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Editoriali

Dal prete d’avanguardia al parroco progressista: quando il sacro lascia spazio al profano, il profano adultera il sacro

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La Nuova Bussola Quotidiana, un gruppo di giornalisti cattolici, accomunati dalla passione per la fede, come amano definirsi, hanno lanciato un grido d’allarme : #salviamolechiese, per fare argine alla deriva invalsa in tante parrocchie, di “usare” la “casa del culto divino e della preghiera” ad uso e consumo di svago, di divertimento e di usi sociali, tutte attività che possono essere facilmente e comodamente condotte nelle sale parrocchiali oppure in sale comunali.

Per meglio comprendere il fenomeno bisogna ritornare indietro di qualche anno quando allora si cominciava a parlare di “sacerdoti d’avanguardia”, “preti di trincea” passando al successivo e conseguente “parroco progressista”.

Si era iniziato con un canto liturgico “beat” per finire , in certe parrocchie, in funzioni liturgiche, veri show domenicali dove il povero fedele veniva, e viene ancora soventemente, costretto a subire
un cascame di musica urlata sul tam tam di chitarre e tamburi, battiti di mani ed ancheggiare di signore, che povere loro, ballando il tuca tuca dei “parroci adulti” al momento dell’alleluia, sono
convinte di pregare; forse sarà così, chi lo può dire? Tutti citano a sproposito S. Agostino: chi canta prega due volte. Sono proprio convinti che il loro sia veramente “canto“? Nel 1972 il Beato di Dio Paolo VI proclamò : “Il fumo di satana è entrato nel tempio di Dio. Si credeva che dopo il concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la storia della Chiesa. E’ venuta invece una giornata di nuvole, di tempesta, di buio.” Per quella fatidica frase Paolo VI fu bersagliato da coloro che si erano autoproclamati custodi dello spirito del concilio. Gli autoproclamati custodi sono moltiplicati e diventano sempre più audaci.

Per la degenerazione non c’è mai fine e sembra che ci siano dei parroci che si sono messi in gara

L’uno con l’altro per fare sempre “meglio”. Piano piano stanno scivolando nella dissacrazione. Diversamente non può essere, perché quando il sacro cede il passo al profano, quest’ultimo si appropria degli spazi del sacro, in nome della solidarietà , un senso umanitario e, lasciamocelo dire, tanto vaneggiare del politicamente corretto.

Purtroppo il lassismo strisciante tra molti parroci d’avanguardia rischia di minare la fede di un popolo

Gli esempi da citare sono molteplici e quello che preoccupa è che non incontrano la dovuta e giusta reazione da parte dei fedeli. Molti eventi sono camuffati sotto le vesti di atti di misericordia, atti di carità ultimo grido. L’arcivescovo Corrado Lorefice, Diocesi di Palermo, serve il pranzo di Capodanno nella Cattedrale davanti alla Porta Santa della Misericordia ai poveri, a dei migranti e non solo. Ben altro modo di interpretare la Caritas cristiana è stata quella di Stefano Manetti, Vescovo della Diocesi di Montepulciano-Chiusi-Pienza, regalando alcuni momenti di gioia e buon umore ai poveri di Montepulciano e dintorni, offrendo loro un pranzo, organizzato dalla Caritas diocesana, in un noto ristorante del paese, evitando così di profanare il tempio sacro. Il modo di concepire la carità del Vescovo Manetti rimane una delle eccezioni perché molti altri parroci come Emanuele Germani di Villanova, vede nella casa della preghiera anche un luogo di incontro, di intrattenimento e di svago. Festeggiare il veglionissimo di fine anno in chiesa con il parroco-clown, con canti e balli, sta prendendo piede in molte parrocchie. La distinzione tra sacro e profano, ahinoi, è sparita.

Si è andati oltre la profanazione, oltre la dissacrazione. Il pacchiano di certi parroci non conosce limiti

A San Teodoro nella Diocesi di Tempio Pausania durante la cerimonia dei cresimandi 2017, il parroco del luogo ha pensato bene di organizzare per l’occasione un balletto in chiesa, adattando la canzone “l’esercito dei selfie” in “l’esercito di Cristo”. .Ma che bravo,molto evangelico! La creatività di certi parroci è ormai all’apice. A San Miniato Basso, cittadina in provincia di Pisa, è stato dato in scena un presepe vivente con attori scelti tra gli immigrati, naturalmente, di religione musulmana. Queste scelte dei “parroci intelligenti” sono molto trendy ma questo parroco ha superato se stesso perché la Madonna, teneva in braccio una bambinella di cinque mesi anziché un bambinello appena nato.

