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Burnout Paradise Remastered, tornano le corse sfrenate e gli incidenti spettacolari

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Dopo anni di assenza, Burnout, la serie che ha reso celebre il team Criterion, ritorna su console grazie alla versione rimasterizzata di Burnout Paradise. Se, come molti degli amanti della serie che hanno già solpato a dovere questo titolo ben 10 anni fa, vi state chiedendo vale la pena acquistarlo ancora una volta? La risposta è: assolutamente sì. Anche a distanza di così tanto tempo, infatti, il gioco targato EA si conferma come uno dei migliori racing arcade di sempre e su PS4 come anche su Xbox One gira ad una velocità e garantisce una fluidità in grado di far letteralmente schizzare gli occhi fuori dalle orbite. Il lavoro svolto su questa “nuova” versione del gioco è veramente degno di nota. Ovviamente è bene sottolineare che stiamo parlando di una rimasterizzazione, non di un remake, quindi significa che la base rimane comunque quella del gioco originale comprensivo di tutte le sue espansioni. Burnout Paradise è stato ripulito e tirato a lucido con nuovi effetti di luce, colori più vivi e texture in alta risoluzione, inoltre il passaggio su hardware più potenti ha però permesso agli sviluppatori di alzare i dettagli al massimo, inserire un po’ di macchine in più su schermo e far girare il tutto senza alcun affanno. Per chi non lo sapesse o non ha avuto il piacere di giocare il titolo 10 anni fa, Burnout Paradise è un racing game ambientato a Paradise City, città di fantasia che ricorda alla lontana Los Angeles. In questo scenario migliaia di chilometri di strade liberamente esplorabili sono il luogo in cui bisognerà affrontare decine di rivali a cui far assaggiare un po’ di metallo rovente a suoni di corse folli, incidenti spettacolari, salti e acrobazie folli.

A differenza dei capitoli precedenti in Burnout Paradise non ci sono gare isolate, ma a ogni incrocio della città sarà possibile fermarsi per dare il via a uno dei tanti tipi di sfide. Le gare classiche sfruttano al meglio la natura open-world del gioco. In questa tipologia di sfida c’è un punto di partenza e un traguardo da raggiungere, ma tutto quello che accadrà nel mezzo dipenderà dal giocatore, quindi si potrà scegliere il percorso migliore da utilizzare, le scorciatoie da prendere e il momento adatto per eliminare i rivali provocando spettacolari incidenti a colpi di sportellate a tutto gas. Gli incidenti, chiamati Takedown, sono da sempre il marchio di fabbrica di Burnout e anche in questo capitolo rivestono un ruolo importante. Oltre a consentire di rallentare notevolmente un rivale, caricheranno la barra del Nitro consentendo di andare ancora più veloce. Il turbo potrà essere riempito anche correndo contromano, effettuando acrobazie e commettendo ogni tipo d’infrazione, l’importante è che sia sempre attivo in quanto senza di esso gli avversari avranno una chance in più di arrivare prima al traguardo. Se si è amanti delle gare a eliminazione si potrà partecipare alle Furie Stradali, modalità di gioco in cui sarà richiesto di mandare fuori strada più avversari possibile, invece se si vuole provare il brivido del pericolo si potrà partecipare alle sfide Stunt che richiedono il raggiungimento di un certo punteggio attraverso salti, derapate e sorpassi pericolosi. Molto intense sono poi le gare “Uomo nel Mirino”, nelle quali si verrà presi di mira da “sicari” alla guida di potenti mezzi neri che avranno il preciso scopo di mandare il giocatore fuori strada prima che esso arrivi al traguardo. Esistono poi delle gare chiamate Strada Rovente, che possono essere affrontate solo con determinati tipi di vettura. Inizialmente molte di queste saranno precluse, ma sarà possibile tornarci per affrontarle quando si avrà a disposizione il bolide adatto. Le macchine del gioco non sono su licenza ufficiale ma non sarà difficile vedere in loro parecchie somiglianze con modelli realmente esistenti. Paradise City è divisa in quartieri e in un’apposita schermata si potrà tenere sotto controllo la percentuale di completamento del gioco e delle singole sfide in ogni zona. Nella mappa si possono vedere anche gli eventi e i luoghi già scoperti, che potrete raggiungere facilmente in poco tempo. I parecchi i chilometri di strada a disposizione e gli infiniti bivi sono il modo migliore per scoprire scorciatoie e luoghi segreti che nascondono sfide e collezionabili. Alla luce di tutto questo, la cosa migliore da fare per vivere al meglio l’esperienza di Burnout Paradise è girare per la città senza un obiettivo preciso e affrontare le gare quando lo si ritiene più opportuno, andare in giro e fare quello che si vuole e imparare la mappa al meglio in modo tale da avere una chance in più durante le gare. Ciò che più importa è che in quest’edizione rimasterizzata del titolo EA è che lo spirito del gioco è rimasto intatto, alla pari del divertimento. Una volta avviato il gioco ed essere partiti con il mezzo in giro per le strade di Paradise City oltre alle gare si potranno incontrare gli sfasciacarrozze, nei quali cambiare vettura scegliendo tra quelle sbloccate, le stazioni di servizio, utili per ricaricare la barra del turbo una gara e le carrozzerie, nelle quali entrare se si vuole dare una nuova livrea al proprio bolide. Ultime, ma non per importanza ci sono le Officine, utili da raggiungere assolutamente nel caso in cui il mezzo abbia subito gravi danni.

