Connect with us

Costume e Società

Carmen di Domenico: “Nel Paese della Cultura spero ci sia spazio per un piccolo museo dedicato a Sergio Bardotti”

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
image_pdfimage_print

“Spero che un giorno mi diano un piccolo museo, una stanza, dove scorrere i quaderni manoscritti da Sergio, con le sue traduzioni di capolavori ormai divenuti dei pilastri della musica e canzone italiana e internazionale”. Con queste parole Carmen Di Domenico, ospite della trasmissione giornalistica web TV Officina Stampa, lancia un appello affinché le migliaia di documenti e testimonianze appartenenti a suo marito, il grande autore e produttore Sergio Bardotti, non restino nei cassetti della sua casa ma diventino un patrimonio accessibile a tutti.

LA PUNTATA DI OFFICINA STAMPA DEDICATA A SERGIO BARDOTTI [VIDEO]

Pavia, la città dove Bardotti è nato, la città della cultura, non ha dedicato nulla al grande artista

“Ci hanno dato solo per un giorno le scuderie del Castello – ha proseguito Carmen Di Domenico – avevano promesso di fare molte iniziative, una via che portasse il suo nome ma poi non si è fatto più nulla!”. Bardotti fu un genio nel suo ambito: a 23 anni fu chiamato come assistente musicale della prosa Rca, divenne assistente di Quasimodo, Ungaretti, Moravia e Pasolini.

Le testimonianze storiche: i quaderni blu di Sergio

Di Domenico ha portato in studio i quadernoni blu che Bardotti comprava e utilizzava per scrivere traduzioni e comporre testi e canzoni: “Quei quaderni – ha raccontato la moglie – si adoperavano negli anni ’50 per la scuola. Quando la fabbrica chiuse, Sergio in qualche modo rintracciò il venditore e ne acquistò moltissimi”. Sulle etichette, scritti a mano titoli che rimarranno impressi nella storia: “Uomini di Ornella Vanoni”, “I musicanti di Brema”, “Chico buarque”, “Luna Park” (programma televisivo a premi in onda dal 12 dicembre 1994 al 28 giugno 1997 di Baudo). E poi faceva dei disegnini. “Si firmava sempre con un faccino”.

Carmen Di Domenico ricorda la memorabile trasmissione “Fantastico 7” con gli occhi dell’amore:

“Fu il Fantastico dell’incontro. Io feci un provino per Pippo Baudo, venivo dalla lirica, mi scelsero e Pippo Caruso mi chiese di portare 10 elementi con me. Rcordo che Sergio fumava in continuazione, all’epoca eravamo  a Piazza Euclide a Roma nell’allora studi della Forum. Lui mi chiese: “Cosa vuoi fare da grande?”. Io non ero una persona semplice, all’epoca ero una “contro”. Avevo vent’anni in meno di Sergio e gli detti del lei: “Vorrei essere la corista di Billy Joel” e lui disse “vediamo cosa si può fare…”. Sergio da quando mi conobbe non mi mollò più. Un giorno disse: “Abbiamo nove mesi di produzione davanti, chissà che in questo tempo non facciamo anche un figlio insieme. Sergio era solare, positivo, per lui tutto poteva essere superato. Era Brasiliano fino a un certo punto, ogni volta andava e stava 20 giorni, un mese poi anche il Brasile gli stava stretto, doveva tornare a Roma, la sua Roma che amava tanto”.

Paolo Amati: “Sergio Bardotti mi evoca la storia della musica”

Ospite della trasmissione anche l’arrangiatore, compositore e discografico Paolo Amati il quale ha speso preziose parole nei confronti di Bardotti. Amati ha ricordato di aver iniziato con i provini di Mietta e in Rca ha parlato di momenti di alto spessore quando Morandi, ad esempio, era da maestri come Morricone, Bakalov e all’epoca si usavano gli pseudonimi come ancora succede (Bardotti era “Pantagruele”, Amati era “Fuliver”: “Poi – ha detto ancora Paolo Amati rivolgendosi a Carmen –  ho avuto la grande fortuna di vivere quella Rca, mi ricordo il cenacolo su via Nomentana dove non si faceva altro che fare i provini dalla mattina alla sera. Sergio Bardotti mi evoca la storia della musica – ha proseguito Amati –  e con dispiacere una discografia che non c’è più. Un mondo di intellettuale e persone che hanno scritto dei capolavori”. Paolo Amati è un produttore artistico, arrangiatore e musicista. Insieme a suo fratello Andrea nel ’93 ha iniziato la collaborazione con Gianni Morandi, facendo parte della band del tour “Morandi Morandi”, 270 repliche in tutto il mondo con palcoscenici importanti quali il Palace Theatre di Broadway ed il Maple Leaf Garden di Toronto

Nel ’95 insieme a Biagio Antonacci ha firmato due successi di Morandi: “Giovane amante mia” e “La regina dell’ultimo tango”. Nel 1998 partecipano a Sanremo come compositori ed arrangiatori del brano “Come il sole” interpretato dai Percentonetto. Nel ’99 arrangiano l’album “30 volte Morandi” con la rivisitazione di alcuni fra i più famosi brani del grande interprete.

