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Cronaca

DELITTO GARLASCO: LA CAMMINATA DI ALBERTO STASI E LE SCARPE DELL'ASSASSINO DI CHIARA POGGI

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L’8 novembre 2011 inizia il processo di appello. L’accusa chiede due nuove perizie

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Redazione

Garlasco – Ancora elementi emergono su un delitto che si è consumato circa sette anni fa a Garlasco. La perizia sulla ricostruzione virtuale della camminata di Alberto Stasi in casa Poggi e' stata depositata nelle cancelleria della prima Corte d'Assise di Appello di Milano, davanti alla quale si sta celebrando il processo d'appello-bis a carico di Alberto Stasi, imputato per l'omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 a Garlasco. La perizia, che consta di 160 pagine, e' stata consegnata in cancelleria dai tre esperti che erano stati nominati dai giudici che hanno deciso riaprire il dibattimento nella primavera scorsa. A cercare di ricostruire i movimenti di Stasi per capire se potesse non sporcarsi le suole delle scarpe con il sangue della vittima sono stati il medico legale torinese Roberto Testi e i professori Gabriele Bitelli e Luca Vittuari dell'universita' di Bologna. Stando alle indiscrezioni filtrate nei giorni scorsi, il lavoro dimostrerebbe che sarebbe stato quasi impossibile per Stasi non calpestare le macchie di sangue. Perdipù si cercano le famose scarpe con suola a pallini che avrebbero lasciato la firma sul delitto. Stando alle indiscrezioni la taglia sarebbe la 42, la stessa di Alberto Stasi anche se le scarpe consegnate dal ragazzo sarebbero marca Lacoste. 

altri elementi di Simonetta D'Onofrio

In passato dalle mani della ragazza morta erano stati prelevati dei reperti dai quali non era stato possibile estrarre il DNA (si trattava di peli, che però erano privi del bulbo pilifero), mentre stavolta i risultati delle analisi hanno confermato per tre volte lo stesso dato, è stato rilevato un cromosoma Y, che identifica il sesso maschile. Questo significa che il materiale organico sotto le unghie appartiene a un uomo, presumibilmente l’assassino, e che Chiara ha provato a difendersi prima di rimanere esanime. Il giudice ha disposto il prelievo di materiale organico su Alberto Stasi, ex fidanzato della vittima e unico imputato nei due precedenti processi, avvenuto ieri mattina, lunedì 8 settembre.
Altro elemento che promette novità importanti, in vista del processo d’appello bis, è l’esame di due foto, scattate dai Carabinieri, che mostrano il braccio di Alberto, che appare graffiato. Proprio questi graffi, se è vero che Chiara si è difesa con le unghie, diventano un indizio (certamente da confermare con la prova del DNA) contro il ragazzo.
La Corte d’Appello ha disposto, oltre al test del DNA, altri due accertamenti, sulla camminata di Alberto (ricostruita al computer e confrontata col possibile percorso effettuato dall’assassino), e sulla bicicletta nera da donna, che era stata notata la mattina del delitto nei pressi della villetta dei Poggi, ma mai sequestrata perché era stata prelevata in sua vece una bici da uomo bordò.
Le ricostruzioni e le prove scientifiche devono essere consegnate alla Corte entro il 22 settembre, per poterle acquisire alla ripresa delle udienze.
Resta da capire come mai dopo sette anni il DNA dell’unico imputato non sia stato già acquisito agli atti (sebbene fosse stato effettuato un prelievo pochi giorni dopo il delitto), come mai le foto del braccio ferito non siano state prese in considerazione, come mai sia stata sequestrata la bicicletta sbagliata. Ci si chiede se, a sette anni dal delitto, l’analisi della bicicletta, o delle scarpe di Alberto, possano ancora fornire i risultati che sarebbe stato possibile raccogliere subito dopo il delitto.
Altro elemento ignorato nelle prime indagini è stato il contenuto del posacenere ritrovato a casa Poggi, Conteneva della cenere, ma non i mozziconi, come se qualcuno che stava fumando (né Chiara né tantomeno Alberto erano fumatori) avesse prelevato i mozziconi, poiché questi avrebbero potuto rappresentare una traccia per le indagini.
Si attende con grande attesa il risultato del DNA su Stasi, e gli altri accertamenti predisposti potranno fornire una prova quasi definitiva sulla sua innocenza o colpevolezza.