Per gli amanti dei collezionabili, Burnout Paradise Remastered mette anche a disposizione 400 cartelli stradali da distruggere, cancelli da sfondare, salti acrobatici e garage nascosti. Trovarli tutti sarà una vera impresa, ma alla fine la soddisfazione sarà davvero tanta. Giocando a Burnout Paradise Remasterd in qualsiasi momento si potrà entrare in modalità multiplayer. Non ci sono schermate separate o menù a cui accedere, infatti basterà premere destra sulla croce direzionale per invitare un amico ad una sfida, entrare in una gara con altri corridori o creare una partita personalizzata. Questa edizione rimasterizzata tra l’altro include gli 8 DLC del gioco originale. Big Surf Island offre nuove sfide e veicoli, Cops and Robbers aggiunge una modalità inseguimento online e le livree della polizia per tutte le macchine di Paradise. Legendary Cars butta nel mucchio dei bolidi dal sapore cinematografico che non faticherete a riconoscere, mentre l’espansione Burnout Bikes include quattro mostri su due ruote: FV1100, FV1100-T1, Firehawk V4 e Firehawk GP Competition. Non mancano neanche una manciata di macchinine giocattolo del pacchetto Toys e le sfide aggiuntive del DLC Cagney. Da sottolineare anche la presenza del Party Pack, introdotto a suo tempo nell’edizione Ultimate Box di Burnout Paradise. Questa modalità multiplayer offline consente ad un massimo di 8 giocatori di intraprendere una serie di sfide veloci scegliendo tra Abilità, Velocità e Stunt. Per quanto riguarda il comparto audio, il gioco offre una colonna sonora assolutamente eccezionale: oltre che l’immortale Paradise City dei Guns n’Roses, la tracklist è infarcita di brani rock assolutamente adrenalinici di artisti famosi e non. Gli effetti sonori, poi, sono esaltanti e sempre ben calibrati. Questo fa si che nonostante le migliaia di situazioni surreali che si affronteranno, il tutto risulti sempre credibile. Graficamente parlando, nonostante si tratti di un’edizione rimasterizzata, il lavoro svolto è davvero eccellente. I modelli sono stati tirati a lucido e la città appare più bella e viva che mai. Il frame rate, poi, inchiodato sui 60 fps al secondo rendono l’esperienza di gioco estremamente fluida e appagante. Tirando le somme, questo Burnout Paradise Remastered è veramente un acquisto imperdibile per tutti coloro che sentivano la mancanza della saga, ma anche per chi vuole un gioco di corse assurdo e scanzonato che sia diverso dai soliti simulatori di guida ultra realistici. Burnout Paradise è divertimento allo stato puro e lasciarselo sfuggire, anche in virtù del golosissimo prezzo, sarebbe un vero errore.