E dal 2000 si occupano anche di importanti realizzazioni musicali per la cinematografia, lavorando soprattutto come collaboratori del Maestro Bruno Zambrini, uno dei più importanti compositori italiani di tutti i tempi in ambito cinematografico.

Autori di spessore: “Guido Morra e Maurizio Fabrizi”

Di Domenico ha detto che secondo lei oggi c’è un colto “vero” e di spessore: “A parte Pasquale Panella, ritengo che Guido Morra è una garanzia con il binomio di Maurizio Fabrizio sia davvero qualcosa di grande e contemporaneo che ancora abbiamo e meno male che ci sono!”.

Nel salotto rosso di Officina stampa anche Elvino Echeoni, direttore generale dello storico Cantagiro

“Di Bardotti posso dire che essendo io tifoso giallorosso ho apprezzato tantissimo Bardotti anche perché ha scritto insieme a Venditti l’inno della Roma. Ho fatto otto anni la professione di musicista e amavo le canzoni di Aznavour e le ho apprezzate ancora di più quando ho scoperto che tante di quelle canzoni le aveva scritte Bardotti”.

Chi è Bardotti nel video servizio di Officina Stampa

Sergio Bardotti un grande autore e produttore, un poeta che ha lasciato scolpite nel grande libro della musica italiana canzoni indimenticabili che hanno rappresentato grandi successi per molti cantanti italiani, da Lucio Dalla a Patty Pravo, da Ornella Vanoni a Rita Pavone, a Sergio Endrigo. Una personalità poliedrica, aperta, curiosa, che non ha mai accettato di lasciarsi confinare in un genere né ha mai temuto, circostanza davvero rara per gli intellettuali italiani, di confrontarsi con la cosiddetta cultura bassa.

E a lui e alla sua passione per la musica latino americana che si deve la scoperta, in Italia, di talenti come Vinicius de Moares, Toquinho e Chico Barque.

Con le sue bellissime e intramontabili canzoni, vere e proprie colonne sonore dei nostri ricordi è sempre stato in vetta alle classifiche dagli anni ‘60 in poi, fino a vincere per due volte il Festival di Sanremo nel ’68 con Canzone per te cantata da Endrigo, e nell’89 con Anna Oxa e Fausto Leali, con il brano Ti lascerò oltre a ricevere il prestigioso premio Tenco per la sua speciale attività culturale.

Un’attività, quella di Sergio Bardotti che lo ha portato a spaziare anche nel mondo della radio e della tv firmando trasmissioni premiate dal successo di pubblico e di critica tra le quali ricordiamo l’edizione di Fantastico 7, di Domenica oltre a numerose edizioni del Festival di Sanremo compresa quella indimenticabile condotta dal Pippo Baudo.

Tra le innumerevoli canzoni, di cui Bardotti ha scritto i testi ricordiamo Occhi di ragazza interpretata da Gianni Morandi e composta da Lucio Dalla, La voglia la pazzia interpretata da Ornella Vanoni e composta da Vinícius de Moraes e Toquinho, Piazza Grande interpretata da Lucio Dalla e composta da Lucio Dalla e Rosalino Cellamare, Datemi un martello interpretata da Rita Pavone e composta dal musicista statunitense Pete Seeger, Quella carezza della sera interpretata dai New Trolls e composta da Vittorio De Scalzi, Nico Di Palo e Ricky Belloni, Era d’estate composta e interpretata da Sergio Endrigo, Ti lascerò  interpretata da Fausto Leali e Anna Oxa e composta da Franco Fasano e Franco Ciani e tantissimi altri brani che sono stati interpretati da artisti di fama mondiale come il grande artista scomparso recentemente Charles Aznavour.

Con Antonello Venditti ha firmato l’inno della Roma. In una relazione su comicità e censura scritta alcuni anni prima di morire, si domandava: ”E domani cosa succederà? Se è il libero mercato a dettare le regole, possiamo aspettarci di tutto, ottimisticamente: basta che renda e va bene anche il figlio di Trotsky, vestito da Prada, basta che renda. Naturalmente se non pensa ed evita di rompere troppo le palle è meglio”.