L’omicidio
Il 13 agosto del 2007 Alberto Stasi, studente di Economia e Commercio alla Bocconi, prova a prendere contatto telefonicamente la fidanzata Chiara Poggi, con la quale aveva trascorso la sera precedente, mangiando due pizze, prima di tornare a casa, perché in quel periodo Alberto stava preparando la tesi di laurea.
Verso le 13.30 si reca a casa della fidanzata, non ricevendo risposta al citofono decide di scavalcare il cancello. Arrivato sulla porta di casa, decide di entrare, e trova molto sangue a terra, seguendo le tracce verso la tavernetta trova il corpo di Chiara.
Chiama subito i soccorsi, e si reca nella vicina caserma dei Carabinieri, che distano pochi metri dalla villetta dei Poggi.
Chiara è morta per una decina di colpi violenti inferti con un’arma appuntita, che non sarà mai ritrovata, tra le 9 e le 12 di mattina (l’orario preciso non sarà mai stabilito). Nella villetta le uniche tracce presenti sono quelle di Chiara, dei suoi familiari, di Alberto e di un falegname che aveva fatto dei lavori pochi giorni prima della morte (oltre alle tracce dei soccorritori chiamati da Stasi).
Le indagini si concentrarono sull’ex fidanzato. Hanno destato sospetto l’atteggiamento dopo il ritrovamento del cadavere (sembra che il tono di voce di Stasi quando chiamò il 118 era troppo “rilassato”), le tracce del DNA di Chiara sulla bici di Alberto, la mancanza di sangue sotto le sue scarpe, nonostante il pavimento della casa fosse pieno.
Alberto Stasi venne arrestato il 24 settembre, ma la scarsità d’indizi certi convinse il GIP a scarcerarlo dopo quattro giorni. Nelle indagini successive (dicembre 2007) viene trovato nel computer di Stasi materiale pedopornografico, elemento che ha contribuito a minare l’immagine del fidanzato di Chiara nell’opinione pubblica. Il 3 novembre 2008 Alberto Stati viene rinviato a giudizio per l’omicidio di Chiara Poggi.

Il processo
Il 9 aprile 2009 nel Tribunale di Vigevano si apre il dibattimento, unico imputato Stasi. Per l’accusa Chiara aveva scoperto il materiale pornografico sul computer di lui, e per questo motivo i due hanno avuto una discussione. La mattina successiva Alberto è tornato per cercare di convincere Chiara a tornare sulle sue decisioni, e al rifiuto di lei ha perso la testa e l’ha colpita.
Il 30 aprile il Gup ha chiesto un rinvio disponendo quattro nuove perizie (depositate tra il mese di settembre e ottobre), che sostanzialmente smentiscono le tesi dell’accusa, per cui il 17 dicembre 2009 Stati viene assolto per insufficienza di prove.
L’8 novembre 2011 inizia il processo di appello. L’accusa chiede due nuove perizie, una su un capello trovato nelle mani di Chiara, ma dal quale non è stato possibile estrarre un DNA valido, e una sulla bicicletta presente nel garage di Stasi, che corrisponde alla descrizione fornita da una testimone su una bicicletta da donna presente la mattina dell’omicidio fuori dalla villetta dei Poggi.
Viene chiesto anche di rianalizzare il PC di Stasi, e le scarpe che l’imputato indossava il giorno della morte di Chiara. Le nuove accuse non convincono però la giuria, e il 6 dicembre viene pronunciata una nuova sentenza di assoluzione.
In seguito al ricorso dell’accusa il caso arriva in Cassazione, che nell’ottobre 2013 ha rinviato il processo alla Corte d’Appello, per un nuovo processo iniziato ad aprile 2014

