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Cronaca

DELITTO DI COGNE: CONFERMATA LA PROROGA DEI DOMICILIARI PER ANNA MARIA FRANZONI

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Il Tribunale ha preso questa decisione poiché la Franzoni ha scontato già due terzi della pena inflittagli

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Angelo Barraco

Bologna –  E’ stata prorogata la detenzione domiciliare per Anna Maria Franzoni, lo ha deciso il Tribunale di sorveglianza di Bologna. Il Tribunale ha preso questa decisione poiché la Franzoni ha scontato già due terzi della pena inflittagli. La donna si trova ai domiciliari dal giugno 2014 a Ripoli di Santa Cristina, sull’Appennino Emiliano. Anna Maria Franzoni è stata condannata in via definitiva a 16 anni di reclusione per aver cagionato la morte del figlio Samuele presso la villetta di Cogne il 30 gennaio 2002. La donna non ha presenziato in aula durante l’udienza che decideva la proroga ai domiciliari o l’eventuale detenzione carceraria, i suoi avvocati erano abbastanza tranquilli stamane in merito al dibattimento che sarebbe stato affrontato in aula. Ma ripercorriamo il delitto di Cogne e la vicenda giudiziaria di Anna Maria Franzoni; il 30 gennaio 2002 è una data che è entrata nella storia poiché l’Italia si è svegliata con lo sgomento di un delitto atroce e assurdo, quello di Samuele Lorenzi. I centralini del 118 ricevono una telefonata di Anna Maria Franzoni alle ore 8.28 e in quella telefonata si sentiva parlare una donna in preda all’ansia e alla disperazione che diceva di aver trovato nel letto coniugale il figlio minore di tre anni che vomitava sangue. Quella stessa mattina Anna Maria Franzoni chiamò anche un’altra persona che entrerà in questa storia per ciò che ha fatto la mattina del delitto: la dottoressa Ada Satragni che aveva subito ipotizzato che la causa della morte era naturale ed era dovuta ad un aneurisma cerebrale. La dottoressa inoltre, quella mattina, fece delle manovre che hanno inevitabilmente compromesso la scena del delitto, per prima cosa ha lavato la testa del bambino e poi ha spostato il piccolo fuori casa, malgrado vi fosse molto freddo, tutto ciò lo fece con una barella improvvisata e con un cuscino. Non appena giunsero i soccorritori del 118 notarono subito che quelle ferite erano la conseguenza di un atto violento e chiamarono i Carabinieri. La morte di Samuele Lorenzi avvenne alle ore 9.55, l’autopsia rivelò che le cause della morte furono dei colpi sferrati alla testa con un oggetto contundente. Sul corpo del piccolo sono rinvenute tracce di rame, ciò fa pensare che l’oggetto fosse di metallo. Esattamente quaranta giorni dopo l’omicidio la Franzoni è stata iscritta nel registro degli indagati per l’omicidio del figlio. Il 14 marzo 2002, dopo l’iscrizione al registro degli indagati, è stata arrestata con la stessa accusa. 
 
ITER PROCESSUALE: Il processo di primo grado si svolge nel 2004, la Franzoni viene condannata con rito abbreviato e la pena inflittagli è di 30 anni di reclusione, nel processo d’appello viene ribadita la colpevolezza della donna, qui la Franzoni è affiancata dall’avvocato Taormina. Il processo si conclude il 27 aprile del 2007 con una sentenza che ha ridotto la sua pena a 16 anni. La riduzione della pena è stata determinata grazie alle attenuanti generiche che furono ritenute equivalenti all’aggravante della commissione del fatto nei confronti del proprio discendente. Ci fu il ricorso il Cassazione e nel frattempo la donna rimase in libertà poiché i giudici avevano escluso il pericolo di fuga, l’inquinamento delle prove e la reiterazione del reato. E’ stata effettuata anche una perizia psichiatrica nel novembre del 2008, perizia voluta dalla stessa Franzoni. La perizia confermò il rischio di reiterazione del reato e gli fu negata la possibilità di incontrare i figli fuori dal carcere. Nel gennaio del 2009 la donna fu rinviata a giudizio per calunnia nei confronti di  Ulisse Guichardaz e per frode processuale ed è stata condannata dal Tribunale di Torino ad un anno e quattro mesi nell’aprile del 2011. Il reato successivamente cadde in prescrizione. Dopo sei anni di detenzione, esattamente il 26 giugno del 2014, la donna venne scarcerata. Il motivo? Una perizia che ha escluso il pericolo di recidività. La donna già godeva di permessi premio e lavorava fuori dal carcere.
 
