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Editoriali

Chi vuole veramente male all’Italia? La parola d’ordine delle opposizioni: tanto peggio tanto meglio

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Da quando è stato varato il governo Lega-M5S, l’opposizione, ed in prima linea il PD, fa fuoco e fiamme con interventi televisivi favoriti da un’amministrazione RAI che ancora non si adegua alla nuova linea, dando molto risalto alle interviste di Martina, Renzi, Migliore, Romano, Rosato, e chi ne ha più ne metta. Facendo apparire il PD come il partito salvatore della patria, l’unico rimedio contro i guasti di un governo che si vuole irresponsabile, inesperto, pasticcione, conflittuale al suo stesso interno. In più, ‘fascista’, come si affrettano alcuni ad insegnare ai migranti ancora prima che i gommoni siano svuotati del loro contenuto. Renzi in televisione, parlando a proposito dei vaccini, ha detto con tono stentoreo che ‘non si scherza con la salute dei bambini’, e che chi lo fa, ‘fa male all’Italia’. Bene, noi pensiamo che il male all’Italia lo stanno facendo loro, le opposizioni, tra le quali annoveriamo, Leu – insignificante ma presente in TV al di là della sua reale (in)consistenza – e purtroppo, anche Forza Italia e Tajani. Già tuonare a vanvera contro un governo eletto democraticamente con una legge elettorale fatta ad arte per impedire che un tale governo si formasse, e quindi delegittimare di fatto le scelte dei cittadini, è antidemocratico, e denota una faziosità che va al di là di una opposizione che pure in democrazia è necessaria, dovendo essa controllare ed equilibrare le iniziative parlamentari. Questa opposizione, invece, va a ruota libera, spargendo anche notizie non esatte, giusto per cercare di scalzare le forze al governo. Che all’interno dell’esecutivo ci siano pareri diversi, fa soltanto bene, perché il confronto permette di mettere a punto soluzioni migliorative. Quando invece il partito, o il governo, sono sotto l’egida di un unico padre-padrone, come è successo di recente e anche un po’ più in là, la democrazia va a pallino.

Caso Ilva

L’idea della revisione delle condizioni di cessione dell’azienda certamente non è nata in seno al M5S, ma proprio da un appartenente al PD, cioè Michele Emiliano, governatore della Puglia, una voce a volte fuori dal coro. Purtroppo, inascoltata è stata la sua protesta a proposito del TAP, che avrebbe potuto essere spostato a Brindisi, senza distruggere gli uliveti secolari del Salento: ma gli interessi in gioco sono tali, e ad un tale livello, che l’operazione di buonsenso si è dimostrata impossibile, e di questo fa fede un’inchiesta de L’Espresso di qualche tempo fa che esprime precise accuse. Tornando all’ILVA, in una lettera indirizzata proprio a Di Maio, Emiliano manifesta i suoi dubbi sull’aggiudicazione del contratto, da parte dell’allora Ministero per lo Sviluppo Economico, alla AmInvestCo, che prevede l’impiego di 8.100 operai a regime, mentre la AcciaItalia ne avrebbe previsti 10.500. In più, afferma Emiliano, non è stato preso in considerazione il fattore qualitativo dell’offerta: AcciaItalia aveva proposto un piano con l’impiego di tecnologie a minore impatto ambientale, da eseguire entro il 2021; al contrario, la AmInvestCo prevede modifiche al piano ambientale con dilatazione degli interventi fino al 2023. E, continua il governatore, appaiono ben più esigui gli investimenti della AmInvestCo rispetto a quelli dell’AcciaItalia, che aveva proposto la decarbonizzazione dell’azienda, fattore decisivo per la vita della città di Taranto e delle campagne circostanti. Forse non tutti ricordano che l’ILVA, in mano a Riva, è stata condannata a risarcire masserie, allevamenti e coltivazioni invasi dalla diossina, e mai più fruibili. Oltre alla mai eseguita operazione di decontaminazione dell’area, che sarebbe costata alla proprietà circa tre miliardi delle vecchie lire. “Notoriamente” continua Emiliano, la cordata in oggetto “concentra una cospicua fetta della produzione di acciaio a livello europeo e mondiale, nonché quote di mercato UE, con evidente e conclamato rischio antitrust, essendo superiori al 40%”. Tralasciamo altre pur significative notizie inerenti la questione, solo per brevità. Quindi non è vero che Di Maio voglia distruggere l’ILVA e mandare a casa migliaia di operai. Al contrario, si vuole evitare un evidente rischio di aggiudicazione ‘non ponderata’, diciamo così, e magari, effettuata tenendo conto di fattori che esulano dalle normali valutazioni imprenditoriali.

