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Editoriali

CASO ELENA CESTE, PROFILO PSICOLOGICO: COSA È SUCCESSO ALLA DONNA IL GIORNO DELLA SPARIZIONE?

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Ursula Franco, chiarisce una volta per tutte, che cosa sono le psicosi, l’autopsia psicologica e le dinamiche dell’allontanamento

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di Domenico Leccese

“Se i quattro studi di questo volume si rivolgono a una vasta schiera di persone colte, non possono tuttavia essere compresi e giudicati che dai pochi che non sono completamente estranei alla natura propria della psicoanalisi”. (Sigmund Freud, Totem e tabù, 1913).

… per chi giudica il lavoro di un professionista senza averne le competenze. Questa citazione, pubblicata dalla Dott.ssa Ursula Franco, mi ha suscitato, ulteriore curiosità, e mi ha spinto, a contattarla, nuovamente anche sul Caso Elena Ceste.

La Dott.ssa Ursula Franco, ci chiarisce una volta per tutte, che cosa sono le psicosi, l’autopsia psicologica e le dinamiche dell’allontanamento di Elena Ceste da casa la mattina del 24 gennaio 2014.

Che cos’è la psicosi?

La psicosi è un disturbo psichico molto comune, ad eziologia multifattoriale, a modalità di esordio variabile, che si differenzia da soggetto a soggetto per sintomatologia, gravità e prognosi e che viene spesso definito volgarmente ‘esaurimento nervoso’. Un soggetto affetto da psicosi necessita di una terapia specialistica, nel caso una crisi si risolva spontaneamente, facilmente recidiva se il soggetto non viene sottoposto a terapia farmacologica.
Soggetti diversi sviluppano crisi psicotiche caratterizzate da un diverso ‘set’ di sintomi. Le modalità d’esordio della psicosi sono variabili da soggetto a soggetto e prima della vera e propria crisi psicotica possono manifestarsi i cosiddetti prodromi o precursori, come: cambiamenti di umore, ritiro sociale, pensieri ossessivi e ritualità comportamentali, segnali difficilmente riconoscibili come clinicamente rilevanti all’occhio inesperto di un familiare e spesso perfino a quello più esperto di un medico di base, ma indici comunque di un esordio subacuto della crisi. La classica crisi psicotica è più spesso caratterizzata da un delirio, in genere di tipo persecutorio e da allucinazioni, spesso di tipo uditivo.

Che cos’è un’autopsia psicologica?
L'autopsia psicologica è una perizia post-scomparsa o post-mortem che permette di dire se un soggetto possa essersi allontanato volontariamente o nel caso ne venga ritrovato il corpo, in caso di dubbio, sia morto per cause accidentali in seguito all’allontanamento o in seguito ad un atto suicidiario o sia vittima di un omicidio. Per ricostruire il profilo psicologico di un soggetto scomparso o deceduto è necessario raccogliere alcuni elementi, quali le testimonianze di parenti, amici, colleghi e di coloro che lo hanno incontrato nelle ultime ore prima della scomparsa o della morte. Tali dati, insieme alle cartelle cliniche del soggetto esaminato permettono di ricostruirne lo stato mentale prima dei fatti e di formulare un’ipotesi sulle cause della sua scomparsa o della sua morte.

Lei ha sottoposto Elena Ceste a questo tipo di autopsia, ci sintetizza le sue conclusioni?