INDAGINI NELLA VILLETTA DEGLI ORRORI; L’ACCUSA.  L’arma del delitto non fu mai ritrovata, furono fatte numerose ipotesi sul tipo di arma, sulle dimensioni ma non fu mai rinvenuta. Sul pigiama della Franzoni furono trovate grandi quantità di sangue. L’accusa in sede processuale ha sostenuto che la donna lo ha usato nel compiere il delitto, poiché questa era l’unica spiegazione possibile. Altre macchie di sangue furono trovate nelle suole delle ciabatte della Franzoni. Fuori dall’area in cui si è verificato l’omicidio, non vi erano segni di fuga ergo non poteva esserci stato alcun intruso secondo l’accusa e i vicini non hanno notato nulla di strano. 
LA DIFESA: La difesa sostiene che il pigiama non sarebbe stato indossato dall’assassino e che giaceva sul letto e sostiene che l’assassino si sia introdotto in casa dopo aver visto la Franzoni che accompagnava il figlio alla fermata dello scuolabus. Nessuno rubò niente all’interno della casa e la donna dichiarò di aver chiuso la porta. Anche le dichiarazioni contraddittorie della donna suscitarono scalpore. Successivamente iniziò ad additare come assassini i vicini di casa, come Ulisse Guichardaz, indicandolo come il vero assassino. La donna disse che l’uomo aveva comportamenti molesti contro di lui, comportamenti che la stessa aveva mai segnalato a nessuno e non aveva mai denunciato. L’uomo fu interrogato ma nulla emerse sul suo conto, successivamente Anna Maria Franzoni puntò il dito su Daniela Ferrod, donna con il quale ma Franzoni ebbe qualche lite in passato nonché colei che chiamò per prima in soccorso. 

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Cronaca

Milano, trovata bimba di due anni morta in casa e madre in stato di incoscienza

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MILANO – Una bimba di due anni trovata morta in casa, a Cisliano, dai Carabinieri della Compagnia di Abbiategrasso.

Verso l’una di questa notte i militari, attivati dal 112, sono entrati attraverso la finestra nell’abitazione, in quanto la porta di ingresso risultava chiusa dall’interno e nessuno rispondeva, dove è stata trovata la piccola priva di vita e la madre in stato di incoscienza.

La donna è stata trasportata all’ospedale di Magenta dove si trova attualmente piantonata dai Carabinieri.

Sul posto, oltre ai Carabinieri del Nucleo Investigativo e della Compagnia Abbiategrasso, il Pubblico Ministero della Procura di Pavia, dott. Roberto Vincenzo Oreste Valli, ed il medico legale.

Al momento non sono note le cause della morta della piccola, che non presenta evidenti segni di violenza sul corpo.

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Milano e hinterland, gli irriducibili del Covid: tra feste clandestine e assembramenti i Carabinieri denunciano 32 persone

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MILANO – Anche il sabato appena trascorso ha fatto registrare numerosi interventi da parte dei Carabinieri a seguito di assembramenti, feste clandestine e violazione dei decreti da parte di titolari di esercizi pubblici.

Nel tardo pomeriggio di sabato 6 marzo, alle ore 18:00 circa, personale della Stazione Carabinieri di Castano Primo e del N.O.R. della Compagnia di Legnano, hanno proceduto al controllo di un bar sito in piazza Sant’Ambrogio a Vanzaghello e di un altro in via Villoresi a Turbigo in quanto al loro interno venivano trovate rispettivamente 4 e 6 persone assembrate ed intente a consumare bevande. Entrambi i locali venivano quindi temporaneamente chiusi per 5 giorni ed i 10 avventori venivano sanzionati amministrativamente per le violazioni delle disposizioni in materia di contenimento del contagio.

