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CACCIA ALLA CAPE RAY CHE STA TRATTANDO CON L'IDROLISI I VELENI DI ASSAD IN LOCALITA' SEGRETA DEL MEDITERRANEO

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Questo procedimento non è stato mai effettuato in mare aperto, dove l’altezza delle onde e le raffiche di vento possono mettere a serio rischio l’intera procedura

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Sulle tracce della nave fantasma son partiti 32 attivisti di cui giornalisti e politici della Grecia, sulle navi Thomas 2 e Thomas 3 dal vecchio porto di San Nicola di Paleochora (Creta), con loro anche due rappresentanti di SOS Mediterraneo Italia, a renderlo noto il comunicato del Coordinamento open di Chiana. La Commissione Pancreatese all'appello rivolto agli ambasciatori russi e americani denuncia  la violazione degli tabella V e VI del regolamento dell’OPCW che oppone il trasferimento di armi chimiche da un paese ad un altro paese, valido solo per motivi di ricerca medica medici o scientifici: ”E ‘ovvio che non vi è alcun trasferimento di armi chimiche dal paese in acque internazionali e la loro idrolisi è a bordo. Sono stati violati anche altri tabella del regolamento OPCW che prevedono come durante il trasporto si debba tener conto della tutela della salute pubblica e dell’ambiente”

 

di Cinzia Marchegiani

Sembra la trama di un film di guerra e fantascienza, ma la realtà, come spesso avviene, è ancor più articolata e densa di intrecci politici, militari ed economici internazionali, che ne conferiscono un’originalità da premio oscar. L’Osservatore d’Italia già aveva informato del trasferimento dell’arsenale delle armi chimiche della Siria sulla Nave Ark Futura che in direzione porto di Gioia Tauro era diretta per poi conferire i micidiali e potenti veleni sulla Cape Ray, nave battente bandiera statunitense.

L’Unione Europea ha finanziato, con 12 milioni di euro, la neutralizzazione di questo arsenale chimico smantellato al regime di Assad. L’accordo firmato, il 17 febbraio 2013 con il direttore Generale dell’OPCW Ahmet Üzümcü e il Commissario Piebalgs, è un concordato straordinario se si pensa che l’alternativa sarebbe stata una risoluzione armata in Siria mentre grazie alla risoluzione è stato imposto al governo siriano di garantire al personale OPCW un accesso al territorio immediato e senza restrizioni per svolgere ispezioni illimitate sui siti designati. Un’operazione colossale con un costo altrettanto oneroso ma dovuto, che viaggia intorno ai 30 milioni di euro, dove l’UE oltre ai 12 milioni di euro, si è impegnata mettendo a disposizione i mezzi di supporto tecnico e logistico, un ulteriore impresa quotata 4,5 milioni di euro (quest’ultima dovrebbe essere sostenuta dai fondi siriani congelati per finanziare parte di questo programma).