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Traffico illecito di rifiuti tra Campania, Puglia e Abruzzo: arrestate 6 persone e sequestrate oltre 13mila tonnellate di rifiuti speciali

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Misure cautelari personali nei confronti di 6 persone appartenenti ad una strutturata organizzazione criminale, operante tra Campania, Puglia e Abruzzo, dedita al traffico e allo smaltimento illecito in aree e depositi non autorizzati di ingenti quantitativi di “rifiuti speciali non pericolosi” che dovevano essere conferiti in discarica.

A eseguire l’ordinanza emessa dal Tribunale di Bari – Sezione GIP i militari del Comando Provinciale dei Carabinieri di Bari e del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Foggia, unitamente al Servizio Centrale Investigativo Criminalità Organizzata (SCICO) della Guardia di Finanza e ai Nuclei Operativi Ecologici dei Carabinieri di Bari e Pescara e con l’ausilio di un elicottero della Sezione Area della Guardia di Finanza di Bari.

Contestualmente, con provvedimento d’urgenza della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Bari, sono stati messi i sigilli ai beni e ai rapporti finanziari degli indagati per un valore di 1.635.282 euro corrispondente alla stima del profitto illecito conseguito.

Le misure cautelari rappresentano il corollario di un’articolata e complessa attività di indagine, avviata dai militari della Guardia di Finanza della Compagnia di San Severo, poi proseguita in stretta sinergia con i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Bari e dei NOE di Bari e Pescara, che ha permesso di disarticolare un gruppo criminale dedito all’illecito stoccaggio di rifiuti solidi, prevalentemente provenienti da Comuni della provincia di Caserta, in siti all’aperto o all’interno di capannoni industriali reperiti nella Provincia di Foggia e di Chieti. I rifiuti misti, classificabili come scarti della raccolta differenziata – cosiddetti “fine nastro” – sono stati scaricati e ammassati in capannoni industriali oppure accatastati in un’area recintata con muri alti oltre 4 metri, allo scopo di evitare che la discarica abusiva fosse visibile dalla pubblica strada. 

Figura apicale e punto di riferimento dell’organizzazione  è un imprenditore pregiudicato di San Severo che, in collaborazione con uno dei suoi fratelli (un terzo fratello è indagato a piede libero), titolari di imprese nel settore del recupero di cascami e rottami metallici, e di due imprenditori casertani, anch’essi fratelli, operanti nel settore dei servizi logistici, ha sistematicamente e scientemente pianificato nei minimi dettagli, con ripartizione di ruoli e compiti – anche nel periodo in cui era sottoposto a misura restrittiva domiciliare per reati della stessa specie accertati in una precedente indagine condotta dall’Arma dei Carabinieri – il trasporto dalla provincia di Caserta a quella di Foggia e di Chieti di balle di rifiuti misti, recando grave e perdurante pregiudizio per l’ambiente e per i siti contaminati nonché destando allarme sociale nelle comunità dei territori inquinati.

L’attività investigativa ha preso le mosse da un sequestro, eseguito nel marzo 2018 dai finanzieri della Compagnia di San Severo, di una discarica abusiva realizzata all’interno di un capannone industriale sito in San Severo, dove erano state illecitamente ammassate 600 tonnellate di eco-balle di rifiuti indifferenziati riconducibili, come accertato da personale dell’ARPA Puglia e dal Consulente Tecnico della Procura, a scarti tessili, di plastica, gomma, legno, carta, che avevano diffuso esalazioni nauseabonde avvertite sin da fine agosto 2017.

L’attività d’indagine che ne è scaturita, in una prima fase diretta dalla Procura di Foggia, ha permesso di individuare a settembre 2018 una seconda discarica abusiva all’interno di un’area recintata di circa 3.500 mq, in agro di San Severo, di proprietà della famiglia dei fratelli sanseveresi indagati, dove erano state accatastate circa 10.000 tonnellate di balle di scarti di lavorazioni tessili, mischiati a plastiche ed altri rifiuti comunemente definiti “fine nastro” che nel tempo avevano rilasciato percolato sul suolo.

