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Economia e Finanza

Covid-19 e PMI: trasformiamo i problemi in opportunità

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di Alessandro Maria D’Amati*

Il 95% delle imprese italiane è identificato come “PMI”, ovvero le piccole e medie imprese. La maggior parte degli analisti afferma che le PMI sono il potere dell’economia reale italiana, mentre una certa parte degli analisti sostiene che esse fanno parte della resistenza italiana al cambiamento della strategia di sviluppo.

In termini di flessibilità e velocità nei processi decisionali, le PMI possono rispondere in modo efficiente alla domanda del mercato, anche in grandi cambiamenti ambientali come quelli causati dalla pandemia di COVID-19. Nella PMI italiana c’è una costante ricerca del “bene dell’azienda”, una condivisione di un sistema di valori tra collaboratori. L’imprenditore di una PMI ha un facile controllo del business e del team, promuovendo una sorta di “imprenditoria diffusa” attraverso il coinvolgimento di qualsiasi dipendente a qualsiasi livello lavorativo.

Le PMI italiane registrano anche alcuni punti di debolezza. In generale, le PMI italiane sono povere di manager e povere di una corretta gestione in termini di piani strategici e questioni finanziarie. Una PMI può essere affetta da un deficit di informazioni scientifiche e multidisciplinari, dal momento che sta abbastanza da sola: essere al di fuori di qualsiasi rete limita il potere contrattuale delle PMI. Le PMI tendono a concentrarsi su un numero limitato di combinazioni prodotto-mercato, rifiutando di riesaminare o reinventare la società, se necessario.

Una delle questioni specifiche delle PMI italiane è la transizione imprenditoriale. I vecchi imprenditori (insieme a un certo numero di vecchi collaboratori in pensione ancora all’interno dell’azienda) sono riluttanti a costruire il futuro senza di loro. Di conseguenza, la PMI italiana può consolidare caratteristiche stagnanti, più familiari con il passato e meno orientate verso il futuro.

L’esperienza COVID-19 può essere un incentivo per le PMI italiane nel rilanciarsi e ringiovanirsi, ove necessario. La quarantena ha costretto le aziende ad abbracciare lo smart working, se non ancora fatto, a massimizzare il digitale e organizzare i meeting virtuali. Potrebbe essere il momento di uno spillover, nel tempo di COVID-19!

La via della possibile innovazione è diventata aperta per quelle PMI che ne hanno bisogno. Cogliamo l’occasione, trasformando i problemi in opportunità.

COVID-19 : A POSSIBLE “SPILLOVER” FOR SMALL/MEDIUM ITALIAN ENTERPRICES

The 95% of Italian enterprises is identified as “PMI”, that is Small to Medium-sized Enterprises “SME”. The most of analysts state that SMEs are the power of Italian real economy, while a certain part of analysts argues that SMEs are part of the Italian resistance to change development strategy.

In terms of flexibility and velocity in decision making processes, SME can respond efficiently to market demand, even in big environmental changes like those caused by COVID-19 pandemic. In the Italian SME, there is a constant pursuit of the “good of company”, a sharing of a value system between collaborators. The entrepreneur of a SME has a easy control of the business and of the team, promoting a sort of “widespread entrepreneurship” by means of involving any employee at any job level.

The Italian SMEs do record also some points of weakness. Generally, Italian SME are poor of managers and poor of a right management in terms of strategic plans and financial issues. A SME may be affected by a deficit in scientific and multidisciplinary information, since standing pretty alone: being outside any network limits the contractual power of SME. The SMEs tend to concentrate onto a limited number of product-market combinations, refusing to re-asses or re-invent the company whether necessary.

One of the specific issues of Italian SME is the entrepreneurship transition. The old entrepreneurs (together with a certain amount of old retired collaborators still into the company) are reluctant to construct the future without them. As consequence, the Italian SME may consolidate stagnant characteristics, more familiar with the past and less oriented to the future.

COVID-19 experience can be a booster for Italian SMEs to relaunch and to rejuvenate themselves, where needed. The quarantine has forced companies to embrace the smart working, if not yet did, to maximize the digital, and to arrange the virtual meetings. It could be time for a spillover, in COVID-19 time!

The route of possible innovation became open for those SMEs that need it. Let’s take the chance, transforming troubles into opportunities.