Vaccini

Nessuno vuole giocare con la salute dei bambini per motivi politici, né si vede quale interesse potrebbe averne l’attuale governo, visto che i No-vax sono una minoranza. Lo spostamento dei termini per la presentazione dei certificati deriva soltanto da condizioni pratiche, e inutilmente Giulia Grillo, e anche i due vice-premier , si affannano a rassicurare i genitori: non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Renzi e Martina, loro sì, strumentalizzano l’argomento salute dei bambini e vaccini, per motivi politici. Ma li vogliamo rassicurare: nessuno impedirà che si raggiunga il fatidico 98%, o quello che sia, di bambini vaccinati. Una volta di morbillo non si moriva, e oggi ci vuole il vaccino: ma che morbillo è? Oppure in realtà si tratta di complicanze in soggetti deboli e carenti di difese immunitarie? Certo, a qualsiasi genitore il numero di ben dieci vaccini obbligatori appare enorme. È pur vero che oggi importiamo con i migranti patologie da noi scomparse da decenni, come la scabbia. Un ulteriore vantaggio delle ‘risorse’. E chi farnetica a proposito degli Italiani migranti a inizio secolo, sappia che dopo un viaggio in nave che poteva durare mesi, i nostri emigranti venivano visitati e tenuti in quarantena in Ellis Island. Respinti poi, senza poter scendere sul suolo americano, se non trovati idonei. Ma tutti partivano con documenti e permessi regolari per andare a lavorare in una nazione che della loro presenza aveva bisogno.

Decreto Dignità

Non si vede in quale altro modo si poteva intervenire per eliminare o almeno ridurre una piaga della nostra economia. Il precariato costringe tutti coloro che hanno bisogno di lavorare ad accettare condizioni di sfruttamento. Mettere gli imprenditori davanti all’obbligo di assunzione, porterà certamente ad un cambio di mentalità. D’altronde, spostare il termine da 36 a 24 mesi per le assunzioni a termine, non cambia tanto le cose, e non crea disoccupazione più di quella consequenziale. L’indennizzo per il licenziamento potrà servire a dare al licenziato, o non riassunto, il respiro necessario per cercare un’altra occupazione. I voucher sono necessari, ma soltanto per alcune mansioni e per periodi limitati. Il loro uso incontrollato è da attribuire alla vecchia amministrazione. È altresì evidente che tutto questo non fa comodo alla Confindustria, che preferirebbe continuare a disporre di manodopera ‘ricattabile’.

Caporalato

Il caporalato, e lo sfruttamento degli operai africani sono conseguenze di una dissennata politica commerciale. Oggi i pomodori che si trovano sui banchi del supermercato hanno le più varie provenienze. Ma quelli a minor prezzo sono sicuramente quelli provenienti da paesi terzi, come l’Olanda, mentre i pomodori di produzione nostrana vengono pagati una miseria, e magari rimangono invenduti. Una politica vera di incentivo all’agricoltura consentirebbe di produrre a più basso costo, senza pagare, per esempio, i contadini siciliani affinchè non coltivino il grano. Permettendo così di importare quel grano al glifosato – pesticida cancerogeno e mutageno – che invece noi dobbiamo, per decisone europea, importare dall’estero – leggi Canada. Oggi si distruggono grandi qualità di prodotti agricoli, per i quali i contadini incassano integrazioni da parte dello Stato. Quel denaro mal speso potrebbe invece essere meglio impiegato per far sì che le nostre eccellenze trovino spazio sul mercato. Quindi finchè la concorrenza dall’estero imporrà prezzi molto bassi ai nostri prodotti, il fenomeno di sfruttamento della manodopera straniera continuerà, e il caporalato ne è solo un effetto.

