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Editoriali

CALTANISSETTA: CYBER BULLISMO, CYBER STALKING E PERICOLI DEL WEB

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Continuano gli incontri tra la Polizia di Stato e gli alunni delle scuole secondarie di primo grado.

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Redazione

Caltanissetta – Nelle giornate di martedì 2 e mercoledì 3 dicembre 2013, presso la Scuola Rosso di San Secondo di Caltanissetta, hanno avuto luogo due incontri, tra 200 ragazzi e ragazze delle prime classi e la Polizia di Stato.
I due incontri hanno avuto come tema la promozione di un uso consapevole e responsabile del Web da parte dei giovani, tematica di estrema attualità,  per la quale il Questore Filippo Nicastro ed il Capo di Gabinetto Alessandro Milazzo hanno deciso di impegnare l’istituzione nell’attività di divulgazione presso le scuole. Il dirigente scolastico del Circolo professoressa Bernardina Ginevra e il professor Maurizio Averna, nei due giorni, hanno accolto l’Ispettore Superiore Salvatore Falzone, dell’Ufficio Stampa della Questura di Caltanissetta, che ha tenuto una conferenza ai ragazzi per circa due ore, per ognuna delle due giornate, sulle tematiche del cyber bullismo, cyber stalking e pericoli del web. Il cyberbullismo è un fenomeno che coinvolge un numero crescente di giovani in Italia e nel mondo. Con questo termine si descrivono una moltitudine di comportamenti aggressivi, accomunati da un uso improprio e non sempre consapevole delle tecnologie della comunicazione e dell'informazione. Un recente sondaggio effettuato da IPSOS e commissionato da Save the Children, su un campione di ragazzi e ragazzi del nostro paese, ci ha rappresentato una realtà significativa del rapporto tra i giovani e il Web. Il 50% dei ragazzi intervistati ha dichiarato di essere connesso ad internet per almeno 4 ore al giorno; di essi, il 20% è connesso tra le 5 e le 10 ore, nella maggior parte dei casi senza alcun controllo da parte dei genitori.
Il 74% dei ragazzi teme il cyber bullismo e il cyber stalking più di quanto non tema la droga. Per l’83% dei ragazzi gli episodi di bullismo virtuale sono più dolorosi di quelli prodotti dal bullismo reale. Questo perché il cyber bullo “ti segue” anche a casa attraverso i dispositivi della ITC (Information and Communication Technologies), quali i social network (Facebook, Twitter, You Tube), le chat degli smartphone (whatsapp, Wechat, IMessage, LIne) e i blog.

Litigi via chat, diffusione online di informazioni denigratorie, pubblicazione di immagini maliziose rubate a scuola, sono esperienze entrate a far parte del quotidiano di insegnati, educatori, genitori (e soprattutto
dei ragazzi).

Per far comprendere meglio ai giovani le conseguenze dei loro comportamenti distorti attraverso l’uso delle tecnologie multimediali è necessario adottare un approccio multidisciplinare che possa fondere conoscenze di ambiti diversi, dalla psicologia alla comunicazione. Diventa quindi fondamentale guidare i giovani nel loro percorso di crescita "virtuale", facendo in modo che lo sviluppo delle competenze relative alla tecnologia sia accompagnato da una crescente consapevolezza nell'uso di tali strumenti. L’incontro odierno ha affrontato il tema del cyber bullismo e del cyber stalking, nonché gli altri pericoli che incombono sul web, con l'intento di fornire ai ragazzi una serie di spunti di riflessione teorica, accompagnati da indicazioni utili della Polizia di Stato da seguire: una sorta di galateo del web. Sono stati illustrati ai ragazzi quali comportamenti umani rientrano in fattispecie criminose riconosciute dal nostro ordinamento come reati penali.  E stato, inoltre, loro mostrato come gestire meglio le “impostazioni della privacy” sui social network, nonché come segnalare agli amministratori degli stessi eventuali anomalie al fine di evitare di “subire” da soli e in silenzio i cyberbulli.E, infine, nei casi più gravi, come segnalare gli episodi alla Polizia Postale e delle Comunicazioni, anche attraverso il web, tramite il sito www.commissariatops.it.Al termine dell’incontro ai ragazzi è stato distribuito un vademecum contenente dieci regole da memorizzare sui seguenti temi: furti d’identità, pedofili nascosti, pornografia verbale, appuntamenti al buio, cyberstalking, cyber bullismo, violazione della privacy ed evasione dalla realtà. Nel corso dell’anno scolastico analoghi incontri saranno tenuti con le altre classi della scuola secondaria di primo grado e con quelle della scuola primaria del medesimo Circolo nonché con altri Istituti che hanno chiesto l’intervento della Polizia di Stato per la predetta tematica.

