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Call of Duty Black Ops Cold War e Warzone, al via la stagione 5

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Call of Duty Black Ops Cold War e Warzone hanno ufficialmente dato inizio alla stagione 5. Anche questa volta su tutte le piattaforme arriva una corposa serie di novità che, come da tradizione, coinvolgono ogni singola componente di entrambi gli sparatutto in prima persona e non lasciano nessuno a secco di contenuti in questa caldissima estate 2021.

Al centro dell’aggiornamento c’è come di consueto il Battle Pass, percorso composto da 100 ricompense distribuite in oggetti gratuiti ed altri ‘premium’, ovvero sbloccabili esclusivamente da coloro i quali hanno acquistato il pass stagionale. Tra le ricompense gratuite sono presenti l’ormai immancabile coppia di bocche da fuoco e, in questo caso, si tratta di un fucile d’assalto e di una mitraglietta. L’EM2, disponibile per chi raggiunge il Livello 15, è un fucile d’assalto prodotto in territorio britannico caratterizzato da una bassa cadenza di fuoco, una discreta gittata e un ottimo mirino integrato che consente di risparmiare uno slot accessori in fase di costruzione del loadout. La mitraglietta TEC-9 invece, richiede un po’ di sforzi aggiuntivi e consente a chi raggiunge il Livello 31 del pass di mettere le mani su un’arma dalla cadenza di fuoco inferiore rispetto alle altre appartenenti alla stessa categoria ma dalla una gittata notevole. Nel pass non ci sono ovviamente solo le armi, ma anche una moltitudine di progetti, skin per veicoli ed armi e una nuova operatrice: Kitsune. Questa esperta di cybersecurity autodidatta e ladra di fama mondiale è disponibile in tre diverse versioni: due si possono sbloccare ai livelli 1 e 100 del pass e una, Kyubi, si può ottenere solo acquistando l’edizione più costosa del pass (quella da 2.400 Punti COD) entro un certo lasso di tempo. Una delle novità inaspettate è la modalità Infiltrato per Call of Duty Black Ops Cold War, il cui annuncio potrebbe aver incuriosito un pubblico più ampio rispetto a quello appassionato di sparatutto in prima persona. Questa modalità trasforma Call of Duty in una sorta di rivisitazione con visuale in soggettiva di Among Us, dal momento che le meccaniche alla base di Infiltrato sono le medesime ma con una maggior attenzione verso l’utilizzo delle armi da fuoco e dei gadget. Se non si è interessati ad un’esperienza di questo tipo potrebbero invece stuzzicare le tre nuove mappe multiplayer: Echelon (6v6), Slums (6v6) e Showroom (2v2 e 3v3). La prima di queste, Echelon, è ambientata a Teufelsberg, un luogo nei pressi di Berlino conosciuto anche come la “Montagna del diavolo” e nel quale i giocatori devono contendersi il controllo della cupola centrale, semidistrutta a causa dei precedenti attacchi subiti. Direttamente da Call of Duty: Black Ops II arriva poi Slums, che è una mappa ambientata a Panama e costituita da tre corsie e da una piazza centrale nella quale avvengono gli scontri più accesi. Infine c’è Showroom, la quale non è altro che una sezione del centro commerciale abbandonato del New Jersey chiamato The Pines: questa mappa è stata creata appositamente per i fan della modalità Scontro fra due squadre formate da due o tre giocatori. In attesa di poter mettere le mani anche sulle mappe e le modalità in arrivo nella seconda metà della Stagione 5, i giocatori del multiplayer potranno utilizzare anche il Lanciafiamme, una potente scorestreak che permette di alzare la temperatura dei match, a patto però di aver accumulato abbastanza punti.

