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BULLISMO: L'OSSERVATORE D'ITALIA NE PARLA CON MARY PETRILLO

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Reading Time: 6 minutes Dottoressa Petrillo: "Il bullismo on-line , oggi sembra essere il fenomeno più preoccupante, i computer, gli smartphone, tablet permettono al “bullo” di soggiogare e sottomettere un sempre più al

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di Angelo Barraco
 
Il bullismo è quella forma di coercizione fisica e psicologica attuata ai danni di un’altra persona che viene considerata, dal soggetto che esercita la violenza, un “debole”. E’ un fenomeno molto vasto, che non è catalogabile in una specifica fascia di età e/o contesto sociale. Con l’avvento di internet il fenomeno si è espanso, sono nate altre forme di violenza che hanno spinto giovani a compiere gesti estremi poiché derisi e umiliati attraverso il mezzo web. Noi abbiamo intervista la Dottoressa Mary Petrillo, Psicologa criminologa docente presso master criminologia università Niccolò Cusano, che ci ha gentilmente spiegato in dettaglio il fenomeno del bullismo, la sua espansione e come combatterlo.  
 
 
 
Cos’è il bullismo?
 
Il termine serve per definire e connotare il fenomeno delle prepotenze, delle prevaricazioni psicologiche e fisiche tra pari in un contesto di gruppo e tra le prevaricazioni vanno fatte ulteriori    e opportune distinzione tra dirette ed indirette
 
 
 
Chi sono i soggetti che manifestano coercizione fisica e psicologica nei confronti di altri soggetti?
 
I primi studi sul bullismo furono condotti agli inizi degli anni ’70 ad opera di Heinemann e di Olweus in Svezia, essi definiscono un comportamento ‘bullo’ come persistente, talvolta può durare per settimane, mesi, persino anni ed è difficile difendersi per coloro che ne sono vittime. Alla base della maggior parte dei comportamenti sopraffattori c’è un abuso di potere e un desiderio di intimidire e dominare.  gli “attori”  di tale modalità comportamentale sono i bulli, ossia coloro che mettono in atto le prevaricazioni, le vittime, coloro che subiscono le sopraffazioni e gli spettatori, coloro che non prendono parte attiva durante le violenze, ma vi assistono. All’interno di tali raggruppamenti è possibile individuare alcune sottocategorie: il bullo prevaricatore, bullo gregario  e la vittima che generalmente è passiva/sottomessa, ma che può, invece, anche essere “provocatrice”. Gli “spettatori” questi soggetti  possono con il loro comportamento favorire o frenare il dilagare del fenomeno, la cosiddetta  maggioranza “silenziosa"
 
 
 
Quali sono i malesseri fisici riscontrabili nelle vittime di bullismo? Quali sono i malesseri psicologici che manifesta una vittima di bullismo? Quali sono invece i malesseri sociali manifestati da una vittima di bullismo? Un genitore come può accorgersi che il proprio figlio/a è vittima di bullismo? Quali sono i segnali?
 