L’analisi delle testimonianze di parenti ed amici mi ha permesso di concludere con certezza che già dai mesi di ottobre e novembre la Ceste aveva manifestato segnali di un disturbo psicotico. In quei mesi Elena mostrò di essere tormentata da pensieri ossessivi persecutori, riconoscibili a posteriori quali i prodromi della crisi psicotica che la colpì a fine gennaio. I pensieri ossessivi che tormentavano la Ceste nei mesi di ottobre e novembre sono ben descritti dai suoi confidenti, purtroppo nessuno li riconobbe come segnali di un disturbo psichico e quindi la Ceste non fu sottoposta a terapia farmacologica. Una severa alterazione dell'equilibrio psichico di Elena, una vera e propria crisi psicotica, caratterizzata da un delirio persecutorio e da allucinazioni uditive si manifestò dal pomeriggio del 23 gennaio fino al momento della sua scomparsa, cui seguì a breve la morte. Probabilmente, ancora prima del pomeriggio del giorno precedente la sua scomparsa erano tornati a manifestarsi con forza nella mente della Ceste quei pensieri ossessivi che l’avevano afflitta nel mese di ottobre, già il 22 gennaio, infatti, l’amica Fiorenza si era accorta che qualcosa turbava Elena. A quella manifestazione pomeridiana psicotica del 23 gennaio, cui Michele assistette, seguì un periodo di apparente tranquillità, finché il quadro sintomatologico si arricchì durante la notte delle allucinazioni uditive, voci che dicevano ad Elena che non era una buona madre e che lei tentava di scacciare picchiandosi sulla fronte, inoltre il delirio persecutorio si fece più importante, non solo non la lasciavano stare, ma i suoi persecutori erano, a suo dire, decisi a portarla via da casa, ad allontanarla dai suoi figli, il motivo ce lo spiegano le sue allucinazioni uditive che le ripetevano che non era una buona madre. La Ceste allo scopo di allontanare le allucinazioni uditive si era picchiata ripetutamente sulla testa, tanto da arrossarsi la fronte, anche questa reazione alle allucinazioni uditive è di comune osservazione nei soggetti affetti da questo tipo di sintomi ed avvalora il racconto del marito. Durante la notte tra il 23 ed il 24 gennaio si compose quindi un quadro classico di psicosi con totale disgregamento della personalità. Dopo quella notte ‘difficile’ la Ceste, nonostante apparisse serena, non accompagnò i figli a scuola perché non se la sentiva, anche se era compito suo, questo fatto inusuale ed improvviso, come confermato dai bambini, è la riprova che qualcosa non andava. Quella mattina, i figli non notarono nulla di anomalo nel comportamento della madre, ella infatti non aveva manifestato evidenti segnali di ‘squilibrio’ ma pochi minuti prima che il resto dei familiari lasciassero l’abitazione, Elena, mentre i bambini si trovavano in auto, invitò il marito a non portare i figli a scuola, tornando a manifestare un delirio persecutorio, questa volta arricchitosi da idee di controllo sui figli da parte di soggetti estranei alla famiglia.

Che cosa hanno sostenuto i consulenti della Procura invece?

La Procura ha sostenuto che Elena aveva avuto una crisi psicotica nei mesi di ottobre e novembre e poi era ‘miracolosamente’ guarita senza sottoporsi ad alcuna terapia. Le cito l’ordinanza del Giudice Marson: ”Lo scompenso… qualificato dai consulenti psicologi e psichiatri come di tipo psicotico proiettivo delirante veniva notato da tutti i suoi interlocutorii… si era presentata una crisi psicotica con proiezioni e diffusi spunti deliranti…".

Ci illustra allora le differenze tra le risultanze dell’autopsia psicologica fatta dall’accusa e la sue.
Elena come abbiamo visto in precedenza manifestò, alcuni mesi prima della crisi psicotica vera e propria, i cosiddetti ‘prodromi’, ovvero un profondo disagio emotivo e pensieri ossessivi specifici con neppur troppo sfumate idee di riferimento. Ciò che io ho definito ‘prodromi’ sono stati definiti invece dall’accusa ‘crisi psicotica con proiezioni e diffusi spunti deliranti’, una crisi, a loro avviso, poi superata. La sostanziale differenza tra la mia autopsia e la loro sta nel fatto che per me quella che loro chiamano ‘crisi psicotica’ non erano altro che i ‘prodromi’, ovvero semplicemente le prime manifestazioni di un disturbo psicotico che ha avuto il suo apice tra il 23 ed il 24 gennaio. La condizione psichica descritta dai consulenti della Procura si risolve difficilmente senza l’uso di farmaci, e se appare temporaneamente in remissione, tende invece spesso a recidivare.

Che cosa disse la Ceste ai suoi confidenti e loro che impressioni ebbero?
La Ceste confidò alla madre, alla sorella, all’amica Fiorenza Rava, all’amico Giandomenico Altamura ed al parroco di Motta alcune sue paure, originate da suoi comportamenti ‘sbagliati’. Sempre nel mese di novembre rinfacciò all’amico Silipo alcuni messaggi apparsi su Facebook, lamentandosi con lui di aver perso fiducia e dignità e dicendosi sulla bocca di tutti. Elena era convinta di essere stata ‘tradita da una vecchia conoscenza’ e di ‘essere sulla bocca di tutti’.  I confidenti della Ceste ebbero l’impressione ascoltandola che nei suoi racconti ci fosse qualcosa di anomalo, che non fossero aderenti alla realtà.

