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Cultura e Spettacoli

“Dentro la vita”: viaggio nel romanzo di Flora Caruso

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Tempo di lettura 6 minuti Minuziose e, talvolta, crude ricostruzioni che ci raccontano il passaggio dalla luce al buio della cecità…

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di Tiziana Bianchi

Che la realtà possa superare la fantasia è certamente noto ma, in quali termini possa accadere, come nel caso di DENTRO LA VITA, il libro autobiografico di Flora Caruso, è davvero inimmaginabile. Un’infanzia felice quella di Flora che declina progressivamente, in pochi anni, verso il buio di una grave retinopatia congenita fino ad arrivare all’oscurità di una violenza sessuale subita nel corso dell’adolescenza. Una vita ricca di eventi, densamente vissuta nella unicità del complicato, ma meraviglioso, contesto della città di Napoli, nella quale l’autrice nasce nel 1957 e vive attualmente. Consigliere dell’Unione Italiana Ciechi, tre mariti, due figli, molte amiche, viaggi, sport, attività sociale, ma anche conviventi violenti e truffatori. Come osservato nella Prefazione dalla filosofa Esther Basile, con questo libro Flora affronta un “…viaggio dentro un romanzo, il romanzo della sua vita”, narrandola attraverso minuziose e, talvolta, crude ricostruzioni che ci raccontano il passaggio dalla luce al buio della cecità grazie alla quale, però, da non vedente ha imparato a guardare…

Flora, nella copertina del libro ha voluto evidenziare questa frase: “Non posso vedere ma posso guardarti”, cosa significa?

La repentina privazione della vista che mi ha strappato dal “mondo visibile”, mi ha insegnato, mio malgrado, a “guardare” laddove, troppo spesso, il vedente non si spinge. E, andando oltre, ho acquisito una consapevolezza del mondo che mi consente, ogni giorno, di vivere dentro la vita.
Improvvisamente Flora s’interrompe e, dopo qualche secondo di silenzio, con tono fermo e deciso, prosegue.
Non sono più spettatore della mia vita. Alla cecità mi sono adattata ma certamente mai rassegnata. E` con l’adattamento a questa nuova condizione che sono riuscita a sottrarmi ad una più pericolosa oscurità, quella della depressione.

 

Ripercorrendo la sua vita, introduce il lettore nel mondo dei non vedenti con sfumature inaspettatamente molto divertenti, come le tre cieche alle prese con i coriandoli, piuttosto che la fettina di carne confusa per un panno per spolverare. Quanto ha pesato la condivisione della sua condizione con altre persone non vedenti?
Direi che e` stato determinante. In una prima fase della malattia sono stata ostile al mondo dei ciechi perché non accettavo la mia condizione, la rifiutavo, punto e basta! Ad un certo punto mi decisi e mi recai presso l’Unione Italiana Ciechi dove, mentre ero completamente smarrita – non solo fisicamente – un giovane insegnante di nome Riccardo, totalmente cieco – mentre io, invece, avevo ancora un piccolo residuo visivo – con passo deciso, senza esitare, mi accompagnò nella stanza del direttore. Incredibilmente, lui, in una condizione sfavorevole rispetto alla mia, si muoveva come un vedente. In quell’occasione compresi chiaramente che la qualità della mia vita avrebbe potuto essere ben diversa. Ed, in effetti, lo e` stata perché l’adattamento alla mia condizione mi ha illuminato la strada da percorrere per “imparare ad essere cieca” prima di divenirlo del tutto.

 

