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Cronaca

Caso David Rossi, omicidio o suicidio? Si riaprono le indagini

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Il 6 marzo del 2013, fra le sette e mezzo e le otto di sera, il corpo di David Rossi, responsabile della Comunicazione del Monte dei Paschi di Siena, vola giù dalla finestra del terzo piano del suo ufficio. La telecamera di sorveglianza segna le 19, 59, ma in realtà verrà poi accertato che sono le 19,43. L’allarme viene dato da due persone diverse, poco dopo le 20,30, e l’ambulanza del 118 arriva nella piazza Salimbeni, che sfocia in un vicolo chiuso alle spalle della sede del Monte dei Paschi, dopo circa quaranta minuti. Da rilevare che nella registrazione della telefonata al 118, la prima persona chiede un’ambulanza a Rocca Salimbeni, in Piazza Salimbeni, 3, e dichiara di voler soccorrere una persona che ‘si è appena buttata da una finestra’.

 

Nella sua voce si coglie l’urgenza della richiesta. Ciò fa supporre che chi ha telefonato abbia visto materialmente cadere David Rossi, e che l’intervento potrebbe essere decisivo per la sua vita. La seconda persona chiama dopo alcuni minuti, e riferisce già di una persona che, secondo lui, ‘si è suicidata’. Cioè, dato che dopo la caduta, registrata dalla telecamera di sorveglianza della banca, il Rossi non è morto subito – si vede chiaramente che continua a muovere le braccia e il capo per ben ventidue minuti – la prima persona ritenga di poterlo salvare. Mentre la seconda, intervenuta chiaramente in un secondo momento, riferisce di una persona che si è suicidata, e che quindi è già inerte. La registrazione della telecamera di sorveglianza mostra la caduta di Rossi, che atterra prima con le gambe, poi con i bacino e infine con il busto, con il corpo rivolto verso il muro. A detta di chi ha osservato le immagini, l’ing. Luca Scarselli, consulente informatico della famiglia Rossi, questa non è la caduta di un suicida, dato che in casi come questo il corpo subisce una rotazione in avanti, che porta la persona all’impatto col suolo con la parte frontale, e addirittura con il cranio. Altre anomalie, segnalate dal giornalista Antonino Monteleone, de Le Iene, in un servizio andato in onda su Mediaset, sono, nell’ordine: l’apparizione in rapida successione di due figure umane – la prima probabilmente cancellata in parte dalla registrazione, come riferisce l’esperto della famiglia di David Rossi – che si affacciano al vicolo e osservano per alcuni secondi la sagoma dell’uomo a terra, e poi si allontanano; un piccolo oggetto che dopo mezz’ora dal volo mortale viene lanciato verso il copro, e che si rivelerà essere l’orologio da polso del Rossi; l’intervento, ormai inutile, di due colleghi del Rossi, che guardano il corpo ormai esanime, senza neanche provare a mettergli una mano sulla giugulare o al polso per controllarne gli eventuali battiti, e che si allontanano senza la minima reazione.

 

Il caso viene frettolosamente archiviato come suicidio dalla Procura, il 6 di marzo del 2013, dopo un anno. Viene poi archiviato nuovamente, dopo essere stato riaperto per le pressioni della famiglia, con motivazioni pubblicate il 4 luglio 2017. Ora il CSM, dopo il servizio di Monteleone, vuole vederci chiaro, e il caso verrà riaperto. Bisogna dire che sul corpo di Rossi, in sede autoptica, sono state rilevate ferite ed ecchimosi non compatibili con la caduta, ma piuttosto con una precedente colluttazione immediatamente precedenti alla caduta, causate, quindi, da terze persone nel suo ufficio, la cui porta è stata trovata chiusa, e non da Rossi. In particolare, sul polso sinistro è stata rilevata una ferita causata evidentemente dall’orologio da polso, quello stesso che è stato lanciato dopo mezz’ora nei pressi del corpo. Una ferita che, a sentire l’avvocato della famiglia Rossi, Paolo Pirani, è compatibile con una forte pressione sul polso, e non con un colpo da caduta.

