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Crackdown 3, l’Agenzia torna su Xbox One e Pc

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Dopo un secondo capitolo non particolarmente brillante e un’attesa lunga quasi 5 anni, Crackdown 3 arriva sulle console della famiglia Xbox One e su Pc. Prima di parlare di questo titolo però è bene mettere in chiaro una cosa: se si è alla ricerca di un titolo con una trama solida, fatto di colpi di scena brillanti o ricco di innovazione, Crackdown 3 non è il gioco che fa per voi. Nel caso in cui invece si cerchi un videogame fatto per trascorrere il proprio tempo senza pensare troppo, andando avanti a colpi di esplosioni, distruzione e personaggi dotati di abilità sovraumane, allora questa è una produzione che non bisogna assolutamente lasciarsi scappare. Vi diciamo questo in quanto questo terzo capitolo della serie, un po’ come i suoi predecessori vuol essere volutamente un titolo fatto per divertire, e lo fa mantenendo i toni iperbolici che da sempre hanno caratterizzato il brand senza mezzi termini. Ma veniamo alla trama di Crackdown 3: il gioco ha inizio esattamente 10 anni dopo i fatti accaduti nel secondo capitolo. Qui un attacco terroristico non meglio identificato rende inutilizzabile gran parte della tecnologia mondiale e i rifugiati cercano riparo nella città di New Providence che non solo è rimasta “stranamente” illesa, ma sembra offrire un ambiente idilliaco in cui ripartire da zero e vivere serenamente la propria esistenza. Dietro a tutto questo ovviamente si cela una multinazionale dalle pessime intenzioni, la TerraNova WorldWide, che dietro la maschera del bene comune sta compiendo strani esperimenti e tiene in pugno la città con la sua gang di criminali vestiti da guardie, scienziati pazzi e guerrafondai esaltati. Ovviamente toccherà all’Agenzia risolvere le cose nell’unico modo possibile: spaccando tutto. Decisi a liberare la città, i vertici dell’Agenzia decidono d’inviare quindi sul campo i migliori agenti disponibili che, tuttavia, subiscono un attacco da parte del Blackout, un agente atmosferico che azzera tutte le abilità dei super soldati eliminandoli. Tuttavia una giovane ragazza di nome Echo riesce a salvare il protagonista, spingendolo a cercare di salvare New Providence da questa famigerata società che sfrutta i cittadini per l’estrazione di un pericoloso materiale chimico: la Chimera. La trama è raccontata con pochissime scene di intermezzo che sfruttano il motore del gioco e alcune illustrazioni che ricordano un po’ i fumetti degli anni ’90. Scelta molto coerente a nostro avviso in quanto la storia sembra proprio esser venuta fuori direttamente da un action movie di vent’anni fa. Parlando di giocabilità, Crackdown 3 ha inizio con la scelta dell’agente di cui si deciderà vestire i panni. Ogni personaggio ha dei bonus peculiari, come ad esempio più abilità nella guida, con gli esplosivi, con le armi da fuoco ecc… Ma essi non influenzeranno mai in maniera troppo vistosa l’avventura, quindi la scelta si ridurrà semplicemente puntando all’aspetto estetico che si preferisce. La decisione in ogni caso non è vincolante perché come si vedrà procedendo nella storia, in qualsiasi momento si potrà cambiare il proprio personaggio, anche perché sparsi un po’ ovunque per la mappa si potranno trovare i Dna degli agenti morti nell’introduzione per poterli sbloccare e usare. Interessante la gestione dei salvataggi che non legano l’agente al mondo di gioco, potendo dunque decidere di usare uno qualsiasi dei personaggi in una qualsiasi delle partite già iniziate o direttamente in una nuova. Dopo la fase introduttiva, il gioco getta il giocatore direttamente nella mischia dandogli subito la possibilità di muoversi con un buon grado di libertà per le strade, o meglio, i palazzi, di New Providence. A gestire la metropoli però non c’è solo la perfida Elizabeth Niemand, ma un vero e proprio governo composto dai suoi seguaci più fidati, che regolano i diversi aspetti della vita quotidiana, tenendo in pungo tutti i principali servizi, dai trasporti alla sicurezza fino alle comunicazioni. Il compito degli agenti sarà naturalmente quello di ribaltare il governo centrale, sconfiggere Elizabeth e liberare gli innocenti cittadini dalla morsa dello strapotere della Niemand.

