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Ambiente

Castel Gandolfo, schiuma nel lago: ecco le immagini. Il 9 gennaio riunione in Comune

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CASTEL GANDOLFO (RM) – Un fenomeno quello della comparsa di schiuma sulle sponde del lago Albano a Castel Gastel Gandolfo che preoccupa molto i residenti e alcuni gestori di attività commerciali sul lungolago. Un fenomeno già segnalato in agosto e persiste nonostante sia terminata l’estate.

Ogni volta che c’è vento di tramontana la schiuma biancastra ricompare con un’altezza che supera i 20 centimetri. Il sindaco del Comune di Castel Gandolfo Milvia Monachesi ha indetto una riunione per il 9 gennaio alle 11:30 con Asl, Istituto Zooprofilattico e Parco Regionale dei Castelli Romani per affrontare il problema prima dell’arrivo della bella stagione e per vedere quali azioni congiunte mettere in campo insieme agli altri enti preposti al controllo e monitoraggio nonché tutela del bacino lacustre. Nel frattempo dovrebbero essere quasi pronti gli esiti dei prelievi richiesti di recente dalla Asl Rm6 diretta da Narciso Mostarda all’Arpa.

 

Per il presidente dell’Associazione Brunetti Giampiero Tofani che ha sollevato il caso della schiuma con esposti e richiesta di accesso è il momento di andare in fondo alla questione: “Vorremo sapere a che punto è il censimento degli scarichi di locali e abitazioni intorno al lago – dice Tofani – ci sono ancora attività che non sono allacciate alla fognatura pubblica circumlacuale che devono regolarizzarsi”. Eppure gli atti che riguardano il censimento degli scarichi abusivi si trovano sotto indagine della magistratura e soltanto terminati gli accertamenti si potrà capire in che percentuale incide il fenomeno sulla salute del lago.

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Ambiente

Regione Sicilia, ultimatum ai sindaci: Rifiuti fuori all’estero o sarete rimossi. Il clima diventa torrido

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PALERMO – In tema del rifiuti pugno duro della Regione ai sindaci del Comuni della Sicilia al di sotto del 30% di differenziata che dovranno entro due settimane siglare i contratti con alcune ditte per trasportare i rifiuti all’estero o presso altre regioni.

Almeno quattro sono le ditte segnalate dall’assessorato ai Rifiuti che con una circolare ultimatum firmata dal capo del dipartimento Salvo Cocina ha creato un clima incandescente e un allarme tra i sindaci. La discarica di Bellolampo del capoluogo siciliano giunta oramai al collasso ha dimostrato la gravità e l’urgenza di regolarizzare e consentire il servizio cosi come le altre nel territorio e, dati alla mano, l’ordinanza del presidente della Regione Nello Musumeci, varata ad inizio giungo, aveva disposto già l’obbligo di aumentare la differenziata e limitare la quantità di smaltimento nella discarica.

La Regione intende in modo perentorio portare fuori dalla Sicilia almeno il 30% dei rifiuti e ogni Comune dovrà farsi i calcoli della percentuale in eccesso in base al 70% di rifiuti non differenziati che può riversare in discarica. I grillini non vedono di buon occhio l’ultimatum perchè non convinti della concreta attuabilità; lo confermano le parole di Giampiero Trizzino portavoce dell’ARS per l’Ambiente e Territorio: “Riguardo al trasferimento all’estero dei rifiuti non differenziati, la Regione non ha fornito indicazioni precise sui costi per tonnellata che gli enti locali dovranno pagare alle quattro società e non ha fornito indicazioni relative alle destinazioni dei rifiuti. I sindaci in appena due settimane dovrebbero procedere alla stipula dei contratti” – conclude Trizzino – “la soluzione tampone di Musumeci non consentirà di risolvere il problema. Le quattro società potranno portare fuori appena la metà del fabbisogno cioè 180 mila tonnellate su 500 mila. I sindaci sono disperati”. Il Vice Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana e componente commissione I Affari Istituzionali Giancarlo Cancelleri assesta un colpo più duro annunciando che i grillini chiederanno al ministro dell’Ambiente Sergio Costa l’invio dell’esercito in Sicilia: “Non siamo più in grado di restare a guardare – ha detto Cancelleri – si rischia una emergenza sanitaria e l’ennesimo danno di immagine nella stagione estiva. Chiederemo un incontro al ministro dell’Ambiente per verificare l’opportunità di revocare al presidente Musumeci i poteri di commissario speciale vista l’incapacità del governo a risolvere il problema e chiederemo l’invio dell’esercito per ripulire le città invase dai rifiuti”. Il clima è tesissimo e si attendono gli sviluppi del confronto nei prossimo giorni prima della scadenza dell’ultimatum.

Paolino Canzoneri

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Ambiente

Legambiente: “C’è troppa ecomafia nel Lazio”

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LAZIO – Non è certamente una novità la presenza di ecomafie nel territorio regionale. A sottolineare la triste realtà è il Dossier Ecomafia 2018 di Legambiente presentato questa mattina a Roma.

