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Cronaca

CALTANISSETTA: RAPINE E PESTAGGI AGLI ANZIANI SOLI

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La Polizia di Stato arresta quattro pluripregiudicati nisseni

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Redazione

Caltanissetta – La Squadra Mobile, diretta dalla Dr.ssa Marzia Giustolisi, ha tratto in arresto i pluripregiudicati MELI Giacomo di 48 anni, DI GATI Giuseppe di 31 anni, fratello del più noto collaboratore di giustizia Elia DI GATI, LOCASCIO Salvatore di 29 anni e RUVOLO Vladimir di 24 anni.

I quattro pregiudicati sono stati colpiti da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Caltanissetta Dr. Marcello Testaquatra, su richiesta della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Caltanissetta, con la quale agli stessi sono stati contestati due diversi episodi di cruente rapine con annesso pestaggio in abitazioni di anziani.

Gli odierni arrestati sono soggetti dediti alla perpetrazione di reati predatori, spesso ai danni di persone in avanzata età e con limitate capacità di difesa.

Le indagini per la rapina perpetrata ai danni di un anziano settantenne erano condotte d’iniziativa dalla Squadra Mobile, di seguito alla lettura di un articolo pubblicato in data 20 maggio 2014 sul sito di informazione on-line www.ilfattonisseno.it che recava il titolo “Caltanissetta, in tre pestano a sangue anziano per rapinarlo: bottino 1800 euro”.
Rintracciata la vittima, da parte dei poliziotti dell’Antirapina, la stessa era accompagnata presso gli uffici della Squadra Mobile, dove iniziava a narrare un agghiacciante racconto dei fatti: erano le ore 10.30 circa del 18.05.2014, quando tre uomini, in pieno giorno, entravano all’interno della sua abitazione sita a piano terra, in via Maida, e cominciavano a dargli bastonate in testa, a colpirlo selvaggiamente con calci e pugni fino a quando l’anziano non perdeva i sensi.

Prima di svenire, il malcapitato era bendato e, nelle fasi concitate, sentiva la voce di tre uomini che parlavano tra di loro in dialetto nisseno. Al risveglio si ritrovava sanguinante e derubato di 1800 euro (400 euro della pensione riscossa nella mattinata e i risparmi che aveva); di dieci pacchetti di sigarette; del passaporto, della patente di guida e della carta di identità.

L’anziano uomo, che vive da solo, a causa dei forti dolori causati dalle percosse, si recava al locale pronto soccorso ove era medicato e nelle fasi di attesa dei successivi accertamenti, ancora in stato confusionale si allontanava autonomamente.

Una volta fuori dall’ospedale, sempre in stato confusionale, e colto da uno stato depressivo causato dal dispiacere per il furto dei soldi che aveva subito, si metteva a camminare senza una meta addormentandosi successivamente in un terreno poco distante.

La mattina seguente un passante gli prestava soccorso e con l’ausilio di un’ambulanza era accompagnato nuovamente in ospedale dove questa volta raccontava ai medici che le ferite da lui riportate erano la conseguenza di una rapina subita il giorno prima.

Si metteva in moto la macchina investigativa dell’Antirapina che avviava le indagini a 360 gradi al fine di addivenire ai responsabili del crimine così efferato.

L’anziano si presentava agli occhi degli investigatori con il volto tumefatto e ancora con le ferite vive che insanguinavano i bendaggi, conseguenti al selvaggio pestaggio che lo aveva massacrato e, messo a suo agio con le cautele del caso, rassicurato dai poliziotti ricostruiva l’orrenda vicenda che gli era capitata.

La stessa vittima sentendosi finalmente al sicuro sottoposto a individuazione fotografica riconosceva senza ombra di dubbio i suoi aguzzini negli odierni arrestati.

Proseguivano a ritmo serrato le indagini al fine di riscontrare e ricostruire ogni minimo dettaglio fondamentale per assicurare i colpevoli alla giustizia, e già dalla scheda medica del personale del 118 e dalla cartella clinica acquisite emergeva un quadro che faceva rabbrividire per la selvaggia con cui era stato picchiato l’anziano, che aveva riportato un trauma cranio-facciale con frattura ossa nasali e deviazione della piramide nasale, con una prima prognosi di trenta giorni salvo complicazioni.

