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Crash Team Racing torna in grande spolvero

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Con Crash Team Racing Nitro Fueled Activision riporta sulle console di attuale generazione uno dei titoli più amati ai tempi della primissima Playstation, nel lontano 1999. Ma veniamo al dunque, il gioco propone in chiave moderna il Ctr originale, quello più amato e iconico, dotandolo di una grafica in stile cartoon moderna, ma mantenendo sempre il gameplay virtualmente identico al gioco originale, se non per qualche piccola miglioria e un paio di aggiunte per arricchire l’offerta. I poco dettagliati e pixellosi mondi del gioco originale lasciano così spazio a rivisitazioni fedeli nel design ma molto più ricche di colori, varietà e dettagli che regalano nuova linfa vitale a piste che negli anni ’90 risultavano essere spoglie e poco movimentate. Crash Team Racing Nitro-Fueled è assolutamente all’altezza dei prodotti contemporanei, sia come resa grafica, sia come fluidità in game, e il salto qualitativo di 3 generazioni di console, nonché 20 anni di evoluzione tecnica si fanno sentire davvero poco. Per giustificare maggiormente il comunque economico prezzo di 39,99 Euro, il team di Beenox ha inoltre pensato di aumentare ulteriormente il valore del prodotto aggiungendo, tra le altre cose, numerose piste dai sequel di CTR, nonché moltissime opzioni di personalizzazione e un multiplayer online appassionante e spassoso. L’idea di base del titolo originale era ovviamente quella di creare un degno avversario del famosissimo Mario Kart, e così fu. Adesso con questo remake il titolo offre quanto visto in passato ma elevato all’ennesima potenza, qundi: gare di pochi giri all’interno di spettacolari piste in scenari coloratissimi e folli in giro per il mondo, da castelli fino a deserti, dove 8 piloti del roster si affrontano su kart veloci e che possono guadagnare ulteriore velocità con i boost offerti dalla corretta gestione di derapate, partenze e salti. Il sistema di derapate, nello specifico, è molto diverso da quanto visto in giochi simili e vede i giocatori attivare il turbo a più riprese col giusto tempismo ad ogni derapata per sfruttarne al meglio l’effetto. Ovviamente non mancano i famosissimi power-up, componente imprescindibile di questo genere che contribuisce a rendere questi giochi titoli molto divertenti in compagnia: bombe, missili, pozioni trappola, scatole di TNT, scosse elettriche e turbo permettono ai giocatori di rimontare nei confronti di chi si trova davanti, portando spesso a photo-finish a sorpresa dove un giocatore che è stato per buona parte al comando può essere fermato all’ultimo momento da qualcuno che passa ad alta velocità con qualche folle power-up o che lo manda in testa coda con un bel missile. Questo modo di giocare rende Crash Team Racing Nitro Fueled un party game capace di dar vita a divertentissime sessioni tra amici sia in locale che online.