Per sconfiggere la perfida antagonista di Crackdown 3 sarà necessario far fuori uno a uno tutti i seguaci, scovandoli ed eliminandoli. Ogni nemico è legato a una particolare attività che rappresenta anche il suo campo di specializzazione. Ad esempio per raggiungere l’IA che gestisce le linee di trasporto sarà necessario conquistare le stazioni, o ancora per individuare l’addetto alla sicurezza interna bisognerà liberare dai campi di prigionia i cittadini detenuti. Altre attività ancora richiedono di disattivare dei centri di comunicazione per disabilitare la continua propaganda o dei centri chimici per cessare la produzione di materiale tossico usato persino sulla popolazione. Tutte queste missioni, molto varie tra loro, saranno sparse per l’intera mappa di gioco e al completamento di tutte quelle di un certo tipo, verrà indicata automaticamente la posizione del luogotenente di riferimento. Gli scontri con i luogotenenti di Elizabeth sono il culmine di un sistema generalmente funzionale, con scontri ben caratterizzati, mai noiosi e che ai livelli di difficoltà più elevati offrono anche sfide particolarmente impegnative. L’esplorazione della città avviene con una naturale, quanto apprezzabile, libertà, questo perché basta girare la mappa per evidenziare i diversi luoghi d’interesse senza la necessità di raggiungere i classici punti di osservazione. Analogamente anche le attività secondarie vengono sbloccate nello stesso modo, dalle sfide di guida o di corsa, ai chioschetti da distruggere e alle basi dove poter gestire il proprio arsenale o generare un veicolo per facilitare gli spostamenti. Lo stile di gioco di Crackdown 3, quindi si può dire che è totalmente incentrato sulla giocabilità e quasi per nulla sulla trama. Proprio per tale ragione all’inizio abbiamo voluto precisare che tale gioco è indicato per chi ha voglia di una sana quanto scanzonata distruzione. Se da un lato la giocabilità ne guadagna in termini di ritmo e continuità, dall’altro viene a mancare quel naturale senso di progressione e suddivisione delle attività, ponendole praticamente tutte sullo stesso livello. Peccato soltanto per la durata complessiva, che richiederà una decina di ore per portare a termine la quasi totalità delle attività disponibili, senza troppi incentivi a continuare la partita dopo i titoli di coda. Un discorso simile lo si può fare anche per il gameplay in quanto non esiste un vero e proprio processo di crescita classico. La gestione delle nostre abilità avviene tramite cinque parametri di riferimento, sempre visibili nella parte sinistra dello schermo: agilità, armi da fuoco, forza, esplosioni e guida. Per aumentare il primo bisognerà raccogliere le settecentocinquanta sfere agilità sparse per la mappa di gioco (non tutte comunque necessarie), per i successivi tre campi invece basta semplicemente giocare, uccidendo con i diversi mezzi a propria disposizione e infine per far incrementare il livello di guida basterà essere spericolati al volante o completare le gare. Raccogliendo invece le sfere segrete si potranno ottenere invece dei punti per tutti i campi. A ogni scatto di livello corrispondono delle nuove abilità e nel giro di poche ore sarà possibile sbloccare la quasi totalità dei bonus disponibili, decisione condivisibile per consentire quanto prima di sfruttare tutti i benefici disponibili, anche in termini di semplice godibilità del gameplay. Per quanto riguarda il “gunplay” invece, Crackdown 3 adotta un sistema imperniato sulla possibilità di bloccare la mira su un nemico e rendere così quasi impossibile mancare i colpi, potendo inoltre passare da un bersaglio all’altro in maniera piuttosto fluida. La vera difficoltà negli scontri non è tanto il prendere la mira quando il gestire i tanti nemici presenti, rimanendo dunque sempre in movimento e schivando quando possibile gli attacchi a noi destinati. Gli scontri finiscono sempre con l’essere accesi senza mai diventare confusionari, e in essi è sempre bello poter dare libero sfogo alle abilità sovraumane di manovra dell’agente e massacrare i nemici con le decine di granate e armi disponibili. Nonostante qualche bilanciamento sia opportuno, la lista delle armi utilizzabili è ottima, capace di dare molteplici soddisfazioni grazie a una gran varietà di bocche di fuoco. In Crackdown 3 morire non è di certo un evento raro, soprattutto ai livelli di difficoltà più elevati, ma ciò non è un problema in quanto il gioco adotta un sistema di continuità molto semplice: quando si muore, si può liberamente rientrare in uno qualsiasi dei punti di rientro e riprendere esattamente dove si era rimasti. Infondo nel futuro distopico dove il gioco è ambientato la clonazione rapida tramite l’utilizzo del Dna sembra essere un gioco da ragazzi. Sul fronte tecnico Crackdown 3 mantiene un frame rate costante anche nelle situazioni più caotiche, con decine di nemici a schermo ed effetti particellari generalmente buoni e di ogni tipo, quantomeno su One X. C’è da dire inoltre che se da una parte il titolo offre un ambiente di gioco intoccabile, in cui gli edifici e il terreno non vengono minimamente scalfiti dalla furia distruttrice del giocatore e gli abitanti sono pupazzi di contorno che spesso diventano vittime collaterali della potenza di fuoco del giocatore, dall’altra mostra una spiccata estetica retrofuturista fatta di palazzoni al neon che si mescola con le baraccopoli sudafricane. Il comparto audio, infine, presenta un’ottima selezione musicale, in grado di sottolineare i ritmi degli scontri ed enfatizzarne il dinamismo generale.

