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Call of Duty Black Ops 4, tre giochi in uno per gli amanti del multiplayer

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Con Call of Duty Black Ops 4 Activision cambia le carte in tavola e imposta un titolo che punta a volersi imporre anche tra i videogiocatori più competitivi. Per raggiungere tale scopo la software house ha deciso di sacrificare la componente single player in favore dell’introduzione della modalità Battle Royale che affiancherà l’ormai noto multiplayer e la modalità zombi. Con questo nuovo titolo quindi si è cercato di creare un impianto di gioco capace non solo di accontentare gli annuali fan della saga, ma anche di portare quelle necessarie modifiche per avvicinarsi in pianta stabile al circuito del gaming competitivo. Ma veniamo al dunque, la modalità che ha il compito di rivisitare il concetto di Battle Royale in chiave CoD prende il nome di Blackout e ha la peculiarità di introdurre la fluidità tipica del franchise in una tipologia di gioco che ha ormai trovato la sua folta schiera di appassionati grazie a titoli come Pubg e Fortnite.

L’impostazione iniziale che Call of Duty Black Ops 4 dà a questa modalità Blackout è quella classica, con la possibilità di selezionare una partita in solitaria o a squadre da due o da quattro giocatori, che vengono scelti tramite matchmaking nel caso in cui non si sia già in team con degli amici. Una volta iniziata la ricerca di una partita, si verrà lanciati in una “simulazione” della mappa di gioco, con la possibilità di esplorare liberamente e con il dono dell’immortalità. Questo naturalmente fino a quando tutti i giocatori non saranno presenti nella lobby e il match sarà quindi pronto per iniziare. Durante questa fase, aprendo la mappa di gioco, è inoltre possibile iniziare a vedere il percorso che seguirà l’elicottero da cui ci bisognerà lanciarsi. Funzionalità, questa, introdotta soltanto recentemente nelle produzioni dei Bluehole e di Epic Games, ma che è di estrema utilità in termini organizzativi, soprattutto quando si gioca in squadra. A quanto punto si avranno sessanta secondi per decidere dove e quando buttarsi giù. Naturalmente prima si arriverà a terra e prima si potrà iniziare la ricerca di un’arma: essenziale per assicurarsi la sopravvivenza nelle caotiche fasi iniziali del gioco. Per chi non lo sapesse nei giochi Battle Royale si entra in gioco con solo i vestiti addosso e sarà necessario trovare armi, corazze ed equipaggiamenti sul campo. Nella modalità Backout proposta in questo nuovo Call of Duty Black Ops 4 la gestione dell’inventario è molto interessante e risulta in sostanza l’unica vera novità, che questa Battle Royale aggiunge rispetto alla concorrenza. Oltre alle due armi equipaggiabili, entrambe altamente personalizzabili con ottiche, calci e accessori vari, c’è anche la possibilità di portare con sé un gadget medico, tra i vari oggetti che curano 25, 50 o 100 punti ferita, utilizzabile con il dorsale sinistro, e uno strumento come il rampino o una granata da usare con il dorsale destro. In più sono presenti due slot passivi dedicati uno alla corazza, di tre livelli differenti, tra cui l’ultima in grado di proteggere dai colpi alla testa, e l’altro allo zaino, con la classica utilità di ampliare il proprio inventario da cinque a dieci slot. Nonostante questa pratica selezione rapida, in qualsiasi momento della partita si potrà aprire il menu rapido per utilizzare liberamente tutti gli equipaggiamenti, tra cui dei particolari bonus dalla durata a tempo, che si possono trovare in giro per la mappa e forniscono gli stessi benefici dei classici perk di Call of Duty. Quanto alle munizioni, è invece presente una sezione dell’inventario dedicata e queste non graveranno sul peso e non occuperanno alcuno spazio nello zaino. La mappa di gioco nel complesso è ben strutturata, dalle dimensioni più contenute rispetto alle ormai note Erangel e Miramar presenti su Pubg, ma con una buona alternanza di scenari: da centri urbani ad ampi spazi aperti. Non manca infine la possibilità di sfruttare i mezzi presenti, da camion lenti ma ben corazzati e quad rapidi ma vulnerabili, fino a poter guidare motoscafi lungo i canali ed elicotteri per solcare i cieli. Ovviamente anche nel Battle Royale di Call of Duty 4 Black Ops lo scopo del gioco è rimanere l’ultimo giocatore o l’ultima squadra in vita mentre l’area di gioco si restringe sempre di più. Se si rimane fuori dai bordi la vita del proprio personaggio si riduce progressivamente fino alla morte. Tirando le somme, la modalità Blackout è una tipologia di gioco che convince e diverte nonostante sia palesemente un’interpretazione in chiave Call of Duty di una formula già collaudata e con meccaniche ben precise che, pur non apportando alcuna vera innovazione al genere, riesce ad ampliare l’offerta del titolo.