 

Risulta sospetto anche il fatto che un paio di testimoni non vennero ascoltati, cioè Lorenza Pieraccini, collaboratrice della segreteria di direzione, il cui contributo è stato dichiarato ininfluente allo svolgimento delle indagini perchè, secondo la Procura, non avrebbe aggiunto alcunchè di significativo. Non ascoltata neanche Lorenza Bondi, collega della Pieraccini, che ha dichiarato a Monteleone che la porta dell’ufficio di Rossi lei l’aveva vista aperta, e con la luce accesa, mentre dopo il tragico volo l’aveva vista chiusa: chi ha chiuso la porta, e perchè? In una registrazione ‘rubata’ da Monteleone a Pier Luigi Piccini, già sindaco di Siena, amico di Rossi, il Piccini ha negato il suicido, e ha affermato di aver saputo, da una fonte ‘vicina ai Servizi’, di festini con droga che si sarebbero svolti in una villa ‘tra l’Aretino e il mare’ , alla presenza dei vertici della Banca, politici nazionali e anche toghe.

 

Una maniera per compromettersi a vicenda e costringere poi chi di dovere ad ‘abbuiare tutto’, con due archiviazioni consecutive. Per questa registrazione non autorizzata Monteleone e il programma sono stati citati in giudizio dal Piccini. Forse l’eventuale movente di un omicido – posto che le indagini stabiliscano che di questo s’è trattato – ci portano alle circostanze temporali relative all’attività del Rossi e della banca, e ci mostrano che, con l’avvento di Mussari a capo della stessa, fu acquisita la Banca Antonveneta, valutata allora 6 miliardi di euro, per la somma di 9 miliardi, a cui si devono aggiungere le sofferenze dell’Antonveneta per una somma pari a 7 miliardi.

 

Il tutto porta all’acquisizione della banca Antonveneta da parte di MPS per un totale di 16 miliardi: viene da chiedersi perché sia stata impegnata una simile cifra, invece di effettuare una fusione, certamente molto meno rischiosa e dispendiosa. La Guardia di Finanza stava indagando su questa operazione, e sei giorni prima aveva perquisito l’ufficio di Rossi, il quale aveva detto alla moglie: “Vogliono arrivare a loro- i capi della MPS – attraverso me”. Così Rossi si spiegava questa perquisizione senza preavviso, e senza che lui fosse stato indagato o che avesse ricevuto avvisi di qualsivoglia genere. Dopo due giorni, la caduta. Mentre David Rossi aveva scritto, in una e-mail, che ‘aveva fatto una cavolata’, e che quei signori della Procura, se avessero voluto interrogarlo, lui avrebbe potuto chiarire diverse cose. Chi lo conosceva bene – moglie, figlia, fratello e amici – dichiara che non era tipo da suicidio. Questi i punti oscuri messi in luce dal servizio giornalistico de Le Iene, e da Antonino Monteleone, il quale ha trovato molta ostilità nelle sue interviste.

 

E su questi punti oscuri ora il Consiglio Superiore della Magistratura ha deciso che si debbano riaprire le indagini, ordinando anche la riesumazione del cadavere di Rossi. C’è da chiedersi se assisteremo all’ennesimo insabbiamento politico-finanziario – ricordiamo che il MPS era definito ‘la banca del PD’, quando Matteo Renzi era Presidente del Consiglio. C’è da chiedersi se davvero le responsabilità – ove venga accertato che non di suicidio s’è trattato, ma di altro – verranno accertate e coloro a cui fanno capo perseguiti fino in fondo, come dovrebbe accadere in uno stato di diritto, quale il nostro si picca di essere. C’è da chiedersi se non venga invece individuato un capro espiatorio, che magari anche lui decida di lasciare autonomamente questa vita prima d’essere interrogato. C’è da chiedersi se in nome della stabilità di governo, e della ragione di Stato, invece, tutto finisca in una bolla di sapone. Siamo abituati a queste conclusioni, e i molti, troppi casi insoluti in Italia, ce ne danno ragione.

