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Covid-19, forse la svolta. Gli esperti: “Non c’e’ bisogno di terapia intensiva, si cura a casa con l’eparina”

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Il Coronavirus si cura a casa, non c’è bisogno di fare ricorso alla terapia intensiva. Lo dimostrano i dati degli ultimi dieci giorni, in cui i malati continuano ad aumentare considerevolmente ma sono crollate le ospedalizzazioni, ed è il risultato degli studi tutti italiani sulla lotta al Covid-19.

Ad illustrare la soluzione contro la malattia è il professor Sandro Giannini, direttore della Clinica I presso l’Istituto Ortopedico Rizzoli e del Laboratorio di Gait Analysis, autore di più di 600 presentazioni a congressi nazionali ed internazionali e più di 400 articoli in riviste Science Citation Index. Un profilo scientifico di altissima rilevanza, che mette a tacere tutti i sapientoni che nelle scorse settimane hanno barbaramente etichettato come “bufala” questa chiave di lettura scientifica (e adesso dovrebbero solo nascondersi).

“Non vorrei sembrarvi eccessivo – ha detto il prof. Giannini – ma credo di aver dimostrato la causa della letalità del Coronavirus. Solo al Beato Matteo ci sono due cardiologi che girano su 150 letti a fare ecocardio con enorme fatica. Uno di questi sono io. Di quello che alcuni supponevano, ma non ne riuscivano a essere sicuri, ora abbiamo i primi dati. La gente va in rianimazione per tromboembolia venosa generalizzata, soprattutto polmonare. Se così fosse, non servono a niente le rianimazioni e le intubazioni perché innanzitutto devi sciogliere, anzi prevenire queste tromboembolie. Se ventili un polmone dove il sangue non arriva, non serve. Infatti muoiono 9 pazienti 10. Perché il problema è cardiovascolare, non respiratorio. Sono le microtrombosi venose, non la polmonite a determinare la fatalità! Perché si formano trombi. Perché l’infiammazione come da testo scolastico, induce trombosi attraverso un meccanismo fisiopatologico complesso ma ben noto. Allora? Contrariamente a quello che la letteratura scientifica, soprattutto cinese, diceva fino a metà marzo era che non bisognava usare antinfiammatori. Ora in Italia si usano antinfiammatori e antibiotici (come nelle influenze) e il numero dei ricoverati crolla. Molti morti, anche di 40 anni, avevano una storia di febbre alta per 10-15 giorni non curata adeguatamente. Qui l’infiammazione ha distrutto tutto e preparato il terreno alla formazione dei trombi. Perché il problema principale non è il virus, ma la reazione immunitaria che distrugge le cellule dove il virus entra. Infatti nei nostri reparti COVID non sono mai entrati malati di artrite reumatoide. Perché fanno il cortisone, un potente antinfiammatorio. Pertanto, in Italia ospedalizzazioni si riducono e sta diventando una malattia che si cura a casa. Curandola bene a casa eviti non solo ospedalizzazione, ma anche il rischio trombotico. Non era facile capirlo perché i segni della microembolia sono sfumati, anche all’ecocardio. Ma questo weekend ho confrontato i dati dei primi 50 pazienti tra chi respira male e chi no e la situazione è apparsa molto chiara. Per me si può tornare a giocare e riaprire l’attività commerciali. Via quarantena. Non subito. Ma il tempo di pubblicare questi dati. Vaccino può arrivare con calma. In America e altri stati che seguono la letteratura scientifica che invita a non usare antinfiammatori è un disastro. Peggio che in Italia. E sono farmaci vecchi e che costano pochi euro. In altre parole la causa del danno anche polmonare è lo svilupparsi di una coaugulopatia che va sotto il nome di coagulazione intravasale disseminata o DIC, da qui anche l’incremento caratteristico del dimero D e del LDH”.