Far West

Uno degli argomenti preferiti dall’opposizione di centrosinistra si chiama ‘Far West’, e l’altro ‘giustizia fai-da-te’. Senza guardare che in Italia il Far West è già in atto, e ne testimoniano i numerosi attacchi sessuali a ragazze che hanno il grande torto di camminare per strada da sole. Non ultimo, il caso avvenuto a Milano, quando una ragazza è stata aggredita alle cinque di mattina da un migrante recidivo, già condannato per stupro, e al quale, pur essendo stato negato il permesso di soggiorno, era stato concesso il ricorso. La ragazza aveva compreso le intenzioni dell’uomo, e ha usato lo spray urticante, riuscendo così a salvarsi. Giustizia fai-da-te? O difesa personale? Ci mancherebbe solo che il nigeriano in questione facesse causa alla ragazza per avere un risarcimento. Siamo in Italia, tutto è possibile! Fioriscono poi corsi di difesa personale, frequentati da donne che vogliono sentirsi più sicure, e cha vanno a cercare di apprendere tecniche che non saranno mai in grado di applicare. Questo sì, è Far West, ed è addebitabile tutto intero a chi ha permesso una invasione incontrollata da parte di chi oggi campa sulle nostre spalle. Pochi sono gli esempi di vera integrazione, e sono quelli che ci fanno ben sperare, una volta rimandata a casa la feccia. Ma bisogna farlo. Eliminare la possibilità di ricorso al rifiuto di permesso di soggiorno sarebbe una soluzione da adottare, dato che si traduce in una violazione della legge e in una presa in giro per la comunità. Tempi rapidi per le espulsioni e accompagnamenti. Il foglio di espulsione in tasca non costringe nessuno ad andarsene. Così si eliminerebbe buona parte della manovalanza della malavita che tratta prostituzione e droga. I brutti casi di intolleranza, anche quelli, sono addebitabili a chi ci ha costretti in una condizione che i più percepiscono di non-sicurezza. Mentre i reati degli stranieri aumentano quotidianamente, pietosamente taciuti dai media.

Forze dell’Ordine

Una buona decisione presa di recente è quella di dotare i nostri agenti di polizia di taser, un dispositivo non letale che consente di mettere fuori combattimento un malfattore senza ucciderlo, adoperato da decenni nel Stati Uniti. Purtroppo, la tanto auspicata ‘sperimentazione’ – della quale non si vede la necessità, trattandosi di un dispositivo già ampiamente collaudato – non ancora arriva, costringendo i nostri agenti dell’ordine, polizia e carabinieri, a sparare, o a subire dure punizioni da parte di delinquenti per lo più stranieri: questo è intollerabile! L’alternativa è subire un procedimento disciplinare e una indagine per lesioni, con richiesta di risarcimento danni, o peggio, l’accusa di eccesso colposo in legittima difesa. Grazie alle maglie larghe del vecchio governo, che oggi vorrebbe tornare al potere. Insomma una opposizione, come si diceva una volta, ‘tanto peggio tanto meglio’. Allora, fatti due conti, è facile vedere chi vuole veramente male all’Italia. Mentre l’onorevole Martina, non più solo ‘reggente’, ma segretario del PD, si fa crescere una barba da imam: forse per propiziare i prossimi voti degli islamici.

Roberto Ragone

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Anguillara Sabazia, Giovanni Chiriatti: “Non ci siamo proprio!”

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ANGUILLARA SABAZIA (RM) – Riceviamo e pubblichiamo la nota dell”ex vice sindaco di Anguillara Sabazia Giovanni Chiriatti. Una disamina sull’attuale compagine politica che governa la città sabatina vista dall’ex consigliere, poi assessore e vice sindaco, tra l’altro, il candidato più votato di quella rappresentanza che doveva essere il Movimento Cinque Stelle di Anguillara Sabazia.

