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COLTIVAZIONI OGM: E' ALLARME ERBICIDA CON GLIFOSATO

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Tempo di lettura 3 minuti L'erbicida progettato dalla Monsanto per le colture transgeniche mette a rischio l'intero ecosistema

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LEGGI ANCHE: SCANDALO GLIFOSATO, L’ERBICIDA ORA E’ CANCEROGENO PER GLI ESSERI UMANI

 

di Cinzia Marchegiani

Il Glifosato sembra generare non solo morte, ma sta mutando il ruolo e il destino delle api, regine dei raccolti. Che il pianeta fosse sotto attacco del Glifosato prodotto dalla Monsanto si è finalmente arrivati a confermarlo solo qualche mese fa grazie ad uno studio shock che ha dimostrato senza alcun sorta di dubbio, come questo erbicida, utilizzato per le coltivazioni OGM (in quanto la sviluppo di colture sono state geneticamente modificate per renderle resistenti al Glifosato) è cancerogeno per gli esseri umani.

Allarme destino Apis Mielifera. Ora un nuovo studio analizza la tossicità di questo erbicida in relazione all’estinzione delle api, che sta generando allarmi seri e danni inquantificabili per le agricolture e apicoltori del mondo, in maggior misura in America dove le coltivazioni OGM prevalgono. Il numero di api estinte durante lo scorso anno negli Stati Uniti è aumentato sostanzialmente, aveva di fatto spiegato il nuovo rapporto Bee Informato Partnership, un gruppo finanziato dal Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti.
Migliaia di apicoltori hanno registrato perdite del 42,1% delle loro colonie di api lo scorso anno. Questo tasso è più del doppio del stimato dal Dipartimento dell'Agricoltura del paese del 18,7%, che è lo standard considerato economicamente insostenibile, dice il rapporto stesso.

Effetti Sub-letali del Glifosato sulla navigazione delle api. Lo studio “Effetti di dosi subletali di Glifosato nella navigazione delle api” pubblicato sul Journal of Experimental Biology', mostra gli effetti di Glifosato utilizzato in ambienti agricoli sulle attività delle api. Lo studio finalmente ha fatto luce su questo contestatissimo erbicida che è ampiamente utilizzato in agricoltura per controllo delle infestanti, pochi studi avevano finora esaminato gli effetti subletali in organismi non bersaglio, come l'ape Apis mellifera, il principale vettore di polline in coltivazioni commerciali. Infatti le api (Apis mellifera) sono i principali impollinatori in agricoltura e come tali sono altamente esposti a qualsiasi perturbazione che si verificano nei dintorni di campi coltivati. Di conseguenza, questo insetto sociale può servire come un biosensore per determinare con precisione gli inquinanti ambientali (Devillers e Pham-Delegue, 2002).

Colpite le traiettorie delle api. Un vero allarme.  Le traiettorie di volo delle api sono state colpite dopo l'esposizione successiva all'erbicida, suggerendo che l'assunzione di Glifosato durante l'allattamento influenza il processo di apprendimento spaziale di questi insetti. I risultati mostrano che l’esposizione a concentrazioni “non letali” di Glifosato provoca effetti “sub letali” che modificano il comportamento di foraggiamento delle api. Le api sono ben stabiliti come modello per studi sulla navigazione degli animali, i quali grazie all’integrazione delle molteplici fonti di informazioni spaziali acquisiscono una memoria dei punti di riferimento che permette alle apib stesse di eseguire scorciatoie tra alveare, siti di alimentazione e siti di rilascio. Purtroppo, anche se le concentrazioni Glifosato consigliati per il controllo delle infestanti sono nell'intervallo da 1,4 mg l-1 3.7 mg l-1 l'uso intensivo dell'erbicida durante gli ultimi due decenni ha portato ad un aumento esponenziale nelle dosi di Glifosato presente in (OGM) colture geneticamente modificate. Questa situazione implica che le concentrazioni del contestatissimo Glifosato che si trovano in prossimità di colture OGM oggi dovrebbe essere molto più superiore alla gamma riportato in precedenza. Nel presente studio, spiegano gli autori: “abbiamo evidenziato che le api foraggiando 'nettare' contenente tracce di Glifosato avevano difficoltà a integrare informazioni complesse che acquisiscono dal loro ambiente di cui hanno bisogno per la navigazione, perdendo capacità si orientamento e quindi rientro negli alveari".