Vera novità di questo Crackdown 3, oltre che essere una delle componenti del gioco più attese, è la Zona di Demolizione, il multiplayer competitivo interamente gestito dal Cloud e in grado di garantire una distruttività ambientale vicino al 100%. Durante la nostra prova abbiamo avuto accesso alle tre mappe e alle due modalità: Cacciatori di agenti e territori. La prima rappresenta un classico Deathmatch a squadre in cui i due team di massimo cinque giocatori hanno come unico obiettivo quello di uccidersi, totalizzando il maggior numero di uccisioni entro lo scadere del tempo o raggiungendo il punteggio massimo. Nella modalità Territori, invece, bisogna conquistare e difendere determinate posizioni. Queste appariranno sulla mappa a gruppi di due, e quando un team ne conquista una iniziano a consumarsi i punti dell’area, venendo dunque assegnati alla squadra che la controlla. Quando si esauriscono, la zona si disattiva e si passa a quella successiva. Esattamente come in Cacciatori di Agenti, lo scopo è ottenere il punteggio più alto. Nel multiplayer di Crackdown 3 prima di ogni partita si sceglie l’equipaggiamento. E’ possibile selezionare due delle nove armi presenti e un gadget tra uno scudo aggiuntivo in grado di assorbire danni extra, e un trampolino utile per saltare più in alto. Per quanto riguarda il gameplay, esso è molto semplice, la mira, esattamente come nella campagna, è automatica una volta premuto il grilletto sinistro, inoltre è possibile utilizzare il doppio salto, il booster per avanzare più rapidamente e un attacco corpo a corpo ricaricabile in breve tempi. La distruttibilità dell’ambiente poi, nonostante non faccia gridare al miracolo per realizzazione tecnica, rende l’esperienza nel complesso divertente e appagante. Tirando le somme, Crackdown 3 è un titolo pieno di spunti interessanti, di attività divertenti e di cose da fare. Il problema di fondo è che ci si trova dinanzi a un titolo che possiede delle dinamiche che non appartengono più al panorama videoludico attuale. In sostanza, se non si ha poco tempo per giocare, se non si è amanti del multiplayer, se non si vuole perder tempo appresso a un titolo fatto di trame complicate e rompicapo complessi Crackdown 3 è un titolo da non perdere. Ma se si è in cerca di qualcosa di nuovo, più profondo e che sappia meno di già visto allora è preferibile navigare verso altri lidi.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 7,5

