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Call of Duty Vanguard, la Seconda Guerra Mondiale come mai vista prima d’ora

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Call of Duty Vanguard è il nuovo capitolo della famosissima saga shooter in prima persona disponibile per Pc e per le console della famiglia Xbox e PlayStation. Nonostante i problemi che molti studi di sviluppo hanno dovuto affrontare a causa della pandemia di Covid 19, Sledgehammer e Activision sono riusciti anche quest’anno a proporre un nuovo avvincente capitolo della saga con tanto di Campagna, Multiplayer competitivo e Zombi co-op. Call of Duty: Vanguard riporta i giocatori alla Seconda Guerra Mondiale seguendo le orme del precedente titolo del team californiano, COD: WW2, riprendendo motore grafico e giocabilità di Modern Warfare; Il parziale riutilizzo di asset e tecnologie dovuto a queste scelte unito all’aiuto ricevuto da Treyarch per la modalità Zombi, ha consentito al gioco di presentarsi puntuale all’appuntamento di novembre senza dover tagliare contenuti come accaduto in passato. Iniziamo quindi la nostra analisi dalla Campagna, nella quale si seguono le vicende di un gruppo di soldati speciali provenienti dai diversi paesi alleati contro la Germania: il britannico di colore Arthur Kingsley, la cecchina russa Polina Petrova, l’esperto in esplosivi Lucas Riggs dall’Australia, il pilota di caccia statunitense Wade Jackson e altri. La loro dovrebbe essere una missione d’infiltrazione mirata a rubare alcuni progetti segretissimi dei nazisti, ma ben presto qualcosa va storto e vengono catturati dai tedeschi. Tra parti giocabili e curatissimi filmati CGI, la campagna si concentra sul giocare una serie di flashback di ciascun personaggio potendo così capire meglio le loro motivazioni e gli eventi chiave delle loro vite, come per esempio una traumatica esperienza durante il lancio della centounesima divisione la notte prima dello sbarco in Normandia per Arthur, o la distruzione di Stalingrado che ha decimato famiglia ed amici di Polina. In sostanza, questa campagna di Call of Duty ha solo un gran difetto, ossia durare troppo poco. Dopo aver completato le nove avvincenti missioni, quello che resta è una sensazione di voglia che la storia continui. A livello di giocabilità ci si trova dinanzi a una campagna Call of Duty dura e pura, in Vanguard infatti ogni missione è estremamente lineare, con numerosi scenari in cui deviare anche di pochi metri dal percorso equivale a un game over immediato. Totalmente inesistenti anche i collezionabili, con le pochissime strade “secondarie” che portano a qualche munizione o arma in più. Questo, unito a una narrativa completamente lineare, non offre molti spunti per rigiocare la campagna, dato che sono davvero poche le missioni dove è contemplato cambiare approccio. Fortunatamente la presenza degli obbiettivi è un’ottimo spunto per ripercorrere la trama del gioco e compiere determinate azioni. Da un punto di vista tecnico, questa campagna prosegue l’eccellente lavoro fatto da Infinity Ward con Modern Warfare (2019). Ambienti aperti resi estremamente realistici da effetti di luce ed ombre incredibilmente curate, zone chiuse con livelli di dettaglio davvero impressionanti sui singoli oggetti, con per esempio tazze, piatti e vasellame nella casa di Polina che godono di un dettaglio e riflessi invidiabili da quasi tutta la concorrenza. Su Xbox Series X in particolare lo spettacolo è garantito, e si tratta di un passo avanti di dimensioni enormi anche rispetto a Black Ops Cold War dello scorso anno, visto che di fatto il titolo Treyarch usava un motore più vecchio rispetto a Modern Warfare. Ovviamente il titolo non rinuncia ai 60 frame al secondo che sono ormai un caposaldo della serie, mantenuti in maniera eccellente sia nella campagna che in multiplayer e Zombi. Insomma, la Campagna di Call of Duty Vanguard è un’esperienza davvero imperdibile, emozionante, splendida da vedere, ma che purtroppo dura davvero poco, anche a livello “veterano” non ci vorranno più di sei ore per finire il tutto. Di altissimo livello il doppiaggio tutto in lingua italiana, ma anche il comparto sonoro che è stato curato in maniera impressionante. Tutto questo rende l’intera esperienza di gioco assolutamente godibile da qualsiasi tipo di player.