Roberto Ragone

 

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Ballottaggi, Roma e Torino tornano al centrosinistra

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Il centrosinistra ha vinto in oltre metà delle venti città, fra capoluoghi di regione e di provincia, andati al voto per eleggere il sindaco nella tornata di amministrative conclusa oggi con i ballottaggi. Ne ha conquistate 13, e il bottino si è arricchito di Roma e Torino, reduci entrambe da cinque anni di amministrazione del M5s.

Dopo i successi al primo di Napoli (con l’alleanza Pd-M5s), Bologna e Milano, l’en plein del centrosinistra nei capoluoghi di regione oggi sfuma solo per il risultato di Trieste, dove ha vinto la coalizione di centrodestra.

Il centrosinistra si conferma a Varese, dove non riesce il ribaltone alla Lega, che si vede sfilare anche Savona.

E al ballottaggio la coalizione progressista vince a Latina, Caserta, Cosenza e Isernia, dopo averlo fatto al primo turno anche a Ravenna e Rimini. Il centrodestra chiude queste elezioni con 4 capoluoghi, confermandosi a Pordenone, Novara e Grosseto. Mentre il M5s mantiene il controllo di Carbonia. Sono liste civiche quelle che hanno vinto a Salerno (d’area di centrosinistra) e a Benevento, dove si è imposto nuovamente Clemente Mastella.

“Ho sempre imparato che la cosa più importante è ascoltare gli elettori. E loro sono più avanti di noi, si sono saldati e fusi, quelli del centrosinistra e della coalizione larga che ho voluto costruire. Con una vittoria trionfale”, ha sottolineato il segretario del Pd, Enrico Letta, commentando l’esito del voto, al Nazareno.

Per il leader della Lega, Matteo Salvini, “se uno viene eletto da una minoranza della minoranza è un problema non per un partito, ma per la democrazia”.

“Grande soddisfazione, i risultati delle proiezioni stanno confermando le percezioni che avevamo. Il centrosinistra unito vince quasi ovunque”, ha detto Francesco Boccia, responsabile enti locali del Pd, commentando il voto al Nazareno.

TORINO – “Non nego emozione. Questa vittoria la dedico a una persona che per me è stato un maestro, un padre, una guida, don Aldo Rabino”. Sono le prime parole di Stefano Lo Russo, che al suo comitato elettorale commenta l’esito dello spoglio del ballottaggio. Salesiano, storico cappellano del Torino, è stato il sacerdote, morto nel 2015, ad avviare Lo Russo al volontariato e alla politica.

TRIESTE – Roberto Dipiazza è, per la quarta volta, sindaco di Trieste. Candidato del centrodestra, ha vinto il ballottaggio contro il candidato del centrosinistra, Francesco Russo, autore tuttavia di una incredibile rimonta. Lo ha detto lui stesso – “ho vinto” – intervenendo in collegamento in diretta con l’emittente televisiva TeleQuattro. Quando sono state scrutinate tutte le 238 sezioni, il dato definitivo è 51,29% per Dipiazza e 48,71% per Russo. Sono stati 76.613 i votanti mentre i voti validi sono stati 75.674. Dipiazza ha riferito di aver già telefonato all’antagonista per annunciargli la disponibilità a una maggiore condivisione nel grande progetto di trasformazione del Porto Vecchio.

ROMA – “Sarò il sindaco di tutti, delle romane, dei romani e di tutta la città. Inizia un lavoro straordinario per rilanciare Roma e per farla crescere, per farla diventare più inclusiva e per farla funzionare”: così Roberto Gualtieri, in una dichiarazione al suo comitato.

Alla chiusura dei seggi è del 43,94% l’affluenza alle urne rilevata per il turno di ballottaggio nei 63 Comuni centri chiamati al voto (il dato diffuso dal Viminale non tiene conto delle comunali in corso in Friuli Venezia Giulia). Al primo turno alla chiusura dei seggi aveva votato il 52,67%. Dunque ha votato molto meno della metà degli elettori, con un calo di circa 9 punti percentuali rispetto all’affluenza, pur bassa, di due settimane fa.

