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Costume e Società

“Chi sparò ad Acca Larenzia? Maurizio Lupini e Valerio Cutonilli ospiti della prossima puntata di Officina Stampa

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Giovedì 27 settembre 2018 l’avvocato e scrittore Valerio Cutonilli sarà ospite del programma Officina Stampa condotto da Chiara Rai, insieme a Maurizio Lupini, sopravvissuto alla strage di Acca Larenzia, per parlare dei tanti lati oscuri, rimasti ancora oggi, dopo quarant’anni irrisolti.  Cutonilli ritorna sull’argomento, pubblicando un corposo e interessante volume dal titolo “Chi sparò ad Acca Larenzia?

I fatti:

Sono le 18,23 del 7 gennaio del 1978. Via Acca Larenzia, nel quartiere romano del Tuscolano, è, più che una via, una piazzetta. Uno slargo non percorribile dalle auto, fra due strade. Un piazzale dove i ragazzini amano andare a fare due tiri al pallone. Un’area su cui affaccia l’ingresso della sezione del Tuscolano.

Cinque ragazzi, appartenenti a quella sezione, stanno per andare a raggiungere altri camerati per un volantinaggio. Appena escono dalla porta blindata, vengono investiti da una scarica di piombo. Gli assassini – cinque o sei, questo non si saprà mai con certezza – sono appostati dietro alcune colonnine di pietra che impediscono l’accesso alle auto, in basso. In alto c’è la scalinata su cui cadrà, colpito a morte, Francesco Ciavatta. Il primo ad uscire, Franco Bigonzetti, il più visibile dei cinque, data la sua mole, ma soprattutto per il bianco dell’impermeabile che era solito indossare, viene colpito ad un occhio. L’arma, verrà poi stabilito in sede autoptica, è di grosso calibro, almeno una 38 special. Il suo corpo si alza da terra, all’impatto, e lui cade, già senza vita, con le braccia aperte e il viso rivolto verso il cielo. Il secondo, Francesco Ciavatta, tenta una fuga disperata su per la scalinata, ma verrà anche lui raggiunto alla schiena da un colpo di 38. Morirà in ospedale il giorno dopo.

Gli altri tre, Giuseppe D’Audino, Vincenzo Segnieri – rimasto ferito ad un braccio – e Maurizio Lupini, riescono a chiudersi dentro.

Inutilmente gli aggressori si scagliano contro quella porta, scaricando la loro rabbia e le loro bestemmie sul corpo inerte di Bigonzetti, su cui sparano anche una raffica dalla mitraglietta Skorpion cal. 7,65 – una delle armi utilizzate nell’agguato. Dopo quarant’anni, gli autori di questo attentato non sono stati individuati, nonostante fossero – e siano tuttora – evidenti molti elementi per le indagini, molte ‘piste’, che non si sono volute seguire. Ma che, se si fosse indagato, avrebbero portato certamente all’arresto degli assassini. Cè pero anche una terza vittima: il giovane Stefano Recchioni, accorso, il giorno dopo, con altri amici sul luogo dell’eccidio, colpito al capo, nei disordini seguiti alla strage, da un proiettile cal. 7.65, partito non s’è mai saputo da quale arma in pugno a chi. Del fatto fu incolpato all’inizio un capitano dei carabinieri, poi scagionato.

“Chi sparò ad Acca Larenzia? L’ultimo libro dell’avvocato Valerio Cutonilli

Valerio Cutonilli, brillante avvocato del foro di Roma, già autore di numerose inchieste sui misteri d’Italia, aveva già pubblicato un libro-denuncia a proposito di questo episodio, – passato alla storia come ‘la strage di Acca Larenzia – , dal titolo: “Acca Larenzia, tutto ciò che non è mai stato detto”. Ora ritorna sull’argomento, pubblicando un corposo e interessante volume dal titolo “Chi sparò ad Acca Larenzia? – Il settantotto prima dell’omicidio Moro”, nel quale amplia la visione dell’episodio, inquadrandolo nel momento storico e politico dell’Italia in quegli anni, propedeutici ai più duri e sanguinosi ‘anni di piombo’, che costituirono il palcoscenico delle Brigate Rosse e delle loro imprese, anch’esse mai chiarite fino in fondo. Come, ad esempio, il sequestro e l’uccisione di Aldo Moro, avvenuto circa due mesi dopo. Fatti che causarono l’insorgere dello spontaneismo armato di destra, da parte di ragazzi che vollero rendere la cortesia ai loro antagonisti, quasi una difesa personale. E che finirono per innescare una spirale in cui rimasero invischiati. Proprio quest’anno ambedue gli avvenimenti hanno la celebrazione del loro quarantennale. Più solenne quella del sequestro dello statista leccese; meno, anche se più ‘rumorosa’ e intensa – con il rito del ‘Presente’ – quella dei tre ragazzi.