Il mistero sta avvolgendo come una nebbia persistente queste manovre internazionali militari che riguardano la neutralizzazione delle armi chimiche trasbordate sulla Cape Ray. La nave è stata scortata al largo del Mar Mediterraneo, in una località segreta tra l’Italia, Grecia e Malta, e attualmente sta trattando tonnellate di gas e veleni micidiali con il processo di idrolisi, in via esclusivamente sperimentale poiché questo procedimento non è stato mai effettuato in mare aperto, dove l’altezza delle onde e le raffiche di vento possono mettere a serio rischio l’intera procedura oltre quello concreto di essere bersaglio appetitoso di attentati terroristici. Scenari inquietanti, dove il vero assente primario è la trasparenza e il motivo di tale operazione che ad oggi è inspiegabile. Era il 16 gennaio 2014 quando l’ambasciatore Ahmet Üzümcü, Direttore Generale dell’OPCW confermava che il governo italiano aveva accettato di consentire al porto di Gioia Tauro al trasbordo delle sostanze chimiche prioritarie siriane dall’Ark Futura alla Capo Ray dotata di due unità di idrolisi capaci di neutralizzare circa 560 tonnellate di sostanze chimiche prioritarie mentre è in navigazione in acque internazionali. Il direttore generale aveva fatto l'annuncio a Roma a seguito di una udienza speciale al Parlamento italiano e durante un briefing rivolgendosi ai giornalisti sottolineava:"A nome della OPCW desidero ringraziare l'Italia per il suo generoso contributo nel rendere un porto italiano disponibile per il trans-carico di sostanze chimiche siriane. Questo avviene sulla cima di un contributo € 3.000.000 per l'Italia alla Siria Trust Fund della OPCW, e la fornitura di un aereo militare per trasportare la prima squadra di ispettori dell'OPCW in Siria. Questi contributi esemplificano lo spirito di collaborazione alla base della vitale importanza sforzo internazionale per eliminare la Siria di armi chimiche ". Il resto ormai è storia.La nave Cape Ray, dopo il trasbordo tra l’altro molto contestato per l’assenza di una vera strategia di sicurezza in caso di pericolo imminente in un porto italiano ormai utilizzato per scopi militari, ha preso il largo in un località segreta, scortata da diverse navi della marina militare americane in missione nel mediterraneo. Tutte le operazioni che coinvolgono la Cape Ray sono sotto il controllo del Military Sealift Command del dipartimento della Difesa americana, ma l’equipaggio sembra composto da civili. Le armi di istruzione di massa in questo preciso momento sono neutralizzate al largo del mare con la tecnica di recentissimo sviluppo (giugno 2013) del Field Deployable Hydrolysis System FDHS, studiato dalla Defence Threat Reduction Agency (braccio di supporto del Pentagono nel contrasto alle armi di distruzione di massa, in partnership con l'Edgewood Chemical Biological Center Ecbc dell'esercito statunitense) che ha lasciato troppi interrogativi. La tecnica FDSH capace di distruggere dalle 5 alle 25 tonnellate di composti chimici al giorno non è stata mai utilizzata in fase operativa diretta, difatti il sistema è stato studiato per operare in terra ferma e non all’interno di una nave. Il FDSH neutralizza le sostanze altamente micidiali tramite l’idrolisi all’interno di un reattore chimico di titanio, il processo permette la scissione delle molecole di un determinato composto in due o più parti utilizzando l'acqua. Nel caso specifico, per ottenere la scissione verranno utilizzati dei composti catalizzatori: si tratta una base forte come l'idrossido di sodio (NaOH), oppure del sale di sodio dell'acido ipoclorso, l'ipoclorito di sodio (NaClO), da tutti conosciuto come "candeggina". La catalizzazione della reazione d'idrolisi avverrà anche attraverso l'innalzamento della temperatura della soluzione. La ventilazione viene gestita da appositi filtri, che forniscono ricambio d'aria – e ossigeno – e bloccano eventuali emissioni pericolose. Nella struttura opereranno 15 elementi, che procederanno al riconoscimento in laboratorio delle sostanze, prima dell'inizio dell'idrolisi, connesso al FDSH e dotato di apparecchiature per la cromatografia-spettrometria di massa. Le sostanze chimiche da armamenti si dividono in due categorie: il gruppo G-type, che comprende gli agenti nervini, Sarin, Soman, Tabun e VX, e le tipologie degli agenti vescicanti e gas mostarda. Il preventivo riconoscimento è una parte fondamentale per definire le reazioni da applicare, ad esempio, i gas mostarda richiedono acqua a 90° per la neutralizzazione mentre gli agenti nervini no. Nel sistema è compresa anche una camera di detonazione T-30, che può essere utilizzata in combinazione con Fdhs, ed è prevista una stazione di decontaminazione del personale.