Per quanto riguarda il resto del pacchetto, in Call of Duty Black Ops 4 è presente l’immancabile multiplayer, vero fiore all’occhiello della saga da ormai più di 10 anni, ma prima di descrivere in cosa consiste è necessario fare una piccola premessa. Come già detto all’inizio la campagna single player è stata rimossa, ma la casa di sviluppo statunitense ha pensato bene di far approcciare futuri e vecchi giocatori attraverso un sistema intelligente, quanto mai appropriato. Gli eroi indiscussi di Black Ops 4 sono senza dubbio gli Specialisti, quindi, quale occasione migliore di poterli mettere in campo guidando il videogiocatore nelle varie modalità proposte? Si entra di diritto nel Quartier Generale degli Specialisti, un luogo che rappresenta un HUB per coloro che vogliono conoscere il background degli eroi e capire il funzionamento di ciascuno di essi. In linea di massima si tratta di un enorme tutorial che getta le basi per introdurre al giocatore quello che lo aspetterà nei mesi seguenti. I fan più appassionati troveranno anche di gradito gusto i file relativi ai dossier di ciascun specialista, dove scene di intermezzo, si alterneranno agli obiettivi preposti dall’istruttore guida. Niente campagna quindi, ma un modo intelligente di far conoscere Black Ops 4 ad ogni tipologia di videogiocatore. Venendo al multiplayer, le differenze sostanziali rispetto a quanto già visto in passato risiedono in un Time To Kill più diluito e la mancanza di auto-rigenerazione dopo una sparatoria. Sarà invece presente un’abilità speciale che consentirà ad una siringa di far scorrere più adrenalina e recuperare, quindi, punti vita. Tale introduzione ha un costo in cooldown, cioè un tempo di ricarica che consentirà al giocatore di non abusare troppo del reintegro, anche se la gestione dei perks e del loadout del proprio Specialista consente la riduzione di tale tempistica. Anche per questo motivo, la salute è stata aumentata del 50% in virtù del fattore rigenerate assente. Sono state eliminate anche dinamiche correlate alla parte più tecnologica degli Specialisti, vale a dire la corsa sui muri ed il doppio salto. Nonostante quasi tutte le modalità siano state mantenute, alcune non sono presenti come ad esempio “Gioco delle armi”, ma ne sono state introdotte altre di egual spessore, se non addirittura di qualità superiore e più appaganti. Certamente i vari Deathmatch a squadre, Cerca e Distruggi o Uccisione Confermata risultano ancora oggi le playlist più apprezzate, così come Dominio e Controllo, ma la vera novità dal punto di vista del multiplayer risiede in Furto. In questa nuova modalità di gioco due squadre si alternano nel recupero di un’ingente somma di denaro per estrarlo in punto preciso attraverso un elicottero. Si parte con una gestione oculata del proprio equipaggiamento, con dei crediti (fittizi) spendibili per armi e oggetti, per poi fiondarsi insieme alla squadra in uno scontro che non tollererà l’entrata dopo la morte. Sarà disponibile una sola vita per scontro, quindi questo fa sì che le partite abbiano un approccio ragionato e che il team cooperi all’unisono per arrivare alla vittoria. Al netto delle modalità disponibili, vi è anche una modifica sostanziale alla playlist presente su Veterano, speciale attività che prevede l’utilizzo di un numero inferiore di modalità aventi delle modifiche sostanziali al gameplay. L’eliminazione del radar non consente ai giocatori di capire la posizione del nemico, così come un time to kill più ridotto induce alla cautela, nonché la presenza del fuoco amico potrà causare uccisioni da parte dei compagni di squadra. Per evitare l’abuso consistente dovuto alla morte per via del fuoco amico, Treyarch ha introdotto un sistema di espulsione dalla partita per uccisioni multiple errate. Tale sistema è sicuramente utile per eliminare giocatori che effettivamente disturbano il match, ma risulta anche controproducente nel caso di morti accidentali.