Perchè ‘strage di serie B’?

In realtà, a quei tempi, in cui sui muri comparivano scritte come ‘uccidere un fascista non è reato’, non furono svolte vere e approfondite indagini per scoprire i componenti del commando assassino. Ad oggi nessun colpevole è stato individuato, nessuna condanna comminata, nella più totale inanità che ha lasciato ancora molte domande senza risposta. Non ultima quella cruciale, relativa ad una mitraglietta Skorpion cal. 7.65 – una delle armi utilizzate poi in seguito anche dalle BR – nella disponibilità della quale furono coinvolti anche un funzionario di polizia ed un famoso cantante. Un libro ed una narrazione che mette il dito su parecchie piaghe; un documento di cui si sentiva il bisogno; un fascio di luce per chi quei tempi ha vissuto in prima persona, accontentandosi di ciò che leggeva sui giornali o seguiva nei TG. Qualcosa che servirà anche ai ragazzi di oggi, per meglio comprendere quella che è stata la nostra storia più recente. Una visione obiettiva, e non di parte, degli avvenimenti, raccontata con il massimo equilibrio. Abbiamo voluto riportare una breve intervista con l’autore.

Avvocato Cutonilli, quanti libri ha scritto e pubblicato?
Quattro, compreso l’ultimo dedicato all’eccidio di via Acca Larenzia.

Lei si ritiene più scrittore o più avvocato?
Come avvocato mi occupo di questioni completamente diverse da quelle trattate nei libri. Quindi è difficile rispondere alla domanda. Sicuramente non sono uno storico.

Lei scrive sempre qualcosa a proposito dei misteri d’Italia, che sono tanti. Lo fa perché la interessano particolarmente, o per la ricerca di una verità non detta, alla fine perché le ingiustizie la stimolano?
Le ingiustizie mi danno fastidio. Non voglio accettarle passivamente.

Il tema dei ragazzi di destra negli anni 70 vediamo che le è particolarmente caro. Per un’idea politica?
Inizialmente il motivo delle ricerche era legato alla mia appartenenza politica. Oggi ritengo che fatti come quelli di via Acca Larenzia, per fare un esempio, riguardino non solo la parte in cui mi identifico ma tutta la comunità nazionale.

Quando si scrive, si sente il libro, o l’articolo, o il romanzo, come una propria creatura. Alcune ci piacciono di più, perché riteniamo che siano venute meglio. A lei, di tutti i libri che ha pubblicato, quale piace di più, qual è il libro – o il tema – che lei ritiene sia venuto meglio?
Il libro migliore è sempre quello che non hai ancora scritto. I miei libri hanno difetti e limiti, nessuno escluso. I pregi li rimetto alla valutazione dei lettori.

La sua posizione di uomo di legge, lei ritiene che lo abbia avvantaggiato per la prossimità e la familiarità con atti ufficiali da consultare, magari negli archivi dei tribunali?
Sono una figura ibrida, in realtà. A differenza dei miei colleghi, giustamente concentrati sugli atti giudiziari, ho studiato questi ultimi considerando però problematiche molto più ampie. Impossibile capire la strage di Bologna, per esempio, senza studiare a fondo la politica internazionale dell’epoca. A differenza degli storici, tuttavia, ho compulsato gli atti giudiziari con la deformazione professionale e il disincanto dell’avvocato.

La domanda d’obbligo, in chiusura è: ormai i suoi fans aspettano di leggere ancora le sue inchieste, oltretutto molto ben scritte e articolate. Ci può dire quale sarà il tema del suo prossimo lavoro?
La ringrazio per la stima ma non ho mai cercato e a dire il vero trovato fans. I primi due libri erano stati pubblicati da una piccola casa editrice, oggi chiusa, di cui ero peraltro socio. L’ultimo è una pubblicazione indipendente di Amazon. Solo il terzo ha viaggiato nella grande editoria. Ma ero un coautore assieme a un magistrato di fama internazionale come Rosario Priore. La mia intenzione oggi sarebbe quella di non scrivere più libri sul terrorismo. Se arrivasse il quinto, riguarderebbe un argomento molto personale e completamente diverso da quelli trattati sinora.

Roberto Ragone

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Gaslight, esiste veramente: ti fanno perdere l’autostima fino a farti sentire sbagliato!

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Se qualcuno ha visto il film “Angoscia” (titolo originale “Gaslight”), con una strepitosa Ingrid Bergman e un altrettanto eccezionale Charles Boyer, ha chiaro di cosa stiamo parlando.

Nel 1946 andò in concorso a Cannes ma ancora oggi questo fenomeno sembra essere sconosciuto ai più.


Il gaslighting è la tecnica con la quale qualcuno, persona fisica o gruppo, individua una vittima alla quale fa in modo di far perdere le certezze che aveva avuto fino ad un momento prima.


