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Economia e Finanza

Customer Cup, American Airlines e Aeroporti di Roma celebrano la qualità

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I membri del team American Airlines dell’Aeroporto di Roma Fiumicino e Aeroporti di Roma hanno celebrato la vincita della Customer Cup assegnata dal vettore per la qualità dei servizi offerti nel quarto trimestre 2018.

Nel corso della cerimonia svoltasi in aeroporto, alla presenza di Richard Muise, Director of European Operations di American Airlines, Ivan Bassato, Direttore Airport Management, Sergio Berlenghi, Head of Client Management e Marco Gobbi, Route Manager Long Haul & Cargo, di ADR, è stata consegnata la Customer Cup agli addetti di scalo della compagnia per aver raggiunto e superato gli obiettivi previsti. Puntualità nell’orario di partenza, capacità di ridurre i tempi necessari per far ripartire un volo, consegna bagagli, commenti positivi dei passeggeri sulla loro esperienza complessiva in aeroporto sono i criteri che hanno distinto i membri del team passeggeri di Roma Fiumicino da quelli di altre stazioni American, della stessa categoria, dislocate nel mondo.

La consegna del meritato trofeo di American Airlines si è svolta presso il gate d’imbarco del volo Roma – Philadelphia e ha coinvolto nei festeggiamenti i passeggeri in partenza per gli Stati Uniti. Vincere la Customer Cup è un risultato importante e al contempo non semplice da ottenere. Si tratta di un riconoscimento che sottolinea la costante attenzione al passeggero da parte del personale American Airlines per rendere le operazioni di imbarco e sbarco il più efficienti possibile.

I risultati ottenuti dal vettore sono un’ulteriore conferma del percorso di ricerca dell’eccellenza nei servizi forniti a passeggeri e compagnie intrapreso da Aeroporti di Roma. Qualità riconosciuta anche dall’Airport Council International Europe, che ha premiato Fiumicino come l’aeroporto più apprezzato in Europa tra gli hub con più di 40 milioni di passeggeri, assegnandogli il “Best Airport Award” 2018.

L’assegnazione della Customer Cup al team dell’aeroporto della Capitale è un’ulteriore testimonianza dell’importanza del mercato italiano. La stagione estiva American prevede ben 35 voli diretti alla settimana da Roma verso gli aeroporti statunitensi di New York, Dallas Fort Worth, Chicago, Philadelphia e Charlotte, offrendo ai passeggeri in partenza dall’Italia la possibilità di proseguire verso numerose destinazioni tra Stati Uniti, Canada, Caraibi, Messico e America Latina.

La collaborazione tra American Airlines e Aeroporti di Roma ha avuto inizio nel 1996, con le prime operazioni di volo tra Roma e Philadelphia. Da allora l’attività di American presso l’aeroporto si è intensificata e oggi la compagnia offre fino a 5 voli al giorno da Roma agli Stati Uniti d’America nella stagione estiva. American ha introdotto aeromobili di nuova generazione sulle rotte dall’Aeroporto di Roma Fiumicino come il Boeing 787-800, configurato in tre classi di servizio e assegnato alla rotta Roma – Chicago, e aeromobili Boeing 777-200 completamente rinnovati, anch’essi configurati in tre classi di servizio e assegnati alle rotte da Roma verso New York JFK e Dallas Fort Worth. I passeggeri che viaggiano da Roma Fiumicino verso Chicago, New York JFK e Dallas Fort Worth avranno a disposizione anche la Premium Economy. T

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Economia e Finanza

Lavoro, assunzioni: i posti ci sono ma mancano i candidati

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Il 32,8% delle assunzioni previste dagli imprenditori italiani è di difficile reperimento, soprattutto per il personale qualificato; a Nordest la ricerca è ancora più difficile. Il dato viene dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre, in base ai risultati dell’indagine di Unioncamere-Anpal.

Su poco meno di 500 mila assunzioni previste a gennaio, il 32,8% degli imprenditori intervistati ha segnalato che probabilmente troverà molte difficoltà a “coprire” questi posti di lavoro (poco più di 151.300), il 15,7% a causa della mancanza di candidati e il 13,8% per la scarsa preparazione.

Anche al Sud la percentuale media di difficile reperimento è comunque notevole, pari al 27,5%, con punte del 35,7% a Chieti, del 34,4% a Teramo, del 32,5% a Siracusa, del 32,2% a Potenza, del 31,7% a Taranto, del 31,6% a L’Aquila e del 30,6% a Cagliari.

Tra le figure professionali che scarseggiano di più al Nord vi sono i tecnici informatici, gli addetti alla vendita e gli esperti in marketing, i progettisti, gli ingegneri, i cuochi, i camerieri, gli operai metalmeccanici ed elettromeccanici.