Sonoro: 7,5

Gameplay: 7

Longevità: 6,5

VOTO FINALE: 7

Francesco Pellegrino Lise

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Economia e Finanza

Microsoft acquisisce ZeniMax Media per 7,5 miliardi

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Microsoft ha annunciato l’acquisizione di ZeniMax Media, azienda madre di Bethesda Softworks, uno dei più importanti sviluppatori e publisher privati a livello mondiale. Secondo i termini dell’accordo, Microsoft comprerà ZeniMax Media per 7,5 miliardi di dollari. Bethesda, autore di celebri franchise acclamati dalla critica come The Elder Scrolls, Doom, Wolfenstein, Fallout e altri ancora, porterà in Xbox un imponente portfolio di giochi, tecnologie e talenti, nonché una comprovata esperienza nella creazione di blockbuster di grande successo. A tal proposito ricordiamo che il settore del gaming rappresenta la forma di intrattenimento più importante e in rapida crescita al mondo, un’industria che si prevede varrà oltre 200 miliardi di dollari nel 2021. I titoli costituiscono la principale fonte di crescita nel mondo dei videogiochi e alimentano i nuovi servizi di cloud-gaming come Xbox Game Pass, che ha raggiunto il nuovo record di oltre 15 milioni di abbonati. Con l’aggiunta di Bethesda, il numero degli studi creativi di Microsoft aumenterà da 15 a 23 e i franchise iconici di Bethesda saranno aggiunti al catalogo di Xbox Game Pass. Microsoft intende portare i prossimi titoli di Bethesda su Xbox Game Pass il giorno stesso del loro lancio su Xbox o PC. Con i suoi investimenti in contenuti, nella community e nel cloud, Microsoft si distingue per la sua strategia che mira a permettere ai gamer di giocare ai giochi che preferiscono con chi vogliono e ovunque lo desiderino. Con questo acquisto, Microsoft amplia significativamente il proprio parco di team e giochi: gli sviluppatori passano da 15 a 24, e questo conferisce all’azienda statunitense il controllo di alcuni dei franchise più famosi dell’industria dei giochi. Al momento non è ancora chiaro se i titoli diventeranno esclusiva di Microsoft (dunque di Xbox e Pc Windows), precludendo l’accesso a PS5, Nintendo Switch, Stadia e ad altre piattaforme. Di certo, l’impegno economico dell’azienda di Redmond è significativo (7,5 miliardi sono una cifra importantissima), ed è ipotizzabile che Satya Nadella voglia sfruttare tutta la portata di questa mossa.

F.P.L.

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Scienza e Tecnologia

Marvel’s Avenger, tutti possono diventare supereroi

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Marvel’s Avengers è un videogioco che si pone come obbiettivo l’essere il titolo di azione di riferimento per i fan dei supereroi Marvel. E ci riesce proponendo una struttura di gioco intelligente e contenuti pensati per continuare ad intrattenere anche al termine della campagna di gioco. Non vuole innovare, non nasconde la sua natura di game as a service e non cerca neanche di proporsi come gioco dell’anno, ma mette tutto sul piatto senza offrire grosse sorprese o problemi insormontabili. Prima di procedere all’analisi del gioco, ricordiamo che il titolo è disponibile per Google Stadia, PS4, Xbox One, PC Windows e in futuro anche per PS5 e Xbox Series X. A livello di trama, il gioco ha inizio così: è il 2015 quando, a San Francisco, gli Avengers sono impegnati nell’inaugurazione della nuova sede della Costa Ovest e nel varo del nuovo elivelivolo, la Chimera, alimentato dal potentissimo Reattore Terrigeno capace di fornire energia infinita e pulita. E’ una grande festa, visitata da tantissimi appassionati in cerca di un’opportunità di vedere dal vivo i più grandi eroi della Terra, e magari riuscire anche a farsi una foto con loro. Le cose vanno però a rotoli quando, nel pieno della manifestazione, delle forze non meglio identificate apparentemente guidate dal noto villain Taskmaster assaltano il ponte di San Francisco, invitando Iron Man, Hulk, Thor e Vedova Nera ad intervenire. La battaglia è lunga e finisce per devastare il famoso ponte, ma allo stesso tempo qualcosa di molto più pericoloso sta accadendo: mentre Captain America è sulla Chimera per coordinare i suoi compagni, il Reattore Terrigeno va fuori controllo ed esplode, creando un’onda d’urto che non solo uccide Cap e devasta gran parte della città, ma travolge anche i cittadini con le Nebbie Terrigene, un composto capace di trasformare le persone geneticamente predisposte dotandole di straordinari poteri facendo nascere così gli “Inumani”. Tutto ciò farà si che l’opinione pubblica si scateni contro gli Avengers, accusandoli di essere un pericolo nonostante le molte volte in cui avevano salvato i cittadini da minacce di tutti i tipi. Non aiuta poi il fatto che, nel corso del processo scaturito da questi eventi, Bruce Banner abbia ammesso pubblicamente che sì, gli Avengers sono pericolosi per i cittadini. Unita al forte dolore per la morte di Captain America, questa ondata di ostilità da parte dei cittadini porta i quattro eroi a sciogliersi ed a cessare le proprie attività. E’ la fine degli Avengers. Passano cinque anni, e la città di San Francisco è profondamente cambiata: non tanto per le rovine della distruzione causata dall'”A-Day”, il giorno in cui tutto è andato a rotoli, ma perché una grande corporazione, la Avanzate Idee Meccainiche (AIM), con l’approvazione del governo ha preso il controllo delle strade tramite robot e droni, alla ricerca degli Inumani per catturarli e portarli chissà dove. Interessante però come il capo e volto pubblico dell’AIM sia lo stesso scienziato che aveva realizzato il Reattore Terrigeno della Chimera, il dottor George Tarleton. In questo scenario si farà la conoscenza di Kamala Khan, un’adolescente pakistano-statunitense che il giorno dell’A-Day, ancora bambina, era presente all’evento per partecipare ad un concorso di creatori di fan-fiction a tema Avengers. Dopo quegli eventi Kamala è diventata un’Inumana acquisendo il potere di ingrandire ed allungare a piacimento i suoi arti, ma ha passato gli ultimi cinque anni a celare i suoi poteri utilizzandoli il meno possibile. La ragazza è però sempre rimasta una grande fan degli Avengers,e non ha mai creduto alle colpe che il pubblico ha attribuito al team di Cap; dedicandosi a sviluppare le sue conoscenze informatiche è riuscita a diventare una brava hacker, cosa che l’ha portata in un server protetto dove ha scoperto che, forse, gli Avengers furono incastrati da qualcuno che li voleva fuori gioco. Inizia quindi una ricerca della leggendaria “resistenza”, un gruppo di Inumani che si ribellano all’AIM, che la porterà a riunire uno dopo l’altro gli Avengers superstiti per fronteggiare questa nuova minaccia. Questa è la storia che è alla base di Marvel’s Avengers e che fungerà da trampolino di lancio per poter accedere a tutte le funzioni che il gioco può offrire.