Il quadro indiziario che si è andato delineando nel corso delle indagini, ovvero l’esistenza di un’abituale e sistematica illecita movimentazione di rifiuti speciali derivanti dallo scarto della raccolta dei rifiuti solidi urbani, provenienti dalla Campania, finalizzata ad un loro smaltimento in discariche abusive, hanno determinato il subentro nella direzione delle indagini della competente Procura Distrettuale Antimafia di Bari.

Le successive attività investigative, nel frattempo co-delegate al Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Bari, permettevano il sequestro ad opera di militari dei NOE dei Carabinieri di Bari e Pescara di altre due discariche abusive di rifiuti speciali non pericolosi, realizzate all’interno di due capannoni.

Il primo, ubicato nella zona industriale di Vasto (CH), di circa 1.250 mq., dove i Carabinieri nell’ottobre 2018 si sono imbattuti in un muro di 1.500 tonnellate di eco-balle alto 6 metri, maleodoranti, in cui erano compattati rifiuti misti, prevalentemente contenitori e imballaggi anche di sostanze pericolose.

Il secondo capannone, di 1.600 mq., ubicato in agro del comune di Chieuti (FG), dove nel novembre 2018 sono state rinvenute ammassate a tutt’altezza – per 5 metri – 1.000 tonnellate di eco-balle costituite da scarti degli impianti di selezione e valorizzazione dei rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata urbana. Le vetrate del capannone erano state opportunamente oscurate per impedire che dall’esterno potessero essere visibili le cataste di rifiuti.

Complessivamente le attività investigative permettevano il rinvenimento e il sequestro di:

nr. 13.100 tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi (compattati in eco-balle);

nr 03 capannoni industriali;

nr. 01 area di mq 3500. 

Riconosciuti i gravi indizi di colpevolezza raccolti dalla polizia giudiziaria a carico degli indagati per i ripetuti episodi di trasporto e illecito smaltimento di rifiuti speciali che dovevano invece essere avviati in discarica, il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Bari ha disposto nei confronti dei 6 soggetti facenti parte il sodalizio criminale, di cui 3 residenti nella provincia di Caserta, le seguenti misure cautelari: due custodie cautelari in carcere, una agli arresti domiciliari e tre divieti di dimora nelle Regioni di Puglia e Abbruzzo.

Le stesse evidenze investigative sono state approfondite sul piano economico patrimoniale dal Servizio Centrale Investigazioni Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza e dalla Compagnia di San Severo. La ricostruzione economico – patrimoniale dei beni e delle disponibilità riconducibili ai soggetti facenti parte dell’organizzazione, ha permesso di evidenziare un “profitto” illecito – in termini di costi di smaltimento in discarica non sostenuti dall’organizzazione – di oltre 1,6 milioni di euro e di chiedere all’Autorità Giudiziaria l’emissione di un decreto di sequestro dei beni mobili ed immobili oltre alle liquidità bancarie e finanziarie nella disponibilità del gruppo criminale.

Pertanto, la Direzione Distrettuale Antimafia, in linea con l’obiettivo strategico di primaria importanza che riveste il contrasto alle proiezioni economiche della criminalità mediante l’aggressione dei patrimoni e delle disponibilità finanziarie riferibili direttamente o indirettamente alle organizzazioni delinquenziali, nonché alle loro capacità di infiltrazione nell’economia legale, ha disposto il sequestro preventivo d’urgenza – eseguito in data odierna – di:

. n. 4 compendi aziendali;

. n.4 quote societarie;

. n. 4 fabbricati;

. n. 9 terreni;

. n. 4 polizza vita

. n. 38 rapporti finanziari;

fino alla concorrenza di euro 1.635.282,00 corrispondente all’illecito profitto da reato conseguito dagli indagati.

