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Destiny 2 Oltre la Luce, una nuova era ha inizio

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Destiny 2 Oltre la Luce è il nuovissimo capitolo del popolare MMO Sci-Fi targato Bungie per console di vecchia, nuova generazione, Stadia e Pc. Con l’avvento dell’Oscurità, la software house ha inaugurato a tutti gli effetti uno dei capitoli più importanti dell’universo di Destiny, dando nuova linfa a un brand che necessitava senza dubbio di una rinfrescata. Ma cosa accade in Oltre la Luce?

Qual è la trama portante? Bene, dopo aver dominato il potere della Luce, i Guardiani si lasciano ammaliare dall’oscura entità che ha appena fatto capolino nel sistema solare e decidono di imbracciarne i poteri e di utilizzarli entambi diventando un po’ come il simbolo dello Ying e Yang, ossia portatori di luce e oscurità. Premessa importante: ad oggi il DLC non è assolutamente da considerare finito e compiuto.

Visto il passato recente di Bungie, una valutazione completa potrà essere fatta solo alla fine del ciclo, orientativamente intorno a febbraio. Detto ciò, dopo aver trascorso quasi un centinaio di ore con la nuova espansione, ci apprestiamo di seguito a descrivervi ciò che vi aspetta se deciderete di affrontare questa oscura parte della storia. Il punto di partenza di questo viaggio tra i contenuti di Oltre la Luce non può che essere la campagna, cardine di ogni dlc del gioco, questa volta ambientata tra le lande ghiacciate di Europa. La luna gioviana garantisce alle nuove avventure dei Guardiani una cornice ghiacciata ma incredibilmente affascinante, che torna ancora una volta a confermare il talento di Bungie per il design delle ambientazioni, sempre di altissimo livello. Incredibilmente piena di scorci tanto desolati quanto suggestivi, Europa è con tutta probabilità una delle aree di gioco più grandi mai viste nell’universo di Destiny, soprattutto dopo la pubblicazione nel nuovo raid, che ha reso accessibile un’ampia area nel sottosuolo del satellite, caratterizzata da un’estetica unica.

La disposizione dei nemici sul campo, seppur non particolarmente generosa, contribuisce a sottolineare con maggior vigore la vastità del nuovo scenario, teatro di un’avventura che vede i guardiani incrociare le armi con Eramis, una Kell dei Caduti determinata a mettere le mani sui poteri dell’Oscurità per vendicarsi del tradimento del Viaggiatore, ritenuto colpevole di aver abbandonato la sua gente in un’epoca ormai lontana. La struttura della campagna di Destiny 2 Oltre La Luce rispetta i canoni classici di sempre e condivide con l’espansione I Rinnegati diversi tratti salienti: dopo una manciata di missioni introduttive, i giocatori saranno quindi coinvolti in una caccia all’uomo che li porterà ad abbattere uno dopo l’altro i luogotenenti di Eramis, con l’obiettivo di procurarsi le informazioni per scovare la Kell. In termini di gioco, questi incarichi vedranno i Guardiani esplorare il satellite alla ricerca dei bersagli, tra intense battaglie e sessioni di farming piuttosto consistenti. Ad accompagnare i giocatori in questo nuovo viaggio verso la conquista dell’Oscurità ci sarà, udite udite, l’Ignota Exo, un personaggio misterioso apparso nel primissimo Destiny, e poi sparita nel nulla, che finalmente rivelerà qualcosa in più sulla sua missione e sui suoi obiettivi.

Tutto questo avrà un peso importante sull’economia del racconto anche oltre i confini dell’espansione. Non a caso la campagna si chiude con un finale aperto, lungo un percorso narrativo che viene ulteriormente ampliato dal raid con nuovi dettagli sulle vicende della famiglia Clovis e su molti altri tasselli della lore del titolo. Più in generale, Oltre la Luce offre una buona campagna, al netto di una caratterizzazione un po’ conservativa dell’antagonista, che ripercorre il destino di molti altri nemici visti in passato: grandi piani di conquista e proclami di potere che poi vengono annientati in un batter d’occhio in coda a una battaglia non particolarmente difficile.

