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Dark Souls Remastered, il capolavoro originale di Miyazaki torna in grande stile

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Quando si vuole intraprendere un’opera di riedizione di un titolo che è diventato un’icona del gaming, come Dark Souls di From Software, vista l’entità dell’intervento che si vuole compiere, i rischi sono elevatissimi. Cambiare anche il più piccolo particolare in un titolo basato sull’attenzione per il dettaglio e su un simbolismo così ben strutturato può in un sol colpo demolire l’impianto originale e attirare le ire di una delle community più prolifiche e intransigenti del web. Per questo, quando From Software annunciò il ritorno del proprio capolavoro sull’attuale generazione di console, i timori dei fan più accaniti iniziarono a moltiplicarsi vistosamente. Ora che Dark Souls Remastered è finalmente realtà, possiamo dire che l’opera di Miyazaki è riuscita a resistere agli strali del tempo, segno che quando alla base di un titolo c’è un ottimo lavoro il prodotto finale è destinato a resistere. Tutto ciò che era presente nel capolavoro originale è fortunatamente ancora intatto e, nonostante il passare del tempo, l’atmosfera silenziosa, oscura e ansiogena riesce ad avere lo stesso meraviglioso effetto di sempre su chi si trova dinanzi lo schermo. È evidente fin da subito che gli sviluppatori di Virtuos, lo studio asiatico che si è occupato del porting in collaborazione con Bandai Namco, si siano concentrati unicamente sull’adattamento estetico di tutta l’esperienza. Prima ancora di iniziare a vagare per le prigioni dei non-morti ci si accorge che anche i testi e le illustrazioni hanno ora una definizione ben maggiore di quella originale, sgranata e offuscata. La risoluzione è infatti la prima protagonista del miglioramento estetico generale e moltiplica esponenzialmente la quantità di pixel a schermo. Basti pensare che viene addirittura quadruplicata su PlayStation 4 Pro, Xbox One X e PC, dove si raggiungono i 4K senza troppe difficoltà. Lo stesso trattamento è stato riservato anche per le texture, finalmente limpide nel rivestire e rappresentare armature, armi ed incantesimi, rendendo il tutto decisamente più ricco di dettagli. In un gioco che narra la sua storia anche tramite le fattezze di un oggetto o il disegno su uno scudo, questo lavoro acquisisce ancora più importanza. Tramite risoluzione e texture migliorate la definizione grafica di tutto il titolo raggiunge livelli di precisione così alta da emozionare chi ha trascorso centinaia di ore sul titolo originale. Nel particolare sono due i miglioramenti che rappresentano le novità più interessanti di Dark Souls Remastered. L’illuminazione avanzata permette finalmente alle fonti luminose di influire sull’aspetto delle texture e mostra la proiezione di ombre dinamiche molto più al passo coi tempi. Alcuni piccoli effetti grafici, come gli sprite delle anime e alcune sorgenti di luce, sono poi stati completamente tirati a nuovo. Dove però si vede il vero salto in avanti rispetto al passato è nella fluidità dell’azione di gioco, infatti, il framerate è saldamente ancorato sui sessanta frame per secondo, anche nelle. situazioni più concitate e pesanti sul motore di gioco. Per quanto riguarda la giocabilità, niente è stato cambiato e persino la risposta dei comandi è la stessa di un tempo. Il regno di Lordran svetta ancora una volta in tutta la sua maestosità, e si offre tale e quale a come era in passato.

