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Il prof. Carmelo Lavorino espone 14 punti a sostegno dell’innocenza della famiglia Mottola e annuncia nuove consulenze in vista del terzo processo disposto dalla Cassazione
Oltre a fornirci preziosi suggerimenti nel merito di casi di cronaca nera in in essere, il prof. Lavorino fa parte, fra l’altro, del collegio di difesa della famiglia Mottola, indiziata di reato per l’omicidio di serena Mollicone, il famoso cosiddetto “delitto di Arce”. In questo caso, il prof. Lavorino ha già tirato fuori dal carcere il carrozziere Carmine Belli, in prima istanza condannato per l’omicidio di Serena Mollicone, il cui cadavere venne trovato il 3 giugno del 2001 nel boschetto di Fontecupa, che oggi si chiama Fonte Serena, in omaggio alla diciottenne lì ritrovata. Carmine Belli fu condannato per quella morte. Assolto poi in appello, quando il team della difesa, di cui faceva parte. Lavorino, riuscì a dimostrarne l’innocenza. Le indagini ripresero, e sotto il mirino della magistratura, e soprattutto dell’opinione pubblica, cadde la famiglia del comandante della caserma dei CC, il maresciallo Mottola, sua moglie e suo figlio. L’accusa sostenne che l’omicidio fosse avvenuto proprio in caserma, e che l’arma del delitto fosse stata una porta interna, che portava il segno di un violento urto. I Mottola, rinviati a giudizio, furono assolti in prima e seconda istanza, riuscendo il prof. Lavorino, a dimostrare che quel segno sulla porta era incompatibile che la causa della morte di Serena. Anche Stavolta la Cassazione ha rigettato ( date le reazioni in paese, primo accusatore dei Mottola, possiamo dire, “a furor di popolo”?)l’a seconda assoluzione, ordinando un nuovo processo.
Riportiamo di seguito il Comunicato dell’Ufficio Stampa Difesa Mottola, a cura del prof. Carmelo Lavorino
DOCUMENTO DELL’UFFICIO STAMPA DIFESA MOTTOLA
OMICIDIO SERENA MOLLICONE – GIALLO DI ARCE
I Mottola innocenti per 14 motivi – Documento basico-programmatico del Pool Difesa Mottola
Omicidio Serena Mollicone, imputati ancora una volta i Mottola.
Siamo pronti ancora una volta a dimostrare l’innocenza dei Mottola e l’illogicità dell’impianto accusatorio: presenteremo ulteriori consulenze criminalistiche-forensi-investigative, e dimostreremo per la terza volta quanto segue:1) Franco, Marco ed Annamaria Mottola sono innocenti, nulla hanno a che vedere con la morte di Serena Mollicone, sono vittime di un’analisi investigativa strampalata, faziosa e contraddittoria, esplosa causa il “veleno della vipera” e il “sonno della ragione”, il primo è un brocardo popolare, il secondo un insegnamento di Francisco Goya.
2) L’impianto accusatorio contro i Mottola è zeppo degli stessi errori commessi contro Carmine Belli (perfezionati nel loro valore errorifico): frutto di illogiche ed avventate ricostruzioni sfociate nell’innamoramento dell’illazione-intuizione che diviene tesi, e, purtroppo, troppi inquirenti, invece di essere freddi e imparziali come loro dovere, si sono fatti trascinare dall’innamoramento del sospetto, dell’ipotesi e dell’errore d’equipe; purtroppo non sono state seguite le regole del buon senso, della logica, il sonno della ragione ha generato mostri (Francisco Goya); errare è umano, perseverare diabolico, tale massima è stata usata addirittura dal Procuratore Capo di Cassino, il compianto dottor Mario Mercone quando commentò gli errori della Procura e degli investigatori, sul caso Belli, ingiustamente accusato.
3) Di fatto, gli inquirenti sono entrati nel deserto, e lì si sono peri, continuano a vagare a doppio cerchio, errore infinito, o come il nastro di Moebius!
4) La porta della caserma non + in mezzo lesivo che ha provocato la ferita all’arcata sopraccigliare sinistra di Serena; trattasi di errore strutturale e di constatazione del CTPM e della fissazione apodittica dell’impianto accusatorio: intuizione fallace.
5) I frammenti lignei rinvenuti sul nastro che avvolgeva il capo di Serena non provengono dalla porta, trattasi di errore strutturale e di constatazione del CTPM e della fissazione apodittica dell’impianto accusatorio; errore causato dalla fallace intuizione di chi volle costruire sulla porta la teoria del crimine.
