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Salute

Covid, report Iss: continua la discesa di nuovi casi mentre i decessi aumentano ancora

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Nel corso delle ultime settimane “è stata registrata una diminuzione del numero dei casi segnalati, delle ospedalizzazioni e dei ricoveri in terapia intensiva. Sono invece ancora in aumento i decessi”. E’ quanto si legge nel report esteso dell’Iss che integra i dati del Monitoraggio settimanale sull’andamento del Covid in Italia e dalle curve dei grafici che confermano l’andamento. Dal 7 al 20 febbraio sono stati diagnosticati e segnalati 771.327 nuovi casi, di cui 715 deceduti. 

Continua la discesa dell’incidenza settimanale che passa da 704 per 100.000 abitanti (7/2/2022 – 13/2/2022) a 560 per 100.000 abitanti (14/2/2022 -20/2/2022) contro 742 per 100.000 abitanti (7/2/2022 – 13/2/2022) per arrivare a 552 ogni 100.000 abitanti questa settimana. Nella fascia 0-9 anni si registra il più alto tasso di incidenza a 14 giorni (2.551 per 100.000), mentre nella fascia di età 70-79 anni si registra la più bassa (628 per 100.000). Intanto decresce in tutte le fasce l’incidenza a 14 giorni, comprese le fasce 0- 9 e 10-19 anni. L’età mediana è pari a 37 anni. 

Nell’ultima settimana la percentuale di reinfezioni sul totale dei casi segnalati è pari a 3,1%, in leggera diminuzione rispetto alla settimana precedente (3.2%). In sei mesi, dal 24 agosto 2021 al 23 febbraio 2022 sono stati segnalati 232.818 casi di reinfezione.

La mortalità la popolazione over12 fra il 31 dicembre 2021 al 30 gennaio 2022, per i non vaccinati (114 decessi per 100 mila abitanti) è 6 volte più alta rispetto ai vaccinati con ciclo completo (23 decessi per 100mila abitanti) e 17 volte più alto rispetto ai vaccinati con dose aggiuntiva o booster (7 decessi per 100mila abitanti). Emerge dal report esteso dell’ISS. I ricoveri in terapia intensiva per i non vaccinati (30 per 100 mila) sono 6 volte più alto rispetto ai vaccinati con ciclo completo (5 ricoveri per 100 mila) e 17 volte più alto rispetto ai vaccinati con dose aggiuntiva o booster (2 ricoveri per 100 mila)

In evidenza

Roma, all’IRCCS San Raffaele la risonanza magnetica che rivoluziona la diagnostica e la TC che cattura le immagini nel tempo di un battito

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La tecnologia applicata alla prevenzione, alla cura, alle terapie e alla ricerca è in grado di migliorare la qualità della vita delle persone, quando addirittura non arriva a salvarla. È per questo che l’IRCCS San Raffaele e il Consorzio Mebic (Medical and Experimental BioImaging Center) continuano a investire nell’innovazione puntando all’aumento di percorsi di prevenzione e screening basati sull’importante supporto delle più moderne tecnologie di diagnostica per immagini.
 
Punta di diamante del rinnovato parco macchine della sezione diagnostica dell’Istituto romano è la risonanza magnetica 3 tesla SIGNA Hero di GE HealthCare, la prima a essere installata in Italia e la seconda in tutta Europa. È un’apparecchiatura di ultima generazione sviluppata per aiutare a migliorare il comfort del paziente – garantendo esami silenziosi e rapidi – e per ottimizzare i flussi di lavoro migliorando l’efficienza della diagnostica grazie all’elevata risoluzione delle immagini e alla riduzione delle tempistiche di scansione per singolo esame. Il sistema è inoltre innovativo anche da un punto di vista ambientale: è infatti una RM a basso consumo che consente una riduzione di energia del 34% rispetto ai sistemi di precedente generazione e che grazie all’utilizzo di una tecnologia intelligente utilizza fino al 67% di elio in meno.
 
“Dal punto di vista pratico”, spiega Alberto Pierallini, Responsabile Diagnostica per Immagini dell’IRCCS San Raffaele, “questa apparecchiatura permette di accedere in maniera semplice e rapida all’utilizzo delle cosiddette tecniche avanzate di risonanza magnetica, quali la spettroscopia e la perfusione che sono molto utili nelle diagnosi differenziali tra tumori e altre forme di patologie e la trattografia che consente la visualizzazione ‘virtuale’ dei fasci della sostanza bianca cerebrale e il loro coinvolgimento nelle varie patologie cerebrali. Nelle altre applicazioni, come ad esempio lo studio RM delle articolazioni, consente di ottenere immagini di elevata qualità diagnostica utilizzando matrici di acquisizione fino a 1.024, con tempi decisamente più rapidi rispetto ai magneti tradizionali”.
 