GIUDIZIO GLOBALE:
Grafica: 8
Sonoro: 8,5
Gameplay: 8,5
Longevità: 8,5
VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise

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Metal: Hellsinger, a caccia di demoni seguendo il ritmo

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Metal: Hellsinger è un titolo assolutamente fuori le righe, qualcosa di completamente inusuale che però riesce nel suo intento: divertire. Ma andiamo a scoprire perché. Senza perdersi troppo in chiacchiere, Metal: Hellsinger mette subito i giocatori nei panni della temibile Ignota, un demone alato dalla pelle rossa alla quale è stata sottratta la voce: pertanto lo scopo di chi gioca è accompagnare la protagonista nella sua traversata degli inferi con l’obiettivo di stanare la Giudice Rossa, una pericolosa creatura che regna su tutti i demoni e che è intenzionata a spedire contro il suo esercito pur di fermare chi sta dinanzi lo schermo. Fin qui tutto normale, se non fosse per il fatto che il titolo integra il fattore musicale direttamente al cuore del proprio gameplay, attraverso l’integrazione di meccaniche derivate dai rhythm game musicali più classici, da Guitar Hero in avanti. L’intuizione pare del tutto azzeccata: entrare nel giusto ritmo, con la cadenza di colpi e movimenti che meglio si adatta alla situazione, è una condizione che da sempre si vive quando ci si trova immersi in un FPS, specie se giocato a livelli impegnativi: nelle situazioni in cui quasi letteralmente non c’è tempo per pensare, si entra in una condizione in cui la memoria muscolare e l’istinto prendono il sopravvento ed è il ritmo del gioco a dettare effettivamente il passo. Metal: Hellsinger riprende a piene mani il concetto fondamentale di “azione eseguita a tempo” e lo applica ai combattimenti contro le orde nemiche. Naturalmente si è liberi di scegliere l’azione che si vuole, ma che si tratti di uno sparo, di una ricarica o di una schivata il gioco premia se essa viene effettuata in sincrono con il ritmo dettato dalla canzone in sottofondo. In caso contrario l’azione sarà ugualmente eseguita, ma risulterà meno efficace. Soprattutto, eseguendo le azioni nei tempi corretti si incrementano due indicatori immancabili in giochi di questo genere: lo “streak”, cioè il contatore delle azioni corrette eseguite consecutivamente ed il moltiplicatore del punteggio attribuito alle nostre azioni. A quest’ultimo, rappresentato nel gioco come livello della furia e che spazia dal x1 di partenza fino ad un devastante valore x16, è anche direttamente legata l’esecuzione della specifica canzone che caratterizza ciascun livello. Non bisogna aspettarsi infatti un ascolto lineare del brano dall’inizio alla fine mentre si gioca: l’arrangiamento del pezzo è dinamico e varia di intensità appunto in funzione del valore del moltiplicatore. All’inizio di un livello l’arrangiamento si limita ad sottofondo essenziale che rimane tale fino ad un incremento della Furia. Al crescere di questo valore altri strumenti vengono aggiunti all’arrangiamento e la canzone stessa progredisce nella sua struttura: il culmine viene raggiunto quando si giunge al moltiplicatore x16 ed è contrassegnato dall’ingresso della parte vocale su quello che è di fatto il ritornello del brano. Continuando a compiere azioni con la giusta tempistica si contrasta l’automatismo che porta la Furia a calare col passare dei secondi: qualsiasi azione vale per mantenere il livello del moltiplicatore, ad esempio distruggere il vasellame appositamente distribuito in vari punti dei livelli, oppure effettuare una ricarica dell’arma col giusto tempismo e quando proprio nulla è a portata di tiro è possibile sparare colpi col il fidato teschio Paz per mantenere alto il livello della Furia. Insomma, il ritmo è tutto e trovare il modo per mantenerlo costante è la chiave per compiere azioni estremamente potenti e spettacolari.