https://www.youtube.com/watch?v=ooyjaVdt-jA

A completare la massiccia offerta di Call of Duty Black Ops 4 c’è la tanto apprezzata modalità Zombi. Se si è amanti di questa tipologia di gioco, presente ormai da dieci anni nei titoli della saga, in quest’ultima produzione sarà possibile trovare quanto di meglio si possa desiderare. Treyarch ha infatti deciso di inserire ben tre diversi scenari, appartenenti a differenti epoche storiche, dove i giocatori saranno chiamati a respingere orde di non morti sempre più dense, tra perks e pozioni indispensabili per avere ragione di una quantità di avversari mai così agguerrita. Tra trovate sceniche d’eccezione, che ovviamente e qualche limatura alle regole classiche del genere, si può affermare senza alcun dubbio che Treyarch ha centrato perfettamente il bersaglio. A livello tecnico/grafico, Call of Duty Black Ops 4 non brilla certamente per innovazione, spesso e volentieri si possono notare texture non proprio eccelse, animazioni al di sotto del livello di altri prodotti AAA e modelli poligonali non rifiniti al meglio. Anche sotto l’aspetto grafico, il titolo risulta essere poco entusiasmante e non stupisce. Fortunatamente i cali di frame si presentano raramente, salvo in alcuni momenti concitati su Blackout, quindi l’esperienza di gioco sarà quasi sempre fluida e appagante. Il netcode nel complesso risulta essere ben solido, come già visto in altre produzioni targate Activision, e questo è un bene in quanto garantisce piacevoli e longeve sessioni di gaming esenti da problematiche poco gradevoli.

Tirando le somme, questo Call of Duty Black Ops 4 è un prodotto che diverte e che offre una varietà di gioco mai vista prima nel franchise. Activision e Treyarch hanno ascoltato con attenzione le richieste della community portando alla luce un prodotto solido e ben variegato nelle modalità che, purtroppo, pecca di una campagna single player maldestramente sostituita da tutorial, con protagonisti i vari Specialisti, che mancano di spessore e caratterizzazione. Il titolo potrebbe candidarsi realmente a essere quel punto di raccordo, mai trovato fino a questo momento, tra la vecchia e nuova fetta d’utenza utile a dar nuova linfa vitale a un brand che, nel corso degli ultimi anni, è rimasto bloccato in un limbo che non ha mai convinto o soddisfatto gli utenti. In ogni caso, se siete amanti degli shooter, del Battle Royale, della competizione o della saga, questo titolo non può assolutamente mancare nel vostro scaffale sia che siate possessori di Pc, Xbox One o PS4.

 

GIUDIZIO GLOBALE:
Grafica: 8
Longevità: 9
Gameplay: 8,5
Sonoro: 8,5
VOTO FINALE: 8,5

 

Francesco Pellegrino Lise

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Far Cry 6, è ora della rivoluzione