Per quanto riguarda il cuore della produzione, ossia il comparto multiplayer, se vi chiedete: cosa offre l’ultima fatica di Sledgehammer Games per quanto riguarda PvP? Per farla semplice, si può dire che il gioco garantisce una sorta di mix tra il loro ultimo gioco, COD: WW2, e Modern Warfare. Gli armamenti e lo stile della Seconda Guerra Mondiale che si sono già viste nel Call of Duty del 2017, con però il gameplay e l’engine migliorati dell’episodio sviluppato da Infinity Ward. Sono presenti infatti tutte le novità di movimento e mira introdotti nel capitolo del 2019: il doppio scatto, la possibilità di appoggiare la propria arma a numerose superfici per avere più precisione a discapito della mobilità, porte e finestre apribili e così via. Per chi è familiare con Modern Warfare o Warzone, è facile immediatamente sentirsi a casa giocando a Vanguard. il design delle mappe segue invece una filosofia differente, offrendo arene abbastanza simili a quelle di WW2: accantonata la struttura a tre corsie di Treyarch, ma anche la complessità delle mappe di Infinity Ward. Sono quindi presenti mappe prevalentemente molto piccole e chiuse, con diversi percorsi alternativi per arrivare a destinazione, solitamente attraverso corridoi con visuale che si estende in lungo. La principale novità di quest’anno riguarda la possibilità di poter scegliere il proprio ritmo di gioco. Ma che vuol dire? Le mappe sono più o meno sempre le stesse, ma è la quantità di giocatori che stravolge l’esperienza di gioco. Laddove in Modern Warfare e Black Ops Cold War era difficile tarare il numero di giocatori correttamente, con il rischio che il matchmaking ci posizionasse anche in partite molto differenti tra di loro, in Call of Duty Vanguard è possibile scegliere per esempio di giocare solo in 6v6 o 12v12, cambiando così drasticamente il feeling del gioco, la frequenza dei nemici e via dicendo. Le modalità di gioco, invece, sono di quanto più classico ci sia: deathmatch a squadre, dominio, cerca e distruggi e via dicendo. L’unica reale novità da questo punto di vista è la modalità Pattuglia. In questa particolare tipologia di gioco, c’è un’area da conquistare come in altre modalità, ma a differenza di Dominio o Hardpoint, esso è in costante movimento. Non ci si alterna dunque ad attaccare o difendere aree fisse, ma l’area di interesse della partita si muove su un percorso prefissato, costringendo i difensori a doversi sempre adeguare a nuove sfide e a tenersi in movimento. Una variante interessante su una formula classica, mirata tra l’altro anche a ridurre il gioco passivo. Per il resto il titolo offe, più o meno, la stessa esperienza di gioco di Modern Warfare, con il sistema di classi e la possibilità di modificare le proprie armi con aggiunte e mod varie che ritornano quasi pari-pari. La grossa differenza nelle partite la fa la presenza di certe superfici distruttibili, con muri in legno e coperture che possono avere fori causati dai proiettili ma anche essere spazzati completamente dal fuoco nemico. Ritornano anche alcune novità tecniche importanti degli ultimi anni: il cross-play opzionale tra Xbox, PlayStation e PC, il supporto mouse e tastiera ma anche la possibilità di cambiare il FOV (l’ampiezza della visuale), alzandola anche fino a 120. Giocare a Modern Warfare con mouse e tastiera ma con FOV ridottissimo non era una bella esperienza, fa quindi piacere vedere finalmente realizzato il sogno di giocare correttamente con il metodo di input migliore anche su console. Già presenti al lancio due delle mappe storiche “Dome” e “Castle”, mentre recentemente è stata rilasciata l’amatissima “shipment” in versione Seconda Guerra Mondiale. Detto ciò quindi, gli appassionati del multiplayer avranno di che divertirsi anche quest’anno. Sledgehammer e Activision sanno bene ormai cosa vogliono i fan e ogni anno cercano di migliorare l’esperienza aggiungendo qualcosa di nuovo al calderone, senza dimenticare però quanto di buono è stato fatto in passato. Il risultato? Un comparto PVP che piace a tutti gli appassionati di shooter in prima persona.

