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Coronavirus, altra vittima italiana già debilitata da polmonite. Conte: valutiamo nuove misure straordinarie

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Seconda vittima italiana del Coronavirus: si tratta di una donna anziana residente a Casalpusterlengo, secondo quanto si apprende da fonti qualificate della cittadina del Lodigiano.

Secondo quanto si apprende, la signora, ultrasettantenne, era debilitata da una polmonite e sarebbe stata in attesa dei risultati degli esami a cui era stata sottoposta.

La prima vittima è stata Adriano Trevisan, di 78 anni, è deceduto all’ospedale di Padova, dove era ricoverato insieme con un’altra persona positiva al virus. Ex titolare di una piccola impresa edile, Trevisan aveva tre figli, una delle quali, Vanessa, era stata sindaco di Vo’ Euganeo, di dove sono originari. L’uomo, ricoverato già da una decina di giorni per precedenti patologie, è morto all’ospedale di Schiavonia (Padova). “Non c’è stato neppure il tempo per poterlo trasferire”, ha detto il governatore Zaia.

Stabili le condizioni del ‘paziente 1’, il 38enne positivo al virus ricoverato a Codogno. Già 200 test negativi all’ospedale di Schiaìvonia (Padova), dove è deceduto il primo paziente.

“Sono arrivati a sette i casi di persone risultate positive ai test sul Coronavirus in Veneto”, ha detto il governatore del Veneto Luca Zaia. “I sette casi – ha aggiunto – sono tutti di Vo’ Euganeo tra cui due familiari del deceduto”. Sarebbero secondo quanto si è appreso, la moglie e la figlia dell’uomo. Tra i contagiati in Veneto, c’è un uomo di 67 anni, di Dolo, ricoverato ora in rianimazione a Padova. Il paziente è transitato dapprima al pronto soccorso di Mirano (Venezia), poi nella rianimazione di Dolo (Venezia), e, in seguito al peggioramento delle condizioni, è stato trasferito a Padova. Inoltre sono ventisette i pazienti risultati positivi ai test e che riseidono in Lombardia.

Il bollettino dello Spallanzani

“L’uomo cinese, ricoverato assieme alla moglie allo Spallanzani, si è negativizzato ed è in buone condizioni di salute”. Lo ha detto l’assessore alla Salute della Regione Lazio, Alessio D’Amato, in una conferenza stampa allo Spallanzani. Inoltre il ricercatore italiano ricoverato allo Spallanzani sarà “dimesso in giornata”, ha detto ancora D’Amato. Il giovane, caso confermato di COVID-19, era risultato persistentemente negativo ai test per il Coronavirus. “Non bisogna farsi prendere dall’allarmismo. Il modello messo in atto dalla Regione Lazio è efficace”, ha detto Giuseppe Ippolito direttore scientifico dello Spallanzani di Roma.

Conte: valutiamo altre misure straordinarie

“Il mio pensiero e il cordoglio di tutto il governo vanno alle due vittime e alle loro famiglie”, ha scritto su Facebook il premier Giuseppe Conte. “Siamo al lavoro senza sosta per reagire con la massima compattezza a questa emergenza”. “Fra poco sarò nuovamente al Comitato operativo della Protezione civile per un aggiornamento sull’emergenza Coronavirus e per valutare nuove misure straordinarie”.

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Prevenzione da Covid-19, Polizia Penitenziaria: Il SIPPE diffida Bonafede, Basentini e Tuccillo

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Il SIPPE – Sindacato Polizia Penitenziaria – ha diffidato e messo in mora il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Francesco Basentini e il Capo del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità Gemma Tuccillo, invitandoli a far eseguire, a livello nazionale, a tutto il personale di Polizia Penitenziaria il test del tampone faringeo per la ricerca del coronavirus Covid-19, in considerazione del fatto che il personale della Polizia Penitenziaria è quotidianamente esposto ad un alto rischio contagio, con avvertimento che, in difetto, si presenterà ricorso all’Autorità competente, nelle Sedi più opportune, per la tutela del diritto all’integrità psico-fisica, nonché a quello ad un ambiente salubre, delle donne e degli uomini della polizia penitenziaria, degli interessi della O.S. istante e dei propri associati.