Parlando di gameplay, dopo una serie di missioni “pilotate” che servono per gettare le basi della storia, il titolo permette di scegliere da una mappa mondiale le avventure da affrontare, selezionandole tra missioni della Campagna ed altri eventi/missioni di secondaria importanza che si aggiungeranno man mano che si va avanti con il gioco. Tutte le missioni, Campagna e non, si dividono poi tra quelle eseguibili esclusivamente da soli, e quelle che invece richiedono la presenza di due o più eroi, che si può decidere di svolgere da soli col supporto dell’IA o in cooperativa con amici o altri giocatori trovati in matchmaking. In Marvel’s Avenger, le missioni per giocatore singolo, principalmente quelle della Campagna, sono generalmente strutturate in maniera lineare, con numerosi eventi scriptati estremamente spettacolari che permettono di vivere i fatti come un vero supereroe. Man mano che la storia si dipana, nuovi personaggi si aggiungono a quelli disponibili e queste missioni sono appunto pensate per far vivere parti della storia dal loro punto di vista. Si inizia con la simpaticissima Kamala, passando poi ad Hulk, Iron Man e così via. Le missioni multigiocatore (o con l’IA), sia secondarie che quelle della Campagna, si svolgono invece in livelli maggiormente aperti, dove c’è un obiettivo da raggiungere ma si può farlo seguendo il percorso che si vuole e magari ingaggiando lungo la strada altri nemici. Queste hanno una struttura che ricorda maggiormente le missioni di giochi come Anthem, The Division e Destiny. Ed i paralleli con questi titoli, famosi esponenti del genere “Games as a Service”, non finiscono qui: Marvel’s Avengers eredita anche il tratto “looter-shooter” di questi giochi, anche se in questo caso sarebbe più corretto dire “looter-fighter” visto che lo shooting non costituisce la meccanica principale. Tutti gli eroi del gioco sono dotati di accessori dei quali possiamo trovare delle versioni migliorate giocando, sia lasciate cadere dai nemici abbattuti che in casse sparse per i livelli. Gli accessori così recuperati possono poi essere equipaggiati oppure smantellati, con un’interfaccia molto simile a quella di Destiny. Non manca inoltre un sistema di microtransazioni, con monete acquistabili con soldi reali, da spendere presso appositi “mercanti fazione” per ottenere miglioramenti ed equipaggiamenti estetici. A questo si affianca una componente simil-RPG che vede i giocatori ottenere punti abilità salendo di livello, per poi spenderli in nuove abilità e mosse per gli eroi, incrementando così nel corso del tempo le capacità di combattimento di ogni singolo personaggio.