La notizia è stata poi confermata da ulteriori studi e analisi

Il professor Alessandro Mascitelli, responsabile del centro flebologico di Villa Tirrena di Livorno, era stato il primo a decifrare l’efficacia delle terapie anticoagulanti nei trattamenti per frenare il Coronavirus: “Le statistiche lo confermano, perché gli anticoagulanti si stanno dimostrando in grado di alleggerire, almeno di un 25% (dati ricavati in ospedali Covid, ndr), i ricoveri nei reparti che accolgono pazienti affetti da Coronavirus. La premessa parte da un’osservazione clinica: nelle autopsie svolte su pazienti affetti da Covid, è stato identificato il segno di una trombosi massiva. Il che ha fornito indizi chiari sulle cause improvvise che hanno scatenato il dramma dei decessi in molti ospedali d’Italia. Quindi, da questa intuizione, ecco partire un protocollo che sta portando i primi effetti positivi in molti ospedali Covid, dalla Toscana alle zone del Nord (vedi Bergamo) martoriate dal dilagare del virus”.

Il professor Mascitelli ha aggiunto: “L’eparina, se utilizzata fin da subito su prescrizione medica, ovvero durante la comparsa dei primi sintomi, può aiutare. Ma esclusivamente sotto controllo medico. Adesso anche l’Oms ne è convinta, perché il professor Pietro Muretto dell’università di Pesaro mi ha confermato che la terapia eparinica è stata posizionata come farmaco di base nella lotta al Covid. I primi a credere nella mia intuizione e a spronarmi ad andare avanti sono stati il professor Mario Petrini, ematologo del Santa Chiara, la società scientifica Afi e il professor Mario Forzanini coordinatore area Covid Nord Italia per area Nord Est […]. E in queste ore, a dimostrazione dell’efficacia della terapia eparinica, mi arrivano testimonianze da Bergamo, dall’infettivologo Enrico Bombana, o da Padova, dove la professoressa Patrizia Pavei conferma che l’eparina è in uso da qualche giorno con una netta riduzione delle evoluzioni negative dei pazienti Covid”.
Dopo gli studi degli italiani, anche gli esperti cinesi e inglesi hanno pubblicato sul Journal of Thrombosis and Haemostasis guidato dall’ematologo Jecko Thachil del Department of Haematology del Manchester Royal Infirmary, uno studio che conferma come l’uso di eparina nei pazienti Covid-19 potrebbe avere effetti anticoagulanti, oltre che antinfiammatori e persino antivirali.

“Per sintetizzare si può dire che vi sono parecchie strade attraverso cui l’eparina potrebbe essere utile nella terapia del Covid-19 come peraltro di qualsiasi altra grave infezione. Riguardo a ciò un campo di immediato interesse è trovare la dose adatta, poiché un farmaco è efficace se si somministra in dose corretta, altrimenti può essere inutile o addirittura pericoloso“. Lo ha scritto in un articolo sul ‘Messaggero’ di oggi Antonio Rebuzzi, docente di Cardiologia dell’Università Cattolica di Roma, parlando del medicinale anti-trombotico nel trattamento del Covid-19. “Questo sarebbe sicuramente il caso della enoxeparina – evidenzia l’esperto – farmaco che, è bene ricordarlo, è efficace solo se è in atto nel sangue del paziente infetto un’alterata coagulazione, altrimenti non sembrerebbe modificare la prognosi. Peraltro se venisse data in dosi inferiori al necessario non eserciterebbe la sua azione anticoagulante. Dato invece a dosi elevate potrebbe dare origine ad emorragie gastriche, vestitali o anche cerebrali. Da notare per di più che negli anziani o in coloro con alterazioni della funzionalità renale, la dose di enoxeparina deve essere ridotta perché tale farmaco viene eliminato per via renale e potrebbe quindi accumularsi. Non ha pertanto senso, anzi sarebbe pericoloso somministrare l’enoxeparina a chiunque fosse sospettato di essere colpito dal Covid perché qualsiasi farmaco è davvero utile solo se lo diamo alle persone tra i due gruppi“.

