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Carola Rackete, ricorso del procuratore di Agrigento contro la scarcerazione: per Matteo Salvini l’estate dei trappoloni

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Ricorso in Cassazione del Procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio contro la scarcerazione di Carola Rackete ordinata dal giudice Alessandra Vella, a proposito dell’ingresso forzato nel porto di Lampedusa da parte della nave ONG Sea Watch 3.

Avevamo allora ragione noi di scrivere che Carola aveva commesso numerosi reati nella sua azione di forza – coordinata con parlamentari dell’opposizione al governo – per sbarcare soltanto in Italia i migranti raccolti in mare, nonostante il divieto assoluto di avvicinarsi alle coste italiane da parte del Ministero dell’Interno.

Per il dottor Patronaggio, PM di Agrigento, la conclusione a cui è giunta il GIP Alessandra Vella è “contraddittoria, errata e non adeguatamente motivata”

Nel ricorso presentato in Cassazione, i magistrati spiegano perché la Rackete avrebbe dovuto rimanere ai domiciliari. Infatti, nella sua ordinanza del 2 di luglio il GIP avrebbe dovuto verificare se, rispetto alla condotta contestata alla capitana e alla sua nave, “il dovere di soccorso invocato potesse avere efficacia discriminante”. Secondo la Procura, il GIP si è limitato ad affermare tout court che “legittimamente Carola Rackete avesse agito perché spinta dal dovere di salvare i migranti. L’impostazione offerta dal Gip – scrivono i PM – sembra banalizzare gli interessi giuridici coinvolti nella vicenda, e non appare condivisibile la valutazione semplicistica offerta dal giudicante”. La scarcerazione, dunque, “è errata in ragione della tipologia di controllo che egli (il GIP) è chiamato ad effettuare in sede di valutazione di legittimità dell’arresto in flagranza operato dalla Polizia Giudiziaria”. In altre parole, il giudice Vella non poteva, data la regolarità dell’arresto in flagranza da parte della polizia, scarcerare la Rackete.

“Nel caso di resistenza operata da Carola Rackete – continua il PM Patronaggio – si dubita che l’adempimento del dovere di soccorso possa giungere anche a scriminare la condotta del 29 giugno scorso.” In altri termini, il soccorso ai finti naufraghi era già stato effettuato, e nessuno correva pericolo di vita. Aggiungiamo che gli stessi erano stati abbondantemente rifocillati e forniti di beni di prima necessità dalle autorità italiane – oltre al fatto che alcuni di essi, i più deboli, erano stati portati a terra per essere sottoposti a cure da parte dei sanitari. L’azione di forza, quindi, operata dalla capitana non aveva alcun motivo di essere, se non nell’ottica di una dimostrazione politica di trasgressione di regole sancite da un governo sovrano e democratico, per colpire l’odiato Matteo Salvini, tacciato di ogni infamità, ma soprattutto di ‘fascismo’.

Forse è fascista chiunque voglia risolvere i problemi dell’Italia, come è ancora – pur se in misura molto più ridotta – quello dei migranti, protetti da leggi e leggine che consentono a chiunque l’ingresso in Italia e la richiesta di asilo, anche se non aventi diritto

L’ultima boutade di questa situazione pare sia l’iscrizione all’ARCIGAY, che consentirebbe a chi si dichiara ‘dell’altra sponda’, di essere accolto, perchè in pericolo di vita nella sua nazione. In particolare la sinistra allo sbando, ai limiti del ridicolo, non avendo altri argomenti, ha voluto sfruttare questo ‘passaggio’ in mare per minare alla base la credibilità del ministro dell’Interno. “L’ordinanza di non convalida dell’arresto da parte del GIP – continua la Procura – è risultata essere viziata per violazione di legge, mancanza e contraddittorietà della motivazione, in quanto dopo avere operato complesse valutazioni in diritto, non ha provveduto correttamente a valutare gli elementi di fatto e di diritto relativi alla configurabilità della causa di giustificazione, né ha motivato adeguatamente le ragioni per le quali ha ritenuto di applicarla nel caso di specie.” In definitiva, l’ennesimo trappolone per scalzare Salvini e fargli perdere punti. Intanto la Rackete, figlia di cotanti genitori, ancorchè facoltosi – il padre pare sia un commerciante d’armi, e ben ammanigliato nel governo tedesco, tanto da suscitarne l’immediata reazione alla notizia dell’arresto della sua figliuola – è uccel di bosco, né mette conto di sapere dove sia, visto che di lei non sentiremo probabilmente più parlare. E comunque non crediamo voglia avere ancora il privilegio di calcare l’italico suolo.