E chi crede che lo sfascio finisca qui, con questo episodio si sbaglia, il peggio della marcia dei parroci “progressisti” ancora è da venire.

Ad Alba, nei pressi della cattedrale cittadina, tra le volte gotiche della chiesa di S. Domenico, è andata in scena una sfilata di moda molto partecipata da un grande pubblico. Modelle elegantissime con generosi decolté in passerella attraversavano la corsia per ricevere il plauso degli ospiti. Oramai il calice del degrado è stracolmo, i pseudo fedeli vivono il loro letargo con rasserenata indifferenza, i parroci e i vescovi coinvolti si discolpano arrampicandosi con discorsi acrobatici che fanno più male che gli stessi eventi profanatori. La profanazione e la dissacrazione delle chiese con le più svariate iniziative, comizi elettorali, mostre, set fotografici, canti e balli e veglioni di Capodanno sono un fiume in piena che sta erodendo la sacralità e spazzando via quel tanto di fede che è rimasto nel Belpaese. Riti liturgici creativi, ritmi e gorgheggi insonori scambiati per musica sacra e battiti di mani e ancheggiare delle signore al canto di Shalom e alleluia sono la nuova evangelizzazione dei “parroci creativi”.

Meglio di tutt’altra documentazione, per chiudere questo articolo, quanto ebbe a ribadire Benedetto XVI, il prefetto del Culto Divino:

“La crisi della Chiesa è una crisi liturgica: non possiamo chiudere gli occhi sul disastro, la devastazione e lo scisma che i promotori moderni di una liturgia viva hanno provocato rimodellando la liturgia della Chiesa secondo le loro idee”.

Emanuel Galea

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L’italietta delle offese (anche agli italiani) di un ex presidente in declino e i capriccetti a 5 stelle

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Proprio così. Berlusconi, dopo avere dichiarato che i Cinquestelle sarebbero ‘una massa di disoccupati che non hanno mai fatto nulla nella vita, e che non prenderei neanche a pulire i cessi nelle mie aziende’, si è detto ‘disgustato del voto degli Italiani, che hanno votato malissimo’. Potremmo chiamare queste ultime manifestazioni ‘colpi di coda’, come accade ad un animale in agonia, che si dimena per creare maggior danno possibile a chi l’ha ferito a morte. Certamente non ci si poteva aspettare una tale reazione da parte di un uomo che una volta era un brillante imprenditore, grande mediatore, famoso per mettere tutti d’accordo. Ricordiamo quel sorriso accattivante che incantava le persone.

Berlusconi ha cambiato espressione, non ha più ‘quel’ sorriso, e ciò che gli si legge in viso è tanta rabbia

Certamente uno così dovrebbe tirare i remi in barca e farsi da parte. Nonostante la fedeltà di Salvini, che ha mostrato di seguirlo fino alla fine, è riuscito a litigare anche con lui, quando ha detto di cercare l’appoggio del PD per formare un governo. Secondo lui, il PD sarebbe ‘un partito avanti anni luce rispetto ai Cinquestelle’. Senza ricordare che quelli stessi che lui oggi avrebbe voluto accanto per formare a tutti i costi un governo, fanno parte della combriccola filo-UE che lo ha disarcionato nel 2011. Pace fatta, quindi, con Salvini, e dichiarazioni che rinnegano la sua pretesa intenzione di andare con il PD, pur fresche di stampa. In definitiva, gli Italiani hanno finalmente votato, e se il risultato non è quello che lui avrebbe gradito, il Cavaliere non può dichiararsi disgustato dal loro voto, né dire che hanno ‘votato malissimo’. Questo è offensivo. Forse sarebbe stato più contento se i voti li avessero dati tutti a Forza Italia, un partito ormai vecchio e scaduto come il suo leader, che non presenta nulla di nuovo agli elettori, e che annovera nelle sue schiere elementi che con la giustizia hanno avuto a che fare, i cosiddetti ‘impresentabili’: che poi l’impresentabilità in questi casi è soggettiva, e dipende da chi la decreta o da chi la rifiuta. Le promesse di flat tax, di aumento delle pensioni minime a mille euro e di posti di lavoro, non sono bastate a far conseguire un buon risultato alla compagine in declino. Ormai gli elettori sono vaccinati contro le promesse elettorali, da qualunque parte provengano. Il programma di M5S, o quello della lega, evidentemente sono risultati più appetibili, e più affidabili – fino a prova contraria. Ma questa è la classe politica che abbiamo e ce la dobbiamo tenere.

