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BULLISMO: L'OSSERVATORE D'ITALIA NE PARLA CON MARY PETRILLO

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Dottoressa Petrillo: "Il bullismo on-line , oggi sembra essere il fenomeno più preoccupante, i computer, gli smartphone, tablet permettono al “bullo” di soggiogare e sottomettere un sempre più al

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di Angelo Barraco
 
Il bullismo è quella forma di coercizione fisica e psicologica attuata ai danni di un’altra persona che viene considerata, dal soggetto che esercita la violenza, un “debole”. E’ un fenomeno molto vasto, che non è catalogabile in una specifica fascia di età e/o contesto sociale. Con l’avvento di internet il fenomeno si è espanso, sono nate altre forme di violenza che hanno spinto giovani a compiere gesti estremi poiché derisi e umiliati attraverso il mezzo web. Noi abbiamo intervista la Dottoressa Mary Petrillo, Psicologa criminologa docente presso master criminologia università Niccolò Cusano, che ci ha gentilmente spiegato in dettaglio il fenomeno del bullismo, la sua espansione e come combatterlo.  
 
 
 
Cos’è il bullismo?
 
Il termine serve per definire e connotare il fenomeno delle prepotenze, delle prevaricazioni psicologiche e fisiche tra pari in un contesto di gruppo e tra le prevaricazioni vanno fatte ulteriori    e opportune distinzione tra dirette ed indirette
 
 
 
Chi sono i soggetti che manifestano coercizione fisica e psicologica nei confronti di altri soggetti?
 
I primi studi sul bullismo furono condotti agli inizi degli anni ’70 ad opera di Heinemann e di Olweus in Svezia, essi definiscono un comportamento ‘bullo’ come persistente, talvolta può durare per settimane, mesi, persino anni ed è difficile difendersi per coloro che ne sono vittime. Alla base della maggior parte dei comportamenti sopraffattori c’è un abuso di potere e un desiderio di intimidire e dominare.  gli “attori”  di tale modalità comportamentale sono i bulli, ossia coloro che mettono in atto le prevaricazioni, le vittime, coloro che subiscono le sopraffazioni e gli spettatori, coloro che non prendono parte attiva durante le violenze, ma vi assistono. All’interno di tali raggruppamenti è possibile individuare alcune sottocategorie: il bullo prevaricatore, bullo gregario  e la vittima che generalmente è passiva/sottomessa, ma che può, invece, anche essere “provocatrice”. Gli “spettatori” questi soggetti  possono con il loro comportamento favorire o frenare il dilagare del fenomeno, la cosiddetta  maggioranza “silenziosa"
 
 
 
Quali sono i malesseri fisici riscontrabili nelle vittime di bullismo? Quali sono i malesseri psicologici che manifesta una vittima di bullismo? Quali sono invece i malesseri sociali manifestati da una vittima di bullismo? Un genitore come può accorgersi che il proprio figlio/a è vittima di bullismo? Quali sono i segnali?
 
Il bullismo produce effetti che si protraggono nel tempo e che comportano dei rischi evolutivi tanto per chi agisce quanto per chi subisce prepotenze. Le  conseguenze per il bullo sono che acquisisce una forte aggressività e bisogno di dominare sugli altri, con conseguente rischio di condotte antisociali e devianti in età adolescenziale e adulta. Le Conseguenze per la vittima sono disturbi di vario genere a livello sia fisico che psicologico, dalla paura di uscire per non fare incontri “pericolosi”, svalutazione della propria identità, Formazione di tratti di personalità insicura e ansiosa e probabili episodi di depressione. Le conseguenze per i bulli, come per le vittime, possono essere a breve termine  e lungo termine. Ad esempio il basso rendimento scolastico. I disturbi della condotta per incapacità di rispettare le regole, le difficoltà relazionali, le ripetute bocciature fino ad arrivare all’ abbandono scolastico.  Comportamenti devianti e antisociali: crimini, furti, atti di vandalismo, abuso di sostanze,  violenza in famiglia e aggressività sul lavoro. Le conseguenze per le vittime a breve termine sono sintomi fisici, soprattutto alla mattina prima di andare a scuola. Sintomi psicologici, problemi di concentrazione e di apprendimento, calo del rendimento scolastico, riluttanza nell’andare a scuola, disinvestimento nelle attività scolastiche e svalutazione della propria identità, scarsa autostima. A lungo termine: psicopatologie, abbandono scolastico, a livello personale: insicurezza, ansia, bassa autostima, problemi nell’adattamento socio-affettivo. A livello sociale: ritiro, solitudine, relazioni povere, che possono portare ad isolamento sociale. Quali sono i consigli  per le famiglie? Trasmettere valori positivi quali fermezza, assolutamente no alla durezza, fissare delle regole e soprattutto la comunicazione è fondamentale, ci vuole autorevolezza e non autorità coi ragazzi. 