Ma anche al Sud la percentuale media di difficile reperimento è comunque notevole, pari al 27,5%, con punte del 35,7% a Chieti, del 34,4% a Teramo, del 32,5% a Siracusa, del 32,2% a Potenza, del 31,7% a Taranto, del 31,6% a L’Aquila e del 30,6% a Cagliari. Al sud, le professioni di più difficile reperimento, sono cuochi, camerieri, altre professioni dei servizi turistici e, in particolar modo, conduttori di mezzi di trasporto, ovvero gli autotrasportatori.

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Castelli Romani

L’universo delle società partecipate: 3 eccellenze sono nel Lazio

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Le società partecipate da soggetti pubblici costituiscono sicuramente un fenomeno di rilievo del panorama economico italiano.

 Una partecipata è una società di capitali che offre servizi di pubblica utilità. Ma quale è l’obiettivo di queste aziende? Sicuramente quello di ridurre il debito pubblico, aumentare l’efficienza, l’efficacia e l’economicità gestionale. Il problema, però, è che non sempre ci riescono. Ma vediamo di cosa stiamo parlando.

CLICCARE SULLA FOTO PER GUARDARE LE INTERVISTE

Officina Stampa del 13/02/2020. Da sinistra: Arturo Accolla Amministratore Unico Asp Ciampino, Dario Matturro Presidente Cda Ambiente e Territorio Spa Ciampino, Walter Bravetti Amministratore Unico Multiservizi dei Castelli di Marino Spa, Chiara Rai giornalista professionista conduttrice del programma

Le partecipate dagli enti locali, per esempio, sono società con quote possedute dalla Regione, dalla Provincia o Città Metropolitana o dal Comune.

Operano in diversi settori, tra i principali quelli relativi alla manutenzione e gestione delle strade, del trasporto pubblico, delle risorse idriche, dei rifiuti. La società partecipata non ha autonomia sui fatti più importanti, opera in maniera prevalente per l’Ente pubblico locale, è autonoma solo a livello formale e in concreto fa parte dell’ente pubblico.

CLICCARE SULLA FOTO PER GUARDARE IL VIDEO SERVIZIO

Il video servizio trasmesso a Officina Stampa del 13/02/2020

Ad oggi il ruolo della pubblica amministrazione e degli enti locali nella gestione dei servizi della comunità è molto dibattuto a causa delle spese che gravano sullo stato e della mancanza di trasparenza denunciata da alcune forze politiche.

Il decreto legislativo n. 175 del 2016 denominato Testo Unico delle società partecipate ha operato un riordino e in parte anche una riforma della precedente disciplina (decreto Madia), allo scopo di ridurre il fenomeno della partecipazione pubblica nelle società e di conseguenza contenere la spesa pubblica.

Ma com’è la situazione delle aziende partecipate nel Lazio? C’è cooperazione? Sinergia? Profitto?

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Economia e Finanza

Iva e Fondo salva-stati: tutte bugie?

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Quello che lo scorso sabato era in prima pagina su un ‘giornalone’ come ‘Il tradimento di Conte’ era prevedibile ed ampiamente previsto.

Riguarda l’aumento dell’IVA e il cosiddetto ‘Fondo salva-stati’, che prevede un versamento miliardario da parte degli Stati europei – compresa l’Italia – di una cifra pari a 700 miliardi di euro (praticamente 1.400 miliardi delle vecchie lire, un bilancio statale) ad un organismo sempre targato UE, che non si sa da chi sarà controllato e gestito, né si potrà intervenire sull’utilizzo dei denari del fondo.

E comunque i gestori del fondo godranno, per regolamento – ma chi li approva ‘sti regolamenti europei? – di una immunità totale, che non ha neanche il capo della BCE.