Fortunatamente in Metal: Hellsinger il contatore dei colpi consecutivi messi a segno con una tempistica corretta non degrada nel corso del tempo, ma viene riportato a zero non solo in caso di colpo fuori tempo, ma anche ogni qualvolta si subisce danno dai colpi nemici. Al progredire del contatore è collegata l’attivazione di particolari bonus, presentati dal gioco come diverse tipologie di Manna che rendono più agevole l’avanzamento nel livello ed il raggiungimento di punteggi più elevati. Un altro elemento tipico ripreso da Metal: Hellsinger è l’utilizzo di indicatori visivi per aiutare chi gioca a regolare il timing delle proprie azioni. Esattamente come in un Rock Band qualunque, l’ascolto della canzone in sottofondo rappresenta il principale punto di riferimento mentre si gioca, ma all’atto pratico tornano molto comodi gli indicatori a centro schermo che ci consentono di visualizzare anche graficamente la cadenza da rispettare. Per far sì che queste informazioni essenziali siano il più precise possibili, in Metal: Hellsinger si possono effettuare una calibrazione del ritardo del segnale audio e video, in modo che il sistema possa tenere conto dei ritardi subiti dal segnale durante il suo passaggio attraverso i diversi sistemi e periferiche. La vicenda, sviluppata dalle cut-scene che aprono ogni livello, è una classica storia di discesa agli Inferi e di redenzione. Nulla di particolarmente degno di nota, eccezion fatta per un importante plot-twist riservato a chi arriva in fondo al gioco, ma va da sé che quando si avvia Metal: Hellsinger l’idea sia soprattutto quella di menare le mani a suon di chitarra basso e batteria ed è comprensibile che gli sforzi maggiori del team di sviluppo siano stati dedicati ad altri aspetti. Il gioco si sviluppa lungo otto diversi ambienti infernali al fine di portare la protagonista a sconfiggere la Giudice Rossa, rientrare in possesso della propria voce e raggiungere la libertà. A liberare l’Ignota dando inizio alla sua vendetta è Paz(elius), un demone ridotto a forma di teschio che accompagnerà la protagonista per tutta l’avventura facendo da spalla. Paz però non si riduce a una figura di compagnia, infatti, è anche in grado di sparare colpi leggeri, oppure di prodursi in un “colpo caricato” che cristallizza i bersagli. Oltre a Paz, l’arsenale a disposizione della protagonista comprende anche Terminus, una spada dotata di un colpo potenziato che si attiva al terzo fendente consecutivo portato col giusto tempismo. Queste due armi sono molto utili per innescare un meccanismo fondamentale del gioco, il Massacro: quando un demone viene ridotto ad un livello di salute molto basso, si ha la possibilità di compiere un’esecuzione finale sul malcapitato, premendo la levetta destra, cosa che deve avvenire ovviamente a tempo rispetto alla musica. Ogni demone massacrato garantisce parecchi punti, sia nell’immediato sia contribuendo al bonus di “spettacolarità” conteggiato a fine livello, ma soprattutto genera un piccolo ma prezioso numero di frammenti di vita, essenziali per rigenerare la salute perduta negli scontri. Infatti in Metal: Hellsinger la salute non si rigenera col tempo né uccidendo nemici: l’unico modo di recuperare salute è appunto massacrare nemici, oppure distruggere uno dei rari minerali verdi collocati nei livelli di gioco e che fungono da “serbatoi di vita”. Consumare integralmente la barra della vita obbliga ad usare uno dei tre possibili respawn concessi dal gioco: alla quarta morte in uno stesso livello, è game over e tocca ricominciare il livello dall’inizio. Metal: Hellsinger mette a disposizione dei giocatori altre quattro armi, di cui si entra in possesso durante i primi livelli di gioco e che vanno a coprire l’abituale arsenale di uno sparatutto in prima persona: Persefone è la prima arma che si incontra ed è una sorta di fucile a pompa, i Mastini sono una coppia di pistole usate in dual-wield e adatte al medio raggio, ci sono poi Vulcano (un arco capace di effetti di danno ad area) ed infine Corvo Infernale, particolarissimi coltelli da lancio. Mano a mano che le armi vengono rinvenute nei livelli, entrano a far parte dell’inventario e prima di iniziare un qualsiasi capitolo del gioco si ha la possibilità di selezionarne due, quali arma primaria e secondaria. Diventa così possibile sperimentare molte combinazioni diverse, per adattare al meglio il proprio arsenale allo stile di gioco che si preferisce e alle peculiarità del livello da affrontare. Ogni arma dispone peraltro di una sua peculiare abilità speciale, che viene caricata portando a segno correttamente i colpi: una volta che l’apposita barra gialla si è riempita, la pressione del grilletto sinistro attiva l’abilità speciale.