Tutta la procedura della neutralizzazione della armi siriane è dominata da troppe lacune e assenza di procedure di sicurezza. La popolazione greca ha immediatamente attivato forme di protesta e sensibilizzazione in merito a ciò che è stato calato dall’alto, anche l’Italia, soprattutto i cittadini che direttamente sono stati investiti da queste scelte nelle loro terre hanno cominciato a approfondire le tematiche degli eventuali scenari disastrosi che non sono esclusivamente a carico dell’ecosistema marino, ma dell’intera popolazione. In Calabria, il 10 e il 12 giugno 2014 l’arrivo del professore Vaggelis Pissias e del consigliere delle Isole Ioniche Theodoros Boukas ha permesso realizzare incontri con cittadini, comitati, giornalisti per informare sui reali pericoli dell’operazione di trasbordo delle armi chimiche nel porto di Gioia Tauro e della successiva idrolisi delle stesse nel mare al largo di Creta. Pissias e Theodoros si sono incontrati con attivisti del territorio davanti all’entrata del Porto di Gioia Tauro. All’incontro era presente anche il deputato Sebastiano Barbanti, col quale i due ospiti greci hanno avuto un momento di confronto. Alla conferenza stampa, presso la sala consiliare del comune di San Ferdinando, moderata dal Coordinamento SOS Mediterraneo, il professor Pissias ha illustrato gli enormi pericoli connessi al procedimento di idrolisi in mare aperto e sull’importanza di una mobilitazione anche nel territorio italiano, in modo da potere condurre un’attività sinergica con le mobilitazioni greche volte a ostacolare l’operazione di idrolisi mediante l’occupazione dello spazio marittimo designato, che sembrerebbe a largo di Creta. A Reggio Calabria, nella serata dell’11 giugno 2014 il flah mob ha ulteriormente impreziosito il dibattito pubblico, dove il mutismo e la poca trasparenza di queste manovre militari pongono quesiti senza risposte esaustive, come dimostra la risposta scritta alla seguente interrogazione di Andrea Zanoni alla Commissione Europea, che in merito esponeva i profondi dubbi sul trasbordo delle armi chimiche:” Tali sostanze, transiteranno per il porto di Gioia Tauro, in provincia di Reggio Calabria, nella regione Calabria. Si parla di circa 500 tonnellate di aggressivi chimici catalogati, secondo la Convenzione sulle armi chimiche, come agenti di classi 1 e 2 trasferimento dei container (una sessantina) nel porto avverrà senza stoccaggio a terra, nell'arco di 36-48 ore e nella massima sicurezza. Secondo il Sindacato unitario dei lavoratori portuali, invece, l'operazione potrebbe comportare notevoli rischi legati al fatto che il porto di Gioia Tauro non sarebbe preparato a gestire eventuali imprevisti. Sempre dalla stampa, inoltre, si apprende che le armi chimiche saranno poi inertizzate nel Mar Mediterraneo, in un'area compresa tra Italia, Grecia e Malta mediante idrolisi, una reazione chimica di scissione prodotta dall'acqua. Si tratterebbe della prima operazione di tal genere nella storia dell'ONU e dell'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, ma che le autorità non ritengono comportare rischio alcuno. Tanto il coinvolgimento di un porto italiano, quanto il trattamento in mare di tali sostanze destano grande preoccupazione nell'opinione pubblica italiana, che ricorda quanto accaduto nel corso della Seconda Guerra mondiale nel porto di Bari, quando un attacco militare ha comportato l'affondamento di pericolosi quantitativi di iprite, con contagio di civili e militari per i decenni successivi”. Zanoni formalmente chiedeva alla Commissione due punti precisi: 1. Non ritiene l'operazione incompatibile con gli obiettivi comuni per la protezione e la conservazione dell'ambiente marino di qui al 2020, sanciti con la direttiva 2008/56/CE?2. Può riferire quali siano i rischi dell'idrolisi di tali sostanze per il Mar Mediterraneo? La risposta dell’Alta Rappresentante/Vicepresidente Catherine Ashton a nome della Commissione con poche righe non spiegava nulla che non si poteva apprendere anche dalla stampa che ne avevano già approfondito le tematiche.
