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Coronavirus, si aggravano le condizioni dei coniugi ricoverati allo Spallanzani

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I due cittadini cinesi provenienti dalla città di Wuhan positivi al test del nuovo coronavirus, attualmente ricoverati presso l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani, nelle ultime ore hanno avuto un aggravamento delle condizioni cliniche a causa di una insufficienza respiratoria.

Per i due coniugi è stato quindi necessario applicare un supporto respiratorio in terapia intensiva.

I pazienti sono monitorati in maniera continuativa e sono sottoposti a tutte le cure, anche farmacologiche del caso, compresi farmaci antivirali sperimentali.

Le attuali condizioni cliniche sono quindi compromesse ma stazionarie, per cui i medici che li hanno in cura si riservano la prognosi.

Sono stati ad oggi dimessi 26 pazienti dopo il risultato negativo del test per la ricerca del nuovo coronavirus.

Presso l’Istituto sono ricoverati in questo momento 11 pazienti sintomatici provenienti da zone della Cina interessate dall’epidemia. Tutti sono stati sottoposti al test per la ricerca del nuovo coronavirus, tutt’ora in corso.

Per quanto riguarda le 20 persone, che non presentano alcun sintomo e che hanno avuto contatto con la coppia cinese positiva all’infezione da nuovo coronavirus, continuano ad essere osservate presso l’Istituto Spallanzani. Sono tutte in buone condizioni generali e la loro salute non desta preoccupazioni.

A tutte le persone di nazionalità cinese attualmente ospitate presso l’Istituto sono prestate le massime attenzioni da parte della comunità dello Spallanzani. A tutti loro vengono serviti pasti tipici della cultura cinese e sono assistiti da mediatori volontari che si occupano di agevolare le comunicazioni. La loro permanenza nella struttura sanitaria segue gli accorgimenti che l’ospedale è uso assicurare a tutti i pazienti.

Aumentano i casi in Cina

Il numero dei casi di coronavirus accertati in Cina ha raggiunto quota 24.367, in una giornata segnata da un balzo dei contagi, che nelle ultime 24 ore hanno toccato 3.887 persone.

I nuovi decessi sono 67, tutti nella provincia focolaio: 492 il totale delle vittime dall’inizio dell’epidemia. La provincia dell’Hubei resta il primo e principale focolaio dell’epidemia e ha registrato finora 479 morti e 520 guarigioni, nonché 16.678 contagi sui 24.367 contati a livello nazionale.

I pazienti affetti da coronavirus che sono guariti e sono stati dimessi con successo dagli ospedali in Cina si sono portati a 898 (+268).

Le autorità portuali di Hong Kong hanno messo in quarantena i 1.800 passeggeri e il personale di bordo di una nave da crociera, la World Dream, perché tre suoi passeggeri, sbarcati in Cina il 24 gennaio, sono poi risultati positivi al coronavirus. La nave, che ha attraccato questa mattina nell’ex colonia, è dalla Dream Cruises Lines, controllata della Genting Kong Kong, ha spiegato Leung Yiu-hong, a capo della divisione sanitaria dell’Amministrazione portuale.

Almeno 10 passeggeri della nave da crociera in quarantena in Giappone sono risultati positivi ai test del nuovo coronavirus. Lo riferiscono i media giapponesi citando il ministro della Salute. Il Giappone aveva messo ieri in quarantena la Diamond Princess della Carnival Japan nella baia di Yokohama perchè alcune persone avevano sviluppato i sintomi del morbo dopo lo sbarco di un contagiato a Hong Kong il 25 gennaio scorso.
I controlli con i termoscanner sono stati estesi a tutti i voli, compresi quelli europei, ma esclusi quelli nazionali, in arrivo negli aeroporti italiani. Ogni scalo installerà gli scanner nelle aree più idonee anche se nella maggior parte dei casi saranno messi alle uscite o nell’area controllo passaporti. Negli aeroporti senza la strumentazione, ha fatto sapere il capo della Protezione Civile e Commissario per l’emergenza Coronavirus Angelo Borrelli, i controlli saranno effettuati da volontari medici e paramedici della Croce Rossa e di altre associazioni di Protezione Civile con i termometri a pistola.