In agenda altri studi necessari. Ora gli stessi ricercatori puntano a valutare anche in che misura questa sostanza chimica influenza il comportamento alimentare di api in un ambiente naturale e se l'esposizione prolungata a questo erbicida potrebbe contribuire a peggiorare lo stato di salute degli alveari. Dal momento che gli OGM sono resistenti agli erbicidi nei campi coltivati, quest’ultimi sono in genere circondati da flora autoctona che viene visitata da api, e in merito i ricercatori  confermano che è necessario analizzare a questo punto le tracce di glifosato presente nel miele e polline raccolti e memorizzati, come così come in larve e adulti di api alveari situati nel dintorni di colture agricole trattate con Glifosato, prima e dopo l'applicazione di erbicidi.

L’allarme estinzione delle api diventa sempre più preoccupante, gli studi sul Glifosato, che inizialmente erano stati sottaciuti per la tossicità e pericolosità per l’essere umano, ora è rivolta anche per la popolazione delle api, che sono le impollinatrici delle colture, e di cui l’uomo non potrebbe fare a meno. Una frase celebre erroneamente attribuita ad Albert Einsein sottolinea quanto la vita di questo prezioso animale sia di vitale importanza per la sopravvivenza dell’uomo: “Se le api scomparissero dalla terra, per l’uomo non resterebbero che 4 anni di vita”.

Duro colpo per la Monsanto, che detiene il caveau mondiale delle sementi OGM nonché, proprietario del principio attivo glyphosate (N-(fosfonometil)glicina, C3H8NO5P) divenuto di libera produzione nel 2001, anno in cui è scaduto il relativo brevetto. Il Glifosato sembra generare non solo morte, ma sta mutando il ruolo e il destino delle api, regine dei raccolti. La Monsanto è nota nel settore della produzione di sementi transgeniche e guarda caso dal marzo 2005 dopo l'acquisizione della Seminis Inc, è anche il maggior produttore mondiale di sementi convenzionali.  Il suo reale predominio sul futuro alimentare del pianeta Terra è alquanto simbolico!!

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Mortal Kombat 1, un nuovo inizio per il re dei picchiaduro

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Mortal Kombat 1 non è il remake del primo titolo della serie uscito nell’ormai lontano 1992, come i meno informati possono pensare, ma è il nuovo titolo della saga (disponibile per Pc, Xbox, PlayStation e Switch) che rappresenta un nuovo inizio. Ma andiamo a capire il perché: il finale dello scorso titolo della serie, MK11, ha “resettato” l’universo di Mortal Kombat, con Liu Kang che è diventato il nuovo Dio del Fuoco ottenendo il potere di riplasmare la realtà. Questo gli ha permesso di creare un nuovo universo dove tutti potessero vivere in pace, ma un conto è creare una possibilità, un conto è saperla sfruttare. Anche se si cambia l’ordine degli addendi, il risultato rimane lo stesso, e ad un certo punto la sete di violenza e di potere emerge anche in questa realtà, con i Regni che si sfidano ad un torneo apparentemente pacifico unicamente per dimostrare l’abilità dei propri combattenti, ma che non prevede esclusioni di colpi e macchinazioni dietro le quinte. Tra i Campioni a difesa del Regno terrestre, Liu Kang sceglie Kung Lao e Raiden, ma sono molto diversi da quelli che sono apparsi in precedenza. Entrambi infatti sono degli umili agricoltori che sognano di partire per delle avventure in terre lontane, e nelle pause durante il duro lavoro nei campi si addestrano nelle arti marziali da Madame Bo, un’all’apparenza innocua anziana proprietaria anche della locanda del villaggio. La pace viene interrotta dall’arrivo del Lin Kuei, un clan ninja a cui appartengono Smoker, Scorpion e Sub-Zero, i quali attaccano proprio Madame Bo, colpevole di non aver pagato il tributo per la “protezione”. Kung Lao e Raiden mettono a frutto il loro allenamento riuscendo a respingere il Lin Kuei, solo per scoprire che si trattava in realtà di un test organizzato dalla stessa Madame Bo insieme a Liu Kang, per verificare se i due fossero degni di rappresentare la Terra nell’imminente torneo contro il Regno Esterno. Inizia così un lungo viaggio per reclutare altri guerrieri e difendere l’onore della Terra, in una avventura ricca di colpi di scena e un finale inaspettato che apre l’orizzonte ad interessanti sviluppi futuri, nonché a molti altri titoli.