Le risposte senza trasparenza, dove non si conoscono i particolari e le responsabilità delle operazioni, hanno messo in seria agitazione il popolo di Creta e dell’intera Grecia, difatti il 12 luglio 2014, la commissione pancreatese, ha inviato un appello oltre all’OPCW e a tutti gli ambasciatori del mondo, rivolgendosi in particolare agli ambasciatori americani e russi:”I vostri Paesi – secondo i dati ufficiali dell’OPAC – sono ancora in possesso di grandi quantità di armi chimiche non ancora distrutte, in particolare gli Stati Uniti 10% (circa 2.600 tonnellate) e Russia il 26% (circa 10.000 tonnellate) dell’arsenale originale. I vostri Paesi, hanno concordato con l’OPAC nel settembre 2013 di fermare il disastro della fornitura di armi chimiche alla Syria. Siamo sostenitori di tale accordo, poiché sosteniamo pienamente il divieto di produzione di armi chimiche, la necessità di distruggere i luoghi in cui sono situate le loro scorte e la criminalizzazione di tali gravi violazioni. L’assegnazione all’OPAC (OPCW) della fase di neutralizzazione dei gas Sarin, VX, Iprite (gas mostarda) e altre sostanze attive con il metodo dell’idrolisi (FDHS) è stata recentemente conferita alla nave da guerra americana Cape Ray, utilizzando il suo pericoloso scafo sul Mar Mediterraneo, in un esperimento estremamente pericoloso per un volume di acqua piccolo, limitato, quasi chiuso; un mare rinnovabile molto lentamente. Un eventuale incidente durante le operazioni di idrolisi coinvolgerà la fuoriuscita di sostanze altamente tossiche in forma gassosa o liquida portando ad impatti irreversibili sull’ecosistema marino del Mediterraneo. Causerà gravi rischi, immediati ed a lungo termine per la salute delle popolazioni costiere e la stessa sopravvivenza economica e sociale." L’appello inoltre specifica che sono stati violati: gli tabella V e VI del regolamento dell’OPAC che oppone il trasferimento di armi chimiche da un paese ad un altro paese, valido solo per motivi di ricerca medica medici o scientifici:"E ‘ovvio che non vi è alcun trasferimento di armi chimiche dal paese in acque internazionali e la loro idrolisi a bordo. Sono stati violati anche altri tabella del regolamento OPAC che prevedono come durante il trasporto si debba tener conto della tutela della salute pubblica e dell’ambiente; la lunga esperienza della stessa Organizzazione (OPAC) da cui consegue che, “qualora non venisse offerta la distruzione delle armi chimiche in loco, come è ora nel caso della Siria, con la trasformazione con idrolisi in unità mobili (Cape Ray), la scelta di un ambiente marino, è la scelta più controversa che va a sfidare incidenti e scarichi incontrollati con processi attivi irreversibili e tossici”e ricorda che la Corte Federale Suprema degli Stati Uniti può ritirare l’esercito americano se constata che l’azione viola le regole del diritto internazionale o espone il suo paese alle sue azioni. Altre leggi statali e federali vietano il traffico in America e la neutralizzazione armi chimiche di categoria di rischio 1 in unità mobili per evitare un disastro e vietano il trasferimento da Stato a Stato su strade o altri mezzi di trasporto. Lo stesso vale per la Russia. Il 2 marzo 2014 è stata inviata una lettera aperta ai ministri degli Esteri e della Difesa signori John Kerry e Chuk Hagel da parte di personale diplomatico, politici, esponenti ambientali e culturali in diversi paesi del mondo che indicano chiaramente la necessità di trasparenza e di allarme per i residenti del Mediterraneo, che purtroppo non ebbe mai luogo. Tuttavia, ciò di cui non ci rendiamo conto è la ragione per cui i Paesi coinvolti non calcolano i rischi connessi con l’eventuale fallimento di questo progetto pericoloso e distruttivo e non capiscono il valore che noi diamo al nostro mare, ricco di storia e cultura, lo splendido mare Mediterraneo.”
Sulle tracce della nave fantasma son partiti 32 attivisti di cui giornalisti e politici della Grecia, sulle navi Thomas 2 e Thomas 3 dal vecchio porto di San Nicola di Paleochora (Creta), con loro anche due rappresentanti di SOS Mediterraneo Italia. La protesta contro l’idrolisi delle armi chimiche siriane è stata decisa lo scorso martedì 22 Luglio 2014 presso la sede della Camera del Lavoro di Chania dove si sono riuniti il “Coordinamento aperto di Chania contro l'operazione di l’idrolisi delle armi chimiche Siriane”, il Coordinamento “ Una nave per Gaza”, giornalisti, istituzionali , attivisti, concittadini e diversi residenti di Chania. Dalle news greche si apprende che il viaggio è avvenuto in condizioni davvero critiche e pericolose dovute dal maltempo e dopo 36 ore sono ritornate al Porto. Le due barche a vela sono state seguite da una nave costiera il primo giorno e poi da un drone e un elicottero..ma della Cape Ray nessuna traccia…E il dubbio amletico rimane: perché è stato scelto il Mar mediterraneo per questo esperimento mai avvenuto al largo, le popolazioni che si affacciano sono stati realmente informati sulle procedure di sicurezza in merito ad un eventuale disastro? Non c’erano altre soluzioni?
Il mistero di una nave battente bandiera statunitense che non si trova, come le risposte rimaste appese alle responsabilità di nessuno.