Volendo essere il più stringati possibile, si può dire che alla base di Marvel’s Avenger c’è un action-game in terza persona in cui è possibile utilizzare combo di attacchi leggeri e pesanti per far fuori i nemici, con l’aggiunta di alcune specificità per i diversi eroi. Quelli capaci di volare, come Iron Man e Thor, ad esempio, possono sia librarsi in aria per attaccare nemici volanti, che attivare una vera e propria “modalità di volo” per sfrecciare velocemente sul campo di gioco; oltre agli attacchi corpo a corpo disponibili per tutti, inoltre, tutti i protagonisti possono anche usare attacchi a distanza. Ovviamente tali tipi di attacchi variano in base all’eroe che si utilizza: Vedova Nera e Iron Man possono sparare (una con le sue pistole, l’altro con i raggi repulsori o laser), Kamala invece allunga le sue braccia per sferrare dei pugni dalla distanza e Hulk strappa pezzi di roccia dal terreno per scaraventarli sui nemici. Ogni eroe dispone inoltre di mosse speciali che si caricano combattendo e che gli permettono di sferrare potenti attacchi quando necessario, senza contare le varie abilità che si possono sbloccare salendo di livello, che permettono di personalizzare ulteriormente il gameplay. Ognuno degli eroi risulta molto ben realizzato dal punto di vista delle animazioni caratteristiche e dei colpi inferti: Hulk è imponente, salta come un gorilla e se afferra un nemico lo sbatte a destra e sinistra come un fuscello, mentre Black Widow è minuta ma agilissima, in grado di schivare abilmente i colpi per poi attaccare i nemici da tutte le angolazioni. Nelle missioni single player più lineari, inoltre, emerge tutta la specificità di questi eroi con scenari creati apposta per loro: le mappe pensate per Hulk lo vedono compiere enormi balzi per attraversare strutture e livelli, mentre quelle per Kamala includono molti appigli tra i quali può penzolare estendendo le braccia. A livello di longevità, la storia principale ha una durata di circa 12 ore, ma l’esperienza non finisce qui perché ci sono le moltissime missioni secondarie, incluse alcune nel simulatore olografico d’allenamento degli Avengers, ed inoltre al termine del gioco si attivano i contenuti end-game, l’Iniziativa Avengers, con missioni, sfide ed in futuro anche raid proposti dagli sviluppatori nel corso del tempo. Il tutto con un completo doppiaggio in italiano, elemento che è sempre un piacere trovare in un gioco. Marvel’s Avenger strizza l’occhio poi anche a tutti quei giocatori che amano i collezionabili, il gioco, infatti, tra fumetti, costumi, emote, targhe e così via, offre una vastissima gamma di oggetti da cercare o sbloccare nelle cosiddette Carte Sfida, praticamente un elenco di ricompense individuali che premiano la crescita dei singoli eroi.

