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Covid, ancora 5,5 milioni di italiani non vaccinati

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Sono oltre 5,5 milioni gli italiani che ad oggi non hanno copertura contro il Covid: è quanto emerge dal report del governo sui vaccini, aggiornato a questa mattina. In base al monitoraggio – senza calcolare la popolazione compresa nella fascia 5-11 anni in cui i non vaccinati sono 3.232.473, ma la campagna è partita da poche settimane – sono 5.560.532 le persone che non hanno fatto la prima dose.

Venerdì scorso erano 5.683.275 (122.743 in meno).

In termini assoluti, il numero più alto di non vaccinati è tra i 40-49 anni (1.202.480) e in quella 50-59 anni (1.021.601).

Nella popolazione tra i 5 e i 19 anni, il 48,91% non ha ancora fatto alcuna dose di vaccino: si tratta di 4.051.289 tra bambini e ragazzi, su un totale di 8.283.583 persone.

A pesare sul dato sono le vaccinazioni dei bambini tra i 5 e gli 11 anni, partite solo due settimane fa: in questa fascia di età le vaccinazioni sono state 149.250 negli ultimi sette giorni e i bambini senza alcuna dose (a meno dei guariti) sono 3.232.473. Nella fascia 12-19 i ragazzi senza alcuna dose sono 818.816.

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Salute

Covid, in Italia prosegue la discesa della curva: i ricoveri registrano una frenata

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I deceduti hanno in media 80 anni, per la maggior parte sono stati ricoverati nei reparti ordinari e i vaccinati avevano un’età media più alta e più patologie preesistenti rispetto ai non vaccinati

La curva dell’epidemia di Covid-19 in Italia sta proseguendo la discesa, mentre i ricoveri registrano una frenata e il numero dei decessi è ancora alto, con un incremento di 427 nelle ultime 24 ore.

La tendenza generale sembra essere quella di una progressiva riduzione dei casi, che potrebbe proseguire per tutto febbraio fino all’esaurimento di questa quarta ondata in marzo, come indicano le analisi di Carlo La Vecchia, docente di Statistica medica dell’Università di Milano.

Si tratta di una discesa a più velocità: come sì è osservato molte volte dall’inizio della pandemia, il calo dei ricoveri segue con alcuni giorni di ritardo quello dei casi positivi e quello dei decessi ha 15-20 giorni di ritardo rispetto ai ricoveri. E’ presto, però, per abbassare la guardia: “anche se vediamo la fine di questa ondata e se in marzo i casi potranno essere pochi, non dimentichiamo – dice La Vecchia – che attualmente i contagi sono ancora tanti e che, con il 15% di tamponi positivi, contagiarsi è facile: occorre fare attenzione ancora per settimane”.

I numeri dell’epidemia in Italia sono infatti così alti, che l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) rileva nel suo aggiornamento settimanale che l’Italia occupa il secondo posto in Europa per casi e decessi: nella settimana dal 17 al 23 gennaio, si legge nel rapporto dell’Oms, in Italia sono stati rilevati 1.231.741 nuovi contagi, un livello invariato rispetto alla settimana precedente; nello stesso periodo i morti sono stati 2.440, con un aumento del 24%. Che i numeri dell’epidemia siano ancora alti lo indicano anche i dati del ministero della Salute, che segnalano 167.206 nuovi casi in 24 ore, contro i 186.740 del giorno prima. Sono stati individuati con 1.097.287 test, fra molecolari e antigenici rapidi, contro i 1.397.245 del giorno precedente. Il tasso di positività è perciò salito dal 13,4% al 15,2%.

Per quanto riguarda i ricoveri, il ministero segnala che nelle terapie intensive sono complessivamente 1.665, ossia 29 in meno in un giorno nel saldo tra entrate e uscite; i nuovi ingressi giornalieri sono stati 123. Nei reparti ordinari i ricoverati con sintomi sono 20.001, ovvero 26 in meno in 24 ore. Sempre per quanto riguarda i ricoveri, l’analisi giornaliera dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) segnala che l’occupazione delle terapie intensive sale al 18% a livello nazionale e al 31% quella dei reparti, mentre la Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere (Fiaso) segnala una frenata del 2,5% nei reparti e dell’8% nelle terapie intensive: la più importante rilevata negli ultimi tre mesi.

