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Salute

Covid-19, tamponi per tutti e tracciamento: impariamo dalla Corea del Sud che sta vincendo la guerra. Da noi “si spera” nell’adesione volontaria alla App

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La Corea del Sud ha controllato l’epidemia da coronavirus in soli 20 giorni e i negozi affollati nelle varie città del Paese sono la prova che l’enorme protocollo, messo in campo dalle autorità sanitarie, di tamponi COVID-19 e la campagna di tracciamento dei contagiati – sintomatici e asintomatici – ha funzionato.

Dopo i primi casi alla fine di gennaio, la Corea del Sud non ha chiuso le attività commerciali o limitato i viaggi, come invece fatto da molte nazioni europee e dagli Stati Uniti, optando invece per testare la popolazione a un ritmo più elevato per isolare i focolai Covid-19.

Questo ha portato finora a un tasso di mortalità molto più basso da COVID-19 (pro capite) rispetto a quello che è stato visto nel resto del mondo. E anche se è troppo presto per dire che la Corea del Sud è al sicuro con la pandemia, la ripresa della nazione sembra essere iniziata nel migliore dei modi.
Dunque l’arma vincente messa in campo dalla Corea del Sud fin dall’inizio è stata quella di perseguire una massiccia campagna di tamponi su tutta la popolazione grazie a test rapidi che hanno dato il risultato in pochi minuti anziché in ore o giorni come invece succede qui da noi.

Una misura, quella di fare il tampone a tutti, che si è dimostrata fondamentale, perché chiedere alle persone che presentano sintomi lievi e di cui non si ha la certezza se sono infettate dal coronavirus solo di rimanere a casa porterà inevitabilmente a più infezioni nell’ambito famigliare e nella comunità. Mentre se testate e nel caso positive, le persone possono essere isolate in una struttura o in un rigoroso isolamento domestico a cui è più probabile che aderiscano se coscienti di avere il virus.

Diversi analisti affermano che noi occidentali, amanti della libertà non accetteremo mai di essere tracciati da App o attraverso altri sistemi in grado di fornire il dettaglio di ogni luogo visitato durante questo periodo di emergenza, come invece messo in atto dalla Corea del Sud, poiché lo riterremmo come l’invasione della nostra privacy.

E a proposito dell’applicazione per il tracciamento dei contagi il commissario all’emergenza Covid-19, Domenico Arcuri, ha precisato: “Anzitutto il ministro dell’Innovazione Paola Pisano ha insediato una commissione che ha individuato l’applicazione prodotta dalla Bending Spoon, società che ha donato l’app al Governo a titolo interamente gratuito, qui dunque nessuno ci guadagna. Inoltre – ha aggiunto – l’installazione di questa app sarà solo volontaria, anche se ovviamen-te noi ci aspettiamo che un numero molto alto di cittadini collabori: almeno il 70% della popolazione italiana dovrebbe installarla in modo da darle un significato importante. Infine, quando l’app arriverà sui telefoni dei nostri concittadini ne ga-rantirà completamente l’anonimato in ossequio alle normative nazionali e comu-nitarie sulla privacy: utilizzerà la tecnologia bluetooth e non la geolocalizzazione, come prevedono le norme”.

E riguardo i test per monitorare la diffusione del virus sulla popolazione lo scorso 15 aprile il Ministero della Salute ha dato indicazioni di trovare la modalità più trasparente e veloce di acquisire 150.000 test sierologici per poter fare un’impor-tante campionamento della popolazione italiana. E venerdì scorso è stata pubblicata una procedura di gara da aggiudicare entro il 29 aprile per avere presto un unico strumento utile per tutte le regioni italiane.

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Salute

Gestione pandemia, OMS: l’Europa non ripeta gli errori fatti questa estate altrimenti si avrà terza ondata a inizio 2021

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L’Oms avverte l’Europa che se non si attrezzerà in modo corretto ci sarà una terza ondata della pandemia all’inizio del 2021.

David Nabarro, inviato speciale dell’Oms, in un’intervista ai giornali svizzeri imputa ai governi europei di non aver realizzato le “infrastrutture necessarie durante l’estate, dopo aver riportato sotto controllo la prima ondata”. E se non lo faranno adesso, “avremo una terza ondata all’inizio del prossimo anno.