*Resp. Comunicazione Europa Verde Albano Laziale

Economia e Finanza

Recovery Fund, Conte: “Se perderemo questa sfida avrete il diritto di mandarci a casa”

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Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha trasmesso ai presidenti di Senato e Camera le linee guida per la definizione del piano italiano di ripresa e resilienza per accedere ai fondi previsti dal Recovery Fund. Il documento, a quanto si apprende, è composto da una trentina di pagine. Nella lettera che accompagna il documento Conte manifesta la sua disponibiltà a riferire in Parlamento.

“Il piano Next generation you è un progetto per voi, per restituirvi un Paese migliore”: lo ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte parlando con gli studenti a Norcia. “Se perderemo questa sfida avrete il diritto di mandarci a casa” ha aggiunto.”L’Italia sta facendo il suo piano nazionale – ha detto ancora Conte – e siamo nella fase avanzata di studio e approfondimento”. “E’ molto bello che a livello europeo – ha sottolineato il premier con gli studenti – quando hanno pensato a questo grande piano d’intervento per i Paesi più sofferenti per la pandemia lo hanno chiamato Next generation you”.

“Confermo l’intendimento di conseguire una significativa discesa del rapporto debtio/Pil non solo nel primo anno di recupero dell’economia che auspichiamo sia il ’21: questa discesa vogliamo che continui anche negli anni successivi onde rientrare guradualmente sui livelli prepandemici e nel lungo termine conseguire una ulteriore riduzione”. Così il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri in audizione alla Camera sul Recovery Fund.

Non faremo centinaia di microprogetti ma pochi grandi progetti, a loro volta questi saranno anche collegati da una logica a missione, quello che conta non è la logica burocratica del singolo progetto ma l’obiettvo complessivo che si vuole ragiungere che richiede poi un intreccio di investimenti, riforme, policy”. Così il ministro dell’Econmia Roberto Gualtieri in audizione alla Camera sul Recovery Fund, rispondendo alle domande dei deputati delle commissioni Bilancio e Finanze della Camera sulle indiscrezioni su centinaia di proposte avanzate da parte dei ministeri. “Sono uscite – ha precisato – parti di documentazione molto datata totalmente preliminare, che appartiene a una fase totalmente superata che hanno interesse relativo”.

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Costume e Società

Noleggiare un’auto a lungo termine: quali vantaggi?

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Noleggiare un’auto a lungo termine è diventata una prassi consolidata in Italia. Nello scorso anno, infatti, è stata quasi raggiunta quota un milione di veicoli in flotta (944.00 unità) e per la prima volta sono stati superati i 3 miliardi nel giro d’affari. Numeri destinati a salire ancora maggiormente, anche a causa del clima di incertezza economica.

Ed il noleggio a lungo termine è una scelta che non riguarda soltanto le aziende, ma anche i privati. Nel 2019, infatti, è cresciuto il numero di privati che hanno scelto tale formula al posto dell’acquisto. Secondo le stime dell’Associazione, è stata superata quota 52.000 contratti.

Collegato alla crescita dei privati, spicca il dato di significativo aumento delle utilitarie, 42.000 veicoli (+17% e una quota che supera il 25% del totale immatricolato a noleggio), a fronte di un calo complessivo di tutti gli altri segmenti, in particolare delle medie-superiori (35.000 e -13%). In testa alla top ten delle vetture più noleggiate a lungo termine si è confermata la Fiat Panda, seguita da Renault Clio, Lancia Ypsilon, Fiat 500X e Jeep Renegade. D’altronde ormai in giro per le città d’Italia si è sempre più soliti incontrare società di noleggio. Così per il noleggio lungo termine Roma, Milano o Napoli basta semplicemente informarsi per trovare la soluzione migliore alle proprie esigenze.

I vantaggi

Uno dei primi vantaggi nella scelta del noleggio riguarda l’impossibilità per molti di impegnarsi in finanziamenti o acquisti diretti. Inoltre, la campagna di demonizzazione del diesel e le limitazioni sempre più diffuse a livello locale hanno spinto le aziende a prolungare i contratti in essere, piuttosto che rinnovare il proprio parco auto. Dal punto di vista fiscale, poi, come sappiamo il contratto di Noleggio, come anche quello di Leasing, è un contratto atipico, cioè non disciplinato espressamente dal Codice civile, che viene assimilato al contratto di locazione di beni mobili. L’articolo 164 del TUIR ne disciplina le varie percentuali di deducibilità.

Nel caso di un noleggio strumentale, quando cioè l’attività d’impresa non potrebbe essere esercitata senza l’uso del veicolo stesso (ad esempio, le auto per le autoscuole o per le imprese di noleggio) e per gli autocarri, la deducibilità delle spese ai fini della determinazione dei redditi è totale, cioè l’impresa può dedurre il 100% dei costi.