Editoriali

COVID-19, tra opinioni discordanti e confusione generale: che DIO ci aiuti!

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Questa tragedia capitata e che affligge il mondo intero, sarà uno di quegli eventi che cambierà la vita del pianeta, e scriverà una pagina drammatica della nostra storia. Siamo disorientati, preoccupati ed impauriti da un nemico invisibile, che con subdola cattiveria, continua a falciare vittime in tutto il mondo.

Il malefico virus ci deride, perché nel nostro caos generale, lo abbiamo aiutato, e continuiamo ad aiutarlo nel suo progetto distruttivo. Le opinioni discordanti degli scienziati, hanno creato una tale confusione nelle nostre menti, ignoranti in materia, da alimentare a dismisura il propagarsi di questo male del secolo.

La Dea ECONOMIA ha prevalso sul valore della vita delle persone, l’incoscienza generale ha favorito ed alimentato il fuoco dilagante del COVID, e la scienza inerme davanti ad un nemico sconosciuto, tutte concause di una tragedia annunciata. Tanta superficialità iniziale, anche da parte di vari politici, che avrebbero dovuto usare estrema cautela nell’esprimersi in giudizi avventati e pericolosi, dando così adito a pensare nella massa, che sarebbe stata una semplice influenza, allentando così il livello di attenzione e di prudenza, necessaria in queste situazioni.

La cosa sconcertante, è sentire tante persone che continuano a credere che il virus non sia reale, ma tutta una montatura, ed altrettanto sconcertante è la leggerezza del comportamento di innumerevoli persone, che non si attengono alle regole seppur discordanti fra loro.

Regole discordanti fra le Regioni e Comuni, che continuano a disorientare l’opinione pubblica e rendere più pericolosa la situazione. Il caso Sardegna è uno degli esempi più lampanti. Si è inizialmente criticata la Regione, perché pretendeva giustamente delle garanzie mediche per chi si fosse recato nell’isola, per poi scagliarsi contro la stessa, per non aver saputo amministrare bene la situazione.

Ora, come si fa a gestire completamente, il comportamento di una massa di incoscienti, inosservanti delle regole vigenti, sprezzanti del pericolo che possono arrecare a se stessi e agli altri? A Palau in Sardegna, c’è tuttora l’obbligo della mascherina, ma nonostante i controlli continui, giovani continentali non la portano, deridendo chi glielo fa notare.

La situazione si è ribaltata nel dover tornare nel Lazio. Compilare il foglio di autocertificazione, che non chiede nessuno. Sulla nave, le poltrone vengono occupate in maniera alternata nella stessa fila, ma la distanza fra la fila anteriore e quella posteriore è minima. Nell’attesa di scendere le scale per andare nei garage dove tutti sono ammassati senza rispettare le distanze.

E per chi tornava nel continente sbarcando dalla nave il tampone era facoltativo. Occorreva aspettare circa quattro ore e trenta. La maggior parte dei viaggiatori, che magari, dovevano affrontare un altro lungo viaggio, si sono astenuti dal fare il tampone, rendendo la precauzione per il contagio del tutto inutile. Ciliegina sulla torta, scorrendo lungo tutto il lungo mare di Civitavecchia, migliaia di persone ammassate nei bar e nei ristorantini, puntualmente senza la mascherina.

Come al solito nel nostro paese, vige il caos, l’incoscienza, l’ignoranza e la malevola furbizia di chi pur di guadagnare ed arricchirsi, si disinteressa della salute e della vita degli altri. Non resta altro che affidarsi a qualcuno lassù per chi crede, e, per chi non crede deciderà la fortuna. CHE DIO CI AIUTI.

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Cronaca

Permesso premio a Johnny lo Zingaro e lui evade… per la quinta volta. Il Prefetto Tagliente “Non è questo la funzione rieducativa della pena che sognavano i nostri padri costituenti”

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Giuseppe Mastini, 60 anni, l’ergastolano conosciuto come “Johnny lo Zingaro”, è evaso dal carcere di massima sicurezza di Bancali, a Sassari, facendo sparire ogni traccia di se.

Alla sua ricerca sono impegnate tutte le forze dell’ordine già da sabato scorso, quando è stata diramata la nota del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria che segnalava il suo mancato rientro, fissato per le 12.20 di quello stesso giorno, da un permesso premio alla casa famiglia “Don Giovanni Muntoni” gestita dai salesiani a San Giorgio, una borgata di Sassari.

