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Politica

Conte a Tria: “Stai sereno”

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“Giovanni, stai sereno”. Dopo l’ultimo scontro tra Tria e Luigi Di Maio in Consiglio dei Ministri sui rimborsi ai risparmiatori truffati, il destino del ministro dell’Economia, da sempre “stabilmente in bilico”, sembra ancora più precario del solito. E, per quanto il presidente del Consiglio possa aver usato tale espressione in buona fede, non porta proprio benissimo il suo invito a Tria perché “stia sereno”. Nel linguaggio della politica tale locuzione è ormai collegata in modo indissolubile al celebre “Enrico stai sereno” che Matteo Renzi rivolse a Enrico Letta poco prima di sfilargli Palazzo Chigi.

Durante un’intervista al direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana, in occasione del Family Business Festival al Teatro Grande di Brescia, Giuseppe Conte ha assicurato che non ci sono problemi con la Lega nel governo, che il ministro dell’Economia Tria “deve stare sereno” e che l’esecutivo terrà i conti in ordine ed è già al lavoro per disinnescare le clausole di salvaguardia Ue come l’aumento dell’Iva.

Dopo l’evento il premier ha incontrato il filosofo Emanuele Severino, di cui è un attento lettore, è poi si è anche recato in piazza della Loggia per rendere omaggio alle vittime dell’attentato terroristico del 1974, facendo deporre una corona di fiori.

Conte ha poi negato scontri sulla questione dei rimborsi ai truffati dalle banche: “C’e’ stato un confronto sereno perché tutti quanti avevamo le idee chiare: abbiamo un miliardo e mezzo da sbloccare nel limiti delle regole europee. Quando vedo qualche ricostruzione sorrido”. Smentite anche fratture con Lega (“assolutamente no”): semplicemente, ha spiegato, “con la Lega stiamo attraversando un periodo particolare, siamo in campagna elettorale, è normale”.

Per il premier “ragionevolmente fino alle Europee continuerà la dialettica politica, ciascuno cerca di allargare il suo spazio politico”. Comunque, ha rassicurato Conte, “non bisogna pensare che da questo confronto dialettico venga messa in dubbio l’attività di governo”.

Il premier è apparso ottimista anche sul futuro economico: “Nel secondo semestre” dell’anno “ci aspettiamo una crescita più robusta”. Nessun problema, poi, sulle clausole di salvaguardia concordate con l’Ue (come l’aumento dell’Iva): “Abbiamo delle clausole importanti da fronteggiare ma ci stiamo già lavorando con vari accorgimenti” e “faremo di tutto, su questo dovete stare tranquilli, per tenere i conti in ordine”.

Infine, nel pomeriggio, al termine della sua visita in piazza della Loggia, Conte ha parlato di Alitalia. A chi gli chiedeva se lo Stato sia pronto ad arrivare al 15% in Alitalia, convertendo una parte del prestito ponte in azioni, il premier ha risposto: “Siamo pronti anche a questa evenienza. Stiamo lavorando al dossier Alitalia per rilanciare la nostra compagnia di bandiera”.

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Politica

Il ministro Fioramonti alla Stampa estera: docenti italiani “Eroi civili”

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Ai periodici incontri che i corrispondenti dei media esteri hanno a Roma con esponenti governativi o politici, recentemente è stato invitato il neoministro all’Istruzione, Lorenzo Fioranonti, (M5S), 42 anni, economista e docente universitario.

Il suo incontro con i giornalisti nell’affollata sala della Stampa Estera a Roma è risultato in una panoramica, tra domande e risposte, molto ampia e documentata sulle problematiche che interessano ed affliggono il sistema educativo nazionale.

Avendo il ministro toccato il punto della scarsa corrispondenza retributiva dei docenti italiani, da lui definiti ‘eroi civili’, a fronte di impegni gravosi e di responsabilità educative non trascurabili, lo scrivente gli ha chiesto se un certo riconoscimento per tale valore non debba provenire da un adeguamento retributivo, dato che sono tra i peggio pagati d’Europa, facendo l’esempio della Finlandia, ove un insegnante è pagato meglio del medico.

