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Editoriali

Coronavirus e i dilettanti allo sbaraglio…

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Il termine romano ‘peracottari’ forse si adatterebbe ad una classe politica che negli ultimi anni ha inteso soltanto risparmiare sulla spesa pubblica adottando tagli orizzontali dettati da burocrati a tavolino o da ‘ministri’ – o ‘ministre’ – desiderosi soltanto di compiacere la propria parte politica; o di attuare un piano premeditato partorito dalla mente di chi quella parte politica aveva in gestione.

Chiudere i piccoli ospedali, gangli vitali della sanità in paesi lontani da grandi ospedali, adottando soltanto il criterio del calcolo degli ingressi annuali, quando gli ingressi, si sa, al Pronto Soccorso diminuiscono esponenzialmente in vista della chiusura, e quando chi rimane a presidio comunque ti rimanda ad un ospedale più grande – e più lontano – dicendoti che non sono neanche autorizzati a fare un prelievo di sangue; quando un ospedale come quello di Ronciglione in provincia di Viterbo – situazione che conosco da vicino – che serviva decine di piccoli centri limitrofi, e i cui malati oggi sono costretti ad andare a Viterbo, all’ospedale Belcolle, se va bene mezz’ora di strada tutta curve e in alcuni momenti con ghiaccio e qualche volta neve, (in attesa di ampliamento con lavori iniziati quarant’anni fa), intasando il Pronto Soccorso e sovraccaricando le corsie e gli infermieri, oltre che i medici; quando i 110 posti letto che conta l’ospedale S. Anna (Ronciglione) non sono in grado di essere a disposizione; quando si tagliano le lauree in medicina con il numero chiuso; quando le liste di attesa si allungano come un elastico di Bungee-Jumping, e molti rinunciano, tutto questo perché appoggiate ad un solo nosocomio, che non riesce neanche a contenere la auto nel proprio parcheggio; quando si conta sul fatto che i vecchietti rinuncino a curarsi, così risparmia il Ministero, ma anche l’INPS, e chi ci guadagna sono le imprese di pompe funebri: allora bisogna proprio dire che siamo in mano a gente senza umanità, dilettanti che giocano con la vita e la salute dei cittadini.

Oggi è arrivata l’ora della verità, e non si sa fare altro che metterci agli arresti domiciliari, costringendo tutti a rifornirsi di generi alimentari e di prima necessità per evitare di uscire di casa una volta in più, svaligiando gli scaffali dei supermercati: quei supermercati che dovranno chiudere nel fine settimana, e in cui abbiamo trovato strisce adesive sul pavimento, che in teoria dovrebbero distanziare i clienti di UN METRO! Mentre è di dominio pubblico uno studio cinese, pubblicato da un autorevole quotidiano in versione telematica, che stabilisce che il raggio d’azione del virus copre ben 4 METRI E MEZZO! Uno studio, ricavato da un filmato di sicurezza girato su di un mezzo pubblico – in Cina i mezzi pubblici hanno le telecamere di sicurezza, e Dio volesse che ci fossero anche d noi, visti gli abusi che gli operatori sono costretti a subire! – che evidenzia il fatto che un soggetto portatore di virus, poi identificato come A, che già manifestava i sintomi della malattia, passeggero di un autobus a lunga percorrenza, durante un viaggio durato quattro ore, ha potuto infettare sette passeggeri senza mascherina, pur essendo seduto in fondo al veicolo, ad una distanza di circa quattro metri e mezzo.

Dopo la sua uscita dal bus, circa mezz’ora dopo la fine della corsa, un altro gruppo di persone è salito sull’autobus, e uno di loro, che non indossava la mascherina, è rimasto infettato, probabilmente dai passeggeri che avevano ricevuto il virus precedentemente. Il soggetto A, nel frattempo, è salito su di un minibus, contagiando altre due persone, una delle quali si trovava appunto alla distanza di circa quattro metri e mezzo.

La conclusione dei ricercatori è quella che bisogna indossare le mascherine soprattutto quando si prendono i mezzi pubblici, o comunque si è in ambienti chiusi non arieggiati, ad una distanza pari o inferiore a quella calcolata nell’indagine, cioè circa quattro metri e mezzo – e non un metro come si è deciso di fare in Italia. La priorità non è quella di impedire lo spostamento di tutti gli Italiani nel paese, misura che anche un bambino di sei anni avrebbe potuto immaginare, senza sedute della Protezione Civile fino alle 2 di notte.