Ormai, missione compiuta, impunità ottenuta, come da programma, ma Salvini ancora saldamente in sella, forse più di prima, nonostante le bordate dei buonisti che continuano a censurare le morti in mare. Come se dipendessero dagli Italiani, e non da chi mette in acqua, da barche di scafisti, i gommoni ad orologeria! Trappolone, dicevamo, che precede l’ultimo ancora ‘in progress’, quello della fornitura farlocca di petrolio russo. La magistratura indaga, ed è suo dovere, ma non c’è nulla su cui indagare, se non scoprire chi ha montato questo teatro dei pupi, sempre contro il più scomodo ospite del Viminale che l’Italia abbia mai avuto da decenni. Facendo due conti, certamente chi si è mosso per mandarlo a casa non è soltanto quella armata Brancaleone della cosiddetta ‘sinistra’ italica, che a questo punto appare davvero allo sbando – e, con una puntina di cattiveria, ci auguriamo che tale rimanga, visti i danni del passato più prossimo. Dietro le quinte del teatrino ci sono personaggi molto grossi, che vagamente conosciamo, per notizie ormai certe e consolidate, ma dei quali non si può scorgere neanche l’ombra.

Trovato il movente, trovato l’assassino. Se il movente è palese – cioè la caduta di Matteo Salvini – sappiamo benissimo chi è il mandante, o, meglio, chi sono i mandanti, molti dei quali anche i Italia: fanno parte dello stesso circolo, pardon dello stesso Club B., dove, una volta tanto, B. non sta per Berlusconi – né tanto meno per ‘lato B’. Un Club che di recente ha accolto nelle sue fila anche l’ex, ex, ex tutto, Matteo Renzi, la manina del quale qualche quotidiano bene informato ha voluto vedere nel copione della recita di cui sopra, relativa al petrolio russo fantasma. Ma non la regìa: per quello ci vuole ben altro che l’ex sindaco di Firenze. Siamo ragionevolmente certi che la Cassazione darà ragione al PM Patronaggio, e che il giudice Vella non subirà alcuna conseguenza per il suo ‘errore’, neanche un buffetto sulla guancia – magari, come in altri casi, una promozione. Non è forse la Magistratura italiana l’espressione stessa dell’autonomia e dell’indipendenza? E come possiamo noi giudicare i giudici, parafrasando il detto latino “Quis custodiet ipsos custodes?”

Siamo altrettanto ragionevolmente certi che Carola Rackete, la ‘Rasta’ d’assalto, non subirà alcuna conseguenza dalla sentenza della Cassazione, essendo già ora chissà dove, ma certamente non a rischio estradizione. Di solito le sentenze di Cassazione per i ricorsi del PM si fanno aspettare, e questo consentirà alla capitana di imboscarsi ancora di più, ma soprattutto di passare le vacanze in serenità, e non come una persona ‘braccata’ dallo Stato italiano, e latitante. E dopo agosto chi si ricorderà più di lei, dopo i flirt estivi fra ombrelloni, secchielli e palette? “Chi la slunga, la scampa” diceva mia nonna, di origine romagnola. Già dopo l’arresto Carola fu portata ‘in luogo segreto’, per la sua incolumità. Ma da chi la si doveva proteggere, se tutti le battevano le mani? Toghe rosse? Macchè, fantasie di Berlusconi. Né mai sapremo perché e come il GIP Alessandra Vella fosse proprio lì in quei momenti, per occuparsi della questione Sea Watch 3: il che sa tanto di imboscata. Ma, l’abbiamo detto, tutto secondo copione.