Quanto ai decessi, il ministero indica che nelle ultime 24 ore sono stati 427, contro i 468 del giorno prima. A fornirne un identikit è l’Istituto Superiore di Sanità (Iss): i deceduti positivi al virus SarsCoV2 hanno in media 80 anni, per la maggior parte sono stati ricoverati nei reparti ordinari e i vaccinati avevano un’età media più alta e più patologie preesistenti rispetto ai non vaccinati. Si vedono intanto i primi segnali del raggiungimento del picco dei decessi, come indicano le analisi del matematico Giovanni Sebastiani, dell’Istituto per le Applicazioni del Calcolo ‘M.Picone’, del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr). “Con i dati dei prossimi giorni – osserva – sarà possibile una localizzazione più precisa”.

Guardando alle regioni, infine, i dati del ministero segnalano i maggiori incrementi giornaliero in Lombardia, con 27.808 casi positivi, Veneto (19.820), Emilia Romagna (19.028), Lazio (14.987), Piemonte (14.207), Campania (12.854) e Toscana (10.535).

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Economia e Finanza

“Emendamento Pittella”: rischio fallimenti a catena e Costituzione da salvare! L’intervista all’Avv. Angelo Lucarella

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“Senza l’abrogazione immediata della norma che ha introdotto l’inammissibilità dei ricorsi tributari, in caso di estratti di ruolo, si rischia il collasso”

Cari lettori, vi sareste mai aspettati che in Italia, culla del diritto, patria di grandi giuristi, Paese rinomato per avere la Costituzione più bella al mondo, un bel giorno il Parlamento approvasse una norma (c.d. “emendamento Pittella” poiché proposto dal parlamentare in quota PD, già europarlamentare) di divieto sostanziale ai contribuenti-cittadini italiani di ricorrere e difendersi contro i famosi ruoli erariali e relative cartelle di pagamento?

Ebbene è proprio l’art. 1 della legge 215/2021 che lo afferma; articolo entrato in vigore dal 21 dicembre scorso. Cosa è successo e cosa succede sembrerebbe al limite del concepibile.

Leggendo la norma si può scorgere già dal titolo di modifica (l’art. 3 bis inserito nel D.L. 146/2021) che è in vigore la “Non impugnabilità dell’estratto di ruolo e limiti all’impugnabilità del ruolo”.
La cosa che lascia curiosi è che si prescrive: “Il ruolo e la cartella di pagamento che si assume invalidamente notificata sono suscettibili di diretta impugnazione nei soli casi in cui il debitore che agisce in giudizio dimostri che dall’iscrizione a ruolo possa derivargli un pregiudizio per la partecipazione a una procedura di appalto”.

Proprio per chi non mastica un po’ di diritto è stato necessario farci spiegare dall’Avv. Lucarella il tutto.

“Senza l’abrogazione immediata della norma che ha introdotto l’inammissibilità dei ricorsi tributari, in caso di estratti di ruolo, si rischia il collasso”.

L’avvocato Angelo Lucarella (a sinistra), esperto di contenzioso tributario e vice coordinatore della commissione giustizia del Mistero dello sviluppo economico

Questo il commento a caldo dell’Avv. Lucarella, esperto di contenzioso tributario e vice coordinatore della commissione giustizia del Mistero dello sviluppo economico, che L’Osservatore d’Italia ha raccolto nella giornata di luned’ 24 gennaio e che ha risposto alle nostre domande.

“Avv. Lucarella, insomma, che succede da quando è in vigore questa norma derivata dal famoso emendamento Pitella?”
“Succede che i primi giudici tributari italiani (Latina e Siracusa le prime commissioni) hanno applicato retroattivamente la norma licenziata dal Parlamento. È qualcosa che rischia di innescare a ripetizione (non credo rimarranno casi isolati) sentenze di rigetto nei confronti dei contribuenti per sopravvenuta norma peggiorativa del diritto di difesa dei cittadini.
Ma la nostra Costituzione enuncia il sacrosanto diritto di difesa all’art. 24 e lo Statuto del contribuente oltre alle preleggi del codice civile non ammettono la retroattività della legge.