In ogni caso, se non si ha mai avuto l’occasione di provare il titolo originale, il miglior metodo per prendere familiarità con le dinamiche di gioco resta la “campagna”. Tale modalità di gioco è strutturata in maniera molto diversa da quanto visto in altri titoli del genere: qui Crash o il personaggio che si selezione deve affrontare diverse isole che fungono da hub, ognuna delle quali presenta varie piste in cui arrivare vincitori per poi battere i boss dell’area in una letale battaglia uno contro uno. Finito questo, è possibile affrontare sfide aggiuntive sui livelli già affrontati, come sfide a tempo dove bisogna cercare di fermare il cronometro il più spesso possibile raccogliendo casse con secondi bonus o le sfide CTR, dove bisogna battere la CPU raccogliendo le lettere C, T ed R nascoste in giro per i livelli. Queste sfide portano il giocatore a trovare le scorciatoie rischiose ma efficaci di ciascuna pista, preparandoli al meglio per le sfide competitive del multiplayer locale e online. La campagna di Crash Team Racing Nitro Fueled è davvero lunga se si decide di completare ogni sfida secondaria, ma come detto è un ottimo modo per conoscere al meglio ogni pista, diventa quindi molto consigliata a chi ha intenzione di puntare a competere. Per chi ha tali ambizioni, c’è l’ormai noto split screen fino a 4 giocatori in qualunque pista o modalità, ma soprattutto un supporto online abbastanza basilare ma incredibilmente spassoso e molto gradito, considerando che CTR non ha mai avuto ufficialmente una componente online. Anche questa componente è giocabile in split screen, permettendo ai giocatori di portare anche la propria squadra online. Insomma, il videogame ripropone fedelmente gameplay, campagna e opzioni multiplayer (ma con diverse novità) del gioco originale, il tutto con un’ottima resa grafica e tanti piccoli miglioramenti. Possiamo affermare senza timore di essere smentiti che questo gioco è la versione definitiva di uno dei kart racer più spassosi di sempre, capace quasi di rendere obsoleto e l’originale. Per chi si avvicina per la prima volta a Crash Team Racing, il titolo può sembrare come un banale clone di Mario Kart senza nessuna differenza degna di nota. Ma non è così, soprattutto per il modello di guida che riesce a combinare in maniera egregia una maneggevolezza arcade a un impressionante elemento tecnico di bravura. Il fulcro sta nel riuscire a concatenare derapate cercando di azionare nel momento giusto il boost generato da queste, per arrivare a passare praticamente tutto il giro sotto l’effetto del nitro. Anche Mario Kart e compagnia hanno un sistema di derapate turbo, ma le tante curve a gomito, i dislivelli e gli ostacoli di CTR uniti a questo sistema più complesso rendono il racer game di Crash e soci decisamente più tecnico, dove ogni giocatore può costantemente migliorarsi ed aumentare in abilità partita dopo partita. E vi assicuriamo che se si vuole dominare sarà necessario un duro allenamento, visto che per completare la storia al 100% o per avere una chance di vincere contro gli agguerriti avversari online bisognerà essere davvero a proprio agio con il meccanismo di derapate. Attenzione però, come già sottolineato più volte, Crash Team Racing Nitro Fueled non è però solamente una copia dell’originale CTR, poiché aggiunge anche diversi elementi dai sequel meno riusciti del gioco portandoli però nella struttura e nel gameplay pluripremiato del primo episodio. Spuntano così piste da Crash Nitro Kart e Crash Tag Team Racing, diversi nuovi personaggi, un’abbondanza di elementi cosmetici abbastanza numerosa ma anche e soprattutto il multiplayer online. La quasi totalità di questa saga si è giocata su console che nemmeno avevano una porta Ethernet, figuriamoci funzionalità online degne di questo nome. Bene, adesso grazie alle nuove tecnologie il gioco permette a giocatori di tutto il mondo di sfidarsi in qualunque pista del gioco. C’è ovviamente anche il multiplayer locale per divertenti sessioni casalinghe tra amici, ma il gameplay estremamente tecnico e caotico del titolo lo rende un’esperienza multiplayer online decisamente esilarante. Per chi non ha intenzione di mettere le mani sul comparto multiplayer e desidera godersi solo l’esperienza “classica” di CTR non c’è da preoccuparsi, visto che ogni oggetto di personalizzazione è sbloccabile anche in locale e non ci sono obiettivi esclusivi per la modalità online.