La città di Napoli, una città del sud, assume chiaramente un ruolo pregnante nella sua vita di donna cieca portandola, anche se indirettamente, a contatto con il mondo della camorra. Come hai vissuto quegli anni?
Sono stati anni vissuti intensamente, una palestra di vita. A tratti mi sono addirittura sentita più fortunata di alcune donne vedenti, succubi di situazioni familiari di arretratezza culturale, radicate in habitat ancora più infimi. Immaginate, poi, se la donna in questione e` anche cieca! Mi riferisco alle mie amiche di sempre, Vicky, Adriana, Luana…mi hanno dato e continuano a darmi moltissimo. Da Vicky c’e` tutto da imparare. Una donna che e` riuscita a lasciare un marito camorrista e a salvare i propri figli. Adriana che, preso il cosiddetto toro per le corna, decidendo di denunciare un marito ubriacone e bugiardo, è stata stuprata da un operatore di giustizia. Luana, affetta dalla più crudele delle cecità, quella dei medici. Curata per anni per una demenza precoce mentre, invece, un meningioma (totalmente ignorato) cresceva nella sua testa facendola diventare cieca con l’ulteriore perdita del gusto e dell’olfatto a 48 anni. Tutto evitabile se il meningioma fosse stato rimosso prima.


Anche il mare e` un  elemento importante della sua vita. Le vacanze felici, il primo bacio, il marito marinaio e persino un’immersione a più di 20 metri di profondità.
Il mare e` quasi un richiamo ancestrale, la vita per me. Mi sono sentita nascere quando ho fatto l’immersione in quel mondo fluido, senza barriere dove, finalmente, mi sono sentita libera, senza quella che noi ciechi definiamo la “paura del muro” che ci fa stare sempre un po’ ritratti, rigidi, insomma. Una volta, invece, ci stavo per morire; mentre nuotavo le cinghie di una specie di giubbetto salvagente, facendomi effetto cappio mi tirarono sott’acqua, ero quasi morta e, quando sono stata riportata a galla, mi e` sembrato di rinascere.

 

Le condizioni di salute di suo padre (epilettico e cieco) per lunghi periodi lo costringevano lontano dalle mura domestiche ma, ciononostante, in relazione alla sua cecità sembra abbia svolto un ruolo preminente rispetto a quello di sua madre.
Si, e` cosi. Papà, facendo il panettiere lavorava la notte ed era più facile che fosse con noi bambine di giorno. Mamma era infermiera con turni estenuanti, giorno e notte. Ma in effetti lei era sicuramente più cupa ed introversa di papà che, invece, era più allegro ed espansivo. Lui è stato di grande supporto, un riferimento per me. Mamma ha sempre rifiutato la mia cecità che, invece, per papà non era un problema, lui ci conviveva chiedendo sempre aiuto. Ma in quegli anni non avevo capito che lui era cieco, perché mamma giustificava tutto con: “papà non vede bene” mentre la realtà era ben diversa.

 

Se oggi incontrasse la sua vecchia insegnante di matematica che la invitò a lasciare la “scuola per ragazzi normali” mentre le era stata fornita la diagnosi di “cecità isterica”, insomma frutto di un capriccio della psiche, rispetto alla quale era attesa la guarigione, cosa le direbbe?
Le direi che essere insegnante significa anche aiuto alla crescita e non solo didattica.
All’istante, aggrottando le sopracciglia, lo sguardo le si fa cupo e severo.
Fu davvero un messaggio diseducativo. Persone cosi dovrebbero tenersi alla larga da qualsiasi forma d’insegnamento. Oggi, il ruolo degli insegnanti di sostegno è di assoluta importanza, hanno una grande responsabilità e devono essere ben preparati. Purtroppo, però, troppo spesso, i corsi di specializzazione sono frequentati superficialmente e soltanto per avere qualche punto in più in graduatoria.

 

Dopo tanti anni, per la prima volta, attraverso il libro, ha deciso di denunciare l’incontro con “l’uomo nero”. Si e` pentita di non averlo fatto prima?
Certamente, moltissimo. La mia vita sarebbe stata indiscutibilmente diversa! Magari non mi sarei sposata a 15 anni perché avrei naturalmente lasciato quel ragazzo al quale, invece, mi sono aggrappata, per paura di restare sola dopo quello che mi era accaduto. Ma ero piena di sensi di colpa: mia la colpa di aver voluto sciogliere i capelli, di aver voluto indossare la minigonna, di essere passata dove mi era stato detto di non passare. Papà sarebbe morto di crepacuore e mamma forse mi avrebbe gonfiato di botte per la vergogna che avrei rappresentato. Ma ora lo so, ho certamente sbagliato, le violenze vanno denunciate.

