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Editoriali

Crisi tua, vita mea: il giallo, il verde e il rosso

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Che il governo giallo-verde, miseramente abortito, avesse potuto salvare il destino del paese, è una barzelletta che fa piangere. Che l’imposto e rabberciato governo giallo rosso possa cambiare gli eventi e ridare speranza ai cittadini sa di merce avariata. Credere che i nuovi auto-eletti a Bruxelles possano far nascere l’Europa dei popoli è pura ingenuità.
Ricordo d’aver letto da qualche parte: “Chi scegliamo di frequentare racconta chi siamo”.

Il mese di agosto 2019 passerà alla storia come viva testimonianza della coerenza incongruente, di una politica mariuola. Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei lo si può rivolgere tanto a Di Maio quanto a Zingaretti. Lo si può rivolgere ai “compagni” ed in ugual misura ai “cittadini della piattaforma Rousseau”. A tanti italiani non interessa se Luigino sbaglia i congiuntivi e a loro non disturba il sonno la sua scarsa conoscenza dell’assetto geografico del globo. Invece importa agli italiani, a parte quei 79.634 della piattaforma di Casaleggio associati, l’incoerenza, l’inaffidabilità e la mancanza di trasparenza della traiettoria politica. Se per Di Maio Pinochet era un dittatore Venezuelano e “Ping” un aristocratico cileno sono affari suoi.

“Chi scegliamo di frequentare racconta chi siamo”

Zingaretti non può sfuggire, giustificando la sua “megagalattica” incoerenza affermando di sacrificarsi per il bene del Paese. Non bastano gli slogan urlati: cambiamento, svolta, rinnovo! Dell’incoerenza atavica ed il classico comportamento dei voltagabbana si è parlato a lungo e largo e non c’è giornale di destra o di sinistra che non abbia rimarcato la faccia tosta di tutti “loro” che credono che agli italiani si possa ancora menare per il naso. Forse in questa puerile arroganza vi è la prova che più che politici sono degli azzecca garbugli. Gli italiani lo sanno e non dimenticano.

Queste sono cose risapute. Di questo si è parlato, discusso, commentato, pronosticato e fantasticato. Il mercato dell’informazione di questo è saturo. Come le due facce della luna anche le grandi crisi hanno due facce. Durante la crisi c’è chi scende e c’è chi sale; c’è chi guadagna e c’è chi perde. Di questo vogliamo parlare.

La crisi agostana è stata una manna piovuta dal cielo. Crisi tua vita mea

Tuonava sotto il cielo del sodalizio giallo verde già da tempo in burrasca e a luglio diluviava. Mentre tra Salvini e Di Maio cresceva l’incomprensione e si evidenziavano le incongruenze di un incesto politico, come lumache dopo le prime piogge, tutto lo stock di partiti lasciati nel campo il 4 marzo, ora annusando la nuova aria sono usciti dal guscio. Strisciando lentamente in cerca di nuovi approdi. Allo scoppiare della rottura il “rosso” ha preso vigore e nonostante la sua passata riluttanza ad avvicinarsi al giallo, rinnegando quanto prima aveva solennemente dichiarato e strisciando si è avvicinato al “giallo” di Casaleggio. Un’occasione ghiotta da non perdere. La crisi per il PD & friends è come la manna caduta dal cielo. Ora o mai più! Manna provvidenziale per tutta la sinistra, per LEU e non solo.

Tanti ibernati si sono rigenerati e la speranza per molti di ritornare alla XVII legislatura. Tante belle occasioni, nomina uno e t’impachettano un secondo omaggio. L’Europa esulta e Conte gongola fino che il sole brilla. Mattarella guarda, osserva e riflette se la sua decisione sia stata veramente giusta. Dalla parte oscura della luna migliaia di cittadini protestano in piazza e sul web. Chi rischia di più sono i cittadini. I poveri aumentano sempre e la classe media scende di scalino per raggiungere anch‘essa la soglia di povertà preoccupante. Tasse, imposte e aumenti probabili. Questa è la crisi che tocca la carne viva del cittadino medio.