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Bari, provvedimenti facili dell’ex giudice De Benedictis: sequestrati oltre 1 milione e 115 mila euro trovati in possesso dell’avvocato Chiariello

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Era il 24 aprile scorso, quando i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Bari, nell’eseguire le ordinanze restrittive a carico dell’Avvocato Chiariello e dell’ormai ex giudice Giuseppe De Benedictis, rinvenivano un vero e proprio tesoro celato all’interno di tre comunissimi zaini custoditi presso l’abitazione di Alberto Chiariello, figlio dell’avvocato Giancarlo. La perquisizione fu eseguita nell’ambito dell’inchiesta condotta dalla DDA della Procura della Repubblica di Lecce che ha messo in luce un longevo e collaudato accordo corruttivo tra l’ex magistrato del Tribunale di Bari e l’Avvocato Chiariello in base al quale, in cambio di cospicue somme di denaro contante, proprio il De Benedictis emetteva provvedimenti “de libertate” a favore degli assistiti dell’Avvocato, per lo più affiliati a consorterie mafiose delle province di Bari, Foggia e Lecce. I Carabinieri scoprirono, in quell’occasione, che nell’appartamento del “figlio d’arte” vi erano occultati oltre 1 milione e 115 mila euro, tutti in contanti e suddivisi in banconote di vario taglio.

Durante l’interrogatorio di garanzia l’Avvocato Chiariello, oggi ai domiciliari, dichiarò che quel denaro rappresentava “i risparmi di una vita”, risparmi da “destinare ai figli” e che aveva deciso di non custodire presso la sua abitazione nel timore dei tanti furti in appartamento verificatisi nel quartiere ove dimora.

Ma la giustificazione addotta non è stata ritenuta credibile e così, questa mattina, in esecuzione del decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca emanato dal G.I.P. presso il Tribunale di Lecce su richiesta della DDA della Procura della Repubblica di Lecce, i militari della Sezione specializzata in indagini patrimoniali del Reparto Operativo dei Carabinieri di Bari hanno posto un ulteriore vincolo a quella spropositata e ingiustificata somma di denaro contante.

L’ipotesi investigativa della magistratura leccese e dell’Arma del capoluogo pugliese è infatti suffragata da incontrovertibili dati di fatto. I minuziosi accertamenti patrimoniali svolti dai Carabinieri sono riuscisti a documentare un’enorme sproporzione tra i redditi dichiarati negli ultimi dieci anni dell’intero nucleo familiare del noto avvocato barese e le evidenze patrimoniali, quantificata in oltre 950 mila euro. Il G.I.P. di Lecce, condividendo la proposta dell’A.G. inquirente, basata sul solido compendio indiziario acquisito dall’Arma dei Carabinieri, ha ritenuto che tale sproporzione, priva di giustificazioni, sia attribuibile ai gravissimi reati contestati al Chiariello ai danni dell’amministrazione della giustizia.

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Trieste, manifestanti al porto: operazioni di sgombero con idranti, cariche e lacrimogeni

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TRIESTE – Alcuni mezzi della polizia sono giunti al presidio dall’interno del Porto. I manifestanti li attendevano seduti dall’altro lato del Varco lungo la strada seduti a terra intonando “La gente come noi non molla mai” e “Libertà”. I poliziotti sono scesi dai mezzi in tenuta antisommossa, un funzionario li ha più volte invitati a disperdersi “in nome della legge” poi sono stati azionati gli idranti.

Nello spiazzo antistante ci sono alcune centinaia di persone che stazionano. La polizia ha costituito una sorta di barriera tra uomini e mezzi e conta di avanzare lentamente spingendo lavoratori e No Green pass lontano dal Varco stesso. I manifestanti – tra portuali con le tute gialle e No Green pass – si sono alzati in piedi gridando ‘libertà’ e chiedendo alle forze dell’ordine di arretrare. E ancora: ‘abbiamo tutti famiglia’, ‘vogliamo il diritto a lavorare’. Tra i portuali c’è anche Stefano Puzzer, leader della protesta. Uno dei lavoratori ha accusato un leggero malore durante le prime fasi concitate dello sgombero ed è stato allontanato dalla folla dai colleghi. Un’ambulanza è giunta poco dopo per soccorrerlo I manifestanti quando gli idranti sono stati chiusi, si sono seduti nuovamente tenendosi per mano o abbracciandosi, mentre i mezzi della polizia hanno avanzato lentamente per poi fermarsi.