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Editoriali

Ciak si gira. Silenzio e buio in paese: Conte decreta

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Il silenzio regna ovunque e per le strade non c’è più nessuno. E’ ritornato il coprifuoco. Aleggia il fantasma del medioevo. Le caratteristiche ci sono tutte ed il banditore che diffonde le notizie non manca.


Udite, udite, Conte annuncia un altro decreto e poi un altro e poi un altro ancora. Il Viminale raccoglie la sfida e si cimenta nell’emissioni di autocertificazioni, una dopo l’altra, mettendo a dura prova la pazienza e la sopportazione del cittadino. Udite, udite, i bambini possono uscire con un genitore, forse si, forse no, magari dopo, chissà!

Il coprifuoco è fra di noi

Un anziano signore, ultraottantenne, raccontava a suo nipote: “Il mio bisnonno, ai suoi tempi, svolgeva un strano compito comunale. Dopo il passaggio del banditore che girava per le strade del paese, al calar del sole, urlando “sono le sette e tutto va bene”, passava il mio bisnonno, accendendo i fanali stradali, che allora erano alimentati a gas. A quell’ora il paese si svuotava e tutti si ritiravano. Le porte si chiudevano e le finestre pure. Fuori rimaneva qualche cane randagio ed i soliti gatti con il loro miagolare pietoso”. Gli anziani di una certa età ricordano l’ultima guerra mondiale e anche allora, in certi momenti, era vietato lasciare penetrare la luce da fuori le abitazioni. Dopo il tramonto era d’obbligo il coprifuoco. Nascondiamoci che il nemico ci osserva, si diceva allora.
Oggi non c’è il coprifuoco dei tempi del bisnonno, non c’è il coprifuoco dell’ultima guerra mondiale. Oggi c’è il coprifuoco del presidente Conte con l’arma del decreto contro il coronavirus.

La fila indiana, di passata memoria

Il presidente Conte decreta e dei fantasmi del passato riemergono in ogni luogo. Qualcuno ancora ricorda la fila indiana che si faceva alle fermate dell’autobus. Nessuno osava oltrepassare e fare il furbo. Tutti rispettosi seguivano la fila per salire sul bus. Oggi la scena si ripete davanti alla filiale della banca, davanti al bar-tabacchi, davanti all’ufficio postale e davanti ai supermercati. Conte decreta ed il cittadino si mette in fila. Al fedele è stato risparmiato il sacrificio di fare la fila davanti alla chiesa, sbarrando le porte con tanto di avviso: “Inutile bussare, qui non vi aprirà nessuno”.

Il presidente Giuseppe Conte agli italiani: Sereni, sereni!

Dallo scoppio del primo caso di Covid-19 il presidente non ha mai smesso di infondere fiducia al Paese. Il 21 febbraio scorso assicurava: “La situazione è sotto controllo”. Oggi non è certo intenzione con questo articolo ribadire che l’Italia sta piangendo circa 13.955 morti per il Covid-19 e che i malati, a oggi sono 80.572 . E’ giusto, quando si chiede di non fare polemica in questo tragico momento. E per questo tralasciamo di parlare dei 69 medici morti mentre in prima linea combattevano questa battaglia. Non diciamo niente sui 10 mila sanitari contagiati. Nessuna polemica sul dramma delle mascherine. Non si deve parlare della vergogna che, in situazioni di grande difficoltà, nonostante la gravissima carenza, il materiale sanitario sta venendo bloccato alle dogane e chi di dovere non muove un dito per sbloccare la situazione. Niente polemiche, tutto rimandato a dopo crisi.