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Editoriali

Giuseppe Conte: il re è nudo

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Giuseppe Conte, da Volturara Appula, in provincia di Foggia, sulle montagne della Daunia, altitudine circa 550 mt. sul livello del mare, abitanti poco più di 400: praticamente un condominio. Il nome Volturara – associato all’aggettivo Appula, per la sua collocazione in Puglia – significa ‘Città degli avvoltoi’, dal latino ‘Vultur’, ‘avvoltoio’ , un rapace poco elegante che si nutre di carcasse in putrefazione, uno spazzino della natura. Un uccello rapace dalla grande apertura alare, ma non nobile come l’aquila: in realtà asservito ad uno scopo ben preciso. Un uccello dalle grandi ali, ma dalla moralità di saprofago. Un luogo che ha dato i natali al nostro, degno cittadino di quel piccolissimo Comune, figlio del segretario comunale e di una maestra elementare, cresciuto all’ombra dei Gesuiti del Collegio Nazareth, che nella evidenza delle cose lo hanno accompagnato dov’è ora: da Volturara a Bruxelles il passo è lungo.

Conte è volato a riferire alla sua superiore Ursula Von Der Leyen, non appena terminata la scontata cerimonia di fiducia al nuovo governo in Senato, lasciando il suo scranno dorato ancora caldo. Una visita lampo. L’uomo che sussurrava alla Merkel è andato a presentare alla presidente della Commissione europea la sua obbedienza, senza riceverne particolari elogi. Tutto era previsto, e non era ammesso che fosse il contrario.

Salvini fa paura. Con il suo piglio rozzo ma efficiente, con il suo vocabolario grezzo, ma espressivo ha fatto paura a tutti i papaveri dell’UE. Ha fatto paura anche per il suo potere aggregante, e per il progetto di creare una forza populista e sovranista con i capi di Stato di altri Paesi – come Orbàn e la Le Pen – che potesse bilanciare lo strapotere di una Unione Europea strumento di poteri forti che vengono da lontano. Tanto che a Bruxelles, ma anche a Strasburgo, a Parigi e a Berlino, si sono disposti a contrastarlo, e l’hanno fatto con la loro consueta efficienza da Spectre. Oggi è chiaro a tutti che il ribaltone che Salvini – definito ‘traditore’ da Conte e dai Cinquestelle, i veri traditori – aveva percepito, non era una scusa per indire nuove elezioni e capitalizzare i consensi che i sondaggi gli accreditavano.

La manovra sotterranea targata Renzi era già in atto da almeno sei mesi, e bloccava l’attività parlamentare, già prima che Matteo Salvini dichiarasse finita l’esperienza di governo. Dell’inciucio tra PD e 5stelle s’è saputo da una anonima Gola Profonda. Un ministro – di cui tutti, naturalmente conoscono nome e cognome – che non ha resistito alla tentazione di vantarsi di aver tramato con altri pentastellati per far cadere il governo, bloccandone le azioni, cosa di cui Salvini si lamentava da parecchio. La certezza è che anche Giuseppe Conte sapesse tutto, e che se ne sia fatto complice, alla luce del suo convinto europeismo. Tanti, troppi, non hanno ben compreso il motivo dell’interruzione di un esecutivo che alla fine sembrava poter durare, e il torto dell’ex ministro dell’Interno è stato quello di non spiegare chiaramente, fuor dai denti, ciò che era successo. A volte l’impulsività è segno anche di ingenuità, e ciò che circolava in quei giorni soprattutto sui social, a proposito dei rapporti fra PD e 5 Stelle non consentiva l’ipotesi di una combine. Tutta scena. Anche, e soprattutto, quando Di Maio ha dichiarato platealmente “Mai con il partito di Bibbiano”.

Il professor Giuseppe Conte, l’ex Cincinnato, l’ex Cavaliere Senza Macchia e Senza Paura, l’ex avvocato del popolo italiano e ora avvocato di Bruxelles, è uscito, da quella fiducia data al ‘suo’ governo, molto ridimensionato. Caduta la maschera, si è mostrato per quello che è, un esecutore degli ordini impartiti dalla UE, un sodale di Merkel e Macron, l’artefice di un’operazione che non è stata fatta in nome del popolo italiano, a cui sempre più si vuol togliere la dignità d’essere un popolo, padrone e sovrano in casa propria. La conversazione al bancone del bar tra Conte e la Merkel, sussurrata in un orecchio, e di cui lo stesso Conte s’è affrettato a dare una sua spiegazione, nel nome di una ormai fallimentare pretesa di ‘trasparenza’, è la dimostrazione della supinità di ‘Giuseppi’ nei confronti di una UE e di una Merkel che, pur non avendo una posizione ufficiale in seno al Parlamento Europeo, detta le regole del gioco.