“In questo periodo di incertezze perla nostra vita – sottolinea Rebuzzi – se ne è aggiunta una importante riguardante i farmaci utilizzati per la terapia dei pazienti Covid. Più precisamente tale incertezza è spesso determinata dalle numerose notizie sui tantissimi farmaci che sono oggetto di sperimentazione o meno, ma dei quali, attraverso internet o chat più o meno accreditate, tutti hanno informazioni. Noi medici siamo quindi subissati da richieste di spiegazioni e talora di suggerimenti terapeutici da parte dei nostri pazienti, la cui conoscenza della farmacopea è stata formata su internet. Ultimo arrivato, in ordine di tempo, è l’utilizzo delle eparine a basso peso molecolare nei pazienti adulti con Covid-19, sulla cui utilità e sicurezza (in particolare su quella di una di queste: l’enoxeparina) è iniziato uno studio multicentrico dell’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) su 300 pazienti in 14 centri in Italia. L’enoxeparina è un farmaco conosciuto e usato da molti anni nella profilassi sia del tromboembolismo venoso sia dopo un intervento chirurgico sia in pazienti non chirurgici ma affetti da gravi patologie quali l’infarto, lo scompenso cardiaco o l’embolia polmonare. E’ inoltre utilizzata (a dosi basse) nei pazienti che stanno a letto per parecchio tempo onde impedire la formazione di trombi nelle vene delle gambe con successive possibili embolie. Nell’ultimo mese sono stati pubblicati numerosi lavori scientifici sull’utilizzo di enoxeparina in pazienti Covid.

Sul Journal of Thrombosis and Haemostasis, Ning Tang e coll, del Tongji Hospital, Huazhong University di Wuhan (Cina), hanno studiato 449 pazienti con severa infezione da Covid-19 reclutati tra il primo gennaio e il 13 febbraio di quest’anno. Tra questi, 99 pazienti sono stati trattati con enoxeparina per almeno 7 giorni. Mentre la mortalità non differiva, se si consideravano solo i più gravi, in cui le analisi facevano intuire un aumento della coagulazione (ad esempio pazienti con livelli di D-dimero elevati) l’enoxeparina riduceva di molto la mortalità a un mese (dal 52,4% al 32,8%). In un interessante editoriale sulla stessa rivista, Jecko Thachil del Department of Haematology, Manchester Royal Hospital inglese, analizza tutti i vari meccanismi attraverso i quali l’eparina potrebbe esercitare un’azione benefica. Questi vanno dalla sua azione anticoagulante a quella anti infiammatoria, da quella di aiuto alle cellule endoteliali che rivestono le arterie a quella di inibitore dell’attacco del virus Covid alle cellule polmonari (studiato però solo in modelli sperimentali e su un virus simile al Covid)“.

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Salute

Gestione pandemia, OMS: l’Europa non ripeta gli errori fatti questa estate altrimenti si avrà terza ondata a inizio 2021

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L’Oms avverte l’Europa che se non si attrezzerà in modo corretto ci sarà una terza ondata della pandemia all’inizio del 2021.

David Nabarro, inviato speciale dell’Oms, in un’intervista ai giornali svizzeri imputa ai governi europei di non aver realizzato le “infrastrutture necessarie durante l’estate, dopo aver riportato sotto controllo la prima ondata”. E se non lo faranno adesso, “avremo una terza ondata all’inizio del prossimo anno.

Nabarro ha lodato la risposta alla pandemia dei paesi asiatici, come la Corea del Sud, che assumono comportamenti corretti. Nabarro, riferisce Swiss info, rilevato che in Asia le “persone sono pienamente coinvolte, assumono comportamenti che rendono difficile la circolazione del virus. Mantengono le distanze, indossano mascherine, si isolano quando sono malate, proteggono i gruppi più a rischio”. Inoltre non hanno allentato le restrizioni prematuramente.