 

Il “primo riscatto” e` stato quello di riuscire ad entrare nel mondo del lavoro dopo il conseguimento del diploma di qualifica per centralinisti non vedenti. In quali altri ruoli, oggi, un cieco può riscattarsi? Nel corso degli anni si sono create nuove possibilità di impiego per i non vedenti?
Si, oggi la figura del centralinista è praticamente scomparsa, non serve più. La tecnologia svolge un ruolo molto importante creando maggiori possibilità di accesso al lavoro come ad esempio nel campo dell’informatica, delle lingue, dell’insegnamento. Ma bisogna studiare e formarsi per prepararsi adeguatamente al mondo del lavoro, la cecità non può essere un alibi. Era vero nel passato e lo è, tanto più, oggi: non ci sono spazi per coloro che non s’impegnano. Il nostro Presidente dell’Unione Italiana Ciechi di Napoli è un esempio lampante: laureato in giurisprudenza ed impiegato nel settore informatico presso l’Università.

 

Lei sostiene che i preconcetti verso la cecità possono sfociare in un eccesso di protezione oppure in un rifiuto, più o meno manifesto. Ad oggi, quali dei due comportamenti ha  maggiormente registrato?
Nella mia personale esperienza alla fine ho registrato maggiormente atteggiamenti di rifiuto per paura o per egoismo. Troppo difficile confrontarsi con un problema complicato da gestire, mentre i propri problemi sono al centro dell’universo. E` per questa ragione che tocca a noi andare incontro agli altri del “mondo visibile” per accompagnarli delicatamente nel nostro mondo. Ma la sofferenza peggiore, che maggiormente subisco, è senz’altro l’indifferenza, la chiusura mentale rispetto alla quale nulla si può.

 

Vivere Dentro la Vita ed esserne protagonisti è la sua arma per sconfiggere la cecità?
Vivere dentro la vita non serve a sconfiggere soltanto la cecita` ma, soprattutto, a riappropriarsi di se stessi per non subire passivamente gli eventi ed avere, quindi, una visione globale del mondo. Vivere dentro la vita è la cosa migliore che tutti possiamo fare, vedenti e non vedenti.
 

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Costume e Società

Roma, Auditorium Parco della Musica: riflettori accesi sul premio Virna Lisi

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Tra gli ospiti eccellenti della serata Patty Pravo che si esibirà in alcuni brani iconici che fanno parte della storia musicale del nostro paese

Giunto alla VI edizione torna, dopo la pausa forzata del Covid, il Premio Virna Lisi – Premio migliore attrice italiana, indetto dalla Fondazione Virna Lisi in collaborazione con Fondazione Musica per Roma e CityFest, il programma di eventi culturali della Fondazione Cinema per Roma presieduto dalla Presidente Laura Delli Colli e dal Direttore Generale Francesca Via.

Il Premio è nato sei anni fa per volontà del figlio della grande attrice Corrado Pesci e di sua moglie Veronica per alimentare ed onorare il suo ricordo nel cuore delle persone che l’hanno amata e seguita durante tutta la carriera.

Sul podio hanno ritirato la scultura del Maestro Ferdinando Codognotto, le eccellenze femminili del cinema italiano, attrici illustri che si sono contraddistinte per i ruoli che hanno interpretato come Margherita Buy, Paola Cortellesi, Monica Bellucci, Claudia Gerini ed Elena Sofia Ricci.

Quest’anno la premiazione si terrà sabato 6 novembre alle ore 19.30 (l’attrice nasce l’8 novembre ad Ancona) presso l’Auditorium Parco della Musica nella sala Petrassi e sarà presentata da Pino Strabioli, con la regia Luigi Parisi e la direzione artistica di Davide Minnella.

Tra gli ospiti eccellenti della serata la straordinaria Patty Pravo che si esibirà in alcuni brani iconici che fanno parte della storia musicale del nostro paese, un omaggio del corpo di ballo dedicato alla mitica e indimenticabile Raffaella Carrà e la musica del giovane Jacopo Mastrangelo.

Riceverà il premio di questa sesta edizione Micaela Ramazzotti, attrice di talento capace di interpretare con la stessa intensità ruoli sia drammatici che comici, rivelando un’elevata gamma di colori e di sfumature che la rendono unica.