Ecco la nota di Giovanni Chiriatti

“Non ci siamo proprio!
Questa amministrazione insiste nel non capire che non può operare con presunzione, arroganza e supponenza quando dovrebbe impegnarsi nella ricerca del percorso giusto per entrare in sintonia con la cittadinanza. Sembra aver perso contatto con la realtà e non riesce a comprendere che la grande maggioranza dei cittadini di Anguillara è ormai stanca e delusa dalle tante promesse disattese.


Ognuno di loro continua a guardare il dito e non la luna e sebbene sia vero che i vecchi partiti ma anche gli ultimi arrivati cavalcano l’onda del malcontento è altresì innegabile che l’intolleranza e il nervosismo scaturiscono dal basso e la stragrande maggioranza di cittadini è insoddisfatta e disarmata davanti a questa gestione approssimativa e pasticciata della cosa pubblica, dai risultati disastrosi e fallimentari registrati in questi tre anni ma soprattutto dall’arroganza delle risposte fornite.


Ai consiglieri di maggioranza vorrei quindi chiedere di risvegliare il loro spirito critico, quello che sembrava esistere prima dell’ascesa al “palazzo baronale”, invitandoli ad esaminare le motivazioni reali dell’insofferenza dei loro “vicini di casa”.


La cosa più grave che potessero fare (tralasciando le voci poco edificanti su vicende private che poco hanno a che fare con l’essere rappresentanti di un paese, sulle vicende giudiziarie e l’atteggiamento dispotico verso la cittadinanza) è stata quella di disattendere le promesse relative alla trasparenza e alla partecipazione. Se invece di organizzare assemblee postume alle loro sciagurate decisioni avessero dato vita ad una pianificazione con i famosi tavoli di lavoro, probabilmente non saremmo a questo punto e non sarebbero state prese decisioni inopportune come quella del divieto di balneazione, del senso unico o dell’installazione coatta dei giochi sull’arenile.


Sentir affermare nel consiglio comunale dal loro capogruppo …di non aver voluto ascoltare i cittadini perché avrebbero scelto di non usare i fondi a disposizione del comune per opere di assoluta priorità ma solo per opere secondarie… è contraddire se stessi e i propri ideali alimentando l’insofferenza e la delusione della gente.


Il clamoroso voltafaccia sulla questione ambiente e territoriale ha da subito compromesso il consenso ricevuto alle ultime elezioni. Sono passati dalla “Revoca del Piano Regolatore Senza Se e Senza Ma!” all’approvazione di una ulteriore variante per poi arrivare con un secondo atto all’adozione di Piani Integrati che avranno la conseguenza disastrosa di aumentare le aree edificate del paese senza il necessario studio della pianificazione dei servizi necessari.


Le persone ormai si domandano che fine hanno fatto i loro discorsi sulla tutela dell’ambiente e sugli interventi di ripristino dell’esistente e dello stop al cemento. Non capiscono come si possa svendere il territorio senza pensare che nuove unità abitative non faranno altro che aggravare ulteriormente la già esistente carenza di infrastrutture e la mancanza di servizi.


Chiedo quindi ai consiglieri di maggioranza di riflettere ogni volta che gli verrà richiesto di alzare la mano nei consigli comunali, di non lasciarsi intrappolare e trasportare dal semplice senso di appartenenza che gioca solo a favore di qualcuno, ma di farlo convinti di quello che si sta deliberando e delle conseguenze che ne derivano.


Infine invito tutti ad una riflessione su quanto è accaduto nell’incontro avvenuto il 6 dicembre u.s. presso l’ex consorzio agrario, sia sugli atteggiamenti intimidatori tenuti da un consigliere che per sua natura è avvezzo all’arte dell’insulto e alle minacce ma soprattutto per la reazione/aggressione deprecabile e indegna, a seduta ultimata, di una consigliera comunale verso una cittadina, atteggiamento che denota chiaramente l’inadeguatezza del ruolo che si ricopre, l’insofferenza e la tensione che si mostra verso il paese e un nervosismo alimentato dall’aumento della distanza culturale ed ideologica tra la società civile e le istituzioni.


