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Economia e Finanza

BUON FERRAGOSTO ITALIA. L’EUROPA VERSO IL SUICIDIO, IMPOSSIBILE PENSARE AD UNA SVISTA

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L’embargo imposto dall’UE e USA alla Russia si sta rivelando un vero suicidio per l’economia europea.

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La guerra fredda innescata con le sanzioni economiche alla Russia sembrano tornare come un boomerang contro la stessa UE. E’ stato stimato che ci saranno perdite di 12 mila milioni di euro per il blocco dell’esportazione dei beni alimentari. La Russia invece di fallire, cresce e ha già trovato altre nazioni che provvederanno ai contratti commerciali….tutto un disegno per svendere l’UE agli americani? Le aziende, quelle che ancora tenevano alla crisi economica,  falliranno, chi pagherà i danni? Draghi, Renzi o Obama/Merkel? L’Europa è morta!

di Cinzia Marchegiani

Il sogno europeo è in frantumi, l’Europa è morta! L’embargo imposto dall’UE e USA alla Russia si sta rivelando un vero suicidio per l’economia europea. Già si stavano fregando le mani gli strateghi europei e d’oltreoceano, …"con le sanzioni  faremo fallire la Russia, attaccando la sua economia"

A Strasburgo è stato fatto un vero passo falso assecondando le mire americane, che dati alla mano sembra tramare prima di tutto contro l’Europa stessa. Così senza pensare alle conseguenze (possibile?) le sanzioni economiche contro la Russia hanno imposto il divieto di importare generi alimentari da parte dell’UE, Norvegia, Stati Uniti, Canada e Australia verso la federazione russa. Ma come un boomerang l’embargo, che ha prodotto l’interruzione dei primi beni alimentari, dalla frutta, alla carne, formaggi pesce e verdura, ha innescato una reazione a catena disastrosa, che ora (solo ora?) vede la perdita degli scambi quantificata intorno ai 12 mila milioni di euro in merito al volume di esportazione agricole dell’UE nei lidi russi. 

L’obiettivo di far crollare l’economia russa è stato solo un piano ipotetico, visto che gli indici economici della Russia hanno escamotage salvavita lontani all’implosione economica. L’analista Mark Adomanis Forbes -si legge- ritiene che non solo non ha trascinato nel baratro l’avversario dell’est, ma la sua economia è in crescita, al contrario di quello che sta accadendo alla zona euro. 

Gli indici europei fotografano un’economia vuota, senza prospettive. Con grande sorpresa degli analisti, ora anche la Germania nel secondo trimestre ha registrato una contrazione dello 0,2%, un Pil salito al 0,7% nei primi tre mesi doveva mantenere il suo trend..ma così non è stato. Anche la Francia, che ha instaurato e difeso da sempre l’asse franco tedesco nella zona euro, ha registrato anche lei una crescita zero nel secondo trimestre:”il paese rallenta e non raggiungeremo l'obiettivo dell'1% previsto tre mesi” dichiara il ministro delle finanze Francese, Michel Sapin e ancora “quest'anno la crescita della Francia sarà intorno allo 0,50% e niente ci autorizza a prevedere, al momento, una crescita di molto superiore all'1% nel 2015. La crescita è caduta in Europa e in Francia.”
La guerra fredda avviata da Obama, anche se lui ha dichiarato che non è mai iniziata, vede ora come protagonisti gli attori principali gli stati membri di questa Unione Europea, che in forte recessione, si son permessi il lusso di tagliare la fonte e il sostegno dell’economia già troppo compromessa da politiche non lungimiranti che hanno svuotato le casse degli europei, hanno cancellato intere generazioni cui è stato depredato presente e futuro. Una logica perversa e senza lungimiranza vede la crisi economica della zona euro in caduta libera, considerando che l’Ucraina difesa a spada tratta dall’UE ora vorrebbe, per un gioco delle parti, tagliare il passaggio del gas che dalla Russia andava a riscaldare gli inverni rigidi che attendono l’Europa. Ad alzare subito l’allerta sono state le aziende che trasportano e vivono di esportazione dei beni agricoli verso la Russia. In Austria i produttori di mele rappresentati da Ruper Gsöls hanno sentenziato questo embargo come una catastrofe per tutta l’Europa:” le esportatori verso la Russia e Polonia dovranno cercare altri mercati per la loro produzione che porterà alla caduta del prezzo non solo delle mele ma degli altri prodotti agricoli. A gioire e beneficiare delle contromisure russe che non si sono fatte attendere sarà l’economia Turca, principalmente per la distribuzione di frutta e verdura, altro che chance, mentre i produttori brasiliani dell’associazione ABPA hanno già spiegato che ulteriori esportazioni annuali di 150.000 tonnellate di pollame in Russia sono possibili. La fornitura di formaggio è prevista gran parte della Bielorussia. Poi c’è l'Armenia, particolarmente forte nella produzione di cereali, patate e uva, dal Cile e altri paesi dell'America Latina Mosca potrebbe importare di più e il capo del Cremlino Vladimir Putin ha anche parlato già con il Kazakistan sulla cooperazione rafforzata.