Terza e ultima, ma non per questo meno importante, parte di cui si compone Call of Duty Vanguard è la modalità cooperativa Zombi. Come già accennato qualche riga più in alto, questa è realizzata dai maestri di tale modalità, Treyarch. Non trattandosi di un titolo della serie di Black Ops, si parte con personaggi e lore da zero, ma la premessa è sempre più o meno la stessa: ci sono quattro soldati che dovranno collaborare per fermare l’invasione di zombi, fatta partire da un diabolico esperimento dei nazisti per cercare di non perdere la Seconda Guerra Mondiale. Un aggancio pure azzeccato, visto che tutto il resto del titolo si svolge negli anni ’40. La struttura di questa modalità cambia però drasticamente stavolta, con i giocatori che dovranno scegliere un equipaggiamento iniziale fatto di un’arma primaria e qualche granata. Non si parte quindi più dalla classica pistola, e non ci sono nemmeno armi da comprare dai muri del livello. Ritorna solamente la cassa misteriosa per riuscire ad ottenere una nuova arma casuale e la macchina “Pack a Punch” per potenziare le armi. Il livello a disposizione è di fatto un’arena in una piazza di Stalingrado, che nel corso dei round si apre automaticamente sempre più, offrendo così l’ingresso a un paio di edifici circostanti. In giro sono presenti perk vari per salute, rigenerazione veloce e via dicendo, in un sistema molto semplificato però rispetto alle iconiche macchinette in stile distributore di bevande. Le munizioni sono acquistabili pressoché in ogni micro area presente nella mappa e i percorsi sono abbastanza ampi e comprensibili, dunque è difficile perdersi in aree piene di cunicoli o finire incastrato in mezzo a un esercito di non-morti. La novità sta però in cosa effettivamente si fa in questi round, dove arrivano zombi che si potenziano sempre più. Nello specifico, ci si troverà nel bel mezzo della piazza, circondati dagli zombie, e bisognerà attivare una serie di portali per prendere parte a missioni di diverso tipo, che possono ruotare attorno alla semplice eliminazione di una serie di ondate di morti viventi oppure al completamento di un percorso. Fra una spedizione e l’altra ci sarà modo di potenziare le armi con i crediti ottenuti, sbloccare perk speciali, creare oggetti di supporto e così via. Giunti al quinto round, volendo si potrà decidere di optare per un’estrazione e combattere un’ultima, disperata battaglia prima di entrare nel varco che riporterà il team a casa; oppure continuare a inanellare missioni caratterizzate da un grado di sfida sempre più alto e da nemici sempre più numerosi e resistenti, allo scopo di ottenere ricompense migliori. Nella modalità zombie di Call of Duty Vanguard ci sono tre tipologie di nemici: i non-morti standard, quelli esplosivi che si muovono molto più rapidamente e quelli corazzati, che ci sparano contro utilizzando mitragliatrici Gatling e compaiono nelle fasi avanzate. Bisogna cercare di sopravvivere ai loro assalti pur potendo contare su di un’unica arma (ma si può tenerne anche una seconda), collaborando con i compagni e rianimandoli all’occorrenza. Il risultato finale, almeno per quanto concerne ciò che sarà disponibile inizialmente (lo Zombie mode verrà arricchito, come da tradizione, nel corso dei mesi), è un mix che abbiamo trovato divertente, con alcuni acuti entusiasmanti che ruotano attorno alla necessità di prendere decisioni molto rapidamente e di coprirsi le spalle a vicenda quando i nemici diventano davvero numerosi e si ha l’esigenza anche solo di ricaricare. Attualmente non è presente nessuna caccia ad easter egg, nessuna costruzione fumosa di oggetti la cui utilità è poco chiara, ma bisogna ricordare che attualmente si gioca in una pre-season, quindi tutte queste cose, amatissime dai fan, potrebbero essere introdotte a inizio dicembre con il via libera alla stagione uno.