Nabarro ha lodato la risposta alla pandemia dei paesi asiatici, come la Corea del Sud, che assumono comportamenti corretti. Nabarro, riferisce Swiss info, rilevato che in Asia le “persone sono pienamente coinvolte, assumono comportamenti che rendono difficile la circolazione del virus. Mantengono le distanze, indossano mascherine, si isolano quando sono malate, proteggono i gruppi più a rischio”. Inoltre non hanno allentato le restrizioni prematuramente.

Per allentare le restrizioni, secondo l’inviato Oms, “bisogna attendere fino a quando i numeri non saranno bassi e si manterranno bassi”. Invece in Europa si sono allentate le maglie dopo l’estate, ed ora i contagi sono di nuovo in aumento.

La risposta dell’Europa è stata “incompleta”, ha rilevato Nabarro. E parlando della Svizzera, ad esempio, ha criticato la decisione di riaprire le piste sciistiche, che potrebbe condurre ad “un livello molto alto di contagi e decessi”.

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Metropoli

Bracciano, l’ospedale non è a rischio chiusura. Finita l’emergenza Covid, tornerà l’ortopedia

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L’Ospedale di Bracciano è e rimane un punto di riferimento per i cittadini dei comuni del lago. La Asl Roma 4 ribadisce il ruolo di centralità in cui la Asl ha investito.

L’Ospedale Padre Pio fa parte del polo ospedaliero e in questo momento tutti siamo chiamati a fare il nostro dovere per contrastare la pandemia.
Nello specifico le attività poste al contrasto del contagio sono state:

Per Civitavecchia ospedale San Paolo

Divisione della medicina Covid con 30 posti e medicina non Covid con 13 posti (creati in week surgery e ortopedia)

Per Bracciano ospedale Padre Pio

Creazione di ulteriori 16 posti di medicina non Covid nella orto-chirurgia.

Per questo periodo di emergenza pandemica, è necessario decongestionare i pronto soccorsi, e per poterlo fare è necessario avere la possibilità di effettuare i ricoveri presso il reparto di medicina Non Covid.

Di conseguenza è stata momentaneamente chiusa l’attività chirurgica non urgente a Bracciano. Le operazioni urgenti verranno effettuate a Civitavecchia, mentre al Padre Pio resteranno attivi gli interventi salva-vita.

Non appena terminato questo periodo, riprenderanno tutti i progetti dedicati al Padre Pio, la Post acuzie, le attività chirurgiche e oculistiche e l’implementazione dell’oncologia già in atto.

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In evidenza

Sanità, valanga di proposte presentate da Fratelli d’Italia in Regione: dal codice rosso alle Torri di Tor Vergata fino alla medicina del territorio

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Un accesso ai tamponi controllato, come accade per il triage nei pronto soccorso; trasformare alcune strutture sanitarie in Covid hospital in modo da non sospendere i ricoveri; rafforzare la medicina sul territorio, ad esempio creando protocolli di cura condivisi per i pazienti covid a domicilio e presso gli ospedali.

Il gruppo di Fratelli d’Italia al Consiglio regionale del Lazio, guidato dal presidente, Fabrizio Ghera, e dal coordinatore regionale del partito, Paolo Trancassini, ha consegnato queste proposte all’assessore regionale alla Sanita’, Alessio D’Amato.
“Con queste proposte cerchiamo di risolvere e migliorare la situazione sanitaria che in molti luoghi e’ al collasso, penso ad esempio ai tamponi”, ha attaccato Trancassini nel corso di una conferenza stampa fuori dalla sede della Regione.

“Denunciamo la latitanza del presidente Zingaretti durante tutto il periodo dell’emergenza e la sua incapacita’ di stare sul pezzo- ha proseguito- Quando nei vari decreti, per cui sono stati spesi 100 mld, FdI chiedeva maggiore attenzione, Zingaretti insieme al presente Conte si occupava di piu’ posti nei cda e di clientele, distribuendo posti di lavoro nei ministeri”.
Trancassini ha sottolineato anche che “ancora ad oggi non abbiamo notizie dei milioni di euro spesi in mascherine, di cui non parla piu’ nessuno perche’ Zingaretti e’ segretario del Pd e probabilmente gode di uno scudo che lo protegge. Qualunque altro presidente di Regione si sarebbe dimesso se in una pandemia avesse speso 14 milioni per mascherine e non avesse avuto le mascherine ne’ avesse ritrovato i soldi”.
Passando alle proposte la consigliera Chiara Colosimo ha avanzato quella che riguarda “il codice colore dei tamponi. In questi mesi abbiamo visto diverse file, noi immaginiamo che su questo tema vada fatto un percorso simile a quello dell’accesso ai triage del pronto soccorso. Li’ ci sono dei codici che danno la priorita’ nel l’accesso al tampone e nella risposta per evitare che chi ha piu’ bisogno veda farsi il tampone in ritardo o la risposta dopo 15 giorni”.