Ultima sentenza che lascia l’Europa senza speranza arriva dagli analisti della Danske Bank, che in virtù dei nuovi andamenti dei mercati dell’economia europea, hanno presentato un rapporto senza appello: “le sanzioni dell'Unione europea in Russia unitamente a quelle adottate da Mosca in risposta alla prima diventerà insopportabile per entrambe le parti. Pertanto, gli specialisti si aspettano le sanzioni alla Russia entro tre mesi possano tornare alla normalità. Il documento sottolinea che c'è ancora abbastanza tempo, l'escalation dal conflitto in Ucraina, sia la la Russia che e l'Unione Europea potrebbero perdere molto se questa crisi colpisce ulteriormente il commercio di energia.  Infatti per l’UE, anche l’Osservatore d’Italia lo aveva anticipato in tempi meno sospetti, il settore dell’energia non è autosufficiente e dovrà trovare validi sostituti per ottenere gas a buon prezzo, che non sia Russo. Anche la relazione della Danske Bank conferma che la stabilità russa non sarà certo a rischio per le sanzioni appena applicate, poiché Vladimir Putin sta tessendo già da tempo collaborazioni con altre potenze economiche emergenti,.Infatti Mosca ha avviato un meccanismo di consultazioni periodiche tra Brasile, Russia, Cina, India e Sud Africa, divenuti membri del BRICS, termine derivato dal loro acronimo, e inoltre Il governo russo ha approvando l'elenco definitivo dei prodotti agricoli e alimentari la cui importazione è vietata o limitata, in risposta alle sanzioni economiche occidentali. Infatti la Russia dal 1° agosto 2014 ha introdotto un divieto totale di importazione di carni bovine, suine, pollame, formaggi e latte provenienti dai paesi dell'Unione Europea, Stati Uniti d'America, l'Australia, il Canada e la Norvegia, e saranno attivati controlli doganali affinché il decreto venga rispettato. 

Ed ecco che le economie si muovono in contrapposizione alle sanzioni orchestrate senza lungimiranza o forse con altri obiettivi, e l’Argentina e l’ Ecuador cercano di aumentare le esportazioni verso la Russia, e hanno mostrato di voler concretizzare l’obiettivo per il prossimo anno un’esportazione nel mercato russo, certamente è stato aperto un varco di grandi opportunità  messe su un piatto d’oro dalle politiche nostrane. A loro si sta accodando l’Ecuador disposto ad aumentare l'esportazione di frutti di mare al mercato russo. In finestra messa ad osservare il declino della Russia si era appollaiata Bruxelles che invece ha dovuto assistere al suo suicidio, e preoccupati per le perdite economiche delle esportazioni verso la Russia che ammonterebbero a 12.ooo milioni di euro, pretende di dettare ai paesi sud americani di non tessere nuove rotte commerciali. Dalle associazioni degli agricoltori dei paesi membri dell’UE è partito un grido disperato, questo per loro è vero incubo.

E’ impossibile pensare che i grandi economisti europei non siano stati in grado di valutare una contro risposta del genere, ed eventualmente una piano B di emergenza…il suicidio è stato suggellato con il patto oltreoceano, signori e signori, il sogno europeo di gloria e prosperità è stato definitivamente seppellito. Le aziende, quelle che ancora reggevano alla crisi, sono state nettamente falcidiate da strategie incomprensibili, se non quello di dover mantenere rapporti sempre più morbosi con gli Stati Uniti.

Ora l’europarlamentare leghista Matteo Salvini rivendica le proprie idee, e sostiene che:”solo gli idioti sono stati in grado di prendere la decisione di imporre sanzioni economiche nei confronti della Russia che ora riporta di tonnellate di prodotti agricoli italiani valore di oltre 1 miliardo di euro" e solleva una domanda legittima: "Chi pagherà i nostri agricoltori?”

