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Cento giorni di Movimento o Cento giorni in Movimento?

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Roma, Torino e Milano a Cinque Stelle

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di Angelo Barraco
 
Roma – Cento giorni di Movimento o Cento giorni in Movimento? E’ l’interrogativo che si pongono i numerosi italiani che hanno presenziato al Foro Italico di Palermo per il tanto atteso evento denominato “Italia Cinque Stelle” a seguito del divertentissimo balletto che la Sindaca di Roma Virginia Raggi si è concessa in una giornata dalle temperature instabili all’interno di un cordone umano fatto da uomini della sicurezza e attivisti che non hanno risparmiato insulti e aggressioni verbali e fisiche ai giornalisti che volevano porre qualche domanda alle Sindaca neoeletta. Ma sembrano ormai un ricordo sfiorito e quasi riconducibile ad un passato dal sapore pretensioso e sfacciatamente propositivo quello del giugno 2016, quando città come Roma, Torino e Milano hanno innalzato in aria le bandiere pentastellate, e accolto i nuovi Sindaci supportati attivamente da un gruppo amministrativo/politico dal sapore “diverso” rispetto alla solita bandiera, poichè hanno sin da subito evidenziato quanto fosse importante tracciare una linea di demarcazione tra il passato fatto da amministrazioni incapaci di portare a compimento determinati progetti politici e un presente invece pentastellato, fatto di svolte sul piano gestionale-amministrativo e organizzativo che mira ad una crescita sociale e al cambiamento. Cento giorni di un’amministrazione a cinque stelle che ha sempre professato apertamente un’ideale specifico di unione che accomuna tutti i suoi appartenenti, differenziandosi quindi dagli altri partiti politici in cui vi è un soggetto attivo che enuncia le informazioni ai soggetti passivi che invece si limitano ad assimilare le informazioni all’interno di un’area circoscritta ma non partecipano attivamente poiché vi è sempre quella sottile ed evidente linea di demarcazione. Tale differenza che da anni ammorba le vetrine nazionali viene smontata e totalmente remiscelata con orgoglio dai pentastellati che propongono una politica futurista in cui l’interazione tra soggetti attivi e passivi è diretta e non ha eguali, in cui il limite di demarcazione non esiste ma la parola chiave è “noi”  per la precisione si punta al concetto di “movimento”, ovvero l’azione, il gesto di ogni singola persona che genera lo spostamento e l’azione di grandi masse. Un concetto che si discosta categoricamente dalla figura del leader politico per antonomasia come Berlusconi e nel corso di un evento tenutosi ad Imola in data 17 e 18 ottobre 2015, il carismatico Beppe Grillo aveva urlato dal palco “l'Italia va cambiata e l'unico movimento che può cambiarla è il Movimento 5 stelle, voi siete il Movimento 5 stelle! Non ha leader il Movimento 5 stelle, il Movimento 5 stelle è leader di sé stesso!” puntualizzando così la posizione oggettiva di un gruppo che punta al sacrosanto valore di unione e di aggregazione che differenzia il movimento dalle altre politiche precedentemente costituite. Tale concetto però risulta contraddittorio all’atto pratico poiché il movimento stesso, seppur spinto da ideali comuni, è inscindibile dalle decisioni di Beppe Grillo che dai palchi d’Italia governa le folle diventando l’unico soggetto attivo dinnanzi a platee che pendono dalle sue labbra. Il concetto di movimento come insieme di gruppo che decide con interessi comunitari è mera utopia poiché i dati oggettivi dimostrano che l’azione ultima del movimento stesso è quella di un vero e proprio partito con un soggetto attivo che esprime concetti e soggetti passivi che recepiscono il messaggio e rispondono con concitato gradimento poiché animati da un’utopica e illusoria idea di gruppo decisionale. Nel corso dell’evento “Italia Cinque Stelle” vi era certamente attenzione per coloro che esprimevano concetti sulle problematiche sociali ma l’attenzione e l’attesa era concentrata su quello che sarebbe stato poi il discorso di Beppe Grillo che dal palco ha letteralmente annullato quello che era il concetto espresso un anno prima in merito