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Riaperture, via libera dal CDM: dal 26 l’Italia si colora di giallo

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Il Consiglio dei ministri chiamato a dare il via libera al decreto per le riaperture dal 26 aprile è terminato. Secondo fonti ministeriali prima del Cdm si è tenuta una riunione supplementare – e informale – sul nodo del coprifuoco con la Lega in prima linea per spostarlo alle 23 laddove la cabina di regia della settimana scorsa aveva optato per mantenere le 22, anche con i ristoranti aperti a cena. 

Sarà mantenuto almeno fino al primo giugno il coprifuoco alle 22.

E’ quanto si apprende da fonti di Governo, dopo il Cdm di oggi. Dopo maggio potrebbe essere valutata, dopo un’ulteriore analisi dei dati epidemiologici, una delibera per eliminarlo o far partire il provvedimento dalle ore 23. Sarà possibile sedersi ai tavoli nei ristoranti al chiuso dal primo giugno.

La Lega, a quanto si apprende, ha annunciato in Consiglio dei ministri che si asterrà sul voto sul decreto.

Il nuovo decreto legge Covid sarà valido dal 26 aprile al 31 luglio.

Dal 26 aprile la maggior parte dell’Italia tornerà in giallo, molti studenti torneranno a scuola e potranno riprendere le attività all’aperto.”Penso che oltre 11 regioni passeranno al giallo”, sostiene il ministro Gelmini.

Il ministro dello sviluppo economico Giancarlo Giorgetti si è impegnato sul tema delle aperture: “Giusta la proposta di permettere apertura dei punti vendita anche in zona rossa con la possibilità di entrare solo per appuntamento e anticipare quella delle fiere al 15 giugno. Porterò le proposte in Cdm” e ha annunciato che “insieme al ministro Garavaglia stiamo pensando a un greenpass italiano che permetta anche l’ingresso in Italia degli stranieri che rappresentano un pubblico fondamentale per il rilancio del settore”.

I pontieri sono al lavoro per lo spostamento del coprifuoco alle 23, ma anche sul tema delle riaperture dei ristoranti al chiuso, come richiesto da più parti, ma su questi punti cresce la tensione. Lo riferiscono fonti della maggioranza poco prima della riunione del Consiglio dei ministri. Com’è noto, già stamattina, il leader della Lega, Matteo Salvini, ospite della maratona della Confedilizia contro il blocco degli sfratti, aveva riferito di aver scritto a Draghi e avergli chiesto sia una proroga del coprifuoco sia le aperture dei locali al chiuso, arrivando anche a ipotizzare, in caso contrario, di non votare le misure assunte dal Cdm. “Noi – ha detto Salvini – poniamo condizioni di buonsenso che vengono dalle Regioni e anche dalla scienza: spero che le mie richieste vengano accolte. Non me l’ha scritto il dottore di approvare cose che non mi convincono”.

LE PROPOSTE DALLE REGIONI – “Consentire, nel rispetto dei protocolli di sicurezza, i servizi di ristorazione sia al chiuso che all’aperto, senza distinzione di trattamento in base agli orari di somministrazione, la proroga del coprifuoco dalle 22 alle 23, la ripresa delle attività individuali in palestra al chiuso e in piscine all’aperto, già a partire dal 26 aprile”. Sono queste – a quanto si apprende- le ulteriori osservazioni e modifiche alla bozza del decreto-legge che dovrà essere varato e che, a seguito delle interlocuzioni con il Governo, la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha trasmesso ai ministri Gelmini e Speranza. I governatori chiedono anche “la riapertura del settori wedding e l’avvio anticipato, rispetto a quanto disposto in bozza, dei mercati, l’uniformazione delle date di riapertura degli spettacoli all’aperto e degli eventi sportivi all’aperto”. 