Il bullismo produce effetti che si protraggono nel tempo e che comportano dei rischi evolutivi tanto per chi agisce quanto per chi subisce prepotenze. Le  conseguenze per il bullo sono che acquisisce una forte aggressività e bisogno di dominare sugli altri, con conseguente rischio di condotte antisociali e devianti in età adolescenziale e adulta. Le Conseguenze per la vittima sono disturbi di vario genere a livello sia fisico che psicologico, dalla paura di uscire per non fare incontri “pericolosi”, svalutazione della propria identità, Formazione di tratti di personalità insicura e ansiosa e probabili episodi di depressione. Le conseguenze per i bulli, come per le vittime, possono essere a breve termine  e lungo termine. Ad esempio il basso rendimento scolastico. I disturbi della condotta per incapacità di rispettare le regole, le difficoltà relazionali, le ripetute bocciature fino ad arrivare all’ abbandono scolastico.  Comportamenti devianti e antisociali: crimini, furti, atti di vandalismo, abuso di sostanze,  violenza in famiglia e aggressività sul lavoro. Le conseguenze per le vittime a breve termine sono sintomi fisici, soprattutto alla mattina prima di andare a scuola. Sintomi psicologici, problemi di concentrazione e di apprendimento, calo del rendimento scolastico, riluttanza nell’andare a scuola, disinvestimento nelle attività scolastiche e svalutazione della propria identità, scarsa autostima. A lungo termine: psicopatologie, abbandono scolastico, a livello personale: insicurezza, ansia, bassa autostima, problemi nell’adattamento socio-affettivo. A livello sociale: ritiro, solitudine, relazioni povere, che possono portare ad isolamento sociale. Quali sono i consigli  per le famiglie? Trasmettere valori positivi quali fermezza, assolutamente no alla durezza, fissare delle regole e soprattutto la comunicazione è fondamentale, ci vuole autorevolezza e non autorità coi ragazzi. 

 
 
Com’è cambiato il bullismo negli anni?
 
Negli anni il bullismo non è cambiato, piuttosto rispetto a molti anni fa anche nel nostro Paese si è preso coscienza e sicuramente c'è più consapevolezza e sensibilizzazione verso questo problema, un problema che già conoscevamo anche noi in Italia e che chiamavamo nonnismo, ossia una forma di bullismo e prevaricazione che avveniva nelle caserme quando era in vigore il servizio di leva obbligatoria, un fenomeno che si manifestava con l'imposizione di prove dolorose, umiliazioni e vessazioni di ogni genere che il cosiddetto "nonno" (elemento più forte ed anziano nel gruppo) infliggeva al "novellino" ( elemento più giovane e/o debole del gruppo) e purtroppo a volte gli esiti erano anche tragici e si soleva farli passare per incidenti e solo se i familiari della vittima approfondivano l'accaduto, attraverso indagini investigative ed autoptiche, emergeva la verità 

 
 
Come viene contrastato il fenomeno nel nostro paese?
 
Nel nostro Paese nel 2007 è stata emanata la Direttiva Ministeriale n.16 (Min. Pubblica Istruzione) e l'oggetto di tale direttiva sono proprio le "linee di indirizzo generali ed azioni a livello nazionale per la prevenzione e la lotta al bullismo" (dentro e fuori la scuola) , accertati gli episodi di bullismo si possono applicare sanzioni disciplinari di tipo riparativo, ad esempio attività a favore della comunità scolastica e comunque se non si ravvedono in tali episodi eventuali violazioni a livello penale e civile, quindi atti violenti nei confronti delle persone o eventuale danneggiamento di cose, perché in questo caso, invece, si può procedere o alla denuncia  o alla segnalazione alla A.G. E possono farlo anche gli insegnanti stessi o se la vittima è dovuta ricorrere in ospedale anche i professionisti sanitari, avendo l'obbligo di referto, possono denunciare 

 
 
Quanti tipi di bullismo ci sono?
 
Il bullismo può essere diretto ed indiretto e viene messo in atto sia da soggetti maschili che da  soggetti femminili. Il bullismo al maschile mette in atto prevalentemente atti di prepotenza di tipo diretto, con aggressioni per lo più fisiche oltre che verbali, e tali comportamenti sono messi in atto nei confronti sia dei maschi che delle femmine.  Nel bullismo al femminile, invece, si utilizzano, in genere,  modalità indirette: offese, insulti, pettegolezzi, diffamazioni e isolamento della vittima dal gruppo e vengono rivolte prevalentemente verso altre femmine. Il bullismo, quindi, presenta una differenza tra maschi e femmine nella percezione del fenomeno e nell’atteggiamento, però negli ultimi tempi il fenomeno si sta "evolvendo" anche in questo senso, ossia sempre più ragazze attuano comportamenti da bulla anche di tipo aggressivo e fisico.
 