Un atto, quello del SIPPE, che arriva dopo le notizie che in diversi istituti penitenziari italiani, le diverse rivolte dei detenuti hanno pregiudicato la sicurezza e l’incolumità del personale penitenziario, tanto da fare emergere in maniera solare un quadro agghiacciante del sistema penitenziario italiano e la carenza delle strutture carcerarie.

Questa la maschera data in dotazione per la protezione contro il Covid-19 (Fonte e foto SIPPE)

“In tali occasioni – si legge sull’atto di diffida – si è constatato, con vivo imbarazzo, che la dotazione a disposizione del personale atta a fronteggiare sommosse o proteste da parte dei detenuti è del tutto inadeguata, addirittura neanche più in uso alle altre forze di polizia, che l’hanno dismessa da moltissimi anni. In tale difficile contesto i poliziotti penitenziari operano in molti istituti penitenziari senza neppure i previsti dispositivi di protezione sanitari, talché sono nell’oggettiva impossibilità di contrastare e contenere il diffondersi del virus Covid-19, benché ne abbiano fatto più volte richiesta”.

Dal Sindacato Polizia Penitenziaria – SIPPE – si invoca dunque l’articolo 32 della Costituzione, che tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, nonchè l’articolo 2087 del codice civile che obbliga il datore di lavoro ad adottare tutte le misure necessarie per tutelare la integrità fisica dei lavoratori.

Secondo il SIPPE, le varie disposizioni emesse recentemente dalle Autorità diffidate non garantiscono, in concreto, un’adeguata sicurezza alla salute delle donne e degli uomini del Corpo di Polizia Penitenziaria che operano negli istituti e nei servizi penitenziari per adulti e minori, rendendo potenzialmente vana la possibilità di contrastare il virus Covid-19.

I Poliziotti penitenziari – ha dichiarato Alessandro De Pasquale Presidente del SIPPE – sono giornalmente costretti a lavorare in ambienti poco salubri e senza adeguati strumenti di protezione individuale. Inoltre – ha proseguito De Pasquale – le note rivolte dei detenuti richiedono strategie diverse e l’istituzione di squadre antisommossa a livello nazionale, regionale e locale al fine di fronteggiare eventuali sommosse o proteste dei carcerati”.

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Truffe ai tempi del coronavirus: attenzione ai falsi volantini

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Come segnalato sul sito www.poliziadistato.it e sui canali social della Polizia di Stato, si è diffuso in questi giorni, in molte province italiane, un volantino falso scritto su carta intestata del “Ministero dell’Interno-Dipartimento della Pubblica Sicurezza”, con il logo della Repubblica Italiana.

Il falso volantino, che in alcune città è stato trovato affisso negli androni dei palazzi e sui muri dei quartieri, invita eventuali non residenti degli stabili a lasciare le abitazioni che li ospitano, per rientrare nel proprio domicilio di residenza, perché sarebbe in corso l’attività di controllo delle autorità.

Riporta anche l’obbligo di presentare, a richiesta, la documentazione di affitto della casa e i propri documenti con foto.

La Polizia di Stato invita a fare attenzione. Potrebbe essere l’astuta mossa di qualche malintenzionato per entrare nelle le case in questo periodo di emergenza per covid_19. Chiunque si imbatta in simili volantini è pregato di segnalarne la presenza alle Forze di polizia e di non seguire le indicazioni in essi contenute.

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Scuole, la chiusura verrà prorogata: si prevede un altro mese a casa

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“Lo ha detto Azzolina e confermo anche io che la sospensione delle attività didattiche proseguirà ragionevolmente: non c’è una prospettiva di tornare dopo il 3 aprile alle attività didattiche ordinarie. Quanto alla sospensione delle attività produttive non essenziali non sappiamo ancora, è ancora troppo presto. Dall’inizio della settimana inizieremo a lavorarci: il governo ha adottato questa misura col massimo senso della responsabilità”. Lo dice il premier Giuseppe Conte in conferenza stampa a Palazzo Chigi.

Verso quest’ultima ipotesi il Governatore Zaia, che lo ha chiaramente annunciato. “Forse le scuole non riapriranno più, la vedo dura mettere a repentaglio la salute dei ragazzi e creare un popolo di contagiatori”

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