 
 
Com’è cambiato il bullismo negli anni?
 
Negli anni il bullismo non è cambiato, piuttosto rispetto a molti anni fa anche nel nostro Paese si è preso coscienza e sicuramente c'è più consapevolezza e sensibilizzazione verso questo problema, un problema che già conoscevamo anche noi in Italia e che chiamavamo nonnismo, ossia una forma di bullismo e prevaricazione che avveniva nelle caserme quando era in vigore il servizio di leva obbligatoria, un fenomeno che si manifestava con l'imposizione di prove dolorose, umiliazioni e vessazioni di ogni genere che il cosiddetto "nonno" (elemento più forte ed anziano nel gruppo) infliggeva al "novellino" ( elemento più giovane e/o debole del gruppo) e purtroppo a volte gli esiti erano anche tragici e si soleva farli passare per incidenti e solo se i familiari della vittima approfondivano l'accaduto, attraverso indagini investigative ed autoptiche, emergeva la verità 

 
 
Come viene contrastato il fenomeno nel nostro paese?
 
Nel nostro Paese nel 2007 è stata emanata la Direttiva Ministeriale n.16 (Min. Pubblica Istruzione) e l'oggetto di tale direttiva sono proprio le "linee di indirizzo generali ed azioni a livello nazionale per la prevenzione e la lotta al bullismo" (dentro e fuori la scuola) , accertati gli episodi di bullismo si possono applicare sanzioni disciplinari di tipo riparativo, ad esempio attività a favore della comunità scolastica e comunque se non si ravvedono in tali episodi eventuali violazioni a livello penale e civile, quindi atti violenti nei confronti delle persone o eventuale danneggiamento di cose, perché in questo caso, invece, si può procedere o alla denuncia  o alla segnalazione alla A.G. E possono farlo anche gli insegnanti stessi o se la vittima è dovuta ricorrere in ospedale anche i professionisti sanitari, avendo l'obbligo di referto, possono denunciare 

 
 
Quanti tipi di bullismo ci sono?
 
Il bullismo può essere diretto ed indiretto e viene messo in atto sia da soggetti maschili che da  soggetti femminili. Il bullismo al maschile mette in atto prevalentemente atti di prepotenza di tipo diretto, con aggressioni per lo più fisiche oltre che verbali, e tali comportamenti sono messi in atto nei confronti sia dei maschi che delle femmine.  Nel bullismo al femminile, invece, si utilizzano, in genere,  modalità indirette: offese, insulti, pettegolezzi, diffamazioni e isolamento della vittima dal gruppo e vengono rivolte prevalentemente verso altre femmine. Il bullismo, quindi, presenta una differenza tra maschi e femmine nella percezione del fenomeno e nell’atteggiamento, però negli ultimi tempi il fenomeno si sta "evolvendo" anche in questo senso, ossia sempre più ragazze attuano comportamenti da bulla anche di tipo aggressivo e fisico.
 
 
 
Che ruolo ha internet in tutto ciò?
 
