Connect with us

Editoriali

Certi italiani brava gente? Ciò che si fa all’ombra di un partito che si autodefinisce ‘democratico’

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo

Fin da piccoli ci hanno inculcato questo sano concetto: che gli Italiani sono ‘brava gente’, che non fanno male ad altri popoli, che non sono come i nazisti di Hitler o i comunisti di Stalin.
Che, insomma, la storia ci assolve sia per le conquiste dell’Africa che per la guerra persa, la Seconda. Perché la prima pare che l’abbiamo vinta… Ci assolve anche per altri fatti, di cui nessuno parla, ma si sa, la guerra è guerra. E ci fermiamo qui. Dopo l’ultima guerra tutti abbiamo tirato un sospiro di sollievo, rialzato la testa, medicato le ferite e cercato di riprendere a vivere, dopo essere sopravvissuti – quelli che ci sono riusciti. I cattivi erano i fascisti, Mussolini è stato falsamente fucilato, e poi appeso a testa in giù a piazzale Loreto (ma non eravamo ‘brava gente’?) e così via. L’oro di Dongo è sparito nelle casse di chissà chi – qualcuno dice del PC. Insomma, tutto normale. Abbiamo goduto qualche decennio di democrazia, anzi, di Democrazia Cristiana, fino a Mani Pulite.

Mani Pulite? Ma non eravamo ‘brava gente’?

Insomma, qualcuno dice che siamo in democrazia, specialmente se nel suo logo esiste l’appellativo ‘democratico’, riferito al suo partito. Cioè, tutto ciò che si fa all’ombra di un partito che si autodefinisce ‘democratico’, secondo alcuni va bene. Secondo altri, no. Specialmente secondo chi vuol vedere chiaro – impresa improba – nella politica odierna, dove alte nubi di fumo-geni si alzano appena si cerca di farlo. Se è vero – come dovrebbe essere vero – che in democrazia è prevista l’alternanza, questo significa che ogni tanto i governi vanno cambiati, secondo come il precedente esecutivo ha gestito la cosa pubblica, e secondo come esso è stato giudicato dai cittadini che, ricordiamolo, in democrazia, sono quelli che comandano – o almeno, dovrebbero.
Il governo di Gentiloni, Renzi, e prima di lui di Letta, Monti eccetera non sembra aver soddisfatto gli Italiani; quel governo, cioè, propiziato da Re Giorgio ed espresso sotto il simbolo PD. Democratico, appunto.

L’attuale compagine governativa è stata scelta a furor di popolo e con tante difficoltà proprio dai cittadini

Ma chi non rispetta le italiche scelte sono proprio gli appartenenti a quel Partito che Democratico vorrebbe apparire. Quotidianamente insulti, menzogne e falsità vengono propinate ai cittadini meno provveduti e meno propensi all’approfondimento, da parte di un esecutivo che i cittadini stessi hanno mandato a casa. Senza guardare la trave nel proprio occhio, denunciano la pagliuzza nell’occhio altrui. Nessun quotidiano, o quasi, ma in tono sommesso, parla del caso Tiziano Renzi, e dei soldi dell’Unicef, né i tiggì ne fanno menzione. Mentre l’imam Martina a tutto campo imperversa in televisione con le sue verità, piuttosto opinabili. Tutti i telegiornali parlano dei 49 milioni della Lega, mentre nessuno parla dei 6 mln e 600.000 dollari dell’UNICEF che sono spariti, qualcuno ipotizza, nelle società della famiglia Renzi. Nessuno parla delle nove auto di lusso che costituivano la scorta del presidente del Consiglio Matteo Renzi, pagate dallo Stato, cioè da noi, mentre c’è gente che non può permettersi una utilitaria. O dell’aereo in leasing che è stato – pare – reso a chi lo aveva noleggiato alla presidenza del Consiglio – leggi ancora Matteo Renzi.
I social denunciano altre cifre: 600 mln di euro spariti di Banca Etruria; 49 milioni dal Montepaschi; 419 mln per la ricerca; e così via. Tutte voci da controllare, ma probabilmente veritiere. Attendiamo smentite. Unitamente ai – pare – 30 mln di euro per i terremotati.