Roba da ex Unione Sovietica

Il nostro presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha firmato, in quel giorno di giugno, a Bruxelles, segretamente, anche contro il parere del suo stesso governo, all’insaputa degli Italiani, e senza che il nostro Parlamento – esautorato ancora una volta da una sinistra che strepita ogni volta che vien messa la fiducia, purchè non la mettano loro – abbia potuto minimamente discutere il provvedimento, come si fa in una sana democrazia. Il ‘coup d’etat’ di Conte è stato attuato in segreto perché evidentemente lesivo degli interessi della nostra nazione e di tutti i cittadini, gli unici che dovranno versare nelle casse dello Stato i 125 miliardi e rotti necessari, così evitando che un’opposizione legittima potesse trovare mille motivi per negoziare una tale firma – e di motivi ce ne sarebbero stati. ‘Pizzicato’ da Salvini con le mani nella marmellata, abbiamo visto il premier veramente in difficoltà, in quei giorni. Fino a che un provvidenziale Gualtieri non lo ha cavato dai guai, asserendo, e mettendoci il suo bel faccione, che il provvedimento, pur se firmato, avrebbe ancora potuto essere discusso e rivisto. Cosa che a tutti è parsa da fantascienza, e che, puntualmente s’è scoperta non essere aderente alla realtà. In soldoni, la cifra che l’Italia – per meglio dire, Giuseppe Conte – s’è impegnata a versare alle già pingui casse europee è, in totale, di 125,40 miliardi di euro, una parte dei quali, cioè 14,33 miliardi, è già stata versata. La differenza fa 111 miliardi, che Conte si è impegnato, a nome di un governo mai interpellato, di un Parlamento debitamente esautorato, e di un popolo artatamente tenuto all’oscuro, a versare entro sette giorni a semplice richiesta. Viene da chiedersi da che parte stia il nostro presidente del Consiglio. In più, pare che quel denaro servirà più che altro ad acquistare titoli tossici detenuti dalle banche tedesche. Di tutti gli Stati EU solo la Francia e la Germania versano più di noi, rispettivamente 132,70 la patria di Macron, e 190,02 la Germania, che praticamente finanzia sè stessa. Ironia della sorte, denaro che l’Italia, per regolamento, non potrà utilizzare qualora il nostro Stato avesse bisogno d’essere ‘salvato’, a causa del suo alto debito pubblico. Viene da chiedersi come sono stati fatti i conti, visto che dei 700 circa miliardi in preventivo l’Italia da sola ne versa quasi un sesto: ma le nazioni dell’UE, dopo la Brexit, non sono 27…? Rimane il fatto che una manovra come questa fa cadere, oltre che la stima verso il personaggio, anche la sua dichiarazione d’esser lui ‘L’avvocato degli Italiani’.

Se questo è l’avvocato, scusate, ma preferisco difendermi da solo

Ha un bel tuonare contro ‘l’uomo forte al governo’, il buon Giuseppi: in realtà è esattamente la parte che sta interpretando. Cioè, in pratica, l’uomo forte è lui, e questo è il ruolo che interpreta, pur criticandolo quando viene attribuito ad altri. Infatti chi, se non un ‘uomo forte’ che non deve dar conto a nessuno, sarebbe volato a Bruxelles, bruciando altro denaro dell’italico bilancio? Insomma, potremmo dire ‘un Macron della mutua’.  Anche il suo presenzialismo esasperato lo porta ad essere ovunque, abito blu, camicia sempre con lo stesso modello di colletto, cravatta blu, scarpe nere. Mentre Zingaretti gli fa da colonna sonora, promettendo alla leggera posti di lavoro, rinascita, ripresa economica e simili: ma non eravamo ‘fuori dal tunnel’ già ai tempi di Gentiloni? C’è un bel proverbio napoletano che recita così: “Chiacchiere e tabacchiere ‘e legno, ‘o Banc’ ‘e Napul’ non l’impegna”. E mentre Di Maio, avendo furbescamente rinunciato alla guida del partito – solo di nome ma non di fatto, comunque sotto la copertura di Casaleggio e Grillo  –  tutto fa tranne che il ministro degli Esteri: un mestiere che non s’improvvisa.

Altro argomento del giorno è la ‘rimodulazione’ dell’IVA

Anche qui gli Italiani sono stati gabbati. Ma anche questo era prevedibile e ampiamente previsto, ancorché negato a gola spiegata, considerando lo scarso spessore dei personaggi che abbiamo al governo – un governo ‘abusivo’, che ha una maggioranza solo in Parlamento. E che schiva le elezioni perché sa che andrebbe a casa. Dopo il ‘gran rifiuto’ di Salvini, e la creazione di questo manipolo governativo, tutti i tiggì trasmettevano i soliti messaggi politici di personaggi anche poco conosciuti – peones – che dichiaravano che avevano ‘scongiurato’ l’aumento dell’IVA: quella tassa che il cattivo Salvini avrebbe voluto aumentare, e che invece, con l’intervento di Sir Galahad, senza macchia e senza paura, era stata messa da parte. Come? Con magheggi economici che certamente una destra brutta, cattiva e fascista non avrebbe saputo mettere in atto. Loro, invece, i ‘buoni’, erano anche bravi, e avrebbero ‘messo dei soldi nelle tasche degli Italiani’: non come chi quei soldi li voleva togliere. Ma quando la coperta è corta, rimane solo la menzogna. La realtà oggi è che si affaccia una ‘rimodulazione’ dell’IVA, quella tassa che era – ed è – soltanto richiesta dall’UE (ce lo chiede l’Europa, ricordate?) e non da Salvini. Il quale, anzi si pronunziò contro l’aumento di una imposta che avrebbe ricadute a pioggia su qualsiasi bene primario o secondario. E toglierebbe soldi dalle tasche degli Italiani. Cosa significa ‘rimodulare’? è un altro termine che significa ‘aumentare’? Allora, come al solito, come nel caso della firma al MES, ci hanno presi in giro. Non hanno preso in giro soltanto quelli che votano a destra, ma anche i loro stessi elettori. E quando lo capiremo che di questa gente non ci si può fidare? Certamente non sappiamo ‘di chi’ fidarci. Ma almeno, se ti prendono in giro così spudoratamente, mandali a casa!

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