Il ministro ha replicato affermando di essere lieto di interloquire con qualcuno “che si intende di Finlandia, siccome io ho studiato il sistema finlandese ed anche visitato quel paese due volte e ritengo sia il sistema più interessante al mondo anche se poi questi studi internazionali lo collocano sempre tra i primi posti.” Se è necessario, per il ministro, l’adeguamento degli stipendi non lo è meno la valorizzazione del ruolo dei docenti “perché in Finlandia non solo vengono pagati di più ma c’è anche una valorizzazione culturale del ruolo del docente Cioè chi ha l’ambizione nella vita di voler fare l’educatore, ha la possibilità di farlo “ laddove, ha proseguito Fioranonti, “da noi si verifica l’opposto cioè che la cultura del paese tende a screditare certe professioni al punto tale che chi poi vuole magari sviluppare quella ambizione personale e professionale viene scoraggiato perché vi viene associato un cliché negativo, essendo considerata inferiore rispetto ad altre professioni”.

A questo proposito, Fioranonti ha sottolineato di considerare invece il ruolo dell’insegnante fondamentale essendo la persona che modella il futuro ed a cui si consegnano i nostri figli per gran parte della loro vita. “È paradossale consegnare le persone più importanti che abbiamo ad un’istituzione che magari è fatiscente ed a figure che non ricevono la stessa valorizzazione che ricevono in altri paesi e che gli spetta”.

Ma i riferimenti di Fioramonti al modello finlandese, ben noto in tutto il mondo, sono stati vari ed in varie occasioni. In varie interviste, per esempio, ha dichiarato di voler puntare su una scuola di qualità, spiegando che “in Finlandia, per esempio, si è ridotto l’orario scolastico, facendo insegnamenti trasversali, inserendo nuove tecnologie in modo divertente e accattivante e rendendo così la matematica più accessibile a tutti”. E proprio per tentare di importare il modello finlandese, ha precisato di aver aperto dei tavoli di lavoro su questo obiettivo.

Fioramonti non ha mancato di citare l’innovazione che è stata molto ripresa a livello dei media internazionali: ovvero che l’Italia sarà probabilmente il primo Paese ad introdurre nei programmi scolastici l’educazione ambientale, un insegnamento per 33 ore annue che sarà operativo da settembre inserite nel corso di educazione civica, materia che sarà oggetto di voto finale. “E’ una legge dello stato che conferisce al ministero dell’istruzione l’obbligo di strutturare tale insegnamento e noi lo stiamo facendo in questa direzione e senza costi ulteriori perché’ tale insegnamento sarà inserito in materie che già esistono. I costi riguardano solo la formazione degli insegnanti, ed a gennaio e febbraio partiranno i corsi di formazione per i docenti che costeranno 10 milioni di euro”, ha concluso il ministro.

Affrontando la questione del’edilizia scolastica, in gran parte costituita da molti edifici fatiscenti o maltenuti, ha affermato trattarsi di un grande tema ed anche argomento di grande contraddizione perché, pur disponendo di stanziamenti insufficienti essi tuttavia sono importanti, aggirandosi su circa 10-11 miliardi di euro tra mutui BEI, finanziamenti strutturali e finanziamenti pubblici. Ciò che ostacola l’investimento di tali risorse è la divisione di competenze tra enti locali, regioni, comuni e province, che spesso ritarda o blocca l’utilizzo di tali fondi.