Tutto ciò che avviene in Dark Souls non è finalizzato a causare la morte di chi gioca, ma ad indicare quali sono gli inciampi da non ripetere in futuro. Si tratta di un modo d’intendere il gaming molto comune oggi, ma che nel 2011 era in una fase di scoperta, oppure di “riscoperta” per coloro che provenivano dalla vecchia scuola a 8 e 16 bit. Si muore, si perdono tutte le anime accumulate in quella sessione e si lotta con tutte le proprie forze per non crollare nuovamente prima di aver raggiunto la zona del trapasso. L’incedere della produzione di From Software è grosso modo questo dall’inizio alla fine, intervallato dal tiepido sollievo di quei falò che simboleggiano l’oscurità verso cui sta precipitando il regno. A conti fatti, Dark Souls Remastered continua oggettivamente ad avere una sua attualità, anche al netto di due sequel che ne hanno ampliato non poco le caratteristiche e i contenuti. Chi avrà modo di avvicinarsi al primo episodio dopo aver già provato i suddetti eredi potrebbe trovarsi tra le mani un titolo più lento e macchinoso, al quale mancheranno alcune finezze introdotte solo successivamente. L’assenza iniziale del teletrasporto tra falò, un sistema di crafting eccessivamente intricato, il limite a 2 anelli, così come anche l’impossibilità di effettuare un respec: il lavoro di From Software è rimasto quell’originale diamante grezzo, dotato sì di un proprio equilibrio, ma anche piuttosto rigido se paragonato ai suoi successori. L’unico approccio possibile con una simile produzione è lo stesso che era richiesto nel 2011, pretendendo tanta umiltà, ma anche moltissima pazienza, nel tentativo di padroneggiare un gameplay molto ragionato e non sempre immediato. Se la componente visiva rappresenta sicuramente il principale fattore di novità per coloro che vorranno avvicinarsi a Dark Souls Remastered, non bisogna però tralasciare le diffuse innovazioni che ha subìto il gameplay, soprattutto per quanto riguarda il reparto online. Il titolo può infatti ora contare su server dedicati che vanno a soppiantare il vecchio e fastidioso sistema basato sul peer to peer, complice di tante situazioni surreali dovute alla discontinuità nella trasmissione dei dati tra giocatori. Una nuova base da cui partire per ricostruire un mondo fatto di segni d’evocazione, aiuti e macchie di sangue, ripopolando quello che negli ultimi anni era veramente diventato un regno abbandonato a se stesso. È lodevole inoltre notare come il team di sviluppo abbia provveduto ad inserire altri piacevoli cambiamenti al comparto multiplayer di Dark Souls, come ad esempio la possibilità di evocare direttamente un amico grazie allo stesso sistema di password già visto nel terzo capitolo. Un’introduzione che in parte snatura il senso di abbandono e di casualità che i giocatori del 2011 ricorderanno molto bene, ma che allo stesso tempo consente di godere appieno della possibilità di affrontare in cooperativa le infinite sfide delle terre dei Lord.

È stato aumentato anche il numero di invasioni possibili: un membro ospitante, tre aiutanti e due giocatori ostili, per un totale di sei non morti che possono scontrarsi contemporaneamente nello stesso match. Un’eventualità che è stata estesa anche alla modalità Arena, che ora offre anche battaglie 3v3 e un deathmatch tra 6 giocatori. Tirando le somme, presa per quello che è, questa edizione raggiunge in pieno il suo obiettivo: permettere di giocare il primo Dark Souls nella sua veste migliore. Certo, in alcuni casi il peso degli anni si fa sentire e l’aspetto spoglio, seppur definito delle ambientazioni, avrebbe forse meritato un trattamento ulteriore, ma fortunatamente nulla di tutto questo fa gridare allo scandalo o pregiudica la giocabilità del titolo. Dark Souls Remastered, insomma, è la giusta occasione per recuperare un capolavoro del recente passato se non avete avuto il piacere di giocarlo nel 2011, oppure di avventurarsi nelle terre delle anime oscure tra le storie di draghi e giganti ancora una volta ma con una veste grafica migliorata, un comparto multiplayer assolutamente di tutto rispetto e una fluidità che rende l’esperienza assolutamente incredibile. Il prezzo conveniente unito alla presenza dei contenuti aggiuntivi a nostro avviso sono la ciliegina sulla torta in più che rendono l’acquisto di Dark Souls Remastered ancora più goloso. Quindi, sia che si sia dei veterani del titolo originale, sia che ci si avvicini per la prima volta a questo capolavoro, questa riedizione merita assolutamente l’acquisto.

 

GIUDIZIO GLOBALE:
Grafica: 9
Sonoro: 8,5
Gameplay: 8
Longevità: 9
VOTO FINALE: 8,5

 

Francesco Pellegrino Lise

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Costume e Società

C’erano una volta le colonne sonore con la maiuscola… a “Ci vediamo a via Veneto” il maestro Franco Micalizzi

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Ha composto le musiche di film come “Lo chiamavano Trinità”, “L’ultima neve di primavera”, “Italia a mano armata”, “La banda del gobbo”, “Il cinico, l’infame, il violento” tanto per ricordare qualche titolo. Tempi in qui il grande cinema “made in Italy” vantava grandi firme per le composizioni musicali di commento alle immagini come Franco Micalizzi. Un compositore, direttore d’orchestra e musicista italiano che il regista Quentin Tarantino considera uno dei suoi compositori preferiti, tanto da avere inserito nella colonna sonora del suo “Grindhouse” il tema originale di “Italia a mano armata” e, nella scena finale di “Django Unchained”, il tema de “Lo chiamavano Trinità”.