Invece per le autovetture non utilizzate esclusivamente come beni strumentali da imprese e professionisti, la percentuale di deducibilità del costo è del 20% (costo massimo riconosciuto fiscalmente di €18.075,99) o dell’80% per gli agenti e rappresentanti di commercio (costo massimo riconosciuto fiscalmente di €25.822,84).

Per il Noleggio a Lungo Termine la deducibilità parte da €723,04 euro annui (è il 20% del costo massimo fiscale di €3.615,20). Per gli agenti e rappresentanti di commercio il beneficio aumenta fino all’80% con un limite aumentato a €5.164,57. La deducibilità è del 70%, senza limiti di importo, se l’auto viene assegnata ad uso promiscuo a un dipendente.

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Economia e Finanza

Turismo, l’Italia registra meno cali rispetto gli altri paesi

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Il turismo italiano concorre all’economia più di Francia e Spagna. Il contributo diretto del turismo all’economia italiana nel confronto internazionale in termini economici (mantenendo fermo il PIL nazionale totale economia 2019) diminuirà di -2,6 punti percentuali nel 2020 (3,2% del PIL) rispetto al 2019 (5,7% del PIL).

Sebbene significativo, questo calo è inferiore a quello di molti altri Paesi: 4,5% la Francia, -3,1% la Spagna. “La flessibilità del nostro sistema di offerta compensa parzialmente la riduzione dei flussi stranieri grazie alla capacità dei nostri operatori di attrarre sia il mercato domestico” dichiara il Presidente Enit Giorgio Palmucci.

In effetti, il contributo diretto del turismo in Italia all’economia in generale si riduce di poco meno della metà, rispetto a più della metà per tutti gli altri Paesi selezionati.

L’analisi delle prenotazioni aeroportuali da settembre fino a novembre nel confronto con i competitor diretti Spagna e Francia, rileva in Italia 49mila 588 prenotazioni a settembre, 43mila 501 a ottobre e a novembre di 18mila 538 prenotazioni, per un totale di 162 mila 083 prenotazioni aeroportuali da agosto a novembre, grazie alla migliore performance prevista per settembre e ottobre.

Nel complesso tra agosto e novembre sono 170mila 587 prenotazioni di passeggeri aeroportuali internazionali per la Spagna e 154 mila 873 per la Francia, su cui l’Italia ha un vantaggio competitivo. Dagli ultimi aggiornamenti si prevede che i visitatori internazionali pernottanti diminuiranno del -58% (37 milioni di visitatori) nel 2020.

Il numero dei pernottamenti diminuirà di 126 milioni rispetto al 2019. Sul mercato domestico è confermato il trend discendente del -31% (16 milioni di visitatori); i pernottamenti domestici si prevedono inferiori di 46 milioni nel 2020 rispetto al 2019. I mercati di prossimità restituiscono la seguente fotografia del turismo.

Attraverso 4500 contatti per individuare il campione valido di 1.500 vacanzieri all’estero, tra francesi, tedeschi e britannici è emerso che per le future vacanze in Italia i Paesi di prossimità come Francia, Germania e Uk si orienteranno su varie combinazioni di prodotto.

I francesi e i britannici su cultura, vacanza gourmand e mare; i tedeschi il mare  si abbina alla cultura e al relax. Interessante per i turisti britannici anche il folklore e la vacanza sociale in gruppi. Tra le esperienze interessanti per i turisti britannici anche la tradizione ed il folclore e la vacanza sociale.

Tra le destinazioni che vorrebbero visitare ci sono le bellezze toscane (69%) con in testa Firenze e Pisa, quelle lombarde (65%) con Milano e il lago di Como, il Lazio (63%) con Roma (61%), il Veneto (62%) con Venezia e le altre città venete e la Campania (60%) con Napoli, le zone archeologiche, Ischia e Capri. Quella futura in Italia sarà una vacanza di coppia o in famiglia con i bambini per tutti, in media in gruppo di 3/4 persone, di durata di 9/10 notti.

Si tratterà di una vacanza tutto compreso per il 50% dei britannici, il 30% dei tedeschi ed il 29% dei francesi. L’alloggio per la futura vacanza in Italia sarà in hotel 4 o 5 stelle per i turisti da UK (45%), 3 stelle per i francesi (34%). Tra chi utilizzerà le abitazioni private i tedeschi (25%) in particolare in affitto (21%).

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