 
 
Che ruolo ha internet in tutto ciò?
 
Il bullismo on-line , oggi sembra essere il fenomeno più preoccupante, i computer, gli smartphone, tablet permettono al “bullo” di soggiogare e sottomettere un sempre più alto numero di vittime, le “chat” come strumento per diffamare e per offendere le proprie vittime. Molti cyber-bulli pubblicano sui  “Forum”  e nei Social Network, la lista dei nomi delle loro vittime, denigrandoli e offendendoli pesantemente, rendono pubblici tutti i loro difetti e le loro debolezze . Chi è il cyber-bullo? Egli agisce per attrarre su di sé tutte le attenzioni possibili, per ricevere cioè dal mondo esterno tutte quelle attenzioni che non ricevono quotidianamente all’interno della loro famiglia o all’interno del loro gruppo di pari. Rimediare al cyber-bullying è possibile farlo ad esempio evitando anche la diffusione on line ed in TV  dei video di bullismo sarebbe certamente un primo passo importante per ostacolare il fenomeno, visto che il bullo si "nutre" di popolarità. Deve essere chiaro al “Cyber-bullo” che nella rete egli non è invisibile e può essere scoperto. Una soluzione potrebbe esserequella di rendere il cyber-bullo empatico, facendogli capire che la “cyber-victim” è una persona nei confronti della quale egli si sta' comportando in maniera non etica e che le sta' facendo provare una forte sofferenza. 
 
 
 
E  la famiglia?
 
Il problema del bullismo è anche educativo e proprio per questo le famiglie hanno molta importanza nell'insegnare ai propri figli a farsi rispettare senza far ricorso alla violenza o al conflitto anzi cercando di essere più empatici, ossia adottando il punto di vista dell'altro, immedesimandosi negli stati d'animo altrui e percependo le emozioni degli altri per ridurre il pregiudizio e la sensazione di sentirsi minacciato dall'altro, specie se diverso. La diversità deve essere vista come un arricchimento ed in questo la scuola e le famiglie dovrebbero lavorare insieme.

 
 
Qual è l’errore che sta alla base del problema?
 
Il bullismo può essere interpretato come un “problema sociale” e vi è necessita’ di recuperare l’attenzione su queste manifestazioni di disagio infantile/adolescenziale in un’ottica di prevenzione e di promozione del benessere personale e sociale come affermato in un convegno del telefono azzurro, già nell’anno 2003. Uno dei luoghi in cui più frequentemente emerge questo tipo di disagio rappresentato dal bullismo è costituito dalle aule scolastiche è necessario porre attenzione a tutto il gruppo classe che potrebbe contribuire più o meno attivamente a “costruire” i ruoli di bullo e di vittima mantenendoli rigidi e invariati nel corso del tempo. Uno degli argomenti che più fa discutere, circa l’emergere del fenomeno del bullismo è la violenza televisiva con relativa, secondo molti studi in ambito psicologico, desensibilizzazione di fronte alle immagini violente, ossia, la banalizzazione della violenza, lo sviluppo di una sensibilità molto flebile di fronte alle violenze subite da una vittima. L’esposizione ripetuta a episodi di violenza, secondo molti studi presenti nella letteratura scientifica riduce la sensibilità dell’individuo alla sofferenza altrui. Gli atti di prevaricazione possono proseguire
all’esterno del contesto scolastico e le azioni bullistiche, però, possono essere perpetrate anche durante il tragitto casa-scuola e viceversa, abbiamo potuto riscontrare dalle cronache che questi atti avvengono, infatti, ma che nei luoghi di aggregazione giovanile ad esempio parchi pubblici.
 
 
 
Come viene aiutata una vittima di bullismo? Come si può contrastare il fenomeno?
 