Mi permetto di esprimere la mia personale solidarietà a Nadia, una persona che si batte da sempre per l’acqua pubblica che a differenza di molte, che si nascondono dietro “l’essere donna” quando ricevono una contestazione politica, è sempre stata coerente e presente in prima linea per il bene comune.

Il cittadino
Giovanni Chiriatti #chedelusione”

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Legittima difesa: non è sinonimo di arma da fuoco

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La legittima difesa , istituto contemplato dall’art. 52 del codice penale è uno tra i più dibattuti e sofferti istituti italiani . Il primo comma di questo articolo raccoglie in sintesi tutta la filosofia della legge.

“Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio o altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa.” 

Questo articolo è stato modificato con la legge 13 febbraio 2006 n.59, del novembre 2015 

Una proposta della Lega Nord tentava di aggiungere ulteriori elementi . Il 4 maggio 2017 la Camera aveva dato il via libera ad una nuova normativa disciplinando la difesa personale. Tale normativa tuttavia fu osteggiata dal segretario di allora Matteo Renzi, contrario alle modifiche degli articoli 52 e 59 approvate alla camera. Quest’anno, a ottobre 2018, il Senato ha licenziato un ennesimo testo, quello stesso che questi giorni si sta dibattendo.

Accese polemiche e discussioni a non finire su tutte le reti con la partecipazione di politici ed i soliti frequentatori dei talk show

Quello che più inquieta l’attento cittadino è che di legittima difesa propriamente non si sta discutendo e tutti i dibattiti vertono su ben altri argomenti. Il più delle volte si discute se il cittadino privato aggredito nel suo proprio domicilio abbia si o meno il diritto di usare l’arma da fuoco. Premessa sbagliata che porta inevitabilmente a conclusioni e ahinoi a sentenze errate.

La legittima difesa coinvolge due protagonisti: l’aggressore e l’aggredito,un limite invalicabile e un’intrusione furtiva 

Il ragionamento del cittadino non allineato politicamente e tanto meno coinvolto ideologicamente, non ha dubbi. Come nei casi delle zone militari, senza fare tanti inutili discussioni e dibattiti sul come si dovrebbe comportare l’agente in servizio alla “guardiola”, si espongono degli avvisi e i malintenzionati sono avvertiti che quella data zona è invalicabile e la vigilanza è armata, vale a dire che chi osa sfidare l’avvertimento lo fa a suo rischio e pericolo.

Perché non dovrebbe vigere la stessa regola per il privato cittadino?

La legge dovrebbe essere più che chiara avvisando i malintenzionati che oltrepassando quel limite invalicabile del domicilio privato il trasgressore lo farebbe a rischio e pericolo suo proprio ed oltrepassando quel limite perderebbe ogni diritto alla tutela da parte dello Stato. All’aggressore, che accettasse i rischi nulla sarebbe dovuto ne a lui ne ai suoi parenti se dalla sua avventata avventura contro legge ne dovessero conseguire dei danni sia lievi che gravi oppure addirittura fatali.

Il secondo protagonista della legittima difesa è rappresentato dal cittadino che, trovandosi costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio o altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta, nel caso recasse danni anche mortali all’aggressore introdottosi nel suo domicilio privato, non dovrebbe essere chiamato a rispondere della sua azione e tanto meno essere soggetto ad alcun procedimento .

Rimane il dibattito sul modo di difesa personale. Si sta facendo molta confusione perché si accentrano tutte le discussioni sull’uso o meno dell’arma da fuoco. Argomento fuorviante. Il cittadino,per la propria difesa, per quella dei suoi e quella dei suoi beni nel suo domicilio privato, non dovrebbe spiegare quali metodi oppure sistemi di difesa userebbe. Dibattere sull’uso dell’arma da fuoco è limitativo e nulla ha a che fare con la legittima difesa.