al Movimento Cinque Stelle senza leader e a gran voce ha detto “  Io farò il capo politico e prenderò delle decisioni perché alla fine qualcuno deve prendere delle decisioni”. La folla ha raccolto queste parole come fossero nettare divino e ne ha reso grazie. La mente degli italiani vola al giungo scorso, quando Virginia Raggi è diventata Sindaca di Roma con il 67,2% di preferenze (770.564 voti) battendo il suo avversario di centrosinistra Roberto Giachetti che ha ottenuto invece il 32,8% (376.935 voti). C’era molta fiducia su questa nuova corrente politica che aveva travolto Roma e lo stesso ex Sindaco Ignazio Marino (PD) aveva dichiarato: “Per Roma è un momento importante, c'è stato un voto assolutamente significativo per la Raggi, alla quale faccio i miei auguri più sinceri di buon lavoro". Parole che oggi rimbombano come pietre sui muri poiché la Raggi, a cento giorni esatti da quella fatidica campagna elettorale, non è riuscita nemmeno a mantenere la sua promessa fatta prima della vittoria “Se eletta il primo atto sarà tagliare la carta di credito” ma il provvedimento non è stato preso. In tre mesi sono state licenziate 39 delibere e 23 di esse riguardano poltrone di collaboratori, vertici di Ama, Atac ma anche dimissioni e revoche. La stabilità e la forza mostrata in un primo momento sembra mancare poiché Roma è sprovvista di un assessore al Bilancio, del capo di gabinetto del sindaco, un direttore generale di Atac, un amministratore unico di Ama. L’unico rimpiazzo concretizzato è stato quello dell’azienda dei trasporti. La vicenda Muraro ha innescato numerose polemiche senza precedenti che hanno fatto vacillare i principi basilari del gruppo e hanno allontanato molti sostenitori, inoltre l’emergenza rifiuti e quella dei trasporti non hanno di certo aiutato la Sindaca a risollevarsi. Roberto Giachetti, vicepresidente della Camera, ha commentato così la situazione a Roma “Il Movimento Cinque Stelle è alla guida di Roma da tre mesi e mezzo ma non ha fatto nulla. Ha solo 'incartato' ulteriormente la città e umiliato il personale esistente: si sono scannati cambiando tre capi di gabinetto e tre assessori. La città è paralizzata, perché la macchina amministrativa è paralizzata. Si sono dimostrati uguali e peggiori degli altri”. Cento giorni di M5S anche per Chiara Appendino, neo Sindaca di Torino che appena eletta ha dichiarato “Voglio rivolgermi oggi anche a chi non mi ha votato: Torino è una città divisa in due, ce n'è una parte che si sente sola. Non vogliamo più che sia così, il resto della città dovrà abbracciarla”. La Sindaca è diventata un’icona che dimostra la buona amministrazione Pentastellata: la meno peggio? Vedremo. Bisogna sottolineare che Torino non ha mai avuto le stesse problematiche di Roma e mentre Virginia Raggi deve fronteggiare la spazzatura che incombe sulla sua bella Roma, la Appendino si occupa della pulizia del Po che però è sporco ugualmente ed è necessario un nuovo intervento. Torino vanta gli stipendi più bassi d’Italia inoltre sul Palco di Palermo ha tenuto a raccontare i successi ottenuti “grande Salone e al grande evento” in riferimento al salone del Libro. Infine sono Cento giorni di Cinque Stelle anche a Milano, con Giuseppe Sala che ha puntato sin da subito in alto per la sua città: “zero case sfitte” e la ristrutturazione di duemila alloggi vuoti. Dopo il grande successo di Expo punta sul fronte internazionale puntando sulla promozione oltre manica, recandosi a Londra e incontrando Sadiq Khan per capire come conquistare in chiave Brexit ulteriori investimenti. Una giunta PD con due consulenti e 52 “tabella 90” e “tabella 110”. Milano sembra aver acquistato nuova luce e il premier Renzi sembra frequentarla spesso e inoltre ha dichiarato: “la città di riferimento per l'Italia nel mondo”. Una frase pronunciata nel momento in cui è stato siglato il “Patto per Milano”, ovvero un documento dal valore di 2,5 miliardi che contiene idee vincenti come il prolungamento delle linee della metropolitana e la riapertura del tracciato storico dei Navigli. Ma vi sono anche i problemi, come il rapporto da ricostruire con le comunità islamiche e le accoglienze ai profughi, il traffico, le periferie, il lavoro. 