Sabato 20 luglio 2019 il maestro Micalizzi sarà ospite della trasmissione “Ci vediamo a via Veneto” per un’intervista esclusiva con la giornalista Chiara Rai. Una puntata in cui si parlerà di come sono nate le musiche del maestro Micalizzi che oggi rappresentano un’eccellenza tutta tricolore scolpita nel libro d’oro del cinema italiano.

Undicesima puntata per la trasmissione “Ci vediamo a via Veneto”, trasmessa dalla prestigiosissima location dell’Harry’s Bar by Lepore, dove si parlerà della grande musica scritta appositamente per il cinema ma non solo… come sempre Chiara Rai cercherà di evidenziare aspetti meno noti che riguardano la carriera artistica e vita personale dell’ospite.

La trasmissione potrà essere seguita anche su questa pagina a partire dalle ore 18 di sabato 20 Luglio

Franco Micalizzi nel 1970 riceve l’incarico di comporre la sua prima colonna sonora per il cinema. Si tratta di un western all’italiana in versione comica, Lo chiamavano Trinità, con due attori allora pressoché sconosciuti, Bud Spencer e Terence Hill. Il film riscuote un successo strepitoso sia in Italia che all’estero, decretando l’ingresso di Micalizzi nel novero dei più importanti compositori italiani di colonne sonore.

A questo film ne seguono molti altri: nel 1974, compone la musica del film L’ultima neve di primavera, il cui tema conduttore balza ai primi posti della Hit Parade discografica sia in Italia che all’estero, confermandolo compositore di successo. È autore delle musiche di molti dei più importanti poliziotteschi quali La banda del gobbo, Italia a mano armata, Napoli violenta e Roma a mano armata. In totale ne ha composte più di ottanta, collaborando spesso coi registi Umberto Lenzi e Marino Girolami.

Collabora nello stesso periodo con Luciano Salce, componendo le musiche del film Alla mia cara mamma nel giorno del suo compleanno del 1974. Nel 1975 e poi ancora nel 1978 Micalizzi si reca negli Stati Uniti dove compone e registra le colonne sonore di Chi sei? e Stridulum.

Partecipa nel 1978-79, come direttore musicale, alle prime tredici puntate della terza edizione di Domenica in condotta da Corrado. Tornerà a collaborare con la trasmissione nel 1986, durante la conduzione di Elisabetta Gardini.

Nei primi anni ottanta fonda l’orchestra The Micalizzi Family, dove trova posto anche suo figlio Cristiano. Collabora poi con Bud Spencer e Terence Hill per alcuni poliziotteschi in chiave comica, tra cui Nati con la camicia, Non c’è due senza quattro, e Delitto a Porta Romana. Un altro grande successo è una versione della sigla di Lupin III interpretata da Irene Vioni con l’Orchestra Castellina-Pasi nel 1982.

La sua attività comprende anche diverse collaborazioni con la Rai per le musiche di alcune importanti fiction quali Albert e l’uomo nero; le cento puntate della serie televisiva Passioni su Rai 1; il film televisivo in due puntate Un figlio a metà su Rai 2.

Nel 2005 Micalizzi forma un’orchestra di 18 elementi, la Big Bubbling Band, con la quale intraprende una serie di concerti dove esegue le sue numerose colonne sonore e in particolare i temi dei polizieschi all’italiana degli anni settanta e ottanta, molto richiesti da un pubblico di appassionati.

Nel 2006 Micalizzi dà vita al progetto Gli Originali, in collaborazione con numerosi artisti della scena hip-hop italiana, fra i quali Deda MD, i Colle der Fomento, The NextOne, Kaos One, Funky Turi a.k.a. Calabro Nove, Speaker Dee Mo e altri ancora. Nel 2012 dirige l’orchestra dello spettacolo televisivo Panariello non esiste. Nello stesso anno torna con un disco di inediti Veleno. A novembre 2013 esce il nuovo disco Miele, e contemporaneamente la sua autobiografia C’est la vie d’artiste.