La polizia ha nuovamente azionato gli idranti nel tentativo di scoraggiare i manifestanti dal resistere e opporre resistenza. Gli agenti e i mezzi avanzano lentamente e guadagnano metro su metro. Poco prima di lanciare nuovamente acqua, i poliziotti hanno tentato vanamente di alzare da terra i portuali che si tenevano per mano. Un secondo lavoratore ha accusato un lieve malore, la barriera di agenti allora si è aperta per farlo passare ed entrare nel porto per essere soccorso. Intanto, sono giunte altre persone nel piazzale – soprattutto a sostegno dei manifestanti – dove ora si trova un migliaio di persone.

I lavoratori portuali, riconoscibili per le tute gialle, hanno costituito un cordone tra la polizia e i No Green pass per evitare contatti tra le forze dell’ordine e i manifestanti e garantire l’incolumità di tutti. La polizia continua progressivamente ad avanzare e gli altri ad arretrare senza però prove di forza da alcuna delle due parti.

Nell’avanzare, il blocco della polizia ha superato il gruppo di portuali che sedeva a terra di fatto isolandolo dal resto dei manifestanti. I poliziotti, avanzando anche con piccole cariche e con intervallato uso di idranti, hanno guadagnato un centinaio di metri e continuano a costringere i manifestanti ad arretrare.

La polizia – una barriera di agenti con due automezzi con idranti e alcuni mezzi blindati – continua ad operare a fisarmonica: avanza di qualche metro e si ferma per qualche istante, poi continua ad allontanare i manifestanti sospingendoli verso l’esterno. Gli agenti mirano a spingere i manifestanti nell’area del parcheggio antistante il Varco 4, dove parcheggiano i camion, per consentirgli così di continuare la loro protesta e nel contempo al Porto di riprendere regolarmente l’attività.

La polizia ha sparato lacrimogeni sui manifestanti, disperdendo la folla che continuava a stazionare. In tanti, dunque, sono arretrati su via dei Campi Elisi. I manifestanti si sono dispersi, alcuni stanno invitando le persone a scendere in strada e a protestare contro l’operazione di sgombero. E’ immaginabile che la polizia stia intanto prendendo possesso dell’area antistante il Varco 4.

La polizia ha seguito i manifestanti anche lungo i Campi Elisi. Gli agenti avanzando con le camionette hanno continuato ad esplodere decine di lacrimogeni e ad attivare gli idranti. Un migliaio di persone si trova lungo i Campi Elisi, tuttavia i manifestanti continuano a scandire slogan come “La gente come noi non molla mai” e “No Green pass”. Qualcuno piangendo, invece, è stato portato via. Un gruppo ha invitato a raggrupparsi in piazza Unità d’Italia.

Una lunga fila di manifestanti è entrata in piazza Unità d’Italia ma non si è fermata in presidio e ha continuato a proseguire il suo cammino. Dopo aver attraversato la piazza, ha raggiunto l’adiacente piazza della Borsa fino ad arrivare in via Carducci e di qui si sta nuovamente dirigendo lungo le Rive. L’impressione è che il corteo non abbia ancora una meta oppure non abbia concordato con le autorità dove sia possibile raggrupparsi. In testa al corteo, tra le varie persone, è stato notato un piccolo gruppo di persone con sciarpe e cappucci neri e con caschi in mano.