Detto questo, certi Italiani non sembrano tanto ‘brava gente’, a meno che tutta questa mostarda non la si voglia attribuire ad una forza estranea all’Italia.

Sempre tenendo presente che i fascisti ‘sono cattivi’. Asserzione sulla quale certamente troveremo un ampio consenso. Questo è il motivo per cui Mussolini, la Petacci e i vari gerarchi, defunti, furono appesi a testa in giù a Piazzale Loreto. Ma la ‘brava gente’ non fa queste cose. Sputare su di un cadavere, pisciargli addosso e prenderlo a calci non denota una persona buona. Allora potremmo dire: ‘Certi italiani non brava gente’. Questo è il motivo per cui condanniamo senza riserve l’autore, o gli autori, del murales apparso – telecamere di sorveglianza niente? – su di un muro a Torino, che rappresenta Salvini a testa in giù. Come Mussolini. Che era cattivo in quanto fascista. Ma quelli che hanno dipinto questa ignobile figura, sono buoni, pur non essendo fascisti, o, per il gioco delle parti e degli opposti, comunisti? I comunisti sono cattivi? Se fanno queste cose, senz’altro sì. Se fanno queste cose, non rispettando la volontà popolare, liberamente espressa con il voto, certamente non sono buoni. Anzi. Diventano peggio di coloro che vogliono censurare. Sono peggio di coloro che odiano, fino al punto di raffigurarli a testa in giù, come Mussolini, la Petacci e i gerarchi fucilati a Dongo, in riva al lago, dove ancora la ringhiera sull’acqua conserva i segni delle pallottole. Democrazia a senso unico? È quella che vorrebbero l’imam Martina e i suoi compari. Sono peggio dei fascisti? Certamente sì, se si comportano in modo tale da fomentare e giustificare queste azioni idiote e ripugnanti. Italiani ‘brava gente’? Ahimè, non più.

Roberto Ragone

Print Friendly, PDF & Email

Continua a leggere
Commenti

Editoriali

Anguillara Sabazia, Giovanni Chiriatti: “Non ci siamo proprio!”

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo

ANGUILLARA SABAZIA (RM) – Riceviamo e pubblichiamo la nota dell”ex vice sindaco di Anguillara Sabazia Giovanni Chiriatti. Una disamina sull’attuale compagine politica che governa la città sabatina vista dall’ex consigliere, poi assessore e vice sindaco, tra l’altro, il candidato più votato di quella rappresentanza che doveva essere il Movimento Cinque Stelle di Anguillara Sabazia.

Ecco la nota di Giovanni Chiriatti

“Non ci siamo proprio!
Questa amministrazione insiste nel non capire che non può operare con presunzione, arroganza e supponenza quando dovrebbe impegnarsi nella ricerca del percorso giusto per entrare in sintonia con la cittadinanza. Sembra aver perso contatto con la realtà e non riesce a comprendere che la grande maggioranza dei cittadini di Anguillara è ormai stanca e delusa dalle tante promesse disattese.


Ognuno di loro continua a guardare il dito e non la luna e sebbene sia vero che i vecchi partiti ma anche gli ultimi arrivati cavalcano l’onda del malcontento è altresì innegabile che l’intolleranza e il nervosismo scaturiscono dal basso e la stragrande maggioranza di cittadini è insoddisfatta e disarmata davanti a questa gestione approssimativa e pasticciata della cosa pubblica, dai risultati disastrosi e fallimentari registrati in questi tre anni ma soprattutto dall’arroganza delle risposte fornite.


Ai consiglieri di maggioranza vorrei quindi chiedere di risvegliare il loro spirito critico, quello che sembrava esistere prima dell’ascesa al “palazzo baronale”, invitandoli ad esaminare le motivazioni reali dell’insofferenza dei loro “vicini di casa”.