La prevenzione del bullismo, come emerge dagli studi sul fenomeno, è il potenziamento e promozione, ad esempio, delle conoscenze, competenze e abilità personali dei ragazzi, quindi coltivando la loro autostima; promozione di life skills, ovvero di capacità adattive e positive. E’ importante, inoltre,  promuovere la partecipazione e la mediazione culturale, i modelli di intervento più utili sono, poi, quelli  che coinvolgano bulli e vittime, genitori, gruppo di pari, scuola e le diverse agenzie educative presenti sul territorio anche le attività di sostegno psicologico, la mediazione dei conflitti, l’alfabetizzazione socio-affettiva, e più squisitamente di natura psicologica è utile, per bulli e vittime è un training terapeutico cognitivo-comportamentale.

Ambiente

Viterbo, resoconto del convegno “Il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi e la Tuscia: una scelta impossibile”

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VITERBO – Una sede istituzionale, la sala consiliare della Provincia di Viterbo, e tanti partecipanti tra amministratori, associazioni ed enti: la Tuscia si unisce per dimostrare che il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi è una scelta impossibile.

“Co-invitata di pietra” la Sogin, a cui sarà giunto un forte messaggio dal territorio, che sarà ribadito dal seminario nazionale del 9 novembre, dedicato alle controdeduzioni ufficiali, l’unica tappa in cui è possibile opporsi come privati ed associazioni. 

E’ la politica a dover dare le parole più ferme, e inizia il presidente Nocchi, padrone di casa: “Siamo tutti uniti per la tutela della nostra casa comune, il nostro territorio, che va tutelato”, seguito dai rappresentanti regionali, come l’assessore Lombardi, che parla anche a nome del collega Valeriani: “Ci siamo opposti sin da subito, noi ci siamo per dire che il Lazio non è un’area idonea”, e ancora il consigliere Panunzi: “Sono molto soddisfatto della risposta del territorio, unito per opporsi a questa possibile scelta”. Dal Parlamento, l’onorevole Rotelli: “Stiamo lavorando per dare la massima immagine alla Tuscia dal punto di vista turistico, e spesso il Mibact ha combattuto con noi contro il fotovoltaico Mi chiedo come lo Stato che si è opposto prima sia lo stesso Stato che propone un deposito della durata di centinaia di anni”, e il senatore Fusco: “Non è pensabile che tutto si debba concentrare in questo territorio. La Tuscia non ha bisogno di rifiuti, né tossici né normali, Abbiamo già dato”.

L’incontro, a cui purtroppo è mancata la presenza del sottosegretario al Ministero alle politiche agricole, sen. Francesco Battistoni, nonostante la precedente conferma, ha dimostrato che sono necessarie misure serie e concrete, altrimenti comincerà una vera battaglia, che potrebbe portare alla richiesta di ridisegnare interamente la Cnapi (Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee) anziché commentarla.

Tante le voci di allarme, coordinate dal professor Angelo Di Giorgio (Comitato Montalto Futura) che avviando i lavori ha precisato: “La nostra posizione è chiara ed è di opposizione, non è pregiudiziale, viene da uno studio di tecnici di grande valore, che si sono confrontati e hanno fornito tutte le nozioni che hanno corroborato quanto pensavamo, ma con radici tecniche e scientifiche. Faremo presente al seminario nazionale le nostre motivazioni, e saremo accusatori della Sogin, che purtroppo sarà anche giudice di stesso. Per questo siamo qui, per combattere l’arroganza”.