I metodi per difendersi possono essere molteplici, come l’arma bianca, l’arco con le frecce, la spranga di ferro, la bombola spray urticante, l’acido in faccia, la porta interna con un congegno elettrico, attivato di notte per fulminare l’intruso e altri sistemi analoghi. Ma perché si deve occupare il legislatore sulle scelte del privato cittadino?

La legge deve essere chiara

Due sono i soggetti coinvolti. Il legislatore dovrebbe scrivere chiaro e tondo che il malvivente che si dovesse introdurre nel domicilio privato altrui lo farebbe a suo rischio e pericolo e nell’eventualità che la sua impresa criminale dovesse finire in tragedia, il cittadino, proprietario del domicilio non dovrebbe subire alcun processo e per nessuna ragione dovrebbe essere chiamato in giudizio.

Il secondo concetto dovrebbe assicurare il cittadino che il suo domicilio privato è zona invalicabile, tutelata dalla legge, protetta e che non potrà mai essere considerato reato ne lieve ne grave difenderla da intrusioni . Ladri, rapinatori e malintenzionati, una volta avvisati, dovrebbero assumersene ogni rischio che potrebbe derivare dalla loro impresa criminale.

In Cina ci sono dei sentieri di montagna da percorrere su strette assi di legno sospese nel vuoto. Ci sono dei cartelli che raccomandano di astenersi dall’impresa a chi soffre di vertigini. C’è chi decide di percorrerle ugualmente.

Il malvivente che si introduce furtivamente nel domicilio altrui, specialmente di notte, sappia che potrebbe trovare ad aspettarlo lo “strapiombo”.

Ognuno è responsabile del suo operato e chi è causa del suo male pianga se stesso

Emanuel Galea

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Televisione, specchio della società di oggi: a.a.a. cercasi storie pruriginose, liti in famiglia e disgrazie altrui per programmi vari

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Un capannello, formato maggiormente da casalinghe, all’uscita del supermercato discuteva animosamente. Come succede soventemente in queste improvvisate assemblee, i temi in discussione variano e non seguono un’agenda prestabilita. Si parlava delle varie riviste che a pensarci bene – sempre secondo queste signore radunate all’uscita dallo shopping – vivono di gossip, di fuffa, di banalità che girano intorno a personaggi perlopiù senza alcuna importanza sociale.

A pensarci bene anche le trasmissioni di intrattenimenti e approfondimenti tv non fanno migliore figura. Tornata a casa, allestito il pranzo, la famiglia si siede a tavola e come da rito, accende la televisione per vedere cosa succede nel mondo.

E’ sufficiente assistere ad un solo telegiornale

Tutti gli altri sono copia e incolla. Le notizie vere e proprie si contano sulle dita di una mano, eppure tra cronisti che passeggiano con il gelato in mano, tra i commenti, le opinioni personali e le interpretazioni arbitrarie dei fatti da parte dei commentatori, il telegiornale tira avanti per un’ora bella e buona. Appena finisce la rappresentazione, colorita e rivestita dei fatti del giorno, inizia una tammuriata di pubblicità.

A tavola si serve lo stufato di carne e patate e anche di fagioli, mentre da quel tubo catodico fuoriescono creme per borse e occhiaie, pannolini per bambini, pannoloni per signore incontinenti, creme rassodanti per levigare le smagliature, pillole per la prostata, sciroppi per soggetti stitici, protesi di ogni tipo e quanto basta per rovinare l’appetito di chi sta a tavola, buttare lo stufato e cambiare canale in cerca di qualche trasmissione di intrattenimento. E’ l’ora pomeridiana e mezz’oretta di svago ci vorrebbe, dicevano quelle donne, contro “il logorio della vita moderna” come usava ripetere in una pubblicità di tanti anni fa Ernesto Calindri. A quei tempi la pubblicità era essa stessa intrattenimento. Chi non si ricorda il famoso Carosello ed il simpaticissimo Calimero?
Chissà perché la pubblicità è diventata così asettica, poco comunicativa, aggressiva ed impoverita?

Sarà forse per colpa dei tempi che cambiano?