Tirando le somme, la campagna single player di Call of Duty: Vanguard riprende la struttura tradizionale della serie, rinunciando alle novità di Black Ops Cold War e puntando piuttosto su di un manipolo di personaggi. Dal punto di vista narrativo l’idea funziona, ma la breve durata dello story mode non consente di riservare spazio sufficiente a ognuno di loro sul fronte del gameplay. Per fortuna ci pensa il comparto multiplayer a risollevare la situazione, grazie ai tanti contenuti già disponibili al lancio, a un approccio divertente e a un sistema di progressione solido. Per quanto riguarda la zombi, la sensazione che si ha e che Der Anfnag (questo il nome della mappa) sia soltanto un preambolo per comprendere le meccaniche di quello che sarà poi effettivamente la vera modalità zombi che dovrebbe partire assieme alla season 1 a inizio dicembre. Detto questo, il titolo è assolutamente da non perdere in quanto oltre alla bellezza estetica e alla fluidità d’azione, ci si trova dinanzi a un prodotto che offre tre strade per divertirsi e che è in continua evoluzione.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 9

Sonoro: 9

Gameplay: 9

Longevità: 9

VOTO FINALE: 9

Francesco Pellegrino Lise

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Grand Theft Auto: The Trilogy, scatta l’operazione nostalgia di Rockstar Games

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Grand Theft Auto: The Trilogy – The Definitive Edition è finalmente realtà. Una fra le saghe più amate dai gamers di tutto il mondo vede finalmente tre dei suoi capitoli più importanti arrivare in versione rimasterizzata. Ma andiamo con ordine: pochi prodotti hanno segnato il mercato videoludico come la serie di Grand Theft Auto, capace di riscrivere la grammatica degli open world con i capitoli usciti su PlayStation 2, vere e proprie pietre miliari dei videogiochi. Il loro successo ha scavalcato i semplici confini della console Sony, arrivando su PC con migliaia di mod e nella cultura pop, consacrando Rockstar come una delle più grandi software house di sempre. Il successo di GTA ha poi raggiunto l’apice con l’ultimo episodio uscito, quel GTA V che ancora vende milioni di copie e detiene il record di incassi, spalmato su due generazioni di console, con un’ulteriore edizione per PS5 e Series X in uscita il prossimo anno. Il 2021 è invece il momento di un ritorno storico, a lungo atteso da tantissimi fan, quello della Grand Theft Auto: The Trilogy – The Definitive Edition composta da GTA III, Vice City e San Andreas. I tre giochi fanno parte di un unico universo narrativo, a cavallo tra gli anni ottanta e duemila, dove spesso personaggi e fatti si incrociano brillantemente permettendo quindi solamente al giocatore che ha vissuto tutte e tre le storie di avere un quadro completo dei fatti. In ognuno dei titoli i giocatori prensono il conrollo di un personaggio diverso, ciascuno con un suo scopo da perseguire mentre si fa strada nel sottobosco criminale di Liberty City, Vice City e San Andreas, incontrando via via personaggi sempre più grotteschi e machiavellici. Ogni capitolo di GTA introduce novità nel gameplay e nella struttura, mostrando chiaramente e a distanza ravvicinata il percorso artistico che Rockstar Games ha plasmato per diventare la software house che è oggi. Ed è per questo motivo che tutti i gamers desideravano che questa Definitive Edition portasse con sé tutta l’eredità che questa trilogia ha rappresentato al massimo della sua espressione visiva ad un pubblico nuovo, o chi magari semplicemente è affamato di ri-giocare a un GTA diverso dalle ultime incarnazioni del brand. Quando il titolo venne annunciato al mondo, Rockstar Games aveva dichiarato che Grand Theft Auto: The Trilogy – The Definitive Edition avrebbe migliorato la resa grafica, con nuove texture in alta definizione, nuovi riflessi e un sistema d’illuminazione completamente rinnovato, effetti meteorologici rivisti, con miglioramenti alla vegetazione e ai vari biomi, aumentando infine la profondità visiva. La buona notizia è che effettivamente tutte queste novità ci sono, quella cattiva è che spesso non funzionano come dovrebbero. Ad esempio, la pioggia che si abbatte sulle strade di GTA III è molto bella da vedere, ma è talmente realistica con le sue nubi cupe e la fitta pioggia, da compromettere negativamente l’esperienza di gioco. La palette di colori scura con cui è modellata Liberty City rende la vista durante questi acquazzoni difficile, quasi impossibile di notte, mentre nella soleggiata Vice City, grazie ai suoi colori accesi, questo problema si presenta fortunatamente in maniera minore. Inoltre questo effetto meteorologico contrasta con la nuova resa del mare, portando a fastidiosi glitch grafici. Per quanto riguarda il lavoro svolto sui riflessi, il lavoro svolto è davvero impressionante, con i grattacieli delle metropoli che risplendono di vita nuova, regalando spesso e volentieri scorci davvero magnifici. Nuovi effetti grafici rendono la devastazione che il giocatore può scatenare molto più bella da vedere, con esplosioni e fiamme ricche di luce e dettagli. Per quanto riguarda la vegetazione, in tutti e tre i giochi è stato realizzato un lavoro di fino, dando ai prati e ai parchi un look inedito e a volte di grande pregio. L’aumento di dettaglio delle texture di tutte e tre le location, poi, ha fatto davvero bene a tutte e tre le produzioni, soprattutto Vice City e Las Venturas, le cui strade strabordano di neon colorati e insegne luminose, regalano un colpo d’occhio inedito per chi ha già esplorato queste città decenni fa. Peccato che nelle aree meno illuminate della mappa, gli ambienti risultino a volte piuttosto scuri, creando contrasti tra i vari quartieri di cui le città si compongono.