L’Italia è morta! E anche l’Unione Europea, Buon Ferragosto!

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Economia e Finanza

Intervento italiano alla conferenza IFAD e annuncio stanziamento 84 milioni di euro per la 12a ricapitalizzazione del fondo

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“È fondamentale sostenere il lavoro dell’IFAD. Occorrono risorse adeguate e sufficienti per intervenire sul terreno, investire nell’economia rurale, nella sicurezza alimentare, nell’accesso al cibo e in cicli produttivi sostenibili”. Con queste parole il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale della Repubblica Italiana, Luigi Di Maio, ha iniziato il suo discorso durante la cerimonia di apertura della 44esima sessione del Consiglio dei Governatori del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD).

E ha proseguito: “Dinanzi a sfide di tale ampiezza l’IFAD potrà sempre contare sul nostro Paese. Il nuovo governo italiano ha appena stanziato una somma di 84 milioni di euro, destinata alla dodicesima ricapitalizzazione del fondo. Si tratta di un aumento significativo del nostro contributo”.

Secondo il ministro degli Affari Esteri italiano infatti, “sostenere e promuovere la trasformazione dei sistemi agro-alimentari è importante anche nella prospettiva di “ricostruire meglio e in maniera sostenibile” dopo la pandemia”. Di Maio ha quindi ricordato come l’IFAD sia partner chiave del Vertice ONU sui Sistemi Alimentari previsto per settembre prossimo, auspicando che già al pre-Vertice di Roma, in programma dal 19 al 21 luglio, “si possa definire una serie di impegni volontari” e sottolineando “l’approccio “verde” che l’Italia, in qualità di Paese ospite della Pre-COP26, adotterà nell’esercizio della Presidenza G20”.

Durante la prima giornata della 44esima sessione del Consiglio dei Governatori IFAD, quest’anno dedicata al tema “Sviluppo rurale – requisito essenziale per la resilienza globale”, capi di Stato, ministri e leader dello sviluppo hanno ribadito come il destino delle nazioni più povere e di quelle più ricche siano interconnessi: sradicare povertà e fame sarà quindi impossibile senza mettere in campo subito azioni di cooperazione internazionale volte ad uno sviluppo a lungo termine.

“La pandemia di COVID-19 e le crisi climatiche dovrebbero far arrivare il messaggio forte e chiaro a tutti, sia ricchi che poveri, sia deboli che forti: i loro destini sono intrecciati. Moriremo o sopravvivremo insieme”, ha detto il primo ministro del Pakistan, Imran Khan, ai rappresentanti dei 177 Stati Membri dell’IFAD. “Abbiamo bisogno di un piano e di una strategia comuni per la ripresa globale, la sopravvivenza e la prosperità di tutta l’umanità”.

Sottolineando il danno economico profondo e a lungo termine causato dalla pandemia nei Paesi a basso reddito in cui povertà e fame sono in aumento, il Presidente dell’Angola João Manuel Gonçalves Lourenço, ha paragonato le sfide future che il suo Paese dovrà affrontare con il periodo post guerra civile. “La cooperazione internazionale, sia bilaterale che con le organizzazioni per lo sviluppo, è stata cruciale nella ricostruzione postbellica e continua ad essere necessaria affinché insieme possiamo ridurre l’impatto negativo delle crisi che stiamo affrontando”, ha affermato.

Secondo entrambi gli esponenti, per contrastare l’allargamento delle fasce di fame e povertà globale bisogna passare attraverso partenariati globali e nuovi investimenti a lungo termine nelle popolazioni rurali; popolazioni che nonostante coltivino cibo in grandi quantità, spesso sono le più povere e più affamate del mondo.

Sui sistemi alimentari e sulla necessità che essi siano ripensati, si è soffermato Gilbert F. Houngbo, riconfermato oggi Presidente dell’IFAD per un secondo mandato. Nel suo discorso di apertura dei lavori Houngbo ha ricordato infatti come organizzazioni internazionali e i partner governativi debbano riesaminare la natura dei sistemi alimentari che spesso oggi peggiorano le situazioni di disuguaglianza, povertà e fame.

“La mia convinzione rimane intatta. Possiamo realizzare un mondo più giusto ed equo, un mondo senza povertà assoluta, un mondo senza fame”, ha detto il Presidente dell’IFAD.  E ha aggiunto: “Ma la pandemia e le conseguenze dei cambiamenti climatici ci stanno costringendo a ripensare radicalmente il modo in cui produciamo e mangiamo”.