Dopo tanti anni di Destiny abbiamo imparato fin troppo bene a capire il ruolo delle sue campagne: per quanto ben elaborate e divertenti esse siano, il loro obiettivo è sempre stato quello di essere principalmente funzionali alla presentazione delle nuove attività di gioco, come modalità inedite, imprese esotiche, incursioni e tutto ciò che riguarda il mid/endgame dei contenuti della nuova espansione in questione. Una volta finita la campagna siamo rimasti piacevolmente stupiti dalla quantità di altre imprese (considerate “principali” dal gioco stesso) che vengono offerte: una serie di missioni saranno mirate a ridurre ulteriormente l’influenza del Casato della Salvezza su Europa, e porteranno ancora più a fondo nel contenuto, guidando i giocatori attraverso ambientazioni completamente inedite rispetto alla campagna, proponendo meccaniche di approccio sempre diverse e aggiungendo continuamente dettagli narrativi al mondo di gioco.

Poi vi è la questline relativa all’ottenimento delle altre abilità della Stasi (come la granata) offerta dall’Ignota Exo che, proprio in questo contesto, mostrerà una caratterizzazione ed una personalità ben più elaborate a quanto visto durante la campagna, raccontando faccia a faccia determinate vicende narrative, come ad esempio i suoi rapporti personali con i membri della sua famiglia, in particolare con il nonno Clovis Bray e la sorella Ana. Ciò darà il via a quella che è la seconda grande fetta narrativa di questo contenuto, dagli sfondi di trama radicati a fondo nella lore e potenzialmente di importanza ben più elevata rispetto alla vicenda autoconclusiva di Eramis, riuscendo a scavare ancor più in profondità di tali personaggi e creando spunti narrativi volti al futuro veramente d’impatto e più interessanti che mai. Ad aggiungersi a tutto ciò, in Destiny 2 Oltre La luce, vi sono ulteriori tipologie di attività secondarie, come un’impresa per un’arma esotica, settori perduti leggendari, taglie e missioni di Variks volte all’ottenimento di una certa valuta di gioco che darà l’accesso ad altre imprese ancora. Insomma, Bungie ha davvero capito la lezione, evitando di offrire singole modalità di gioco con annesse taglie da farmare all’inverosimile in favore di un’offerta ben più vasta di attività, sia in termini di quantità che, soprattutto, di varietà. Parlando della Stasi, ossia la prima manifestazione della forza paracausale che si contrappone alla Luce, la quale offre la formidabile capacità di rallentare e congelare i nostri nemici, essa non verrà fuori tutta e subito. Portando a termine la campagna di Eramis si otterrà infatti si accesso alla Stasi, ma si tratta di un potere ancora grezzo e che toccherà a chi gioca raffinarlo con le dovute ricerche. Queste si concretizzano in attività di farming più o meno ripetitive da cui ricaveremo nuove abilità e le cosiddette Nature, attraverso cui sbloccare il pieno potenziale della Stasi.

Proprio come avviene per ciascuno dei tre elementi della Luce, alla Stasi corrispondono le tre nuove sottoclassi dei Guardiani. Revenant (Cacciatore), Vincolatore dell’ombra (Stregone) e Behemoth (Titano) sono le prime incarnazioni dell’Oscurità, una nuova arma da scatenare contro i nemici della Torre e, soprattutto, il nuovo incubo dei portatori di Luce. Nelle attività PvE le tre sottoclassi garantiscono grande versatilità sia sul fronte offensivo che su quello difensivo, con perk particolarmente utili in fase di danno e altre abilità votate al crowd control: il risultato è inebriante e visivamente spettacolare, almeno nel momento in cui scateniamo le immancabili Super. La situazione si fa però più complicata quando si mette piede nel Crogiolo.

I match competitivi della modalità PvP sono letteralmente dominati dai Guardiani della Stasi, non solo per il caos generato dalle suddette Super, ma anche per le devastanti granate congelanti. Il marcato dislivello segnato dall’introduzione del nuovo potere porterà a un’inevitabile serie di aggiustamenti, a partire dallo Stregone, classe che aveva già tratto enorme vantaggio dalla sua inarrestabile Super. Gli utenti meno avvezzi al multiplayer competitivo si ritroveranno a partecipare agli scontri del Crogiolo, trovando magari qualche difficoltà, così come gli “hater” di Azzardo dovranno fare nuovamente i conti con il discutibile torneo del Ramingo. Purtroppo in Destiny 2 Oltre La Luce sono passaggi del tutto inevitabili se si vorrà sbloccare il massimo potenziale delle sottoclassi da Stasi: frammenti, Nature e nuove granate potranno essere ottenute solo dopo aver effettuato un certo numero di uccisioni nelle suddette playlist, e dopo aver partecipato a un gran numero di Assalti, attività talmente ripetitiva da risultare ormai avvilente.