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Far Cry 6 arriva su Pc, ma anche sulle console della famiglia Xbox e PlayStation dopo più di 3 anni dall’uscita di Far Cry 5 e dopo 2 dall’uscita dello spin off Far Cry New Dawn. Ubisoft propone così il sesto titolo principale della sua famosissima saga FPS. Fin dal reveal trailer Far Cry 6 è stato in grado di incuriosire i fan della serie, mostrando subito il nuovo antagonista del gioco; che, come in ogni Far Cry, rappresenta un elemento importante e fondamentale sul quale si basa buona parte della riuscita del titolo. Ambientato nella splendida isola caraibica di Yara, il gioco racconta la storia di una piccola nazione indipendente controllata col pugno di ferro da uno spietato dittatore, il presidente Anton Castillo, impersonato da un intenso e convincente Giancarlo Esposito (Attore famoso per aver recitato in Breaking Bad e The Mandalorian). Castillo, la cui cosa più preziosa è indubbiamente suo figlio Diego, soggetto a un’educazione a dir poco severa, ha una salda visione per il futuro di Yara e pretende che la popolazione aspiri a raggiungerla soffrendo i sacrifici necessari, costi quel che costi. La formula per riuscire nell’impresa si chiama Viviro, un miracoloso farmaco contro il cancro che può essere prodotto solo a Yara, ma la cui coltivazione intossica e uccide gli abitanti dell’isola costretti ai lavori forzati nelle piantagioni di Castillo. I giocatori in Far Cry 6 vestiranno i panni di Dani Rojas, un protagonista che può assumere sembianze femminili o maschili, sopravvissuto miracolosamente alla Noche de la Muerte, una vasta purga tesa a imprigionare o ad uccidere i pochi dissidenti ancora rimasti ad Esperanza, la capitale di Yara. Dani, almeno inizialmente, non ha alcuna tendenza rivoluzionaria e anzi, non desidera altro che una vita tranquilla in Florida, le cui coste sono a pochissimi chilometri da quelle dell’isola. Dopo una fuga rocambolesca il sogno di una vita tra gli “yanquis” scorre come sabbia tra le dita del protagonista, che decide allora di combattere per liberare il proprio popolo unendosi a Libertad, una fazione di ribelli che è la principale antagonista del regime di Castillo. Per certi versi la storia di Far Cry 6 ricorda quella di Far Cry 4 dove la nazione di Kyrat, alle pendici dell’Himalaya, era sotto il giogo di Pagan Min e il giocatore era chiamato a combattere una rivoluzione per defenestrarlo. Però, rispetto a quel capitolo della serie, in Far Cry 6 le conseguenze che ci si trova a vivere hanno cause più “pesanti” e moralmente nebulose; un elemento che aggiunge un certo spessore al copione. Il presidente Castillo è figlio di un altro dittatore, deposto e ucciso nel 1967 in una precedente rivoluzione e i cui combattenti, noti come le Leggende del ’67, vivono nascosti e disillusi nella giungla. Le fazioni in guerra per la libertà, fra cui quella a cui si unisce Dani Rojas, Libertad, devono scendere a compromessi con una realtà di corruzione, fatalismo e crimine che cresce come muffa sulle rovine dell’isola. Il mondo esterno sembra cieco di fronte a quanto sta succedendo, e il regime stesso spende molte risorse per promuovere l’idea di una Yara forte, libera e giusta. Insomma, in Far Cry 6 non basta prendere un fucile e scendere in strada per riportare diritti e democrazia. Ma tutto ciò rappresenta solo un buon punto di partenza verso tutto ciò che è necessario compiere per tornare a liberare Yara.