Per quello che concerne Call of Duty Warzone, la principale novità riguarda le nuove specialità con le quali creare loadout personalizzati: Ricognitore da battaglia e Tempra. Con l’attivazione del primo si possono evidenziare brevemente i bersagli raggiunti dai proiettili ed è perfetto per chi è solito comunicare con i compagni di squadra. Tempra, invece, altera il funzionamento della corazza: oltre ad aumentare il valore di protezione dell’armatura da 50 a 75, l’indicatore presenta solo due slot al posto dei classici tre. Anche il Gulag ha subito qualche ritocco ed ora l’area in cui giocarsi il tutto per tutto propone una struttura che ricorda quella di Rush, vecchia mappa di Black Ops II. Chi non ama le regole classiche della battle royale troverà sicuramente interessante la modalità Scontro, la quale non è altro che una variante di Zuffa: le squadre combattono fino al raggiungimento di 200 punti ed è possibile rientrare alla morte. In giro per la mappa sono comparse anche delle stazioni satellitari ed è probabile che abbiano qualcosa a che fare con gli strani comportamenti delle Porte Rosse. È molto probabile che l’assenza di novità di rilievo in Warzone e la presenza di questi eventi siano in qualche modo collegati all’imminente annuncio di Call of Duty Vanguard, prossimo capitolo della serie che potrebbe influenzare pesantemente il free to play. Anche Call of Duty Black Ops Cold War Zombies ha ricevuto parecchie attenzioni nella Stagione 5, a partire dall’introduzione di una nuova regione per la modalità Epidemia, ovvero Collateral. Si tratta fondamentalmente di un nuovo bioma, dal momento che Collateral consiste in un’area desertica che si alterna ad enormi rocce e a qualche struttura. Ad aumentare ulteriormente la varietà di questa modalità open world ci pensa Trasporto, un altro tipo di obiettivo da completare per passare alla regione successiva o procedere all’estrazione e che consiste nella scorta di un veicolo per conto di Requiem. A proposito di veicoli, d’ora in poi è possibile imbattersi anche in carri armati in giro per la mappa, così da massacrare zombi sia con il cannone montato sul mezzo corazzato che alla vecchia maniera, passandoci sopra. Gli sviluppatori hanno anche pensato di implementare esclusivamente in Epidemia un nuovo gadget per la mobilità: il Rampino. Grazie a questo strumento che può essere costruito al tavolo da lavoro sarà molto più semplice spostarsi tra i vari punti d’interesse delle enormi mappe. A coinvolgere l’intera componente del gioco è l’arrivo del perk Percezione della morte, il quale conferisce ai nemici oscurati un aspetto luminoso e dispone di cinque potenziamenti sbloccabili tramite l’esborso di Cristalli di Aetherium. Ad accompagnare la specialità troviamo anche il Potenziamento da campo Tempesta: questa abilità stordisce e danneggia i nemici tradizionali, ma con qualche power-up può avere il medesimo effetto anche su Élite e Speciali. Nel caso in cui dovessero avanzarvi dei materiali per il crafting potrete inoltre costruire un lanciafiamme, un’arma da supporto che vi permetterà di annientare orde di non morti con una potente fiammata. Insomma, anche stavolta per tutti gli amanti del mondo di Call of Duty ce ne sono di cose da fare e di oggetti da sbloccare. Sia che vi piaccia il multiplayer di Black Ops, sia che siate appassionati di Warzone o sia che vogliate placare la vostra fame di zombie, la season 5 vi darà ciò che volete. Provare per credere.

Francesco Pellegrino Lise

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Software spia sugli iPhone: Apple corre ai ripari

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Apple ha dovuto riparare urgentemente un difetto informatico che il controverso software Pegasus è riuscito a sfruttare per infettare gli iPhone.

Lo spyware della società israeliana NSO ha hackerato con successo i dispositivi a marchio Apple senza ricorrere a collegamenti o pulsanti ingannevoli, la tecnica comunemente utilizzata. 

Il difetto è stato individuato la scorsa settimana dai ricercatori di Citizen Lab, che hanno scoperto che l’iPhone di un attivista saudita era stato infettato tramite iMessage, il sistema di messaggistica di Apple.

Secondo questa organizzazione di sicurezza informatica dell’Università di Toronto, Pegasus utilizza questa vulnerabilità “almeno da febbraio 2021”.  

“Questa intrusione, che abbiamo chiamato Forcedentry, prende di mira la libreria di rendering delle immagini di Apple e ha funzionato contro i dispositivi Apple iOS, MacOS e WatchOS”, i sistemi operativi di telefoni cellulari, computer e smartwatch a marchio Apple.

“Dopo aver identificato questo difetto (…), Apple ha rapidamente sviluppato e distribuito una patch in iOS 14.8 per proteggere i nostri utenti”, ha affermato Ivan Krstic, direttore dei sistemi di sicurezza di Apple, in risposta a una richiesta dell’AFP.

Il gruppo californiano ha elogiato Citizen Lab per il suo lavoro e ha sottolineato che questo tipo di attacchi “ultrasofisticati” “costano milioni di dollari, non durano a lungo e sono usati per prendere di mira persone specifiche”. Pertanto, “non sono una minaccia per la stragrande maggioranza dei nostri utenti”, ha affermato Ivan Krstic. “Ma continuiamo a lavorare instancabilmente per difendere tutti i nostri clienti”.