Il corteo di manifestanti è tornato in piazza Unità d’Italia, dove in molti, in silenzio, si sono seduti a terra. Tra loro, alla testa c’è anche Stefano Puzzer, che intenderebbe fare una breve conferenza stampa per illustrare le azioni da intraprendere. Piazza Unità d’Italia è gremita di manifestanti, almeno duemila persone. Seguendo le indicazioni di Puzzer – che a questo punto è divenuto il loro leader dopo essersi dimesso dalla carica di portavoce del Coordinamento dei lavoratori portuali – tutti si sono seduti a terra e sono rimasti in completo silenzio. “Noi siamo pacifici e dobbiamo rimanere pacifici fino alla fine: abbiamo diritti da far rispettare, ma non con la forza come ci hanno mostrato stamattina – ha detto, parlando alla folla – C’erano famiglie, bambini. Ci hanno attaccato e non ho parole, non me lo sarei mai aspettato. Lacrimogeni sono finiti anche dentro una scuola. Aspettiamo gli altri nostri fratelli, e restiamo seduti. Stiamo tranquilli. Noi non molliamo”, ha concluso.

NELLE ALTRE CITTA’:

Bologna, sul fronte dei trasporti tutto procede con regolarità. Al momento, per quanto riguarda la Stazione centrale, per oggi sono previsti tutti i treni regionali di Trenitalia e anche quelli di Tper, l’azienda di trasporto pubblico. Inizio di mattinata senza criticità anche per gli autobus in servizio nel territorio della Città metropolitana di Bologna. 

Nessun presidio stamane, all’apertura del primo turno, ma lo sciopero contro il Green pass continua nello stabilimento della San Benedetto di Scorzè, a Venezia. Lo rende noto un rappresentante della usb, sigla che copre circa 85% degli operai. Mercoledì e venerdì sono annunciati nuovi presidi fuori dai cancelli dalle 10 alle 14. E’ presumibile che ad astenersi dal lavoro saranno gli stessi dipendenti di venerdì, anche non si può escludere che qualcuno abbia nel frattempo fatto il tampone per entrare. “E’ presto per dirlo – conferma la fonte sindacale – bisogna attendere quello che accadrà nell’arco della giornata”.

La decisione di liberare alcuni dei varchi d’accesso al porto di Genova per far defluire il traffico dei mezzi pesanti ed evitare il blocco della circolazione in città è frutto di un serrato dialogo tra la polizia e lo zoccolo duro della protesta No Green pass. Il compromesso consente di tenere vivo il presidio principale a varco Etiopia, a Sampierdarena davanti al quale il 15 ottobre un lungo blocco stradale ha paralizzato la strada. A varco Albertazzi i tir che trasportano merci deperibili, i mezzi passeggeri e quelli di servizio come i camion della spazzatura, vengono fatti passare. Ai presidi anon ci sono solo i lavoratori del porto di Genova ma anche lavoratori di altre categorie e i manifestanti arrivati da altre città. Presenti gruppi di anarchici e alcuni esponenti nel comitato Libera Piazza – no green pass. Gli altri varchi portuali (San Benigno e terminalPsa e Messina) e la viabilità interna al porto sono liberi.

Un sit-in di portuali in solidarietà ai colleghi Trieste si è radunato dalle 7 circa al porto di Ravenna. Secondo quanto appreso, si tratterebbe di qualche decina di persone e il presidio si sarebbe già sciolto, senza alcun impatto sull’operatività del porto. L’appello a partecipare era partito ieri da chat su Telegram e chiamava a raccolta non solo portuali ma anche lavoratori di “Enichem, Eni-Versalis, Marcegaglia, Unieuro, Polynt, Her, Dock cereali porto, Vigili del fuoco Ra, Teorema e Cooo e del comitato di libera scelta Ravenna”. L’azione, si leggeva nella nota, ha l’obiettivo di dare un “contributo territoriale” a un’iniziativa nazionale “che vede nei porti i punti di aggregazione, ma che raccoglie il malessere di tutte le categorie di lavoratori, dai sanitari agli insegnanti passando per ogni attività privata, stanchi di ricatti e imposizioni”.

Primo lunedì mattina nei luoghi di lavoro con l’obbligo del Green Pass anche per Perugia e provincia dove la tenuta del sistema sembra confermarsi. A quanto pare, quindi, non si registrano particolari difficoltà. Nessuna segnalazione è arrivata di prima mattina con ingressi che si sono svolti con regolarità. “Tutto tranquillo” commentano da Confindustria, relativamente alle aziende e imprese e vista anche l’autonomia nell’organizzare i controlli. Pure nei luoghi istituzionali, fanno sapere in particolare dalla Regione Umbria, un inizio di giornata e di settimana ordinato, dopo che venerdì mattina si erano verificate code agli ingressi degli uffici del Broletto e anche qualche difficoltà, per adeguarsi con i dispositivi di controllo, nella sede di Palazzo Donini.