Il quantitativo di contenuti per giocatore singolo Offerti da Mortal Kombat 1 comunque è di tutto rispetto: oltre alla campagna è presente una modalità chiamata “invasioni”, che si aggiorna di stagione in stagione con nuove mappe esplorabili e vede il giocatore sviluppare i propri combattenti ad ogni scontro per ottenere oggetti estetici, costumi e altre sorprese; a tale novità si aggiungono le classiche torri con finali dedicati a ogni guerriero, meno interessanti, ma comunque rappresentano un must per gli amanti della saga. Nel complesso ci si trova dinanzi a degli extra molto interessanti, seppur la modalità invasioni sia un po’ ripetitiva e gli scontri, per i giocatori più abili, possono apparire abbastanza semplici, di carne a cuocere ce ne è davvero molta. Più che buoni poi i tutorial, completi e perfettamente in grado di spiegare dettagliatamente le basi anche ai giocatori che si avvicinano per la prima volta a un titolo della serie Mortal Kombat. Vera novità di questo titolo però è la presenza dei “Kameo”. Ma cosa sono di preciso? Prima di ogni battaglia viene chiesto di scegliere un secondo personaggio che farà da “assist” in battaglia, e tramite la pressione del tasto dorsale sinistro il Kameo entra in campo sferrando un attacco che se va a segno può risultare molto fastidioso per chi lo subisce. Una meccanica tutto sommato già vista, eppure in grado di cambiare gli equilibri di una partita. Ogni Kameo infatti può usare diversi attacchi a seconda di quale freccia direzionale si è premuta insieme al dorsale, ognuno con effetti e tempi di esecuzione differenti. Questo apre ad una serie di opzioni che vanno considerate nel corso di un combattimento, e imparare gli effetti di tutti i Kameo e quando sfruttarli al meglio può fare davvero la differenza. Non si tratta infatti di una meccanica di cui si può abusare, in quanto legata ad un apposito indicatore che si ricarica automaticamente con il tempo. Sbagliando il tempismo infatti le mosse Kameo possono essere interrotte da qualsiasi attacco nemico, sprecando così una preziosa opportunità di infliggere danni extra o addirittura estendere la durata di alcune combo e crearne di nuove normalmente impossibili da eseguire. I Kameo tuttavia non sono solo un’arma offensiva, ma anche difensiva, infatti si può decidere di usare l’intero indicatore per “spezzare” una combo nemica, permettendo di salvarsi e ribaltare lo scontro. Prendere confidenza con i Kameo e le nuove combo richiede parecchio tempo e pratica, e per allenarsi oltre al normale tutorial si possono trovare delle “lezioni” anche nella nuova modalità Invasione per avere un po’ più di azione rispetto al classico “manichino” nemico che prende schiaffi senza perdere vita.