Quella brace che cova sotto la cenere coronavirus

Sempre il presidente Conte, lo scorso 26 febbraio dalla postazione della Protezione Civile ritornava a tranquillizzare il paese: ‘Niente polemiche, è l’ora dell’unità’. Ci stiamo adoperando con grande impegno, avvalendoci dei migliori esperti, per gestire questa emergenza nel modo più efficace”. Niente polemica, va bene, ma qualche domanda si può fare? Nell’era dell’avanzata tecnologia web, quando da un remoto paesino dell’Aspromonte, oggi ci si può mettere visibilmente in contatto con un congiunto risedente nella parte più remota del globo. Considerato ciò, come si poteva negare e continuare a negare ad un anziano moribondo, di salutare e vedere per l’ultima volta i suoi cari? A che serve il progresso se non risponde alle più elementari aspettative dell’uomo?

Domani, crisi alle spalle, qualcuno dovrà rispondere

Un altro quesito che lascia tanti dubbi e perplessità riguardo quelle salme sequestrate ai congiunti aventi diritto. A questi ultimi è stato negato di dare una degna sepoltura ai loro cari ed avere una lapide dove domani sarebbero potuti andare a posare un fiore e dire una preghiera. Dei loro cari non hanno lasciato che polvere. Chi li ha mai autorizzati ad incenerire quelle salme? Qualcuno ha chiesto l’autorizzazione dei parenti aventi diritto? Quanta brace cova sotto la cenere del Covid-19! Quanti atti illiberali! Quanti pubblici ministeri già affilano le pratiche per avviare indagini, denunce, avvisi di garanzia! Quanti “eroi” stanno rischiando di finire domani dietro le sbarre!

Ai posteri l’ardua sentenza

C’è troppa euforia. Ci sono troppi galli che cantano. Troppe divergenze. Mille virologi, immunologi, esperti, analisti dei dati statistici, matematici e mille proposte, mille soluzioni. Dice un vecchio saggio: quando si ha fretta è il momento di andare piano. Si sta correndo troppo e non tutto il Paese ce la fa a tenere il passo. Niente polemiche. Conte decreta, la CEI si accoda e i cittadini eseguono. Sarà un bene, sarà unmale? Ai posteri l’ardua sentenza.

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In evidenza

Regione Lazio, Marinelli (Pd): “Sistema sanitario tra i migliori in Italia”

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di Azzurra Marinelli*

I dati che tutti i pomeriggi, pubblico sulla pagina del Pd di Nemi, sull’andamento del virus nel Lazio, dimostrano che il sistema sanitario della nostra regione, (grazie in primis al senso civico dei cittadini che rispettano le regole) e’ tra i migliori di Italia. Continuiamo così!

La Regione Lazio insieme alla Lombardia, sono le due regioni più popolose d’Italia, con Milano e Roma tra le città più trafficate d’Europa.

Purtroppo la Regione Lombardia è stata colpita in modo feroce dal covid-19 e a tutti i lombardi mando un abbraccio fortissimo e le più sentite condoglianze per la morte di tante, troppe persone.

La nostra regione, ha preso immediatamente sul serio il problema, anche guardando alle tristi notizie che arrivavano dal nord e predisposto in modo eccellente, un piano di contenimento senza uguali.

Oggi il Sistema sanitario regionale mette a disposizione 2 mila posti letto di degenza ordinaria e 450 posti di terapia intensiva di fatto raddoppiando il numero delle terapie intensive e andando oltre la previsione nazionale del 50%.

Gli ospedali HUB sono destinati a gestire i casi di maggior impegno clinico e assistenziale, gli ospedali SPOKE sono strutture destinate alla gestione di casi COVID-19 a minor impegno e collegati con l’HUB di riferimento per la consulenza infettivologica.