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Aliens Fireteam Elite, gli “Xeno” escono ancora dalle pareti

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Aliens Fireteam Elite, disponibile su Pc e sulle console della famiglia Xbox e PlayStation, è un frenetico sparatutto che catapulta i giocatori nei luoghi più noti della saga cinematografica. La storia alla base di Aliens Fireteam Elite è quanto di più semplice e lineare si possa concepire, un mero pretesto per lanciare il giocatore e la sua squadra di fuoco nelle furiose battaglie contro lo Sciame, ma in fondo non c’è niente di meglio che una storia che funga da pretesto per un bel massacro di Xenomorfi in vecchio stile. Il titolo è ambientato nel 2202, appena vent’anni dopo gli eventi narrati in Aliens: Scontro Finale, a bordo della nave d’assalto spaziale Endeavor, la punta di diamante dell’esercito Coloniale. I soldati sono stati svegliati dal crio-sonno per rispondere alla chiamata di aiuto di un certo dottor Tim Hoenikker, apparentemente bloccato in una stazione di raffineria orbitale e in balia di un cospicuo numero di Xenomorfi. Il dottore sembra essere in possesso di informazioni vitali per il comando dei Marine, tra cui le prove di un ipotetico coinvolgimento della Weyland-Yutani in alcuni fumosi esperimenti che avrebbero dato vita a una nuova specie di alieni, ancora più feroci e implacabili di quelli visti in passato. Quale migliore occasione per un po’ di caccia agli insetti? Inizia qui l’epopea del team di Marine Coloniali protagonisti di Aliens Fireteam Elite, una missione disperata, viaggio pericoloso e pieno di insidie alle prese con l’orda più inesorabile mai pensata dal cinema hollywoodiano. Ma veniamo al dunque: una volta avviato il gioco e dopo aver creato il proprio alter-ego attraverso l’editor e aver scelto la sua classe di appartenenza tra le quattro disponibili (cinque se si conta quella sbloccabile una volta conclusa la campagna), è tutto pronto per iniziare l’avventura che si suddivide in 4 capitoli suddivisi a loro volta in tre sottomissioni. La nave UAS Endeavor, già citata qualche riga più in alto, funge da hub social per radunarsi con i propri compagni, organizzare l’inventario e preparare le missioni prima di scendere sul campo di battaglia. In questo ambiente ci sono anche molti NPC pronti ad approfondire la lore con un sistema di dialoghi a scelta multipla ma nulla di realmente interessante ai fini della narrazione (se non qualche piccolo, nostalgico riferimento a quanto visto nelle pellicole cinematografiche). Una volta radunato il team e selezionata la missione, si potrà scegliere come impostare la difficoltà e alcuni modificatori di difficoltà (che sono sotto forma di card) i quali influiranno sull’andamento delle partite andando, ad esempio, a dimezzare i danni in uscita oppure a restringere la capienza dei caricatori. In cambio, dopo aver concluso la quest, si potrà ricevere un cospicuo quantitativo di punti esperienza, utili a ottenere nuove armi, accessori e abilità per la nostra classe preferita.