La cosa più grave che potessero fare (tralasciando le voci poco edificanti su vicende private che poco hanno a che fare con l’essere rappresentanti di un paese, sulle vicende giudiziarie e l’atteggiamento dispotico verso la cittadinanza) è stata quella di disattendere le promesse relative alla trasparenza e alla partecipazione. Se invece di organizzare assemblee postume alle loro sciagurate decisioni avessero dato vita ad una pianificazione con i famosi tavoli di lavoro, probabilmente non saremmo a questo punto e non sarebbero state prese decisioni inopportune come quella del divieto di balneazione, del senso unico o dell’installazione coatta dei giochi sull’arenile.


Sentir affermare nel consiglio comunale dal loro capogruppo …di non aver voluto ascoltare i cittadini perché avrebbero scelto di non usare i fondi a disposizione del comune per opere di assoluta priorità ma solo per opere secondarie… è contraddire se stessi e i propri ideali alimentando l’insofferenza e la delusione della gente.


Il clamoroso voltafaccia sulla questione ambiente e territoriale ha da subito compromesso il consenso ricevuto alle ultime elezioni. Sono passati dalla “Revoca del Piano Regolatore Senza Se e Senza Ma!” all’approvazione di una ulteriore variante per poi arrivare con un secondo atto all’adozione di Piani Integrati che avranno la conseguenza disastrosa di aumentare le aree edificate del paese senza il necessario studio della pianificazione dei servizi necessari.


Le persone ormai si domandano che fine hanno fatto i loro discorsi sulla tutela dell’ambiente e sugli interventi di ripristino dell’esistente e dello stop al cemento. Non capiscono come si possa svendere il territorio senza pensare che nuove unità abitative non faranno altro che aggravare ulteriormente la già esistente carenza di infrastrutture e la mancanza di servizi.


Chiedo quindi ai consiglieri di maggioranza di riflettere ogni volta che gli verrà richiesto di alzare la mano nei consigli comunali, di non lasciarsi intrappolare e trasportare dal semplice senso di appartenenza che gioca solo a favore di qualcuno, ma di farlo convinti di quello che si sta deliberando e delle conseguenze che ne derivano.


Infine invito tutti ad una riflessione su quanto è accaduto nell’incontro avvenuto il 6 dicembre u.s. presso l’ex consorzio agrario, sia sugli atteggiamenti intimidatori tenuti da un consigliere che per sua natura è avvezzo all’arte dell’insulto e alle minacce ma soprattutto per la reazione/aggressione deprecabile e indegna, a seduta ultimata, di una consigliera comunale verso una cittadina, atteggiamento che denota chiaramente l’inadeguatezza del ruolo che si ricopre, l’insofferenza e la tensione che si mostra verso il paese e un nervosismo alimentato dall’aumento della distanza culturale ed ideologica tra la società civile e le istituzioni.


Mi permetto di esprimere la mia personale solidarietà a Nadia, una persona che si batte da sempre per l’acqua pubblica che a differenza di molte, che si nascondono dietro “l’essere donna” quando ricevono una contestazione politica, è sempre stata coerente e presente in prima linea per il bene comune.

Il cittadino
Giovanni Chiriatti #chedelusione”

Print Friendly, PDF & Email

Continua a leggere

Editoriali

Legittima difesa: non è sinonimo di arma da fuoco

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo

La legittima difesa , istituto contemplato dall’art. 52 del codice penale è uno tra i più dibattuti e sofferti istituti italiani . Il primo comma di questo articolo raccoglie in sintesi tutta la filosofia della legge.

“Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio o altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa.” 