In generale, quindi, la resa grafica degli ambienti quindi è decisamente migliorata, anche se tra alti e bassi, il tutto però viene purtroppo penalizzato da un terribile effetto pop-up ereditato dalle versioni originali dei titoli che ormai si portano diversi anni sulle spalle. Vedere veicoli materializzarsi lungo la strada, ad una distanza di appena 10-15 metri, non è quello che ci si aspetterebbe da un remaster di questa portata. Lo stesso accade con cartelloni e molti altri elementi dello scenario, portando i giocatori in più di un’occasione a scontrarsi con muri invisibili prima di veder apparire l’oggetto di turno davanti ai propri occhi. Vent’anni fa era l’unico modo per far girare questi giochi sull’hardware dell’epoca, ma osservare tutto questo al giorno d’oggi, non può che lasciare l’amaro in bocca. Anche le texture e i modelli poligonali dei grattacieli in lontananza soffrono del medesimo problema, risultando visibili ad una definizione talmente bassa da far sorridere. Sempre sul versante grafico, i modelli poligonali dei personaggi e la struttura della mappa di San Andreas purtroppo non fa gridare al miracolo. Quando la trilogia è stata annunciata, fu reso noto l’intento di mantenere quel look cartoon che caratterizza tutti e tre i giochi. Il problema è che la migliore definizione dei personaggi ha portato a risultati grotteschi e spesso ridicoli. Su GTA III i personaggi sono veramente spogli, con animazioni facciali datate che li fanno sembrare dei buffi personaggi di pezza. Sarebbe bastato sistemare e aggiornare almeno i volti dei personaggi maggiori, per donare alle cut-scene una piacevolezza inedita. I personaggi di GTA San Andreas invece, che erano più definiti anche nella versione 2004, risultano semplicemente ridicoli a causa dei miglioramenti grafici, con strani glitch nelle animazioni e riflessi innaturali sulla pelle. Le mani del protagonista CJ, inoltre, per qualche motivo, sono sproporzionate rispetto al corpo. Discorso diverso per il capitolo centrale di questa trilogia, dove i personaggi di GTA Vice City, essendo un’evoluzione di quelli di GTA III senza arrivare ai dettagli presenti in San Andreas, risultano essere quelli più naturali e meglio riusciti con tutte le migliorie grafiche applicate. Terminiamo l’analisi grafica parlando della mappa di San Andreas, che nonostante abbia giovato indubbiamente dei miglioramenti, presenta un problema alquanto insolito. Nella versione originale del 2004 il mondo di gioco era avvolto da una specie di nebbia, utilizzata per motivi tecnici al fine di celare elementi dello scenario troppo lontani, evitando di stressare troppo gli hardware dell’epoca. La nebbia inoltre donava un senso di scoperta ed esplorazione. In questa remaster della nebbia non c’è traccia, rendendo di fatto tutta la mappa visibile da ogni punto, specialmente quando ci si trova nelle zone più elevate. Questo purtroppo è un problema in quanto comporta la terribile scoperta che la mappa di GTA San Andreas non era stata pensata e progettata all’epoca per essere vista per intero. Proprio per tale ragione la visione del mondo di gioco risulta poco appagante nei confronti di un level design pensato per ingannare il giocatore sulla struttura e ampiezza della zona di gioco. Fortunatamente quanto vi abbiamo raccontato non compromette in alcun modo il gameplay, ma appena si avrà l’opportunità di sorvolare la mappa con un aeroplano, l’illusione di trovarsi a vivere l’avventura in un immensa area degli Stati Uniti verrà rimpiazzata dalla consapevolezza di trovarsi di fronte a una mappa davvero bruttina da vedere.