La struttura ludica di Aliens: Fireteam Elite non inventa nulla di nuovo ma sfrutta alcune delle formule più usate negli ultimi anni negli shooter coop. Già dalle prime battute è evidente come Cold Iron si sia ispirata pesantemente alle meccaniche di Gears of War e Left 4 Dead per realizzare questo progetto: c’è l’immancabile sistema di coperture che sulla carta che garantisce un certo grado di protezione contro alcuni avversari capaci di attaccare a distanza, ma c’è la possibilità anche di curare se stessi e i compagni attraverso alcuni utili medikit. Presente anche la possibilità di schierare armamenti difensivi come torrette, mine, droni, ma anche letali munizioni elettriche e al napalm. In Aliens: Fireteam Elite tutto può salire di livello: le classi, le armi e le varie abilità. E’ possibile personalizzare le bocche da fuoco sia a livello visivo sia per quanto riguarda gli accessori, tra mirini, caricatori estesi ed altre componenti. Inoltre un sistema di perk consente di modificare il funzionamento delle abilità e l’efficacia del soldato sul campo. Risulta interessante come i potenziamenti vadano gestiti alla stregua di oggetti in un inventario dalle caselle limitate. Ci sono comunque a disposizione opzioni per tutti i gusti, con una buona scalabilità e configurabilità di audio e video. C’è pure un buon supporto dal punto di vista dell’accessibilità che tiene da conto daltonismo ed altre problematiche con alcune opzioni dedicate. La giocabilità poi può essere modificata per creare un’esperienza più o meno arcade con la possibilità di visualizzare o meno indicatori di vita o di uccisione e con l’opportunità di attivare delle sagome che individuano in maniera più efficace i nemici presenti sullo schermo. Aliens Fireteam Elite può essere affrontato da soli o in compagnia. Ovviamente con due amici al proprio fianco l’esperienza risulta molto più appagante e divertente: è vero che gli altri componenti della squadra in caso si giocasse in solitaria sono rimpiazzati da bot sintetici, ma bisogna sottolineare come l’intelligenza artificiale non sia esattamente allo stato dell’arte, soprattutto se si sceglie una difficoltà alta. Usando un medico ad esempio si può notare come gli alleati artificiali tendano a non entrare nell’area curativa, inoltre c’è una tendenza dei nostri androidi ad avanzare velocemente verso situazioni che li espongono a rischi mortali. Ovviamente poi l’utilizzo di una squadra umana permette il coordinamento strategico delle abilità che caratterizzano le varie classi. Già la presenza in duo di un demolitore e di un medico permette di gestire la situazione piuttosto egregiamente. Nel caso si decida di giocare in singolo però è bene sapere che in alcuni punti, anche al livello di difficoltà più facile, ci sono ad attendere un grado di sfida a nostro parere molto elevato che, anche a causa della mancanza di checkpoint, potrebbe costringere, specialmente i giocatori meno esperti, a ripetere la missione più volte. Come già detto in precedenza la campagna si divide in quattro atti, ciascuno dei quali è composto da tre capitoli, di cui inizialmente solo il primo è selezionabile. Le creature nemiche provengono prevalentemente dall’universo canonico di Alien, ma in parte anche da quello del prequel, per un bestiario che arriva alle venti unità. La struttura dei livelli si ripropone identica a sé stessa dal primo all’ultimo minuto della campagna: atri, piazzali o saloni più o meno ampi sono le arene in cui si consumano le carneficine di xenomorfi. Sono collegati da corridoi pressoché vuoti che si vorrà percorrere il prima possibile, anche sorvolando sul fatto che, nascosti qua e là, ci sono dei collezionabili. Questo perché ci si accorge subito che l’esplorazione è sterile: i vicoli apparentemente interessanti conducono a sentieri bloccati da rocce, mentre le porte che si affacciano sui corridoi sono tutte chiuse. C’è una sola direzione obbligata, peraltro indicata da un cursore, e non sono contemplate variazioni sul tema. Le ambientazioni sono ispirate dalla saga cinematografica, in particolare da Scontro Finale, ma non manca fortunatamente qualche colpo di scena e alcune location che faranno la gioia degli appassionati della saga. L’azione segue ostinatamente uno schema collaudato: si arriva in una stanza infestata di alieni, inizialmente di piccole dimensioni; man mano che si neutralizzano lo sciame continua a riversarsi sui giocatori con nemici sempre più resistenti e perniciosi. I momenti clou sono quelli degli assedi che si attivano dopo aver premuto un interruttore, dando un minimo di tempo per approntare le difese prima di attacchi apparentemente interminabili che culminano con la discesa in campo degli xenomorfi più ostici. In questa struttura piuttosto monotona, l’elemento di originalità è rappresentato proprio dagli alieni. Come ci insegnano le pellicole, possono arrivare anche dal soffitto, dal pavimento o dalle “fottute pareti”, sfruttando grate e condotti di aerazione: questo rende le coperture poco effettive e costringe non solo a muoversi di continuo, ma ad avere un occhio costante sull’iconico radar di prossimità. Si avverte l’assenza di variazioni sul tema che avrebbero garantito una maggior varietà, ma nel complesso l’esperienza è divertente e appagante. Insomma, a chi non piace massacrare centinaia di Xenomorfi arrabbiati? Per quanto riguarda la varietà di classi, gli sviluppatori propongono in totale cinque specializzazioni militari di cui quattro disponibili sin dal primo minuto, mentre la quinta (il ricognitore) si potrà utilizzare solo dopo aver portato a termine la campagna la prima volta. Le specializzazioni sono: il mitragliere, classico factotum buono per ogni occasione; il demolitore che può maneggiare armi pesanti come l’iconica Smartgun, il lanciafiamme o il lanciagranate; il tecnico e la sua micidiale torretta portatile; il dottore, l’unico a cui affidarsi per ripristinare la salute; il ricognitore con i suoi gadget di supporto.