Non si confidò col marito prima del 23 gennaio?
No, Buoninconti era all’oscuro sia dei tradimenti che di quelle confidenze che nessuno mai gli riferì, egli dice la verità quando afferma di non essersi accorto del disagio della moglie prima del pomeriggio del 23 gennaio. A Michele, Elena nascose i tradimenti ed anche le angosce che le avevano provocato fino a poche ore prima della scomparsa, solo in quei frangenti raccontò a Buoninconti di essersi rivolta pure al parroco e di aver ricevuto da lui delle rassicurazioni.

Perché Buoninconti non chiese aiuto per la moglie?

Nonostante i sintomi durassero da ore, sebbene con periodi di apparente remissione, Buoninconti sottovalutò le difficoltà della moglie nella speranza che non fosse altro che una crisi passeggera, un momento di stress che la faceva farneticare, ma che sarebbe passato, assumendo un atteggiamento tipico della maggior parte dei familiari che tendono a negare la malattia psichiatrica per la paura e per la difficoltà a riconoscerne i sintomi. Dopo quella notte però era deciso a portarla dal medico e per questo quel mattino, dopo aver accompagnato i bambini a scuola, si recò a controllare gli orari di ricevimento del sostituto.

Ci dica qualcosa di più sul denudamento quale sintomo della psicosi.

Il denudamento di Elena, che precedette la sua fuga da casa, rientra semplicemente tra le anomalie del comportamento che possono manifestarsi nei soggetti psicotici. Il denudamento, letto dagli inquirenti come un indubbio indizio di omicidio è stato il primo campanello d’allarme che mi ha portata a ritenere l’omicidio alquanto improbabile, quel denudamento è cruciale, è la prova della psicosi. Peraltro non avrebbe avuto ragioni Buoninconti di denudare il cadavere della moglie e se l’avesse uccisa nuda l’avrebbe di sicuro rivestita in modo che una volta ritrovato il corpo si sarebbe potuto pensare ad un allontanamento volontario.

Una volta per tutte che cosa è successo quella mattina?

La Ceste la mattina del 24 gennaio 2014 si è allontanata da casa, poco dopo le 8.15, in preda ad una crisi psicotica (psychotic breakdown) caratterizzata da allucinazioni uditive e da un delirio persecutorio. La donna dopo aver accompagnato i bambini ed il marito all’auto è rientrata in casa, si è tolta la giacca che Michele le aveva messo sulle spalle, ha premuto il pulsante di apertura del cancello automatico, è uscita di nuovo, si è tolta gli abiti in due tempi, prima le ciabatte ed il maglione, che ha lasciato sul tombino di fronte alla porta di casa, quindi si è avvicinata al cancello per impedire che si chiudesse, ha finito di denudarsi e si è poi allontanata e ha trovato la morte nel letto del Rio Mersa per assideramento.

Perché e come ha raggiunto il Rio Mersa?

I comportamenti dei soggetti psicotici sono conseguenza delle loro idee deliranti o reazioni alle loro allucinazioni che, influenzandone il pensiero, indirizzano di conseguenza i loro atti, che proprio per questi motivi sono anomali. Il suo allontanamento non fu altro che una risposta comportamentale al suo convincimento delirante. Elena quella mattina si denudò e reagì al suo delirio persecutorio, prese un'iniziativa, nel timore di venir portata via da casa, scappò e si nascose ai suoi ‘fantomatici’ persecutori nel greto di quel fiumiciattolo, inconsapevole, a causa della sua condizione psichica, che le indusse un profondo distacco dalla realtà, che il freddo avrebbe potuto ucciderla. La Ceste non desiderava morire, solo nascondersi, purtroppo, una volta sentitasi al sicuro la donna si addormentò, la notte prima di scomparire Elena non aveva dormito ed il lungo delirio che durava dal pomeriggio del giorno precedente l'aveva affaticata, al sonno subentrò lo stato soporoso indotto dall'ipotermia cui seguì la morte per assideramento. La presenza dell'acqua nel piccolo corso accelerò il processo di assideramento. Infine, è molto probabile che Elena se fosse stata vigile ed avesse sentito la voce del marito o quelle dei soccorritori non le avrebbe percepite come voci "amiche" ma piuttosto come quelle dei suoi fantomatici persecutori che intendevano "portarla via da casa" e naturalmente avrebbe continuato a nascondersi". La sfortuna della Ceste furono le basse temperature, se fosse stata primavera o estate, la donna con tutta probabilità sarebbe stata avvistata dai contadini nei campi nei giorni seguenti alla sua fuga, mentre purtroppo quel giorno ella si assopì a causa della stanchezza che le aveva causato il lungo delirio e poi al sonno si aggiunse il sopore dovuto all’ipotermia e la donna morì per assideramento.