Secondo l’indagine, il Lazio rimane alla 5° posto per illeciti complessivi dopo le quattro Regioni a tradizionale presenza mafiosa, sono però in aumento le infrazioni che diventano 2.684 (erano 2.241 lo scorso anno), ben 7,3 al giorno, l’8,9% del totale. Peggiora la Provincia di Roma che diventa la seconda in assoluto per reati ambientali compiuti nel suo territorio con 1.260 infrazioni; 11° posto per la provincia di Latina con 581.

Un quarto dei reati contro l’ambiente nel Lazio riguarda il ciclo dei rifiuti con 619 infrazioni. La Provincia di Roma 3ᵃ peggior provincia con 180 infrazioni, quella di Frosinone 5ᵃ con 167 e quella di Latina 14ᵃ con 80. Una situazione allarmante, che evidenzia la presenza di criminalità nel tessuto sociale. Nella Regione Lazio tantissimi i furti di opere d’arte e contro il patrimonio archeologico, alle archeomafie sono state contestate 96 infrazioni che pongono il Lazio al secondo posto.

Alto il numero di incendi dolosi/colposi con 450 roghi per 13.284 ettari che hanno portato il Lazio al 6° per infrazioni. Ancor peggio va nella speciale graduatoria per la corruzione in materia ambientale, su dati di reati compresi tra il 1° gennaio 2010 e il 31 maggio 2018; in questa speciale classifica la Regione Lazio si conferma anche quest’anno in testa a tutte con 61 inchieste, 461 arresti, 541 denunce, 52 sequestri. “La presenza delle Ecomafie nella nostra regione continua ad essere evidente, è positiva la decrescita dei reati nel ciclo del cemento ma sono allarmanti i dati riguardanti Roma e provincia, seconda in assoluto per reati ambientali totali e in testa per illeciti contro la biodiversità e reati di corruzione ambientale – commenta Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio -. Sembra poi chiaro, tenendo conto dell’alto numero di reati nel ciclo dei rifiuti, con il Lazio e Roma sul podio negativo delle classifiche regionali e provinciali, che laddove non esiste un ciclo sano e virtuoso sono le ecomafie ad approfittarne con i loro traffici illeciti.

Le amministrazioni comunali mettano in campo tutta la propria forza nella costruzione di un virtuoso ciclo dei rifiuti, soprattutto a Roma dov’è disastroso, che lascia troppo spazio a illegalità e ecomafiosi. Alla Regione torniamo a chiedere l’istituzione dell’Osservatorio Regionale Ambiente e Legalità, per contrastare le ecomafie di tutti i settori e sostenere i cittadini in ogni territorio; e proprio attraverso l’osservatorio, c’è bisogno che sia rilanciata l’attenzione a queste tematiche, anche con focus specifico per monitorare l’attuazione della legge sugli ecoreati, perché chi inquina paghi”.

Continuano a scendere infatti il numero di reati nel ciclo del cemento e dell’abusivismo edilizio: nella regione ne sono stati compiuti 347 nel 2017: erano 375 nel 2016 e 514 nel 2015. Pessimi invece, i dati invece riguardanti i reati contro la Biodiversità che vedono al primo posto assoluto per numero di infrazioni accertate la Provincia di Roma con 510 reati, prima sia per numeri di reati contro la fauna terrestre 204 complessivi che per infrazioni contro la fauna di mare con 306. La provincia di Latina è al 13° posto con 152 reati (40 contro la fauna di terra e 112 contro quella di mare). Il Lazio complessivamente arriva al 3° posto con 727 infrazioni.

Marco Staffiero

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Ambiente

Animali, Caramanica: “Rivoluzione animalista unico partito nato per la difesa dei 4 zampe”

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ROMA – “In questi giorni leggiamo sui giornali molte notizie in merito al presunto fallimento dei movimenti animalisti italiani. Non è nostro intenzione guardare in casa di altri o entrare nel merito delle singole realtà territoriali, piuttosto quello che ci preme affermare è che è nata da qualche settimana un nuovo contenitore politico, un vero e proprio partito a difesa dei quattro zampe, chiamato “Rivoluzione Animalista”. Una novità nel panorama del nostro Paese, con un programma ambizioso e innovativo, totalmente basato sulla tutela degli animali e dell’ambiente. Abbiamo presentato la nostra agenda politica in occasione della manifestazione, svoltasi sabato 23 giugno sotto Montecitorio: l’avvio di un percorso sociale e territoriale, teso a difendere e valorizzare i diritti degli animali, con l’obiettivo di portare le istanze animaliste sui tavoli istituzionali che contano: dagli enti comunali alle Città Metropolitane, dalla Regioni al Parlamento. Dunque, Rivoluzione Animalista è un aggregatore di anime, voci, che con una attività fondata su concetti di cooperazione e impegno politico, intende difendere i diritti dei nostri amici animali. Tutti gli animali. Siamo e saremo presenti in tutta Italia e, non a caso, sono già numerose le associazioni ambientaliste e animaliste che ci hanno contattato per entrare a far parte del nostro progetto; il prossimo mese di settembre ci presenteremo ufficialmente alla platea pubblica e istituzionale, raccontando le nostre attività e facendo il punto sulla campagna di tesseramento – già partita – e sulla organizzazione territoriale del nostro partito”. Così, in una nota, il segretario nazionale di Rivoluzione Animalista, Gabriella Caramanica.

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