A livello grafico, il colpo d’occhio del gioco sviluppato da Crystal Dynamics è notevole, specialmente nei particolari, e i modelli 3D dei vari eroi sono stati animati con una cura e un’attenzione sopra le righe. Quando si lotta nei panni di Iron Man, Thor, Cap e via dicendo, si stanno effettivamente controllando gli stessi eroi che si sono amati nei fumetti o al cinema. Gli artisti di Crystal Dynamics li hanno ricostruiti meticolosamente, riservando una parte di quella diligenza alle mappe di ampio respiro, piene di particolari ed elementi distruttibili, e alle coreografiche sequenze della campagna che paiono uscire direttamente dal Marvel Cinematic Universe. Poi, però, quando ci si comincia a muovere, e si guarda più attentamente lo schermo, l’incantesimo si spezza e saltano all’occhio diverse mancanze che potevano essere risparmiate magari posticipando il lancio di Marvel’s Avenger di qualche mese. La più eclatante è certo l’instabilità del frame rate che a volte fatica a reggere costantemente i 30 fotogrammi al secondo. Quando scende al di sotto di quella soglia, non lo fa in modo catastrofico, ma è comunque evidente e succede spesso, specialmente nelle mappe più complesse e soprattutto quando gli eroi cominciano a combattere, sollevando un’impressionante quantità di effetti particellari. Nelle spettacolari sequenze della campagna, può bastare un sensibile rallentamento a rovinare la scena ed è un vero peccato. E’ chiaro che i ragazzi di Crystal Dynamics non sono riusciti a ottimizzare il codice in tempo per l’uscita, e si uò solo sperare che risolvano questi problemi nei prossimi aggiornamenti, anche perché al momento il titolo è giocabile in maniera decente solo su Ps4 Pro, Xbox One X e Pc. Tirando le somme, Marvel’s Avengers centra in pieno quella che dovrebbe essere la trama per un videogame dedicato ai Vendicatori, con una storia interessante ed un personaggio assolutamente adorabile e con il quale è facile empatizzare come Kamala Khan. Tecnicamente riesce a sorprendere in molti momenti ma non senza porgere il fianco a bug e problemi prestazionali, mentre il gameplay risulta molto più soddisfacente quando il titolo veste i panni dell’action-adventure single-player lineare piuttosto che quando cerca di lanciarci in scenari aperti multigiocatore. Se siete fan Marvel, l’acquisto è senza dubbio consigliato, ma una volta completata la storia principale potrebbe iniziare a stancarvi indipendentemente dal supporto post-lancio, a meno che le missioni multigiocatore non vengano rese maggiormente interessanti. Quindi, alla luce di quanto detto, se siete in grado di chiudere un occhio sui problemi che vi abbiamo descritto e siete desiderosi di vestire i panni dei supereroi più amati di sempre in un’avventura emozionante, ben scritta e doppiata completamente in Italiano, allora Marvel’s Avenger non vi deluderà.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8

Sonoro: 8

Gameplay: 8,5

Longevità 8

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise

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Scienza e Tecnologia

Xbox Series X e Series S, la next-gen di Microsoft arriva il 10 novembre

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Microsoft ha annunciato che la nuova generazione di console arriverà il prossimo 10 novembre, data in cui sia Xbox Series X sia Xbox Series S diverranno disponibili a livello globale. È stata inoltre svelata la partnership tra Xbox ed Electronic Arts, che porterà alcuni dei migliori titoli EA su Xbox Game Pass Ultimate e Xbox Game Pass per PC. L’annuncio approfondisce le diverse possibilità offerte ai giocatori per entrare nella prossima generazione con Xbox, sia per coloro che cercano l’esperienza di gaming più avanzata sia per chi preferisce approcciare la next-gen con una console più piccola e completamente digitale. Xbox Series X è la console più veloce e potente, mentre Xbox Series S è una console all-digital che offre la velocità e le performance di nuova generazione nell’Xbox più piccola mai costruita. Entrambe arriveranno il 10 novembre e i pre-order per entrambe le macchine inizieranno il 22 settembre. Ma quanto costano? I prezzi sono i seguenti: 299,99 € per Xbox Series S e 499,99 € per Xbox Series X. Inoltre è bene ricordare che i membri Xbox Game Pass Ultimate e Xbox Game Pass per PC otterranno l’abbonamento EA Play senza costi aggiuntivi a partire dalle vacanze 2020. Di conseguenza, gli abbonati Xbox Game Pass Ultimate potranno godersi EA Play su Xbox One, Xbox Series X ed S e su PC Windows 10, mentre i membri Xbox Game Pass per PC potranno accedere al servizio da PC Windows 10.