Ci racconta qualcosa la posizione delle ossa al momento del ritrovamento?
La posizione in cui sono state ritrovate le ossa di Elena Ceste è compatibile con un assideramento accidentale, la Ceste, dopo la sua morte, semplicemente cadde a faccia in giù. Elena non si rannicchiò per proteggersi dal freddo in quanto venne colta dall’ipotermia nel sonno. Per quanto riguarda il punto esatto del ritrovamento è difficile dire se Elena sia entrata nel Rio Mersa proprio nel punto del ritrovamento o poco più a monte, la logica e la conformazione dei luoghi mi fa pensare che fosse entrata poco a monte del tubo di cemento che raggiunse per nascondervici e che dopo la sua morte, in seguito alle piogge le acque del Rio Mersa l’abbiano spostata, forse solo di poche decine di centimetri, tanto da far impigliare il suo cadavere nell’incolta vegetazione”.

Ci fornisca altri dati a sostegno dell’allontanamento volontario.

Proprio il ritrovamento del suo corpo nudo ad una distanza ridotta dall’abitazione e la sede stessa, avvalorano l’ipotesi dell’allontanamento volontario. Ci conferma ancora la bontà dell’ipotesi dell’allontanamento volontario un racconto fatto dal figlio Giovanni al padre, egli ha riferito che la madre, mentre lo vestiva la mattina della scomparsa, gli aveva detto: ‘Se mamma scappa voi dovete crescere da soli’, quindi, con tutta probabilità, Elena premeditava già una fuga, la Ceste infatti usò il verbo ‘scappare’. Per il resto, dalle indagini non è emerso nulla che permetta di ipotizzare una ricostruzione alternativa, nulla che confermi l’ipotesi degli inquirenti, ovvero l’omicidio e nulla che provi l’occultamento. Mancano la causa di morte della Ceste, mancano eventuali segni di una colluttazione su Buoninconti che avrebbero dovuto esserci vista la presunta tecnica omicidiaria per soffocazione diretta sostenuta dall’accusa, mancano i segni del trasporto di un cadavere sull’auto di Michele e le macchie di fango sui suoi abiti e sulle sue calzature, mancano eventuali graffi sulle sue mani e sul suo volto prodotti dai rovi del Rio Mersa e manca il movente.
 

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1 Comment

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  1. Bruna Parendella

    9 Aprile 2021 at 23:14

    Ma come è possibile senza prove beccarsi 30anni? Possibile che non sia stato preso in considerazione almeno il ragionevole dubbio, visto le ipotesi della difesa -per lo meno logiche? Sono spaventata.

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Un Paese di delinquenti, salvo qualche eccezione per fortuna

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L’amministrazione della giustizia è il metro di valutazione del grado di civiltà di una comunità

Di frequente si scrive Italia, paese di pazzi! Anche questa è apparenza e non sostanza, i pazzi infatti sono degli ingenui, senza malizia, innocui;  la definizione pertinente è: Paese di delinquenti, vale a dire di ladri e di corrotti e di incapaci: questa, con dispiacere, è la regola che si legge in giro, salvo qualche eccezione per fortuna.

L’amministrazione della giustizia è il metro di valutazione del grado di civiltà di una comunità. Quanto si registra ultimamente nei vertici del Consiglio Superiore della Magistratura a proposito di corruzione, manovre distorsive, sul carrierismo dei vari magistrati, gli arbitrari milionari, i  privilegi inauditi, allora si comprende perché anche la più banale delle cause debba durare oltre tredici anni nella, di nuovo, generale indifferenza, anche dei sommi capi del losco sistema.