Parlando in maniera più approfondita delle invasioni presenti in questo nuovo Mortal Kombat 1, possiamo dire che questa modalità va a sostituire del tutto la tanto amata Kripta, e si presenta come una sorta di gioco da tavolo con diverse ambientazioni e obiettivi. Il personaggio scelto può muoversi lungo vari percorsi a caselle, e a seconda di quale strada si sceglie ci si può imbattere in diverse sfide. Per la maggior parte di tratta naturalmente di battaglie, ma non sono scontri classici, infatti spesso sono presenti dei modificatori o eventi che cambiano le carte in tavola, passando da semplici boost o debuff alle statistiche fino a veri e propri ostacoli che influenzano le partite, come palle di fuoco dal cielo che possono colpire i lottatori casualmente, muri magici che limitano i movimenti, ghiaccio che blocca, elettricità che stordisce, fumo che rallenta e così via. Alcune arene poi, come già detto più sopra, sono create appositamente per insegnare al giocatore delle tattiche o approfondire alcune meccaniche, passando da quelle di base fino a quelle avanzate come capire quando attaccare dopo una parata per interrompere una combo o quando usare lo spezza-combo dei Kameo, con tanto di spiegazione visiva dei frame, molto utile soprattutto per i giocatori che con Mortal Kombat non hanno molta familiarità. Alcune caselle invece contengono ricompense come gettoni o valute da scambiare al Negozio per cosmetici o potenziamenti da sfruttare all’interno dell’invasione, mentre alla Forgia si possono creare Talismani che sbloccano degli attacchi speciali basati sugli elementi presenti in gioco. Nella modalità Invasione infatti è presente una sorta di sistema “debolezza/efficacia” per cui utilizzando un combattente di fuoco come Scorpion si ha un vantaggio contro personaggi basati sul ghiaccio come Sub-Zero, ma magari lo stile di Scorpion proprio non è nelle corde di chi gioca e quindi lo scontro si fa più duro. Grazie ai Talismani però si possono ad esempio far lanciare sfere di fuoco a qualsiasi personaggio, così da permettere comunque di avere un vantaggio senza dover essere costretti ad usare lottatori che non piacciono, anche se va detto che si tratta di aiuti opzionali che possono sempre essere ignorati, non ci sono vincoli su chi usare per superare gli stage, ma cambia solo la quantità di danno inferta e subìta. Tra una battaglia e l’altra alcune caselle vedono il ritorno delle famosissime sfide Test your Might, dove bisogna rompere con un colpo solo durissimi blocchi di minerali o le teste dei campioni del torneo, oltre a questa sono presenti anche la modalità di sopravvivenza dove bisogna schivare delle sfere elementali o le battaglie tempo. Tali elementi sono utili per spezzare il ritmo e variare un pò l’azione.

L’offerta multiplayer online di Mortal Kombat 1, invece, al momento è abbastanza spartana, ci sono solo le battaglie normali, quelle Classificate e la famosissima Re della Collina. Ovviamente non è escluso che in futuri aggiornamenti verranno aggiunti anche tornei e altre modalità che potrebbero far gola a tutti gli appassionati. Per quanto riguarda il sistema di combattimento, le basi delle meccaniche fondamentali sono rimaste più o meno le stesse: il gioco usa per l’ennesima volta il target combo system, che legge gli input in serie senza preoccuparsi troppo del tempismo dell’inserimento, ma richiede una certa precisione nelle combo complesse; la parata è ancora legata a un tasto e, al di fuori dell’uso dei Kameo, i ritmi del combattimento non differiscono molto dai capitoli passati, anche se la velocità generale dei match è sensibilmente superiore a quella di Mortal Kombat 11. Le novità qui sono legate per lo più alle meccaniche difensive: si possono eseguire parate alte che danno un vantaggio contro gli attacchi aerei, parate perfette leggermente più rilassate rispetto al passato e più importanti che mai, ed è persino possibile far seguire un montante da una sorta di scatto aereo se si spende barra per farlo. Parlando di barra, è ancora utilizzabile ovviamente per eseguire versioni potenziate delle mosse speciali o per spezzare le combo nemiche, nonostante ci vogliano ben tre tacche per farlo in questo caso. La riteniamo una buona scelta, considerando la rapidità con cui si riempie e la necessità tattica di regolare le proprie risorse durante un match. Sono stati riproposti anche i tanto amati attacchi X-Ray, qui chiamati Fatal Blow e ancora attivabili solo una volta per incontro (e non per round) una volta che si è quasi raggiunto il fondo dei propri punti vita. In parole povere, NetherRealm non ha tolto meccaniche, solo aggiunto roba, e nel farlo ha forse creato il suo gioco migliore in termini di gameplay puro. Per quello che concerne l’aspetto tecnico Mortal Kombat 1 si presenta davvero in forma smagliante (almeno nella versione su Xbox Series X da noi testata), e nonostante gli sviluppatori siano rimasti fedeli al “vecchio” Unreal Engine 4 sono riusciti a spremerlo fino all’ultima goccia regalando un titolo che è una vera e propria gioia per gli occhi. I modelli in 4K sono ricchi di dettagli così come le arene, piene di vita ed elementi in movimento che reagiscono anche dinamicamente a seconda di cosa succede durante il combattimento, rendendo il tutto ancora più immersivo. I 60 fps risultano stabili in ogni occasione, anche quando con i Kameo ci sono più personaggi a schermo e gli effetti speciali si accumulano, risultando sempre fluido e reattivo, una caratteristica fondamentale per un picchiaduro. Apprezzatissimo anche il fantastico doppiaggio italiano che aiuta a comprendere meglio i dialoghi ed è un valore aggiunto durante i combattimenti. Tirando le somme, Con questo nuovo Mortal Kombat 1 NetherRealm è riuscito a rilanciare un grande classico rispettando la sua natura e aggiungendo quel qualcosa in più che lo rende davvero unico. Se si amano i picchiaduro non avere Mortal Kombat 1 sarebbe un errore imperdonabile.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 9,5