Ricorda tanto il Napolitano di qualche anno fa. Come ha anche fatto con una telefonata, la Merkel, durante la formazione della nuova compagine trovaticcia, per raccomandarsi che non fosse dato spazio ai sovranisti. Così, il governo è nato da una maggioranza riguardante numeri e cifre che erano buoni il 5 di marzo del 2018, ma che ormai non sono più quelli.

Una maggioranza di carta e sulla carta, per capitalizzare – i Cinquestelle – consensi ormai svaniti, che appartengono al passato e che non crediamo tornerranno. Un governo retto da una maggioranza inesistente nel paese, buona solo per le aule parlamentari. Un’operazione concepita per evitare di subire il sorpasso – già avvenuto, secondo i sondaggi – della Lega nei confronti del M5S. Una trappola in cui siamo caduti tutti, confusi dai discorsi di Giuseppe Conte.

Non si capisce perché al Presidente del Consiglio serva tanto tempo per preparare un discorso, come è stato sia per l’intervento al Senato, quando lui stesso si è preoccupato di mostrare il suo ‘coraggio’ nello staccare la spina al governo gialloverde, sia in occasione del voto di fiducia scontato alla Camera, sia per la fiducia scontata al Senato. Non si capisce perché gli ci voglia tanto tempo per scrivere sempre le stesse banalità, con l’abuso di termini quali ‘coraggio’, ‘nuovo’, ‘crescita’, ‘lotta all’evasione fiscale’, ‘lotta alla disoccupazione’, ‘lavoro per i giovani’, ‘asili nido per tutti’, ‘responsabilità’, e via così, in un festival dell’ovvio e dello zuccheroso, e mentre, come si dice a Roma, ‘le chiacchiere stanno a zero’ ; mentre il sospetto è che quelle chiacchiere nascondano altri programmi che non si vogliono esplicitare. Per poi andare a baciare la pantofola alla Merkel e alla Von Der Leyne. Intanto la corsa alle poltrone di sottosegretario è incominciata e già finita, e qualcuno è rimasto a terra, perchè, come riferisce un quotidiano oggi, i sederi sono in numero eccedente l’effettiva disponibilità. Qualcun altro si dovrà accontentare, aspettando di scalare l’ambita posizione in appresso, come è accaduto alla ora ‘ministra’ delle Politiche Agricole Teresa Bellanova. La quale, per non smentire la sua appartenenza alla Casta controllata da Bruxelles, ha subito aperto le braccia agli OGM, Organismi Geneticamente Modificati, prodotti dalla americana Monsanto, i quali, nonostante non sia stato dimostrato scientificamente, non possono non essere a lungo termine nocivi per l’organismo umano; e al CETA, quell’accordo di libero scambio con gli USA e il Canada, da cui riceviamo migliaia di tonnellate di grano al glifosato, che in altri Paesi pare sia smaltito come rifiuto tossico. Il Glifosato è un erbicida non selettivo sospettato d’essere cancerogeno e mutageno, che viene usato specialmente in Canada per la raccolta precoce del grano, prodotto dalla Monsanto e ora anche dalla tedesca Bayer, e del quale proprio la Germania ha vietato l’uso nelle sue campagne. Un accordo, il CETA, micidiale per i nostri produttori – ma probabilmente remunerativo per i nostri politici – che troveranno il mercato interno invaso da prodotti non italiani, e quindi senza quelle caratteristiche di controllo che contraddistinguono ciò che in Italia si produce, oltre alla concorrenza sleale dei prezzi. È questo, e come tale si è immediatamente rivelato, terreno di scontro con i 5 Stelle, mentre i nostri agricoltori, lontani dall’essere protetti dal loro Ministro, già protestano.
Sul fronte fiscale si affaccia una tassa del 2 % per i prelievi in contante eccedenti i 1500 euro mensili, nell’ambito della disincentivazione all’uso del contante: il controllo economico è una delle leve più forti nei confronti di un popolo, e il pretesto è sempre quello della lotta all’evasione fiscale, mentre chi deve evadere lo fa ancora e sempre con la massima tranquillità. Sono ‘I grande evasori’: tutti sanno chi sono, ma sono troppo potenti per attaccarli.