A non averci convinto per nulla sono state le boss fight, poiché ogni singola missione si conclude con uno scontro con lo stesso nemico: cambia il setting, cambia lievemente l’estetica, ma si tratta del medesimo opponente, che va sconfitto seguendo lo stesso iter. L’unica eccezione è rappresentata dallo scontro finale, molto più coreografico e spettacolare, tanto da farci chiedere come mai non vi sia stata la volontà di creare qualcosa di simile anche nel resto della storia. Purtroppo anche la struttura dei livelli non è delle più articolate e, sebbene l’Ignota possa compiere doppi balzi e schivate aeree, sono completamente assenti le fasi di platforming e tutto si riduce a lunghi corridoi che si alternano ad arene nelle quali massacrare orde di nemici fino a raggiungere il boss finale. A livello di longevità, il semplice completamento degli otto livelli che compongono il gioco non richiede più di tre ore e, a meno che non si sia intenzionati a scalare le classifiche online o affrontare i livelli di sfida più elevati, non c’è molto altro con cui intrattenersi. L’unica alternativa sono i Tormenti, semplici sfide che consentono di sbloccare qualche potenziamento per l’Ignota e che non aggiungono molto in termini di varietà. Passando al comparto tecnico, Metal Hellsinger fa il suo senza eccellere dal punto di vista grafico. Che si tratti dei fondali o dei modelli, tutto offre un livello di dettaglio nella media delle produzioni moderne e vanta un’ottimizzazione tale da non aver cali di framerate che, in un rhythm game, possono compromettere l’intera esperienza. Abbiamo invece apprezzato particolarmente la direzione artistica, a partire dal bellissimo design della protagonista, dei demoni che popolano l’inferno e delle ambientazioni che si devono attraversare. A livello sonoro non si può non menzionare la spettacolare serie di brani che accompagnerà i giocatori nel corso dell’avventura: tra i protagonisti dell’OST di Metal Hellsinger troviamo Serj Tankian (System of a Down), Matt Heafy (Trivium), Mikael Stanne (Dark Tranquillity), Randy Blythe (Lamb of God), Alissa White-Gluz (Arch Enemy) e Tatiana Shmailyuk (Jinjer). Come se non bastasse, le splendide musiche vengono alternate a momenti in cui a fare da narratore è Troy Baker, probabilmente uno dei doppiatori/attori più popolari nell’industria dei videogiochi. Tirando le somme, questo Metal: Hellsinger è uno shooter ritmico davvero esaltante, si tratta di un viaggio infernale imperdibile per gli appassionati di FPS e heavy metal. Ma purtroppo, vista la pochezza di contenuti end game, è difficile che si voglia prolungare la propria sosta in mezzo ai demoni dopo aver raggiunto i titoli di coda. In ogni caso, il gioco è incluso anche nel catalogo di Xbox Game Pass al lancio e si tratta di un prodotto perfetto per chi deciderà di vivere questa avventura a base di metallo pesante tramite il servizio Microsoft. Se cercate qualcosa diverso dal normale Metal: Hellsinger non tradirà le vostre aspettative.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8