IL COPRIFUOCO – Dal 26 aprile torneranno le zone gialle, in molti torneranno a scuola e potranno riprendere molte attività all’aperto, ma non sarà un ‘liberi tutti’ e il governo dovrebbe mantenere il coprifuoco alle 22, anche se il presidente del Friuli Venezia Giulia e della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga conferma la proposta di spostarlo alle 23.  “Sul coprifuoco – ha detto a Radio Capital – c’è un’interlocuzione con il Governo. La Conferenza delle Regioni propone, misura assolutamente responsabile, l’ampliamento di un’ora, fino alle 23, per permettere alle attività, nei limiti delle regole, di avere un minimo di respiro”.  Riaprire i ristoranti al chiuso prima del primo giugno “è la nostra proposta – ha spiegato inoltre Fedriga –  dopodiché non decidono le Regioni ma il Governo. Stiamo cercando di porci in modo costruttivo”. Parlando di riaperture, Fedriga ha ricordato che, secondo la bozza del decreto legge, dalla prossima settimana nelle zone gialle saranno aperti la sera solo i ristoranti all’aperto: “E’ una forte limitazione, che spero nelle prossime settimane possa essere superata”. La Conferenza ha già presentato “le linee guida per la ristorazione all’interno con regole molto rigide”. 

“Il coprifuoco deve essere almeno portato alle 23. Altrimenti è come dire potresti andare a cena in un ristorante all’aperto ma in realtà, di fatto, non puoi”: così la presidente della Regione Umbria Donatella Tesei rispondendo a una domanda dell’ANSA nella conferenza stampa dedicata al Piano nazionale di ripresa e resilienza. “A meno che non si vada nel locale sotto casa” ha aggiunto.

“Il coprifuoco rimane alle 22, come deciso dalla Cabina di regia di venerdì scorso”, ha detto a Studio 24 su RaiNews il ministro delle Politiche agricole, alimentari Stefano Patuanelli. “Vorremo – ha aggiunto – che sulla scuola si tornasse al 100%. Intendiamo porre il tema in Cdm e, come sempre, troveremo una soluzione di equilibrio. Anche se Regioni chiedono limiti per motivi di trasporti, come M5S riteniamo di dover garantire agli studenti delle Superiori per questi ultimi 100 giorni di scuola lezioni in presenza”.

Per la ministra Maria Stella Gelmini, “il coprifuoco evoca brutte cose, in tutti noi c’è la volontà di superarlo, ma ci vuole gradualità per non consentire al virus di ripartire. Abbiamo proposto le ore 22 perché abbiamo ascoltato il Cts. Il Governo è fiducioso che i comportamenti corretti ci porteranno a passare dalle 22 alle 23, poi alle 24 per poi toglierlo, ma non mi sento di dare tempi”, dice a ‘Non stop news’ su Rtl 102.5. 

Lo spostamento del coprifuoco dalle 22 alle 23 “potrebbe aiutare” ed “essere più funzionale” rispetto all’apertura dei ristoranti, ha detto la ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia Elena Bonetti a Sky Tg24 Timelime.

La Sardegna chiede lo spostamento in avanti dell’orario per il coprifuoco. “Non può coincidere con quello di chiusura dei ristoranti alle 22 perché costringerebbe le persone ad abbandonare i locali in largo anticipo e i ristoratori avrebbero tempi strettissimi per il servizio”, ha spiegato l’assessore della Sanità Mario Nieddu (Lega), intervenendo oggi in Conferenza delle Regioni durante la discussione sul decreto riaperture.

GREEN PASS – Braccio di ferro anche sulla questione del green pass sul quale in Alto Adige hanno anticipatoper i ristoranti. “Ho telefonato a Kompatscher – ha affermato la ministra Maria Stella Gelmini su Rtl 102.5- e l’ho invitato alla prudenza, dovremo impugnare quella legge. Non è ancora tempo per quel provvedimento”. “Il Governo sta pensando al green pass, con i tre criteri (tampone negativo, guarigione, vaccinazione, ndr), ma servono regole nazionali, non regionali. Sapete che non mi piace impugnare le ordinanze regionali. Il green pass sarà una rivoluzione, un cambio di passo”, ha aggiunto Gelmini.