Ad aumentare il tasso di rigiocabilità di Aliens Fireteam Elite c’è la modalità orda, che si sblocca solo dopo aver finito la campagna. Ci sono poi le sfide giornaliere e le carte “malus”, che alzano ulteriormente il tasso di sfida a fronte di un moltiplicatore d’esperienza. Il rischio noia, per via della struttura stessa del gioco e per il ridotto numero di mappe, è però scongiurato dalla natura cooperativa del titolo che è limitata ad internet (niente coop in locale purtroppo). Per completare la campagna a livello normale è necessaria una decina d’ore, alcune delle quali spese per fare esperienza. Dal punto di vista grafico e tecnico il titolo (da noi testato su Xbox Series X) sfrutta l’Unreal Engine, ma senza eccellere particolarmente. I personaggi non sono caratterizzati da un dettaglio eccezionale ma almeno, npc a parte, sono dotati di un livello decente di espressività. L’effetto che si ricava spesso è quello di un personaggio di plastica in stile action figure anni ‘80, soprattutto per quanto riguarda i capelli, decisamente finti. Anche le location sembrano spesso ampie, ma purtroppo vuote e a tratti ripetitive. Effetti, modelli e ombre sembrano dunque nella media, con qualche eccezione relativa ad esplosioni e fumo in certi casi piuttosto suggestivi. L’audio invece non sembra rendere pienamente giustizia al tutto. La colonna sonora per quanto piacevole non riesce a trasmettere il giusto grado di inquietudine. Anche la resa degli effetti sonori non ci ha convinto fino in fondo con il sound dell’artiglieria che non rende giustizia alla potenza dei fucili risultando i colpi stranamente ovattati. Abbiamo preferito di gran lunga la resa delle armi del vecchio Aliens: Colonial Marines decisamente più violenta e grezza in quanto ad impatto sonoro. Nota di merito agli effetti del fucile a impulsi M41 e alla “smartgun” che sono identici a quelli proposti in Aliens Scontro Finale. Peccato invece per il suono prodotto dal radar che non scannerizza di continuo ma emette brevi suoni solo quando c’è qualche pericolo in avvicinamento. Tirando le somme, se quello che si cerca è un titolo cooperativo che possa dare la possibilità di massacrare alieni con una vasta varietà di armi e che renda omaggio all’universo di Alien, allora questo è un gioco che non dovete lasciarvi sfuggire. Ovviamente, vista la natura del titolo, Aliens Fireteam Elite è un semplice shooter puro e semplice, non aspettatevi trame roboanti o colpi di scena incredibili. Tutto quello che vi si chiederà è imbracciare le armi e andare avanti a suon di scariche di mitra, vampate di lanciafiamme ed esplosioni. A noi tutto questo non è affatto dispiaciuto, quindi il nostro consiglio è quello di provarlo e giocarlo senza avere aspettative enormi. Il titolo nel complesso diverte e fa il suo dovere.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 8,5

Gameplay: 8,5

Longevità: 8

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise

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Netflix e videogames, il debutto in Polonia

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Dopo una serie di rumors in rete e assunzioni focalizzate al gaming, Netflix ha ufficializzato il suo debutto nel settore dei videogiochi. La nota piattaforma ha infatti lanciato, per ora solo in Polonia, un’integrazione al servizio di streaming on demand all’interno dell’app Android.

I primi titoli disponibili sono due giochi di Stranger Things. “A partire da oggi, i clienti in Polonia possono provare il servizio su Android con ‘Stranger Things 1984’ e ‘Stranger Things 3’, già inclusi nell’abbonamento periodico – ha confermato la società, ricordano poi – siamo ancora agli inizi ma lavoreremo duramente per offrire la migliore esperienza possibile nei prossimi mesi con il nostro approccio al gioco senza pubblicità e senza acquisti in-app”.

I titoli disponibili verranno visualizzati, di volta in volta, nel feed della home page personale. Toccando l’icona, si passa al download, che indirizza direttamente al Play Store di Google. Ad ogni modo, non si tratta di videogame esclusivi, visto che gli stessi sono già presenti sul negozio digitale di Android. Nelle scorse settimane si è parlato di un presunto accordo tra Netflix e PlayStation, per l’inclusione nel servizio di videogiochi di celebri titoli della console di Sony, anche se al momento non vi è nulla di ufficiale.

A luglio, l’azienda di Reed Hastings ha assunto un ex dirigente di EA e Oculus per guidare la divisione gaming del gruppo, confermando l’interesse nell’estendere l’intrattenimento su mobile. Non è comunque la prima volta che Netflix flirta con i giochi. L’app di streaming offre episodi interattivi di ‘Black Mirror’, ‘Minecraft’ e ‘Carmen Sandiego’, dove l’utente può decidere come far proseguire la storia. Insomma, nel futuro del gaming sembra proprio che anche Netflix avrà un certo peso.

F.P.L.

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