Questo articolo è stato modificato con la legge 13 febbraio 2006 n.59, del novembre 2015 

Una proposta della Lega Nord tentava di aggiungere ulteriori elementi . Il 4 maggio 2017 la Camera aveva dato il via libera ad una nuova normativa disciplinando la difesa personale. Tale normativa tuttavia fu osteggiata dal segretario di allora Matteo Renzi, contrario alle modifiche degli articoli 52 e 59 approvate alla camera. Quest’anno, a ottobre 2018, il Senato ha licenziato un ennesimo testo, quello stesso che questi giorni si sta dibattendo.

Accese polemiche e discussioni a non finire su tutte le reti con la partecipazione di politici ed i soliti frequentatori dei talk show

Quello che più inquieta l’attento cittadino è che di legittima difesa propriamente non si sta discutendo e tutti i dibattiti vertono su ben altri argomenti. Il più delle volte si discute se il cittadino privato aggredito nel suo proprio domicilio abbia si o meno il diritto di usare l’arma da fuoco. Premessa sbagliata che porta inevitabilmente a conclusioni e ahinoi a sentenze errate.

La legittima difesa coinvolge due protagonisti: l’aggressore e l’aggredito,un limite invalicabile e un’intrusione furtiva 

Il ragionamento del cittadino non allineato politicamente e tanto meno coinvolto ideologicamente, non ha dubbi. Come nei casi delle zone militari, senza fare tanti inutili discussioni e dibattiti sul come si dovrebbe comportare l’agente in servizio alla “guardiola”, si espongono degli avvisi e i malintenzionati sono avvertiti che quella data zona è invalicabile e la vigilanza è armata, vale a dire che chi osa sfidare l’avvertimento lo fa a suo rischio e pericolo.

Perché non dovrebbe vigere la stessa regola per il privato cittadino?

La legge dovrebbe essere più che chiara avvisando i malintenzionati che oltrepassando quel limite invalicabile del domicilio privato il trasgressore lo farebbe a rischio e pericolo suo proprio ed oltrepassando quel limite perderebbe ogni diritto alla tutela da parte dello Stato. All’aggressore, che accettasse i rischi nulla sarebbe dovuto ne a lui ne ai suoi parenti se dalla sua avventata avventura contro legge ne dovessero conseguire dei danni sia lievi che gravi oppure addirittura fatali.

Il secondo protagonista della legittima difesa è rappresentato dal cittadino che, trovandosi costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio o altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta, nel caso recasse danni anche mortali all’aggressore introdottosi nel suo domicilio privato, non dovrebbe essere chiamato a rispondere della sua azione e tanto meno essere soggetto ad alcun procedimento .

Rimane il dibattito sul modo di difesa personale. Si sta facendo molta confusione perché si accentrano tutte le discussioni sull’uso o meno dell’arma da fuoco. Argomento fuorviante. Il cittadino,per la propria difesa, per quella dei suoi e quella dei suoi beni nel suo domicilio privato, non dovrebbe spiegare quali metodi oppure sistemi di difesa userebbe. Dibattere sull’uso dell’arma da fuoco è limitativo e nulla ha a che fare con la legittima difesa.

I metodi per difendersi possono essere molteplici, come l’arma bianca, l’arco con le frecce, la spranga di ferro, la bombola spray urticante, l’acido in faccia, la porta interna con un congegno elettrico, attivato di notte per fulminare l’intruso e altri sistemi analoghi. Ma perché si deve occupare il legislatore sulle scelte del privato cittadino?

La legge deve essere chiara

Due sono i soggetti coinvolti. Il legislatore dovrebbe scrivere chiaro e tondo che il malvivente che si dovesse introdurre nel domicilio privato altrui lo farebbe a suo rischio e pericolo e nell’eventualità che la sua impresa criminale dovesse finire in tragedia, il cittadino, proprietario del domicilio non dovrebbe subire alcun processo e per nessuna ragione dovrebbe essere chiamato in giudizio.

Il secondo concetto dovrebbe assicurare il cittadino che il suo domicilio privato è zona invalicabile, tutelata dalla legge, protetta e che non potrà mai essere considerato reato ne lieve ne grave difenderla da intrusioni . Ladri, rapinatori e malintenzionati, una volta avvisati, dovrebbero assumersene ogni rischio che potrebbe derivare dalla loro impresa criminale.

