrell. “La situazione peggiora di giorno in giorno e la soluzione è solo politica – ha aggiunto -. Si fermino i combattimenti a Tripoli e serve una immediata cessazione delle ostilità”. “Abbiamo chiesto un cessate il fuoco ma anche di fermare l’escalation e le interferenze esterne che sono aumentate negli ultimi giorni ed è ovvio che si fa riferimento alla decisione turca di intervenire in Libia che noi rigettiamo e che fa aumentare le nostre preoccupazione“, ha detto ancora Borrell al termine del minivertice a Bruxelles con i ministri degli Esteri di Italia, Francia, Germania e Regno Unito.

Nel corso della riunione sulla Libia “abbiamo sottolineato la necessità di evitare azioni unilaterali come la firma di accordi che aggravano ulteriormente il conflitto, o azioni che creano un pretesto per interferenze esterne contrarie agli interessi del popolo libico, nonché agli interessi europei”, hanno spiegato in una dichiarazione congiunta dell’Alto rappresentante dell’Unione europea e dei ministri degli affari esteri di Francia, Germania, Italia e Regno Unito.

In Libia devono “cessare tutte le interferenze”, ha detto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio a Bruxelles, prima di volare in Turchia.

Sono “più di 50 mila” le famiglia ora registrate come “sfollate” a causa degli scontri attorno a Tripoli. La cifra, in linea con quella di 146 mila persone diffusa di recente sempre dall’Onu, viene segnala in un tweet dell’Unsmil, la missione di Supporto delle Nazioni Unite per la Libia. Il tweet dà conto di una visita a Tripoli di Yacoub el Hillo, vice rappresentante speciale dell’Onu per la Libia. Il diplomatico sudanese ha incontrato Ahmed Maitig, numero due del Consiglio presidenziale libico guidato dal premier Fayez al-Sarraj e presidente dell’Alto comitato nazionale sugli sfollati.

La Libia precipita sempre più velocemente nel caos e anche se Sirte non appare del tutto sotto il controllo del generale Khalifa Haftar, l’uomo forte della Cirenaica ha fatto annunciare una nuova svolta nel conflitto libico: l’avanzata delle sue milizie verso Misurata, la potenza militare che è al fianco di Fayez al-Sarraj, il premier assediato in un’enclave che va restringendosi attorno a Tripoli. Lunedì il portavoce di Haftar ha dichiarato la presa di Sirte, l’importante città portuale sull’omonimo golfo e patria del defunto dittatore Muammar Gheddafi. Un’azione incruenta che fonti dei governativi e alcuni analisti spiegano come una ritirata strategica dopo che una brigata salafita-madkhalita, la 604, avrebbe cambiato schieramento, passando dalla parte del generale. E nelle ultime ore il suo capo di Stato maggiore, Faraj Mahdawi, ha annunciato l’inizio dell’avanzata verso Misurata, la città 210 km a est di Tripoli detta ‘la Sparta di Libia’ per la forza delle sue milizie.

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