Certo, va detto che i giocatori di vecchia data sono ormai abituati a questo genere di cose da fare, ma per i nuovi arrivati, tutto questo pitrebbe sembrare davvero molto ripetitivo. Il cosiddetto power leveling esiste dall’alba di Destiny e, paradossalmente, per alcuni rappresenta una delle sfide più avvincenti dello pseudo-MMO: per raggiungere il level cap occorrerà grande impegno e dedizione, “farmando” le giuste attività al fine di ottenere gli equipaggiamenti più potenti. Dopo aver ultimato la campagna di Eramis ci si avvicinerà al soft cap fissato a 1200, ma solo dedicandosi al completamento delle attività più impegnative sarà possibile raggiungere la soglia del 1250; con gli armamenti di punta garantiti dall’Incursione, inoltre, si potrà sfiorare il più agognato “pinnacle cap”, ossia i 1260 di potere. Parlando del piatto forte di ogni espansione, ovvero il raid che rappresenta la coronazione dell’offerta di tutte le espansioni di Destiny, possiamo dire che la Cripta di Pietrafonda rappresenta una bella sorpresa: il luogo natio degli Exo, una delle razze più importanti dell’universo narrativo di Bungie, offre intriganti retroscena sulla storia di Eramis e del suo popolo, e soprattutto permette di ottenere dalla coscienza meccanica di Clovis Bray nozioni importantissime sulla lore del titolo, e in particolare sull’Età dell’Oro. In linea con la strategia di Bungie da Oscurità dal Profondo in poi, votata a una maggiore accessibilità dei raid per evitare di dividere la community, l’istanza propone sfide relativamente semplici, tanto che molti team sono riusciti a completarla entro le prime 24 ore.

Si tratta di una rotta condivisibile, pensata per alleggerire lo storico elitarismo di Destiny e trasformare il gioco in un piacere quotidiano, che può essere trascurato senza temere di finire esclusi dal meta. Per quello che concerne il sistema delle stagioni, questo è stato ulteriormente modificato con l’uscita di Oltre la Luce. Non tanto dal punto di vista del gameplay quanto da quello della storia di Destiny 2, grazie a un maggiore focus sull’evoluzione della lore. Abbiamo dunque assistito al ritorno di Uldren Sov come Guardiano dopo la totale cancellazione della sua memoria: costretto a servire il Ragno sulla Riva Contorta, l’ex principe degli Insonni aiuterà i Guardiani ad ostacolare i piani di Xivu Arath, sorella guerrafondaia di Savathun determinata a corrompere l’universo con i suoi mefitici influssi. È ormai chiaro che proprio Savathun sarà una dei grandi protagonisti del prossimo anno di Destiny 2, tappa essenziale di una storia che sembra ora puntare in un’unica direzione, verso una guerra totale contro la Regina Strega dell’Alveare. In termini puramente ludici, la stagione è ancora un po’ debole: le cacce dalle “Endofurie” di Xivu Arath sono relativamente semplici e i contenuti proposti tendono a scadere nel ripetitivo dopo poco tempo. Va da sé che per valutare correttamente i pregi e i difetti di questa stagione sarà necessario attenderne la definitiva conclusione, e speriamo che l’offerta decolli nei mesi a venire.

Come da tradizione, lo sviluppatore ha provveduto ad inserire in Destiny 2 Oltre la Luce una buona quantità di armi e armature esotiche nuove di zecca, alcune piuttosto mediocri e altre clamorosamente potenti, ma tutte caratterizzate da un’estetica molto intrigante. A questo proposito, l’espansione vede finalmente l’introduzione dell’equipaggiamento esotico nelle “loot table” specifiche dei Settori Perduti Leggendari, in modo da dare nuova linfa a questi contenuti. Queste attività, che richiedono un livello di potere pari a 1250 e 1280, offrono un grado di sfida piuttosto consistente rispetto alla media dei contenuti del gioco, ma concedono ai giocatori un bottino esotico praticamente garantito. Il nuovo sistema permette infatti di farmare specifici pezzi di loot, eliminando totalmente la frustrazione derivante dalla casualità dal precedente metodo di assegnazione.

