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Roma

CASTELLI ROMANI, GIULIO SANTARELLI BACCHETTA IL CONSORZIO DI TUTELA DEL FRASCATI

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Tempo di lettura 4 minuti Santarelli: "non è assolutamente vero che la delibera del consiglio di amministrazione del Consorzio va nella direzione da me auspicata"

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Redazione

Riceviamo e pubblichiamo la nota di Giulio Santarelli titolare della Castel De Paolis in merito alle indicazioni rilasciate dal Consorzio di Tutela del Frascati (CASTELLI ROMANI, VENDEMMIA 2012: TUTELA E VALORIZZAZIONE "DOCG FRASCATI SUPERIORE E CANNELLINO DI FRASCATI DOCG")

"Spettabile Consorzio Frascati
Oggi Lunedì 17/09/2012 alle ore 9:15 ho ricevuto la vostra risposta alla mia email di Venerdì 14 Settembre 2012. Mi spiace per chi ha redatto il testo, ma non è assolutamente vero che la delibera del consiglio di amministrazione del Consorzio va nella direzione da me auspicata. Se la volontà del Consorzio fosse stata quella di evitare "le sovra produzioni o svendite" avrebbe messo in campo per tempo le misure atte a verificare le condizioni necessarie per produrre un vino con le caratteristiche fissate nel disciplinare della DOCG. Chi è del mestiere ed è impegnato a perseguire annualmente il massimo della qualità possibile, come condizione per vincere la competitività e remunerare prezzi congrui e non da saldi, sa riconoscere a prima vista se un vigneto, per sistema di impianto, numero dei ceppi per ettaro, carico di gemme fruttifere lasciate sulla pianta con la potatura secca, grandezza dei grappoli delle diverse varietà di uve autoctone, riesce a produrre una quantità di uva per ceppo e per ettaro non superiore ai 110 Ql del disciplinare. Con maggiore competenza questa verifica può farla un tecnico agrario. Una procedura, quella da me indicata, che affida unicamente a dati tecnici la valutazione sulla sussistenza delle condizione previste dalle norme, evitando che a esprimere tali valutazioni siano organismi di carattere amministrativo come in sostanza è il consiglio di amministrazione del Consorzio. Purtroppo è trascorso oltre un anno dal riconoscimento della DOCG e il Consorzio non ha attivato nessuna procedura per l'accertamento preventivo e sul campo fino alla fase prevendemmiale delle condizioni di qualità, così come io avevo proposto lo scorso inverno all'unica riunione alla quale sono stato invitato. Invece, nei giorni che precedono la vendemmia, senza consultare i produttori, è stata definita una norma che fa ricorso alla matematica e che vale per tutti indipendentemente dal possesso dei requisiti di qualità. Infatti non può sfuggirvi che rispetto alla produzione dello scorso anno può esserci l'azienda che ha operato per realizzare l'ulteriore salto di qualità necessario per ottenere il riconoscimento della DOCG, rispetto a cantine di grandi dimensioni che comunque non sono in grado di promuovere alla qualità imposta dalla DOCG per un numero di bottiglie pari al 10%. Il che dimostra che fissare al 10% della produzione 2011 in questi eventuali casi sarebbe un errore per eccesso.Faccio un esempio: se esiste una cantina che nel 2011 ha prodotto 1 milione o più di bottiglie di Frascati DOC Superiore, il 10% che significa che può produrre automaticamente 100 mila bottiglie o più della DOCG? La frase secondo la quale il Consorzio ha voluto evitare "sovra produzioni e svendite" va bene se applicata ai trasformatori o ai commercianti, non va bene per le aziende diretto coltivatrici che vinificano solo le uve prodotte nei vigneti di proprietà o in affitto. In questi casi, previa verifica che il Consorzio deve effettuare (per me ripeto avrebbe dovuto effettuarla già a partire dalla potatura secca) la deroga deve essere automatica e non può essere subordinata a richieste da sottoporre alle valutazioni di un organo che non sia composto da soli tecnici. Non vi sfuggirà che con le procedure da voi previste la piccola azienda diretto coltivatrice si vede caricata di un ulteriore passaggio burocratico. L'annosa questione di chi potrebbe immettere sul mercato eventuali quantitativi di Frascati DOC e DOCG al di sotto della qualità richiesta, che purtroppo esiste, non è certo addebitabile a chi produce e imbottiglia l'intera produzione, come il Consorzio ben sa, visto che dispone dei dati statistici che periodicamente richiede alle aziende. Da ultimo, e non per importanza, c'è il problema del coinvolgimento dei produttori per pervenire a decisioni condivise, mentre con l'uteriore vostra email delle ore 11:39 di oggi chiedete all'azienda di sottoscrivere la vostra decisione al documento di cui al manifesto consegnatoci da un vostro incaricato Venerdì 14 Settembre alle ore 18:00. Il Consorzio, che in un anno non ha attivato nessuna forma di consultazione ne procedure per verificare, in corso d'opera, i requisiti di qualità dei vigneti, fissa oggi per ogni cantina la misura del 10% di Frascati DOCG rispetto ai quantitativi di Frascati DOC Superiore 2011 e comunica che la deroga deve essere richiesta dall'azienda e sarà "esaminata per una decisione specifica" per cui il Consorzio riserva a se stesso di decidere se esistono i requisiti di qualità. Non ci vuole molto per capire che questo meccanismo per le piccole aziende che hanno prodotto negli anni passati quantità limitatissime di Frascati DOC Superiore, non funziona visto che il Frascati DOC Superiore è stato prodotto come scelta aziendale e non in funzione della futura ipotetica DOCG. In questi casi il passaggio dalla DOC Superiore alla DOCG deve essere automatico, fatta sempre salva la verifica dei requisiti di qualità richiesti che vanno affidati a tecnici di provata professionalità ed obbiettività. Attendo una risposta in merito che valga ad assicurare le piccole aziende che da sempre vinificano soltanto le proprie uve, presenti fino ad ora sul mercato esclusivamente con Frascati DOC Superiore e a correggere la delibera per la parte riferita al limite del 10% e nel frattempo vi informo che in attesa non sottoscrivo la vostra decisione.
Cordiali saluti
Il titolare di Castel de Paolis  Giulio Santarelli"