Una ferma opposizione confermata dall’avv. Francesco Rosi (Comitato Maremma Viva), che facendo un excursus giuridico ha descritto tutte le falle che hanno portato all’unificazione dei rifiuti di bassa, media, ed alta intensità, portando le ultime due, inizialmente destinate ad un deposito geologico, ad essere stoccate in uno di superficie, con tutti i rischi del caso, senza sapere nulla del destino dei sistemi di protezione e di possibili deterioramento. Dal punto di vista legale anche per l’avvocato Xavier Santiapichi manca completamente nel processo decisionale la Vas, Valutazione ambientale strategica mentre Daniele Maras, funzionario archeologo della Soprintendenza ha ricordato le tutele previste dal Piano Territoriale Paesaggistico Regionale e il Codice dei beni culturali, sottolineando uno studio in corso che, se dovesse presentare criticità, diventerebbe la base per un fermo no da parte del Mibact.
Tanti gli argomenti sollevanti, come la salute, fulcro di un secondo intervento del professor Di Giorgio, che ricorda gli unici tumori per cui la provincia di Viterbo è sopra la media nazionale, e i rischi per due tipi di contaminazioni, una per eventi acuti, come terremoti, inondazioni, attentati e incidenti, l’altra per dispersione cronica, legata a deterioramento delle strutture e i trasporti.

Il terremoto del 1971 che colpì Tuscania, 5.0 scala Ricther, diventa una discriminante per tutto il territorio etrusco, come per l’area interna, ‘Alta Tuscia antica città di Castro’, sostenuta dall’avvocato Angelo Annibali, dove insieme alla Regione sta nascendo una Via dei sentieri e dei briganti e un Geoparco degli Etruschi, tanto da chiedersi: “Non si comprende perché da un lato abbiamo lo Stato che finanzia, dall’altro lo stesso Stato pensa di mettere un deposito nucleare”. Sempre dal territorio è giunta la voce di Famiano Crucianelli (Biodistretto della Via Amerina e delle Forre) che sottolinea la pericolosità di un deposito “provvisorio”, non solo per l’eternità che il termine è solita assumere in Italia, ma anche per la pericolosità nel breve termine: “In caso di incidente, qualsiasi influenza sulle falde acquifere porterebbe l’inquinamento radioattivo direttamente a Roma”.

Un’analisi specifica sul mondo agricolo, specie under 35 è stata proposta da Giorgio Grani (Giovani Confagricoltura), pronto a lottare per difendere un settore in crescita, con percentuali di biologico altissime e decine di prodotti Dop e Igp, tra cui olio e nocciola romana, supportato da Remo Parenti (Confagricoltura Viterbo e Rieti), che ha ricordato: “La Tuscia è sempre stata tagliata fuori da scelte di crescita, recuperate da tanto sacrificio e investimenti per avere un’agricoltura sempre migliore, che produce qualità. Sogin ha eliminato interamente l’aspetto umano, parlando di criteri oggettivi, ma solo a Tuscania è presente una faglia non rassicurante, e non si capisce come non se ne sia tenuto conto. E’ assurdo non aver considerato fattori socio-antropologici, la scienza deve tenere conto del fattore umano, deve essere al suo servizio”. Agricultura che viaggia insieme al turismo, merito di una terra incontaminata, come spiega Luca Balletti (Federalberghi), precisando la fatica fatta per rialzarsi dopo le chiususe, uno sforzo che potrebbe rivelarsi vano con una decisione che di fatto sarebbe la condanna della Tuscia.

Tra gli amministratori la voce di Sgarbi (sindaco Sutri), pronto a condannare una scelta completamente senza senso; Marco Rossi (Gallese) che, pur riconoscendo la mancanza del fattore antropico, chiede di fare attenzione sulla procedura, in questo momento legata ad una visione per aree vaste; Fabio Menicacci (Soriano nel Cimino) che ricorda la vicinanza con la Faggeta vetusta, patrimonio Unesco, il Tevere e le coltivazioni di noccioleti e sollecita la Provincia a stilare un documento che sottolinei quanto sia sciocco fare un deposito del genere in aree culturali e turistiche, di cui molte protette. segnando la morte del territorio; Ridolfo Ridolfi (Corchiano) che torna alla politica: “Chiedo a Regione e Provincia di presentare osservazioni autorevoli, che seguano l’esempio di altri territori”, poi appoggiato da Mauro Pacifici (pres. Coldiretti Viterbo): “È la politica che deve intervenire, va portata avanti l’attenzione sul sito di scorie, ma soprattutto sollecitare le nostre autorità politiche a diventare ancora più forti, lasciando a parte la poetica e chiedendo di prendere concretezza” e da Raimondo Chiricozzi (Ass. Aics e Confesercenti): “La politica a dire no con atti concreti, specie la Regione Lazio che deve impegnarsi maggiormente”.