Si ricorda quanto è esploso sui giornali tre o quattro anni fa a proposito di quel consigliere di Stato che da ben dieci anni educava e istruiva le future giudicesse imponendo minigonne, tacchi a spillo e mutande rosse? Dove sono ora queste giudicesse così ben educate? Al contrario si osservino certe facce di magistrati a livello apicale, soprattutto quella del maggior responsabile che in questi giorni ci passano sotto gli occhi alla televisione o nei giornali: ci si chiede sulla scorta di quale principio di efficienza operativa e di rispetto degli utenti si possano destinare a giudici persone con una tal faccia e sembiante, da far accapponare la pelle già a prima vista? Tale contesto primitivo e grottesco ricorda quel direttore delle poste tutto afflato lirico e cuore grande che destinò allo sportello pubblico un impiegato monco, con un solo braccio, a sbrigare raccomandate e vaglia postali e pacchi e francobolli, ecc… Con una sola mano! 

Ed ecco qualche episodio, verificato

Il giudice, ammesso che sia un giudice e non un avvocato che è stato fatto diventare giudice, sentenzia di abbattere un manufatto abusivo e illegittimo. Un altro giudice, nel grado successivo, dopo quattordici anni!!!, sentenzia: non è abusivo, quindi  ricostruire! Si è mai sentito qualcosa del genere? Un giudice scrive: abbattere, un altro: ricostruire! Chi paga? La regola e la giustizia, quella vera,  anche quella del buon senso, esige e vuole che  sia chi ha sbagliato a dover pagare cioè il giudice, uno dei due: invece nel paese dei delinquenti è la vittima a pagare! E nemmeno l’abusivista diventato innocente, nemmeno  il giudice impappone! A  chi ci si rivolge? Nessuno ascolta, letteralmente: se vuoi farti ascoltare, sei obbligato  ad alimentare il tristo apparato cioè affrontare  un altro grado di giudizio, rivolgersi a un avvocato, sborsare soldi, vivere nelle angustie e aspettare una bella quantità di altri anni, per forse avere soddisfazione. Oppure protestare pubblicamente, pure se hai ottantanni, con striscioni e cartelloni magari davanti al Quirinale dove risiede il numero uno della Giustizia. Oppure, oppure…

Ancora: il giudice sbaglia a leggere un atto notarile col risultato di stravolgere un andamento comunitario durato secoli in pace;  in più, erroneamente o per altre ragioni, sentenzia che tizio, pur se ben individuato e documentato negli atti, non fa parte dei due venditori di un determinato cespite! oppure, altra sentenza, che un bene strutturale che è stato proprietà comune per secoli, ora di punto in bianco, per motivazioni assolutamente personali del giudice o della giudicessa e non giudiziarie o tecniche, diventa privato: in questi casi di palesi e manifesti errori materiali o di sviste   -salvo altre ipotesi- che nulla hanno a che fare con il Diritto e tanto meno con la Giustizia, per quale ragione la vittima deve passare ad altri gradi di giudizio, spendendo soldi, vivendo nell’ansia e aspettare dopo 14 anni, chissà quanti altri anni ancora, visto il losco andazzo? Non è più logico e doveroso, se non lo fa il giudice interessato, che siano i suoi superiori ad intervenire e correggere gli errori? Dove è scritto che un giudice è infallibile come un Papa anche quando sbaglia vistosamente e che occorre un altro Papa per correggere  gli errori materiali, sempre ammesso che siano errori e non invece altro di altra origine?

L’ambiguo sistema, invece, vuole che si continui ad alimentare il giuoco, a beneficio di certi giudici e degli avvocati e a danno delle vittime e della comunità dei cittadini che, tra l’altro, deve mantenere lautamente l’indegno apparato. E’ doloroso vivere da parte dei cittadini in che modo il solo pilastro e garanzia di generale equità possa essere lordato così facilmente da certi personaggi immessi nel sistema e rimanervi.    