Oltre alla questura e alle stazioni dei carabinieri di Sassari, Porto Torres, Alghero e Olbia, dove si trovano i principali porti e aeroporti del Nord Sardegna, è stata allertata anche la polizia di frontiera degli scali di Alghero, Olbia e Cagliari, nonché quella dei porti di Palau, Olbia e Cagliari.

“Dopo 5 evasioni fotocopia l’ultima delle quali nel mese di luglio del 2007, nonostante il suo profilo criminale e le sue continue evasioni, al pluriomicida Johnny lo Zingaro gli viene concesso un PERMESSO PREMIO e come era prevedibile evade ancora”. Questo il commento del Prefetto Francesco Tagliente già Questore di Roma e Firenze postato su Facebook a margine della notizia. “No, no, cosi proprio non va. – Ha proseguito Tagliente – Non è questo la funzione rieducativa della pena che sognavano i nostri padri costituenti”.

Lo “zingaro”, il cui soprannome è legato alle sue origini sinti, era rinchiuso da luglio del 2017 nel carcere sassarese, dopo la precedente evasione avvenuta il 30 giugno di quell’anno dal penitenziario di Fasano, in provincia di Cuneo. Anche in quella circostanza era uscito, godendo del regime di semilibertà, e non aveva fatto più rientro. Mastini ha alle spalle una lunga scia di sangue dalla fine degli anni Settanta. Il suo primo omicidio risale a quando aveva solo undici anni. Era stato coinvolto anche nell’inchiesta sulla morte di Pier Paolo Pasolini. Negli anni Ottanta aveva seminato il terrore a Roma. La sua prima evasione risale al 1987 quando, approfittando di una licenza premio, non rientrò in carcere e si rese protagonista di numerosi fatti criminali: furti, rapine, ma anche il sequestro di una ragazza, Silvia Leonardi, l’omicidio della guardia giurata Michele Giraldi e il ferimento di un brigadiere dei carabinieri, Bruno Nolfi. Fu catturato due anni dopo. È considerato socialmente pericoloso

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Editoriali

Sequestro Modigliani in Svizzera. Lucarella: “Le Istituzioni italiane siano in prima linea sull’accaduto”

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L’avvocato Angelo Lucarella, da pochi mesi Vice Presidente coordinatore della Commissione Giustizia del Ministero dello Sviluppo Economico, interviene sul particolare caso Modigliani.

“Questione delicata a cui dare risposte o, quantomeno, cercarle è dovere sia morale che istituzionale dinanzi alla portata incredibile che ne sta assumendo sia a livello nazionale che internazionale.

Anzitutto è necessario che si faccia chiarezza complessiva sull’accaduto ai fini di giustizia e per la tutela dell’interesse nazionale.

Le Istituzioni, laddove saranno ravvisabili responsabilità (a seconda dei diversi piani giuridici) punibili secondo l’ordinamento, non possono e non potranno che essere in prima linea nella difesa, per l’appunto, degli interessi italiani; quest’ultimi non possono prescindere da una operazione verità che, rispetto alle singole competenze, gli attori istituzionali devono e dovranno compiere per porre in essere tutto con coraggio.

Lo stesso coraggio che, prorompentemente, si percepisce nel libro-inchiesta “L’Affare Modigliani” scritto da Dania Mondini e Claudio Loiodice i quali, ne va dato atto, hanno contribuito alla realizzazione di una indagine che, ormai, sta registrando apprezzamenti e riscontri anche all’estero.

La Procura di Bellinzona in Svizzera, infatti, è intervenuta recentemente sequestrando i c.d. “Archivi” del celebre artista italiano Amedeo Modigliani; si tratta di circa 6000 reperti oggetto di cessione, nel 2006, da parte della figlia allo Stato italiano.

Un caso, non solo di connotato giudiziario, nel quale gli eventuali danni e diritti lesi non possono che considerarsi, per certi versi, anche connessi ad un pregiudizio serio e cospicuo degli interessi dello Stato italiano.

Ciò soprattutto se si dovesse considerare l’aspetto dell’economia culturale quale strategico per lo sviluppo del paese.

Perciò l’impegno istituzionale, doverosamente, comporta di attivare le dinamiche ministeriali più confacenti affinché se ne possa riconoscere una sorta di natura strategica, altresì, tenuto conto che Modigliani sarebbe diventato, stando alle parole utilizzate dagli autori del libro-inchiesta, un “brand” attorno al quale continuano, da circa un secolo, ad intrecciarsi affari milionari”.

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