A ottobre 2014 esce il suo lavoro più recente, Ondanuova 1, all’interno del quale Micalizzi ospita solisti italiani e internazionali quali il tastierista Jeff Lorber, il sassofonista Eric Marienthal, il bassista Jimmy Haslip, il trombettista Fabrizio Bosso, il batterista Cristiano Micalizzi, suo figlio, che è anche produttore dell’album.

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Economia e Finanza

I vantaggi delle offerte per il gas online

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Sono purtroppo ancora molti gli italiani che non sanno di poter cambiare comodamente il gestore di energia elettrica e gas, eppure trovare le migliori offerte per il gas online non è così difficile. Sono infatti tantissime le aziende di fornitura che pubblicano in rete tutte le loro migliori offerte, chiare e precise fin nel minimo dettaglio, come ad esempio accade con Gelsia energia.

Quanto costa il gas naturale in Italia

Alcune ricerche effettuate dall’autorità per l’energia hanno evidenziato che l’Italiano medio difficilmente sa quanto spende per il gas naturale o l’energia elettrica. In pratica circa il 70% degli italiani, quindi anche coloro che si lamentano del caro bollette, non conoscono il tipo di contratto che hanno sottoscritto e non hanno idea del prezzo al metro cubo standard pagato per il gas naturale consumato. Per poter capire se una nuova proposta è più o meno interessante è invece necessario avere un’idea chiara di quanto si spende. Questo dato è contenuto in una qualsiasi bolletta; su questo tipo di documento deve infatti essere inserito sia l’ammontare della cifra da pagare per i consumi, sia il metodo di calcolo effettuato per ottenere tale cifra. Quindi in bolletta possiamo leggere il costo al metro cubo standard, oltre che la presenza di accise, tributi e oneri di sistema. In particolare, il costo degli oneri di sistema è praticamente uguale per ogni compagnia, ciò che varia è il prezzo della componente energia.

Risparmiare confrontando le offerte

Ora che sappiamo come verificare quanto spendiamo ogni mese per il gas naturale che consumiamo in casa, sarà per noi più facile fare un confronto con le offerte gas online di altre compagnie, o anche con altri tipi di proposta del medesimo fornitore. Come abbiamo detto prima, il dato che dobbiamo controllare riguarda il costo della componente energetica, quindi quello praticato per ogni metro cubo standard di gas naturale consumato. Tale cifra in genere non differisce nel corso della giornata, in quanto per il gas non si pratica una tariffa a fasce orarie, come invece avviene per i consumi di energia elettrica.

Offerte particolari

Dopo aver verificato il costo a metro cubo standard del gas naturale, conviene ricordare che sono varie le aziende che effettuano sconti particolari, che incidono in modo importante sulla bolletta. Una delle offerte per il mercato libero più applicate oggi è quella che vede il costo della componente energia prefissato per un certo periodo di tempo, in genere per almeno 12 mesi. Questo tipo di proposta permette di metterci al riparo da eventuali rincari; visto che nel corso di un anno in genere i rincari superano eventuali abbassamenti delle tariffe, avere il prezzo bloccato è sempre un’ottima opportunità. Sono anche disponibili offerte gas online che propongono sconti a coloro che le sottoscrivono online, o a chi ha la fornitura del gas naturale e della corrente elettrica presso la medesima azienda. In questi casi in genere si tratta di sconti una tantum, che però possono ammontare ad alcune decine di euro, particolarmente interessanti se calcolati sulla spesa annuale per il gas. or

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Cronaca

Punto dalla vedova nera mentre lavora in giardino: salvato in extremis

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Paura a Barletta, dove sabato un cinquantenne è stato punto da una ‘malmignatta’, un genere italiano di ragno appartenente alla famiglia della famigerata specie della ‘vedova nera’.

L’uomo, che stava lavorando in un giardino in campagna, è finito in ospedale dopo essere stato punto alla gamba dall’insetto. La puntura gli ha provocato sudore, convulsioni, dolori articolari, muscolari e all’addome, aggravando ora dopo ora la situazione, fino a quando il 50enne è finito in una situazione definita “critica”.

Accertati i sintomi, l’ospedale di Barletta si è rivolto al Centro nazionale Antiveleni ‘Maugeri’ di Pavia, che dopo una diagnosi per avvelenamento, in una frenetica corsa contro il tempo, ha inviato il siero specifico ‘anti-vedova nera’. In poche ore l’antidoto è giunto da Milano a Barletta con un volo di linea e, dopo 40 minuti dall’assunzione, il paziente è stato stabilizzato.

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