Il ministro ha poi informato che, proprio per cercare di accelerare queste procedure, ha creato una ‘task force ‘di 86 tecnici su tutto il territorio nazionale: tecnici, architetti, ragionieri ieri, in generale esperti di amministrazione e di project management nonché di realizzazione di opere pubbliche per affiancare enti locali piccoli o non preparati nella predisposizione di procedure per la realizzazione di gare pubbliche e di manutenzioni di edifici o costruzione di nuovi.
Allo scopo, è stata poi ideata la nuova anagrafe dell’edilizia scolastica reperibile anche sul sito del MIUR contenente tutti i dati e tutte le informazioni aggiornate giorno per giorno per verificare lo stato dell’arte dell’edilizia scolastica del nostro paese.

Nel complesso, il ministro è apparso a suo agio e ben preparato, riuscendo a navigare con destrezza tra domande spesso insidiose di vari colleghi dei media esteri. Ha anche acconsentito ad interviste singole di alcuni media, rispondendo in inglese o spagnolo in modo scorrevole e senza esitazioni.
Non succede spesso, purtroppo, che il Italia un ministro si occupi di un settore che gli sia congeniale, ma questo non è sembrato il caso di Fioramonti.

https://srv1.selftv.video/video/stampaestera/14738

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Politica

Tangenti, arrestata Lara Comi, ex euro deputata di Forza Italia

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Il Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf di Milano, coi colleghi di Busto Arsizio, ha arrestato l’ex eurodeputata di FI Lara Comi, l’ad dei supermercati Tigros Paolo Orrigoni, entrambi ai domiciliari, e il dg di Afol Metropolitana Giuseppe Zingale (in carcere). In un filone dell’indagine ‘Mensa dei Poveri’ l’ordinanza è stata firmata dal gip Raffaella Mascarino e chiesta dai pm Silvia Bonardi, Luigi Furno e Adriano Scudieri per accuse, a vario titolo, di corruzione, finanziamento illecito e truffa.

“Oggi io dirò che non ho mai preso 17K non ho mai avuto consulenze con Afol né a società a me collegate che non esistono … Se mi chiedono perché dicono questo posso dire che eri tu che facevi loro consulenza”. Così Lara Comi in una conversazione intercettata mentre parla con l’avvocato Bergamaschi, sua collaboratrice, fa riferimento a 17 mila euro che avrebbe ottenuto da Afol. La conversazione del 9 maggio, dopo che il suo nome era emerso nella maxi indagine, si trova nell’ ordinanza cautelare.

“Nonostante la giovane età, Lara Comi ha mostrato nei fatti una non comune esperienza nel fare ricorso ai diversi, collaudati schemi criminosi volti a fornire una parvenza legale al pagamento di tangenti, alla sottrazione fraudolenta di risorse pubbliche e all’incameramento di finanziamento illeciti”. E’ scritto nel’ordinanza di custodia cautelare che ha portato l’ex europarlamentare agli arresti domiciliari.

“Dall’esame degli elementi indiziari (…) emerge la peculiare abilità che l’indagata Comi ha mostrato di aver acquisito nello sfruttare al meglio la sua rete di conoscenze al fine di trarre” dal ruolo pubblico “di cui era investita per espressione della volontà popolare il massimo vantaggio in termini economici e di ampliamento della propria sfera di visibilità”. Lo scrive il gip di Milano Raffaella Mascarino nell’ordinanza di arresto per l’ex europarlamentare e altri due.

Intercettazioni in cui Nino Caianiello, presunto “burattinaio” del sistema di mazzette, finanziamenti illeciti, nomine e appalti pilotati, la insultava anche dandole della “cretina” e poi verbali di indagati, tra cui anche quello del suo ex addetto stampa, che la tiravano in ballo. C’era già questo ed altro su Lara Comi negli atti della maxi inchiesta milanese ‘Mensa dei poveri’ che oggi, con nuovi sviluppi anche basati proprio sui verbali del “grande manovratore” che da tempo sta collaborando coi pm, hanno portato all’arresto dell’ormai ex eurodeputata, oltre a quello dell’ad di Tigros Paolo Orrigoni e del dg di Afol Giuseppe Zingale. “Veniamo sulle due cose, uno questa cretina della Lara a che punto stiamo? (Lara Comi, ndr) perché io la vedo stasera, così gli faccio lo shampoo”, diceva Caianiello, intercettato il 29 novembre 2018, parlando con Zingale che gli rispondeva: “il 17 già liquidato, 21 gli ho fatto il contratto”.