Il pericolo per l’Italia sarebbe stato un governo Forza Italia-PD

Non Centrodestra-PD, perché Salvini, con coerenza, ha dichiarato che non parteciperebbe ad una soluzione politica con i Dem, e che in questo caso, che don Silvio vada pure da solo. Abituato a comandare, forse B. non si rende conto appieno del peso di ciò che dice: dichiarare che ‘vuole’ fare un governo di Centrodestra è totalmente velleitario, e non tiene conto dei passaggi democratici che contemplano che il presidente Mattarella dica la sua. Speriamo che la ‘pausa di riflessione’ che il Presidente s’è preso gli porti consiglio. Comunque, dopo la frettolosa riconciliazione con Salvini, la situazione, che pareva risolta dopo la sparata di B., si ripresenta come prima. con l’aggravante della sentenza di Palermo sulla trattativa Stato-mafia che coinvolgerebbe anche B. e il suo governo. Di Maio, infatti, gettando benzina su di un fuoco ormai solo brace, ha dichiarato, se ce ne fosse stato bisogno, che questa sentenza ha definitivamente chiuso ogni possibilità di alleanza con FI: dichiarazione decisamente ipocrita, visto che già dall’inizio lui stesso ha negato qualsiasi soluzione del genere. Un Berlusconi ormai patetico nel suo velleitarismo, con il volto segnato da troppe operazioni di lifting. Un Berlusconi tirato in ballo, nel processo relativo alla trattativa Stato-mafia a Palermo, dal P.M. Nino Di Matteo – prontamente smentito e querelato – a proposito della connivenza con la mafia per il presunto tramite di Dell’Utri – il quale ormai probabilmente non uscirà più di galera.

A latere, ci sentiamo di spendere una parola per i servitori dello Stato, condannati a pene pesanti

Non hanno evidentemente agito di propria iniziativa, ma soltanto per obbedire a ordini precisi. I mandanti non appaiono nella sentenza del Tribunale di Palermo: sono tranquillamente a casa loro, con il sedere al caldo. Ma si sa, i militari sono lì per obbedire agli ordini, e per fare da scudo ai potenti, a volte. Dall’altra parte, una parola di elogio merita Salvini. Ripetutamente tacciato di razzismo, non solo nei confronti dei neri ma anche del meridionali, accusato d’essere populista e giustizialista, e chissà di quante altre malefatte – proprio da quella sinistra che B. avrebbe sollecitato per un governo comune, – Matteo Salvini ha conservato la calma e la coerenza, cercando di rendere concreto il risultato elettorale. Allora, chi è che ha più il senso dello Stato, o della democrazia? Certo chi fa i capricci come B. e Di Maio, che non perdono occasione per insultarsi a vicenda, – mentre l’Italia ha bisogno di chi la governi, e non di chi fa i propri interessi alla faccia del popolo, – non è adatto a governare. Di fronte alla sovranità del popolo tutti dovrebbero fare un passo indietro. B. vuole governare a tutti i costi, calpestando quei valori democratici che rimprovera ad altri di non avere, e non trovando di meglio che insultare tutti gli Italiani, che avrebbero ‘votato malissimo’.

Di Maio & Co. s’impuntano come un mulo su di una strada di montagna, a rischio di cadere nel burrone con tutti i bagagli e con il cavaliere

L’unico, che ci sentiamo di assolvere, in questa situazione, è proprio Matteo Salvini. All’orizzonte nuove elezioni, o, peggio, un governo tecnico teleguidato dalla UE, del quale abbiamo già una infelice esperienza nel governo Monti. Non ci resta che sperare nella Lega, non più Lombarda. Se son rose fioriranno, dice il proverbio. Ma che si diano una mossa. Nel frattempo Martina, con il suo solito sorriso sardonico, bagna il pane, contando i giorni del non-governo – quarantotto – e facendo la parte di chi, all’opposizione per dichiarazione autonoma, guarda la barca del nemico affondare, mentre i buoni stanno all’asciutto. E mentre Renzi ogni tanto fa una puntatina in Qatar – con volo dello Stato? – certamente non per compiti istituzionali, ma per gli affari suoi e di Carrai, suo amico. Pare che la piccola ma ricchissima nazione mediorientale abbia già investito più di sei miliardi di dollari in Italia, acquistando fra l’altro alberghi ed edifici storici di prestigio, sponsorizzata da don Matteo. Soldi grossi, insomma, e, come dice il proverbio, chi va al mulino s’infarina. Ma questo riguarda i compiti istituzionali di un senatore PD?