Per allentare le restrizioni, secondo l’inviato Oms, “bisogna attendere fino a quando i numeri non saranno bassi e si manterranno bassi”. Invece in Europa si sono allentate le maglie dopo l’estate, ed ora i contagi sono di nuovo in aumento.

La risposta dell’Europa è stata “incompleta”, ha rilevato Nabarro. E parlando della Svizzera, ad esempio, ha criticato la decisione di riaprire le piste sciistiche, che potrebbe condurre ad “un livello molto alto di contagi e decessi”.

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Editoriali

L’Italia, una Repubblica ormai fondata sulle chat, sui click e sui like

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Il Paese è giunto a “un’inconoscibilità del reale, di cui ognuno può dare una propria interpretazione che può non coincidere con quella degli altri, un’impossibilità a conoscere la verità assoluta”. La citazione è stata presa dalla commedia di Luigi Pirandello: “Così è, se vi pare” e risulta molto efficace per descrivere la situazione dell’Italia attuale.

L’emergenza Covid-19 mette in evidenza quanto appena scritto e i tanti tecnici, infettivologi e virologi social ne sono di esempio. Il susseguirsi di DPCM rafforzano la citazione pirandelliana e i tanti show televisivi di approfondimento in materia coronavirus confermano il tutto ogni qualvolta è necessario.

Dai vari “luminari social” che a turno fanno passerella sulle reti tv ne emerge chiaramente che la scienza non è esatta. Tanti scienziati, con ognuno una sua propria interpretazione. Niente da fare. Così è, se vi pare.

Miti nazionali, vanto patrimonio di un popolo, con l’avvento del Covid-19 sono crollate quelle certezze secolari che si sono frantumate miseramente davanti al vergognoso “qui lo dico, qui lo nego” giornaliero dei tanti esperti, affermati professionisti e personaggi occupanti i vari posti chiave del bel Paese.

Magistratura, sanità e le istituzioni stanno dando il loro peggio davanti all’imprevedibile, mentre la corruzione e la mala amministrazione viene sempre a galla. Il mito della “sanità fior all’occhiello” è fallito penosamente e ospedali di grande fama hanno svelato tutti i loro scheletri nei vari armadi.

Conflitti tra Stato Centrale e Regioni, tra Regione ed i propri Comuni, sindaci che contestano i loro presidenti e i presidenti che contestano il ministro. Commissari in carica a loro insaputa, altri dimissionari e qualcuno rimosso. Mai così tante figure meschine. Tutto questo va avanti sul web, con un click, in un chat, e i salottini tv ne occupano le serate, mentre il Presidente del Consiglio rilascia la sua consueta conferenza stampa, ovviamente in diretta tv.

Oggi il Paese sta attraversando la sua peggiore crisi politica, sociale, economica, sanitaria e spirituale proprio nel mentre si trova orfano di un governo che sia all’altezza del suo compito.

A Montecitorio bivaccano politici di lungo corso insieme a quelli improvvisati dell’ultima ora, tutti sonnecchiando sulle comode poltrone, poltrone che al contribuente costano 14/16 mila euro mensili.

Tanti sconosciuti, tutti impacciati, s’inciampano mentre tartagliano e balbettano frasi incomprensibili persino a se stessi. Sono sordi ai lamenti che si levano dalle periferie, abbandonano le piazze e messo a riposo il cervello, con disinvoltura si affacciano sul web. Mandano messaggi sulla chat e non disdegnano porgere un like oppure un click. Alcuni di loro, anziché dibattere i problemi del paese in Parlamento, preferiscono partecipare al consueto chiacchiericcio dei salottini tv. Hanno un idea per ogni cosa, una soluzione per ogni problema. “Così è , se vi pare”.