Per un Paese dipendente dal petrolio come l’Angola, ridurre le importazioni alimentari e garantire un approvvigionamento alimentare sostenibile attraverso una produzione locale è fondamentale, ha quindi ribadito Lourenço. Ha inoltre aggiunto che tale obiettivo può essere raggiunto solo attraverso la rivitalizzazione e lo sviluppo della produzione agricola locale, la riqualificazione della viabilità e la garanzia dell’approvvigionamento idrico nelle zone rurali. 

Il primo ministro del Pakistan ha quindi sottolineato l’importanza di investire in processi e infrastrutture agricole ecosostenibili che garantiscano l’uso efficiente dell’acqua e della terra e di “produrre cibo rispettando maggiormente la natura”.

Un concetto ribadito anche dal ministro italiano Luigi Di Maio per cui la priorità accordata alla sostenibilità ambientale deve “accomunare le principali economie del mondo e tutti i piani di ripresa post-pandemica, armonizzando ricostruzione e ambiziosa azione climatica”.

Una persona su dieci oggi nel mondo soffre la fame. Ulteriori 132 milioni di persone potrebbero esserne vittime domani a causa delle conseguenze socioeconomiche della pandemia di COVID-19. Anche la povertà estrema sembra destinata ad aumentare per la prima volta da decenni.

La crescita economica dovuta al settore agricolo è da due a tre volte più efficace nella riduzione della povertà rispetto alla crescita generata da altri settori. Con investimenti a lungo termine in uno sviluppo rurale sostenibile anche dal punto di vista ambientale, i piccoli agricoltori possono aumentare la loro produzione alimentare e generare occupazione, il che a sua volta stimola le economie locali e nazionali e crea società più stabili e prospere.

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I dati della crisi delle Agenzie di Viaggio emerse in una indagine di Fiavet Lazio e EBTL

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I dati relativi alla filiera del turismo in quest’ultimo anno, sono davvero impietosi. A soffrirne in maniera più evidente le agenzie di viaggio a causa della chiusura delle frontiere, il lockdown e i divieti imposti dai vari DPCM. Per comprendere in maniera compiuta il fenomeno, nei mesi scorsi, Fiavet Lazio e l’Ente Bilaterale del Turismo Lazio avevano lanciato on line un’indagine conoscitiva il cui risultato ha dimostrato, qualora ce ne fosse stato bisogno, il grave stato di cisi nel quale versa il settore della distribuzione. Un dato fondamentale, per tradurre in numeri lo stato della crisi attuale, emerge dalla domanda relativa alla stima di perdita di fatturato per l’anno 2020. Il 92,3% delle aziende intervistate ha stimato una perdita di fatturato di oltre il 60% rispetto all’anno precedente; il 4,3% una perdita compresa tra il 51% ed il 60% rispetto al 2019; l’1,8% tra il 21% e il 40%,mentre solol’1,7 ha stimato una perdita al di sotto del 20%.    

Nel questionario si chiedeva, tra l’altro, anche la reale consistenza dell’azienda dal punto di vista occupazionale che ha evidenziato come il settore sia composto prevalentemente da micro, piccole e medie imprese: il 71,8% è infatti, composto tra i 0 e 5 addetti; il 13,7% tra i 5 e 10 addetti, mentre solo il 9,4% delle aziende intervistate ha dichiarato una situazione occupazionale pre-covid compresa tra i 15 e oltre i 25 addetti. Per quanto concerne la situazione degli addetti in CIG e FIS, tutte le aziende intervistate hanno risposto di avere lavoratori in FIS o CIG, con numeri variabili: il 78,6% delle aziende da 1 a 5 addetti; il 12,8% dai 5 ai 15 addetti, mentre l’8,6% delle aziende ha dichiarato un numero di addetti protetti da ammortizzatori sociali, dai 15 ai 25 addetti. Relativamente alla consistenza del fatturato pre-crisi, le risposte indicano che nel territorio della Regione Lazio il 35,9% delle aziende intervistate ha una media di fatturato da 1 a 3 milioni di Euro, il 27,4% fino a 500 mila Euro, il 19,7% oltre 3 milioni di Euro, mentre il 17,1% dichiara di avere un fatturato da 500 mila Euro a 1 milione di Euro. Il questionario richiedeva anche la percentuale dell’incoming sul fatturato (per il 61,5% delle aziende oltre il 60%) e la percentuale della clientela italiana sul totale della clientela incoming: per il 66,7% tra lo 0 e il 20%; per il 21,4% oltre il 60%, mentre per il 12% tra il 21% e il 60%. La percentuale della clientela estera sul totale di quella incoming ha evidenziato invece che per il 57,3& delle aziende è pari al oltre il 60%. Molto interessanti sono state le risposte relative al prossimo futuro. L’indagine ha evidenziato che per il primo semestre del 2021, l’88,8% delle aziende intervistate ha stimato un fatturato molto basso, compreso tra lo 0% e il 20%; l’11,1% tra il 21% ed il 30%, e il 2,6% tra il 31% e il 40%. In ultimo lo 0,9% presume un fatturato dal 41% al 50%, mentre solo l’1,7% stima un fatturato oltre il 60%. Alla domanda su quale fosse stato l’impatto del primo lockdown ed il protrarsi della crisi Covid-19 sulle aziende del settore, il 72% delle aziende afferma di aver avuto una riduzione totale delle attività e di non essere in grado di presumere una data per una eventuale ripresa. Il 15% delle aziende sostiene poi che, a