Sarà per minori stanziamenti di fondi stanziati o sarà forse colpa degli operatori pubblicitari non proprio all’altezza del compito?
Cambiato canale inizia l’intrattenimento del pomeriggio. Una kermesse a voci concitate e sovrapposte tra consanguinei, amanti, sposini e vecchi amici. Ugualmente tutti, come leoni, pronti a sbranarci. E’ la periferia della società, ora sotto i fari della ribalta che offre il peggio di se stessa!
Senza ritegno ed alcun pudore si raccontano episodi che si credeva appartenessero all’intimo del focolare. Una vera apoteosi di insulti. L’amante che va raccontando in giro che “lui” è impotente. Storie per mesi velate sotto le lenzuola. Quel “lui” assiste alla kermesse, partecipa al dibattito e chiede i danni anziché nascondersi per la vergogna.

Una madre, se madre la si può chiamare, confessa e si giustifica, dicendo il perché aveva abbandonato il figliolo piccolo solo a casa. Per lei è semplice, cosa naturale: essendosi infatuata di un altro uomo aveva seguito il suo istinto primordiale, abbandonando casa. Il marciume della società, durante quell’ora di pasto, porta alla luce altri angoli bui ed il liquame mal odorante del “progresso” cola da quel tubo prepotentemente, colpendo stomaco e visceri dei commensali che storditi dalla nausea non si alzano a chiudere quella Cloaca Massima emanante un fetore nauseabondo.
Se quanto appena descritto rappresenta quello che offre l’intrattenimento televisivo del pomeriggio, quello della prima serata non si può dire che sia molto differente. Una ben nutrita rassegna di scivoloni di stile durante le dirette caratterizzano parte della serata. Poi segue il ciarpame raccolto da cronisti e croniste in erba, inviate in giro per le periferie in cerca di storie pruriginose per riempire la prima serata e fare gioire il conduttore o la conduttrice. A volte si riesumano storie deja-vù e le fanno passare per scoop sensazionali.

Tanta politica bla bla bla… e il brulicare di tanti esperti in economia, luminari della scienza dell’amministrazione e tanta politica politicante. Tutti in fila nei talk show, tutti con soluzioni facili e pronti in tasca per fare uscire l’Italia dal tunnel. Un’ubriacatura generale che contagia soggetti di tutta la scala sociale.

Il “Portobello” del compianto Enzo Tortora, ricordato per essere stato vittima della mala giustizia, il Rischiatutto di Mike Bongiorno, la serie della Famiglia Adams, i programmi televisivi di Padre Mariano, le esibizioni del mago Silvan, Lascia o raddoppia, il Musichiere, Canzonissima e poi Non è mai troppo tardi, trasmissione d’istruzione popolare per il recupero dell’adulto analfabeta curata e condotta dal maestro Alberto Manzi, sono tutte diventate trasmissioni d’intrattenimento demodé.

Oramai adulti analfabeti non ci sono più, sono tutti impegnati in politica , esperti analisti della situazione nazionale. Li trovi tutti o a Montecitorio oppure nei talk show. Oggi va di moda il cascame, il paccottiglia, il copia incolla, il clic ed il condividi.

Le trasmissioni degli anni 70/80 allietavano le serate delle famiglie. Oggi il loro spazio è stato rimpiazzato da dibattiti politici, approfondimenti su temi noiosi vari.

Caratteristica marcata di queste trasmissioni è il fatto che gli ospiti ed i personaggi politici che presiedono questi talk show sono sempre gli stessi che circolano su tutti i canali.

Per fortuna qualcosa ancora si salva e come intrattenimento sano e intelligente non si può non nominare gli show di Gerry Scotti che propone sempre serate di vero divertimento. Altri bravissimi come Proietti, Fiorello e Bonolis , nonostante molto ben amati dal pubblico, si vedono invece raramente.
Quel capannello di casalinghe fuori dal supermercato si scioglie. Tanto, diceva una di loro, aveva ragione Gino Bartali, anche nel campo della televisione “l’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare”.

Emanuel Galea



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