Di Giorgio conclude raccogliendo le proposte: “Torniamo con i piedi per terra, questo incontro serviva per informare. Ho letto le relazioni delle altre regioni, Piemonte, Sardegna, Puglia e rispetto a quelle del Lazio il paragone è impietoso, i comitati hanno sottolineato che le osservazioni della nostra Regione sono terribilmente deboli. Siamo soli, ci stiamo aiutando da soli, al momento la politica ha detto ‘siamo contrari’ e dove sono i fatti? Non ci resta che partecipare alla conferenza nazionale per dare le nostre motivazioni, rispettando i parametri previsti per legge e che la stessa Sogin indica. Sono certo che non avremo soddisfazione, la Sogin procederà per la sua strada e non ci resterà che quella giudiziaria. Attendo le azioni pratiche della politica, sia a livello regionale che governativo, che devono rimarcare gli errori fatti”.

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Ambiente

Lazio, Consorzio di Bonifica Litorale Nord: superato il 70% del programma dei lavori di manutenzione ordinaria dei fossi, canali e corsi d’acqua

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Sacchetti: “La scelta dell’amministrazione diretta ha garantito un risparmio economico non indifferente per le casse consortili”

Continuano i lavori in amministrazione diretta del Consorzio di Bonifica Litorale Nord che, con oltre 30 mezzi escavatori e altrettanti operai, porta avanti il completamento dei lavori sui tre ex comprensori di Pratica di Mare, Tevere Agro Romano e Maremma Etrusca.

È stato superato il 70% del programma dei lavori di manutenzione ordinaria dei fossi, canali e corsi d’acqua

Si sta rispettando pienamente il crono programma. “Gli importanti risultati che stiamo ottenendo, grazie ai lavori in amministrazione diretta – ha dichiarato il Presidente del Consorzio Litorale Nord, Niccolò Sacchetti – sono la conferma che è possibile e doveroso intraprendere strade alternative a quelle utilizzate in passato. La scelta dell’amministrazione diretta ha garantito un risparmio economico non indifferente per le casse consortili, permettendo al tempo stesso di impiegare nuova forza lavoro, punto da sottolineare in un periodo storico di forte incertezza lavorativa”.

In questa prima settimana di ottobre inizieranno i lavori sui fossi Sanguinara e Vaccina siti in Ladispoli a completamento del Servizio Pubblico di Manutenzione Tirreno (S.P.M., art. 35 legge regionale 53/98); sempre ad inizio ottobre inizieranno i lavori del fosso Turbino, tra Furbara e Cervara, a completamento del programma di manutenzione “Posso confermare quanto dichiarato ad agosto grazie allo stato attuale dei lavori vicino al completamento: la scelta dei lavori in amministrazione diretta era l’unica possibile per il futuro del consorzio – Ha aggiunto il Direttore Generale del Consorzio Litorale Nord, Andrea Renna – effettuare con le sole nostre risorse l’intero programma dei lavori di manutenzione ordinaria e finanziata, deve rappresentare un obiettivo da perseguire dando valore ai servizi che garantiamo grazie ai nostri operai che ringrazio per quanto realizzato sino ad ora e per quanto sono certo faranno in futuro. Un cambio di passo e di approccio e mentalità che rappresenta un punto di partenza e non certo di arrivo per le nostre attività”.