Il Parlamento è chiuso per “restauro della democrazia” e tutti i dibattiti vengono trasferiti sul web.
La Giustizia è chiusa per lockdown, la Sanità è in terapia intensiva e la democrazia è smarrita nel dedalo della burocrazia.

A colazione come a pranzo, a merenda come a cena, giorni feriali come quelli festivi, su tutte le reti tv, corrispondenti mezze buste dei vari show, di approfondimento o di intrattenimento, leggono in un solo fiato la classifica giornaliera dei contagiati, dei ricoverati e dei decessi.

Se non fosse una cosa seria si direbbe di sentire leggere la lista della spesa, il fabbisogno giornaliero di una famiglia ecc, ecc. Che pena! Che strazio!

Si raccomanda di usare il telecomando con parsimonia. E’ fortemente consigliabile di tenere l’apparecchio, il più possibilmente, chiuso. Assistere a lungo a questi dibattiti televisivi potrebbe nuocere fortemente la salute mentale.

Una cosa conforta e rasserena i cittadini. Non potendo promettere nulla, il premier Conte indica agli italiani quale è la strada per rendere il Natale una festa più spirituale.

Intanto il 16 marzo 2020 sembra ormai lontano anni luce. Oggi a Napoli non si canta più dai balconi per non restare soli e non si sente più “Abbracciame più forte”. A Roma sono sciolti i flashmob e sono spente le torce sui balconi. Anche qui non si canta e non si balla sulle terrazze. Dalle finestre illuminate sono sparite le bandiere tricolore e nessuna voce intona più l’inno di Mameli o l’ Hallelujah.
Per strade e per vicoli, per piazze e per crocicchi è spento ogni rumore, ovunque regna il silenzio, serrande abbassate e sulle città cade un buio spettrale. La gente si barrica in casa, terrorizzata e depressa ma fiduciosa che questa nottata ha da passare. Tutti lo auguriamo aspettando un domani quando, si spera, un nuovo sole sorgerà.

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Ambiente

Legge di bilancio, 5 miliardi per l’ambiente

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Una legge di bilancio che cuba almeno 5 miliardi di euro in norme per l’ambiente, ma la stima è per difetto. Una legge che proroga tutti gli incentivi per la riqualificazione energetica, la rigenerazione urbana e del patrimonio edilizio, per la mobilità sostenibile, per il verde urbano. Ma non solo.
“Con questa legge di Stabilità – spiega il ministro per l’Ambiente Sergio Costa – vogliamo cambiare il paradigma della politica economica del Paese rafforzando quelle scelte ecosostenibili che qui sono un tassello importantissimo, che sarà ulteriormente e decisamente rafforzato con il Recovery plan di derivazione europea”.

Una delle novità è aver introdotto una serie di norme per agevolazioni nelle Zea, le zone economiche ambientali, che corrispondono ai parchi nazionali e quindi ai comuni in essi compresi, al fine di potenziare il sistema nazionale delle aree protette. La ratio è prevedere compensazioni per quei territori che, insistendo all’interno dei parchi, ed essendo quindi sottoposti a vincoli e a limitazioni, possano godere di benefici volti alla transizione ecologica, a tutela degli ecosistemi in essi custoditi: incentivi per il vuoto a rendere, le compostiere di comunità, sentieristiche, l’incremento del fondo per il potenziamento delle aree protette, sono tutte misure che da un lato tutelano e incentivano a vivere, lavorare e investire nei parchi, dall’altro spingono verso una sempre maggiore tutela dell’ambiente. È il percorso delineato già dal decreto legge “clima” del 2019, quando le Zea nacquero ufficialmente.
Vediamo nello specifico le misure green introdotte dalla legge di Stabilità in arrivo alla Camera per la conversione.