Chi ha giocato i precedenti giochi della serie targata Ubisoft si sewntirà come a casa. Ovviamente l’ambientazione è tutta nuova, ma le attività presenti ricalcano da vicino la ricetta dei vecchi capitoli della serie, concentrando magari l’attenzione su alcuni aspetti ma senza mai uscire davvero dal solco che ormai caratterizza il brand. Per combattere il regime bisogna indebolirlo alla base, erodere metro dopo metro la terra sotto i suoi piedi, e per farlo si possono seguire le Operazioni, che sono le missioni vere e proprie che portano avanti la trama, o assaltare i posti di blocco, gli obiettivi strategici e gli insediamenti. A differenza di Far Cry 5, dove la conquista delle posizioni occupate dal nemico indeboliva direttamente i luogotenenti di Joseph Seed, queste attività non impattano in modo visibile sulla forza del regime di Castillo, anzi lo pungolano e lo spingono ad aumentare la sua presenza. Rimane però un ottimo modo per ottenere dei punti di viaggio rapido e per raccogliere risorse da utilizzare nei campi base della guerriglia. Il tutto nell’ottica di ottenere la lealtà delle tre fazioni che controllano le zone in cui è divisa l’isola e che si oppongono ai pezzi grossi del regime. Queste fazioni sono dislocate in tre aree diverse della vasta mappa di gioco: a ovest c’è la famiglia “Montero”, in lotta contro il nipote di Castillo che gestisce le coltivazioni di tabacco modificato. Al centro dell’isola “Maxima Matanza”, gruppo a metà strada fra movimento culturale e guerriglia attiva che rappresenta la voce della resistenza e del dissenso opposta a quella del Ministero della Cultura. A est, infine, nella folta vegetazione della sierra, si nascondono le “Leggende del ’67”, simbolo di resistenza del passato ora chiamate a colpire l’apparato militare ed economico di Castillo. Durante l’avventura si può decidere di portare avanti in parallelo le Operazioni di tutte tre le fazioni, oppure di dedicarsi fin da subito alla fine ad una sola fazione prima di passare alle altre. L’unica cosa a cui è davvero importante prestare attenzione sono i gradi delle diverse aree: maggiore è la differenza fra il grado dell’area e il livello del giocatore, più sarà difficile uscire vivi dai faccia a faccia con i soldati di Castillo. In tal senso, la gestione del protagonista di Far Cry 6 è quella che più si discosta dal passato della serie: non ci sono più punti talento con cui sbloccare nuove abilità e salire di livello serve semplicemente a sbloccare nuove armi e armature dai mercanti clandestini. Tutta la crescita del personaggio è stata concentrata sulla gestione delle armi e del vestiario, con particolare enfasi sul sistema di armi fai da te e sul “Supremo”. Oltre alle armi più convenzionali il giocatore può ottenere dei particolari ed eccentrici strumenti di morte assemblati da Juan, braccio destro della leader di Libertad Clara Garcia. Si passa così dalla sparachiodi, ottima per le azioni furtive, al cannone EMP che spegne mezzi e velivoli, dal fucile di precisione caricato a razzi ad una balestra che spara vinili come fossero lame. Su tutto, però, spicca il Supremo, uno zaino che oltre a poter essere potenziato con modifiche recanti svariati bonus differenti, costituisce la scorta degli oggetti da lancio e la mossa speciale da sfruttare nelle situazioni più concitate. Di Supremo ce ne sono diversi tipi e ognuno offre una mossa differente. In Far Cry 6 però anche le armi più convenzionali possono essere modificate in molti modi. Il giocatore ha infatti la possibilità di dotare ogni bocca di fuoco di diversi tipi di mirino, silenziatori, modifiche con bonus e, soprattutto proiettili speciali. Questi ultimi sono il cuore pulsante del sistema di combattimento di Far Cry 6, in quanto i nemici si dividono non solo secondo le armi che usano ma anche secondo le protezioni di cui sono dotati. Un cecchino, per dire, sarà vulnerabile ai proiettili antiuomo, mentre un artigliere dotato di elmetto è meglio affrontarlo con i proiettili perforanti. I lanciafiamme sono vulnerabili ai proiettili velenosi, mentre particolari nemici che spruzzano il concime tossico alla base del Viviro cadono urlando tra le fiamme. Ora, sia chiaro, tutti i nemici poissono essere uccisi con il giusto quantitativo di proiettili, ma sfruttare le debolezze di ogni nemico risulta essere la tattica migliore per eliminarlo in fretta e risparmiare pallottole. Ovviamente anche i nemici possono sparare con diversi tipi di proiettili, proprio per tale ragione nell’inventario di Dani Rojas si possono trovare, dopo averli raccolti o comprati, pantaloni, guanti, elmetti e giacche di ogni foggia e funzione. Anche in questo caso, non è essenziale muoversi sempre con i vestiti calibrati a puntino, ma tutto questo rappresenta in ogni caso un bonus extra. A completare il materiale utilizzabile dal protagonista di Far Cry 6 ci sono i veicoli, equipaggiabili con torrette, speroni, corazze extra, clacson divertenti e Arbre Magique.