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Control Ultimate Edition, il paranormale diventa next-gen

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Control Ultimate edition torna con una veste grafica migliorata per le console di nuova generazione. A diversi mesi dal lancio della versione originale, infatti, l’action shooter di Remedy Entertainment debutta anche su next-gen. Il risultato? Andiamolo a scoprire. Control è un titolo dall’ottimo intreccio narrativo graziato da un gameplay intrigante e da un setting costruito con rara maestria che, però, già nel 2019 quando fu rilasciato in versione “normale”, soffriva a causa delle limitazioni tecniche imposte dalla scarsa potenza delle console di scorsa generazione che comportavano rallentamenti e vistosi cali di frame-rate. Proprio per questo motivo Control: Ultimate Edition è, senza mezzi termini, il miglior modo possibile per godersi l’ultima fatica di Remedy in una versione tecnicamente ineccepibile e comprensiva delle due chiacchieratissime espansioni rilasciate nei mesi successivi al lancio: The Foundation e AWE. La storia ovviamente è rimasta del tutto invariata rispetto a quanto visto nell’edizione base (qui la nostra recensione) narra le vicende di Jesse Faden, una ragazza originaria della fittizia città di Ordinary che, dopo aver assistito ad un cataclisma di notevoli proporzioni durante la sua infanzia, ha dedicato tutta la propria vita alla ricerca di Dylan, un fratello apparentemente disperso da quasi vent’anni. Le sue incessanti indagini la conducono fino alle porte della Oldest House, un edificio situato nel cuore di New York appartenente al Federal Bureau of Control, un organismo occulto del governo statunitense che si occupa di studiare, affrontare e contenere i fenomeni paranormali che continuano a verificarsi in giro per il mondo. La particolarità della struttura è quella di essere invisibile all’occhio umano dall’esterno e stranamente mutevole all’interno con padiglioni che cambiano aspetto e configurazione senza soluzione di continuità. L’Oldest House è indubbiamente il più riuscito tra i setting ideati dai visionari artisti di Remedy fino ad oggi ed è anche un trionfo in termini di level design, al punto da trascendere il ruolo di semplice sfondo delle avventure di Jesse e divenire un vero e proprio coprotagonista delle vicende che vengono raccontate. Una volta entrati nella Oldest House, è facile rendersi conto che qualcosa di oscuro si aggira nei corridoi: un sussurro, un sibilo, una presenza minacciosa e costante che sembra aver assunto il controllo dell’edificio e dei suoi frequentatori. Tocca alla nostra Jesse fare luce sul mistero celato nel cuore della struttura che, in qualche modo, appare collegato a doppio filo a ciò che è successo durante la sua infanzia. Quella di Control è una sceneggiatura a dir poco incredibile che, anche a due anni di distanza dal lancio originale, riesce a catturare il giocatore in una atmosfera unica creata abilmente da un team di scrittori parecchio ispirato che è riuscito a imbastire un universo coeso, credibile e particolareggiato. Il racconto procede sostenuto dal giusto ritmo per tutte le circa 20 ore necessarie a portare a termine la campagna e non si risparmia colpi di scena, risvolti inaspettati e un finale sconvolgente. A questo, ovviamente, vanno aggiunte le svariate ore di gioco extra garantite dai due DLC inclusi nel pacchetto: “The Foundation” che conduce il giocatore fino alle viscere della Oldest House e “AWE”, l’incredibile anello di congiunzione con l’universo di Alan Wake. Insomma, se non avete ancora avuto occasione di sperimentare Control e la sua storia, questo è il momento migliore per farlo. Dal punto di vista del gameplay, come era logico aspettarsi, Control: Ultimate Edition non apporta particolari modifiche alla formula apprezzata nell’edizione standard. L’ultima fatica di Remedy, come dicevamo, è un titolo action in terza persona davvero adrenalinico, profondo, coinvolgente e raffinato che affonda le proprie radici nei canoni tipici del genere metroidvania. La natura cangiante della Casa ha consentito ai talentuosi designer della compagnia di allontanarsi della linearità dei loro prodotti del passato e di giocare molto sui percorsi che l’utente può intraprendere inserendo missioni secondarie, attività segrete e, addirittura, boss opzionali dietro ogni angolo.