La crisi, una manna per i mass media

La crisi non aumenta l’occupazione, intasa le reti con cronache e reportage, interviste, commenti, previsioni di scenari, a volte fantasiosi. Dall’8 agosto fino al 2 settembre su La7 sono andati in onda trasmissioni non-stop di 8 ore/giorno. Al conduttore non importava che gli invitati commentassero sempre lo stesso scenario, previsioni e supposizioni. Intanto si faceva audience e l’audience è “positiva” alla rete. La crisi anche per la rete è stata una manna scesa dal cielo. Crisi tua vita mea.

Mentre tanti “arnesi della prima Repubblica” fino a quel momento in letargo, ora sono ringalluzziti e si affacciano tutti in tv per suggerire formule nuove, tanto nuove che le proponevano Monti, Letta, Renzi e Gentiloni. Altri defenestrati ora siedono in piazza Montecitorio in attesa della prossima crisi di governo sperando di essere allora convocati come papabili di turno per formare il governo della XIX legislatura.

La politica è l’arte del compromesso. Triste constatare che è morta la politica ed è rimasto solamente il compromesso per cui crisi tua vita mea.

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19 luglio 1992: un maledetto pomeriggio

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Lo ricordo come allora quel tragico 19 luglio 1992.
Un caldo improponibile, come quello di questi giorni.
Ma era sabato e con gli storici amici del paese l’appuntamento era fisso: “… ci vediamo più tardi al chiosco, verso le 5, e poi decidiamo dove passare pomeriggio e serata …“.
E cosi facemmo!
Arrivammo un po’ alla spicciolata (cellulari, WhatsApp ed altro sarebbero arrivati anni dopo).
Per ultimo, ma non per questo meno importante, uno dei nostri amici, all’epoca cadetto alla scuola sottufficiali dei Carabinieri.
Lo sguardo basso, ferito oserei dire.
Il passo lento, non era il suo solito passo.
Gli occhi lucidi che facevano presagire che qualcosa di grave era successo.
“Hanno ammazzato pure Paolo”, furono le sue uniche indimenticabili parole.
In un momento i nostri sorrisi, la nostra voglia di festeggiare quel sabato si ruppe.
Non erano passati neanche due mesi dell’attentato di Capaci in cui Giovanni Falcone, sua moglie e gli uomini della scorta erano stati ammazzati per ordine della Mafia ed ora anche Paolo Borsellino e la sua scorta erano lì dilaniati dall’ennesimo atto vigliacco di Cosa Nostra.
Giovanni e Paolo incarnavano i sogni di quella nostra generazione pronta a scendere in piazza per dire “NO ALLA MAFIA”.
Una generazione che aveva fatto dell’impegno politico e sociale la propria stella polare.
Quei due uomini seppero farci capire quanto l’impegno dovesse essere sempre animato da uno spirito di sacrificio personale.
Ci fecero capire che per cambiare il mondo il primo impegno era mettersi in gioco.
Quel pomeriggio i nostri sogni di ragazzi che volevano un mondo migliore saltarono in aria come quella maledetta bomba in via d’Amelio.
Ma capimmo, anni dopo, che dalla loro morte sarebbe germogliato quel seme che avrebbe fatto crescere la pianta rigogliosa della legalità.
Oggi a più di 30 anni dalla loro morte tengo in mente due loro pensieri:

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

L’ importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio ma incoscienza (Giovanni Falcone)
La paura è umana, ma combattetela con il coraggio (Paolo Borsellino)


Ecco paura e coraggio … le loro vite, il loro impegno, il loro sacrificio ci hanno insegnato che possono convivere e farci essere grandi uomini.

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Corsi di recupero per i debiti formativi: dettagli ed efficacia

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Ogni scrutinio di classe è diverso e proprio per questo possono essere decretate promozioni, bocciature o sospensioni di giudizio, nonché i cosiddetti debiti formativi.

In questo articolo non si vuole tanto commentare la decisione di dare 1 o 2 o 3 debiti formativi in una o più discipline, quanto l’efficienza dei corsi formativi che dovrebbero aiutare lo studente, in sospensione di giudizio, a ripassare la materia/e per poi dare l’esame “riparativo” da fine agosto a inizio settembre.

La regola ministeriale sancisce che chi “salda” il debito/i passa all’anno scolastico successivo e chi non lo supera dovrà ripetere l’anno.

Quello che spesso ci si domanda, tra docenti, è quanto l’alunno riesca a comprendere dal corso formativo e quanto sia utile lo studio individuale.