6) Il frammento di vernice rinvenuto fra i capelli di Serena non proviene dalla caldaia del balcone della caserma, errore strutturale e di constatazione del CTPM, nonché leggerezza di analisi investigativa: trattasi di forzare i tasselli del puzzle per dimostrare la teoria graita.
7) Serena Mollicone è stata colpita all’arcata sopraccigliare mentre era nuda, questo è dimostrato dall’assenza di sangue sulla felpa, sulla maglietta e sugli indumenti; la ferita è nota come “ferita del pugile”, ferita di immediato sanguinamento. Purtroppo gli inquirenti guardano dalla parte opposta e si coprono gli occhi, nascondendo la testa come gli struzzi.
8) Quella mattina del 1 giugno 2001 Serena non è entrata in caserma per recarsi da Marco Mottola, non vi sono prove e/o elementi storici, comportamentali, tutto dimostra il contrario; le dichiarazioni del brigadiere Santino Tuzi sono sospette, vaghe, tardive, illogiche, contraddittorie, frutto di problemi psicologici esistenziali. Problemi che gli hanno causato fortissima perdita di autostima, vergogna di sé, pentimento e ansia. Tali da indurlo al suicidio.
9) Il maresciallo Franco Mottola non ha effettuato alcun depistaggio, come invece erroneamente e fantasticamente è stato ipotizzato dall’impianto accusatorio, propagandato senza il rispetto della presunzione d’innocenza, e purtroppo divenuto “dogma accusatorio”.
10) Il corpo di Serena è stato portato in Fontecupa la notte fra sabato 2 giugno e domenica 3 giugno, non la notte di venerdì 1 giugno, anche questo scagiona i Mottola e, soprattutto invalida maggiormente l’impianto accusatorio già invalidato e demolito.
11) Contro la famiglia Mottola s’è scatenata la caccia alle streghe, il sadismo della folla urlante, che gode malignamente e cinicamente del danno altrui, la parte sadica che grida: “Prima impiccateli, poi processateli”. Purtroppo mlti mezzi d’informazione hanno agito in tal senso; diversi cacciatori di falsi scoop hanno strumentalizzato il dolore e la sete di giustizia di Guglielmo Mollicone e dei suoi parenti, così, i familiari i Serena sono caduti nell’infernale trappola mass-mediatica “Se accusi i Mottola avrai voce e visibilità – i Mottola sono colpevoli – Vi siete convinti della loro colpevolezza e noi vi sosterremo”. Questo è uno dei peggiori atti di inciviltà giuridica sinora verificatisi.
12) I consulenti del PM si sono adeguati in maniera acritica all’impianto accusatorio, ed hanno commesso errori elementari da noi ampiamente confutati e demistificati in ambito processuale e di contraddittorio: abbiamo dimostrato anche gli errori matematici, logici, di impostazione, di ragionamento e di conclusione.
13) Nell’impianto accusatorio non quadrano i tempi, i comportamenti, i fatti e la logica; inoltre gli indizi “seri” non portano verso i Mottola: a) la impronte papillari sui nastri sono della combinazione criminale che ha “confezionato” Serena Mollicone e non sono dei Mottola; b) i frammenti di DNA repertati sui nastri non sono dei Mottola; c) i tabulati telefonici dei Mottola e della caserma CC dimostrano che non hanno potuto portare il corpo di serena in Fontecupa per la notte dl 1 giugno, né per le ore 00,00 a seguire, né poi; d) le montature psico-investigative di ammaliamento dell’opinione pubblica quali il telefonino, l’hashish e il prelievo di Guglielmo Mollicone durante il funerale sono state ampiamente demistificate in sede processuale (in particolar modo il fatto che l’ordine di condurre Mollicone padre in caserma, venne impartito dal capitano Trombetti); e) le disastrose ed antiscientifiche ipotesi della porta quale mezzo lesivo, dei nastri contenenti i frammenti lignei della porta e del frammento di vernice, sono state ampiamente da noi confutate, così come è stato ampiamente dimostrato che trattasi di un mix di sbagli e fissazioni investigative senza costrutto , illogiche e strampalate; f) l’avvistamento di Carmine Beli presso il bar Della Valle (Chioppetelle), non è del 1 giugno 2001, ma del 31 maggio, la ragazza vista piangere d Belli non era Serena Mollicone, il ragazzo che la strattonava non era Marco Mottola,; g) Tuzi mai è andato a chiedere scusa a Carmine Belli (soprattutto il giorno della liberazione di Belli), bensì alcune settimane dopo la scarcerazione, lo vide in Arce e gli gridò da lontano: “Ciao Carmine, ho saputo che eri innocente”. H) le tardive, sconclusionate e insignificanti dichiarazioni dei vari Malnati, Tersigni, Ferrauti ed altri non hanno alcun valore probatorio, sono il frutto di pettegolezzi e di “dagli all’untore” di manzoniana memoria.
