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Cronaca

Delitto Sabine Maccarrone: Gianni Melluso detto "il bello" condannato all'ergastolo

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Tempo di lettura 3 minuti L’imputato è noto ai rigori della cronaca per essere stato uno dei più grandi accusatori di Enzo Tortora

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di Angelo Barraco

TRAPANI – Gianni Melluso “il bello” è stato condannato all’ergastolo per il delitto di Sabine Maccarrone, la donna italo elvetica uccisa nell’aprile del 2007 e rinvenuta cadavere in un pozzo nelle campagne di Mazara del Vallo, lo ha deciso la Corte d’Assise di Trapani dopo una lunga riunione in camera di consiglio. L’imputato è noto ai rigori della cronaca per essere stato uno dei più grandi accusatori di Enzo Tortora ed è stato tirato in ballo in questa vicenda dal pregiudicato Giuseppe D’Assaro, che in primo momento dichiarò e successivamente ritrattò fatti relativi alla vicenda della piccola Denise Pipitone scomparsa da Mazara del Vallo il 1 settembre del 2004.

Giuseppe D’Assaro è già stato condannato a 30 anni di carcere per il delitto di Sabine Maccarrone, autoaccusandosi e indicando in Malluso il mandante. Una vicenda piuttosto complessa che tesse le sue trame sin dai tempi reconditi per agganciarsi in modo vertiginoso e inquietante a fatti odierni. Melluso è stato difeso in aula dall’Avvocato Giacomo Frazzitta e dall’Avvocato Stefano Pellegrino che ne avevano chiesto l’assoluzione.

 

La vicenda: D’Assaro dichiara di aver ricevuto l’ordine di uccidere la giovane da Mancuso e il movente sarebbe la gelosia, ma l’uomo mentirebbe poiché avrebbe fornito diverse versioni nel corso del tempo. Sabine Maccarrone è stata rinvenuta priva di vita il 16 aprile del 2007 a Mazara del Vallo, in contrada San Nicola, in un terreno appartenente alla madre dello stesso D’Assaro. Il corpo della giovane era stato  coperto da massi e tegole ed era stato nascosto in un pozzo artesiano. Per Yamina Reguiai Bent Hedi, tunisino di 49 anni, era stato chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di concorso in occultamento di cadavere ma il gup ha disposto il non luogo a procedere perché subentrata la prescrizione del reato. Melluso invece, oltre ad essere già noto perché fu uno degli accusatori di Tortora, nel 1983 fu arrestato per reati annessi alla droga. Ma cosa c’entra tutta questa ingarbugliata vicenda con la piccola Denise Pipitone? Era la fine del 2007 quando D’Assaro raccontò di essere stato chiamato dall’ex moglie che gli avrebbe consegnato una borsa estratta dal congelatore contenente il corpicino della piccola scomparsa da Mazara del Vallo. L’uomo aveva subito precedentemente una condanna poiché nel giugno del 1985 aveva ucciso a bastonate –per centomila lire- Antonio Signorelli, 75enne. L’uomo scontò la sua pena e uscì dal carcere nel 2005 ma nel 2010 si tornò a parlare di lui quando si costituì per l’omicidio della 39enne Sabine Maccarone, puntando il dito su Melluso come mandante del delitto. In merito a Denise Pipitone, D’Assaro ha dichiarato: “Non so dov'é Denise, quello che ho detto oggi è la verità, come quello che ho detto fino al 2005. Quello che invece ho detto nel 2007 sono tutte fesserie. Non è vero niente. Ho detto che la bambina era morta perché mi volevo accattivare gli inquirenti. Chiedo perdono alla signora Piera Maggio per quello che ho detto. Mia moglie Rosalba Pulizzi mi ha detto che è stata lei a portare la bambina a Palermo assieme a Jessica”. Ma cosa disse all’epoca di così eclatante? Nel corso del processo per il sequestro di Denise svoltosi al Tribunale di Marsala, D’Assaro ha dichiarato: “Quando Denise sparì ero in carcere a Catania. La notizia l'ho appresa in tv e poi me ne parlò mia moglie, Rosaria Pulizzi, in un colloquio. In una lettera, inoltre, mia moglie mi disse 'ti parlero' dopò. Poi, durante un permesso dal carcere, mia moglie mi disse che la 'bambina si trovava a Palermo' e che 'l'aveva presa Jessicà. Non mi disse chi l'aveva portata a Palermo. Quando ho cercato di saperne di più, mi ha detto: 'mica posso rovinare mio fratello' riferendosi a Piero Pulizzi” e ha proseguito inoltre dicendo “vedevo che mia moglie aveva paura di parlare, anche se mi diceva che poi mi avrebbe detto come erano andate le cose, ma poi non me lo disse. Sempre mia moglie, nel 2003, mi aveva detto della relazione tra Piero Pulizzi e Piera Maggio e che Piero diceva a Piera 'lascia tuo marito e vieni con me, altrimenti mi prendo la bambina'. I rapporti con la mia ex moglie si sono interrotti quando ho raccontato queste cose”.  

 

Ne abbiamo parlato con L’Avvocato Giacomo Frazzitta, legale rappresentate di Gianni Melluso, che ci ha dato alcune delucidazioni in merito alla sentenza di condanna 


– Ve l’aspettavate la condanna all’ergastolo?
No, non ce l’aspettavamo la condanna perché secondo noi non ci sono elementi.