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Cronaca

Fonte Nuova, tragedia sulla Nomentana: si ribalta una 500. Muoiono 4 ragazzi

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 Monterotondo (RM) – La scorsa notte i Carabinieri della Compagnia di Monterotondo sono intervenuti a Fonte Nuova (RM), via nomentana altezza civ 609, ove un’autovettura Fiat 500 si era ribaltata sbalzando fuori gli occupanti, mentre percorreva la citata arteria, con direzione di marcia Fonte Nuova – Roma. I soccorsi sono stati attivati tramite il NUE 112 da alcuni testimoni oculari dello schianto.Il personale del 118 giunto sul posto non ha potuto fare altro che constatare il decesso sul colpo di quattro ragazzi, tutti del posto, per le gravi lesioni riportate:DI PAOLO VALERIO classe ‘01GUERRIERI ALESSIO classe ‘01RAMAZZOTTI SIMONE classe 01TROISI FLAVIA classe ’06;mentre SCLAVO GIULIA, classe ‘05 è deceduta dopo l’arrivo in ambulanza al Policlinico “Umberto I” di Roma e CHIAPPARELLI LEONARDO, sempre classe ‘01 di Guidonia Montecelio, è tuttora in prognosi riservata presso l’Ospedale “Sant’Andrea” di Roma. Dai rilievi effettuati dai Carabinieri della Stazione di Mentana, di  Nerola e dalla Sezione Radiomobile della Compagnia di Monterotondo si è potuta ricostruire la verosimile dinamica dell’incidente: la Fiat 500, di proprietà della mamma del DI PAOLO (dunque si presume sia stato lui il conducente) si è ribaltata impattando prima su un palo della luce e poi contro un albero, ma l’esatta ricostruzione della dinamica è ancora al vaglio dei Carabinieri.E’ altrettanto verosimile, per quanto sta emergendo dalle prime testimonianze, che i giovani erano stati fino a notte inoltrata in uno dei locali di Fonte Nuova prossimi al teatro della tragedia ed abbiano percorso quella strada a velocità elevata prima di perdere il controllo dell’auto.Oltre alle testimonianze, i carabinieri stanno acquisendo anche le numerose telecamere presenti nell’area ed al momento si esclude il coinvolgimento di altre autovetture. I Carabinieri hanno informato il PM di Turno della Procura della Repubblica di Tivoli il quale ha disposto che le salme delle giovanissime vittime siano traslate presso l’obitorio di medicina legale Roma “La Sapienza” per i successivi esami autoptici.

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Metropoli

Ladispoli, gli studenti dell’alberghiero in visita alle cantine Banfi di Montalcino