Nessuna particolare criticità è stata segnalata finora dall’Ente Autonomo Volturno in merito alle linee vesuviane e flegree gestite dall’azienda di trasporto in Campania. In particolare il servizio della Circumvesuviana non ha fatto registrare finora disservizi come quelli che la settimana scorsa hanno inciso notevolmente sulla programmazione dei treni, comunque non dipendenti dalla introduzione della certificazione obbligatoria. Trasporto pubblico regolare a Napoli. Dall’inizio del servizio non si registrano inconvenienti o disagi sulla tratta della linea 1 della metropolitana né per quanto riguarda le funicolari. Per quanto riguarda il servizio su gomma c’è qualche ritardo su alcune linee a causa di personale che risulta in malattia. 

Ancora code nella prima mattinata di oggi ai varchi di ingresso dell’ex Ilva di Taranto per i controlli sui green pass, anche se meno lunghe rispetto a quanto accaduto nel primo giorno di entrata in vigore dell’obbligo della certificazione sui luoghi di lavoro. Nel frattempo aumenta il numero di vaccinati sia tra i dipendenti diretti che tra gli operai delle ditte terze (sotto il migliaio i non immunizzati in entrambi i casi, senza contare però i 400 lavoratori “sociali” in cassa integrazione per impianti fermi da tempo, che non hanno ancora comunicato la loro situazione).

Traffico regolare anche stamani nel porto di Livorno: dalla mezzanotte alle nove di stamattina sono state una decina le navi in ingresso e in uscita tra traghetti, cargo e portacontenitori, spiegano dall’Avvisatore Marittimo di Livorno da dove al momento non si segnala alcun problema legato alle proteste per l’obbligo del Green pass per i lavoratori.

Roma anche questa mattina le aziende che erogano i servizi di trasporto pubblico e igiene urbana, l’Atac e l’Ama, non riscontrano criticità particolari legate al Green pass obbligatorio sui luoghi di lavoro. In mattinata si è registrato un problema tecnico alla stazione Re di Roma della metro A.

Sono 20 i portuali rifiutati stamattina ai tornelli d’ingresso del porto di Gioia Tauro perché non in possesso del certificato o dell’esito negativo del tampone. Anche per quanto riguarda gli autisti dei tir in entrata non si registrano difficoltà, al momento un solo conducente è stato respinto perché privo sia della carta verde che che del tampone. Dati minimi anche rispetto a venerdì quando, in corrispondenza con l’introduzione dell’obbligo, nei primi turni di lavoro dello scalo vennero rimandati indietro in 60 circa. Da domani, secondo quanto si è potuto, apprendere dovrebbe partire il servizio messo a disposizione dal terminalista Mct per l’effettuazione del tampone gratuito che sarà attivo per i prossimi 15 giorni. L’attività di transhipment all’interno del porto va avanti regolarmente e senza alcun problema. Non ci sono attese e non si registrano file nemmeno al gate utilizzato degli autotraportatori.

Milano i mezzi pubblici di superficie, tram e bus, e le metropolitane proseguono regolarmente il loro servizio. In Atm, l’azienda che gestisce il trasporto pubblico cittadino, grazie alla riorganizzazione dei turni, i lavoratori assenti perché sprovvisti di Green pass vengono sostituiti e quindi non ci sono impatti sulla circolazione. Secondo gli ultimi dati comunicati dall’azienda venerdì scorso, quando è partito l’obbligo di esibire il Green pass, erano 272 i dipendenti sprovvisti di certificato verde, un numero che potrebbe essere leggermente migliorato, mentre le malattie hanno subito un incremento del 15/20% circa. Al momento le assenze di chi non possiede il certificato non impattano sul servizio.

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