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CALIFORNIA,DISASTRO AMBIENTALE: 400 MILA LITRI DI PETROLIO IN MARE

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Tempo di lettura < 1 minuto La Guardia Costiera è intervenuta insieme ad una società che si occupa della ripulitura dell’acqua e un’organizzazione che si occupa della salvaguardia della fauna.

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di Angelo Barraco
 
San Francisco (California)- Una delle più grandi minacce per il mare è il petrolio; quando esso si tergiversa causa danni irreparabili. E' quanto successo in California, davanti al litorale di Santa Barbara, dove la rottura di un oleodotto della Plains All American Pipeline LP ha causato la fuoriuscita di oltre 400 mila litri di petrolio, la macchia avrebbe un’estensione di circa sei chilometri e una larghezza di cinquanta metri. Le splendide spiagge di Santa Barbara che in estate sono affollatissime, adesso sono invase e macchiate dal petrolio che la ha trasformate in una distesa monocromatica nera.
 
La Guardia Costiera è intervenuta insieme ad una società che si occupa della ripulitura dell’acqua e un’organizzazione che si occupa della salvaguardia della fauna; sono accorsi anche numerosissimi volontari. I danni ambientali potrebbero essere ingenti e una stima attualmente non c’è, la compagnia petrolifera però ha dichiarato di aver chiuso l’oleodotto tempestivamente per limitare i danni che può causare il petrolio all’ambiente.
 
Nelle spiagge di Santa Barbara vi era stato già un disastro petrolifero il 28 gennaio del 1969 dove si sono tergiversati in mare circa 10.000-14.000 tonnellate di greggio in mare. Un altro disastro entrato nella storia è stato quello avvenuto nelle splendide Isole Galapagos, in cui la petroliera “Jessica” ha disperso in mare 568 tonnellate di greggio in quel fatidico gennaio del 2001. Per bonificare un territorio contaminato, spesso ci vogliono mesi o anni e molte risorse economiche, ma, le risorse spesso mancano e la bonifica non arriva mai. Di conseguenza quelli che da sempre sono stati definiti paradisi naturali diventano sempre più aree contaminate dall'oro nero.

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Libano, Save the Children: mentre il governo revoca i sussidi, l’assunzione di cibo dei più piccoli è dimezzata

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Sempre più bambini sopravvivono con patate e riso, saltando molti pasti

Il Paese è alle prese con una delle peggiori crisi economiche degli ultimi due secoli. Il prezzo dei generi alimentari di prima necessità è aumentato del 390% in un solo anno. L’Organizzazione chiede al nuovo governo di avviare programmi pianificati di assistenza in denaro per aiutare i bambini più vulnerabili e le loro famiglie

I bambini in Libano stanno saltando molti dei pasti principali, mentre i loro genitori lottano per permettersi alimenti di base il cui prezzo è quasi quadruplicato in un anno.

Patate, riso e lenticchie sono tutto ciò che c’è nella tavola delle famiglie che hanno condiviso ciò che hanno mangiato per sette giorni consecutivi con Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro. Una famiglia libanese di sei persone con figli di età compresa tra i 12 e i 16 anni ha dichiarato di aver consumato 11 pasti quella settimana, di cui solo due in due giorni, con un calo del 50% rispetto ai tre pasti al giorno di un anno fa.

 Una famiglia siriana che vive nel nord del Libano ha riferito che i loro tre figli non hanno consumato cibo nutriente durante tutta la settimana. Il piccolo di sei mesi non veniva allattato al seno e aveva solo latte di mucca e cereali. Secondo gli esperti di nutrizione di Save the Children, questo non è salutare per un bambino di quell’età e la mancanza di cibo più nutriente potrebbe frenarne lo sviluppo.

Entrambe le famiglie hanno dovuto razionare il poco cibo che avevano e cambiare drasticamente la loro dieta per far fronte all’aumento dei prezzi del cibo in Libano.

Secondo i diari alimentari delle famiglie, è emerso che stavano sopravvivendo con un pranzo a base di purè di patate o un piatto condiviso di bulgur per cena.