Il bullismo on-line , oggi sembra essere il fenomeno più preoccupante, i computer, gli smartphone, tablet permettono al “bullo” di soggiogare e sottomettere un sempre più alto numero di vittime, le “chat” come strumento per diffamare e per offendere le proprie vittime. Molti cyber-bulli pubblicano sui  “Forum”  e nei Social Network, la lista dei nomi delle loro vittime, denigrandoli e offendendoli pesantemente, rendono pubblici tutti i loro difetti e le loro debolezze . Chi è il cyber-bullo? Egli agisce per attrarre su di sé tutte le attenzioni possibili, per ricevere cioè dal mondo esterno tutte quelle attenzioni che non ricevono quotidianamente all’interno della loro famiglia o all’interno del loro gruppo di pari. Rimediare al cyber-bullying è possibile farlo ad esempio evitando anche la diffusione on line ed in TV  dei video di bullismo sarebbe certamente un primo passo importante per ostacolare il fenomeno, visto che il bullo si "nutre" di popolarità. Deve essere chiaro al “Cyber-bullo” che nella rete egli non è invisibile e può essere scoperto. Una soluzione potrebbe esserequella di rendere il cyber-bullo empatico, facendogli capire che la “cyber-victim” è una persona nei confronti della quale egli si sta' comportando in maniera non etica e che le sta' facendo provare una forte sofferenza. 
 
 
 
E  la famiglia?
 
Il problema del bullismo è anche educativo e proprio per questo le famiglie hanno molta importanza nell'insegnare ai propri figli a farsi rispettare senza far ricorso alla violenza o al conflitto anzi cercando di essere più empatici, ossia adottando il punto di vista dell'altro, immedesimandosi negli stati d'animo altrui e percependo le emozioni degli altri per ridurre il pregiudizio e la sensazione di sentirsi minacciato dall'altro, specie se diverso. La diversità deve essere vista come un arricchimento ed in questo la scuola e le famiglie dovrebbero lavorare insieme.

 
 
Qual è l’errore che sta alla base del problema?
 
Il bullismo può essere interpretato come un “problema sociale” e vi è necessita’ di recuperare l’attenzione su queste manifestazioni di disagio infantile/adolescenziale in un’ottica di prevenzione e di promozione del benessere personale e sociale come affermato in un convegno del telefono azzurro, già nell’anno 2003. Uno dei luoghi in cui più frequentemente emerge questo tipo di disagio rappresentato dal bullismo è costituito dalle aule scolastiche è necessario porre attenzione a tutto il gruppo classe che potrebbe contribuire più o meno attivamente a “costruire” i ruoli di bullo e di vittima mantenendoli rigidi e invariati nel corso del tempo. Uno degli argomenti che più fa discutere, circa l’emergere del fenomeno del bullismo è la violenza televisiva con relativa, secondo molti studi in ambito psicologico, desensibilizzazione di fronte alle immagini violente, ossia, la banalizzazione della violenza, lo sviluppo di una sensibilità molto flebile di fronte alle violenze subite da una vittima. L’esposizione ripetuta a episodi di violenza, secondo molti studi presenti nella letteratura scientifica riduce la sensibilità dell’individuo alla sofferenza altrui. Gli atti di prevaricazione possono proseguire
all’esterno del contesto scolastico e le azioni bullistiche, però, possono essere perpetrate anche durante il tragitto casa-scuola e viceversa, abbiamo potuto riscontrare dalle cronache che questi atti avvengono, infatti, ma che nei luoghi di aggregazione giovanile ad esempio parchi pubblici.
 
 
 
Come viene aiutata una vittima di bullismo? Come si può contrastare il fenomeno?
 
La prevenzione del bullismo, come emerge dagli studi sul fenomeno, è il potenziamento e promozione, ad esempio, delle conoscenze, competenze e abilità personali dei ragazzi, quindi coltivando la loro autostima; promozione di life skills, ovvero di capacità adattive e positive. E’ importante, inoltre,  promuovere la partecipazione e la mediazione culturale, i modelli di intervento più utili sono, poi, quelli  che coinvolgano bulli e vittime, genitori, gruppo di pari, scuola e le diverse agenzie educative presenti sul territorio anche le attività di sostegno psicologico, la mediazione dei conflitti, l’alfabetizzazione socio-affettiva, e più squisitamente di natura psicologica è utile, per bulli e vittime è un training terapeutico cognitivo-comportamentale.