LA SCUOLA – “Nessuna marcia indietro (sulla scuola n.d.r.) – fa sapere la ministra per le Pari opportunità Elena Bonetti –  il governo vuole riaprire le scuole, lo farà e tende al 100 per 100 della presenza di studenti, ma c’è un problema che riguarda i trasporti e che il governo precedente ha un po’ dimenticato”. “Noi abbiamo attivato un tavolo con il ministro Giovannini, Regioni ed Enti locali. Si parte dal 60%, ci saranno punte del 75%, qualcuno lo farà al 100%, quell’obiettivo lo raggiungeremo progressivamente”.

“Siamo un Paese che concentra tra le otto e le otto e mezza metà della popolazione. Bisogna che tutti cominciamo a ripensare i tempi della nostra vita, su questo la scuola è presente”. Così il ministro per la Scuola, Patrizio Bianchi, a TgCom 24. Il ministro, rispondendo sul possibile rientro dei ragazzi al 100% negli istituti a settembre ma con nuovi ritmi, ha detto: “dobbiamo imparare che la nostra vita collettiva dev’essere ripensata in maniera più umanamente sostenibile per tutti”.

IL TURISMO – “Ci stiamo adoperando per il complesso problema del riavvio di tutte le attività del comparto turistico tenendo conto delle specificità del settore. Il premier – ha spiegato il ministro del Turismo Massimo Garavaglia alla Commissione Attività produttive della Camera – ha pronunciato date importanti per le attività di ristorazione e spettacoli dal 26 aprile, per le piscine all’aperto e possibilmente gli stabilimenti balneari dal 15 maggio e per convegni e congressi e attività fieristiche dal 1 luglio ma forse ci sarà un’anticipazione al 15 giugno”. E apre anche sui parchi tematici: “Vedremo di accelerare quest’apertura in sicurezza”.

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Castelraimondo, recuperato un dipinto del 1500 trafugato nel 1981

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Si tratta di un dipinto di scuola veneta del XVI secolo “Diana e Atteone”

Un’importante opera pittorica di scuola veneta del XVI secolo, trafugata nella notte tra il 30 novembre e il 1° dicembre 1981 e recuperata dai Carabinieri del Comando per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC), torna finalmente al Castello Lanciano di Castelraimondo (MC). La consegna è avvenuta nelle mani dell’Avv. Luigi Tapanelli, Presidente e legale rappresentante della Fondazione di Religione Ma.So.Gi.Ba.

Il dipinto è comparso sul mercato antiquariale quando stava per essere battuto in vendita da una casa d’aste lombarda. I militari della Sezione Elaborazione Dati del Comando TPC, che quotidianamente monitorano centinaia di opere pubblicate in vari cataloghi di vendita, hanno comparato le immagini del bene in asta con quelle contenute nella “Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti” identificando l’opera. Per la sua importanza storico-culturale, il dipinto era inserito nel “bollettino” delle opere d’arte trafugate, pubblicazione annuale dal titolo “Arte in Ostaggio”, realizzata dal Comando TPC sin dal 1973, strumento fondamentale per contrastare il traffico illecito di opere d’arte.

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Milano e condotte da militari della Sezione Antiquariato del Reparto Operativo TPC, hanno consentito di identificare il mandatario a vendere dell’opera. È stata così ricostruita la catena dei vari passaggi di mano del bene, fino a giungere a un noto faccendiere di settore, che ha tentato di mascherare la provenienza del dipinto, dichiarando di averlo acquistato da una persona deceduta anni addietro, con l’intento di vanificare le indagini.

La restituzione odierna rappresenta il costante e proficuo impegno del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale nella ricerca, anche a distanza di anni, di beni d’arte dispersi, al fine di contribuire a ricostruire i percorsi storici, culturali e sociali di un territorio per renderli nuovamente fruibili alla collettività.

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