Gioacchino Caianiello, l’ex coordinatore di FI di Varese, ritenuto dalla Procura di Milano il ‘burattinaio’ di un sistema di tangenti in Lombardia, durante un’intercettazione del 25 marzo 2019, nel ristorante Berti di Milano, parlando con Paolo Orrigoni, l’ad di Tigros ai domiciliari da oggi, gli dice che “Tatarella e Bestetti (coordinatore nazionale di FI Giovani, non indagato, ndr) sono suoi ‘figliocci milanesi’ e hanno già ‘imparato’ da lui” e “hanno superato già il papà”. E’ quanto si legge nell’ordinanza del gip.

L’operazione è un nuovo filone della maxi indagine che il 7 maggio portò a 43 misure cautelari eseguite, tra gli altri, nei confronti dell’ex coordinatore di Forza Italia a Varese Nino Caianiello, del consigliere lombardo ‘azzurro’ Fabio Altitonante e dell’allora candidato alle Europee e consigliere comunale in quota FI Pietro Tatarella. Sono state proprio le dichiarazioni ai pm di Caianiello, presunto “burattinaio” del sistema e interrogato molte volte nei mesi scorsi, a confermare un quadro accusatorio già emerso dai primi racconti di imprenditori e indagati in Procura dopo il blitz. Lara Comi risponde di tre vicende. La prima riguarda due contratti di consulenza ricevuti dalla sua società, la Premium Consulting Srl, con sede a Pietra Ligure (Savona), da parte di Afol e, in particolare, dal dg Zingale, “dietro promessa di retrocessione di una quota parte agli stessi Caianiello e Zingale”, come riportato negli atti depositati nella tranche principale. Circostanza messa a verbale da Maria Teresa Bergamaschi, avvocato e stretta collaboratrice dell’ex eurodeputata in un interrogatorio del 14 maggio: “Il 15 dicembre 2018 mi arrivò un messaggio di Lara Comi (…) mi scriveva ‘Zingale vorrà un regalo di Natale'”. E aggiunse : “Mi parlò della necessità di pagare in vista dell’estensione dell’incarico una cifra di 10 mila euro a Zingale”. L’esponente di FI è accusata anche di aver ricevuto un finanziamento illecito da 31 mila euro dall’industriale bresciano titolare della Omr holding e presidente di Confindustria Lombardia, Marco Bonometti. Il versamento sarebbe stato effettuato in vista delle ultime elezioni europee e per una consulenza basata su una tesi di laurea scaricabile dal web dal titolo “Made in Italy: un brand da valorizzare e da internazionalizzare per aumentare la competitività delle piccole aziende di torrefazione di caffè”. Nel terzo episodio (truffa aggravata al Parlamento europeo) è coinvolto anche il giornalista Andrea Aliverti, che collaborava con Comi come addetto stampa, con compenso di mille euro al mese, rimborsati dall’Europarlamento. Interrogato dai pm ha dichiarato di avere ricevuto un aumento a tremila euro, con l’obbligo di restituirne duemila a FI per pagare le spese della sede che Comi non pagava. Di Orrigoni, infine, ex candidato sindaco di Varese, ha invece parlato l’imprenditore Pietro Tonetti. Ha raccontato che, d’intesa con lui, Orrigoni avrebbe versato l’anticipo di 50mila euro della presunta tangente, mascherata sotto forma di incarico a uno studio di ingegneristica, per ottenere la variante di destinazione d’uso di un terreno a Gallarate su cui aprire un nuovo punto vendita Tigros

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Cronaca

Morte di Pierpaolo Pasolini, noi sappiamo chi sono i mandanti: a.a.a. cercasi Commissione Parlamentare d’Inchiesta

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Pierpaolo Pasolini e Mauro De Mauro due uomini legati dalla ricerca di una verità che forse è costata la vita ad entrambi: parliamo della morte di Enrico Mattei, fondatore e presidente dell’Eni, avvenuta il 27 ottobre del 1962, quando precipitò, a seguito di un attentato, dall’aereo che lo stava riportando a Milano da Catania.