Esteri

Inghilterra, 12 morti a causa variante indiana nonostante doppia dose del vaccino

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42 sono le persone morte in Inghilterra, fino ad oggi, a causa della variante Delta del Covid-19 meglio nota come variante indiana. Di queste persone 12 avevano ricevuto la doppia dose di vaccino da almeno 14 giorni. Quanto agli altri, 23 non erano vaccinati e sette avevano ricevuto la prima dose da almeno 21 giorni.

I dati sono pubblicati da Public Health England (Phe) citati dal Guardian, che conferma anche che il 90% dei nuovi casi in Inghilterra sia dovuto alla mutazione Delta, che mostra un tasso di diffusione più elevato del 60% in ambito familiare rispetto alla variante Alfa. 

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Ambiente

Anbi: non si può parlare di transizione ecologica e autorizzare le trivellazioni in alto adriatico

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“Riproporre le trivellazioni in Alto Adriatico non è rispettoso del tributo già pagato da quelle popolazioni – afferma Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi  per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI).  E’ ingiusto che territori di Veneto ed Emilia Romagna, fra l’altro importanti asset turistici, rischino di essere penalizzati dalle conseguenze di  scelte governative localmente non condivise.”

 “I territori delle province di Rovigo, Ferrara e del comune di Ravennaricorda Giancarlo Mantovani, Direttore dei Consorzi di bonifica polesani –   sono stati interessati dallo sfruttamento di giacimenti metaniferi dal 1938 al 1964; l’emungimento di acque metanifere innescò un’accelerazione, nell’abbassamento del suolo, decine di volte superiore ai livelli normali: agli inizi degli anni ‘60 raggiunse punte di 2 metri ed oltre, con una velocità stimabile fino a 25 centimetri all’anno; misure successive hanno dimostrato che l’abbassamento del territorio ha avuto punte massime di oltre 3 metri dal 1950 al 1980. Rilievi effettuati dall’Università di Padova hanno evidenziato un ulteriore abbassamento di 50 centimetri nel periodo 1983-2008 nelle zone interne del Delta del Po.”

L’ “affondamento” del Polesine e del Delta Padano ha causato un grave dissesto territoriale, nonchè ripercussioni sull’economia e la vita sociale dell’area; il sistema di bonifica, indispensabile per mantenere l’equilibrio idrogeologico locale, è attualmente costituito da oltre 500 impianti idrovori e l’aggravio sui bilanci degli enti consorziali per la sola energia elettrica è di circa 20 milioni di euro.

La conseguenza dell’alterazione dell’equilibrio idraulico fu  infatti lo sconvolgimento del sistema di bonifica. Tutti i corsi d’acqua si trovarono in uno stato di piena apparente, perché gli alvei e le sommità arginali si erano abbassate, aumentando la pressione idraulica sulle sponde ed esponendo il territorio a frequenti esondazioni. Gli impianti idrovori cominciarono a funzionare per un numero di ore di gran lunga superiore a quello precedente (addirittura il triplo od il quadruplo), con maggior consumo di energia e conseguente aumento delle spese di esercizio a carico dei Consorzi di bonifica.

Si rese inoltre indispensabile il riordino di tutta la rete scolante così come degli argini a mare.

“Per questo, alle popolazioni di questi territori servono segnali concreti nel segno della sostenibilità, non il riproporsi di paure per situazioni, che continuano a pagare – conclude Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI –  Che senso ha parlare di transizione ecologica ed autorizzare la ripresa delle trivellazioni nell’Alto Adriatico?”

