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Cronaca

Bus con cittadini ucraini si ribalta sulla A14: muore una donna

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Un autobus con a bordo dei cittadini ucraini si è ribaltato per cause ancora da accertare – poco prima delle 6.45 – sull’autostrada A14 nel tratto compreso tra Cesena e Valle del Rubicone in direzione Ancona all’altezza del chilometro 101.

Nell’incidente è morta una donna rimasta incastrata sotto il mezzo uscito di strada senza coinvolgere altri veicoli mentre – a quanto si è appreso – sono rimasti illesi altri 21 viaggiatori per i quali non si è reso necessario l’intervento di soccorsi sanitari.

Il pullman era diretto a Pescara. Nel tratto interessato dall’incidente mortale si transita sulla corsia di sorpasso e non si registrano problemi al traffico.

Il mezzo aveva targa ucraina e risulta essere partito direttamente dal Paese in guerra con destinazione Pescara. Dopo il ribaltamento, per cause ancora da accertare, alcuni passeggeri sono stati in grado di uscire autonomamente dal mezzo prima dell’arrivo dei soccorsi. La vittima era rimasta incastrata nelle lamiere. Alcuni passeggeri sono stati trasportati in ospedale per accertamenti, altri hanno chiamato dei conoscenti e si sono fatti venire a prendere sul luogo dell’incidente. Mentre in 15, che non avevano mezzi propri, sono stati trasportati presso la sede della polizia stradale di Forlì per l’identificazione, e da lì potranno riprendere il loro viaggio. 

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Cronaca

Capo clan di Barletta ai domiciliari non resiste a “Tik tok” e torna in carcere

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Il boss è meglio conosciuto negli ambienti malavitosi con lo pseudonimo di “tucchett

Scarcerato da poco più di un mese, il promotore di una delle principali organizzazioni criminali sul territorio di Barletta, D.R., meglio conosciuto negli ambienti malavitosi con lo pseudonimo di “tucchett”, non resiste al fascino dei social network e pubblica alcuni video su Tik Tok, violando le prescrizioni connesse alla misura cautelare degli arresti domiciliari che vietano, tra l’altro, la possibilità di comunicare con qualsiasi mezzo – compreso il telefono e i social network – con persone diverse dai conviventi.

I Carabinieri del N.O.R. – Sezione Operativa della Compagnia di Barletta, dopo aver denunciato la pubblicazione dei video alla competente A.G., hanno eseguito l’ordinanza di sostituzione della misura cautelare degli arresti domiciliari con quella della custodia cautelare in carcere, disposta dalla Corte di Appello di Bari – III Sezione Penale.

I numerosi video postati sul social network, tutti con un sottofondo neomelodico, ritraggono l’arrestato in compagnia di altri soggetti. In uno di questi, l’uomo vanta addirittura il possesso di un ingente quantitativo di denaro in contanti, verosimilmente provento di attività illecita.

L’indagato è stato arrestato nell’agosto del 2019, all’esito di un’articolata e complessa attività investigativa, operazione denominata “Gargano”, svolta dai Carabinieri della Sezione Operativa di Barletta, poiché ritenuto elemento di spicco della criminalità organizzata barlettana nonché il capo e il promotore di uno dei clan egemoni sul territorio, dedito alle attività di narcotraffico nel territorio del Gargano e nel nord barese mediante l’importazione di sostanza stupefacente del tipo “cocaina” dall’Olanda.

La sua figura emerge investigativamente dai contatti finalizzati alle plurime forniture di ingenti quantitativi di cocaina provenienti da S.T., capo clan della frangia garganica della malavita organizzata, coinvolto nella strage di San Marco in Lamis in cui furono trucidati a colpi di kalashnikov il boss mafioso M.L.R., suo cognato M.D.P. e due ignari agricoltori. S.T. venne a sua volta assassinato ad Amsterdam nel settembre 2017 da C.M., broker internazionale di sostanze stupefacenti in seguito divenuto collaboratore di giustizia e trasferito in Italia grazie all’intermediazione di Eurojust ed agli accordi bilaterali con le autorità olandesi.