A livello di modalità di gioco, Crash Team Racing Nitro Fueled ne offre davvero tante. La modalità Arcade Locale è quindi quella che racchiude al suo interno la maggior parte dei contenuti del gioco e li offre sin da subito senza ulteriori attese. Gli unici elementi bloccati riguardano i piloti aggiuntivi, un totale di 25, tra cui i boss da sbloccare nell’Avventura, e le personalizzazioni dei kart, queste ultime puramente estetiche. All’interno della sezione arcade si potrà disputare una Gara Singola – scegliendo il numero di giocatori, di giri, il livello di difficoltà e se affrontarla in versione standard o speculare -, oppure ci si potrà cimentare in una delle 7 coppe presenti in “Gara di Coppa”, prendere parte alla modalità Battaglia, partecipare alle Prove a Tempo, gareggiare nella Corsa delle Reliquie, nella Sfida CTR o nella Sfida dei Cristalli. Chi ha giocato al capitolo del ’99 riconoscerà ogni singola modalità e si renderà subito conto di come l’offerta di Crash Team Racing Nitro-Fueled sia assolutamente completa e in linea con l’originale. Per chi invece si stesse avvicinando al titolo solo ora, ricordiamo che la modalità Battaglia consente di combattere in una delle 12 piste/arene disponibili esclusivamente in questa sezione. Qui si può scegliere se gareggiare a punti, colpendo gli avversari con le armi a disposizione, in una versione alternativa del “ruba bandiera”, collezionando il maggior numero di cristalli e così via. Insomma, la modalità Battaglia è a sua volta un gioco nel gioco ed è particolarmente adatta a tutte quelle sezioni multi player in stile party game senza dover badare alla qualità della guida. La Sfida delle Reliquie è invece una variazione della Prova a Tempo, dove si potranno migliorare i propri risultati aprendo le casse bonus in grado di congelare il cronometro. La Sfida CTR invece è una semplice gara nella quale, come già detto, bisognerà raccogliere le lettere C, T e R sparse per il tracciato, mentre nella Sfida dei Cristalli bisognerà raccogliere i cristalli viola sparsi nelle arene della modalità Battaglia. Ricordiamo che tutto ciò potrà essere giocato in multi player locale a schermo diviso sino a 4 giocatori, mentre la modalità online consente la partecipazione fino a 8 giocatori. Per quanto riguarda il comparto audio, i puristi potranno infatti scegliere se utilizzare la colonna sonora remixata o quella classica, inoltre, a livello di gioco potranno affrontare la campagna in modalità “classica” o Nitro-Fueled, potranno persino scegliere i modelli poligonali originali per i kart e i personaggi principali, rinunciando a qualsiasi orpello estetico che possa alterare l’esperienza. A questo grande richiamo al passato si contrappone l’aggiunta di personaggi del tutto inediti, fra cui alcuni che arriveranno nei prossimi mesi, per il titolo, una nuova schermata di personalizzazione del kart e persino un negozio giornaliero dove spendere le monete accumulate con le gare per poter acquistare skin, personaggi e pacchetti bundle.

Dal punto di vista tecnico i ragazzi di Beenox sono stati in grado di effettuare un lavoro di ricostruzione di livello altissimo. Questo significa che ogni pista, ogni arma e ogni personaggio sono delle copie 1:1 di ciò che era presente nel capitolo per PlayStation del 1999, ovviamente reinterpretati e restaurati in chiave moderna. I tracciati ripropongono lo stesso feeling degli originali, con curve e dossi ricostruiti con precisione millimetrica, quindi se si era già degli assi di Crash Team Racing ai suoi tempi, basteranno pochi minuti per ritrovare le stesse sensazioni dell’epoca e se la memoria non inganna si potranno anche sfruttare sin da subito tutte le scorciatoie presenti nelle mappe. Tirando le somme Activision e Beenox con questo Crash Team Racing Nitro Fueled hanno ridato vita a uno dei videogame più divertenti di sempre dove competizione, divertimento e adrenalina sono sempre presenti in ogni metro della pista. Insomma, come avrete dedotto leggendo il nostro articolo, se siete alla ricerca di un gioco da fare con gli amici, ma che offra una componente di sfida degna di questo nome, tante modalità e una grandissima varietà di tracciati, questo remake del classico CTR è proprio ciò che fa per voi.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 8,5

Gameplay: 8

Longevità: 9

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise

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Castelli Romani

Nuovo stadio della Roma, il 5 novembre si apre il processo a Parnasi + 11: ci sono anche Palozzi e Civita

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ROMA – Andranno a processo in 12, tra cui l’imprenditore Luca Parnasi, mentre per tre è stato accordato il patteggiamento.

Questa la decisione del gup della Capitale nell’ambito del filone principale dell’inchiesta sul nuovo Stadio della Roma calcio.

A giudizio, oltre a Parnasi, vanno l’ex vicepresidente del Consiglio della Regione Lazio, Adriano Palozzi di Forza Italia, l’ex assessore regionale, Michele Civita del Pd e il soprintendente ai beni culturali, Francesco Prosperetti. Vanno a processo anche Daniele Leoni, funzionario del Dipartimento Urbanistica del Comune di Roma, Giampaolo Gola, l’ex assessore allo sport del X Municipio, l’architetto Paolo Desideri, e Claudio Santini, ex capo di Gabinetto al Mibact.