Come? Insinuando differenti visioni della realtà, volutamente alterate, che finiscono per diventare “ovvie” e reali, a scapito della vittima, complice il sostegno di prove fallaci o persone conniventi.
Spy story? Purtroppo no.


Il gaslight è molto più subdolo e presente di quanto possa sembrare.
Bauman e la Arendt lo sapevano bene quando descrivevano come il nazismo e le sue intollerabili assunzioni si fossero insinuate man mano, modificando e modellando i parametri di verità e giustizia della società tedesca di quegli anni attraverso l’instillazione progressiva e letale di
assurdità che man mano diventavano vere e condivisibili.
La vittima di gaslight viene portata a riconoscere progressivamente la sbagliatezza – o la patologia delle sue convinzioni, pensieri, idee, fino al punto di abbandonarle in virtù delle “nuove verità” propinate come vere, a volte in modo molto sofisticato, altre in modo molto becero ma altrettanto efficace alla lunga.


Ecco alcuni dei segnali d’allarme per riconoscere quando questa strategia sta entrando in azione contro di noi:
1 le bugie eclatanti passate per vere. È una tecnica di comunicazione efficacissima. Se qualcuno mente in modo spudorato non sarò più sicuro che nulla di ciò che dice è vero. È uno dei modi con i
quali chi fa gaslight instilla il dubbio su cose vere.
2 negare di aver detto qualcosa. Il gaslighter per eccellenza è colui che nega l’evidenza in modo sfacciato, finchè a te non venga il dubbio che se nega con tanta veemenza in effetti stia dicendo la
verità
3 attacco alle fondamenta dell’identità. Il gaslightin prevede che chi lo agisce attacchi le cose che ti sono più care fino al punto di farti sorgere dei dubbi sui tuoi parametri di riferimento
4 Minare lentamente l’autostima della vittima. Con piccoli, costanti, commenti negativi. Fino a che tu stesso non sarai convinto della giustezza di quelle critiche
5 Parole e azioni non coincidono. Se vuoi accorgerti di chi sta facendo gaslight guarda a quello che fa e non lasciarti distogliere da quello che dice: spesso noterai una grande differenza
6 mentre stanno demolendoti fanno o dicono qualcosa di molto carino, perché tu vada in confusione e non possa pensare davvero male di loro che “sono stati tanto gentili in quella circostanza”

7 conoscono e usano molto bene la confusione come tecnica per indebolire le difese delle persone.
8 Ti accusano costantemente di ciò che stanno facendo loro. Attacco preventivo. Saranno stati i primi ad accusare di qualcosa e potranno con meno efficacia venirne accusati.
9 Ti portano le persone contro. Non sempre direttamente. A volte sono mezze parole, ma il risultato nel tempo sarà portare le persone a dubitare o allontanarsi da te
10 dicono di te o a te direttamente che forse sei matto o hai qualcosa che non va. Per quanto possa essere assurdo, prima o poi il dubbio che sia vero verrà sia a te che agli altri
11 ti dicono che “tutti là fuori ti mentono e non ti devi fidare”, in modo da toglierti nel tempo riferimenti esterni che ti aiuterebbero a riacquistare lucidità.
Ci sono diversi studi clinici che indagano questa modalità e le sue conseguenze. Al di là di teorie complottiste, al di là del voler sempre vedere un’intenzionalità negativa, ma rimanendo ben presenti a noi stessi, quante delle cose alle quali oggi sembriamo essere abituati (dal razzismo, alla
mancanza di coesione sociale, al mal costume; dalla tv spazzatura, alla cultura della violenza, alla promiscuità sessuale patologica, alle dipendenze, all’incapacità relazionale, all’analfabetismo funzionale) fino a un certo punto ci sembravano folli e orribili?
Come sarebbe iniziare ad avere più presenza e poter guardare a ciò che ci dicono i cosiddetti esperti o i tuttologi che vagano per il mondo o i media con uno sguardo un po’ più consistente? Io, come al solito, me lo auguro.

Valeria De Luca

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Costume e Società

Centro Sportivo Castelli Romani, corsi sub gratuiti per disabili: l’appuntamento domenica 17 febbraio

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“Un altro mondo, un’altra vita” è l’iniziativa dell’associazione di promozione sociale “La Fonte” che vuole stimolare la cultura territoriale all’abbattimento delle barriere, anche psicologiche, relative alla disabilità. Grazie a un finanziamento ottenuto in seno a un bando indetto dalla BCC Colli Albani, La Fonte dà la possibilità a 6 persone diversamente abili di poter ottenere un brevetto di subacquea in maniera interamente gratuita.