In Far Cry 6, poi, ci sono anche gli “amigos”, ossia compagni per lo più a quattro zampe gestiti dalla CPU ai quali è possibile dare semplici ordini di movimento o ingaggio. Ogni amigo ha caratteristiche uniche e abilità che lo rendono più utile in determinate situazioni. Tutto questo, dalle armi alle armature, dai mezzi agli amigos, può essere potenziato e migliorato presso i Campi Base di Libertad, cedendo in cambio risorse e materiali unici. Il più comune, per esempio, è la polvere da sparo, necessaria per creare le modifiche delle armi e del Supremo. Ma ci sono anche vetro, ferro, medicine e plastica, che non impattano direttamente sulla dotazione del giocatore ma che possono essere spese per costruire e migliorare delle strutture da creare nei campi base. Ogni capanno (in tutto sono 6) offre bonus specifici, che impattano sulle attività di caccia, pesca, sulle armi a disposizione, sulle dotazioni dei guerriglieri in giro per Yara e, infine, sulle operazioni dei Bandidos. Queste ultime, altra novità di Far Cry 6, possono essere viste come un piccolo, semplice e limitatissimo, esempio di gameplay gestionale all’interno del gioco. Queste missioni possono essere gestite dai tabelloni presenti negli accampamenti. Ma come funzionano? E’ molto semplice: ogni giorno al giocatore vengono proposte delle operazioni a cui assegnare dei Capi. Una volta assegnato un leader ci si trova di fronte ad una serie di scelte. Ognuna descrive una possibile strategia adottata dal contingente in missione, ed ognuna legata ad una specifica ricompensa e ad una percentuale di successo. Superare tutte e tre le fasi di un’operazione ne decreta il successo e l’ottenimento della ricompensa finale. Attenzione però: a seconda delle scelte fatte si investono risorse o uomini e il fallimento ne comporta la perdita. Come se non bastasse, Far Cry 6, offre molte altre attività. Alcune più improntate al semplice divertimento, che portano a ricompense per lo più estetiche, altre utili ad accumulare risorse e, appunto, uomini da spedire in missione con i Bandidos. Oltre alle prevedibili corse in auto, ci sono le attività di caccia, pesca (con alcune prede speciali come sempre), le partite a domino e i combattimenti fra galli. Quest’ultima, particolarmente sfiziosa, risulta essere un vero e proprio beat em’up in miniatura, dove si prende il controllo del gallo scelto per lo scontro e tramite tre diversi attacchi e una mossa speciale si deve sconfiggere il pennuto avversario. Un passatempo sfizioso e ridicolmente divertente. Per chi non ritenesse abbastanza varia l’offerta di Yara, c’è anche la possibilità di lanciarsi in operazioni speciali, in singolo o in cooperativa, che costituiscono dei veri e propri scenari a parte e che offrono crediti da spendere al mercato nero. Sono missioni della durata di poco meno di venti minuti, che trasportano il giocatore in una mappa creata ad hoc e pongono come obiettivo quello di trovare e rubare un’arma sperimentale dalle mani dell’esercito yariano. Durante la fuga, bisogna però stare attenti ad evitare fonti di calore e la luce diretta del sole, perché l’arma è instabile e, se surriscaldata oltre il limite, trasforma Yara in un enorme cratere fumante. Ovviamente in Far Cry 6 tutte queste attività che abbiamo appena elencato si affiancano alle missioni principali e a quelle secondarie. Tutte le cose extra trama servono sostanzialmente per arricchire e rafforzare la guerriglia, una cosa che nei precedenti Far Cry era meno marcata. Per esempio: liberare i prigionieri che vengono deportati nei campi di tabacco fa aumentare il numero di soldati a disposizione per le operazioni dei Bandidos. Uccidere gli animali leggendari offre pezzi unici per il Supremo. Risolvere le missioni chiamate Storie Yariane arruola i capi dei Bandidos, e così via. Nonostante Yara sia nominalmente divisa in tre aree, ognuna dotata di una morfologia particolare, il gameplay è più vario e non è raro trovarsi di nuovo nelle aree già liberate per portare avanti obiettivi e attività. Insomma, in Far Cry 6 le cose da fare non mancano proprio e annoiarsi è davvero molto difficile.