È assodato che il virus si propaga attraverso le prime vie aeree: quindi MASCHERINE PER TUTTI, DISTRIBUITE DAI COMUNI, DALLE PREFETTURE, o da chi volete voi. Impedire che ci sia la corsa all’accaparramento delle mascherine, e che sia possibile creare vere e proprie truffe, arrestandone poi gli autori. Le mascherine andavano previste e distribuite gratuitamente a tutti i cittadini, altro che segregarli in casa con la minaccia di arresto. Questa è la soluzione di chi s’è trovato di fronte ad un problema troppo grande per il suo cervello, e ha cercato di ovviare come poteva, senza mezzi, senza infrastrutture, senza competenze (il nostro ministro della salute è un commercialista), senza ospedali, chiusi per imbecillità da chi sa solo fare i conti a tavolino. Le mascherine andavano messe al primo posto, visto che abbiamo (si fa per dire) chiesto 7 miliardi e mezzo, che poi diventeranno 15, e Salvini, più lungimirante, ne ha chiesti 30. Pare oggi che la lotteria si sia fermata a 25.

Mascherine per tutti, gratis, distribuite dai Comuni come si fa per i sacchetti dell’immondizia. Altro che coprifuoco. Perché anche se andremo al supermercato, e saremo sprovvisti di mascherine, basterà un soffio per contagiarci. Altro che stare a casa, lavarsi le mani, starnutire nel gomito, usare fazzoletti usa e getta… mia nipote di quattro anni avrebbe potuto elaborare le stesse ridicole raccomandazioni.

La verità è che da tempo siamo in mano ad una politica incapace, inconcludente, autoreferenziale; ad un governo che ha la maggioranza solo in Parlamento. Anche se oggi Pagnoncelli con i suoi sondaggi (ordinati da chi e perché?) certifica che il premier Conte (che ha chiesto pieni poteri: non vi ricorda qualcosa?) ha il 48% di gradimento da parte dei cittadini! E ci credo, visto che in TV va sempre lui, e tutti pendono dalle sue riverite labbra, come da quelle dell’Oracolo di Delfi; un premier che oggi appare come il salvatore della patria, l’uomo del coniglio da cappello, il risolutore delle situazioni. Non è così. Anche lui si deve barcamenare, e senza grande fantasia.

Mettere tutti a casa, e farlo ripetere ogni giorno in Tv fino alla consumazione dei nostri cosiddetti, non risolve nulla. Saremo sempre tutti in pericolo. Se il virus entra per il naso e la bocca, è inutile raccomandarci di non toccare naso, bocca e occhi. Bisogna che naso e bocca siano protetti, vista la pericolosità e la perniciosità del virus. I guanti, grazie a Dio, ancora si trovano. Ma le mascherine, Di Maio, invece di regalarle ai Cinesi (400.000) poteva ben mandarle ai nostri Comuni, per la distribuzione gratuita. Bell’amor di patria!

Grazie alla disorganizzazione di questo governo di improvvisati, che hanno la stessa coesione di una maionese impazzita, oggi non c’è una mascherina in giro, la gente si tira sul viso il maglione o si copre con una sciarpa, soluzione antigienica, e non c’è un gel igienizzante, né un goccio di alcol nei negozi, tranne grappa, vodka, whisky… Useremo quelli per disinfettarci? E tutto ciò viene ampiamente elogiato e santificato da Von Der Leyen e Co. Evviva l’Europa, di cui Conte è figlio e referente in Italia.

Intanto i contagi aumentano, i morti pure, i medici e gli infermieri sono stravolti, e il governo (i suoi componenti) si sentono bravissimi perché fanno le due di notte a trinciare soluzioni puerili e non risolutive. La verità è che, come all’8 settembre, il ‘tutti a casa’ sono cazzi nostri, (perdonate il francesismo) senza se e senza ma, come piace dire ai politici in TV. Possiamo contare solo su noi stessi, nell’individuare qualche negozio – le farmacie ormai sono fuori gioco – che ancora possa fornire quelle mascherine a cui il nostro premier ha consapevolmente voltato le spalle, perché non sono nelle ‘raccomandazioni’: e invece avrebbero dovuto essere la prima cosa a nostra disposizione, se veramente vogliamo sopravvivere.