Dice emozionata la Ramazzotti: “Cara Virna Lisi, il tuo nome suona come quello di un fiore raro, forte e prezioso. Una volta ti ho incrociata in un corridoio della Fonoroma, sgranai gli occhi come quando ci si trova davanti a un mito. Magnifica. Quello sguardo limpido, regale. Quel sorriso amaro che sembrava prendere in giro la tua stessa bellezza. La malinconia elegante, attraversata dall’energia di una ribellione. Il tuo esser scappata dalla bambola seducente che Hollywood aveva in mente per te. Nei tuoi ultimi anni eri la madre e poi la nonna che avremmo tutti voluto. Sei stata di tutti, sei stata anche mia. Mi sono sempre portata nel cuore quel tuo sguardo di profonda umanissima comprensione delle persone e della vita. E nelle orecchie ho la tua voce, calda, intima, empatica. Quella volta che incrociai la meraviglia dei tuoi occhi, per un brevissimo istante, mi sentii guardata. E compresa e perdonata.

Grazie per questo bellissimo premio che porta il tuo nome”.

Nel corso della serata saranno assegnati anche il premio speciale alla carriera per la regia a Liliana Cavani e quello per la produzione cinematografica a Federica Lucisano. Ogni premio sarà consegnato da personalità del mondo della cultura e dello spettacolo italiano.

La Fondazione oltre a mantenere vivo il ricordo di Virna Lisi attraverso il Premio, sostiene progetti volti alla conservazione del patrimonio cinematografico e audiovisivo riguardante l’attrice, ma anche il restauro di quei film della storia del cinema italiano che si stanno perdendo, contribuendo così al riconoscimento del talento artistico italiano nel panorama internazionale.

Si propone anche l’obiettivo di consegnare ogni anno una borsa di studio a ragazzi meritevoli che vorrebbero studiare per entrare nel mondo dello spettacolo ma non hanno i mezzi economici per farlo, contribuendo a mantenere vivo il desiderio e la passione per il cinema nei giovani.

Virna Lisi nella sua lunga carriera ha vinto 2 David di Donatello, 6 Nastri d’Argento, un Globo d’Oro e 3 Grolle d’Oro oltre a diversi Premi onorari, David di Donatello speciale alla Carriera, un Globo d’Oro, una Grolla d’Oro e un Ciak d’Oro alla Carriera. Nel 1994 al Festival di Cannes ha vinto il Prix d’Interprétation Feminine per la sua interpretazione ne “La regina Margot” di Patrice Chéreau che le è anche valso, prima attrice non francese della storia, un César per la migliore attrice non protagonista.

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Cultura e Spettacoli

A Green Meteo il premio Aretè 2021: il programma di Rai Gulp vince nella categoria media ed ex aequo il premio assoluto

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“Green Meteo”, il programma di Rai Gulp che unisce le previsioni del tempo e l’educazione allo sviluppo sostenibile trionfa al Premio Areté 2021, il Premio per la Comunicazione responsabile. “Green Meteo” è una produzione Rai Ragazzi e Rai Pubblica Utilità.

La trasmissione, condotta da Riccardo Cresci, che ogni venerdì su Rai Gulp annuncia le previsioni del weekend e nello stesso tempo parla della salute del pianeta, ha vinto due premi alla manifestazione dedicata alla comunicazione responsabile. “Green Meteo” ha ottenuto un voto unanime dalla giuria presieduta dal professor Luciano Floridi, che le ha attribuito sia il primo premio nella categoria Media, che il primo premio assoluto ax aequo con il Comune di Milano per l’iniziativa StemintheCity.

La cerimonia di premiazione si è tenuta mercoledì 13 ottobre nella sede dell’Università Bocconi di Milano. A ritirare il premio sono stati il direttore di Rai Ragazzi, Luca Milano, la responsabile dell’area meteo di Rai Pubblica Utilità, nonché autrice del programma Claudia Adamo e il conduttore Riccardo Cresci.