L’aggiornamento del loot pool avviene poi su base giornaliera, in modo da offrire al pubblico ottime ragioni per tornare ad affrontare queste particolari attività. Per quanto riguarda le armi esotiche, anche in Oltre la Luce queste sono legate a specifiche quest che richiederanno l’impegno da parte della community. In conclusione, tra le novità più interessanti della nuova espansione c’è sicuramente il Destiny Vault, ossia una sorta di “deposito” nel quale Bungie depositerà periodicamente vecchi contenuti e location opportunamente riadattate in base alle esigenze dello sviluppatore.

Tra questi figurano ovviamente scenari tratti dal primo Destiny, che ritorneranno a rinfoltire l’assortimento dell’offerta: il primo è stato il Cosmodromo, sede di uno dei Settori Perduti Leggendari disponibili in Oltre la Luce. Con questo sistema lo sviluppatore punta inoltre a colmare il “buco” contenutistico generato con l’arrivo dell’Oscurità nella galassia del gioco, che di fatto ha reso inaccessibili alcune ambientazioni dell’Anno 1, assieme a quest esotiche il cui bottino può ora essere acquisito esclusivamente tramite i mercanti della Torre. Tirando le somme, Destiny 2 Oltre la Luce preferisce evolvere le varie componenti ludiche di Destiny 2 invece di rivoluzionarle completamente: il risultato è un’espansione imponente, che riesce nell’arduo tentativo di raccogliere il meglio dei contenuti passati ripulendoli dalla stagnazione che ha caratterizzato alcuni dei punti più bassi della saga. L’aggiunta di svariate novità piuttosto significative come la Stasi, ed una serie di notevoli svolte narrative rendono più forte che mai la sensazione di essere entrati per davvero in una fase del tutto nuova del suo sviluppo, nonostante Oltre la Luce non sia Destiny 3. In ogni caso se siete appassionati della saga o neofiti della serie, Destiny 2 Oltre la Luce siamo certi vi piacerà e vi catapulterà in un universo incredibilmente complesso e ricco di cose da fare.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 9

Sonoro: 9

Gameplay: 8,5

Longevità: 9,5

VOTO FINALE: 9

Francesco Pellegrino Lise

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Le serie di videogiochi più longeve

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Il mondo del videogaming, seppure sicuramente ancora molto giovane nel panorama dei media di intrattenimento, può vantare alcune pietre miliari che, per diversi motivi, ne punteggiano la storia. Si tratta spesso di giochi che, per una qualche particolarità, hanno avuto un impatto talmente forte su un genere videoludico da decretarne una vera e propria rivoluzione; allo stesso tempo, si tratta di giochi che il più delle volte inaugurano una serie di capitoli in grado di rinnovare la loro portata innovativa, riscuotendo un successo costante nell’arco di numerosi anni e forgiando così generazioni di videogiocatori.

È sicuramente questo il caso di Age of Empires, lo strategico in tempo reale a tema storico per eccellenza. Il primo capitolo della fortunata serie ha esordito nel 1997, in un periodo nel quale il mercato del videogaming era dominato dal genere RTS. La visuale isometrica tipica del genere infatti consentiva di realizzare giochi relativamente poco esigenti da un punto di vista tecnico, ma comunque con una grafica eccezionale per l’epoca. Ciò che ha distinto Age of Empires dai suoi numerosi concorrenti è stata l’enfasi sul tema storico: ogni capitolo infatti si concentrava su civiltà e tecnologie circoscritte a un periodo temporale, approfondendolo con notizie storiche. La serie conta oggi di quattro capitoli, l’ultimo dei quali uscito pochissime settimane fa e in grado di riportare in auge il genere RTS, oggi ormai di nicchia.

