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Ambiente

Castel Gandolfo: un convegno dedicato al rispetto per l’ambiente

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Sabato 16 settembre 2017 (ore 17.30)
Castel Gandolfo – Cripta chiesa San Tommaso da Villanova

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CASTEL GANDOLFO (RM) – “L’approccio sapienzale alla problematica ambientale e la Laudato sii di Papa Francesco”, è il nome dell’incontro che l’Associazione dei Nuovi Castelli Romani, in collaborazione con la parrocchia pontificia San Tommaso da Villanova, ha organizzato per sabato 16 settembre prossimo (ore 17.30) a Castel Gandolfo, nella Cripta della chiesa pontificia San Tommaso da Villanova.

Un ossequio all’ambiente che, partendo dalla giornata mondiale di preghiera per la cura del creato istituita dal Pontefice per il 1 settembre, vedrà all’attenzione dei relatori e dei presenti la seconda enciclica pastorale di Papa Francesco dedicata alla tutela della Casa Comune, nel suo desiderio di vederla oggetto di maggiore misericordia.

Quindi niente più distese inquinate di macerie, deserti e sporcizia, basta indifferenza di fronte alla perdita della biodiversità e distruzione degli ecosistemi, stop al riscaldamento a causa dell’attività umana che provoca siccità, inondazioni, incendi ed eventi meteorologici sempre più gravi.

“Attraverso uno sfruttamento sconsiderato della natura, l’uomo rischia di distruggerla e di essere a sua volta vittima di siffatta degradazione” scrive Jorge Mario Bergoglio nel suo messaggio che indica anche “l’urgenza e la necessità di un mutamento radicale nella condotta dell’umanità”. Perché senza un “autentico progresso sociale e morale” la crescita economica e il progresso tecnologico possono ripercuotersi sull’uomo.

“Abbiamo bisogno di un confronto che ci unisca tutti, perché la sfida ambientale che viviamo e le sue radici umane, ci riguardano e ci toccano tutti” continua il Papa che invita ad “eliminare le cause strutturali delle disfunzioni dell’economia mondiale e correggere i modelli di crescita che sembrano incapaci di garantire il rispetto dell’ambiente. Perché tutti possiamo collaborare come strumenti di Dio per la cura della creazione, ognuno con la propria cultura ed esperienza, le proprie iniziative e capacità”.

Il convegno vedrà presenti il cardinale Angelo Comastri (presidente Fabbrica San Pietro), Fra’ Giacomo Dalla Torre del Tempio di Sanguinetto (luogotenente di Gran Maestro Balì del Sovrano Militare Ordine di Malta), Don Pietro Diletti (parroco chiesa pontificia San Tommaso da Villanova), Sandro Caracci (presidente Parco Castelli Romani), Milvia Monachesi (sindaco Castel Gandolfo), Alberto Bertucci (sindaco Nemi), Carmelo Pandolfi (docente Ateneo Pontificio Regina Apostolorum Roma), Alfonso Pecoraro Scanio (docente Università Tor Vergata Roma e presidente Fondazione Univerde), Mustafa Cenap Aydin (Membro del Comitato Direttivo Nazionale della Religions for Peace Italia onlus), Tiziana Bavaro (socia Associazione dei Nuovi Castelli Romani), Ettore Pompili (presidente onorario Associazione dei Nuovi Castelli Romani). Sono stati invitati i sindaci dei Castelli Romani e del vicino litorale.

“Approccio sapienzale vuol dire guardare all’ambiente non solo in termini economici e con misuratori empirici, ma coglierne la bellezza, la logica, l’essere, la rete di relazioni che lo intesse – afferma il presidente NCR Ettore Pompili -. Credenti e non, cristiani di diverse confessioni sono chiamati a convergere sulla necessità di tutela dell’ambiente. Anche tramite l’affinamento della sensibilità etica e religiosa, della prova d’amore per le tradizioni. Il creato e la cultura dei Castelli Romani sono in grado di esprimere al meglio tutto ciò”.

Agli organizzatori e ai relatori del convegno, il messaggio del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella che, nel sottolineare l’importanza del momento di riflessione, ne ha apprezzato e lodato gli intenti inviando altresì un suo personale pensiero.

L’evento ha ricevuto il patrocinio dei comuni di Nemi e Castel Gandolfo e del Parco Regionale dei Castelli Romani.

Ambiente

Lago di Vico, il ministro Patuanelli pronto a organizzare un tavolo con tutti gli attori per salvare l’area

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Tra i problemi dell’area la mancata bonifica di un ex stabilimento militare che aveva sede sulle sponde del lago

Il Ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli ha dato la sua piena disponibilità ad organizzare un tavolo di lavoro, nel più breve tempo possibile, sull’inquinamento del lago di Vico in provincia di Viterbo. A farlo sapere è la senatrice del M5s Vilma Moronese che lo scorso mese di maggio ha presentato una interrogazione al senato e che ieri ha incontrato Patuanelli al Ministero dell’Agricoltura con il quale ha discusso di tutte le problematiche legate al bacino lacustre prospettando anche possibili soluzioni che necessitano del coinvolgimento di tutte le parti in causa.

L’area è divenuta riserva naturale regionale, SIC (sito di interesse comunitario) e ZPS (zona a protezione speciale) e quindi non sono a rischio solo la tutela ambientale e la salute dei cittadini, ma anche l’attività economica legata al lago di Vico essendo una meta turistica molto apprezzata e dove viene prodotta la Nocciola Romana DOP che rappresenta un’eccellenza agroalimentare della produzione italiana.