Roberto Ragone

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Il non governo Centrodestra-M5s: scelta irresponsabile e puerile sulla pelle del Popolo

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L’autorità che gli Italiani hanno delegato ai Cinque Stelle evidentemente è stata fraintesa. Avere il primo partito in Italia comporta una grossa responsabilità, esattamente quella di creare un clima di distensione per concertare la gestione della cosa pubblica, le antipatie personali, pur motivate, vanno lasciate da parte. Se Berlusconi ha un trascorso non entusiasmante sotto il profilo giudiziario – sentenze che se riferite ad una persona ‘comune’ farebbero venire i brividi – nondimeno il paventato accordo con un PD che non è da meno sotto il profilo della liceità dei suoi appartenenti, rimetterebbe in gioco un partito mandato a casa a furor di popolo dagli Italiani, e questo non deporrebbe a favore del Movimento Cinque Stelle.

Insistere puerilmente su alcune regole oggi non più ragionevoli, anche se accettabili in via di principio, toglie significato a ciò che vuol dire ‘politica’, cioè l’arte della mediazione

Era parso ieri, ad un certo punto, che ci fosse la possibilità, procurata dai colloqui con la Casellati, che Berlusconi facesse il famoso ‘passo di lato’, accettando un appoggio esterno al governo Cinque Stelle e Lega, insieme alla Meloni, visto che Di Maio caparbiamente – ma non altrettanto ragionevolmente – insiste a voler fare un accordo solo con Salvini. Questo, fra forni e fornetti, è saltato. Lapidaria la frase gonfia d’orgoglio di un Cavaliere al tramonto: “Non facciamo i servi – o i portatori d’acqua – a nessuno.” Anche queste posizioni dovrebbero trovare un ammorbidimento, in questo dialogo fra sordi. Ma nulla.

Stamattina, fuori di Palazzo Grazioli, la Ronzulli ha dichiarato che anche per FI il tempo è scaduto

Nessuno – e questo è storico – si preoccupa del cittadino ‘comune’, come amano definirci, visto che loro ‘comuni’ non sono, ma ‘speciali’. Dov’è quella bellissima poesia di Totò, “’A livella”? Il progetto adombrato avrebbe potuto salvare i proverbiali capra e cavoli: governo Di Maio-Salvini, FI e FdI in appoggio esterno, e tanti saluti al PD, che nel frattempo ha dichiarato, per bocca dei suoi maggiorenti che ‘non sono la ruota di scorta di nessuno’. Intanto nessuno di loro ha calcolato che anche i cittadini ‘comuni’ si sono stufati di questo gioco ai quattro cantoni, e che questo avrà serie ripercussioni sul prossimo voto, speriamo non troppo in là, giusto per rimettere le cose a posto. Ormai il M5S agli occhi degli elettori è diventato il Partito degli inconcludenti, e certamente se si andasse a votare ad ottobre non riceverebbero lo stesso numero di consensi, nonostante i sondaggi. Il volto di Di Maio in TV è diventato antipatico, mentre ha guadagnato in simpatia quello di Salvini, pur non essendo bellissimo – magari la Isoardi la pensa diversamente… – perché ciò che comunica è la volontà di fare.

Oggi ultimo giro di consultazioni della Casellati

Non siamo ottimisti, come invece appariva ieri Salvini nelle sue dichiarazioni, che facevano pensare appunto ad una svolta. Due muri non s’incontrano, ma possono crollare. Berlusconi e Di Maio se ne sono dette di tutti i colori, entrando nel personale, e questo ha creato una barriera insormontabile. A meno che uno dei due decida di stringere la mano all’altro, guadagnando sicuramente in immagine, da spendere per la prossima tornata elettorale, ci auguriamo con un’altra legge. Quello che la stizza impedisce ai due nemici – non più avversari politici – di vedere, è il ritorno di consensi che genererebbe un gesto di distensione. Se questo è impedito a Di Maio per la sua inesperienza e giovane età, non altrettanto dovrebbe essere per un Berlusconi che nella sua vita non ha fatto altro che il mediatore a tutto campo, ottenendo significativi successi sia nell’imprenditoria che nella politica.