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A Roma riunita una piccola Europa

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Si è svolto, al palazzo del Quirinale in Roma, il 16° incontro dei Capi di Stato del “Gruppo Arraiolos”

Il Gruppo “Uniti per l’Europa” o “Gruppo Arraiolos” – che riunisce i Capi di Stato di Italia, Bulgaria, Germania, Estonia, Irlanda, Grecia, Croazia, Lettonia, Ungheria, Malta, Austria, Polonia, Portogallo, Slovenia e Finlandia – prende il nome da una citatdina dell’entroterra portoghese dove, il 18 ottobre 2003, i Capi di Stato di Finlandia, Germania, Lettonia, Polonia, Portogallo e Ungheria si sono incontrati informalmente, su invito dell’allora Presidente portoghese Jorge Sampaio, per discutere attuali complesse questioni europee.

L’eterogeneità di uno schema che riunisce Paesi estremamente diversi per dimensione, situazione economica e localizzazione geografica è stata così ben accolta che, negli anni, il gruppo si è progressivamente ampliato fino alle dimensioni attuali. L’Italia partecipa agli incontri dal 2006, quando sono stati organizzati a Dresda, e ha accolto i Capi di Stato del Gruppo Arraiolos a Napoli nel giugno 2009.

Le due sessioni di lavoro, una la mattina e l’altra nel pomeriggio, hanno avuto come temi: “Unione Europea sulla via dell’autonomia strategica: responsabilità e opportunità” e “Il contributo dell’Unione Europea al multilateralismo nel mondo post-pandemia”. Al termine dei lavori i Presidenti hanno rilasciato dichiarazioni alla stampa. Hanno preso parte alla riunione i Capi di Stato di Italia, Germania, Estonia, Irlanda, Grecia, Croazia, Lettonia, Ungheria, Malta, Austria, Polonia, Portogallo, Slovenia e Finlandia.

Mattarella: l’Europa è al bivio

Molto apprezzato l’intervento del presidente Mattarella per il quale “Ci troviamo a un punto di svolta molto importante per l’Unione europea, un punto nel quale, a mio avviso, senza remore e senza temi intoccabili, dobbiamo prima di tutto impegnarci per completare tanti cantieri aperti nella nostra integrazione. La nuova fase ha bisogno di basi molto solide: lo dobbiamo alle nuove generazioni di europei. Come la pandemia ci ha dimostrato, nella drammatica tristezza del suo sopravvenire, le sfide di questi anni ci chiamano ad alzare il nostro livello di ambizione. Il Next Generation è il nostro orizzonte, la nostra strategia per il futuro. E il percorso per realizzarlo è l’autonomia strategica dell’Unione. Sul fronte della politica estera di difesa, la recente vicenda in Afghanistan sprona e dimostra ulteriormente quanto sia ineludibile compiere un passo avanti per costruire una credibilità maggiore dell’Unione in termini di sicurezza; una credibilità ovviamente complementare con la Nato e tesa al rafforzamento della cornice del reciproco sostegno e rispetto tra gli Stati. Di fronte a carenze e omissioni, vi sono tanti commentatori, tanti opinionisti e esponenti della società civile che si chiedono spesso dove sia l’Europa e come intenda muoversi. Sono interrogativi che chiedono una maggiore presenza dell’Europa. Il nostro impegno deve essere, allora, colmare questo divario tra le attese e la risposta che l’Unione europea è capace di dare per costruire un futuro nel quale l’Unione sia protagonista e possa parlare autorevolmente, con un’identità precisa. Credo che questo serva, fortemente, alla causa della pace internazionale e alla tutela degli interessi dei popoli dell’Unione europea”.

Significativa la battuta del presidente austriaco che ha detto, ringraziandolo, che “Mattarella costituisce per me un modello, anche se lui non lo sa”.