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Cronaca

Milano, smantellato gruppo criminale: trasferite in carcere 30 persone

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La banda era dedita al traffico di droga e armi ed alla commissione di furti e rapine

MILANO – Ordinanza di applicazione di custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Monza, su richiesta della locale Procura, nei confronti di 30 persone (29 italiani ed uno straniero, tra i 33 ed i 70 anni), tutti pregiudicati, ritenuti responsabili a vario titolo, in concorso tra loro, dei reati, commessi nell’hinterland milanese e nel territorio lombardo, di:

  • traffico, illecita detenzione e porto di armi da guerra e comuni da sparo e materiali esplodenti;
  • detenzione e traffico di cocaina e hashish;
  • rapina, estorsioni, furto, ricettazione e riciclaggio,

A eseguire l’ordinanza, nella mattinata di oggi, nelle province di Milano, Monza Brianza, Cremona, Bergamo e Pavia, i Carabinieri del Comando Provinciale di Milano, coadiuvati dai Comandi competenti per territorio.

Il provvedimento scaturisce da complesse e prolungate attività di indagine, avviate nel 2017 dai militari della Compagnia di Sesto San Giovanni e della Tenenza di Cologno Monzese, e coordinate dalla Procura di Monza, diretta dal Procuratore Claudio Gittardi, nell’ambito dello spaccio di sostanze stupefacenti che, condotte anche mediante attività tecniche quali riprese video e intercettazioni telefoniche ed ambientali, abbinate a tradizionali servizi di osservazione, controllo e pedinamento, hanno consentito di provare l’esistenza di un sodalizio criminale con base in Cologno Monzese ed operativo in tutta la Lombardia, composto da 63 soggetti (agli odierni arrestati si affiancano altre 33 persone, deferite in stato di libertà per gli stessi reati) dedito alla commissione di furti, rapine ed estorsioni in danno di attività commerciali e truffe, attività illecite i cui proventi venivano re-investiti nell’approvvigionamento di armi clandestine e nell’importazione, dall’estero, di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente, che veniva commercializzata su tutto il territorio lombardo.

Nel corso dell’attività di indagine sono stati arrestati in flagranza 11 soggetti e sono stati sottoposti a sequestro, in totale:

  • circa 58 kg di sostanza stupefacente tra hashish e cocaina;
  • 1 mitragliatrice Skorpion (con silenziatore), n. 4 pistole di vario calibro e relativo munizionamento, ed 1 silenziatore artigianale;
  • denaro contante per un valore totale di circa 440.000 Euro.

L’indagine ha consentito, inoltre, di individuare responsabilità in capo ad alcuni componenti il gruppo criminale, colpiti dall’odierna ordinanza, circa il reperimento e la cessione dell’arma utilizzata per l’omicidio di Carbone Donato, avvenuto a Cernusco sul Naviglio, nel milanese, il 16 ottobre 2019.

Gli arrestati sono stati tradotti presso le case circondariali di Milano, Monza, Bergamo, Cremona, Pavia, Busto Arsizio e Como, ove rimarranno in attesa di rispondere alle domande dell’Autorità Giudiziaria che ha emesso il provvedimento.

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Castelli Romani

Nemi, cemento sulle sponde del lago. Cortuso: “Aggressione e disprezzo di un ecosistema fragile”

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Dopo la manifestazione dello scorso sabato e l’interrogazione regionale arriva il commento del candidato sindaco per la “Lista Civica Nemi”

NEMI (RM) – “Cemento. È questo quello che è accaduto nel Centro Canoa in riva al Lago di Nemi: una enorme colata di cemento.” Questo un primo commento del candidato sindaco di Nemi Carlo Cortuso riguardo la piattaforma in cemento armato realizzata sulle sponde del lago di Nemi su un’area, vincolata e protetta, situata in pieno Parco Regionale dei Castelli. “Betoniere – prosegue Cortuso – che si sono alternate, per giorni e giorni, per riempire le casseformi dei terrazzamenti e delle strutture previste da un progetto che nessuno conosce. È possibile che oggi possa ancora accadere questo? È possibile che un’opportunità come la rinascita del Centro Canoa, che doveva essere un esempio di buone pratiche e sostenibilità ambientale a partire dalla sua realizzazione, si trasformi in un incubo di aggressione e disprezzo di un ecosistema fragile come quello del Lago di Nemi? Quanta ignoranza, quanta incompetenza sono necessarie per realizzare questo scempio. Noi sognavamo il Centro Canoa come una risorsa per la collettività, un centro di promozione degli sport acquatici, di educazione ambientale e di monitoraggio dell’ecosistema lacustre e del suo delicato equilibrio. Sognavamo un centro di aggregazione all’interno di una struttura rispettosa dell’ambiente, conforme alle più moderne pratiche di ingegneria ambientale. E invece ci ritroviamo di fronte all’ennesimo disastro da parte di chi sta cercando disperatamente bandierine da appuntare nella prossima campagna elettorale. Non è questa la Nemi che vogliamo.”

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