Il comparto grafico di questa verione next-gen di Control, ovviamente, è stato l’aspetto che ha ricevuto maggiore attenzione in vista del lancio di questa edizione definitiva per Xbox series X/S e PS5. Control: Ultimate Edition è stato sviluppato sulla base di una versione potenziata e aggiornata di quello stesso Northlight Engine che aveva messo in seria difficoltà i PC e le console passate, con il preciso obiettivo di offrire ai giocatori un’esperienza più stabile e definita di quanto visto in passato. La modalità di visualizzazione “Performance Mode” rimuove gli effetti di Ray Tracing ma guadagna un frame-rate granitico a 60fps in tutte le situazioni. La risoluzione rimane inalterata. Proprio come nel caso di tanti altri titoli cross-gen che hanno raggiunto i lidi di PS5 e Xbox Series X|S in questo primo periodo del loro ciclo vitale, anche Control: Ultimate Edition può vantare due modalità di visualizzazione differenti: la Graphics Mode e la Performance Mode. La prima propone un rendering 1440p upscalato in 4K e mette in campo gli ultimi ritrovati nel campo dell’effettistica per videogiochi come il Ray Tracing applicato alle trasparenze, alle ombre e ai riflessi superficiali. Si tratta, senza ombra di dubbio, di una presentazione dal notevole impatto visivo che, però, risulta piagata da una forte instabilità del frame-rate che non siamo riusciti a digerire. Quando si passa alla Performance Mode, invece, la situazione cambia radicalmente. Gli effetti di Ray Tracing vengono sacrificati sull’altare della fluidità e Control: Ultimate Edition riesce a mantenersi stabilmente sulla soglia dei 60fps anche nelle situazioni più concitate. Considerando che la risoluzione di rendering è sempre 2560×1440 (upscalato in 4K) e che tutti gli altri effetti visivi rimangono inalterati, ci sentiamo di consigliarvi questa modalità di visualizzazione per godervi l’ultima opera di Remedy al massimo della velocità. Grazie alla potenza offerta dalle nuove ammiraglie di Microsoft e Sony, i numerosi effetti luminosi e particellari prodotti dalle abilità di Jesse non influiscono sul ritmo dell’azione ma aggiungono un importante valore all’estetica generale del prodotto. Dimenticate i problemi prestazionali che avevano flagellato la versione per console old-gen: questa reinterpretazione per le nuove macchine offrono una versione di Control all’apice del suo splendore. Unico neo, riscontrato sulla versione Xbox da noi testata, è la casuale possibilità di essere riportati sulla dashboard quando si preme il tasto (select) dedicato alla visualizzazione del menù missioni/armi/file. Questo fastidioso bug si è presentato abbastanza di frequente, e l’augurio che ci facciamo e che sia risolto al più presto attraverso una patch in quanto risulta essere parecchio fastidioso. Tirando le somme, Control Ultimate edition rappresenta la versione migliore del titolo in quanto, oltre ad offrire una veste grafica davvero ben realizzata e una fluidità assolutamente incredibile, garantisce un’esperienza di gioco senza pari che viene arricchita dai contenuti aggiuntivi presenti nel pacchetto. Nonostante il gioco non si rivelerà una sorpresa per chi ha già avuto modo di terminare l’avventura sulla vecchia generazione di console, tutte le migliorie apportate e la ricchezza dell’edizione sono un motivo assolutamente convincente per rimettere piedi nell’ Oldest House e di rivivere gli incubi paranormali nei panni di Jesse Faden.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 9