Le accuse sono a vario a titolo di associazione per delinquere, corruzione e finanziamento illecito

I pm capitolini in particolare ipotizzano una presunta corruzione nell’ambito della variante del progetto per lo stadio che dovrebbe sorgere nella zona di Tor di Valle, approvato poi col taglio del 50% delle cubature rispetto al progetto iniziale.

Per questa vicenda Campidoglio e Regione Lazio hanno chiesto di costituirsi parti civili

I patteggiamenti a due anni riguardano invece alcuni ex collaboratori del costruttore romano. La prima udienza del processo in tribunale è stata fissata per il 5 novembre 2019.

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Civitavecchia, truffa milionaria alla sanità: sequestro beni a centro diagnostico

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I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma, su disposizione della Procura Regionale della Corte dei Conti di Roma, hanno sottoposto a sequestro conservativo il conto corrente intestato al Centro Diagnostico Bramante S.r.l. di Civitavecchia, nonché due immobili, due autovetture e rapporti finanziari riconducibili alle tre ex dipendenti dello stesso centro per il valore complessivo di circa 1.500.000 euro.
Il responsabile pro tempore della struttura sanitaria accreditata con la Regione Lazio, U.S.R. (classe 1956), nonché le tre ex dipendenti, G.M. (classe 1979), F.S. (classe 1969) e A.S. (classe 1986), dovranno rispondere, a vario titolo, del danno arrecato allo stesso Ente regionale e alla A.S.L. RM 4 di Civitavecchia, per l’ammontare pari al valore dei beni sequestrati.
Si tratta dell’epilogo di una vicenda giudiziaria, così definita dall’Autorità giudiziaria contabile capitolina, sviluppatasi all’esito dell’inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica di Roma per associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata ai danni dello Stato e falso in atti pubblici.
L’operazione – denominata “MANOLESTA” – trae origine infatti da un’attività investigativa svolta dai Finanzieri della Compagnia di Civitavecchia, consistita, inizialmente, nell’accertamento della sistematica e indebita appropriazione, da parte delle tre dipendenti infedeli, dell’importo giornalmente riscosso a titolo di ticket dai pazienti che si rivolgevano
alla struttura sanitaria per sottoporsi all’esame della risonanza magnetica.
Le tre donne, tramite la falsificazione delle prescrizioni mediche presentate dagli ignari pazienti, facevano formalmente risultare questi ultimi come esenti dal pagamento del ticket trattenendo, per ciascuno, l’importo di 61,15 euro a loro esclusivo vantaggio, così danneggiando il S.S.N.
In tal modo, gli utenti – che avevano correttamente corrisposto la tassa alla struttura convenzionata – ricevevano le sanzioni della Regione Lazio, Ente al quale non risultava versato il pagamento.
Dopo aver acquisito informazioni da oltre un centinaio di pazienti, decine di medici, eseguito numerose perquisizioni e incrociato i dati informatici pervenuti da 58 A.S.L., i militari hanno accertato che, dal 2013 al 2015, le predette dipendenti si erano illecitamente impossessate, all’insaputa del responsabile pro tempore, di circa 200.000 euro, corrispondenti a 3.216 ticket riscossi da altrettanti utenti.
Nello sviluppo delle indagini, però, sono emerse altre condotte indebite nella gestione del centro diagnostico. Infatti, è stata disvelata la falsificazione di 14.573 referti (per un controvalore economico di complessivi 3.000.000 di euro circa) redatti a fronte di altrettante prestazioni di risonanza magnetica che, sebbene corretti nella diagnosi,
venivano sottoscritti dall’ottantenne medico radiologo P.F. (classe 1939), ma in realtà stilati da un altro professionista romano, D.L.G.M. (classe 1960), incompatibile con il centro privato in quanto in servizio presso altra struttura sanitaria.
Ancora, è stato dimostrato come 2.389 prestazioni erogate in regime privatistico siano state, in realtà, fraudolentemente rimborsate in convenzione – in quanto fatturate all’Ente competente l’anno successivo – con conseguente indebito profitto a danno del S.S.N. per complessivi 370.600 euro.
Parimenti, è stato appurato come 3.605 pazienti venissero sottoposti a risonanza magnetica con somministrazione di mezzo di contrasto, in assenza del previsto consenso informato e, addirittura, in mancanza dell’anestesista rianimatore, esponendo gli utenti ad un concreto pericolo di vita. L’illecita rendicontazione di tali ultime prestazioni ha indotto il S.S.N. a corrispondere indebitamente alla struttura sanitaria la somma complessiva di circa un milione di euro.
In definitiva, l’indagine ha permesso di denunciare all’A.G. ordinaria, a vario titolo, il precedente rappresentante legale della struttura convenzionata, due medici radiologi, le tre dipendenti e la moglie del professionista romano, T.B. (classe 1975) – che ha incassato, per conto del marito, i compensi percepiti dal laboratorio convenzionato – per i reati di associazione per delinquere finalizzata all’emissione di falsi referti diagnostici, di falso in atto pubblico, di falsificazione di registri
informatici detenuti dalla pubblica amministrazione e truffa aggravata ai danni del Servizio Sanitario Nazionale, della Regione Lazio e dell’A.S.L. RM 4 di Civitavecchia.
Il GIP del Tribunale di Roma, con propria ordinanza, ha disposto la sospensione temporanea per quattro mesi dell’esercizio dell’attività imprenditoriale e dell’assunzione della carica di amministratore legale di società nei confronti del legale rappresentante pro tempore, nonché la sospensione temporanea per due mesi dall’esercizio della professione medica al radiologo capitolino.
La Regione Lazio, notiziata delle illiceità descritte nella suddetta ordinanza, con decreto a firma del Commissario ad acta, ha disposto la sospensione dell’autorizzazione all’esercizio delle attività sanitarie nonché la conseguente sospensione dell’accreditamento a favore del Centro Diagnostico Bramante S.r.l. di Civitavecchia.
Come detto, a fronte di quanto accertato in sede penale e considerati i riflessi sulla spesa pubblica, in particolare per le risorse sottratte fraudolentemente al servizio sanitario nazionale, la Corte dei Conti ha emesso l’invito a dedurre per i responsabili e disposto il sequestro conservativo dei beni loro riconducibili per l’intero ammontare della frode
realizzata.
L’operazione condotta dalle Fiamme Gialle di Civitavecchia si inquadra nell’ambito della costante attività posta in essere dalla Guardia di Finanza al contrasto alle frodi sanitarie, tesa a garantire il corretto impiego delle risorse pubbliche stanziate a favore della salute dei cittadini.