Una fine, quella di Mattei, che secondo quanto affermato dall’onorevole Oronzo Reale trova il mandante in Eugenio Cefis, ex braccio destro all’ENI di Mattei, che pochi mesi prima dell’attentato era stato costretto alle dimissioni quando il presidente dell’Eni si sarebbe reso conto che Cefis era manovrato dalla CIA.

Eugenio Cefis, secondo quanto emerso da due appunti degli ex servizi segreti italiani civili e militari scoperti dal Pm Vincenzo Calia durante la sua inchiesta sulla morte di Mattei, è stato il fondatore della Loggia P2 e l’avrebbe diretta fino ai primi anni ’80 quando scoppiò lo scandalo petroli.
Pochi giorni dopo la morte di Enrico Mattei, Cefis viene reintegrato nell’ENI come vicepresidente per poi diventarne in seguito presidente. Cefis non fu mai incriminato ufficialmente.

In tutta questa vicenda ecco intrecciarsi i tragici destini, prima di Mauro De Mauro e poi di Pierpaolo Pasolini

Il primo, De Mauro, venne rapito e fatto sparire dalla mafia “perché si era spinto troppo oltre nella sua ricerca della verità sulle ultime ore di Enrico Mattei” come si legge in una sentenza della Corte d’Assise del 2012. Tesi, quest’ultima, riferita anche dal collaboratore di giustizia Tommaso Buscetta. Buscetta spiega che i boss mafiosi Stefano Bontate, Gaetano Badalamenti e Luciano Liggio furono coloro che organizzarono l’uccisione di De Mauro perchè stava indagando sulla morte del presidente dell’Eni e aveva ottime fonti all’interno di Cosa nostra.

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Il primo video servizio trasmesso a Officina Stampa del 7/11/2019

Il secondo, Piepaolo Pasolini, viene barbaramente ammazzato la notte tra il primo e il 2 novembre del 1975. In quel periodo Pasolini sta ultimando “Petrolio”, il romanzo sul Potere che la sua morte violenta gli impedì di terminare. Pasolini riprende quasi alla lettera ampi paragrafi di “Questo è Cefis. L’altra faccia dell’onorato presidente” un libro-verità molto documentato firmato da un fantomatico Giorgio Steimetz, che arriva in libreria nel 1972, ma subito viene fatto sparire.

Una documentata inchiesta sul potentissimo e invisibile presidente di Eni e Montedison succeduto a Enrico Mattei: Eugenio Cefis, una delle figure più inquietanti e controverse della storia repubblicana.

Nelle sue mani – ha scritto il politologo Massimo Teodori – Montedison “diviene progressivamente un vero e proprio potentato che, sfruttando le risorse imprenditoriali pubbliche, condiziona pesantemente la stampa, usa illecitamente i servizi segreti dello Stato a scopo di informazione, pratica l’intimidazione e il ricatto, compie manovre finanziarie spregiudicate oltre i limiti della legalità, corrompe politici, stabilisce alleanze con ministri, partiti e correnti”.

Nel 1974 si scoprirà che il capo dei Servizi segreti Vito Miceli – tessera P2 n.1605 – quotidianamente inoltrava informative a Eugenio Cefis, quasi che il Sid fosse la personale polizia privata di Eugenio Cefis che poteva dunque monitorare politici, industriali, giornalisti, aziende pubbliche e private. Temi brucianti, che Pasolini tratta contemporaneamente sia nel romanzo Petrolio che sulle pagine del Corriere della Sera.