14) Tuzi è inattendibile, non credibile, reticente e contraddittorio, con comportamento stranissimo, evitante ed omissivo. E’ evidente che sia stato “messo in mezzo” e pressato sino a che non ha dichiarato quello di cui qualcuno si era apoditticamente fissato, e quello che aveva generato il catastrofico “errore d’equipe”. Le registrazioni depongono in tal senso. Stranissimo è il fatto che si sia impaurito quando gli è stato fatto capire con un bluff che “I RIS avevano trovato tracce di Serena al piano superiore della caserma CC di Arce”, nostra domanda :” Ma lui che ne sapeva?” Comunque i RIS non hanno trovato tracce di Serena ak piano superiore, giusto per chiarezza.
Tuti si è suicidato per perdita dell’autostima per i seguenti motivi combinati: a) delusione per il rifiuto dell’ex amante Annarita Torriero (ultimo contatto telefonico prima del suicidio); b) pentimento, vergogna e disprezzo di sé per essersi fatto mettere in mezzo e sopraffare , sino ad accusare velatamente Marco Mottola; c) segreti personali sul proprio comportamento non collegato ai Mottola, ma alla sua vita che un’adeguata vittimologia dovrebbe individuare.
Si ricorda che il comportamento è sempre un modo per non confessare, e che il suicidio è sempre una forma di confessione.
Concludiamo con l’invito ai giornalisti e ai mezzi d’informazione a fare vera informazione, di smetterla – a chi lo fa – di dare sempre e comunque voce solo alle ipotesi dell’accusa, di smetterla – a chi lo fa – a non dare voce a chi ha scelto per motivi di cassetta, di audience, di visibilità, per non finire nel dimenticatoio la facile via della colpevolezza dei Mottola ad ogni costo. Non si possono fare due pesi, tre misure e quattro voci: per Garlasco oggi quasi tutti sono innocentisti verso Alberto Stasi, tutti sono garantisti, tutti sospettano delle indagini e le criticano. Invece con i Mottola succede l’esatto contrario, si dice; “Tanto sono colpevoli, perché lo dice la televisione, e perché alla televisione lo hanno detto i giornalisti passacarte degli inquirenti…..” , e così in molti incassano il classico piatto di lenticchie. Trattasi di atteggiamento ridicolo, bipolare, incivile, demenziale e antigiuridico: IL SONNO DELLA RAGIONE GENERA MOSTRI.
Non si comprende – a meno che non ci siano motivi di cassetta o personali/amicali/sentimentali/sessuali, o di “ordini dall’alto”, o di ruffianaggine (leggi opportunismo) perché si dia voce a personaggi fuori del processo, a personaggi che accusano i Mottola senza alcuna cognizione di causa e/o senza alcuna prova, pronti solo ad accodarsi alle calunnie e al sospetto dell’infamia, a dar voce a pseudoconsulenti che ben poco sanno di scienza e dei fatti che hanno collegamenti personali e/o professionali con i consulenti che buttano callide accuse senza averle dimostrate.
Concludiamo con l’invito a giornalisti e a mezzi d’informazione a fare vera informazione, di smetterla di dare sempre e comunque voce solo alle ipotesi dell’accusa, e a non dare voce a chi ha scelto per motivi di cassetta, di audience, di visibilità, per non finire nel dimenticatoio, la facile via della colpevolezza dei Mottola ad ogni costo.
Firmato Prof. Carmelo Lavorino Responsabile Ufficio Stampa Difesa Mottola
USDM Ufficio Stampa Difesa Mottola
AMMINISTRATORI: Gaetano Bonaventura – Enrico Delli Compagni – Valentino Fusco – Carmelo Lavorino
POOL DIFENSIVO: Avvocati difensori: Francesco Germani – Piergiorgio Di Giuseppe- Enrico Mela – Fabio Quadrini.
CONSULENTI TECNICI: Prof. Giorgio Bolino Medico Legale – Dott. Enrico Delli Compagni Psicologo Forense – Ing. Cosimo Pyo Di Mille – Prof. Carmelo Lavorino criminologo investigativo criminalista – Prof. Claudio Lavorino Biologo.