Per quello che concerne il sistema di controllo, che stando alle dichiarazioni effettuate in sede di annuncio avrebbe dovuto introdurre diverse soluzioni prese da GTA V, la resa finale non rispecchia quanto detto. Il layout dei comandi è lo stesso del capitolo più recente della saga, sia per la guida dei veicoli che per il controllo del personaggio, con l’introduzione della ruota di selezione per l’armamentario oltre che delle stazioni radio. Inoltre sono stati aggiunti due sistemi di puntamento che si affiancano a quello classico, come la mira assistita e quella manuale. Le novità del sistema di controllo però terminano qui, quindi se si sperava di poter prendere il controllo dei personaggi della GTA Trilogy alla stessa maniera di GTA V, magari sfruttando le coperture e altre soluzioni più moderne, si rimarrà delusi. A far storcere ancora di più la bocca c’è poi il fatto che in GTA III e GTA Vice City il nuovo sistema di mira funziona molto male. Il motivo risiede in una bassa precisione delle armi e un hitbox disastroso, che rendono le sparatorie piuttosto macchinose. Il nostro consiglio è quello di usare la mira assistita o classica, ignorando del tutto quella manuale. C’è un altro problema, però, che risiede nel sistema di mira delle varie armi. Con le armi leggere ci si può tranquillamente muovere mentre si fa fuoco, mentre con quelle più pesanti come fucili a pompa e Mitra d’assalto, si rimane inchiodati a terra, impossibilitati quindi a muoversi durante la fase di mira. Da sottolineare inoltre che su GTA III non ci si può nemmeno chinare o abbassare in alcun modo. Il discorso cambia di molto con San Andreas, che già nella versione originale aveva introdotto una mira e un hitbox più curato, con la possibilità di chinarsi e muoversi senza problemi. Funzionano e risultano delle gradite aggiunte le novità introdotte per migliorare l’esperienza globale di gioco. La mini-mappa ora segna con il GPS la strada migliore per raggiungere la destinazione, utile specialmente in aree più grandi come quella di San Andreas, con la possibilità di aggiungere punti di navigazione personalizzati. Sono stati poi introdotti il riavvio immediato di una missione fallita, e i checkpoint lungo le missioni di GTA San Andreas, rendendo l’esperienza di gioco molto più piacevole. Concludiamo segnalando l’aggiunta di una tabella sfide che sblocca riconoscimenti nel Social Club di Rockstar. Per quanto riguarda il comparto tecnico, il titolo gira a 1080p sulle console old gen ed a 4k sulle nuove console di fascia alta. Detto ciò, possiamo dire che questa Grand Theft Auto: The Trilogy – The Definitive Edition, nonostante i suoi troppi limiti è sempre piacevole da giocare. Di sicuro non è la Remaster che speravamo di avere tra le mani, ma nonostante ciò si tratta comunque di classici immortali che sanno ancora divertire e talvolta persino stupire. Se non li avete mai giocati, il nostro consiglio è di aspettare qualche aggiornamento correttivo combinato con un calo di prezzo; i nostalgici, troveranno invece la conferma delle ottime qualità dei tre titoli. Al di là di questioni tecniche, frame-rate e glitch grafici, questa Grand Theft Auto: The Trilogy – The Definitive Edition sa ancora divertire ed emozionare, sintomo questo che quando un titolo è un grande titolo, esso è destinato a rimanere comunque nella storia.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 7
Sonoro: 7
Gameplay: 7
Longevità: 9

VOTO FINALE: 7,5

Francesco Pellegrino Lise

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Il Black Friday arriva sul Microsoft Store: sconti fino al 50% su Xbox, Surface e Office