Mentre il sindaco di Lampedusa, all’arrivo degli 81 della Ocean Viking, strilla “Siamo accoglienti ma non stupidi!” Zingaretti tuona che bisogna aprire i porti, “Senza se e senza ma”, espressione molto cara ai nostri politici. Anche se lui, da segretario del PD, non avrebbe alcuna voce in capitolo per ordinare gli sbarchi: ma tant’è, Salvini bisogna contrastarlo sempre e comunque, e anche questo è obbedienza all’UE -Macron-Merkel-Bilderberg. Nonostante le fantasie di Conte, che millanta accordi europei per l’accoglienza ai migranti, e le minacce di una sanzione (per ora solo ipotetica) per gli Stati membri che non obbediscano, le sue richieste non hanno trovato, appunto, accoglienza. Basterà pagare la sanzione e non accogliere gli africani, sarà sempre più vantaggioso economicamente e non creerà disturbo alla popolazione e problemi al governo. Intanto quelli della Ocean Viking rimarranno tutti in Italia, stavolta sì, senza se e senza ma, mentre pare che in Libia migliaia di persone siano già pronte ad imbarcarsi sul solito gommone-navetta per venire da noi, che ormai non abbiamo più protezione. Vengono per i motivi più disparati, ma intuibili: abbiamo scoperto di recente – ma non c’è voluto molto – che tante donne in stato interessante vengono a partorire in Italia, dove hanno a disposizione il nostro sistema sanitario, con completa assistenza al parto, per il quale non pagano una lira, tanto chi paga siamo noi. Mentre a noi tocca aspettare mesi per una TAC o un esame salvavita, e le cure della Lorenzin – per non dir mancamento della Grillo – hanno tranciato in maniera assolutamente orizzontale presidi medici indispensabili, sulla base soltanto di un ipotetico numero di ingressi e distanze misurabili sulla carta.

Così, per fare un esempio, mentre a Viterbo si raddoppia l’Ospedale di Belcolle, a Ronciglione, a ventitré chilometri di strada tutta curve, impraticabile d’inverno con la neve, si chiude l’Ospedale S. Anna, una struttura che funzionava benissimo ed era completa e punto di riferimento per i paesi circonvicini, ridotta ormai a semplice Punto di Assistenza Infermieristica, privata anche della possibilità di fare un prelievo di sangue.
Dicevamo di Conte. Ci era apparso come un gigante, ma si è affrettato a dimostrare d’essere un pigmeo, agli ordini di una Europa che all’Italia s’è già presentata male, con l’inganno e l’austerity, quella misura del governo Monti che ha distrutto ad arte la nostra economia, e ancora ne subiamo gli effetti. Mentre all’orizzonte s’affacciano, tra l’altro, l’eutanasia, i matrimoni e le adozioni gay, il gender, lo Ius Soli, la patrimoniale tanto cara alle sinistre. Un’altra delle banalità ricorrenti dei discorsi programmatici di Conte è la lotta alla mafia: tutti argomenti demagogici, che fanno presa sul grande pubblico, complici i giornali e le TV di Stato.