Per la Finlandia, necessario rafforzare i denominatori comuni

Anche il Presidente della Repubblica finlandese Sauli Niinistö ha partecipato alla riunione del Gruppo Arraiolos dei Presidenti Europei il 15 settembre 2021 a Roma., avendo anche un incontro bilaterale con Mattarella il giorno seguente. Nel suo discorso, Niinistö ha affrontato il ruolo globale dell’UE. Secondo il Presidente, il rischio per l’Europa è quello di passare da soggetto a oggetto nell’accelerata competizione delle superpotenze. La bussola strategica, che l’Ue sta attualmente preparando per definire le linee guida della sua cooperazione in materia di sicurezza e difesa, è un buon strumento, ma “deve anche essere sulla mappa”. Il Presidente ha osservato che tutti conoscono il paradosso per cui trovare soluzioni globali comuni diventa più difficile man mano che i problemi e le sfide comuni diventano più urgenti. Per superare questo paradosso sono necessari denominatori comuni. Secondo il Presidente, la Finlandia intende utilizzare il 50° anniversario della riunione della CSCE, Conferenza sulla Sicurezza e Cooperazione Europea per rivitalizzare lo ‘Spirito di Helsinki’ nel 1975 in tutto il mondo. “La conferenza originale di Helsinki si è distinta proprio per questo spirito: la volontà di dialogare tra avversari e concorrenti, costruire fiducia e cercare denominatori comuni, anche piccoli all’inizio”.

Nell’incontro bilaterale con Mattarella, sono stati approfonditi gli argomenti discussi nelle sessioni plenarie e nel confro0nto è stata riscontrata sintonia sull’estensione della sovranità a livello europeo. Tra Roma ed Helsinki c’è stata poi una comune adesione al piano di investimenti europeo su digitale e transizione ecologica.

La prossima riunione del Gruppo sarà ospitata a Malta l’anno prossimo.

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Ambiente

Premio Lago di Castel Gandolfo, la Commissione Europea protagonista: riconoscimento al dott. Daniel Calleja

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La Commissione Europea protagonista del Premio Lago di Castel Gandolfo attraverso il riconoscimento conferito al dottor Daniel Calleja, Direttore Generale del Servizio Giuridico a Bruxelles.

Calleja è stato destinatario del prestigioso Premio Castel Gandolfo dedicato all’”Acqua e la vita” in quanto simbolo e alto rappresentante di questo tema. Dal 2015 al 2020, Calleja è stato il Direttore Generale dell’Ambiente della Commissione Europea (DG ENV). Ha ricoperto quel ruolo dopo aver avuto la responsabilità di Direttore Generale per l’Industria, l’Impresa e poi anche del Mercato Interno (DG ENTR e DG GROW) dal 2011 al 2015. Dimostrandosi un leader europeo e mondiale nel settore Ambiente, che ben conosce anche quello dell’industria. Grazie a questa grande esperienza anche dell’industria, ha potuto essere protagonista di alcune tra le riforme più ambiziose nel panorama europeo, quale la direttiva quadro sull’acqua nell’U.E. e la stesura della proposta del Green Deal europeo.  Esperienze delle quali l’Unione Europea continua a beneficiare perché Calleja è oggi al vertice del Servizio Giuridico della Commissione Europea, guardiana dei Trattati e dello stesso stato di diritto Ue. Dei quali fanno parte le norme Ue a tutela dell’ambiente.

Calleja ha dedicato un video saluto a tutti i protagonisti del Premio Lago di Castel Gandolfo.