– Come mai è stata tirata in ballo Denise Pipitone?
Perché sarebbe stato il motivo dello scambio. D’Assaro doveva ammazzare a Sabine Maccarrone e Melluso avrebbe dovuto aiutare D’Assaro a liberarsi del corpo di Denise Pipitone.
 
–  Secondo lei può esserci un fondo di verità in tutto ciò?
No, assolutamente no altrimenti non avrei assunto la difesa, anche seppur attraverso il collega Pellegrino, di Melluso. 

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Cronaca

Farmaci contro il Covid: i Nas oscurano 30 siti

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Trenta siti, collocati su server esteri, sono stati oscurati dal Comando Carabinieri per la Tutela della Salute perché venivano pubblicizzati o offerti in vendita, anche in lingua italiana, vari farmaci contro il covid 19.


    Tra i farmaci venduti anche l’ivermectina, antiparassitario utilizzato in campo veterinario per cui l’Ema, nel marzo 2021, ha raccomandato di non utilizzare il principio attivo per la prevenzione o il trattamento del covid.


    Con l’operazione di oggi, salgono a 313 i provvedimenti sinora eseguiti nel 2021 dai Nas, 274 dei quali correlati all’emergenza Covid-19. 

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Cronaca

Prato, ruba i soldi alla parrocchia e organizza festini con la droga: don Spagnesi andrà in comunità terapeutica

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Il tribunale di Prato ha accordato il patteggiamento a don Francesco Spagnesi, il prete arrestato per i festini con la droga e per aver sottratto denaro alla sua parrocchia oltre che per aver truffato i fedeli.

Don Spagnesi ha patteggiato 3 anni e 8 mesi.

Tenendo conto del parere favorevole delle parti il gip ha accolto il patteggiamento nell’udienza di oggi. Per il prete cade l’accusa di tentate lesioni gravi, ipotizzata sulla possibilità che abbia taciuto malattie sessualmente trasmissibili ai partner. Restano le accuse di spaccio e traffico di droga e di appropriazione indebita del denaro delle offerte. Ha patteggiato anche il compagno di don Spagnesi, con 3 anni e 2 mesi: l’accusa per lui è di traffico e spaccio di droga in concorso: insieme al sacerdote secondo l’accusa acquistava la Gbl, la cosiddetta droga dello stupro.
    Don Francesco Spagnesi, secondo quanto emerge, verosimilmente sconterà la pena ai servizi sociali e con permanenza in una comunità terapeutica per curare la sua tossicodipendenza.
    Previsto anche un processo canonico per stabilire il suo percorso all’interno della Chiesa. La Diocesi di Prato lo ha rimosso dalla parrocchia e sospeso dalle funzioni di sacerdote.

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Vercelli, arrestato funzionario dell’agenzia delle Entrate: voleva estorcere 300 mila euro alla famiglia di un imprenditore defunto

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Nel pomeriggio di ieri a Vercelli, i Carabinieri del Comando Provinciale di Milano e di Vercelli hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare degli arresti domiciliari, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Torino su richiesta di quella Procura della Repubblicanei confronti di un funzionario dell’Agenzia delle Entrate di Vercelli, responsabile di accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico e di tentata estorsione ai danni della nota famiglia di imprenditori LORO PIANA.

La complessa attività investigativa, condotta dai militari del Nucleo Investigativo di Milano, nasce a seguito della denuncia presentata dalla moglie del defunto imprenditore dott. Sergio LORO PIANA, dopo aver ricevuto una lettera anonima con richiesta estorsiva.

L’anonimo aveva richiesto il pagamento di 300mila euro, in 800 sterline d’oro, da consegnare secondo precise modalità nei pressi di un cavalcavia lungo la strada provinciale Vigevanese, dietro la minaccia di divulgare informazioni riservate relative ad una vertenza pendente tra la ditta LORO PIANA S.p.A. e l’Agenzia delle Entrate di Vercelli.

Le complesse indagini, coordinate in un primo momento dalla Procura della Repubblica di Vercelli e successivamente per competenza da quella di Torino, hanno consentito di risalire all’autore della missiva anonima ed indentificarlo nel funzionario dell’Agenzia delle Entrate destinatario della misura coercitiva. I militari, con una minuziosa ed analitica ricostruzione dei fatti, sono riusciti inoltre a dimostrare che l’indagato:

–       era presente nei luoghi indicati per la consegna del denaro attraverso il monitoraggio diretto del sito, l’analisi dei tabulati telefonici e delle videocamere di sorveglianza di diversi comuni della provincia;

–       aveva scannerizzato alcune informazioni contenute nel fascicolo riguardante la citata vertenza fiscale, riportandole nella lettera minatoria;

–       aveva effettuato diverse interrogazioni nella banca dati “SERPICO” dell’Agenzia delle Entrate, senza alcun incarico formale, sul conto dell’azienda LORO PIANA S.p.A. e LORO PIANA SERGIO;

–       aveva svolto ricerche in internet sulle citate monete auree inglesi;

–       aveva stilato ed archiviato nel PC della sua postazione di lavoro alcuni files relativi ad una “classifica” degli imprenditori più facoltosi della provincia di Vercelli, tra cui proprio la moglie ed i familiari del defunto imprenditore.

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