Commenti

Costume e Società

Claudio Simonetti, il “complice” di Dario Argento a “Ci vediamo a via Veneto”

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
image_pdfimage_print

Sabato 15 febbraio alle 18 Claudio Simonetti sarà ospite della trasmissione in diretta dall’Harry’s Bar “Ci vediamo a via Veneto” condotta dalla giornalista Chiara Rai per un’intervista da non perdere.

Suspiria, Pheanomena, Non ho sonno, Profondo Rosso questi alcuni dei titoli delle colonne sonore scritte da Claudio Simonetti per i film di Dario Argento. Ma anche Tenebrae, Phenomena, Dawn of The Dead, Zombi, Demons per un percorso discografico, quello dei Goblin, iniziato nel lontano 1973, che li ha visti salire alla ribalta con la musica di Profondo Rosso che ha stabilito, con il singolo 45 giri, l’ancora ineguagliato record di permanenza consecutiva al primo posto della Hit Parade Nazionale. Una formazione, quella dei Goblin che ha segnato un percorso indelebile per il rock progressive italiano e che ancora oggi, dopo 45 anni, vede Claudio Simonetti con suoi Goblin, band in versione rinnovata, girare il mondo nelle tante tournée dove registrano sempre il tutto esaurito.

Continua a leggere

Costume e Società

A.A.A. cercasi Parrocchia dove si celebra messa senza strimpellatori di chitarra & affini

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
image_pdfimage_print

Oggi non si parla che delle crisi. Domina la crisi economica, quella finanziaria e quella occupazionale, però quella demografica non è da meno. Ultimamente hanno inserito nel paniere delle crisi, anche quella “green”. E al di là del biondo Tevere qualcuno fa cenno ad una crisi di fede.

In questa dissertazione si vuole parlare, anzitutto, del decadimento indotto della liturgia domenicale e si può tranquillamente asserire, sia concausa della mancata partecipazione di tanti fedeli a quella che dovrebbe essere “una sacra liturgia Eucaristica”. Si legge in “Vivere il silenzio nella liturgia” di Pascal Destheux, licenza in teologia all’Università di Friburgo, attualmente vicario episcopale del cantone di Ginevra: “Nel contesto liturgico, il silenzio è quel luogo dell’anima dove ognuno resta solo col suo Signore. Il silenzio liturgico rinvia immancabilmente a quell’interiorità, mia, ma più grande di me, Dio mi invita. Il silenzio liturgico è dunque come un incrocio spirituale”.

Come fa, il malcapitato fedele, che vuole partecipare alla S. Messa domenicale o festiva, a riconciliare la sua anima, rimanendo solo con il suo Signore e contemporaneamente estraniarsi dagli strimpellatori di chitarre da spiaggia con il loro, dum- tram -trim , l’alleluja rock e dello shalom- shalom pop?

Che sia ben chiaro, qui nessuno ha niente contro la chitarra, al contrario, piace molto la musica per chitarra, in particolare quella di Francisco Tarrega, la Granada di Albéniz, specialmente se suonate dal maestro Andres Segovia. Non dispiace ascoltare il Concierto de Aranjuez suonato da Joaquin Rodrigo. Si ascolta ben volentieri Los Indios Tabajaras quando suonano El Condor Pasa oppure Le Foglie Morte o Maria La O. Ciò nonostante non si può mai accettare che siano suonate durante la liturgia Eucaristica.

“La S. Messa è memoriale nel senso che rende presente ed efficace sull’altare, in modo incruento, il sacrificio che Cristo, in modo cruento, ha offerto al Padre sul Calvario per la salvezza di tutti gli uomini.” Così insegna la dottrina!

Come si può suonare la chitarra , ballare il tuca tuca e battere le mani quando si commemora un sacrificio cruento? Perché tanta resistenza al canto gregoriano, la polifonia sacra e altra musica spirituale che invita al raccoglimento anziché alla distrazione?

Con l’avvento del Concilio Vaticano II, al tramonto di giovedì 29 giugno 1972, durante la celebrazione della messa , solennità dei SS. Pietro e Paolo, alla presenza di una moltitudine di fedeli, Paolo VI, ora santo, profetizzava: “da qualche fessura è entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio”. Mai parole furono così profetiche!

Solamente, la profezia di Paolo VI difetta in un particolare. In effetti non c’è stata una semplice fessura, no, purtroppo c’è stata una voragine. Il decadimento lo dimostrano le sfilate di moda in chiesa e le nozze simulate; il prete a Pinerolo che rifiuta di recitare il credo perché tra i fedeli nota che ci sono persone non di fede cattolica, il prete che sbanda mentre il suo vescovo gira i pollici .