Sonoro: 9,5

Gameplay: 8,5

Longevità: 7

VOTO FINALE: 8

Francesco Pellegrino Lise

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In evidenza

6G, al via i test per entrare nella “tera” economy

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Nonostante la connessione 5G non sia ancora diffusa su tutto il pianeta, sono già iniziati i test per il 6G, lo standard delle connessioni mobile del futuro. Il 6G promette di fornire velocità maggiore e di facilitare la continuità tra mondo fisico e digitale per lo svolgimento di molte nostre attività, anche nel metaverso. L’Intelligenza artificiale poi avrà un ruolo nella raccolta ed elaborazione dei dati. Oggi, il 5G può arrivare al massimo a 2 giga al secondo. Per la connessione di sesta generazione si parla di 1000 giga al secondo, 1 terabyte. Per questo, l’avvento del 6G è anche definito passaggio dalla “giga” alla “tera” economy. Le discussioni sulla standardizzazione della rete 6G dovrebbero iniziare intorno al 2025, la commercializzazione della tecnologia è prevista per il 2029. Rispetto alle reti 5G, il protocollo non fornirà solo velocità di trasferimento dati migliori ma anche una latenza inferiore e una maggiore affidabilità. I test sul 6G sono stati già avviati da diverse realtà. Nei giorni scorsi Lg in collaborazione con il Fraunhofer Heinrich Hertz Institute e il Fraunhofer Institute for Applied Solid State Physics ha raggiunto un traguardo: ha dimostrato la possibilità di trasmettere dati nella banda compresa tra i 155 e 175 GHz fino ad una distanza di 320 metri all’aperto, battendo il suo precedente record di 100 metri. Si tratta di un passo importante verso test del 6G in ambienti reali, visto che l’obiettivo dichiarato dello standard è poter sfruttare celle in grado di coprire, ognuna, un raggio di 250 metri per offrire velocità di connessione in teoria di 1000 giga al secondo, 1 terabyte. Concetti che permettono di pensare all’avvento di applicazioni e servizi per i quali i tempi di risposta saranno azzerati. Se oggi, quando ci si muove in ambienti di realtà virtuale vi è ancora un minimo intervallo tra l’invio di un comando e la risposta, con il 6G tutto promette di diventare più naturale, con una maggiore integrazione tra fisico e digitale. Durante la World 5G Convention che si è tenuta ad agosto ad Harbin, in Cina, Zhang Yongtao, vicedirettore generale dell’Ericsson China Technology Department ha parlato proprio di progetti a cui il 6G potrà dar seguito, come gli ologrammi. La comunicazione olografica, su cui Ericsson sta già lavorando, utilizza sensori LiDAR, come quelli degli iPhone di nuova generazione, per mappare le persone in 3D e proiettarle in ambienti virtuali a cui accedere con visori e occhialini. Un’idea che verrà presto concretizzata dal metaverso di Meta-Facebook ma che vedrà, per Yongtao, pieno sviluppo solo con la rete 6G, capace di avvicinare le due dimensioni. Inoltre secondo Matti Latva-aho, direttore del 6G Flagship dell’Università di Oulu, l’AI giocherà un ruolo fondamentale poichè dovrà evitare la congestione della rete smistando in modo efficiente l’enorme quantità di dati prevista tra 10 anni. Anche Nokia, con i suoi Bell Labs, ha più volte puntato l’interesse sulle applicazioni commerciali del 6G, in modo particolare per la salute e la medicina. L’ubiquitous computing, la presenza di dispositivi connessi perfettamente integrati con la quotidianità, darà all’uomo modo di recepire informazioni in qualsiasi istante, tramite interfacce digitali a cui sarà facile accedere. L’Italia non è estranea alle sperimentazioni sul 6G. Tim, il Politecnico di Torino, l’Università di Pisa e altri atenei stanno testando il nuovo standard, agganciandosi al programma europeo Hexa-X che fa parte di Horizon 2020. La tera economy è dietro l’angolo e prima che ce ne possiamo accorgere le nostre connessioni saranno ancora più veloci e prestanti.

F.P.L.