Una parola per le rivolte nelle carceri. Ha ragione Emiliano: il piano era preordinato, ed è scattato alla minima notizia della restrizione, già prevista e segnalata da qualche ‘gol profonda’, delle visite in carcere. Pronti i detenuti, pronte le mogli, figlie, madri, sorelle: sono quelle che in piazza fanno più chiasso e non possono essere fermate con la forza che si potrebbe usare con un uomo. Intanto chi doveva evadere è evaso, leggi i boss della mafia del Gargano, ed è ancora uccel di bosco. Ma tant’è quando si pensa alla poltrona, e si crede di essere pressocchè un inviato da Dio, certi pensieri non vengono. Dodici detenuti morti, alcuni ‘per overdose’: posto che l’overdose esista. E gli altri? Regolamenti di conti e vendette, secondo il codice della ‘buia’? Nessuno per caso. C’è da riflettere. E il nostro ‘servizio informazioni’ all’interno degli istituti penitenziari non ha segnalato nulla: posto che ci sia, e sarebbe gravissimo se non ci fosse.

Con le ‘disposizioni’ che sono state messe nottetempo in Gazzetta Ufficiale, valide al mattino seguente, forse riusciremo ad interrompere la catena di contagi. Ma come ci troveremo, dopo, in che condizioni la borsa, il commercio, le imprese e tutto ciò che è la parte attiva della nazione? Non vorremmo sentirci dire che “L’operazione è riuscita, ma il paziente è morto.”

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Editoriali

L’Italia, una Repubblica ormai fondata sulle chat, sui click e sui like

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Il Paese è giunto a “un’inconoscibilità del reale, di cui ognuno può dare una propria interpretazione che può non coincidere con quella degli altri, un’impossibilità a conoscere la verità assoluta”. La citazione è stata presa dalla commedia di Luigi Pirandello: “Così è, se vi pare” e risulta molto efficace per descrivere la situazione dell’Italia attuale.

L’emergenza Covid-19 mette in evidenza quanto appena scritto e i tanti tecnici, infettivologi e virologi social ne sono di esempio. Il susseguirsi di DPCM rafforzano la citazione pirandelliana e i tanti show televisivi di approfondimento in materia coronavirus confermano il tutto ogni qualvolta è necessario.

Dai vari “luminari social” che a turno fanno passerella sulle reti tv ne emerge chiaramente che la scienza non è esatta. Tanti scienziati, con ognuno una sua propria interpretazione. Niente da fare. Così è, se vi pare.

Miti nazionali, vanto patrimonio di un popolo, con l’avvento del Covid-19 sono crollate quelle certezze secolari che si sono frantumate miseramente davanti al vergognoso “qui lo dico, qui lo nego” giornaliero dei tanti esperti, affermati professionisti e personaggi occupanti i vari posti chiave del bel Paese.

Magistratura, sanità e le istituzioni stanno dando il loro peggio davanti all’imprevedibile, mentre la corruzione e la mala amministrazione viene sempre a galla. Il mito della “sanità fior all’occhiello” è fallito penosamente e ospedali di grande fama hanno svelato tutti i loro scheletri nei vari armadi.

Conflitti tra Stato Centrale e Regioni, tra Regione ed i propri Comuni, sindaci che contestano i loro presidenti e i presidenti che contestano il ministro. Commissari in carica a loro insaputa, altri dimissionari e qualcuno rimosso. Mai così tante figure meschine. Tutto questo va avanti sul web, con un click, in un chat, e i salottini tv ne occupano le serate, mentre il Presidente del Consiglio rilascia la sua consueta conferenza stampa, ovviamente in diretta tv.

Oggi il Paese sta attraversando la sua peggiore crisi politica, sociale, economica, sanitaria e spirituale proprio nel mentre si trova orfano di un governo che sia all’altezza del suo compito.

A Montecitorio bivaccano politici di lungo corso insieme a quelli improvvisati dell’ultima ora, tutti sonnecchiando sulle comode poltrone, poltrone che al contribuente costano 14/16 mila euro mensili.

Tanti sconosciuti, tutti impacciati, s’inciampano mentre tartagliano e balbettano frasi incomprensibili persino a se stessi. Sono sordi ai lamenti che si levano dalle periferie, abbandonano le piazze e messo a riposo il cervello, con disinvoltura si affacciano sul web. Mandano messaggi sulla chat e non disdegnano porgere un like oppure un click. Alcuni di loro, anziché dibattere i problemi del paese in Parlamento, preferiscono partecipare al consueto chiacchiericcio dei salottini tv. Hanno un idea per ogni cosa, una soluzione per ogni problema. “Così è , se vi pare”.