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Una sintesi perfetta fra natura, cultura e spirito imprenditoriale: sono questi gli ingredienti alla base della filosofia e del successo della tenuta vitivinicola toscana di Castello Banfi nota in tutto il mondo per il famoso Brunello di Montalcino, adagiata tra i fiumi Orcia e Ombrone e nata nel 1978 per iniziativa dei fratelli italo-americani John e Harry Mariani. E martedì 24 gennaio gli allievi delle classi 3^T, 5^T, 5^P, 5^SA dell’Istituto Alberghiero di Ladispoli hanno visitato le Cantine Banfi accompagnati dai docenti Giovanna Albanese, Claudio Carbonari, Michele Comito, Renato D’Aloia, Donatella Di Matteo, Teresa Fusillo, Filippo Gennaretti, Angelo Morello e Carmen Piccolo.
Una storia e un nome, quelli dell’Azienda Banfi, legati alla prima donna laica giunta da Milano a Roma per varcare le porte del Vaticano, come governante del Cardinale Arcivescovo Achille Ratti, destinato a diventare, nel 1922, Papa Pio XI. Grande esperta di cucina e profonda conoscitrice di vini, sarà lei ad avvicinare il nipote Giovanni F. Mariani Sr. al mondo enogastronomico di più alto livello. Fu poi la volta di John e Harry e quindi di James e Cristina. E’ quest’ultima a coordinare in prima persona le attività di Banfi fra Italia e Usa, curando in modo particolare la ricerca dell’eccellenza e riuscendo ad ottenere per il marchio (prima cantina al mondo) le certificazioni di Qualità, Gestione Ambientale e Responsabilità Sociale (ISO 9001, ISO 14001 e SA 8000). Una realtà, quella delle Cantine Banfi, sempre dinamica e in crescita, attenta all’impiego responsabile delle risorse, alla biodiversità, ma anche al mondo della scuola e della formazione perché insegnare la storia e le tappe della vinificazione, spiegano, significa gettare le basi per un consumo consapevole.
Non solo vino, però: a Castello Banfi si producono anche raffinati oli extravergine, confetture e salse. C’è poi il Museo della Bottiglia e del Vetro e, sullo sfondo, lo straordinario borgo di Montalcino, autentico gioiello di arte, storia e natura, immerso nella Val d’Orcia, riconosciuto Patrimonio Mondiale dell’Umanità e reso ancora più suggestivo, ieri, da un inatteso e fiabesco manto di neve. “L’Istituto Alberghiero è da sempre attento ad arricchire la propria offerta formativa con la conoscenza delle realtà produttive più importanti del panorama nazionale e internazionale – hanno sottolineato i docenti accompagnatori – e l’entusiasmo manifestato oggi dai nostri allievi dimostra quanto la formula vincente della didattica debba ispirarsi sempre ad un’indispensabile alternanza fra teoria e apprendimento sul campo. Un’esperienza da ripetere”.



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Roma

Tagliarono le orecchie ai cani: tutti condannati con sentenza del Tribunale di Roma su denuncia dell’Oipa

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In cinque a processo per le mutilazioni estetiche, condanne per 40 mila euro e sei mesi di reclusione. Condannato anche un allevatore, interdetto dall’attività
 
 
Condannati dal Tribunale di Roma, su denuncia delle guardie zoofile dell’Organizzazione internazionale protezione animali (Oipa), cinque proprietari di cani, tra cui un allevatore, per aver fatto tagliare orecchie ai molossoidi che partecipavano a un’esposizione canina. In quattro dovranno pagare ciascuno una multa di 10 mila euro, mentre un uno di loro è stato condannato a sei mesi di reclusione. L’allevatore è stato condannato inoltre a tre mesi di sospensione dell’attività. Il giudice ha anche disposto la confisca degli animali.
 
La denuncia è partita a seguito di controlli svolti durante una manifestazione canina che si svolse nel 2016 nella Capitale, in via di Casal Boccone. Nell’ambito dell’operazione Dirty Beauty (Bellezza sporca) condotta dagli agenti dell’Oipa, furono trovati cinque American Bulldog, un America Bully e un meticcio molossoide con le orecchie tagliate, una pratica ancora diffusa tra gli estimatori di queste razze ma vietata in Italia dal 2010. La cosiddetta “conchectomia”, come anche il taglio della coda (“caudotomia”), configura un maltrattamento punito dal Codice penale all’art. 544 ter, che prevede fino a 18 mesi di reclusione o una multa fino a 30 mila euro. Le mutilazioni per fini estetici sono vietate anche dalla Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia di Strasburgo del 13 novembre 1987, ratificata dall’Italia con la legge n. 201/2010.
 
«I proprietari esibirono certificati veterinari che attestavano “motivi di salute” per i quali gli animali sarebbero stati sottoposti alle mutilazioni», racconta il coordinatore delle guardie zoofile Oipa di Roma e provincia, Claudio Locuratolo. «I certificati, alcuni rilasciati su carta intestata di una struttura veterinaria in Serbia, a seguito delle nostre indagini di polizia giudiziaria e grazie anche alla collaborazione dell’Ambasciata serba, risultarono falsi. Risultarono falsi anche altri due certificati rilasciati su carta intestata di un veterinario in provincia di Napoli».
 
Nei sei anni d’indagini condotte dalle guardie zoofile Oipa, sono stati portati a processo per maltrattamento di animali, falso ideologico, utilizzo di atto falso e concorso in reato circa settanta proprietari di cani e alcuni veterinari, questi ultimi indagati per avere rilasciato false documentazioni per consentire la partecipazione a concorsi che altro non sono che un tassello del mercato delle compravendite di cani. Gli animali che partecipano a raduni ed esposizioni, vincendo, guadagnano prestigio e in conseguenza i loro cuccioli avranno un valore di mercato elevato, anche decine di migliaia di euro, così come le loro “monte”.
 
“Le Federazioni nazionali ed internazionali per la cinofilia dovrebbero assumere posizioni più severe ed escludere dalle manifestazioni cani mutilati e gli Ordini dei medici veterinari dovrebbero essere meno indulgenti nei confronti dei propri iscritti”, aggiunge Claudio Locuratolo. “Auspichiamo che la prevenzione e la repressione pongano fine a questa pratica incivile e fuorilegge”.
 
 
 
 
 
 



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