“Significa che deve intervenire la Corte Costituzionale secondo lei?”
“Prima deve intervenire il Governo con un decreto d’urgenza se possibile. È assurda una norma che si pone in netto contrasto anche con lo spirito di una sentenza del 2018 della Corte Costituzionale (per la precisione la n. 114) con cui già fu abrogata parte della norma che sino all’epoca vietava le opposizioni all’esecuzioni esattoriali.
Ma che Paese siamo diventati?

“Avv. ci risponde con un’altra domanda, ma può spiegare ai lettori qual è il concreto rischio di mantenere in vigore la legge di cui parla?”
“Immaginate i contribuenti, cioè piccole e medie imprese, professionisti, autonomi o lavoratori dipendenti che ritengono di essere colpiti ingiustamente da atti della pubblica amministrazione esattoriale. Come si difenderanno? A chi si rivolgeranno? Dovrebbero assumersi il rischio di un’azione inammissibile per legge finché un giudice o un collegio giudicante non sollevi la questione di incostituzionalità alla Corte Costituzionale appunto.
Ma sapete quanto costa economicamente, emotivamente, psicologicamente difendersi sapendo di andare incontro alla sconfitta per legge?
Un disastro all’orizzonte.

“Che si può fare nell’immediato?”
“Ecco. Se uno Stato priva il cittadino della speranza nella Giustizia, allora, altro che inammissibilità dei ricorsi. La gente preferirà non difendersi essendo, tra l’altro, spogliata di ogni strumento legale. Con l’effetto di probabile insolvenza e di trovarsi sopraffatti da uno Stato impagabile rispetto alla singola capacità contributiva. Insomma vogliamo chiamarli fallimenti a catena? Questo è prevedibile.

Si ma cosa auspica come intervento? Ha già proposto o fatto qualcosa?”
“Abrogazione subito. Senza se.
Ho scritto al Ministero inviando osservazioni e proposte sulla questione. Spero nella sensibilità del Ministro Cartabia che si è caricata sulle spalle il grosso fardello della riforma della Giustizia (o meglio delle Giustizie). Ci vuole tempo. Non è facile.
Ma serve anche un Manifesto che parta dal basso; soprattutto d’iniziativa delle categorie professionali che sono l’argine vero contro le storture del sistema.
Se ci fosse la ricorribilità diretta o pregiudiziale del cittadino alla Corte Costituzionale (che ho proposto anche mesi fa) saremmo già molto avanti. In Italia siamo ad un paradosso: la Costituzione più bella al mondo e leggi come queste che aborrano”.

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Economia e Finanza

Economia, previsione crescita superiore al 4% nel 2022

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Secondo le stime si dovrebbero recuperare i valori produttivi ante crisi

“Il 2021 è stato un anno di forte ripresa, anche i dati del quarto trimestre sono positivi, la crescita dovrebbe avvicinarsi al 6,5%.

Per il 2022 le previsioni di consenso indicano una crescita superiore al 4%, nel primo trimestre dovremmo recuperare il livello produttivo ante crisi.

L’andamento dell’economia nel 2022 è tuttavia condizionato dal protrarsi della pandemia, dalle tensioni internazionali, e soprattutto dal costo dell’energia”, ha detto il ministro dell’Economia Daniele Franco intervenendo a Telefisco del Sole 24 Ore.

Abbiamo preso finora “misure per 5,5 miliardi per contenere i costi dell’energia. Altri interventi potranno essere adottati in relazione all’evolvere della situazione”, perché “bisogna evitare che blocchi la ripresa”, ha aggiunto il ministro.

Sul fronte macroeconomico intanto, l’Istat ha comunicato i dati sul fatturato dell’industria, cresciuto a novembre proprio per il traino del costo dell’energia. Il balzo è stato di oltre il 22% rispetto allo stesso mese de 2020. 

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