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Editoriali

Il Vangelo, l’immigrante ed il grande equivoco

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Succede qualcosa di sconcertante. Persone che non hanno mai letto una pagina dei libri sacri ed altri che si sono sempre dichiarati agnostici, in quest’era che infiamma i cuori, ardendo con il sacro fuoco degli adulatori del culto del migrante, predicano e pontificano e spesso quello che non dicono nasconde il grande equivoco.

Ovvio, la figura dell’emigrante non può che suggerire loro la parabola del buon Samaritano

Non sanno dove l’abbiano sentita e non sanno dire precisamente di che si tratta. Qualche monsignore adulto, qualche parroco di frontiera oppure qualcuno del “migrante generation” l’avrà nominata in qualche partecipazione ai talk show di intrattenimento televisivo. L’avranno sentita ed anche se non l’avessero capita avranno pensato: sa di buono, è d’effetto, perché non sfruttarla?

Impossessatisi di questa “verità evangelica secondo i talk show televisivi” pensano di usarla come clava contro quei credenti che si dichiarano contrari ad un’accoglienza disordinata e ad un’integrazione disorganizzata, caotica e non compatibile con la capacità ricettiva della penisola. Questi credenti rischiano la scomunica e subiscono le imprecazioni, fra le tante, anche della “cattolicissima” Famiglia Cristiana che non ci pensa due volte ad intimargli : andate retro, voi assatanati.

C’è in giro un grande equivoco e a nessuno giovano le mezze verità.
La parabola del buon samaritano è narrata dall’evangelista Luca e si trova in 10, 25-37.

Anche allora c’era chi si serviva delle parole del Maestro per scopi propri. A parere di molti uomini di Chiesa la scomunica a Salvini di mons. Domenico Mogavero non ha nulla di misericordioso anche perché i suoi commenti successivi sapevano molto del politico. Il primo a smarcarsi dal vescovo di Mazara è stato il suo confratello il vescovo di Noto, che con modi evangelici ha dimostrato moderazione, arrivando persino a dichiarare : “se Salvini lo ha fatto dal profondo del suo cuore ha fatto anche bene”.