Gameplay: 9

Longevità: 9

Sonoro: 9

VOTO FINALE: 9

Francesco Pellegrino Lise

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LG Gram Fold, presentato il notebook pieghevole con doppio schermo

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Dopo gli smartphone pieghevoli è l’ora dei computer portatili. LG ha annunciato Gram Fold, il suo primo notebook con doppio schermo interno. Simile all’Asus Zenbook 17 Fold e al Lenovo ThinkPad X1 Fold, il dispositivo ha un pannello touch che, all’occorrenza, può essere utilizzato come un grande tablet, completamente aperto, oppure come un classico computer portatile, da chiuso. In questo caso, la parte inferiore si trasforma per mostrare una tastiera oppure una riproduzione di un touchpad, per muovere la freccia sul sistema operativo Windows mentre quella superiore, da 12 pollici, visualizza i contenuti. Il prezzo è fuori mercato: 3.700 dollari, con una vendita, per ora, solo in Corea del Sud. LG Gram supporta anche penne stilo, quindi può funzionare come un tablet tradizionale per disegnare e prendere appunti. LG afferma di aver testato il modello per circa 30.000 pieghe senza alcun danneggiamento per lo schermo. In confronto, Samsung, che è leader nel campo degli smartphone pieghevoli, testa le cerniere dei suoi telefoni Galaxy circa 200.000 volte, ma la maggior parte delle persone probabilmente accede ai propri telefoni molto più spesso che ai computer o ai tablet nell’arco di un giorno, il cui schermo può invece restare aperto piuttosto che richiuso ogni volta. Sotto la scocca dell’LG Gram Fold c’è un processore Intel Core i5 di 13a generazione e il sistema operativo Windows 11, aggiornato di recente per beneficiare delle innovazioni dell’intelligenza artificiale di Microsoft, Copilot, all’interno di software di produttività, come la suite Office. Stando a quanto detto possiamo dire senz’ombra di dubbio che dopo gli smartphone pieghevoli è l’ora dei computer portatili che si fanno a metà. La prossima frontiera dell’hitech sembra proprio puntare ai display grandi che però non occupano spazio e possono assumere una forma più semplice per il trasporto.

F.P.L.

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Operation Wolf returns First Mission, il ritorno del grande classico del 1987