Un punteggio di diversità alimentare fatto da Save the Children ha mostrato che nessuna famiglia ha ottenuto più di due punti per un singolo pasto, tranne in un’occasione. Il punteggio minimo “accettabile” per la salute nutrizionale dei bambini è di quattro punti.[2]

Salma*, 16 anni, ha affermato che la sua famiglia sta allungando il più possibile l’intervallo tra i pasti per far durare il cibo di più. “Quello che stiamo mangiando ora è molto diverso da quello che mangiavamo un anno fa, quando facevamo tre pasti al giorno: colazione, pranzo e cena”, ha detto Salma*. “Ora è una colazione tardiva e una cena anticipata. C’erano sempre uova, latte, formaggio e labneh (yogurt) nella nostra colazione. Anche se non mangiavamo carne e pollo tutti i giorni, lo mangiavamo ogni settimana e mia madre a volte lo conservava nel congelatore. Costanti anche frutta e verdura, ora ne abbiamo a malapena”.

Farida*, una madre di tre figli, ha detto a Save the Children che ormai quasi tutto il cibo è fuori portata per la sua famiglia. “Passiamo giorni senza pane perché è costoso o non è disponibile. Frutta e verdura sono una rarità in casa nostra e non mangiamo carne o pollo da un anno. Tutti i prodotti lattiero-caseari sono costosi, non possiamo permetterci latte o formaggio. Il timo è il nostro punto di riferimento per la colazione. Non abbiamo elettricità, quindi il nostro frigorifero viene utilizzato a malapena. La mia più grande paura è che i miei figli si ammalino per mancanza di cibo nutriente. Sono pienamente consapevole che non stanno ricevendo i nutrienti di cui hanno bisogno, come calcio e proteine e come questo stia influenzando la loro crescita fisica e mentale”.

Il prezzo dei generi alimentari di prima necessità è aumentato del 390% in un solo anno secondo gli ultimi dati del governo libanese. I consumatori pagano almeno tre volte tanto rispetto a un anno fa per pane, cereali, verdure o carne.

Dalla fine del 2019, il Libano è sprofondato in una delle peggiori crisi economiche dalla metà del diciannovesimo secolo, con il più alto tasso di inflazione annuale al mondo. La crisi alimentare è aggravata dalla mancanza di energia elettrica, i blackout spesso durano oltre 20 ore, rendendo impossibile la conservazione di alimenti deperibili come latticini e carni.

Il governo libanese ha quasi tolto i sussidi su carburante, medicine e grano, una mossa che secondo Save the Children danneggerà i più poveri del Paese se non verrà fornita un’alternativa genuina.

“Le famiglie ci dicono che stanno saltando i pasti in modo che i loro figli possano mangiare. Questo è ciò a cui la popolazione vulnerabile del Libano sta ricorrendo a causa dei prezzi alle stelle. Parliamo di famiglie che non hanno più accesso a un sacco di pane, figuriamoci a un pasto sano e completo. Questa è la scioccante realtà per milioni di persone. È fondamentale che il mondo capisca che ciò che sta accadendo in Libano non ha precedenti. Persone di ogni nazionalità e provenienza in tutto il Paese lottano quotidianamente per garantire cibo ai propri figli. Dobbiamo agire ora per salvare vite umane e prevenire ulteriori sofferenze per i bambini e le loro famiglie” ha dichiarato Jennifer Moorehead, direttrice di Save the Children in Libano.

Save the Children fornisce supporto economico e servizi di consulenza a famiglie vulnerabili come quella di Farida* in modo da sostenere i loro figli. Attraverso questo approccio “cash plus”, i bambini sono protetti dall’impatto della crescente povertà in Libano.

Save the Children chiede al nuovo governo libanese di avviare programmi pianificati di assistenza in denaro per aiutare i bambini più vulnerabili e le loro famiglie. Esorta inoltre i donatori a finanziare programmi di assistenza in denaro per proteggere le famiglie dall’aumento senza precedenti della povertà che affligge il paese.

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Esteri

Usa, si riaprono le frontiere per i vaccinati: al via la prima fase dall’8 novembre

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L’Amministrazione Biden ha svelato nuovi dettagli dei suoi piani per consentire ai cittadini stranieri vaccinati contro il Covid-19 di recarsi nuovamente negli Stati Uniti a partire dall’8 novembre.

Come spiega la Cnn, l’Amministrazione ha pubblicato tre documenti relativi ai requisiti necessari per i viaggi in aereo. Si tratta di un decreto del presidente Joe Biden che stabilisce i requisiti per entrare in America, le indicazioni sui vaccini, i test e la tracciabilità dei Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc), le istruzioni tecniche per l’implementazione.