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Premio Culturale Internazionale Cartagine a Chiara Rai, giornalista impegnata nel sociale

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Premio Cartagine conferito a Chiara Rai, giornalista professionista che da oltre 15 anni sostiene temi ambientali e d’inchiesta per un bisogno di servizio alla collettività.
Il Premio Cartagine è stato assegnato a Chiara Rai con la seguente motivazione:

In virtù dei meriti acquisiti nello svolgere la sua attività giornalistica dando costante ascolto alle persone e attenzione ai lettori rispettando i criteri deontologici della professione. È alto il senso delle istituzioni e il rispetto della ricerca della verità sostanziale dei fatti nella stesura delle varie inchieste giornalistiche che hanno anche operato benefici per la collettività. Si spende continuamente per contrastare la violenza di genere con particolare riguardo alla violenza contro le donne. Da anni ormai scrive a favore della tutela dell’ambiente e della promozione del territorio italiano, profondendo un grandissimo e preziosissimo impegno nel processo di rafforzamento della democrazia, della cultura, della liberta, della sicurezza e della pace tra i popoli”.

Chiara Rai è giornalista professionista, iscritta all’ordine dei giornalisti dal 2010, dopo aver collaborato con diverse testate locali della provincia di Roma, ha scritto per la Cronaca di Roma de Il Tempo dal 2007 al 2016. Dal 2016 è giornalista del quotidiano IL MESSAGGERO per la cronaca di Roma e area Metropolitana. Da gennaio 2012 è Direttore Responsabile del quotidiano indipendente d’informazione L’OSSERVATORE D’ITALIA. Dal 2017 conduce la trasmissione di approfondimento giornalistico sulla web tv OFFICINA STAMPA.
Premiato anche Paolo Crisafi (Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica, Presidente Remind Filiera Immobiliare & di NewsRemind, oltre ad essere Presidente dell’Osservatorio per la Cura della Casa Comune) ha ricevuto la notifica dall’ Accademia Culturale Internazionale del “Premio Internazionale Cartagine 2.0 – 2021 per l’Imprenditoria e l’Economia Sostenibile”.


Il Premio Cartagine ha visto tra i premiati nelle edizioni precedenti altri nomi eccellenti tra i quali Corrado Calabrò, Giulio Andreotti, Gianni Letta, Bruno Vespa e ad altri uomini di alto profilo politico, imprenditoriale e istituzionale.

Il Premio Culturale Internazionale Cartagine, rappresenta un prestigioso riconoscimento destinato a coloro che hanno contribuito, in Italia ed all’Estero, allo sviluppo ed alla diffusione della cultura e del sapere nei diversi settori, nell’interesse supremo dell’elevazione e della promozione del progresso dei popoli, della ricerca della verità, della libertà, della giustizia e della pace e, quindi, della fratellanza universale.

Esso idealmente rappresenta un “Ponte di Cultura” tra i popoli che si affacciano
sul “Mediterraneo”, che, vorremmo evidenziare, rappresentava, all’epoca della
civiltà Cartaginese e Romana, il solo “mondo noto e conosciuto”.

La particolarità, di ricevere il Premio Cartagine equivale ad essere insigniti del titolo di personaggi “Noti nel Mondo del Mediterraneo”, personaggi meritevoli di essere conosciuti a livello “universale”, non solo per i meriti professionali o artistici acquisiti, ma anche per l’attività svolta a sostegno della cultura della pace e della solidarietà.

Peculiarità unica ed originale del “Premio Culturale Cartagine” è riconoscere quali personaggi illustri, non solo coloro che hanno già alle spalle un background importante e ben noto alla collettività ma soprattutto quelle personalità ancora poco note che lavorano, seppur non ancora alla ribalta, per costruire un percorso virtuoso e determinante in vari settori: dall’impegno sociale alla ricerca medica, dalla divulgazione della cultura all’imprenditoria di qualità, dalla difesa dei diritti umani alla politica etica e solidale.

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