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Operation Wolf è un nome che sicuramente farà balenare un sacco di ricordi a chi da giovane frequentava le sale giochi nel 1987. Il titolo infatti era ben noto perché a differenza dei soliti videogames, che si giocavano attraverso l’uso di stick e bottoni, per poter svolgere le azioni si utilizzava una riproduzione di una mitraglietta e si doveva mirare proprio al vetro del cabinato per fare fuoco ed eliminare i nemici. Adesso ad oltre trent’anni dal lancio Operation Wolf torna in versione reboot con Operation Wolf returns First Mission. Sviluppato da ancora una volta da TAITO e pubblicato su Microids, il titolo è disponibile su PlayStation 5, Xbox Series X|S, PlayStation 4, Xbox One, PC e Nintendo Switch. Per chi non lo sapesse poi, Operation Wolf Return: Firts Mission è stato pubblicato questa estate sulla realtà virtuale, ed è stato accolto positivamente dai fan che hanno potuto vedere la rinascita del grande classico. In questa nuova versione del successo di TAITO si può affrontare una campagna con sei livelli, ognuno suddiviso in tre sottoaree piene di azione, da solo o in cooperativa con un amico. Come berretti verdi in missione speciale il compito dei giocatori sarà quello di infiltrarsi nelle basi di una pericolosa organizzazione criminale che traffica in armi e droga. L’obbiettivo dei giocatori sarà fermare il Generale Viper, il capo dell’organizzazione, che oltre ad avere un folto quantitativo di ostaggi ha anche creato una nuova arma devastante per ricattare il mondo. Operation Wolf Returns First Mission è un’avventura davvero speciale che farà rivivere il classico gioco arcade del 1987 con uno stile artistico completamente rinnovato in cui bisognerà combattere il Generale Viper e i suoi scagnozzi con le armi più variegate, distruggere l’arma definitiva e salvare gli ostaggi che sono stati rapiti e portati nei campi di prigionia. Il tiolo, oltre alla campagna offre una modalità sopravvivenza in cui sfidare se stessi resistendo a ondate infinite di nemici sempre più numerosi e forti.

Volendo esaminare il gioco più nello specifico possiamo dire che a livello di Gameplay Operation Wolf Returns First Mission, come già detto qualche riga più in alto, si sviluppa su un totale di 6 livelli, anche se qui ognuno è a sua volta suddiviso in tre atti o fasi, di regola. I primi due di questi atti possono essere sezioni a piedi o montate su un veicolo, con spostamento laterale come nel gioco del 1987. Ma, proprio come nella versione originale del titolo non si controlla mai l’avanzamento, esso è sempre automatico. L’ultimo atto del livello è di solito un boss finale, un duello contro un soldato speciale o dispositivi di guerra come armature, pseudo mecha o carri armati giganti, che lasciano un retrogusto più fantasioso di quello visto nell’originale Operazione Wolf. Alcune di queste fasi di Operation Wolf Returns First Mission presentano, a loro volta, piccole deviazioni o bivi che portano su percorsi diversi, con situazioni e combinazioni di nemici ovviamente differenti, quindi l’avventura non si chide solo con una singola run. Se non si ha mai avuto la fortuna di aver giocato ad uno shooter arcade su binari, Operation Wolf Returns First Mission ha un piccolo tutorial che spiega tutto, da come cambiare arma o ricaricarle, a come lanciare granate. Come un buon sparatutto arcade su binari, il giocatore non controlla i progressi, e il suo unico compito è quello di abbattere i nemici usando i controller per mirare e sparare ed eseguire altre azioni, come ricaricare le armi (premendo un tasto). Naturalmente, bisognerà anche evitare colpi e proiettili (alcuni possono essere distrutti con i proiettili, altri vanno invece evitati rimuovendoli dalla loro traiettoria), recuperare la salute con i kit che si trovano lungo il percorso. Una delle novità di Operation Wolf Returns è rappresentata dal fatto che ci sono ben quattro armi a disposizione: l’iconico uzi, fucile a pompa, fucile d’assalto m16 e pistola. Ognuno di esse è utile in determinati contesti, quindi è bene farne un uso intelligente e non sprecare le munizioni. A livello estetico Operation Wolf Returns First Mission convince ma non al cento per cento. Dal punto di vista grafico è un gioco che non si distingue per bellezza, che manca del fascino del gioco originale (votato più al realismo) e del suo aspetto riconoscibile di “guerriglia”, così caratteristico dei film d’azione degli anni ’80. Tutto è abbastanza semplice e generico, i modelli poligonali sono un po’ brutti da vedere e gli sfondi molto semplici e stilizzati. Un vero peccato perché l’idea di base è davvero interessante. La mancanza poi di una sezione dove giocare il titolo originale è un vero peccato, soprattutto per chi ha speso monetine su monetine nei lontani anni ‘80 per arrivare alla fatidica scritta The End.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 7

Sonoro: 7

Gameplay: 7,5

Longevità: 6

VOTO FINALE: 7

Francesco Pellegrino Lise

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