Poi, se vogliamo dirla tutta: chi siamo noi a giudicare?

Riprendiamo con il testo della parabola. Alla domanda faziosa di un dottore della legge per mettere il Maestro alla prova, Gesù aveva ribattuto: “Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall’altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n’ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno”. (Vangelo: Luca 10, 25-37)

La conclusione è più che ovvia, ma non della conclusione bensì dell’atto completo di cui vogliamo parlare.
I tanti buonisti, “gli ultràs dell’immigrazione”, forse per svista o più probabilmente perché non avranno mai letto il testo evangelico, si fermano al fatto che il Samaritano, pur non facendo parte del “popolo eletto” ebbe compassione del malcapitato, lo caricò sopra il suo giumento e lo portò a una locanda.

Per i tanti che dibattono nei vari talk show televisivi la storia finisce qui. L’atto di per se è misericordioso ma non è quello che vuole trasmettere il messaggio evangelico.

Quale sarebbe stato il giudizio di tutti se il Samaritano, seppure mosso dalla compassione , caricando il malcapitato sul giumento lo avesse scaricato vicino alla locanda e poi avesse ripreso la strada, senza accertarsi se il locandiere fosse stato in grado fisicamente e anche finanziariamente di accudirlo?

C’è poi un altro atto misericordioso compiuto dai Carola di turno e le Ong di passaggio. E’ bello e buono salvare le vite umane, “ fasciare le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricarli sopra le navi Ong, portarli a Lampedusa. E poi? E il “giorno dopo”? Nulla da obiettare, la loro opera è meritevole, è caritatevole ma c’entra niente con la parabola del samaritano? No, il messaggio della parabola è un altro. C’è il seguito che poi è la parte più importante.” Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno”. E’ proprio questo passaggio che manca. Chi scarica l’emigrante a Lampedusa non si sente più responsabile di quello che succede dopo.

Bello è l’operato delle varie Carola che salvano naufraghi oppure li trasferiscono da un paese all’altro , li mettono in salvo a Lampedusa ma poi, sono veramente certi di avere fatto tutto?
Fino ad ora non si è sentito alcuno dire : “Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno”. Al contrario, da quando la diaria giornaliera per ogni emigrante è stata ridotta da 35 euro a 20 euro, molte associazioni di “accoglienza”si sono tirate indietro. Che tipo di carità è questa? Mi sembra tanto che stiano liberando gli emigranti dal fuoco africano per buttarli nella brace italiana. No….! Chi è il locandiere? Che capacità ha di prendersi cura di quell’emigrante, curarlo, offrirgli un lavoro, istruzione, futuro per lui e per la sua famiglia? E’ questo il problema. Salvare le vite è sacrosanto e nessuno lo può negare e non c’è bisogno che ce lo ricordi nessuno. L’abbiamo inciso nel nostro dna. Il problema è un altro.

Chi sono oggi i vari leviti e i vari sacerdoti che girano la testa e fanno finta di non vedere e di non sentire?

L’Europa per primo, con i suoi moderni leviti,sempre pronti a legiferare, pontificare su tutto, promuovere teorie del gender, legiferare a favore delle unioni civili, condannare l’omofobia, l’islamofobia , si occupa dei temi etici, dell’intelligenza artificiale MA ” il tema immigrazione”è sparito dalla sua agenda.

L’Onu, la Nato e non solo mentre risultano osservanti rigorosi dell’inviolabilità del diritto di ingerenza che potrebbe salvare le vite nei campi libici, in Venezuela e non solo, sono di manica larga quando una Carola forza il blocco, infrangendo qualsiasi regola in nome dei “diritti umani”. Quelli in Libia, in Venezuela cosa sarebbero?

Il messaggio pieno della parabola verrà compiuto quando gli ultras dell’emigrazione si faranno avanti, dichiarandosi disposti a prendere a proprio carico un certo numero di immigranti, provvedendo alla loro sistemazione, offrendo loro casa e mantenimento, assistenza e sicurezza e assicurandogli un futuro lavorativo. Garantendo che nulla avranno mai a pretendere dallo Stato per quanto suesposto.

“Armiamoci e PARTITE” l’abbiamo sentita tante altre volte. E’ ora di tacere se non si crede in quello che si dice.

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