I nuovi documenti, ha detto ai giornalisti un alto funzionario, “aiuteranno le compagnie aeree e i viaggiatori a prepararsi per l’8 novembre e assicureranno una transizione graduale al nuovo sistema”. Sui vaccini riconosciuti dai Cdc ci sono quelli “attualmente approvati o autorizzati per l’uso di emergenza dalla Food and Drug Administration degli Stati Uniti (vaccini Pfizer-BioNTech, Moderna e Johnson & Johnson)” così come quello di AstraZeneca/Oxford”.

L’Amministrazione è “ben consapevole” che ci sono altri vaccini Covid-19 non presenti nell’elenco, ha affermato un secondo alto funzionario citato dalla Cnn. I ragazzi sotto i 18 anni sono esenti dall’obbligo di vaccinazione, ha affermato un altro funzionario. L’esenzione medica si applica a coloro che hanno avuto “gravi reazioni allergiche anafilattiche a un precedente vaccino contro il Covid”, ha affermato un alto funzionario.

L’Amministrazione ha anche aumentato i requisiti per i test. I cittadini statunitensi non vaccinati, i residenti permanenti legali e i viaggiatori “dovranno fornire un test negativo effettuato entro un giorno dal viaggio”, secondo quanto ha reso noto la Casa Bianca.

I bambini sotto i due anni non hanno bisogno di fare il test, ha spiegato un funzionario. Se un minore di età compresa tra 2 e 18 anni viaggia con un adulto vaccinato può effettuare il test tre giorni prima della partenza. Le nuove linee guida, ha affermato la Casa Bianca, richiederanno a tutte le compagnie aeree che volano negli Stati Uniti di conservare le informazioni di contatto per la tracciabilità dei contatti e di consegnarle “prontamente” al Cdc quando necessario.

I divieti di viaggio negli Stati Uniti sono stati imposti per la prima volta nei primi giorni della pandemia, quando l’allora presidente Donald Trump ha limitato i viaggi dalla Cina nel gennaio 2020. Sono seguite limitazioni per 26 Stati in Europa, tra cui Francia, Germania e Italia, Irlanda e Regno Unito. Brasile, Sud Africa e India sono stati aggiunti successivamente. Chiuse poi anche le frontiere con Canada e Messico. Il presidente Joe Biden ha mantenuto divieti ai viaggi non essenziali, con una crescente lamentela da parte dei governi europei.

Le nuove regole, ha affermato la Casa Bianca, saranno implementate in un modo graduale. La prima fase inizierà all’inizio di novembre, mentre la seconda partirà all’inizio di gennaio 2022.

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Cronaca

Sentenza del Tribunale della famiglia di Tel Aviv: Eitan deve tornare in Italia

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Eitan Biran, il piccolo sopravvissuto alla tragedia del Mottarone, deve tornare in Italia dove c’è la sua residenza abituale. Lo ha stabilito la giudice del Tribunale della famiglia di Tel Aviv.

Lo si apprende da fonti legali. “Il Tribunale non ha accolto la tesi del nonno che Israele è il luogo normale di vita del minore nè la tesi che abbia due luoghi di abitazione”, così scrive la giudice Iris Ilutovich Segal nella sentenza in cui impone il rientro in Italia accogliendo il ricorso di Aya Biran, zia paterna del piccolo e affidataria legale. Il bambino era stato portato in aereo, senza permesso, in Israele dal nonno materno Shmuel Peleg lo scorso settembre dopo essere stato prelevato a casa a Pavia della zia Aya Biran. Il nonno per questo è indagato in Italia per sequestro di persona. Subito dopo Aya Biran si è rivolta al Tribunale della famiglia di Tel Aviv per il “rientro immediato” in Italia in base alla Convenzione dell’Aja. La sentenza della giudice è giunta a circa due settimane dalla fine delle udienze in Tribunale a Tel Aviv.

“La famiglia è determinata a continuare la battaglia in ogni modo possibile nell’interesse di Eitan, il suo benessere e il diritto a crescere in Israele come i suoi genitori si augurano”. Lo dice la famiglia Peleg, il cui portavoce Gadi Solomon ha annunciato ricorso contro la sentenza. “Questa – ha aggiunto la famiglia -riguarda solo il suo allontanamento dall’Italia, il suo arrivo in Israele e non il bene e il futuro del minore”. Purtroppo – ha proseguito la famiglia Peleg – le possibilità e le soluzioni che sono state evocate riguardo i contatti fra il minorenne con le 2 famiglie, non sono state esplorate in maniera adeguata, fino in fondo”.