In Cina ci sono dei sentieri di montagna da percorrere su strette assi di legno sospese nel vuoto. Ci sono dei cartelli che raccomandano di astenersi dall’impresa a chi soffre di vertigini. C’è chi decide di percorrerle ugualmente.

Il malvivente che si introduce furtivamente nel domicilio altrui, specialmente di notte, sappia che potrebbe trovare ad aspettarlo lo “strapiombo”.

Ognuno è responsabile del suo operato e chi è causa del suo male pianga se stesso

Emanuel Galea

Print Friendly, PDF & Email

Continua a leggere

Editoriali

Televisione, specchio della società di oggi: a.a.a. cercasi storie pruriginose, liti in famiglia e disgrazie altrui per programmi vari

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo

Un capannello, formato maggiormente da casalinghe, all’uscita del supermercato discuteva animosamente. Come succede soventemente in queste improvvisate assemblee, i temi in discussione variano e non seguono un’agenda prestabilita. Si parlava delle varie riviste che a pensarci bene – sempre secondo queste signore radunate all’uscita dallo shopping – vivono di gossip, di fuffa, di banalità che girano intorno a personaggi perlopiù senza alcuna importanza sociale.

A pensarci bene anche le trasmissioni di intrattenimenti e approfondimenti tv non fanno migliore figura. Tornata a casa, allestito il pranzo, la famiglia si siede a tavola e come da rito, accende la televisione per vedere cosa succede nel mondo.

E’ sufficiente assistere ad un solo telegiornale

Tutti gli altri sono copia e incolla. Le notizie vere e proprie si contano sulle dita di una mano, eppure tra cronisti che passeggiano con il gelato in mano, tra i commenti, le opinioni personali e le interpretazioni arbitrarie dei fatti da parte dei commentatori, il telegiornale tira avanti per un’ora bella e buona. Appena finisce la rappresentazione, colorita e rivestita dei fatti del giorno, inizia una tammuriata di pubblicità.

A tavola si serve lo stufato di carne e patate e anche di fagioli, mentre da quel tubo catodico fuoriescono creme per borse e occhiaie, pannolini per bambini, pannoloni per signore incontinenti, creme rassodanti per levigare le smagliature, pillole per la prostata, sciroppi per soggetti stitici, protesi di ogni tipo e quanto basta per rovinare l’appetito di chi sta a tavola, buttare lo stufato e cambiare canale in cerca di qualche trasmissione di intrattenimento. E’ l’ora pomeridiana e mezz’oretta di svago ci vorrebbe, dicevano quelle donne, contro “il logorio della vita moderna” come usava ripetere in una pubblicità di tanti anni fa Ernesto Calindri. A quei tempi la pubblicità era essa stessa intrattenimento. Chi non si ricorda il famoso Carosello ed il simpaticissimo Calimero?
Chissà perché la pubblicità è diventata così asettica, poco comunicativa, aggressiva ed impoverita?

Sarà forse per colpa dei tempi che cambiano?

Sarà per minori stanziamenti di fondi stanziati o sarà forse colpa degli operatori pubblicitari non proprio all’altezza del compito?
Cambiato canale inizia l’intrattenimento del pomeriggio. Una kermesse a voci concitate e sovrapposte tra consanguinei, amanti, sposini e vecchi amici. Ugualmente tutti, come leoni, pronti a sbranarci. E’ la periferia della società, ora sotto i fari della ribalta che offre il peggio di se stessa!
Senza ritegno ed alcun pudore si raccontano episodi che si credeva appartenessero all’intimo del focolare. Una vera apoteosi di insulti. L’amante che va raccontando in giro che “lui” è impotente. Storie per mesi velate sotto le lenzuola. Quel “lui” assiste alla kermesse, partecipa al dibattito e chiede i danni anziché nascondersi per la vergogna.

