Castelli Romani
De Righi a Officina Stampa: le biblioteche come motore di cultura e sviluppo nei Castelli Romani
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1 mese faon
Giovedì 6 novembre, nel corso della puntata di Officina Stampa, condotto e ideato da Chiara Rai, è stato ospite Giuseppe De Righi, presidente del Consorzio Sistema Castelli Romani e recentemente eletto neopresidente della Rete delle Reti, associazione nazionale dei sistemi bibliotecari.
La conduttrice lo ha introdotto sottolineando l’estensione e la capillarità del sistema: “Lui è il presidente del Consorzio Sistema Castelli Romani e poi neopresidente della Rete delle Reti, che è un’associazione nazionale di sistemi bibliotecari.”
“Il sistema – ha detto De Righi – è tentacolare, al territorio in maniera diffusa, in maniera immersiva peraltro.”
Un’apertura che già mette in luce l’importanza di un lavoro che spesso passa inosservato. De Righi ha spiegato come le biblioteche comunali rappresentino il vero contatto dei cittadini con la cultura: “Le biblioteche stanno in tutti i comuni e quindi, da questo punto di vista, noi siamo in grado di stare in tutti i territori. Poi, diciamo così, quello che fanno le biblioteche, soprattutto le biblioteche comunali, è un’opera di carattere meritorio. Perché, diciamo così, la cultura in genere, quando se ne parla, si parla delle biblioteche nazionali, quelle delle università, quelle importanti, eccetera. Ma il vero contatto della popolazione, dei cittadini con la cultura si estrinseca, si realizza a livello delle biblioteche di pubblica lettura, delle biblioteche comunali.”
Con queste parole, De Righi sottolinea un problema storico del nostro Paese: le biblioteche locali, pur essendo essenziali, sono spesso trascurate e poco valorizzate dalla legislazione nazionale. “Le quali, peraltro, sono pure un po’ neglette dal legislatore nazionale, non solo adesso. Perché la legislazione nel suo complesso ha realizzato un meccanismo per il quale la competenza sulle biblioteche comunali è solo della regione. Quindi non c’è un’iniziativa nazionale intorno a questo. Ecco perché, e torno all’altra questione della quale tu hai detto, abbiamo costituito questa associazione nazionale dei sistemi bibliotecari, che si chiama appunto Rete delle Reti, per cercare di fare in modo di dare voce a livello nazionale alle biblioteche comunali, alle biblioteche di pubblica lettura.”
Il ruolo della Rete delle Reti, evidenzia De Righi, va oltre la mera gestione dei libri: è un motore di aggregazione sociale. “Il nostro slogan è il meglio delle biblioteche italiane in ogni biblioteca. Quindi noi puntiamo a fare in modo che intanto si aggreghino tanti sistemi, ma soprattutto che questa idea del fare sistema non sia solo un’idea per territori come il nostro, che hanno maturato per tempo questa opportunità, ma che sia un’iniziativa di carattere strategico.”
A titolo pratico, l’esperienza dimostra come fare sistema produca servizi concreti per i cittadini. “Era un direttore di banca. Che vuol dire? Vuol dire che lei si trova qui ad Albano oggi, no? E fa il direttore di banca qui ad Albano. Ha bisogno di un libro. Lei può consultare un catalogo sul computer, trova questo libro e lo trova a Colonna e glielo portiamo noi. Non deve andare lei a Colonna a prenderlo. E questo è un servizio ai cittadini di livello importantissimo.” Questo esempio chiarisce come il lavoro di rete superi i limiti geografici, rendendo la cultura più accessibile. Inoltre, grazie alla collaborazione con il Consiglio nazionale delle ricerche, “è possibile acquisire i volumi anche da lì. Abbiamo messo in piedi tutta un’attività così importante e significativa.”
La nomina di De Righi a presidente nazionale riflette la consolidata esperienza del territorio dei Castelli Romani. “Probabilmente da gran parte del territorio nazionale si riconosce a questo territorio di essere un po’ il capofila di tutta un’organizzazione. Teniamo conto che probabilmente questo nostro sistema è il più antico nato in Italia. Questo è nato nel 1994 quando io ero sindaco di Roccapiola e l’abbiamo costituito formalmente perché all’epoca nacque come convenzione dei comuni. L’abbiamo costituito formalmente come consorzio nel 1997 quindi ha superato anche la maggior età e se vogliamo insomma è più che trentennale. Stiamo arrivando quasi ai quarant’anni.”
Un’esperienza lunga, consolidata e che porta vantaggi concreti sia ai cittadini sia agli amministratori locali: “Se ognuno dovesse gestire in conto proprio un sistema di questo tipo, dare servizi di questa qualità per i comuni sarebbe un bagno di sangue completo.”
Chiara Rai ha posto poi un tema cruciale: il ruolo delle biblioteche nei borghi. De Righi ha spiegato come il Consorzio Castelli Romani non si limiti a gestione e prestiti: “Il sistema Castelli Romani da quattro anni a questa parte, da tre anni a questa parte è stato riorganizzato. Prima era sistema bibliotecario Castelli Romani. Adesso è diventato consorzio sistema Castelli Romani biblioteca e cultura e turismo. Tant’è che una delle missioni che abbiamo è proprio quella della promozione turistica del territorio.”
L’integrazione tra cultura e turismo è concreta: “Non per niente abbiamo presentato la Guida di Repubblica dei Castelli Romani. La Guida di Repubblica dei Castelli Romani è un lavoro sul quale noi come destination management organization abbiamo provveduto a cogliere questa opportunità.” In sostanza, la cultura diventa veicolo per promuovere l’intero territorio.
De Righi ha evidenziato che esperienze di questo tipo sono attrattive e strategiche, non solo per il pubblico locale ma anche per un turismo nazionale e internazionale: “Il nostro compito è fare tesoro di tutte queste cose e offrirle a un mercato adeguato, a un mercato importante perché il turismo, diciamo così, organizzato su questo piano attrae solo il pubblico del circondario. Per fare turismo noi dobbiamo fare lo sforzo di vendere il nostro territorio a un pubblico un pochino più vasto, non dico solo a livello regionale ma almeno a livello nazionale e laddove ce la facciamo anche a livello internazionale. Il nostro compito è fare queste esperienze e costruire intorno a queste esperienze dei pacchetti importanti che i tour operators possano vendere e sulla base di questo possano dare anche delle risposte economiche al nostro territorio.”
Il messaggio è chiaro: la cultura, i servizi bibliotecari e il turismo nei Castelli Romani non sono fini a se stessi, ma strumenti strategici di sviluppo locale, di coesione sociale e di promozione economica. Come sottolinea De Righi, “Non è che siamo qui a lavorare solo per la bellezza, per carità, la bellezza salverà il mondo e sicuramente salverà anche noi, però non è sufficiente, occorre anche che in un modo o nell’altro noi siamo in grado di trasformare tutte queste iniziative in un motore di sviluppo del nostro territorio.”
In questo quadro, le biblioteche diventano centri di comunità, strumenti di inclusione e di promozione culturale, ma anche leve per l’economia e la valorizzazione del territorio. La puntata di Officina Stampa ha reso evidente come una visione strategica, unita a gestione capillare e innovativa, possa trasformare un servizio tradizionale come la biblioteca in un vero e proprio motore di sviluppo locale.
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