Per i prossimi sette giorni da oggi – tempo necessario per l’eventuale ricorso da parte del nonno materno Shmuel Peleg alla Corte Distrettuale di Tel Aviv – il piccolo Eitan non potrà lasciare Israele. Lo si apprende da fonti legali. Trascorso questo tempo, ma solo in mancanza di eventuali provvedimenti contrari, il bambino potrà far rientro in Italia in base alla sentenza di oggi della giudice del Tribunale della Famiglia di Tel Aviv.

La giudice Iris Ilutovich Segal ha imposto che il nonno materno del bambino, Shmuel Peleg, paghi le spese processuali pari a 70 mila shekel (oltre 18mila euro). Nella sentenza inoltre si spiega che “non è stato accolta la tesi del nonno secondo cui la zia non aveva il diritto di tutela”. “Con l’arrivo in Israele il nonno – ha proseguito la giudice – ha allontanato il minore dal luogo normale di vita. Un allontanamento contrario al significato della Convenzione e che, così facendo, ha infranto i diritti di custodia della zia sul minore stesso”.

“Pur accogliendo con soddisfazione la sentenza della giudice Ilutovich crediamo che in questo caso non ci siano nè vincitori nè vinti. C’è solo Eitan e tutto quello che chiediamo è che torni presto a casa sua, ai suoi amici a scuola, alla sua famiglia, in particolare per la terapia e gli schemi educativi di cui ha bisogno”. Questo il commento dei legali della famiglia di Aya Biran – gli avvocati Shmuel Moran e Avi Himi – subito dopo la sentenza della giudice che ha deciso in base alla Convenzione dell’Aia di far tornare il bambino in Italia. Ha espresso “grande gioia” la zia paterna Aya Biran, per la decisione del Tribunale di Tel Aviv. Lo si è appreso da fonti legali.

“E’ un giorno disastroso. E’ avvenuto un secondo disastro dopo quello di cinque mesi fa. Si tratta di un disastro nazionale”, ha detto Esther Peleg Cohen, nonna materna di Eitan in tv aggiungendo che si tratta “di un giorno di lutto nazionale”. “Non riesco a capacitarmi del fatto che Israele – ha aggiunto – mi carpisce l’ultimo nipote, il residuo di quello che resta di mia figlia”. La decisione del Tribunale – ha insistito – “è stata influenzata da considerazioni politiche sui rapporti con l’Italia”.

“Io e la collega Grazia Cesaro siamo contenti per la decisione favorevole del Tribunale di Tel Aviv e del fatto che i principi e lo spirito della Convenzione dell’Aja abbiano trovato applicazione”. Lo ha spiegato il legale civilista Cristina Pagni, che rappresenta in Italia, con la collega Cesaro (sul fronte penale c’è l’avvocato Armando Simbari) Aya Biran. “Aspettiamo di capire quando sarà possibile il rientro del bimbo in Italia, lo sapremo forse in serata”, ha chiarito il legale e ciò anche in relazione al fatto che i nonni materni avranno possibilità di impugnare la sentenza del giudice israeliano.

“In base alla Convenzione dell’Aja le decisioni che vengono prese devono essere immediatamente esecutive e quindi il rientro del minore dovrebbe essere rapido, in tempi brevi, anche se la controparte ha la possibilità di impugnare la decisione”. Lo ha spiegato il procuratore dei minori di Milano Ciro Cascone in merito alla sentenza del Tribunale israeliano sul caso di Eitan, chiarendo comunque che “io non posso sapere se nella legislazione israeliana ci siano specifiche previsioni sul punto”, ossia sul tema dell’immediata esecutività della sentenza anche in caso di impugnazione della stessa. “E’ la decisione che mi aspettavo”, ha aggiunto Cascone, il quale ha chiarito che in casi analoghi di decisioni prese in Italia sulla base della Convenzione dell’Aja i provvedimenti sono immediatamente esecutivi anche se c’è possibilità di impugnazione di fronte alla Cassazione. “La sentenza ad ogni modo va in esecuzione subito”, ha proseguito.

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