Una madre, se madre la si può chiamare, confessa e si giustifica, dicendo il perché aveva abbandonato il figliolo piccolo solo a casa. Per lei è semplice, cosa naturale: essendosi infatuata di un altro uomo aveva seguito il suo istinto primordiale, abbandonando casa. Il marciume della società, durante quell’ora di pasto, porta alla luce altri angoli bui ed il liquame mal odorante del “progresso” cola da quel tubo prepotentemente, colpendo stomaco e visceri dei commensali che storditi dalla nausea non si alzano a chiudere quella Cloaca Massima emanante un fetore nauseabondo.
Se quanto appena descritto rappresenta quello che offre l’intrattenimento televisivo del pomeriggio, quello della prima serata non si può dire che sia molto differente. Una ben nutrita rassegna di scivoloni di stile durante le dirette caratterizzano parte della serata. Poi segue il ciarpame raccolto da cronisti e croniste in erba, inviate in giro per le periferie in cerca di storie pruriginose per riempire la prima serata e fare gioire il conduttore o la conduttrice. A volte si riesumano storie deja-vù e le fanno passare per scoop sensazionali.

Tanta politica bla bla bla… e il brulicare di tanti esperti in economia, luminari della scienza dell’amministrazione e tanta politica politicante. Tutti in fila nei talk show, tutti con soluzioni facili e pronti in tasca per fare uscire l’Italia dal tunnel. Un’ubriacatura generale che contagia soggetti di tutta la scala sociale.

Il “Portobello” del compianto Enzo Tortora, ricordato per essere stato vittima della mala giustizia, il Rischiatutto di Mike Bongiorno, la serie della Famiglia Adams, i programmi televisivi di Padre Mariano, le esibizioni del mago Silvan, Lascia o raddoppia, il Musichiere, Canzonissima e poi Non è mai troppo tardi, trasmissione d’istruzione popolare per il recupero dell’adulto analfabeta curata e condotta dal maestro Alberto Manzi, sono tutte diventate trasmissioni d’intrattenimento demodé.

Oramai adulti analfabeti non ci sono più, sono tutti impegnati in politica , esperti analisti della situazione nazionale. Li trovi tutti o a Montecitorio oppure nei talk show. Oggi va di moda il cascame, il paccottiglia, il copia incolla, il clic ed il condividi.

Le trasmissioni degli anni 70/80 allietavano le serate delle famiglie. Oggi il loro spazio è stato rimpiazzato da dibattiti politici, approfondimenti su temi noiosi vari.

Caratteristica marcata di queste trasmissioni è il fatto che gli ospiti ed i personaggi politici che presiedono questi talk show sono sempre gli stessi che circolano su tutti i canali.

Per fortuna qualcosa ancora si salva e come intrattenimento sano e intelligente non si può non nominare gli show di Gerry Scotti che propone sempre serate di vero divertimento. Altri bravissimi come Proietti, Fiorello e Bonolis , nonostante molto ben amati dal pubblico, si vedono invece raramente.
Quel capannello di casalinghe fuori dal supermercato si scioglie. Tanto, diceva una di loro, aveva ragione Gino Bartali, anche nel campo della televisione “l’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare”.

Emanuel Galea



Print Friendly, PDF & Email
Continua a leggere

Traduci/Translate/Traducir

Il calendario delle notizie

Dic: 2018
L M M G V S D
« Nov    
 12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930
31  

L’Osservatore su Facebook

I tweet de L’Osservatore

L’Osservatore su Google+

Le più lette

Copyright © 2017 L'Osservatore d'Italia Aut. Tribunale di Velletri (RM) 2/2012 del 16/01/2012 / Iscrizione Registro ROC 24189 DEL 07/02/2014 Editore: L'osservatore d'Italia Srls - Tel. 345-7934445 oppure 340-6878120 - PEC osservatoreitalia@pec.it Direttore responsabile: Chiara Rai - Cell. 345-7934445 (email: direzione@osservatoreitalia.it