Il Parlamento è chiuso per “restauro della democrazia” e tutti i dibattiti vengono trasferiti sul web.
La Giustizia è chiusa per lockdown, la Sanità è in terapia intensiva e la democrazia è smarrita nel dedalo della burocrazia.

A colazione come a pranzo, a merenda come a cena, giorni feriali come quelli festivi, su tutte le reti tv, corrispondenti mezze buste dei vari show, di approfondimento o di intrattenimento, leggono in un solo fiato la classifica giornaliera dei contagiati, dei ricoverati e dei decessi.

Se non fosse una cosa seria si direbbe di sentire leggere la lista della spesa, il fabbisogno giornaliero di una famiglia ecc, ecc. Che pena! Che strazio!

Si raccomanda di usare il telecomando con parsimonia. E’ fortemente consigliabile di tenere l’apparecchio, il più possibilmente, chiuso. Assistere a lungo a questi dibattiti televisivi potrebbe nuocere fortemente la salute mentale.

Una cosa conforta e rasserena i cittadini. Non potendo promettere nulla, il premier Conte indica agli italiani quale è la strada per rendere il Natale una festa più spirituale.

Intanto il 16 marzo 2020 sembra ormai lontano anni luce. Oggi a Napoli non si canta più dai balconi per non restare soli e non si sente più “Abbracciame più forte”. A Roma sono sciolti i flashmob e sono spente le torce sui balconi. Anche qui non si canta e non si balla sulle terrazze. Dalle finestre illuminate sono sparite le bandiere tricolore e nessuna voce intona più l’inno di Mameli o l’ Hallelujah.
Per strade e per vicoli, per piazze e per crocicchi è spento ogni rumore, ovunque regna il silenzio, serrande abbassate e sulle città cade un buio spettrale. La gente si barrica in casa, terrorizzata e depressa ma fiduciosa che questa nottata ha da passare. Tutti lo auguriamo aspettando un domani quando, si spera, un nuovo sole sorgerà.

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Ricordate quando nel 2020…

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Ricordate quando nel lontano 2020, scoppiò la pandemia del Covid 19? Furono momenti drammatici e di grande confusione generale, generati da un nemico sconosciuto ed invisibile, e per questa ragione, ancor più pericoloso.

Analizzando quel periodo con il senno di poi, la riflessione più ovvia è, che ci fu tanta leggerezza, confusione e tanta incapacità nel gestire quella nuova situazione. Gli interessi economici, prevalsero sulla salute e la vita stessa della gente, generando un peggioramento del pur grave andamento epidemico e gli interessi politici furono complici del caos generale che si creò, avvalendosi delle incertezze di cui comprensibilmente gli scienziati furono vittime.

Sottovalutando la gravità del virus in Cina, prevalse il detto “tanto capita agli altri”, e così si prese tutto alla leggera, ritardando i provvedimenti severi da prendere, per contenere il contagio che cominciava a propagarsi a livello mondiale. Ci furono politici e scienziati, che, con leggerezza dissero che sarebbe stata poco più di una semplice influenza, e mentre il virus velocemente, subdolo e silenzioso si propagava, l’ignoranza della popolazione si rese responsabile delle vittime che si ebbero esponenzialmente.

Come al solito, si cercò di chiudere la stalla quando i buoi erano già usciti, ma ormai era troppo tardi. La torre di Babele si instaurò in Italia, ma poi, ancor più nel mondo intero, poiché il caos delle notizie, dei giudizi e dei consigli, disorientarono sempre più la popolazione, terrorizzandone una parte, mentre l’altra, non prendendo le dovute precauzioni, incoscientemente aiutò il corona virus a dilagare. E fu così, che alcuni politici, che precedentemente avevano sottovalutato la situazione, cominciarono a cambiare opinione, dal momento in cui furono contagiati dal virus loro stessi.

Cominciò il Lockdown con severe restrizioni, mentre gli ospedali erano stracolmi di malati, e gli operatori sanitari assistevano inermi a migliaia di morti giornalieri, pur immolandosi loro stessi a dei turni massacranti e molto spesso a donare la loro stessa vita per il prossimo, interpretando realmente la loro missione umanitaria. Che strano; sarebbe bastato far indossare le mascherine obbligatoriamente dall’inizio per un tempo limitato, per evitare di colpire e decimare una intera generazione anziana. Qualche maligno insinuò che lo stato avrebbe risparmiato tante pensioni, ma, le solite chiacchere da bar sono sempre esistite, specialmente nelle tragedie.