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Emergenza cimiteri, tra requisizioni di loculi temporanee e quelle Ad libitum: Comune che vai amministratore che trovi…

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La requisizione senza termine di scadenza è solo un abuso, è un atto illegittimo, è considerare i propri concittadini come sudditi e questo non può chiamarsi civiltà, ha un altro nome: atto vergognoso

Quello dei 7904 comuni italiani è un mondo in movimento. Dal 1861 in poi, a causa di divisioni, unioni ed accorpamenti, molti sono stati soppressi e in seguito ricostituiti. E’ un mondo tenuto costantemente sotto osservazione perché per i partiti politici i comuni costituiscono territori per l’incubazione di consensi e l’accaparramento di voti.

Potere, economia e sviluppo urbano si diversificano tra un comune e l’altro a seconda del livello culturale ed il senso civico dell’amministratore di turno. Il tutto dipende se questi sappia guardare lontano, se conosce il contesto territoriale, se sia veramente motivato verso il bene comune ed infine se sappia trasformarsi in leader per non soccombere agli interessi lobbistici.

In teoria il cittadino ha in mano il destino del proprio Comune ogni volta che entra nella cabina elettorale. E’ lì che si disegna quale benessere per il futuro. Ahinoi sovente primeggia il voto di favore al personaggio “simpatico”.

Abbiamo fatto una veloce ricerca tra una settantina di comuni e non potendo, per brevità, elencarli tutti, ci siamo dati un tema molto dibattuto in tempi di Covid-19 causa l’esponenziale aumento di decessi, e cioè l’emergenza sepolture.

Dalla nostra ricerca emergono Comuni virtuosi che avendo amministratori motivati e che hanno saputo guardare lontano, non si sono fatti sorprendere dall’emergenza. Hanno avviato con urgenza i lavori di ampliamento del cimitero e a lavori avviati, avendo esaurito i loculi a disposizione, anche loro malgrado, hanno dovuto ripiegare a requisire quelli dei privati ancora non utilizzati.

Essendo questi dei Comuni governati da amministratori con esperienza giuridica e rispettosi dei diritti dei loro cittadini, chi più e chi meno, si sono distinti per la loro correttezza e serietà.

Alcuni di questi Comuni meritevoli di menzione

Il Comune di Palomonte (Provincia di Salerno) con Ordinanza emergenza loculi del 17.9.2020 autorizzava l’utilizzo della sepoltura provvisoria per il periodo di tre mesi, impartendo precisi ordini all’Ufficio tecnico “predisporre ogni utile atto affinché entro e non oltre tre mesi il nuovo edificio sia agibile e quindi possa cessare ogni requisizione provvisoria”. I lavori sono stati eseguiti ed i loculi restituiti ai legittimi concessionari.  

Stesso comportamento civile che il Comune di Jerzu, provincia di Nuoro, in identica occasione ha saputo adottare con i suoi concittadini. Entro otto mesi dalla pubblicazione dell’ordinanza di emergenza si dovevano terminare i lavori di ampliamento del cimitero. Anche in questo caso la requisizione portava un termine, una scadenza. Allo scadere degli otto mesi, a lavori terminati la promessa del sindaco è stata onorata.

Requisizione loculi applicata dagli azzeccagarbugli

La requisizione senza termine di scadenza è solo un abuso, è un atto illegittimo, è considerare i propri concittadini come sudditi e questo non può chiamarsi civiltà, ha un altro nome: atto vergognoso. Una condotta simile si può giustificare solo ammettendo che gli amministratori siano a digiuno completo di qualsiasi cultura delle leggi, buoni solo ad occupare la poltrona  tirando a campare.

Ci siamo avvicinati alla provincia di Trapani e precisamente a Città di Castelvetrano. Gli amministratori di questo Comune, Città degli ulivi e dei templi, hanno considerato l’emergenza loculi cimiteriali d’importanza superiore  alla ristrutturazione di qualsiasi tribuna dello stadio locale. A Trapani avevano compreso la sacralità del feretro ed emettendo l’ordinanza requisizione loculi si erano accertati che entro e non oltre 24 mesi i loculi sarebbero stati restituiti ai legittimi concessionari. Questi amministratori sono andati oltre perchè avevano stabilito di corrispondere ai concessionari dei loculi requisiti provvisoriamente, un canone (tariffa) rapportato al periodo di effettivo utilizzo.