La Revolution CT, realizzata sempre da GE HealthCare, il secondo macchinario installato presso l’IRCCS romano, è un’apparecchiatura di ultima generazione dotata di un detettore da 160 millimetri – il più ampio esistente al mondo – che permette di effettuare esami 4-5 volte più veloci rispetto ai sistemi tomografi tradizionali (con detettore da 40 millimetri) e con conseguente dose di radiazioni erogata 4-5 volte più bassa. Consente di cogliere immagini intere e in altissima definizione di organi come cervello, cuore, fegato o pancreas nel tempo di una singola rotazione da 0,28 secondi, con risultati clinici di alta qualità. Inoltre, grazie all’elevatissima velocità di scansione, il macchinario risulta perfetto per eseguire esami anche su pazienti pediatrici e pazienti non collaboranti senza dover ricorrere alla sedazione. “Parliamo di acquisizioni per esempio whole body in pochi secondi oppure di una TC cuore nel tempo di un battito” puntualizza Marcello De Santis, radiologo dell’Istituto, “il cuore è generalmente l’organo più complesso da studiare con la tomografia computerizzata data la necessità di acquisire le immagini in modalità cardiosincronizzata. Sapere che l’apparecchiatura è in grado non solo di acquisire il volume del cuore al di sotto del secondo, ma anche di riconoscere ed evitare eventuali aritmie (p.e. extrasistoli) che potrebbero inficiare la riuscita dell’esame, permette di ottenere risultati diagnostici in ogni paziente”.
 



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Salute

Covid, preoccupazione per la crescita della variante “Kraken”

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Kraken. Porta il nome del leggendario mostro marino l’ultima variante Covid che ha messo in allerta gli esperti. Il nome ufficiale è XBB.1.5, è entrata a far parte dell’ormai numerosissima famiglia di Omicron e sta crescendo rapidamente in Usa e in altri Paesi. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, comunque, “non esiste indicazione di una maggiore gravità associata a queste sottovarianti in monitoraggio rispetto a precedenti lignaggi Omicron”

Al momento sono sei le sottovarianti del virus SARS-CoV-2, maggiormente circolanti in Cina e rilevate anche nel resto del mondo, sulle quali gli scienziati hanno puntato i riflettori. Sono tutte “sorelle” di Omicron, dalla quale derivano. Alcuni di questi sottolignaggi – come, appunto, la XBB.1.5 ribattezzata Kraken – appaiono in forte diffusione (in questo caso, negli Stati Uniti)

Dal 25 al 30 dicembre 2022, ha fatto sapere il Centro europeo per il controllo delle malattie (Ecdc), sono state depositate dalla Cina 540 sequenze. Sei, come detto, sono le sottovarianti dominanti: il 35% era rappresentato dalla sotto-variante BA.5.2, il 24% da BF.7, il 18% da BQ.1 (Cerberus), il 5% da BA.2.75 (Centaurus), il 4% da XBB (Gryphon) e il 2% da BA.2. Sono state segnalate anche le sottovarianti BA.5.6, BA.4.6, BM.4.1.1 e BA.2.3.20

Intanto continua a crescere l’impatto della variante XBB.1.5 (soprannominata Kraken) in Usa. Secondo l’ultima rilevazione dei Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) americani nell’ultima settimana XBB.1.5 è stata responsabile del 27,6% dei contagi e tallona la sotto-variante BQ.1.1 che resta ancora dominante con il 34,4% delle infezioni. Segue la sotto-variante BQ.1 al 21,4%. Secondo i dati dei Cdc, la sotto-variante XBB.1.5 era già presente in Usa a ottobre, ma è solo da inizio dicembre che ha iniziato a crescere: nella settimana conclusasi il 10 dicembre era responsabile del 4,3% dei contagi; la vigilia di Natale era all’11,5%; nella settimana conclusasi il 7 gennaio al 27,6%. Nei giorni scorsi l’European Centre for Disease Prevention and Control ha dichiarato in una nota che “esiste la possibilità che questa variante possa avere un effetto sulla crescita del numero di casi di Covid-19” anche in Europa. Non però nell’immediato, dato che la sotto-variante è presente a livelli molto bassi nel Vecchio Continente.

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Esteri

Covid: Cina, 500 mila casi al giorno solo a Qingdao

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Financial Times: 250 milioni di cinesi hanno preso il Covid in 20 giorni

Mezzo milione di persone in una singola città cinese vengono infettate ogni giorno dal Covid-19: lo ha affermato un alto funzionario della Sanità nella città di Qingdao in un rapporto condiviso sui social ma ‘corretto’ nel giro di poche ore.

Pechino ha cambiato i criteri per definire i decessi da Covid restringendone notevolmente il numero.

Tuttavia un notiziario gestito dal Partito Comunista a Qingdao ha riferito che il capo della sanità municipale ha affermato che la città registrava “tra 490.000 e 530.000” nuovi casi di Covid al giorno.

La Cina stima che circa 250 milioni di persone, il 18% della sua popolazione, hanno contratto il Covid nei primi 20 giorni di dicembre. Lo riporta il Financial Times citando i dati forniti nel corso di un incontro a porte chiuse da Sun Yang, vice direttore del centro per il controllo e la prevenzione cinese. I dati sono in deciso contrasto rispetto a quelli ufficiali della National Health Commission che, nello stesso arco di tempo, ha parlato di 62.592 casi.

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