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In occasione del Black Friday, il Microsoft Store annuncia una serie di offerte imperdibili per gli amanti dello shopping, della tecnologia e per tutti coloro che non vogliono farsi trovare impreparati con i regali di Natale! Da oggi e fino al 28 novembre, saranno disponibili sul Microsoft Store sconti fino al 50% sui prodotti Xbox, Surface e per la prima volta anche su Office. Per chi ha intenzione di sostituire il proprio PC approfittando dei ribassi del Black Friday, lo store di Microsoft propone una serie di offerte adatte davvero a tutti. Per chi è orientato a un prodotto versatile e potente ed è alla ricerca di un 2-in-1 adatto a ogni esigenza, con un’autonomia che consente di utilizzare il dispositivo per l’intera giornata lavorativa, il Microsoft Store propone l’offerta Black Friday Surface Pro 7+, con uno sconto del 29%. L’offerta comprende Surface Pro 7+ con configurazione Intel Core i5 da 128GB e sconti sulla Type Cover nera. Fino a 500€ di sconto sulla gamma Surface Pro 7, incluse le configurazioni Intel Core i7, in offerta a partire da soli 669€ invece di 919€. Disponibile nei colori platino o nero, Surface Pro 7 è il dispositivo ultraleggero dotato di un processore Intel Core di serie laptop, una batteria di lunga durata e webcam HD. Per distinguersi nelle videocall, Surface Laptop 4 è l’alleato perfetto grazie alla videocamera in HD e microfoni Studio ed è in promozione a partire da soli 799€ invece di 959€. Nell’offerta sono incluse le configurazioni Intel Core i7 da 13.5 o 15 pollici, nei colori platino o nero. Surface Laptop 4 offre l’equilibrio perfetto tra velocità, design elegante, sound avvolgente e un’autonomia implementata. Per svolgere agilmente le attività quotidiane, Surface Go 2 è in offerta a partire da soli 299€ invece di 469€, con sconti fino al 37% sull’intera gamma. Surface Go 2 offre una perfetta portabilità, con touchscreen da 10,5 pollici, una risoluzione superiore e una batteria espressamente progettata per seguire le giornate di tutta la famiglia. Fino al 27% di sconto su Surface Laptop Go, il modello più leggero della famiglia Surface, con un rapporto qualità prezzo eccezionale. Il design elegante e la batteria a lunga durata lo rendono ideale per lo studio, ma anche per la vita di tutti i giorni. Il Surface più potente di sempre, Surface Book 3, è in offerta in occasione del Black Friday, con ribassi fino a 690€ sulle configurazioni Intel Core i7. Surface Book 3 unisce velocità, grafica e gioco immersivo alla versatilità di un laptop, di un tablet e di uno studio portatile. Disponibile nelle versioni da 13,5″ o 15″, entrambe dotate di touchscreen ad alta risoluzione. Ma non finisce qui, il Microsoft Store propone ulteriori offerte dedicate ai possessori di un computer: fino al 30% di sconto sugli accessori per PC, quali mouse, tastiere, audio e number pad. Per la prima volta, il Microsoft Store include offerte anche per Office, con ben 50€ di sconto sul pacchetto Office Home & Student 2021. Tutti i dettagli sono disponibili alla pagina dedicata. E, per gli amanti del gaming, di seguito ulteriori offerte firmate Xbox: nuovo pacchetto Xbox Series S Fortnite & Rocket League: nuovo pacchetto Xbox Series S con i giochi digitali Fortnite e Rocket League. Fino al 50% di sconto sui Giochi Digitali Xbox, tra cui Far Cry 6, Forza Horizon 4 e Black 4 Blood. I primi 3 mesi di Game Pass per PC a solo 1€, per divertirsi con gli amici giocando con oltre 100 giochi per PC di alta qualità, come i nuovissimi Forza Horizon 5 e Age of Empires 4. Fino al 70% di sconto su una selezione di Accessori Xbox. Infine, il Microsoft Store offre 90 giorni di assistenza tecnica gratuita su Surface, consegne incluse e resi gratuiti fino al 31 gennaio 2022 su tutti i prodotti. Ma non è tutto: tramite il programma Microsoft Rewards è possibile raccogliere punti da utilizzare per ricevere fantastici premi.