Sono state costituite 9 aree di afferenza

Area A – Hub: Gemelli- COVID 2 Columbus e Spoke: Villa Aurora, IDI, San Paolo di Civitavecchia; Area B – Hub: A.O. Sant’Andrea e Spoke: San Filippo Neri, San Pietro Fatebenefratelli e ospedale di Palestrina; Area C – Hub: COVID 4 Tor Vergata e Spoke: ospedale Pertini, Nuova Annunziatella, Regina Apostolorum di Albano e Ospedale dei Castelli; Area D – Hub: Policlinico Umberto I COVID 5 Eastman e Spoke: ospedale Vannini; Area E – Hub: COVID 1 Spallanzani e Spoke ospedale militare del Celio, COVID 3 Casal Palocco, San Camillo Forlanini, Campus Bio-Medico, Israelitico e ospedale Grassi di Ostia; Area F – Hub: Santa Maria Goretti di Latina e Spoke: presidio Di Liegro di Gaeta; Area G – Hub: ospedale Belcolle di Viterbo; Area H – Hub: ospedale De Lellis di Rieti; Area I –Belcolle di Viterbo; Area I – Hub: ospedale Spaziani di Frosinone.

Attivo all’ospedale di Genzano il servizio di screening a mezzo tamponi in supporto e alleggerimento delle strutture romane. Per ora i tamponi sono previsti per il personale sanitario e per chi lavora a contatto con il pubblico.

La Regione ha inoltre attivato servizi gratuiti di supporto psicologico on line.

*Segretaria PD Nemi

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Primo piano

Emergenza, Covid-19. Borrelli: a casa fino al 1 maggio

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Dopo Pasqua e Pasquetta, anche il 1 maggio lo passeremo chiusi in casa? “Credo proprio di sì, non credo che passerà questa situazione per quella data. Dovremo stare in casa per molte settimane”. Lo ha detto il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli a ‘Radio Anch’io’ su Rai Radio 1 ribadendo la necessità di avere “comportamenti rigorosissimi”. Il coronavirus, ha aggiunto, “cambierà il nostro approccio ai contatti umani e interpersonali, dovremo mantenere le distanze” per diverso tempo.

Il governo “ha garantito alle Regioni le risorse per i dispositivi di protezione individuale e per quelli necessari al superamento dell’emergenza” ha aggiunto Borrelli rispondendo a chi gli chiedeva dell’ennesimo scontro tra Governo e Regioni, in particolare con la Lombardia. “In ordinario la sanità è una competenza che spetta alle regioni e sarebbe stato un guaio se governo e protezione civile avessero preso ogni competenza – ha aggiunto Borrelli – ma nel momento in cui c’è stata l’emergenza è dovuto intervenire il governo”. E a chi gli chiedeva se fosse necessario alla fine dell’emergenza rivedere il titolo V della Costituzione per evitare in futuro gli stessi problemi e gli stessi balletti sulle responsabilità che si stanno verificando oggi, Borrelli ha risposto che “è evidente”.

Sulla sanità “ci vuole una regia unitaria forte condivisa e coesa, credo che ci sarà da ripensare al modello organizzativo ma io sono un tecnico e mi limito a rispondere alle disposizioni vigenti”.

“Dobbiamo andare avanti con il massimo rigore” ha ribadito il capo della Protezione Civile a ‘Circo Massimo’ su Radio Capital rispondendo a chi gli chiedeva quando fosse possibile una ripartenza. “Dobbiamo usare misure forti e precauzionali” ha aggiunto, anche perché non è esclusa la possibilità che vi possa essere un ritorno del virus, come dimostrano le nuove misure in Cina.

Borrelli è poi tornato sulla circolare del Viminale che ha suscitato diverse polemiche sottolineando che non ha introdotto alcuna novità. “Il documento non sposta i termini, dobbiamo fare attenzione ed evitare di trovarci poi in una situazione che poi ci sfugge di mano. L’ora d’aria è una misura che non è ancora operativa, bisogna fare attenzione, rispettare le regole di prudenza e stare ancora in casa”.

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