Importanti le sue parole: “Vorrei innanzitutto ringraziare gli organizzatori per avere pensato di dedicare il Premio all’Unione Europea, ne sono onorato. In secondo luogo vorrei dire alcune parole sul tema che è stato scelto: l’acqua, elemento fondamentale per il nostro pianeta, è per l’umanità fonte di vita purificazione ristoro e benessere da sempre, non a caso le città sorgevano vicino alle fonti d’acqua. E ne è esempio anche la bellissima città che ci ospita, Castelgandolfo e il suo splendido lago. Quando però gli equilibri del nostro pianeta vengono disturbati per colpa del cambiamento climatico o dell’inquinamento, l’acqua può trasformarsi anche in fonte di grandi disagi e disperazione. Sono ancora impresse nella mia mente le terribili immagini degli allagamenti che questa estate hanno colpito il Nord Europa in particolare la Germania il Belgio e l’Olanda. Così come l’eccesso d’acqua anche la carenza d’acqua può essere un grande problema, pensiamo ad esempio agli effetti della certificazione sulla nostra economia ma anche sulle popolazioni e sulle migrazioni. Per queste ragioni e per molte altre ancora l’implementazione del Green Deal europeo rappresenta una delle priorità della Unione Europea per implementare l’accordo di Parigi e limitare il surriscaldamento del nostro pianeta. Diverse azioni sono previste per preservare il delicato equilibrio del ciclo delle acque per garantire l’accesso all’acqua potabile di buona qualità e soprattutto per far sì che questa risorsa sempre più preziosa venga utilizzata e qualora possibile anche riutilizzata nel modo più efficiente possibile. La strategia di contrasto all’inquinamento recentemente adottata dalla Commissione Europea si basa su tre pilastri: terra aria e acqua. il tema dell’acqua è un tema molto vicino ai cittadini europei e vorrei infatti ricordare che il diritto all’acqua potabile è stato oggetto della prima iniziativa cittadina Europea presentata a Bruxelles, la raccolta di più di un milione di firme in tutta Europa ha portato infatti alla recente revisione della direttiva sull’acqua potabile di cui mi sono occupato in quanto Direttore Generale per l’Ambiente. Grazie a questa direttiva abbiamo garantito l’accesso, in particolare alle persone più vulnerabili, all’acqua con i più elevati standard di qualità a livello mondiale. Oltre a questo provvedimento, vorrei menzionare una legge europea molto importante per i paesi che hanno problemi di siccità come l’Italia la Spagna e molti altri che punta al riutilizzo delle acque per fini agricoli una iniziativa promossa da Simona Bonafè deputata Europea italiana e che si inserisce nell’ambito della strategia sull’economia circolare. Infatti Grazie a questo regolamento sarà possibile riutilizzare 6,6 miliardi di metri cubi d’acqua entro il 2025, evitando più del 5% di estrazioni diretta dai corpi idrici e dalle falde acquifere. Vorrei concludere il mio intervento sottolineando che l’acqua è anche uno strumento fondamentale per la lotta alle pandemie non solo come strumento per garantire il rispetto delle norme igieniche fondamentali come lavarsi la mani ma anche come strumento di allerta rapida e monitoraggio veloce. Infatti, grazie al monitoraggio delle acque reflue urbane è stato possibile monitorare gli sviluppi del covid 19 il nascere di focolai nelle diverse città europee e soprattutto la presenza e diffusione delle diverse varianti. L’Unione Europea ha promosso e finanziato lo sviluppo di un protocollo europeo e la creazione di una piattaforma digitale per lo scambio dei dati tra i diversi paesi che ha dato e continua a dare risultati veramente straordinari e l’Italia partecipa attivamente a questo programma anche grazie al supporto del centro di ricerca di Ispra e diverse città italiane sono state pioniere. Questa è l’ennesima dimostrazione dell’importanza vitale dell’acqua per tutti noi. Vi ringrazio per la vostra attenzione”.

Il PREMIO LAGO DI CASTEL GANDOLFO continua a perseguire la tutela dell’ambiente con una particolare attenzione alla prevenzione dell’inquinamento delle acque. Il tema permanente è “Acqua e Vita” e si declina attraverso gli ambiti: ambiente, economia, occupazione, territorio e cultura.

La manifestazione, mirando alla valorizzazione delle bellezze e ricchezze naturalistiche e storico-culturali del territorio, risponde anche alle aspettative del mondo dell’agricoltura, del turismo e delle attività produttive.

L’evento, ogni anno, coinvolge istituzioni, Amministrazioni, enti ed Aziende deputate a dare una risposta alle aspettative dei cittadini e imprenditori. Data e luogo della manifestazione possono variare in relazione ai temi sociali che vengono affrontati.

Per il 2021 la serata della premiazione si è tenuta venerdì  10 settembre con inizio alle ore 20,00 sulle rive del lago Albano a Castelgandolfo presso la location “I Quadri” in via dei Pescatori, 21.

Le personalità premiate sono state individuate tre quelle ritenute espressione di realtà virtuose o che si sono distinte per azioni di rilievo morale e istituzionale promuovendo i valori fondanti della Costituzione della Repubblica Italiana. 

All’interno della manifestazione sono stati altresì consegnati dei riconoscimenti speciali a realtà del territorio nazionale e locale.

Il Premio Lago di Castel Gandolo ritiene fondamentale la concertazione fra tutti i portatori d’interesse, al fine di progettare azioni sinergiche e mirate alla tutela e valorizzazione del territorio, accelerando i tempi decisionali e beneficiando dello snellimento delle procedure burocratiche. 