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Skyrim Anniversary Edition, la versione definitiva del gdr capolavoro di Bethesda

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The Elder Scrolls V: Skyrim continua a stupire e nonostante i suoi 10 anni di età, è da poco disponibile sugli store online di Xbox e PlayStation la ricca Anniversary Edition, ottenibile anche sotto forma di aggiornamento per chi già possiede il gioco. In termini di contenuti, Skyrim Anniversary Edition racchiude al suo interno l’esperienza definitiva di The Elder Scrolls V, a partire dai 500 elementi ereditati dal Creation Club che lo rendono ancora oggi un prodotto da scoprire. In aggiunta a tutti gli aspetti già previsti dalla Special Edition, come i DLC e il supporto alle mod su console, la nuova versione celebrativa offre anche alcuni extra totalmente gratuiti e già implementati, ossia: grafica di nuova generazione su PS5 e Xbox Series X/S con tempi di caricamento ridotti, modalità Sopravvivenza, meccanica della pesca e una speciale mod chiamata Santi e Seduttori. Per quanto riguarda la modalità sopravvivenza, non i giocatori si sono lasciati alle spalle le caverne sotto Helgen, affacciandosi così al mondo aperto di Skyrim, il gioco li sottoporrà a una scelta ben precisa. La modalità Sopravvivenza, attivabile in qualsiasi momento dal menu delle impostazioni, rende l’avventura ancora più verosimile costringendo chi sta dinanzi lo schermo a sottostare a determinate regole. Dal doversi nutrire al riposare regolarmente, passando per l’eventuale cura di malattie destinate a peggiorare, questa novità farà felici sia i giocatori più abili sia chi ricerca un senso di maggiore immersività. Per quanto riguarda la pesca, a patto di avere con sé tutto il necessario per catturare pesci, non esiste specchio d’acqua in tutta le Terra dei Padri che non può essere depredato dei propri abitanti. Tale funzionalità si rende utile a procurarsi cibo nel momento del bisogno, specialmente quando si sceglie di giocare in “sopravvivenza”. Questa meccanica ruota attorno alla pescheria di Riften che si trova vicino al molo dell’omonima città. Interagire con gli NPC che si trovano al suo interno permetterà ai giocatori di seguire questa nuova vocazione, completando varie missioni inedite relative alla pesca.

La Mod “Santi e Seduttori”, che condivide il nome di un libro apparso nell’ultima espansione di Oblivion, incorpora un gran numero di missioni secondarie che gravitano attorno a una quest-line principale. Per intraprendere l’epico viaggio, tuttavia, sarà necessario prima localizzare il khajiiti Ri’saad. Membro di una carovana itinerante, questo NPC tende ad accamparsi vicino ai cancelli delle maggiori città (come Whiterun e Markarth) e può essere spinto a mostrarsi abusando del viaggio rapido. In Skyrim Anniversary Edition sono inoltre inclusi tutti i contenuti del Creation Club, di cui fanno parte 74 MOD, 48 delle quali già disponibili ed altre in arrivo a breve. Questo si traduce in missioni inedite, armi e armature dal design del tutto nuove, dungeon aggiuntivi da esplorare, case da abitare e in cui costruire la propria famiglia virtuale come Dragonborn, e molto altro. La nuova edizione di Skyrim propone performance generali migliorate, sebbene il miglioramento rispetto alla versione Special Edition – già disponibile per il download senza costi aggiuntivi per gli abbonati a Xbox Game Pass – non sia tale da far urlare al miracolo. Ma ricordiamolo, per essere un titolo uscito ben 10 anni fa, questo piccolo capolavoro riesce ancora a competere con le più recenti produzioni. Proprio a sostegno di questa tesi il gioco offre Texture ulteriormente migliorate, specialmente per quanto riguarda i volti dei personaggi principali (incluso ovviamente il protagonista) con ombre visibilmente più marcate e visi in generale più definiti. I tempi di caricamento, già enormemente ridotti nella versione Xbox Series X della Special Edition, risultano effettivamente ridotti anche se di poco, e l’ulteriore lavoro di rifinitura sulle texture si apprezza comunque anche sulla vegetazione e gli effetti di nebbia e foschia, impreziositi dalla ormai ben nota illuminazione volumetrica aggiunta con Skyrim: Special Edition. Tirando le somme, se non avete mai avuto il piacere di avventurarvi nel vasto mondo di The Elder Scrolls V oppure avete giocato alla versione originale del titolo, questo è il momento giusto per farlo in quanto le terre di Skyrim non sono mai state così belle, vive, piene di posti da scoprire e di cose da fare come oggi.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 9
Sonoro: 9,5
Gameplay: 9,5
Longevità: 9,5

VOTO FINALE: 9,5

Francesco Pellegrino Lise

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