Altro esempio viene da Call of Duty, uno dei nomi più importanti fra gli shooter in prima persona. Il primo capitolo, uscito nel 2003, ha rappresentato un modo nuovo di intendere il genere FPS, calandolo in un contesto storico che, in quel periodo, era tendenzialmente meno esplorato a vantaggio di setting più fantasiosi. I primi capitoli, in particolare, hanno potuto emergere fra molti esponenti dello stesso genere grazie alla particolare cura della grafica e al taglio cinematografico delle missioni, pensate per esaltare l’immersione del giocatore. Dal 2003 la serie è andata avanti con cadenza pressoché annuale esplorando numerose variazioni e su diversi sistemi di gioco: nonostante il focus storico sia mano a mano diminuito, privando la serie di uno dei suoi punti di eccellenza, ancora oggi rimane un nome di spicco del genere, con l’ultimo capitolo uscito nelle scorse settimane che conferma i pregi della serie.

Impossibile non citare poi Pokémon, che nella sua veste di videogioco ha contribuito a far conoscere a molti il gioco di ruolo giapponese, o JRPG, fuori dal paese di origine. Nati da un passatempo molto diffuso in Giappone, quello di collezionare insetti, i primi giochi della serie uscirono per Game Boy nel 1996. Rispetto ad altri giochi del genere il target era molto più giovane, portando il franchise a rappresentare il maggior successo di sempre. Larga parte del merito va riconosciuta alla costante capacità di evolversi della serie, che l’ha portata ad approdare su tutte le console di punta Nintendo. Una capacità visibile anche all’interno del gioco, dove l’evoluzione ha determinato l’abbandono di alcune particolarità: ricadono in questo campo luoghi come la sala slot machine dove, esattamente come nelle piattaforme online, era possibile vincere premi che in questo caso erano attinenti al gioco, o come la poco intuitiva distinzione tra i tipi di danno e i tipi di difesa, rivoluzionata nel 2006. Oggi la serie conta 21 titoli principali, comprensivi di remake e progetti paralleli, più un numero altissimo di spin off: negli scorsi giorni è uscita la coppia di giochi remake di Pokémon Diamante e Perla, mentre per l’anno prossimo è previsto un progetto che si pone come prequel di questi ultimi.

Infine, merita senz’altro menzione la serie che ha rivoluzionato il genere delle avventure dinamiche: Tomb Raider. Il primo capitolo, uscito nel 1996, ha introdotto uno dei personaggi più importanti e famosi del mondo dei videogiochi: Lara Croft. L’archeologa avventuriera è stata infatti la chiave del successo per il titolo esponente di un genere che, all’epoca, era molto limitato dai livelli dell’hardware: la protagonista ha fin da subito incontrato i favori del pubblico, abituato a figure maschili per caratteristiche simili e positivamente sorpreso dall’impersonare, in maniera per l’epoca molto originale, un’eroina. La serie conta oggi 12 capitoli: gli ultimi tre, che si pongono come reboot del personaggio, sono usciti nel 2013, 2015 e 2018, venendo accolti con molto entusiasmo dopo un periodo di pausa legato anche al cambio di sviluppatore.

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Grand Theft Auto: The Trilogy, scatta l’operazione nostalgia di Rockstar Games