Alle 19:00 circa dello stesso giorno, a Cormano, i Carabinieri della locale Stazione hanno sanzionato 3 ragazzi, facenti parte di un gruppo più ampio di persone allontanatesi velocemente all’arrivo degli operanti, che erano assembrati presso la stazione F.N. Milano. Uno dei ragazzi inoltre, un 16enne italiano, è stato trovato in possesso di 0.34 gr. di hashish e quindi segnalato quale assuntore di sostanze stupefacenti.

Anche a Cologno Monzese in via Visconti, alle ore 20:00 circa di ieri, i Carabinieri della locale Tenenza, con l’ausilio di personale della Polizia Locale, hanno proceduto al controllo di numerosi avventori trovati a stazionare nei pressi di un minimarket di proprietà di un cittadino bengalese 37enne, che è quindi stato sanzionato per aver consentito la somministrazione di cibi e bevande nelle adiacenze del locale, con sospensione e chiusura dell’attività per 5 giorni. Nel complesso, al termine del controllo, sono state poi sanzionate per assembramento e mancato utilizzo dei dispositivi di protezione individuale, 8 persone.

Nella medesima serata, a Milano, personale della Compagnia Milano P.ta Monforte e del Nucleo Radiomobile sono intervenuti presso il parco “Metropolitana Cimiano” in quanto erano pervenute al 112 varie segnalazioni di assembramenti. Giunti  sul posto, gli operanti hanno identificato e segnalato per l’inosservanza delle misure anti – covid, 7 cittadini sudamericani tra i 19 ed i 23 anni che si erano riuniti a consumare alcolici insieme ad altre decine di giovani che sono riusciti ad allontanarsi precipitosamente alla vista dei Carabinieri.

Più tardi, alle ore 22:30 circa, i Carabinieri della Tenenza di Cologno Monzese sono poi intervenuti in via Quattro Strade, sanzionando 4 stranieri di origine moldava per la violazione delle disposizioni sanitarie volte al contenimento del contagio e violazione del coprifuoco ed inoltre per non aver rispettato l’obbligo di indossare i previsti dispositivi di protezione individuale.

In ultimo in via Milano a Bresso, all’1 circa di questa notte, i Carabinieri della locale Stazione, dopo essere intervenuti per segnalato assembramento, hanno denunciato in stato di libertà per minaccia ed oltraggio a Pubblico Ufficiale due italiani di 20 e 21 anni che si trovavano insieme ad un altro soggetto ed in stato di alterazione dovuto all’abuso di sostanze alcoliche. Alla vista dei militari si sono dati alla fuga a piedi venendo però raggiunti e bloccati, durante le successive fasi di identificazione i due hanno iniziato ad inveire contro di loro con minacce e frasi oltraggiose. Tutti e tre i giovani sono inoltre stati sanzionati per la violazione delle norme anti – covid.

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Caltanissetta, sanzionato locale in via Monaco: non rispettava le prescrizioni anti Covid

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La Polizia di Stato, a seguito di controlli predisposti presso gli esercizi commerciali, prevalentemente di somministrazione di alimenti e bevande, al fine di verificare il rispetto delle prescrizioni imposte dal Governo per contenere l’espandersi della pandemia, ha sanzionato il titolare del bar denominato “MEET CAFE’, sito a Caltanissetta in Via L.Monaco.

Nel corso del controllo, è stato accertato che all’interno dei locali dell’attività in questione, dove erano presenti circa un centinaio di avventori, distribuiti nei tavoli con posto a sedere (in ottemperanza alle disposizioni impartite dalle linee guida del D.P.C.M.), due tavoli risultavano essere occupati da n.5 avventori anziché 4; identificati e opportunamente interpellati riferivano di non essere congiunti o conviventi.

Pertanto, si è proceduto alla contestazione della violazione dell’art.1 comma 10 Lett. “GG” del D.P.C.M. del 14.01.2021 (aree gialle), con riferimento all’art. 4 comma 1 del D.L. 25.03.2020 n.19 convertito con Legge n.35 del 22.05.2020, che prevede la sanzione amministrativa di euro 400,00 e la contestuale sanzione accessoria della sospensione dell’attività per giorni 5.

Si provvederà ad inoltrare alla competente Prefettura apposita informativa per i provvedimenti successivi, che vorrà adottare.

        

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