A proposito di mafia, di quelle ufficiali noi ne abbiamo almeno tre. A queste s’è aggiunta, di recente la più crudele, la nigeriana – arrivata con i barconi – quella del commercio degli organi. Certamente di mafie ce n’è ancora di più, di quelle che tengono il profilo tanto basso da non essere individuate. Ma ce n’è una che ci avviluppa tutti – alla fine la mafia è un fatto culturale e storico – e che circola nei corridoi del potere politico, tanto che non è appropriato chiamarla mafia, perché non ne ha i metodi; ma, alla fine, i risultati sono gli stessi. È una sorta di organismo amorfo, mutante, proteiforme. Ricorda un’ameba, che si trasforma secondo le sue esigenze, e che clona se stessa, moltiplicandosi, in un groviglio inestricabile e inestricato, che si nutre di corruzione, di mazzette, di favori, di poteri, di inciuci, di clientele, di voti di scambio; che si nutre di intrighi di palazzo, di pugnalate alla schiena, di tradimenti; che si cerca, si avviluppa, si mescola, si prende e si lascia, mai mostrando il suo vero volto, ma a volte mescolandosi e incastrandosi in poteri in odore di illegalità, al punto che non si distinguono più i limiti dell’uno e dell’altro. Alla ricerca del potere che diviene fine a se stesso, confondendo il fine col mezzo; potere politico, potere economico, clientele. L’Italia è il Paese delle raccomandazioni e dei raccomandati, della ricerca dell’onorevole o del monsignore, per trovare lavoro, essere promossi agli studi, sistemarsi la vita: in cambio di voti.
Oggi, da ciò che vediamo leggendo fra le righe, lo scopo dei politici non è più l’amministrazione della Repubblica; quella Res Publica, o Cosa Pubblica – la casa di tutti – che una volta era affidata a probiviri, da gente integra, al di sopra di ogni sospetto, ( da cui il termine ‘candidato’, dalla veste candida di ognuno che simboleggiava la sua mancanza di colpe) oggi asservita a chi il potere lo vuole esercitare per i propri scopi e non certo per il bene dei cittadini. La corsa alle poltrone è diventata un fenomeno tale, che non è più possibile tenerlo nascosto, è sotto gli occhi di tutti.

Ma ciò che fa orrore, quando se n’è acquisita l’immagine, è questo organismo ectoplasmatico, impalpabile e amorfo che muta, si trasforma, permea, corrode, corrompe, unisce e divide, prendendo ogni volta la forma che più riesce ad ingannare il popolo bue, ma mai quella vera, autentica e veritiera. Quello che vediamo nei programmi politici, e quello che ci ammanniscono come orientamento politico, non è mai la verità; o, per meglio dire, la realtà. È solo fuffa per gli idioti, controinformazione, menzogna, con il contentino, quando a loro aggrada, di portarci al voto; che poi viene utilizzato come all’ameba fa comodo. Oggi abbiamo un governo che non risponde alla volontà popolare, accuratamente dribblata. Un governo giuridicamente esatto, costituzionalmente perfetto, derivato dagli accordi proteiformi dei corridoi del palazzo, con un ‘pigmeo’ a capo dello stesso. Un ex-gigante ridimensionato, a cui va tutta la nostra compassione di uomini liberi. Mentre lui, libero, non è.

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Editoriali

Governo gialloROSA: quanta confusione sotto questo cielo

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Tanta confusione sotto questo cielo. L’Italia e gli italiani sono divisi esattamente a metà se si guarda agli ultimi sondaggi: il blocco di centro destra e quello del centro sinistra forte ora anche dei 5 Stelle si attestano entrambi al 45%.

Lo scossone della crisi di questo pazzo agosto ha portato ad una nuova maggioranza parlamentare. Il governo gialloverde ha lasciato il posto al governo giallorosa (colorare il PD di rosso sarebbe una esagerazione anche per molti democratici tra cui Renzi che tresca a giorni alterni con pezzi di Forza Italia scontenti dall’immobilismo del loro partito). A sugellare il nuovo accordo un nuovo programma riassunto in 26 punti di estremi buoni propositi troppo generici. Anche se il Movimento 5 Stelle e Partito Democratico avranno tempo per dimostrare se alle intenzioni seguiranno i fatti, non si può non ravvisare nell’area dem una dissonanza tra alcune parti del nuovo progetto e quanto fin qui realizzato.

Senza perdersi nel passato professionale di ministri e parlamentari, la figura politica del segretario del PD, Nicola Zingaretti, basta a dimostrarlo. La confort-zone di Zingaretti è la Regione Lazio. La governa da sette anni dopo quattro passati nell’ex Provincia di Roma ora Città Metropolitana. Sono in molti a domandarsi come possa mantenere le cariche di segretario dem, governatore del Lazio e commissario alla sanità laziale.