seguito della riduzione totale delle attività lavorative, sta valutando la chiusura dell’azienda, mentre il 17%, presume una riorganizzazione aziendale verso innovazione e nuove strategie commerciali e di lavoro. Circa una eventuale propensione a fare investimenti per il 2021, infine, il 53,3% delle aziende ha risposto che “non farà investimenti per il 2021”, mentre il 42,7% afferma che “farà investimenti” e tra quest’ultime, il 33,3% investirebbe in “Sito Web e E-Commerce”; il 17,9% nell’ “Informatizzazione”; il 16,2% nell’Internazionalizzazione”; il 10,3% nella “formazione imprenditoriale” e sempre il 10,3% nella “formazione dei propri lavoratori”.

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Istat, Pil cala dell’8,8 percento nel 2020

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Nel 2020 il Pil italiano è calato dell’8,8% (dato grezzo) mentre nel quarto trimestre del 2020 è sceso del 2% rispetto al trimestre precedente e del 6,6% rispetto al quarto trimestre del 2019. Lo rende noto l’Istat in base alle stime provvisorie.

Il dato è lievemente migliore delle attese che indicavano un calo del 9%.

Per il periodo ottobre-dicembre il consensus degli analisti indicava un calo tra il 2% e il 2,2%. In termini destagionalizzati nel 2020 il pil italiano è sceso dell’8,9%.

Il Pil acquisito per il 2021, quello che si otterrebbe se la variazione di tutti e 4 i trimestri dell’anno fosse zero, è positivo, pari a +2,3%.

L’economia italiana, spiega l’Istat commentando i dati, registra, dopo il robusto recupero del terzo trimestre pari a +16%, una nuova contrazione nel quarto “a causa degli effetti economici delle nuove misure adottate per il contenimento dell’emergenza sanitaria. Tale risultato – continua l’Istituto di statistica – determina un ampliamento del calo tendenziale del Pil: da -5,1% del trimestre precedente a -6,6%”. Il quarto trimestre ha avuto due giornate lavorative in meno rispetto al trimestre precedente e una giornata lavorativa in più rispetto al quarto trimestre del 2019. La variazione congiunturale è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto in tutti i principali comparti produttivi, ovvero agricoltura, silvicoltura e pesca, industria e servizi. Dal lato della domanda, vi è un contributo negativo sia della componente nazionale (al lordo delle scorte), sia della componente estera netta.

“Oggi dalla Commissione Ue nuovo finanziamento all’Italia di 4,5 miliardi per il lavoro” nell’ambito del programma SURE di sostegno alla cig: lo annuncia su twitter il commissario all’economia Paolo Gentiloni.

Nel quarto trimestre 2020 torna in calo il Pil dell’Eurozona: -0,7% nella zona euro e -0,5% nella Ue-27. In Italia il calo è di -2%, il secondo più alto dopo l’Austria (-4,3%). Terza peggiore è la Francia (-1,3%). Sale invece in Lituania (+1,2%) e Lettonia (+1,1%). Il calo europeo, segnala Eurostat nella stima flash, segue il forte rimbalzo del terzo trimestre (+12,4% nella zona euro e +11,5% nella Ue-27).

“In base alle prime stime sulla crescita annuale per il 2020, basate sui dati trimestrali, il Pil nella zona euro è calato del 6,8% e nella Ue-27 del 6,4%”: è quanto sottolinea Eurostat nella nota che accompagna la stima flash sul Pil del quarti trimestre 2020.

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