Petrolio esce come opera postuma incompiuta di Pierpaolo Pasolini e in stadio frammentario nel 1992. Una delle fonti di quel romanzo, in cui pare che Pasolini avesse delle rivelazioni sul caso Mattei, era proprio questo libro, ma il capitolo in questione, “Lampi sull’Eni”, venne misteriosamente sottratto dalle carte dello scrittore.

Una trama oscura che passa attraverso il libro che Pasolini stava ultimando, Petrolio, e la sceneggiatura per un film di Rosi sul Caso Mattei a cui Mauro De Mauro lavorava. Un puzzle intricato che passa attraverso la loggia massonica P2, i servizi segreti deviati e la lotta per il potere di personaggi senza scrupoli.

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Il secondo video servizio trasmesso a Officina Stampa del 7/11/2019

E’ la mattina del 2 Novembre 1975 quando Pierpaolo Pasolini viene trovato morto sulla spiaggia dell’Idroscalo di Ostia. Il poeta è stato massacrato di botte e investito più volte dalla sua stessa auto, un’Alfa Romeo 2000 GT.
Ad essere accusato dell’omicidio è Pino Pelosi, un ragazzo di diciassette anni arrestato dalle forze dell’ordine dopo essere stato fermato la notte stessa alla guida dell’auto del Pasolini.

Pelosi confessa di aver ucciso Pasolini perchè quest’ultimo voleva avere un rapporto sessuale non consensuale. Avrebbe quindi ferito Pasolini, per legittima difesa, con una mazza per poi finirlo passandoci sopra più volte con l’auto del poeta.
La ricostruzione di Pelosi, come accertato da autorevoli testimonianze esterne e pareri della magistratura, appare fin da subito distorta. Gli abiti del ragazzo non presentano tracce di sangue ed è ampiamente improbabile che un uomo della stazza di Pasolini non sia riuscito a difendersi contro un ragazzino.
La sentenza di primo grado a carico di Pelosi lo condanna quindi per omicidio volontario in concorso con ignoti. Ma chi erano questi ignoti?

A sorpresa, nel 2005, Pelosi ritratta e dopo esattamente 30anni, dichiara di non essere stato solo quella tragica notte.

La novità sostanziale che emerge dal racconto di Pelosi è che con lui non c’era una banda di ragazzini, ma uomini dall’accento siciliano non ben identificati, a bordo di un’auto targata Catania. Queste persone avrebbero massacrato Pasolini e il ragazzo sarebbe stato solo un capro espiatorio.
Un riscontro interessante al nuovo racconto di Pelosi è che nei giorni seguenti l’omicidio una telefonata anonima alla Polizia segnalò che la notte tra il 1 e il 2 novembre del 1975 una macchina targata Catania seguiva l’Alfa di Pasolini.

Nel 2016 la dottoressa Marina Baldi, nota genetista forense, su richiesta dell’avvocato Stefano Maccioni, legale della famiglia Pasolini, ha valutato la perizia tecnico-biologica effettuata nel 2013 dal RIS di Roma, contenente i risultati delle analisi genetiche sui reperti in sequestro e forniti dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Roma.

Ebbene, sono emersi 5 profili genetici riconducibili a 5 soggetti ignoti di cui uno che, nel momento in cui c’è stato il contatto con la vittima era ferito, con ferita recente perché perdeva sangue.

La genetista Baldi nella sua relazione ritiene che si debba tentare di eseguire nuovi test con i campioni di DNA delle persone ignote individuate sui reperti, soprattutto alla luce delle novità in campo tecnico, come la Next Generation Sequencing (NGS) con amplificazione massiva parallela, che consente analisi di pannelli di geni di dimensioni inimmaginabili fino a qualche anno fa. Una realtà in campo scientifico che permette le associazioni di alcuni assetti genetici con alcune caratteristiche fisiche, quale colore degli occhi, della pelle, dei capelli ed alcuni tratti somatici.

E’ una verità che deve essere cercata, sia dal punto di vista giudiziario che dal punto di vista scientifico.

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