RINNOVATI I BONUS GREEN

detrazioni per la sistemazione delle aree verdi, impianti di irrigazione, realizzazione pozzi, coperture verdi, giardini pensili; si incrementa di 100 milioni il fondo per il bonus mobilità per il 2021: servirà a rimborsare gli aventi diritto del 2020 (per acquisti effettuati e certificati dal 4 maggio al 2 novembre). La parte residuale del fondo andrà a incrementare il fondo mobilità e quindi sarà impiegato per tutte le iniziative per la mobilità sostenibile; proroga delle detrazioni per spese di riqualificazione energetica, impianti di co-generazione, recupero del patrimonio edilizio, acquisto di mobili e grandi elettrodomestici e proroga per il cosiddetto “bonus facciate”.

MISURE PER LE ZEA

– Per la prima volta il fondo per il sistema nazionale delle aree protette viene incrementato,  invece che ridotto, di 11 milioni: 6 per i parchi nazionali, 3 per le aree marine protette, 2 milioni per i caschi verdi (dal 2023) che diventano così strutturali.
La grande novità è che questi fondi decorrono a partire dal 2021, diventando pertanto permanenti.
– Incentivi per il vuoto a rendere degli imballaggi nelle Zea: complessivi 10 milioni di euro. Sono considerati gli imballaggi contenenti liquidi a fini alimentari, primari e riutilizzabili, con sede operativa nella Zea. Ai venditori che riconoscano un abbuono del 25% del prezzo dell’imballaggio alla resa viene riconosciuto un credito di imposta del valore doppio all’abbuono, quindi 50% del prezzo dell’imballaggio, per un massimo di 10mila euro ciascuno e nei limiti del fondo.
– Tariffa puntuale dei rifiuti: incentivi ai comuni che ricomprendono al loro interno le Zea per la misurazione puntuale dei rifiuti conferiti al servizio pubblico con un fondo di 5 milioni per ciascuno degli anni 2021 e 2022.
– Incentivi per acquisti di compostiere di comunità: 10 milioni complessivi per due anni (2021 e 2022).

FONDO PER INVESTIMENTI DEGLI ENTI TERRITORIALI

Circa 4,3 miliardi fino al 2033 al fondo per:

•       Messa in sicurezza degli edifici e del territorio

•       Viabilità e messa in sicurezza del trasporto pubblico per sostituzione del parco mezzi, tra i più vecchi e inquinanti d’Europa

•       Riconversione energetica verso fonti rinnovabili

•       Bonifiche ambientali e rigenerazione urbana

IMPRESE GREEN

Finanza sostenibile: nasce la piattaforma per la certificazione ambientale per la finanza sostenibile a cui ciascun soggetto, pubblico o privato, può acceder volontariamente. Finanziata con 500 mila euro a decorrere dal 2021.
Conversione green delle PMI: Istituito fondo da 280 milioni di euro fino al 2026 per finanziare conversioni green delle Piccole e medie imprese per investimenti volti alla transizione tecnologica e alla sostenibilità ecologica e ambientale dei processi produttivi.

PARTECIPAZIONE E GIOVANI

Educazione ambientale: Per gli anni 2021  e 2022 fondo da 8 milioni per progetti pilota di educazione ambientale nei territori di prossimità di aree protette (parchi naturali, riserve MAB, siti naturalistici Unesco). Inoltre per le scuole nei Sin previsto fondo da 6 milioni di euro per progetti di educazione ambientale: si interviene cosi sull’articolo della legge Clima #iosonoambiente semplificandone il regolamento e le procedure(infatti i fondi di quell’articolo non sono stati spesi perché il decreto attuativo non è mai stato realizzato, vista la complessità).
Associazioni ambientaliste:
Il 50% degli utili percepiti da enti no profit che abbiano tra le proprie finalità la protezione ambientale non concorrerà a formare reddito imponibile. Una norma importante che aiuterà le associazioni di cittadine e cittadini con finalità di tutela ambientale.

TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

Tutela del mare: aumentiamo la tutela e la vigilanza del mare autorizzando la spesa di 3 milioni a decorrere dal 2022 per il Corpo delle Capitanerie di Porto.
Carta geologica: 10 milioni di euro complessivi per il completamento della carta geologica.
Dissesto idrogeologico: (norme tabellari, risorse Mattm): rifinanziamento del fondo per misure di contrasto al dissesto idrogeologico per aiutare i comuni nella progettazione con 200 milioni.
Discariche: il commissario unico per le discariche abusive viene ulteriormente rafforzato, aumentando il limite massimo per le spese di funzionamento della struttura dallo 0,5% al 2%.
Acqua: fondo da un milione di euro per la promozione della consapevolezza della risorsa idrica (500 mila euro l’anno 2021 e 2022) e installazione dei contabilizzatori dei consumi idrici.
Aria: finanziamento del fondo qualità dell’aria: 260 milioni.
Valutazioni ambientali: si autorizza una spesa di 3 milioni per ciascuno degli anni 2021 e 2022 affinché la Commissione Via Vas e quella IPCC possano avvalersi di Ispra al fine di accelerare le procedure di valutazione ambientale.

Animali: nasce il centro di accoglienza per animali confiscati presso il CUFAA, con un finanziamento previsto di tre milioni di euro l’anno a decorrere dal 2021.

Muretti a secco (norme tabellari, fondi Mattm): finanziati con un fondo da 40 mln di euro gli interventi per la riqualificazione, mantenimento dei muretti a secco, patrimonio Unesco.

Il ministro Costa apre gli Stati generali del verde urbano – Il 23 dalle 9 la diretta streaming. “Verde pubblico fondamentale in questo periodo sanitario”

Con un intervento introduttivo del ministro dell’Ambiente Sergio Costa si apriranno lunedì 23 novembre alle ore 9 in diretta streaming (https://www.facebook.com/ISPRAmbiente) gli Stati generali del verde urbano, giunti quest’anno alla sesta edizione. Un appuntamento annuale per fare il punto sul capitale naturale delle nostre città, anche alla luce della legge clima voluta dal ministro e del decreto attuativo dell’ottobre scorso, che assegna 30 milioni di euro alla riforestazione urbana, derivanti dai proventi delle aste sulle quote di emissioni ETS.

“E’ fondamentale il verde pubblico per le nostre città – osserva il ministro Costa -, tanto più in questo periodo sanitario che ci ha portato a stare di più all’aria aperta. Gli Stati generali del verde urbano saranno un’occasione preziosa per riflettere su quanto è stato fatto, come la legge clima approvata a fine 2019 e il decreto attuativo di quest’anno, ma anche su quanto si può ancora fare per i polmoni verdi delle città metropolitane italiane, come per esempio nell’ambito del Recovery Fund e delle linee di azione dedicate alla forestazione urbana. Lavorando insieme con gli enti locali, con i quali – non mi stancherò di ripetere – è necessario fare squadra”.

Quattro le sessioni degli Stati generali, tutte nella stessa giornata: “Forestazione urbana con i proventi delle aste della CO2”; “Forestazione urbana e Recovery Fund”; “Il rinnovo delle alberate in città: una buona pratica in linea con gli obiettivi delle foreste urbane”; “Il ruolo delle Fondazioni e l’apporto della finanza privata”. Anche quest’anno interverranno esperti del settore, scienziati, economisti, giuristi e politici, come Giovanni Maria Flick, già ministro della Giustizia e presidente della Corte Costituzionale, che dialogherà, subito dopo l’intervento del ministro Costa, con Massimiliano Atelli, presidente del Comitato per lo sviluppo del verde pubblico del ministero dell’Ambiente. O ancora come Stefano Laporta, presidente dell’Ispra, Giancarlo Blangiardo, presidente dell’Istat, Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di sanità, Carlo Zaghi, direttore generale del ministero dell’Ambiente (Direzione generale per il patrimonio naturalistico) e Alessandra Stefani, direttore generale del ministero delle Politiche agricole e forestali.

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