Le lesioni riscontrate risultavano all’evidenza compatibili con la riferita aggressione.
A questo punto si procedeva a individuazione fotografica e la persona offesa, che già aveva fornito una descrizione degli aguzzini, riconosceva senza ombra di dubbio i suoi tre aggressori, gli odierni arrestati DI GATI Giuseppe, in atto sottoposto alla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, LOCASCIO Salvatore e MELI Giacomo, indicando in quest’ultimo soggetto colui che gli aveva dato la prima bastonata, non lasciando più alcun dubbio sulla responsabilità degli stessi circa la commissione della rapina.

Gli investigatori acquisivano anche i tabulati telefonici e i tre venivano incastrati anche dai contatti che, quel giorno, venivano registrati tra loro.
Altrettanto efferata, per la violenza fisica esercitata sulla persona offesa nonostante l’avanzata età che ne rendeva evidente l’assoluta incapacità a opporsi, è la rapina perpetrata ai danni di una donna anziana di ottantasei anni che vive da sola.
Erano le ore 17.45 circa del 12.07.2014, quando, mentre si trovava nella sua abitazione, sita in questa via Napoleone Colajanni, l’anziana veniva indotta ad aprire la porta perché i malviventi si erano presentati col nominativo di un conoscente della stessa; perciò avevano accuratamente preparato il colpo, acquisendo informazioni sulle frequentazioni della vittima e indurla così ad aprire loro la porta di casa.

Piombati sul pianerottolo, i malviventi, travisati con passamontagna, si avventavano contro la donna tappandole la bocca e impedendole di respirare.

Mentre uno dei due rovistava la casa, quello che la soffocava, tentava persino di strapparle gli anelli che la donna indossava. Nonostante la poveretta lo supplicasse di non toglierli, poiché erano l’unico ricordo del suo defunto marito, il rapinatore con crudeltà la tirava fino a slogarle il dito al punto che la poveretta aveva pure il timore che glielo volesse tagliare.
Lo stesso rapinatore trascinava di peso l’anziana in camera da letto, ove il più giovane rovistava in tutta la stanza, mentre quello più anziano continuava a tappare la bocca alla donna fino a farla quasi soffocare, facendola svenire per la mancanza di ossigeno.

Alla fine i malviventi si sono impossessati della somma di duecento euro ed alcuni preziosi.
Appena la donna si riprendeva chiedeva aiuto ai vicini e veniva trasportata in ambulanza in ospedale ove veniva riscontrata affetta da diverse contusioni alla spalla ed al rachide cervicale per le manovre di immobilizzazione dei due rapinatori, con una prima prognosi di cinque giorni salvo complicazioni.
Anche in quel caso gli investigatori dell’Antirapina avviavano tempestivamente le indagini che consentivano di risalire agli autori di quest’altro efferato crimine.

Veniva subito escussa la vittima, che, rassicurata dai poliziotti, ricostruiva tutte le fasi concitate della rapina, riconoscendo nelle foto segnaletiche “gli occhi di ghiaccio” del più giovane dei due rapinatori.

In quel frangente la donna vedendo quegli occhi, quasi urlando, diceva agli investigatori che quegli occhi non gli avrebbe mai dimenticato finche avrebbe vissuto, perché appartenevano colui che la stava soffocando.

L’anamnesi riportata sulla acquisita cartella clinica risultava riscontrare pienamente la violenza subìta dalla parte offesa.

Gli odierni arrestati per questa rapina venivano comunque incastrati dalla visione delle immagini estrapolate dal sistema di videosorveglianza di un negozio adiacente l’abitazione dell’anziana donna.
Le immagini registrate nella fascia oraria corrispondente a quella indicata in denuncia, consentivano di osservare i due autori del delitto, sempre a viso scoperto, sia quando citofonavano ripetutamente fino a quando si vedevano entrare all’interno del portone; sia quando uscivano velocemente dal medesimo portone, dopo aver rapinato l’anziana.
MELI Giacomo e RUVOLO Vladimir venivano riconosciuti con assoluta certezza dagli investigatori – che, circa quindici giorni prima tale efferato evento, li avevano denunciati per un altro tentato furto in abitazione, in concorso tra loro – come i soggetti che avevano consumato la selvaggia rapina in danno dell’anziana ottantaseienne di via N. Colaianni.
Inoltre, dalla attenta visione delle immagini, i poliziotti notavano passare un’autovettura che veniva riconosciuta per quella in uso ad un noto pregiudicato locale che, transitando dalla via Napoleone Colajanni, aveva salutato i due rapinatori. Il pregiudicato in questione veniva subito convocato presso gli uffici della Squadra Mobile e indicava chi fossero i soggetti da lui salutati.
Ulteriori investigazioni di natura tecnica riscontravano ancora una volta il quadro accusatorio – probatorio raccolto dagli investigatori.