Il lago presenta 3 gravi problematiche:

  1. Problema della presenza di Arsenico oltre i limiti consentiti per legge nelle acque dei comuni di Viterbo e pertanto anche i problemi relativi alla gestione del servizio idrico in capo alla Talete s.p.a.;
  2. L’inquinamento del Lago di Vico dovuto soprattutto alla presenza di un batterio che danneggia le acque e di conseguenza tutto l’ecosistema legato al lago;
  3. La mancata bonifica bellica e ambientale della Chemical City, un ex Stabilimento Militare dei Materiali di Difesa N.B.C. (Nucleare, Biologica e Chimica) che aveva sede proprio lì sulle sponde del lago.

Per quanto riguarda la bonifica della Chemical City, la senatrice ha fatto sapere che sta “seguendo un altro percorso in quanto attiene alle autorità Militari” e che a breve potrà dare aggiornamenti in merito.

La riserva naturale del lago di Vico attende dunque il tavolo di confronto che sarà coordinato dal Ministero dove si incontreranno tutti gli attori essenziali, dunque la Regione Lazio, i Comuni, gli enti, le associazioni e i cittadini, gli agricoltori, ed anche l’Università che ha condotto degli studi, per poter iniziare a trovare soluzioni comuni per tutelare la salute, l’economia locale, l’ambiente e tutto l’ecosistema.

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Cina, paura per la centrale nucleare ma per le autorità tutto nella norma

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Uno dei reattori EPR della centrale nucleare di Taishan, nel sud della Cina, ha fatto registrare “un aumento della concentrazione di alcuni gas nobili nel circuito primario”, ha fatto sapere il gruppo francese EDF.

EDF, uno dei gruppi che ha partecipato alla costruzione dell’impianto, “è stata informata dell’aumento della concentrazione di alcuni gas nobili nel circuito primario del reattore n.1 della centrale nucleare di Taishan, gestita dal TNPJVC, joint-venture di CGN (70%) e EDF (30%)”, si legge in un comunicato. Il circuito primario è un circuito sigillato che contiene acqua sotto pressione, che si scalda nella vasca del reattore a contatto di elementi combustibili.

Fra i gas cosiddetti “nobili” o rari, ci sono l’argon, l’elio, il krypton, l’argon o il neon

“La presenza di alcuni gas nobili nel circuito primario – precisa EDF – è un fenomeno noto, studiato e previsto dalle procedure di gestione dei reattori”. La tv americana CNN, sulla base di una lettera inviata da Framatome al Dipartimento per l’Energia americano, ha parlato di una possibile “fuga” nella centrale, dove ci sono due reattori EPR con tecnologia francese. Secondo la CNN, le autorità per la sicurezza cinesi avrebbero rilevato limiti “accettabili” di radiazioni all’esterno del sito per evitare di sospendere l’attività della centrale. 

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Ambiente

Anbi: non si può parlare di transizione ecologica e autorizzare le trivellazioni in alto adriatico

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“Riproporre le trivellazioni in Alto Adriatico non è rispettoso del tributo già pagato da quelle popolazioni – afferma Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi  per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI).  E’ ingiusto che territori di Veneto ed Emilia Romagna, fra l’altro importanti asset turistici, rischino di essere penalizzati dalle conseguenze di  scelte governative localmente non condivise.”

 “I territori delle province di Rovigo, Ferrara e del comune di Ravennaricorda Giancarlo Mantovani, Direttore dei Consorzi di bonifica polesani –   sono stati interessati dallo sfruttamento di giacimenti metaniferi dal 1938 al 1964; l’emungimento di acque metanifere innescò un’accelerazione, nell’abbassamento del suolo, decine di volte superiore ai livelli normali: agli inizi degli anni ‘60 raggiunse punte di 2 metri ed oltre, con una velocità stimabile fino a 25 centimetri all’anno; misure successive hanno dimostrato che l’abbassamento del territorio ha avuto punte massime di oltre 3 metri dal 1950 al 1980. Rilievi effettuati dall’Università di Padova hanno evidenziato un ulteriore abbassamento di 50 centimetri nel periodo 1983-2008 nelle zone interne del Delta del Po.”

L’ “affondamento” del Polesine e del Delta Padano ha causato un grave dissesto territoriale, nonchè ripercussioni sull’economia e la vita sociale dell’area; il sistema di bonifica, indispensabile per mantenere l’equilibrio idrogeologico locale, è attualmente costituito da oltre 500 impianti idrovori e l’aggravio sui bilanci degli enti consorziali per la sola energia elettrica è di circa 20 milioni di euro.

La conseguenza dell’alterazione dell’equilibrio idraulico fu  infatti lo sconvolgimento del sistema di bonifica. Tutti i corsi d’acqua si trovarono in uno stato di piena apparente, perché gli alvei e le sommità arginali si erano abbassate, aumentando la pressione idraulica sulle sponde ed esponendo il territorio a frequenti esondazioni. Gli impianti idrovori cominciarono a funzionare per un numero di ore di gran lunga superiore a quello precedente (addirittura il triplo od il quadruplo), con maggior consumo di energia e conseguente aumento delle spese di esercizio a carico dei Consorzi di bonifica.

Si rese inoltre indispensabile il riordino di tutta la rete scolante così come degli argini a mare.

“Per questo, alle popolazioni di questi territori servono segnali concreti nel segno della sostenibilità, non il riproporsi di paure per situazioni, che continuano a pagare – conclude Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI –  Che senso ha parlare di transizione ecologica ed autorizzare la ripresa delle trivellazioni nell’Alto Adriatico?”

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