Temi come l’ambiente e l’energia, strettamente correlati a quello del climate change, sono da sempre elementi importanti nel panorama della sicurezza internazionale e fattori centrali nel confronto tra stati. Fondamentali nella loro dimensione geopolitica ed economica e, per questo, spesso oggetto di alleanze, rivalità o conflitti.

Nei prossimi anni intorno al tema della transizione ecologica, tecnologica ed energetica, si giocherà una parte considerevole della competizione geopolitica globale e la stessa sicurezza nazionale degli stati ne sarà fortemente interessata. Ma le nuove condizioni ambientali generate anche dalla crisi climatica (desertificazione, innalzamento dei mari, nuove rotte artiche, eventi meteorologici catastrofici) potrebbero rappresentare una sfida rilevantissima, sotto più punti di vista, per il loro impatto in alcune aree geografiche e le conseguenze sulle popolazioni e la vivibilità di certe regioni.

Da qui la necessità di essere sempre più resilienti, e reattivi, rispetto alle nuove tipologie di minacce emergenti, anche di origine ambientale sviluppando una strategia comune tra tutti i Paesi europei e gli alleati atlantici, che tenga conto sia degli aspetti più generali del problema, delle loro ricadute globali, ma ovviamente anche quelli più “regionali” derivanti dalla nostra posizione geografica tra regioni fortemente esposte a questi rischi come quella artica, il Mediterraneo e l’Africa.

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Cronaca

Covid, in calo contagi e decessi: negli ospedali i ricoverati quasi esclusivamente i non vaccinati

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Dai decessi per Covid ai contagi, la settimana 8-14 settembre, rispetto alla precedente, ha visto tutti i numeri in calo: scendono -14,7% i nuovi casi (33.712 rispetto a 39.511), del -6,7% i decessi (389 rispetto 417), dell’-8,8% le persone in isolamento domiciliare (117.621 rispetto a 128.917), del -3,3% i ricoveri con sintomi (4.165 rispetto a 4.307) e del -1,6% le terapie intensive (554 rispetto a 563). Lo rileva il monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe, che sottolinea come in ospedale ci siano “quasi esclusivamente persone non vaccinate”.

“E’ inaccettabile la presa di posizione di personaggi pubblici, tra cui medici e politici, che, sovvertendo la metodologia della ricerca scientifica, alimentano la disinformazione mettendo a rischio la salute delle persone. Soprattutto di quelle indecise, che rifiutano vaccini efficaci e sicuri confidando in protocolli di terapia domiciliare non autorizzati o addirittura in farmaci dannosi e controindicati”. Così Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe nel nuovo report settimanale, interviene nel dibattito scatenato dal convegno promosso dalla Lega e ospitato pochi giorni fa in Senato, in cui si è parlato di terapie alternative contro il Covid, tra cui l’antiparassitario ivermectina e l’idrossiclorochina, entrambi sconsigliati dalle autorità sanitarie. Un comportamento per Cartabellotta tanto più rischioso considerando il particolare contesto in cui ci troviamo. “Il progressivo aumento delle coperture vaccinali e l’adesione ai comportamenti individuali – spiega – hanno permesso di contenere la quarta ondata e i nuovi casi e i ricoveri hanno finalmente iniziato a scendere. Tuttavia con l’autunno alle porte, la riapertura delle scuole e i 9,4 milioni di persone, oltre agli under 12, che non hanno ancora ricevuto nemmeno una dose di vaccino, si rischia una ripresa della circolazione del virus e un aumento delle ospedalizzazioni con conseguenti limitazioni nell’assistenza ai pazienti non Covid-19”.

“Non ci libereremo facilmente del coronavirus Sarscov2, ma in futuro dovremo essere pronti ad affrontare nuove pandemie dovute ad agenti patogeni sconosciuti. La prossima pandemia potrebbe essere dovuta ad un virus influenzale, ma anche ad un agente diverso”. A dirlo Gianni Rezza, direttore della Prevenzione del ministero della Salute, al Congresso Amit (Argomenti di Malattie Infettive e Tropicali) in corso a Milano. “Bisognerà essere pronti con piani pandemici sia contro i virus influenzali che altri a più ampio spettro, facendo tesoro di quanto appreso con la pandemia da Covid-19 .

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