Gli arrestati, difesi rispettivamente dagli avvocati di fiducia DI GATI dall’Avvocato Sergio Iacona, LOCASCIO dall’Avvocato Francesca Assennato, MELI Giacomo dall’Avvocato Giuseppe D’Acquì e RUVOLO dall’Avvocato Edoardo Vaginelli, dopo le formalità di rito venivano associati alla locale Casa Circondariale a disposizione dell’A.G. emittente.

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Milano, sacerdote aggredito perché di colore: “Ho paura”

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Aggredito perché nero in pieno giorno: è successo al sacrestano della Basilica di Santa Maria Assunta di Gallarate, nel Varesotto. Un aggressione che ha causato a Deodatus Nduwimana, italiano originario del Burundi da quasi 20 anni sacrestano della basilica, una lussazione. Nduwimana ha spiegato che finora c’erano state da parte della stessa persona solo insulti e minacce a parole. “È successo in pieno giorno – ha riferito a Varesenews il sacrestano annunciando che presenterà denuncia -, stavo andando ad aprire la basilica, lui era lì come sempre e mi ha spinto dopo avermi insultato. Ho paura per la mia vita. Questa persona è sempre in piazza, è un nullafacente e mi ha preso di mira”.

Al sacrestano arriva la solidarietà della pastorale dei migranti dell’arcidiocesi Ambrosiana, di cui Gallarate fa parte. “Coraggio Deodatus, nonostante le apparenze attuali, la cattiveria, la violenza, l’ignoranza e la stupidità non prevarranno” ha scritto su Facebook il responsabile dell’ufficio don Alberti Vitali, che ha espresso la “solidarietà della Pastorale diocesana dei Migranti della diocesi di Milano”. Lo “abbiamo incontrato in occasione della Festa delle genti nella scorsa Pentecoste – ha ricordato -. Abbiamo ascoltato la sua interessante testimonianza e ci ha aiutato nella realizzazione di questo importante evento diocesano”.

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Ostia, delfino morto: forse morbillo. Vietato toccarlo

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 E’ un’estate nera per i delfini del Mediterraneo. Un altro esemplare e’ stato trovato morto sulla costa di Ostia, su una scogliera tra il porto e Fiumara Grande.
    Potrebbe essere una nuova vittima del morbillivirus, il virus che ha colpito gia’ e ucciso quaranta esemplari fra la Toscana e la Liguria. Una moria che preoccupa sempre di piu’, soprattutto ora con questo caso sulle coste laziali. A renderlo noto e’ stata la onlus Oceanomare Delphis, che da tempo cura il progetto dei ‘Delfini Capitolini’. La preoccupazione del team di Oceanomare Delphis è che l’individuo spiaggiato sia uno dei “Delfini Capitolini”, nome del progetto di ricerca e monitoraggio dei cetacei del litorale romano, tra Ostia, Fiumicino e Torvaianica condotto dal 2011″. Gli istituti zooprofilattici di Lazio e Toscana interverranno per comprendere le cause della morte. Tra le concause della moria di delfini per il morbillovirus gli esperti hanno indicato anche l’inquinamento del mare causato dalle attivita’ dell’uomo.

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Si addormenta sul materassino e prende il largo: salvato dopo nove ore di ricerche

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Un giovane di 28 anni è stato salvato nello Stretto di Messina dagli uomini della Guardia Costiera dopo essere stato trascinato a largo dalle correnti con il suo materassino. L’uomo si era appisolato sul materassino galleggiante a Scilla; di lui si erano perse le tracce da sabato pomeriggio quando un amico ha avvertito la Capitaneria di Porto. Le ricerche hanno interessato tutto lo Stretto di Messina con mezzi marini ed elicotteri. Dopo oltre 9 ore, a notte fonda, il disperso è stato rintracciato in mare aggrappato al materassino, quasi a Messina e riportato a Scilla.

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