A livello di gameplay, Fin da Far Cry 3, questo non è stato eccessivamente modificato poiché continua a divertire tutti i giocatori e gli lascia sempre la scelta su come affrontare le differenti situazioni. Infatti proprio come la novità più grande inserita in Far Cry 6, anche le varie missioni ce le si crea da soli, come se fossero un lavoro fai-da-te, decidendo quale approccio usare, quali armi, da dove attaccare e molto altro. Una scelta molto interessante che potrebbe essere accolta in modi diversi a seconda del tipo di fruitore si approccia a questa meccanica. Tra le varie novità infatti si può ad esempio anche rinfoderare le armi per rendersi meno sospetti agli occhi delle guardie; inoltre facendo ciò si può riuscire ad avvicinarsi ad alcune di loro per corromperle e farsi dare delle informazioni utili per il prossimo assalto o la prossima missione. Un grado di personalizzazione molto alto e significativo che dona quasi una sfumatura sandbox al titolo. Bisogna anche stare attenti a non causare troppo disordine nelle varie zone dell’isola poiché facendolo si farà salire il livello di allerta. Quest’ultimo alzandosi farà si che quella determinata area diventi piena di nemici sempre più forti fino a raggiungere il livello massimo dove arriveranno le temibili forze speciali di Antón Castillo. Quando arriveranno loro, ci sarà solo un modo per risolvere il problema: lo scontro a fuoco. All’inizio dell’avventura, a causa del grado basso e delle poche armi a disposizione, sarà consigliato un approccio più silenzioso usando le uccisioni stealth e nascondendo i cadaveri. Questo metodo sarà agevolato anche dalla scarsa intelligenza artificiale che va un po’ a smorzare la tensione, anche a causa di bug minori che vedono i nemici suicidarsi o bloccarsi. Nell’approccio stealth ovviamente non mancheranno i soliti indicatori di allerta presenti negli ultimi titoli della serie, inoltre si potrà usufruire di alcune coperture per affacciarsi e sbirciare i movimenti degli avversari . Inoltre è presente la, ormai ben nota ai fan, camera per segnalare i bersagli che in Far Cry 6 si rivela sempre essere utile, ma questa volta con una marcia in più. Quest’ultima, infatti, oltre a segnalare i soldati nemici, indicherà anche il suo grado, i punti deboli e le eventuali abilità. A livello estetico l’ultima fatica di Ubisoft non stupisce, infatti nonostante il gioco sia in sviluppo da molti anni, prima ancora dell’arrivo delle console attuali, graficamente non fa gridare al miracolo. Nulla di mostruoso ovviamente, ma comunque nel complesso deludente. Su Xbox Series X, nonostante il download del pacchetto di textures HD, il risultato finale è di poco superiore a quanto già visto in Far Cry 5. I dettagli sono moderatamente notevoli sulla breve distanza, e scendono a livello di texture piatte nel raggio di una trentina di metri. Salire su una posizione elevata significa vedere un bel pezzo del panorama in stile 2009, se non peggio. Ci sono momenti visivamente intriganti, soprattutto di notte, e il gioco è sempre fluido durante l’azione, ma la next-gen sarà sicuramente come si deve nel prossimo capitolo della saga. Guardando invece i filmati in game sono evidenti due fattori: le ottime interpretazioni del doppiaggio originale e l’espressività dei volti che lascia assai a desiderare. Un difetto che può anche essere visto come marginale, ma che comunque va segnalato. Far Cry 6 presenta testi, menu e sottotitoli in italiano ma il parlato è in inglese. Un grosso cambiamento rispetto ai capitoli precedenti, tutti doppiati nella nostra lingua e quindi molto più comprensibili a livello di trama specialmente da chi mastica poco la lingua di oltremanica. Tirando le somme Far Cry 6, nonostante i difetti elencati, è un titolo che ha cercato di rinnovarsi e ha provato a integrare il solidissimo gameplay con alcune interessanti aggiunte. La trama segue gli standard dei capitoli precedenti con molti colpi di scena ed uno scontro interessante tra un gran protagonista ed un gran antagonista. Tutto questo unito alla classica caccia ai collezionabili, componente amata dai completisti, e alle tantissime cose da fare dà vita a un ecosistema interessante e assolutamente godibile per molte e molte ore di gioco.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8

Sonoro: 8

Gameplay:

Longevità: 8,5

VOTO FINALE: 8

Francesco Pellegrino Lise

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Il Nokia 6310 “rivisitato” arriverà in Italia e ci sarà anche Snake

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Nokia dà il via alla sua “operazione nostalgia” con il cellulare 6310. Presentato ufficialmente la scorsa estate, l’azienda ha ufficializzato l’arrivo anche in Italia del telefonino, in versione 2021. Il design riprende la livrea dell’originale anche se sotto la scocca emergono un paio di elementi di differenziazione con il modello apparso per la prima volta nel 2001, venti anni fa. Il successore ha un display da 2,8 pollici e una batteria rimovibile da 1.150mAh. Il Nokia 6310 permette di navigare sul web e di scattare foto con il sensore da 0,3MP. Non mancano il jack audio da 3,5 mm, il doppio slot SIM, la radio FM e il riproduttore di file MP3.

Spazio anche per l’iconico videogame Snake, già apparso in veste rinnovata sulle precedenti operazioni nostalgia di Nokia, che negli anni scorsi ha dato nuova forma ai vari 3310, 8110, 6300 e Nokia 8000. Il 6310 è un cosiddetto ‘feature phone’, senza la possibilità di accedere ad app avanzate come i comuni smartphone ma può comunque contare sulla connettività 4G, Bluetooth 5.0, 16 MB di RAM e 8 GB di spazio di archiviazione a disposizione dell’utente, espandibili fino a 32 GB con MicroSD. Dietro la realizzazione del cellulare c’è HMD Global, azienda finlandese che ha acquisito il marchio Nokia nel dicembre 2016, due anni dopo il primo passaggio dello storico brand, sull’orlo del fallimento, a Microsoft. Nokia 6310 è già in vendita a 59 euro nei colori Black e Dark Green. “Il nuovo Nokia 6310 riprende l’iconica silhouette dell’originale e lo aggiorna con alcune nuove aggiunte come un grande schermo curvo, una migliore leggibilità e accessibilità, oltre a una serie di funzionalità classiche. È costruito con un guscio resistente, quindi può sopportare gli urti della vita” ha spiegato l’azienda.

F.P.L.

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Call of Duty Black Ops e Warzone celebrano Halloween

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Call of Duty abbraccia ancora una volta la paura celebrando l’evento di Halloween 2021. Il periodo più terrorizzante dell’anno torna ancora una volta, e con sé si porta dietro tutta una serie di eventi unici a tema “Dolcetto o Scherzetto?” ma che strizzano l’occhio ai classici dell’horror hollywoodiano. L’evento The Haunting ha debuttato in Call of Duty Warzone e Black Ops Cold War il 19 ottobre, e offre ai giocatori dei due FPS tutta una serie di contenuti fra cui diversi cambiamenti nelle modalità multigiocatore sia nel battle royale che in Zombies. Non mancano anche nuovi oggetti estetici a tema horror e un paio di nuove skin che si rifanno a due icone del genere horror amatissime. Parliamo di Ghost Face della saga di Scream e Frank, il coniglio presente in Donnie Darko.

Nello specifico, durante l’evento sono presenti modalità esclusive in Zombies, Warzone e nel multiplayer classico di Black Ops Cold War oltre alla solita serie di sfide il cui completamento consente ai giocatori di accaparrarsi gratuitamente progetti per le armi, ciondoli e orologi. Proprio come il pugnale “Sai” nell’evento I Numeri, questa volta verrà messa in palio anche una nuova arma, ovvero il fucile d’assalto Lapa, il quale potrà essere sbloccato anche in un secondo momento tramite il completamento di un obiettivo in qualsiasi modalità del gioco. Anche il negozio accoglie dei bundle a tema Halloween e verranno proposte le skin di Scream e Donnie Darko, entrambe collaborazioni con importanti pellicole. Il team di sviluppo pubblicherà anche costumi inediti come Necro Queen, Disciple of Mayhem e Ghost of War. A differenza di tutte le altre skin, Ghost of War sarà completamente gratuita per tutti i giocatori che preordineranno la versione digitale di Call of Duty Vanguard nel periodo compreso tra il 22 ottobre e il 2 novembre 2021.

F.P.L.

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