Dopo il Lockdown, si cominciò ad allentare la morsa, ma, mentre alcune categorie erano sopravvissute economicamente, anche se con sacrificio, altre furono completamente danneggiate e messe sul lastrico illudendole con promesse mai mantenute, e fra queste, particolarmente la massa di artisti e maestranze del mondo dello spettacolo. Per accontentare parte di questa categoria, si pensò bene di riaprire pub e discoteche per le varie movide, confidando sulla responsabilità della gente nel seguire le regole. I greggi bisogna ben guidarli per non farli disperdere, e fu così che, pensando di essere finalmente usciti dalla crisi, si diede il permesso di autocontrollarsi, rigenerando con l’incoscienza della massa, e ravvivando di nuovo la fiamma del virus. E’ così che cominciò di nuovo a dilagare il Corona in tutto il mondo. Ironia della sorte, la nostra Italia, sempre derisa per la leggerezza, si dimostrò al cospetto del mondo intero, la più ligia alle regole ed al dovere. Questo però non giustifica tutti gli errori commessi in quel periodo. E’ risaputo che nelle tragedie ci sono persone che si arricchiscono, approfittando del momento di crisi, con il loro senso degli affari, spesso illegale, altre incapaci, magari in buona fede, di gestire il loro potere decisionale, ma quello che le persone oneste non riuscirono a comprendere, furono le gestioni, sempre in ritardo, dei provvedimenti sanitari. Un altro tasto dolente fu la scuola, che dovrebbe essere un pilastro di qualsiasi società.

Le scuole cadevano a pezzi, trascurate attraverso svariati anni, gli insegnanti che avevano già perso la loro autorità, erano costretti a svolgere il proprio lavoro, consapevoli di correre un pericolo costante, dovuto all’ignoranza ed alla violenza di molti genitori, dai quali venivano aggrediti per dei semplici rimproveri ai figli. Si decise, prima la chiusura delle scuole ed alla riapertura dopo mesi di sofferenze, si pensò a distanziare gli studenti con un provvedimento geniale. Fu deciso di cambiare i banchi ordinandone di nuovi singoli che tardarono ad arrivare. Si pensò di far fare le lezioni in alcune scuole, dividendo il numero degli studenti, alternandoli settimanalmente, e quindi seguire le lezioni attraverso internet, ignorando quelli che non avevano queste possibilità.

Ma che motivo c’era di comprare nuovi banchi e poi dividere le classi? Sarebbe bastato spostare la posizione di uno dei due studenti e risparmiare un pacco di soldi. La realtà è che volevano rendere la scuola più piacevole, poiché arrivarono in parte, dei banchi singoli di plastica, stretti, fragili e con le rotelle, per permettere ai giovani di scorrazzare nella classe e divertirsi a fare gli autoscontri. Avevano avuto molti mesi, per risolvere i problemi della scuola, ma ci si trovò di nuovo impreparati. Una breve riflessione: Ma i banchi eliminati e distrutti a migliaia, anche quando erano semi nuovi, umanamente parlando, non si potevano spedire in Africa a quelle povere popolazioni? Mancarono migliaia di insegnanti. Bastava regolarizzare i precari che insegnavano da anni e continuavano a sognare un posto fisso come una chimera, invece di far finta di attenersi a delle regole sbagliate, in un momento di una crisi tragica.

La storia ha il suo corso, ma certamente, la diversità di opinione degli scienziati e la gestione dei politici, resero quel periodo, uno dei più neri della nostra storia.  

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“Lo Stato siamo noi”: dove va l’Italia?

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E così il governo dice che sono pronti i ‘ristori’ per le aziende che hanno dovuto chiudere a causa dei provvedimenti anti-pandemia, o dichiarati tali. In verità, tutti i provvedimenti emanati con decine di DPCM, che rispecchiano soltanto la volontà di ‘uomo solo al comando, sono stati orientati piuttosto a bloccare ogni attività economica, che a provvedere in maniera efficace a bloccare il dilagare di una pandemia che parecchi medici degni di fede, e scienziati, negano per lo meno che abbia quelle caratteristiche di letalità che tutti temono, in isterica attesa di un vaccino che ci possa finalmente liberare dagli arresti domiciliari a cui siamo condannati.