Sonoro: 9,5

Gameplay: 9

Longevità: 8,5

VOTO FINALE: 9

Francesco Pellegrino Lise

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In evidenza

Apple, con il nuovo update di iOS arrivano le emoji a tema vaccino

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Apple sta per introdurre 200 nuove emoticon su iPhone e iPad, con particolare attenzione su quelle a tema vaccini. Nel prossimo aggiornamento ad iOS 14.5 e iPadOS 14.5 sarà infatti presente un set di icone dedicate ad un trend che si spera divenga presto condiviso dai più a livello internazionale, quello del vaccino al Covid-19. Per questo motivo, la Mela ha deciso di introdurre nuove icone ma anche di adattare delle esistenti al particolare momento. Ad esempio, l’emoji che rappresenta una siringa, finora visualizzata con delle gocce di sangue che scendono dalla punta, avrà un aspetto meno intimidatorio, riempita con un liquido trasparente e senza goccioline. Le nuove emoji sono state approvate, come sempre, dal Consorzio Unicode lo scorso settembre. Si tratta dell’organizzazione che si occupa di creare il codice per le varie emoticon che poi vengono riprese da ogni azienda che ne fa uso, tra cui anche Facebook e Twitter. Ci si può dunque aspettare introduzioni simili nei prossimi giorni anche per gli altri “grandi” della rete. Emojipedia, un dizionario di emoji online, aveva individuato una tendenza al rialzo nell’uso della emoji a forma di siringa nella sua analisi sui trend di fine 2020, soprattutto su Twitter. Jeremy Burge, chief emoji officer di Emojipedia, ha riferito che eliminare il sangue dalla siringa la rende più appropriata per rappresentare la vaccinazione Covid-19, osservando come la modifica non le impedisca di essere utilizzata anche per altri contesti più classici, come la donazione del sangue. Altre emoji che hanno guadagnato popolarità a seguito della pandemia includono il microbo, l’icona della mascherina e le mani in preghiera. Insomma, Apple resta sempre al passo coi tempi e cerca di affrontare il tema della pandemia di Covid 19 con ironia, ma anche attraverso uno degli strumenti più utilizzati dalle persone.  

F.P.L.

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Romance of the Three Kingdoms XIV Diplomacy and Strategy Expansion Pack

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La serie Romance of The Three Kingdoms è una delle più apprezzate da quella fetta di pubblico appassionato di storia cinese e strategia. Lo scorso anno, con Romance of The Three Kingdoms XIV, Koei Tecmo ha voluto proporla anche console e adesso il titolo si espande con il Diplomacy and Strategy Expansion Pack che introduce quattro nuovi scenari nell’esperienza dei Tre Regni. Inoltre il contenuto permette ai giocatori di giocare nei panni di warlords unici che sono stati attivi durante diverse fasi temporali e, a seconda delle forze scelte, ai giocatori verranno presentati percorsi completamente diversi nei loro tentativi di unificare la Cina. I quattro nuovi scenari includono “The Intentions of Two Yuans” (ottobre 191), una storia che descrive come le ambizioni dei signori della guerra si scontrano dopo il collasso della Coalizione Anti-Dong Zhuo; “The Battle of Chibi” (ottobre 208), il più grande punto di svolta per Romance of the Three Kingdoms; “The Conquest of Liaodong” (luglio 219), dove Wei e Wu uniscono le forze per impedire a Guan Yu di avanzare verso nord; e “The Conquest of Liaodong” (gennaio 238), che ritrae la sottomissione di Gongsun Yuan, il re di Yan, da parte di Sima Yi. E mentre il titolo ritrae eventi classici come la morte improvvisa di Sun Jian e il piano di Zhou Yu per seminare dissensi, i giocatori potranno anche creare i propri momenti suggestivi con il nuovo Editor di eventi. Qui, chi si trova dinanzi lo schermo può combinare sfondi, altoparlanti, musica di sottofondo, messaggi e immagini degli ufficiali in una ricreazione storica tutta loro. Inoltre, l’inedita modalità War Chronicles introduce cinque nuovi brevi scenari sul campo di battaglia, tra cui la “Anti Dong Zhou Coalition”, “The Battle of Guandu”, “The Battle of Chibi”, “The Battle for Jing Province”, e “The Battle for Wuzhang Plains”. In questa nuova tipologia di gioco, i players prenderanno il controllo di forze che non possono essere scelte in scenari normali – come Zhou Yu in “The Battle of Chibi” e i rivali Zhuge Liang o Sima Yi in “The Battle for Wuzhang Plains” – e ogni scenario includerà eventi originali, aggiungendo ancora più entusiasmo alle scene classiche di Romance of the Three Kingdoms. Alla conclusione di ogni schermaglia, i giocatori verranno valutati e verrà assegnato un punteggio in base a diversi fattori tra cui quanti turni sono stati utilizzati, quanti ordini sono stati impartiti e quante volte è stata eseguita una tattica coordinata, testando le vere abilità di ogni giocatore sul campo di battaglia virtuale.