Sono tanti i comuni, da nord a sud che correttamente nel requisire i loculi ai concessionari, hanno stabilito un termine entro il quale si impegnavano di restituire il loculo. Alcuni come Trapani sono andati oltre, con i concessionari hanno stabilito un tariffario. Altri comuni poi hanno scelto di allungare la concessione con il relativo periodo che il loculo veniva requisito.

In tema di requisizione loculi, tanti sono i Comuni che sono stati corretti e leali con i loro concittadini e tra i sopranominati merita menzione anche il Comune di Fiano Romano. Con deliberazione G.C. n°86 del 26 luglio 2016, approvando il progetto dell’ampliamento cimiteriale aveva dato un termine di scadenza entro e non oltre 18 mesi per la consegna. Tali termini sono stati applicati e rispettati sia nel requisire che nel restituire i loculi ai legittimi concessionari.

Anguillara Sabazia e le requisizioni “Ad libitum”

A fine ricerca salta all’occhio il comportamento corretto giuridicamente e comportamentale della maggioranza dei comuni e per contro la baldanza degli amministratori che si sono succeduti al Comune di Anguillara dal 2017 a oggi. Questi amministratori dovrebbero riflettere meglio sul loro operato in tema di requisizioni dei loculi cimiteriali “ad libitum” e anche i cittadini dovrebbero riflettere e meditare.  “Meditate gente, meditate” diceva Renzo Arbore.

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Chiara Rai: “Ecco cosa penso delle querele temerarie”

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“Est modus in rebus”, esiste una misura nelle cose, lo diceva qualcuno che amava raccontare le fiabe. Ogni tanto mi piace ricordarlo, soprattutto in giornate particolarmente complesse, dove addirittura ci sono circostanze che portano un giornalista che si dedica alla professione a doversi difendere solo perché fa il proprio mestiere. A dover sopportare le ormai note “querele temerarie”, quelle infime azioni che i presunti persecutori travestiti da perseguitati vanno propinando quando per loro si mette male.

L’unico modo per mettere tutto a tacere, adesso e per sempre, per questi infimi personaggi occulti è soltanto uno: “Ti porto in tribunale, ti faccio spendere soldi, ti faccio abbassare la testa così da farti capire che nei miei affari non devi sficcanasare, così da farti ben comprendere che posso ridurti in mutande soltanto se qualcuno inavvertitamente incappa nella mia accusa e avvalora le mie disoneste tesi”.

Sì, sono giornate complesse ma altamente rigeneranti per chi vuole continuare a camminare con la schiena dritta e la testa alta come mi hanno insegnato i miei genitori (se fossero ancora vivi immagino che sarebbero contenti di leggere parole che sanno di libertà). Non mi piego ne io e ne la mia famiglia.

Le minacce celate dietro le querele e le richieste di risarcimento danni per i “malori cagionati” dalle inchieste giornalistiche che faccio e che facciamo come giornale L’Osservatore d’Italia, mi scivolano addosso senza potermi scalfire. Chi aggredisce per mettere la cenere sotto il tappeto agisce in malafede e chi gioca con la giustizia e va in giro dicendo che “gli italiani sono tutti scemi e non capiscono nulla” si sbaglia perché siamo una nazione di brava gente, soprattutto di persone oneste.

Continuiamo a perseguire l’interesse collettivo e la verità sostanziale dei fatti perché il diritto di informare è costituzionalmente garantito. Questo fondo rivolto ai lettori affezionati de L’Osservatore d’Italia, alla fine di una giornata difficile ma appagante è l’unica maniera che conosco per rasserenare chi ci legge, anche quei personaggi di cui sopra: non molliamo! Continuiamo a scoperchiare le verità nascoste, a parlare dei fatti scomodi per portarli alla luce. Lo facciamo per dovere di cronaca non certo per perseguitare nessuno. Solo così posso continuare a portare con estremo orgoglio e riconoscenza la pelle che indosso: il giornalismo scevro dalle torbide dinamiche messe in piedi dai parassiti della società. Est modus in rebus, a volte ce lo dimentichiamo ma non dovremmo, specialmente quando “divoriamo” un patrimonio pubblico destinato alla collettività e non solo a pochi furbetti. La giustizia morale è sempre la strada vincente da percorrere. Come è bello guardarsi allo specchio e non provare vergogna.

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