Sicuramente, il corso formativo aiuta l’alunno a ristudiare i punti di fragilità della disciplina in cui ha il debito, ma un buono studio individuale può rendere maggiormente efficace il recupero.

In questo caso, sarebbe necessario avere un’insegnante esterno che possa aiutare lo studente a focalizzarsi sui punti chiave svolti a lezione.

Essenzialmente, per questi motivi sarebbe idoneo:

  • 1. Focalizzare per memorizzare, ma anche per comprendere;
  • 2. Produrre uno schema riassuntivo sugli argomenti che appaiono più fragili da apprendere;
  • 3. Leggere gli schemi e i riassunti ad alta voce;
  • 4. Non darsi un tempo nello studio poiché ogni persona ha i suoi di tempi;
  • 5. Ripetere i concetti chiave più e più volte;
  • 6. Passare ad argomenti successivi;
  • 7. Produrre testi o comprensioni scritte per esercitarsi;
  • 8. Nella fase finale ripassare tutto a scaglioni.

Pertanto, costruirsi uno schema mentale è molto utile sia per l’alunno che per l’insegnante che, caso mai segue, individualmente il ragazzo/a.

Ecco, secondo questa progettualità di recupero, lo studente con debito/i potrebbe arrivare a risultati efficaci e fare “bella figura” davanti alla commissione di recupero. Tuttavia, la proposta vincente è si ai corsi formativi, ma anche un grande si allo studio individuale oppure accompagnato da un docente in rapporto 1/1.

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La linguistica italiana: qual’è l’elemento che si oppone al suo cospetto?

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La lingua italiana nel corso dei secoli ci ha lasciato poemi, trattati, racconti e storie che al giorno d’oggi necessitano di essere interpretati da esperti ( o non ) per poterli conoscere nella loro anima. Pensiamo alla Divina Commedia di Dante Alighieri nella versione volgare dell’italiano … ecco in questo caso per interpretarla dobbiamo “tradurla nell’italiano che si parla oggi”.

Gli studiosi, i docenti possono tradurla, ma chi non è erudito o non possiede le strumentazioni adatte (vocabolari, la conoscenza della storia della lingua italiana etc …) fa sicuramente più fatica a comprenderne il significato.
Tutto quello che la lingua italiana ci ha lasciato necessita di essere analizzato poiché come primo requisito per una giusta comprensione del poema è sapere quando è stato scritto? dove è stato scritto (in quale paese)? che influenze ha subito da parte di altre lingue? quale storia c’è dietro a quel racconto?

Parlare di interpretazione linguistica è banale, si necessità di una vera e propria traduzione, ad esempio dall’italiano volgare del 1200 a quello del 1800.
Ogni epoca ha delle caratteristiche linguistiche in termini diacronici che nessuno può modificare.

Come reca il titolo dell’articolo esiste un elemento che si oppone alla pura lingua italiana (così come la conosciamo oggi): il dialetto.

In molti paesi della nostra penisola il dialetto è conservato e tutt’ora oggi si mantiene vivo. Questo accade sia al nord, al centro che al sud Italia.

L’utilizzo del dialetto, considerato una lingua a tutti gli effetti, è molto in voga in Italia poiché molte persone vogliono mantenere le proprie origini e, non solo, anche la propria unicità/identità. Per tali motivi, assolutamente non banali, la lingua italiana si confronta anche con i vari dialetti.

La dialettofonia rappresenta il suono delle parole di un determinato registro linguistico tipico di una parte della nostra Italia. A volte il solo aspetto fonetico delle parole dialettali ci permette di riconoscere, ad esempio, da quale regione arriva quella tal persona.
Il dialetto “ricalca”, in senso figurato, uno stemma che ciascuno di noi porta nel suo DNA e che non può cancellare. Tuttavia, se una persona non parla il suo dialetto non vuol dire che non gli piaccia o che non sa esprimersi, ma semplicemente possono esserci delle abitudini pregresse che non gli consentono di utilizzare il dialetto.

Solitamente questo è il caso dei giovani d’oggi che preferiscono gli slang ai codici linguistici del proprio dialetto. Una caratteristica sicuramente positiva è mantenere vive le forme dialettali a favore di un loro utilizzo altrettanto diffuso.

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