Nel dettaglio la proposta prevede un “codice rosso, d’emergenza, per i sintomatici, coloro che rischiano di andare in terapia intensiva- ha spiegato Colosimo- In questo caso il paziente deve essere sottoposto a tampone entro 24 ore e lo stesso deve essere processato in 24/48 ore. Un codice giallo, d’urgenza, per cui il paziente (il persona a rischio o per il personale sanitario ed infermieristico) deve essere sottoposto a tampone entro 48 ore e lo stesso deve essere processato sempre in 48 ore. Uno verde, di urgenza minore, in questo caso il tampone e’ per un contatto stretto, cioe’ ha passato piu’ di 15 minuti senza mascherina e senza distanziamento con un positivo. Il paziente deve sottoporsi al tampone dopo 5 giorni dopo il contatto e non e’ prioritario processarlo in 48 ore. Infine, un codice bianco, non c’e’ nessuna urgenza, il tampone e’ per precauzione, come ad esempio per le classi in quarantena. Il paziente non e’ in pericolo immediato e deve attendere almeno 5 giorni per fare il tampone e non e’ prioritario processarlo in 48 ore”.
Dei Covid Hospital, invece, si e’ occupato il consigliere Massimiliano Maselli: “Va riorganizzata la rete ospedaliera, trasformando alcune strutture sanitarie esistenti in Covid Hospital. Questo va fatto per due motivi: non sospendere le attivita’ di medicina, chirurgia generale, cardiologia, di cardiochirurgia, di ortopedia, di oncologia ecc. (cosa che gia’ sta avvenendo), garantendo tutti gli interventi programmati a tutela dei pazienti in lista d’attesa gia’ da troppo tempo; evitare che gli operatori sanitari dedicati al Covid entrino in contatto con i colleghi di altri reparti creando ulteriori problemi di infezione e propagazione del virus e per i pazienti no Covid che rischiano invece il contagio, come purtroppo gia’ avvenuto piu’ volte”.

Un esempio avanzato da Maselli e’ “quello delle Torri di Tor Vergata, realizzabile in pochissimi mesi che, se si fosse fatto come promesso dall’assessore Alessio D’Amato nel mese di maggio in commissione sanità a seguito della nostra proposta, oggi sarebbe pronto e operativo. Un edificio di undici piani, totalmente staccato dal PTV, che oggi ha attivi quattro piani e nei restanti sette necessiterebbe solamente di realizzare gli impianti e pavimentare. Considerando quaranta posti letto a piano, si potrebbero cosi’ avere duecento posti letto ordinari Covid con servizi connessi e laboratori, e 40/50 posti di terapia intensiva e sub/intensiva. Questa e’ una proposta seria, realizzabile in pochissimo tempo, con costi contenuti che il sistema sanitario si sarebbe ritrovata per sempre”.

Infine, la medicina del territorio. “Moltissime persone, anche per paura di aver contratto il virus, prenotano il tampone online oppure si recano nei drive-in dove sono costrette molto spesso a ore e ore di fila, oppure si recano nei pronto soccorso- ha spiegato Antonello Aurigemma- Cosi’ si rischia di diffondere ulteriormente il virus. Cio’ dimostra la necessita’ di un rafforzamento della medicina sul territorio in modo da avere delle visite rapide, efficaci ed evitare allo stesso tempo l’intasamento dei ps”.
Pertanto, secondo Aurigemma “si potrebbero creare protocolli di cura condivisi per i pazienti covid a domicilio e presso i nosocomi, coinvolgendo l’ordine dei medici. Inoltre, visto che una delle criticita’ croniche e’ la carenza di personale, per le visite domiciliari si potrebbero impiegare gli specializzandi.
Implementando la medicina sul territorio, molti positivi per sintomi banali non dovrebbero piu’ recarsi nei pronto soccorso, e questo sarebbe un risultato di assoluta rilevanza”. In secondo luogo “ci dovrebbe essere una pianificazione piu’ mirata da parte delle Asl, in modo che i pazienti positivi vengano seguiti dalle aziende sanitarie locali, programmando i tamponi di controllo, senza che siano di fatto abbandonati. E poi la Regione, nell’ambito delle sue competenze, dovrebbe fare il possibile e attivarsi affinche’ l’app Immuni funzioni al meglio”

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