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XIII, il “re-remake” che cancella gli errori del passato

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XIII, nuova versione migliorata dello sfortunato e dimenticabile rifacimento del gioco del 2020, pubblicato originariamente nel 2003 su PlayStation 2, è disponibile dal 13 settembre su Pc, Xbox, PlayStation e Switch. La nuova versione del titolo, curata dallo studio francese Tower Five, oltre a essere disponibile per l’acquisto è uscito sotto forma di aggiornamento gratuito per tutti i possessori del remake del 2020. Per chi non lo sapesse, XIII è spirato all’omonima serie a fumetti, scritta da Jean Van Hamme e disegnata da William Vance. Il titolo nel 2003 divenne in breve tempo un fenomeno di culto per svariati motivi: primi su tutti una narrazione spy-thriller perfetta e, ancor di più, una direzione artistica squisitamente fumettistica in cel-shading in grado si spingere l’allora prodigioso Unreal Engine 2 al limite. A tutto questo si sommava un gameplay ben realizzato, non certo innovativo anche per gli standard del 2003 ma comunque abile nel bilanciare sezioni stealth e shooting, ed ecco qui che XIII riuscì a far breccia nei cuori di moltissimi utenti. La nuova versione da noi testata è quella per PS5 che offre i solidi 60 frame al secondo e una fluidità quindi maggiore rispetto a quanto visto in precedenza. Pad alla mano, il risultato è sicuramente sopra la sufficienza. La campagna per giocatore singolo offre un framerate abbastanza stabile. La versione da noi scaricata, presumibilmente già corretta dall’immancabile patch Day1, corrobora quanto dichiarato da Microids con una fluidità ragionevole dell’azione di gioco, al netto di qualche drop di frame nelle parti dove lo shooting è più frenetico o in alcuni passaggi dove la location ha un respiro maggiore come, ad esempio, la parte ambientata sulle montagne innevate. La soluzione utilizzata da Tower Five, ossia l’eliminazione di un cap massimo per i fotogrammi al secondo, porta a casa il risultato come meglio può: le aree dove il calo è evidente, per nostra fortuna, non sono comunque frequenti, e riteniamo possano essere ulteriormente stabilizzate con patch dedicate nell’immediato futuro.

Per quello che concerne il comparto sonoro, non c’è così tanto da dire se non che questa nuova versione di XIII resta fedele al titolo originale, anche perché, come dichiarato da Microids stessa, lo sviluppatore ha usato il materiale audio del 2003. Il che è un bene in termini di fedeltà e di coinvolgimento generale dell’esperienza sonora soprattutto per i gamers più attempati. Tutto questo però va n po’ meno bene per chi ha un orecchio un po’ più fine, laddove 20 anni di anzianità del prodotto si fanno sentire e, tra volume che si alza e si abbassa e qualche sovrapposizione gracchiante diciamo che qualche aggiustatina generale male non avrebbe fatto. A livello di giocabilità, buona parte delle promesse di Microids è stata mantenuta. L’IA nemica è ancora a tratti troppo altalenante, ma non c’è dubbio che sia più reattiva di quanto visto due anni or sono: le meccaniche principali di gioco, come l’attacco stealth o l’utilizzo di scudi umani funzionano in modo decisamente più preciso, registrando correttamente l’input fornito in modo da apportare un valore concreto all’intera avventura. Oltre al radar di identificazione nemico sono state ripristinate le indicazioni onomatopeiche, seppur ridotte numericamente rispetto al passato, utili a valutare pattugliamento o distanza di una sentinella. Promosso anche il menu radiale, grazie a cui selezionare armi e ammennicoli vari. Alcune cose sono ancora un po’ vintage, come ad esempio il rinculo delle armi o nemici che non si accorgono dell’esecuzione di un alleato a pochi cm dal proprio naso, giusto per citarne un paio. Tirando le somme, il remake del remake di XIII rende finalmente onore al titolo originale grazie a una direzione artistica che sì, stavolta la si riconosce davvero, un comparto tecnologico non certo perfetto ed esente da bug, ma comunque più che accettabile e, non ultimo, un gameplay stagionato ma che ha ancora qualcosina da dire. Insomma, se avete amato il titolo originale, adesso finalmente si può rigiocare in versione dignitosa.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 7

Sonoro: 7

Gameplay:7

Longevità: 7

VOTO FINALE: 7

Francesco Pellegrino Lise

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