Domenica 17 febbraio a partire dalle ore 10 ci saranno le prove in acqua per la selezione effettuate dagli istruttori esperti e abilitati dell’associazione Albatros. L’open day avverrà, come anche i corsi, presso la piscina del Centro Sportivo dei Castelli Romani a Vallericcia in via di Vallericcia 118 (Ariccia) .

Ogni brevetto prevede 6/8 lezioni teoriche e pratiche effettuate in piscina e un week end all’Argentario a Porto Santo Stefano in cui ci sarà il rilascio dopo la prova in mare.

Un percorso che regala un’altra vita, alla quale avranno accesso tutti quei diversamente abili che vogliano avvicinarsi a uno sport che regala emozioni indimenticabili.

“Per la prima volta ci avviciniamo alla disabilità ma abbiamo deciso di farlo in maniera pro attiva e creando una rete con altre associazioni per promuovere lo sport senza barriere” dichiara il Presidente de “La Fonte”, Nicoletta Giannini, anche lei subacquea, che aggiunge: “ L’idea è nata questa estate parlando con Laura Celi di Albatros che attraverso i suoi racconti mi ha fatto capire come poter dare una seconda occasione a persone meno fortunate di me. Abbiamo partecipato al bando della BCC Colli Albani e con l’aiuto di altre realtà, abbiamo messo su un progetto completamente gratuito dove gli allievi non pagheranno nemmeno il pernottamento all’Argentario.”

I corsi avranno luogo dalla terza settimana di febbraio fino alla chiusura di giugno e ci si augura che questa spinta solidale sia da esempio per l’accantonamento da parte delle associazioni di protagonismi che spesso rappresentano un orpello. “In questi mesi abbiamo raccolto molti attestati di stima e gesti di solidarietà. Mi sento di dover ringraziare il Comune di Lanuvio e quello di Nemi perché nei meandri dei loro conti sono riusciti a darci un piccolo contributo. Ringrazio Mirko di Arim Video il quale al solo dirgli il titolo ci ha fatto un bonifico. Anche la mia parrucchiera Serenella è stata entusiasta tanto che dedicherà l’incasso dell’8 di marzo alla nostra iniziativa. Importante l’apporto dell’associazione Primavera, dell’associazione italiana ciechi, dell’associazione disabili visivi e di altre realtà del territorio. In ultimo mi piace sottolineare la disponibilità del Centro Sportivo Castelli Romani che immediatamente ci ha dato ospitalità.” chiude la Giannini.

PROGRAMMA 17 FEBBRAIO – PISCINA CENTRO SPORTIVO CASTELLI ROMANI

Ore 10: prove in piscina in modalità one to one, un allievo un istruttore

Ore 11.30: Conferenza stampa e assegnazione dei brevetti gratuiti

Ore 12: rinfresco

NB: Durante le prove saranno effettuate riprese sott’acqua.

Per prenotazioni lafonte.genzano@gmail.com o 3497177894

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Castelli Romani

Genzano, giostre in via Toscana: sono belle e apprezzate. Peccato che non possano restare per il Carnevale

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Le giostre regalano momenti magici sia per i bambini che per i loro genitori che li guardano divertirsi. A Genzano fanno divertire dai grandi ai più piccoli le giostre in via Toscana, vicino alla Coop.

Li c’è il galeone dei pirati che fa divertire tutti, le macchine a scontro e altre piccole attrazioni che fanno divertire le famiglie e soprattutto i ragazzi.

I giostrai che stanno lì, gli Steinhaus, ogni anno da circa 70 anni portano a Genzano divertimento e spensieratezza.

Peccato che proprio in vista del Carnevale debbano lasciare da via Toscana perché qualche residente si sarebbe lamentato dei volumi della musica e il Comune, per questo motivo, non ha ancora concesso la proroga affinché le giostre possano restare per il Carnevale.

In realtà la musica di queste giostre non ha i volumi alti come si può sentire dal filmato e le casse non sono rivolte verso il centro abitato. Le giostre poi si fermano intorno alle 20:00 di sera e non proseguono oltre.

Sono infatti molti i residenti che hanno piacere a che le giostre possano restare in via Toscana fino alla fine del Carnevale.

In fondo sono pochi giorni e questi intrattenimenti non fanno che rallegrare l’atmosfera. L’appello al Sindaco da parte di un nutrito gruppo di genzanesi è dunque quello di lasciare le giostre questi altri pochi giorni di Carnevale. Poi sicuramente per il prossimo anno si troverà una soluzione ottimale.

Genzano, giostre in via Toscana VIDEO

L’auspicio è che la proroga richiesta dai giostrai al Comune possa essere dunque rinnovata almeno per questi giorni con l’impegno che alla fine del Carnevale i giostrai si fermino. Genzano, da sempre attenta a tutte le feste, sarà sicuramente ancora più colorata e offrirà ancora più divertimento.

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