Nel programma giallorosa, al punto 19 si asserisce la necessità di “tutelare i beni comuni, come la scuola, l’acqua pubblica, la sanità”. Non nominare la sanità ai cittadini laziali. Gli ospedali romani sono ai minimi termini e la costruzione del Policlinico dei Castelli Romani con la chiusura di molti ospedali ha creato vari malumori. Inoltre dal 2008 la sanità laziale è in commissariamento, il fondo di dotazione è l’unico in Italia ad essere in negativo per quasi un miliardo di euro. Sul caso è intervenuto più volte l’ex ministro della Salute Giulia Grillo e i 5 Stelle hanno redatto un dossier economico. Ora che a Viale Giorgio Ribotta siede Speranza (Liberi e Uguali), come sarà trattato questo tema?

Per la prima volta i membri del neonato esecutivo hanno fatto riferimento al problema della gestione di Roma. Al Campidoglio dal 22 giugno 2016 si è insediata la giunta del Movimento 5 Stelle di Virginia Raggi che ha sempre rimarcato l’assenza di dialogo con le istituzioni della Regione. La Capitale è subissata da un debito di circa 12 miliardi accumulati tra il 1950 e il 2008. Anche se è nota l’ostilità tra la grillina Lombardi (maggiorente 5 Stelle alla Regione Lazio) e la sindaca di Roma, il governatore dem Zingaretti sembra non essersi mai posto il problema di una sintonia tra Regione e Comune.
Infine la svolta Green del Governo: “Occorre realizzare un Green New Deal, che comporti un radicale cambio di paradigma culturale e porti a inserire la protezione dell’ambiente tra i principi fondamentali del nostro sistema costituzionale. Tutti i piani di investimento pubblico dovranno avere al centro la protezione dell’ambiente, il ricorso alle fonti rinnovabili, la protezione della biodiversità e dei mari, il contrasto dei cambiamenti climatici…” Se i 5 Stelle hanno fatto, sin dalle origini, del sostegno all’ economia circolare e alle fonti di energia rinnovabili una delle loro principali punti programmatici, lo stesso non si può dire per il Partito Democratico. A documentarlo sempre la Regione Lazio. L’ambiente è davvero il tallone d’Achille di Nicola Zingaretti.

Nel suo programma del 3 marzo riporta “sostenibilità sociale, ambientale e economica”. Per motivi di spazio riporteremo solo un caso che riesce a restituire la cifra di un comportamento che è diventato orma prassi a Via della Pisana.

Lo scorso 12 settembre 2018 è stato approvato con emendamenti, l’articolo 3 della proposta di legge regionale n.55 del 2018 sulla semplificazione amministrativa effettuata dalla Giunta regionale del Lazio presieduta da Zingaretti. Questa modifica riguarda la procedura di approvazione dei piani delle aree naturali. In complessivi 7 mesi di silenzio-assenso, il piano dell’area naturale protetta potrà essere approvato senza alcuna discussione. Una norma che quanto meno sembra essere fatta apposta per favorire la speculazione all’interno dei parchi come riporta su Il Fatto Quotidiano Fabio Balocco. Stessa cosa per la costruzione dell’autostrada Roma-Latina, bloccata dal Consiglio Di Stato. L’opera, che Zingaretti descrive come “fondamentale”, cade sul territorio della Riserva naturale statale del litorale romano ed in particolare, per oltre 10km, nella zona 1 dove vige divieto assoluto di realizzare opere architettoniche

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Sogni e desideri di mezz’estate del governo “tengo-famiglia” giallorosso

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Voltaire usava dire che l’omelia dei preti è spesso “come la spada di Carlo Magno, lunga e piatta”. Se Voltaire avesse potuto oggi ascoltare l’intervento del neo presidente Conte, del 9 settembre alla Camera, avrebbe avuto conferma della sua convinzione.
Il discorso di Giuseppe Conte alla Camera e quello del giorno dopo al Senato, oltre ad essere stato il più lungo nel suo genere in analoghe circostanze, è stato piatto come la spada di Carlo Magno ma più che altro una rassegna di buoni propositi, sogni e desideri.
Il neo presidente ha fornito un’indagine conoscitiva dei mali che affliggono il paese. Quello che mancava nel suo progetto programmatico però, è proprio un “piano terapeutico”. Per il resto, il suo intervento è stato una diagnosi conoscitiva, mentre buona parte dell’intervento gli è servito come occasione per togliere dei sassolini dalle scarpe e regolare i conti con Salvini.