Il decadimento si propaga come un virus contagioso e ne è evidenza in: “la messa per la terra” celebrata dal neo cardinale Czemy a Santa Maria In Transportina, con tanto di slogan indigenisti, immagini di donne che allattano animali e statue di idoli sull’altare davanti al Santissimo.
Storie come queste a non finire, come quella banalmente giustificata con “Il Signore accoglie tutti”, uscita dalla bocca del vescovo Delpini di Milano davanti all’esecrabile pseudo opera d’arte dell’altare della chiesa di Gallarate, composta da sculture di teste mozzate dalla Madonna della Pietà all’imperatore gay, Adriano.

Episodi esecrabili del genere si possono raccontare a iosa e tanti sfuggono al comune fedele. Non sfugge però il decadimento , a chi resiste di partecipare alla messa rock o pop o ye ye domenicale, sempreché sia dotato di spirito di sopportazione, di resistenza a quei battiti di mani, scomposti ed irriverenti da curva sud, assistendo a quelle signore pie che ancheggiano ogni volta che si intona “l’Alleluia” e il “Gloria”.

L’armonium o Organo a Canne messo a tacere , un gruppo di ragazzi e adulti , strimpellatori in erba, attaccano con il loro cacofonico trim trim, mentre tamburi e tamburelli , banjo, pifferi ed affini irrompono impetuosi sui fedeli intontiti.

Qualche fedele non resiste, si alza e lascia la chiesa. Il parroco sull’altare gongola, fiero e soddisfatto, il coro delle “pie” alza il timbro di voce e a questo punto, solamente qualche vecchio, che togliendosi l’apparecchio auricolare e ripiombando nel silenzio, può ritrovare quel luogo dell’anima per restare solo col suo Signore.

Che sia permesso chiudere questa dissertazione con una citazione estratta da un immaginaria “Petizione al Padre Nostro”, dello stesso scrivente, raccomandando vivamente a S. Pietro di non lasciarsi sorprendere dal sonno come quella volta nell’orto del Getsemani. Deve sapere, scrive l’autore, “ che in agguato ci saranno tanti strimpellatori di chitarra, soffiatori di pifferi, battitori di bongo e banjo, tutti pronti a sgattaiolare dentro non appena si presenta l’occasione. Vi raccomando”, continua lo scrittore, “ non li fate entrare perché vi rovineranno tutto.

Chi ancora crede nel silenzio, nella meditazione, nel colloquio intimo con il Santissimo durante la celebrazione dell’Eucaristia, specialmente la domenica, deve andare in giro per cercare una chiesa dove si possa pregare in pace senza distrazioni ed intrattenimenti vari.

Chi di dovere,avendo autorità e responsabilità, potrebbe richiamare i parroci facendogli fare corsi di aggiornamento, istruendo loro che la liturgia Eucaristica non è un intrattenimento domenicale a ritmo di “ disco music”.

L’augurio è che qualcuno si muova così il gregge disperso potrà ritornare all’ovile.

Continua a leggere

Costume e Società

Rachele Mussolini a “Ci vediamo a via Veneto”: un’intervista esclusiva dal locale più esclusivo della Capitale

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
image_pdfimage_print

Rachele Mussolini, figlia del celebre pianista jazz Romano Mussolini, nipote di Benito Mussolini, sorella di Alessandra ed Elisabetta e mamma di due bambine. Consigliere comunale a Roma per Fratelli d’Italia, vice presidente della Commissione Controllo, Garanzia e Trasparenza di Roma Capitale.

Rachele Mussolini ospite a “Ci vediamo a via Veneto” sabato 8 febbraio 2020 alle 18 in punto per la trasmissione in diretta web condotta tutti i sabati alle 18 dalla giornalista Chiara Rai dall’esclusiva location dell’Harry’s Bar di via Vittorio Veneto, il locale della Dolce Vita per antonomasia.

Continua a leggere

Traduci/Translate/Traducir

Il calendario delle notizie

Febbraio: 2020
L M M G V S D
« Gen    
 12
3456789
10111213141516
17181920212223
242526272829  

L’Osservatore su Facebook

I tweet de L’Osservatore

Le più lette di oggi

Copyright © 2017 L'Osservatore d'Italia Aut. Tribunale di Velletri (RM) 2/2012 del 16/01/2012 / Iscrizione Registro ROC 24189 DEL 07/02/2014 Editore: L'osservatore d'Italia Srls - Tel. 345-7934445 oppure 340-6878120 - PEC osservatoreitalia@pec.it Direttore responsabile: Chiara Rai - Cell. 345-7934445 (email: direzione@osservatoreitalia.it