Per rendere il tutto più godibile sono state aggiunte inoltre nuove caratteristiche degli ufficiali e tattiche speciali, insieme a nuovi edifici per una topografia specifica, un calendario che ti consente di riflettere sulle attività precedenti nel gioco, la capacità di commerciare con i grandi imperi eurasiatici come Roma e l’India e la nuovissima abilità “Destroy Building” che ti consente di sabotare strutture sulla mappa e persino di impostare trappole. Nell’Expansion Pack è inclusa anche la possibilità per i giocatori di interagire con città di tribù straniere, comprese le tribù di Wuhuan, Xianbei, Qiang, Nanman e Shanyue. Anche se è sempre stato importante affrontare i conflitti nelle aree centrali della Cina, ora i giocatori dovranno pensarci due volte prima di attuare un attacco ai confini, in cui ora possono emergere battaglie tese. Se i giocatori decidono di aprire il commercio con le tribù straniere della regione, possono inviare dei loro sudditi per sviluppare le loro relazioni dopo aver acquisito determinati vantaggi geografici. Ad esempio: la conquista della provincia di Yo consente di formare amicizie con Wuhuan, mentre la conquista della provincia di Bing consente di stringere forti relazioni con Xianbei. I giocatori potranno anche scegliere di schierare le proprie truppe per conquistare queste tribù. Una volta che i giocatori stabiliscono forti relazioni con le tribù o le conquistano con successo, un Outlander Officer si unirà alle loro forze. Questi Outlander Officer estremamente potenti utilizzano la formazione “Siyi” per avere il sopravvento nelle aree montuose o nelle foreste. A ciascuna tribù è assegnato un tratto unico: gli ufficiali Qiang possono attivare la “Bow Cavalry”, mentre gli ufficiali Xianbei sono equipaggiati con “War Chariot”. Il reclutamento strategico di Outlander Officer con i tratti desiderati sarà fondamentale per unificare la Cina. Romance of the Three Kingdoms XIV: Diplomacy and Strategy Expansion Pack presenta una varietà di oggetti bonus per l’acquisto anticipato che saranno disponibili per il download gratuito entro le prime due settimane dal lancio. Lo scenario bonus “The Fall of Shu Han” sarà disponibile per i giocatori su tutte le piattaforme, mentre lo scenario “Battle of Yiling”, originariamente un bonus per l’uscita di Romance of The Three Kingdoms XIV, sarà disponibile esclusivamente per i giocatori Switch. Inoltre, lo scenario di collaborazione “Legends of Galactic Heroes”, “In the Middle of an Endless Dream” e tutti i personaggi del DLC collaborativo “Legend of the Galactic Heroes” dal numero 1 al numero 5 saranno disponibili come bonus esclusivo su Nintendo Switch. I personaggi esclusi Reinhard e Yang saranno disponibili per due settimane dopo il lancio. Dopo il lancio del gioco, saranno disponibili anche una serie di aggiornamenti del tutto gratuiti. Tirando le somma, possiamo dire senza dubbio che Romance of the Three Kingdoms XIV Diplomacy and Strategy Expansion Pack è una buona espansione, che non stravolge ovviamente più di tanto il gioco principale, ma che aggiunge comunque nuovi elementi in grado di renderlo un poco più vario e appetibile. In termini di contenuti vengono implementati quattro nuovi scenari con i relativi Signori della guerra, nuove tribù da gestire o conquistare, una manciata di elementi attivi per aggiungere funzioni agli eserciti, più una nuova modalità, anche se breve e non molto interessante. Una quantità accettabile, che però appare limitata a causa del prezzo un po’ eccessivo a nostro parere, ma che comunque se si è realmente appassionati del genere vale la pena passarci sopra.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 7,5

Sonoro: 7,5

Gameplay: 7,5

Longevità: 7,5

VOTO FINALE: 7,5

Francesco Pellegrino Lise

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