“Green Meteo” va in onda ogni venerdì, alle ore 18, su Rai Gulp ed è disponibile anche su RaiPlay. Riccardo Cresci, in uno studio virtuale che riproduce l’Italia con grafiche particolari e innovative e con un linguaggio adatto al target di Gulp informa sulle previsioni per il sabato e la domenica lanciando alla fine un servizio di circa un minuto dove un giovane scienziato / esperto fornirà tanti dati e notizie utili per un ambiente più ecosostenibile. I temi trattati in ogni puntata si ispirano a 1 dei 17 Principi della Sostenibilità.

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Cultura e Spettacoli

Grottaferrata, Consulta della Cultura: Simona Marchini eletta presidente all’unanimità

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GROTTAFERRATA (RM) – La Consulta della Cultura di Grottaferrata ha eletto all’unanimità Simona Marchini nuova presidente dell’organismo comunale.

I rappresentanti delle associazioni che compongono la Consulta, di comune accordo con l’Amministrazione Comunale, hanno ritenuto che la figura della grande attrice romana, da moltissimi anni residente e partecipe delle sorti della Città di Grottaferrata, potesse essere la migliore erede possibile del compianto professor Carlo Mongardini, venuto a mancare improvvisamente pochi mesi orsono.

Il sindaco di Grottaferrata, Luciano Andreotti, intervenuto all’assemblea insieme all’assessore alla Cultura, Marco Bosso ha espresso a nome dell’Amministrazione tutta la propria gratitudine e stima nei riguardi della signora Marchini, convinto che la conoscenza profonda e l’amore già ampiamente dimostrato per Grottaferrata da parte dell’artista, potrà solo giovare al ritrovato slancio della Consulta che nel corso dell’estate appena trascorso aveva già prodotto iniziative di qualità e buon livello.

La neopresidente Simona Marchini, ringraziando i componenti della Consulta e l’Amministrazione comunale per l’onore e la considerazione riservatele, ha garantito il proprio impegno deciso nella direzione di un rinnovato slancio della cultura di alto livello in una città che merita qualità, professionalità e sostegno a un settore vitale della comunità quale è il mondo della cultura..

Particolare attenzione da parte della presidente della Consulta, Marchini è stata indirizzata in tal senso all’attenzione dei più giovani che, proprio restando nella loro e nostra città, devono poter avere accesso a corsi e offerte formative di valore anche nelle ore di tempo libero.

Soddisfazione e gratitudine all’indirizzo della nuova presidente è stata espressa anche dal vicepresidente Mirko Buttaglieri e da tutte le associazioni e i rappresentanti delle scuole parte dell’assemblea della Consulta.

Simona Marchini

Nata a Roma il 19 dicembre 1941, registrata all’anagrafe col nome di Simonetta, la signora Marchini è un’attrice, conduttrice televisiva, comica e regista teatrale italiana. Figlia dell’imprenditore Alvaro Marchini, presidente della Roma dal ’68 al ’72, ha sposato nel 1970 l’allora capitano della squadra, Franco Cordova. Dal precedente matrimonio con Ernesto Palopoli ha avuto una figlia, Roberta.

A soli cinque anni ha debuttato in teatro. Dopo l’esordio con Romolo Siena e Renzo Arbore, partecipa a film comici come Miracoloni (1981), I carabbinieri (1981), Acapulco, prima spiaggia… a sinistra (1982) ed è poi la protagonista di Separati in casa di Riccardo Pazzaglia (1986). Dal 2000 al 2007, si è dedicata prevalentemente al teatro e alla creazione del Todi Arte Festival e all’attività del centro culturale Nuova Pesa.

Nel Settembre Grottaferratese 2020 è stata protagonista dello spettacolo La Mostra, diretto da Gigi Proietti, andato in scena con un grande successo di pubblico presso i Giardini di Patmos che erano stati appena riqualificati e riaperti.

La fine di questo 2021 oltre alla presidenza della Consulta della Cultura della Città di Grottaferrata, vedrà la signora Marchini approdare per la prima volta in libreria con una sua autobiografia dal titolo Corpo estraneo, edita da Baldini+Castoldi, in uscita il prossimo 4 novembre.

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