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In evidenza

Ddl Zan e legge Mancino, cosa cambia? GayLib e Movimento Nazionale a confronto

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Ddl Zan al centro dell’approfondimento giornalistico ad Officina Stampa di ieri dove la conduttrice giornalista Chiara Rai insieme al giornalista Daniele Priori Segretario Nazionale di GayLib e al portavoce del Movimento Nazionale Giustino D’Uva hanno approfondito quelli che sono i vari aspetti di questa proposta di legge anche confrontandoli con la così detta legge Mancino che al momento è l’unica realtà italiana che punisce i reati d’odio e discriminazione.

Officina Stampa del 10/06/2021

Omotransfobia ma non solo. Il disegno di legge presentato dal deputato del PD Alessandro Zan mira a proteggere omosessuali ma anche donne e disabili dai cosiddetti reati d’odio cioè gli atti violenti discriminatori nei loro confronti o anche solo l’istigazione a commetterli.

I suoi 10 articoli vogliono estendere le norme che già puniscono le discriminazioni o le violenze a sfondo razziale, etnico o religioso anche a quelle basate su sesso, genere, orientamento sessuale, identità di genere o disabilità colpendo anche chi organizzi o partecipi ad associazioni che per gli stessi motivi istighino alla discriminazione alla violenza

Il DDL Zan consentirebbe anche l’apertura di centri anti discriminazione case rifugio per le vittime di odio omofobo e l’istituzione della giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia con l’obiettivo di promuovere la cultura del rispetto e dell’inclusione nonché di contrastare i pregiudizi, le discriminazioni e le violenze motivati dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere.

Una legge attesa da 25 anni visto che la prima proposta presentata da Nichi Vendola risale al 1996, ma nonostante la lunga attesa sono ancora tante le riserve che accompagnano il cammino del ddl Zan cui vengono rimproverate prima di tutto alcune ambiguità interpretative a cominciare dalle identità di genere definita come l’identificazione percepita manifestata di sé in relazione al genere anche se non corrispondente al sesso indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione.

La legge dell’82 che tutela la persona transessuale non dice che basta l’autopercezione per essere riconosciuto di un genere diverso dal sesso di nascita. Il DDL Zan cancellerebbe invece il dualismo uomo donna a vantaggio di un’autopercezione individuale per la quale non viene richiesta alcuna forma di stabilità.

Il disegno di legge contro l’odio e la discriminazione per alcuni sarebbe invece intollerante verso chi sostiene che la differenza uomo donna esiste e rischierebbe di violare il suo diritto alla libera manifestazione del pensiero per questo nel passaggio alla camera è stata inserita la clausola salva idee per la quale sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte. 

Le modifiche agli articoli del Codice Penale

Il disegno di legge Zan nella prima parte del testo modifica gli articoli del Codice Penale introdotti dalla legge reale del 1975 e successivamente modificati dalla legge 205 del 25 giugno 1993 nota come legge Mancino che ad oggi rappresenta il principale strumento legislativo che l’ordinamento italiano offre per la repressione dei crimini d’odio e dell’incitamento all’odio.

Si tratta degli articoli 604 bis e 604 ter che prevedono il carcere per chi propaganda o istiga la discriminazione alla violenza per motivi razziali etnici nazionali o religiosi. Con il disegno di legge proposto dal deputato del PD Alessandro Zan a questi si aggiungerebbero il sesso, il genere, l’orientamento sessuale, l’identità di genere e la disabilità.

In concreto chi discrimina o usa violenza contro una persona per una di queste ragioni incorrerebbe in un reato d’odio e non più soltanto in una aggravante per futili motivi.

La seconda parte del testo introduce il 17 maggio di ogni anno la giornata nazionale contro omofobia e lesbofobia, bifobia e transfobia, estende la condizione di particolare vulnerabilità definita dall’articolo 90 quater del codice di procedura civile alle persone discriminate per il loro sesso genere orientamento sessuale e identità di genere e colma una mancanza Quella sui dati relativi alle discriminazioni e le violenze lo fa prevedendo che l’Istat realizzi un monitoraggio statistico con cadenza triennale

L’articolo 4 del provvedimento, infine, vuole tutelare la libertà di espressione stabilendo la non punibilità delle opinioni che non determinano un concreto pericolo di atti discriminatori o violenti. 

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