Intanto il popolo sta a guardare

E viene a mente una poesia di Trilussa, a proposito dell’incontro di due re, su di una nave, al largo,con tutto il popolo che li osannava dalla riva, pensando che stessero trattando importanti argomenti per il bene del popolo tutto. Il primo re, dopo aver rassicurato il suo amico sulla salute della regina e del principino, alla domanda del secondo, che chiedeva come stesse e cosa facesse il suo popolo, rispondeva ‘er popolo se gratta’. Anche per la nazione il tempo è finito, fra liti e litarelle da cortile. Ora sarebbe il momento della serietà e della concretezza, perché quella responsabilità che ognuno vorrebbe fosse dell’altro, alla fine pesa sulla schiena di chi i voti ha voluto, cercato e ricevuto. Ora sappiano farne buon uso. Come mostra la defaillance del PD, il popolo, anche se immediatamente non può reagire, ha buona memoria.

Roberto Ragone

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Governo sì, governo no: dalle stelle (cinque) allo stallo

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Probabilmente, anzi, certamente, la sconfitta post-elettorale di questo governo era già nelle intenzioni di chi il Rosatellum ha preparato, come un piattino avvelenato, a chi avesse ricevuto più voti del PD a queste elezioni. La realtà è che nessuno ha vinto, ma tutti hanno perso, e questo era ampiamente prevedibile in un paese che si nutre di sondaggi politici e di intenzioni di voto. Dovessimo andare oggi a rivotare, certamente alcune posizioni si radicalizzerebbero, ma non a vantaggio della governabilità. Nel senso che M5S e Lega avrebbero più consensi, a scapito degli altri partiti, ma questo non sarebbe determinante.

Lo scenario è da prima elementare:

Ognuno dice d’aver vinto e di avere il diritto al premierato e alla creazione di un governo. Ma non è così. Certe liti le abbiamo viste da piccoli attorno ad una pista di sabbia, per stabilire chi avesse diritto a vincere tutte le biglie in gioco. Ricordate, quelle belle biglie di vetro che dentro mostravano piccole volute di colori affascinanti? Bene, questa è la lite di oggi, purtroppo. Da una parte Berlusconi, che accusa i Cinque Stelle di porre veti, pone il veto più impegnativo, non volendo rinunciare, se non altro in nome del senso dello Stato e dell’amore per l’Italia sempre proclamato, a partecipare ad un governo che senza di lui si farebbe in un minuto. Dall’altra Di Maio, che, dopo aver fatto tuoni e fulmini da sempre contro il Berlusca, a questo punto proprio non lo può accettare, pena la perdita di metà, almeno, dei suoi consensi. Per terzo, Salvini, che non può accettare l’esclusione politica del Cav, dato che senza Forza Italia la Lega sarebbe soltanto il terzo partito, dopo il PD.

D’altronde Berlusconi sa benissimo che questa è la sua ultima spiaggia:

Rimanere fuori oggi vorrebbe dire rimanere per sempre a margine di qualsiasi governo. Come un grosso avvoltoio, Martina sta sul ramo a guardare, per cibarsi dei resti dei contendenti. E sa, o spera, che alla fine tutti abbiano bisogno di lui. Tutti mostrano – ora – considerazione per la volontà degli Italiani, e sanno che un passo falso li farebbe precipitare nei sondaggi, e questa è la loro reale preoccupazione. Tutti richiamano al senso di responsabilità, ma solo a quello degli altri. Responsabilità – altrui – è la pezza a colore di chi non sa come risolvere una situazione, e cerca di scaricare il barile sulle spalle degli antagonisti. Insomma, dalle Stelle – Cinque – allo Stallo.

Il voto per i Cinque Stelle e per la Lega è stato, certamente, un voto anche, e soprattutto, contro un Renzi spocchioso, bugiardo, clientelare, eccetera

Tutti abbiamo visto e stigmatizzato alcune sue manovre, a favore di chi certamente non voleva il bene dell’Italia: una per tutte – e val la pena di ricordarlo sempre – l’abolizione del divieto di trivellazione in mare entro le dodici miglia, a favore di alcune grosse società petrolifere. Quelle stesse a cui è stato risparmiato l’obbligo – contemplato nella concessione – di smantellare le torri petrolifere una volta finita l’estrazione. Allora di chi è amico Renzi? Quando poi dobbiamo anche contemplare che il costo delle concessioni è ridotto al minimo. Ma che in realtà ogni Società può, a sua discrezione, denunciare un estratto – che nessuno controlla – inferiore al reale, per cui la concessione diventa gratuita. Oggi don Matteo siede su uno dei banchi di quel Senato che avrebbe voluto esautorare, e trasformare a sua immagine e somiglianza, con uno pseudo referendum costituzionale alla riuscita del quale ci aveva ‘messo la faccia’, e al fallimento del medesimo aveva promesso la sua rinunzia alla carriera politica. Di certe persone l’italiano medio deve avere paura.