SPECIFICHE TECNICHE

Ma quali sono le differenze tecniche fra le due console? Bisogna sottolineare che il confronto diretto delle specifiche tecniche non racconta tutta la storia. Xbox Series X è stata progettata per spingere i giochi fino alla risoluzione 4K nativa, che richiede risorse più esose rispetto a risoluzioni inferiori; Xbox Series S, invece, è la proposta di Microsoft per schermi fino a 1440p nativo e può effettuare l’upscaling fino al 4K. Le caratteristiche tecniche inferiori di Xbox Series S, quindi, sono in larga parte da inserire in tale contesto. Ci sono comunque alcune differenze che hanno un impatto maggiore (come il prezzo) e potrebbero essere la vera leva per acquistare una o l’altra. La differenza più grande di tutte è che Xbox Series X ha un lettore Ultra HD Blu-ray; Series S no ed eseguirà solo i giochi in digitale. Lato processore Xbox Series X e Xbox Series S adottano entrambe una CPU AMD octa-core basata sull’architettura Zen 2. La differenza sta nella frequenza di calcolo: 3,8 GHz per Xbox Series X; 3,6 GHz per Xbox Series S. La stessa differenza è presente anche nei calcoli in Simultaneous Multithreading: 3,6 GHz per Xbox Series X e 3,4 GHz per Series S. Anche la scheda grafica è basata in entrambi i casi sulla stessa architettura: la RDNA di seconda generazione. In Xbox Series X è integrata una GPU da 52 unità di calcolo che lavorano a 1,825 GHz. In Xbox Series S è invece presente un’unità da 20 unità di calcolo a 1,565 GHz. Tanto Xbox Series S quanto Xbox Series X supportano il ray tracing in tempo reale. Si parla di una potenza di 12 TeraFlops per Xbox Series X e di 4 TeraFlops per Xbox Series S. Attenzione ai TeraFlops: come soprascritto, vanno letti nel contesto della risoluzione massima raggiungibile dalle singole console: una risoluzione più bassa richiede meno risorse a parità di dettagli. Inoltre, non bisogna nemmeno essere lesti a prendere i TeraFlops di Xbox Series S e confrontarli con Xbox One X o PS4 Pro: si parla di architettura diverse e quelle più recenti (come la RDNA 2) sono più efficienti. Xbox Series X integra 16 GB di RAM, di cui 10 GB hanno una banda passante di 560 GB/s, mentre i restati 6 GB di 336 GB/s. Nel caso di Xbox Series S la RAM complessiva è di 10 GB: 8 GB da 224 GB/s e 2 GB da 56 GB/s. La minore RAM potrebbe creare qualche grattacapo in futuro agli sviluppatori. Resta valido il discorso fatto prima: la risoluzione più bassa oltre alle ottimizzazioni hardware incluse potrebbero bilanciare la situazione. I dischi SSD invece sono identici per prestazioni, ma cambia lo spazio disponibile: 1 TB per il modello top di gamma e 512 GB per la console a 299 euro. In entrambi i casi è disponibile lo slot per espandere lo spazio con un ulteriore TeraByte. Infine, le dimensioni: Xbox Series S è alta 27,5 cm, larga 6,5 cm e profonda 15,1 cm. Xbox Series X, invece, è alta 30,1 cm e larga e profonda 15,1 cm.

UNA STRATEGIA DI LANCIO STUDIATA FIN NEI MINIMI DETTAGLI

La strategia Microsoft delle due console next-gen è estremamente promettente, visto che punta a coinvolgere fasce d’utenza molto differenti. I giocatori più esigenti, che non vogliono scendere a compromessi e non hanno problemi di budget, potranno optare per una Xbox Series X e portarsi dunque a casa la piattaforma più potente che ci sia: una garanzia nell’ambito dei giochi multipiattaforma, ma anche la promessa di contenuti first party di grande spessore grazie ai tanti team di sviluppo acquistati da Microsoft. Titoli che sarà possibile scaricare dal day one, senza costi aggiuntivi, grazie all’abbonamento a Xbox Game Pass. I giocatori meno esigenti, che non fanno troppo caso all’upscaling grafico o dispongono ancora di un televisore Full HD, hanno un budget limitato o semplicemente vogliono accedere all’ecosistema Microsoft investendo il meno possibile, magari perché hanno già acquistato una PS5, potranno invece scegliere Xbox Series S e godere di un prodotto dal valore assolutamente straordinario se paragonato alla cifra richiesta. La sensazione è che proprio la console più economica potrà contare su di uno spunto extra in vista del Natale, dando così ragione alle strategie della casa di Redmond e andando a soddisfare in maniera brillante la domanda di una next-gen davvero accessibile per tutti. Insomma, a quanto pare Microsoft ha imparato dai suoi errori, ha fatto proposte intelligenti, sta lavorando egregiamente sul piano dei sevizi e soprattutto ha ascoltato la voce degli utenti.

Francesco Pellegrino Lise

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