Molti hanno visto in questo una caduta di stile di colui che proponeva il manuale del bon ton. Per niente scoraggiato dal volto stressato di Di Maio seduto alla sua sinistra e lo sguardo mesto e perso nel vuoto della squadra di governo nel banco davanti, Conte prendendo la parola in omaggio a Gigino, esordiva con una versione moderna di “A casciaforte”, cara memoria di Roberto Murolo, e con “lingua mite” e “maggiori garanzie costituzionali” estraeva da quella “cascia programmatica” di tutto e in più:
nu ritratto (formato visita) /d”a bonanema ‘e zi’ Sufia…/ nu cierro ‘e capille/ed il becco del pappagallo/ Il mozzone di una steárica/(conficcato nella bugia),/ na bambola ‘e Miccio,/ na lente in astuccio…/ e una coda di cavalluccio /che mi ricorda la meglio etá!”. Tutto ha messo in quella casciaforte! Ve lo ricordate Murolo? Oggi, purtroppo, non è più con noi.
Conte si è impadronito di quella casciaforte e, prima alla Camera e poi al Senato, si è cimentato ad estrarre un eccitante progetto di buoni propositi, sogni, desideri e messaggi augurali. “Lo so! La vita è tragica,/ ma ‘a cascia…mme ll’hann”a dá! /Ce aggi”a mettere…”: “La revisione del DL Sicurezza”, la “revisione progressiva, ma senza sconti delle concessioni autostradali” e “una nuova risolutiva stagione riformatrice”.

Progetti vaghi, propositi senza alcun dettaglio. Campa cavallo che l’erba cresce!

Il quando, il come, il dove fin’ora ignoti

San Casimiro martire../. ‘sta cascia, famm”a vení! /Ce aggi”a mettere”: “La sfida sul piano interno è quella di ampliare la partecipazione alla vita lavorativa delle fasce di popolazione finora escluse. Esse si concentrano soprattutto tra i giovani e le donne, particolarmente nel Mezzogiorno”.
Questo luogo comune, ma tanto comune che più comune non si può è quanto ha estratto dalla “casciaforte programmatica”.

Inutile cercare progetti, piani, coperture, date , stime e “costi/benefici”, non se ne trova alcuna traccia

Tra le proteste di Lega e FdI, Conte annuncia: “Valuteremo le misure di sostegno a favore delle famiglie meno abbienti, nell’ottica di un innalzamento degli anni di obbligo scolastico”. Rimane sempre il governo dei “Costi/benefici” e per questo che valuterà, penserà, esaminerà, forse, magari, può darsi…

Il governo Conte 2.0 combatterà le diseguaglianze sociali, ravviverà la dinamica degli investimenti, azzererà totalmente le rette, completerà l’integrazione delle donne nella comunità di vita sociale e lavorativa, fermerà definitivamente le nuove concessioni di trivellazioni. Si adopererà affinché la protezione dell’ambiente e delle biodiversità siano inserite tra i principi fondamentali del sistema costituzionale. Promette una mini revisione del decreto sicurezza, si dichiara a favore all’autonomia e prospetta la “Riforma processo civile,penale e elezione Csm”.

A questo punto dalla “casciaforte programmatica” spunta “na crástula ‘e specchio,/ na corteccia di cacio vecchio” e nell’aula di Montecitorio l’opposizione alzandosi in piedi, batte le mani urlando: Voto subito!
Radunati in Piazza Montecitorio, decine di migliaia di cittadini, per contestare un Governo insediatosi senza il consenso del popolo, rispondono: Elezioni subito! Voto subito!

Il governo Conte 2.0 ha ottenuto la fiducia , l’Europa è salva con “Certe reliquie,/ cierti cimeli”, usciti fuori dalla “casciaforte programmatica” del governo tengo-famiglia giallorosso. Incrociamo le dita e speriamo in tempi migliori.

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