Anche le resistenze più dure ad un vaccino che ha diverse incognite al suo interno, e parecchi sospetti di nocuità, di fronte al rilascio per decorrenza dei termini, è vincente. Tutti vorremmo riprendere la nostra vecchia vita, e se per farlo dobbiamo farci inoculare un prodotto che secondo alcuni potrebbe essere nocivo, lo faremo, affrontando il rischio, secondo il rapporto costo-beneficio, comune comunque ad ogni farmaco.

Rimane da guardare a cosa mira questo governo – o, per meglio dire, questo premier, il quale evidentemente obbedisce a disposizioni che vengono da lontano, fino al punto (lapsus freudiano) di lasciarsi sfuggire in TV una frase che abbiamo sentito da Luigi XIV, l’ultima volta: “Lo Stato siamo noi”.

Noi chi? Non certamente noi cittadini, sballottati qua e là dai vari colori delle regioni, le quali ambiscono il più scuro, dato che per loro significa ricevere provvidenze e contributi a fondo perduto, a debito sui prestiti che la UE magnanimamente ci elargisce. Facendo chiudere le imprese private di piccole dimensioni, a vantaggio delle grosse holding, in Italia arriveremo ad un punto in cui i ristori saranno la regola.

Insomma, da uno Stato liberale e democratico, ad una amministrazione statalista e assistenzialista, di tipo totalitario. Il che sembra essere assolutamente la mira di un premier che ha blindato a suo favore le cariche dei Servizi, e che va secretando atti pubblici, come i rapporti del CTS. Ci chiediamo ancora di che abbiano parlato Conte e Bergoglio durante un colloquio privato di mezz’ora avvenuto prima della pandemia. Sappiamo che la loro comune appartenenza è quella gesuitica, e che il card. Parolin è il mentore (o lo è stato) di Conte, cresciuto, guarda caso in un collegio di Gesuiti.

Vorremmo sapere CONTE CHI E’, DA DOVE VIENE, E CHI LO HA DESIGNATO PER IL PREMIERATO, visto che non ha un partito di appartenenza a chi rispondere per scelte più o meno gradite. Sappiamo anche dai vari media che – Deo gratias – la sua popolarità va sempre più precipitando, ma è chiaro dai fatti che a lui non importa più di tanto, non dovendo supportare voti al suo non esistente partito. Insomma, un invulnerabile.

Nessuno si fa più incantare dalle sue chiacchiere di ‘avvocato del popolo’ e che la sua esperienza politica sarebbe iniziata e finita col governo gialloverde: tutte bugie. Alle bugie di Renzi eravamo abituati, ma erano più istrioniche e pinocchiesche.

Questo personaggio, invece, è ben altra cosa. Nonostante ormai tutti osservino le disposizioni relative alle mascherine e al distanziamento, i contagi crescono, i morti anche, i ricoverati pure, e non c’è più posto nelle terapie intensive, che intervengono sulle patologie polmonari, mentre è dimostrato dall’inizio che si tratta di un’affezione cardiaca; e molti muoiono: allora, per Covid o per cure sbagliate? e perchè non si adottano le cure che ormai sono evidenti, con tecniche e prodotti alla portata di tutti? E le notizie che ci danno i media, RAI TV in testa, sono veritiere? E perchè Conte non risponde alle pur qualificate critiche che gli vengono dal mondo scientifico e medico?

Le provocazioni sono state molte, e incisive, ma tutto è caduto nel nulla, secondo la ben collaudata tecnica vaticana, quella di non alzare polvere. Il libro di Speranza, che parlava di guarigione è stato ritirato dal commercio: evidentemente il nostro non aveva ben compreso che di guarigione dal Covid NON SI DEVE PARLARE, perchè l’unica via dev’essere il vaccino. Ci ritroveremo come in Cina, con un capitalismo di Stato? Oppure come in quella che era l’URSS, dove per avere una camicia dovevi metterti in coda, e non potevi sceglierne il colore? Eccetera eccetera?

Ma questo assistenzialismo è peggiore, più subdolo, proprio perchè si ammanta di ciò che non è, cioè di una mai negata, ma mai praticata, democrazia. I giochi sono fatti. A meno di una rivoluzione in piazza, che non ci auguriamo, non abbiamo alternative. Neanche quel voto che, come vediamo anche in USA, non risolve nulla: posto che, con la scusa del Covid, ci facciano andare alle urne. Brogli permettendo.

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