E infatti, il rischio è che Di Maio faccia entrare nel governo il PD, anche se mascherato come unità di intenti sul programma

E che don Matteo rientri nella politica del governo neonato, portando la barra del timone dove vuole lui. Una via d’uscita non si intravede, almeno dalle nostre postazioni di osservatori. Berlusconi in questo psicodramma fa la parte di Sansone, che, pur di uccidere il maggior numero di Filistei, fece crollare il palazzetto in cui erano riuniti, e morì egli stesso. Questo vorrebbe dire andare incontro ad altre elezioni. Ma con questa legge elettorale, i risultati cambierebbero poco, specie se i tre moschettieri vorranno continuare a tenere insieme la coalizione di centrodestra. Il governo del Presidente non lo vuole nessuno, a meno che non serva a cambiare le regole elettorali.

Allora si ricomincia daccapo

Intanto, chi ha votato sperando in un aumento delle pensioni, un reddito di inclusione o di cittadinanza, l’abolizione degli iniqui ‘diritti acquisiti’ a favore della Casta, una crescita vera, e non solo quella delle banche: insomma, un miglioramento della situazione precedente, si attacca al tram. La Fornero continua a far vittime, prevedendo l’uscita dal mondo del lavoro almeno a settant’anni, con un cifra mensile ridicola. La disoccupazione galoppa, i grandi distributori di prodotti di consumo e di consumo durevole chiudono i negozi, il lavoro latita, in Italia, e continuerà sempre peggio, dati i balzelli vari che aumentano sempre, e che non potranno diminuire, dati gli impegni economici con l’UE; in attesa del ‘colpo del coniglio’ con l’aumento dell’IVA al 24% (ce lo chiede l’Europa). Ma non siete capaci di mandare a quel paese certe richieste e chi ve le fa? O siete amici del giaguaro? Non sappiamo a che titolo la Bonino si sia prestata a mettere la faccia su di un logo che vorrebbe “+ Europa”, ma sappiamo che di questa Europa ne abbiamo, come diceva tempo fa un quotidiano che fa opinione, ‘i Gentiloni pieni’. Il debito pubblico aumenta, nonostante le notizie diverse – e ciò è fatale, dati i ceppi che l’Italia ha ai piedi con l’euro, la perdita di sovranità monetaria, il patto di stabilità e il pareggio di bilancio; tutti fattori che ci costringono ogni mese a versare fior di milioni di euro alle avide casse dell’Unione Europea, accrescendo, di fatto, il nostro debito. Diceva un economista in TV, che l’usuraio teme due cose: la prima è la morte del debitore, la seconda il fatto che possa ripianare totalmente il debito. Gli usurai vivono degli interessi dei loro clienti, e nessuno, in certi ambienti, avrebbe piacere che l’Italia riuscisse a ripianare il debito pubblico. In realtà, ciò che è debito, lo abbiamo già ampiamente ripagato con gli interessi pagati, anzi, molto di più, e quindi il nostro debito andrebbe azzerato, come è stato fatto con la Germania dopo la caduta del muro di Berlino: la quale Germania non ha pagato un bel nulla. L’altra soluzione è senz’altro l’uscita dall’euro, anche con le ossa rotte.

L’Italia si potrà riprendere solo riconquistando la propria sovranità monetaria

Cioè tornando a poter autonomamente battere moneta per dare impulso all’economia. Questo è un fatto reale, non una battaglia ideologica. Quei paesi che sono usciti dall’euro hanno un’economia che vola. Naturalmente le opinioni di chi sostiene l’UE sono diverse. Allora guardiamo il quotidiano: si dice che la bontà dell’albero si veda dai suoi frutti. Facciamo un bilancio dal governo Ciampi in poi: Prodi, autore di una valutazione della lira a tutto vantaggio della Germania – un marco, 880 lire, un euro –; le dimissioni provocate del Berlusca, manovrando 400 miliardi di euro sul mercato internazionale per far salire lo spread; Monti, con il suo ‘governo tecnico’ che ha distrutto l’economia dell’edilizia; ça va sans dire, l’avvento di Renzi, e così via. Ci va di paragonare il frutto rosso e lucido dell’UE a quello che uccise Biancaneve: avvelenato.

Roberto Ragone

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