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Grand Theft Auto: The Trilogy – The Definitive Edition è finalmente realtà. Una fra le saghe più amate dai gamers di tutto il mondo vede finalmente tre dei suoi capitoli più importanti arrivare in versione rimasterizzata. Ma andiamo con ordine: pochi prodotti hanno segnato il mercato videoludico come la serie di Grand Theft Auto, capace di riscrivere la grammatica degli open world con i capitoli usciti su PlayStation 2, vere e proprie pietre miliari dei videogiochi. Il loro successo ha scavalcato i semplici confini della console Sony, arrivando su PC con migliaia di mod e nella cultura pop, consacrando Rockstar come una delle più grandi software house di sempre. Il successo di GTA ha poi raggiunto l’apice con l’ultimo episodio uscito, quel GTA V che ancora vende milioni di copie e detiene il record di incassi, spalmato su due generazioni di console, con un’ulteriore edizione per PS5 e Series X in uscita il prossimo anno. Il 2021 è invece il momento di un ritorno storico, a lungo atteso da tantissimi fan, quello della Grand Theft Auto: The Trilogy – The Definitive Edition composta da GTA III, Vice City e San Andreas. I tre giochi fanno parte di un unico universo narrativo, a cavallo tra gli anni ottanta e duemila, dove spesso personaggi e fatti si incrociano brillantemente permettendo quindi solamente al giocatore che ha vissuto tutte e tre le storie di avere un quadro completo dei fatti. In ognuno dei titoli i giocatori prensono il conrollo di un personaggio diverso, ciascuno con un suo scopo da perseguire mentre si fa strada nel sottobosco criminale di Liberty City, Vice City e San Andreas, incontrando via via personaggi sempre più grotteschi e machiavellici. Ogni capitolo di GTA introduce novità nel gameplay e nella struttura, mostrando chiaramente e a distanza ravvicinata il percorso artistico che Rockstar Games ha plasmato per diventare la software house che è oggi. Ed è per questo motivo che tutti i gamers desideravano che questa Definitive Edition portasse con sé tutta l’eredità che questa trilogia ha rappresentato al massimo della sua espressione visiva ad un pubblico nuovo, o chi magari semplicemente è affamato di ri-giocare a un GTA diverso dalle ultime incarnazioni del brand. Quando il titolo venne annunciato al mondo, Rockstar Games aveva dichiarato che Grand Theft Auto: The Trilogy – The Definitive Edition avrebbe migliorato la resa grafica, con nuove texture in alta definizione, nuovi riflessi e un sistema d’illuminazione completamente rinnovato, effetti meteorologici rivisti, con miglioramenti alla vegetazione e ai vari biomi, aumentando infine la profondità visiva. La buona notizia è che effettivamente tutte queste novità ci sono, quella cattiva è che spesso non funzionano come dovrebbero. Ad esempio, la pioggia che si abbatte sulle strade di GTA III è molto bella da vedere, ma è talmente realistica con le sue nubi cupe e la fitta pioggia, da compromettere negativamente l’esperienza di gioco. La palette di colori scura con cui è modellata Liberty City rende la vista durante questi acquazzoni difficile, quasi impossibile di notte, mentre nella soleggiata Vice City, grazie ai suoi colori accesi, questo problema si presenta fortunatamente in maniera minore. Inoltre questo effetto meteorologico contrasta con la nuova resa del mare, portando a fastidiosi glitch grafici. Per quanto riguarda il lavoro svolto sui riflessi, il lavoro svolto è davvero impressionante, con i grattacieli delle metropoli che risplendono di vita nuova, regalando spesso e volentieri scorci davvero magnifici. Nuovi effetti grafici rendono la devastazione che il giocatore può scatenare molto più bella da vedere, con esplosioni e fiamme ricche di luce e dettagli. Per quanto riguarda la vegetazione, in tutti e tre i giochi è stato realizzato un lavoro di fino, dando ai prati e ai parchi un look inedito e a volte di grande pregio. L’aumento di dettaglio delle texture di tutte e tre le location, poi, ha fatto davvero bene a tutte e tre le produzioni, soprattutto Vice City e Las Venturas, le cui strade strabordano di neon colorati e insegne luminose, regalano un colpo d’occhio inedito per chi ha già esplorato queste città decenni fa. Peccato che nelle aree meno illuminate della mappa, gli ambienti risultino a volte piuttosto scuri, creando contrasti tra i vari quartieri di cui le città si compongono.


In generale, quindi, la resa grafica degli ambienti quindi è decisamente migliorata, anche se tra alti e bassi, il tutto però viene purtroppo penalizzato da un terribile effetto pop-up ereditato dalle versioni originali dei titoli che ormai si portano diversi anni sulle spalle. Vedere veicoli materializzarsi lungo la strada, ad una distanza di appena 10-15 metri, non è quello che ci si aspetterebbe da un remaster di questa portata. Lo stesso accade con cartelloni e molti altri elementi dello scenario, portando i giocatori in più di un’occasione a scontrarsi con muri invisibili prima di veder apparire l’oggetto di turno davanti ai propri occhi. Vent’anni fa era l’unico modo per far girare questi giochi sull’hardware dell’epoca, ma osservare tutto questo al giorno d’oggi, non può che lasciare l’amaro in bocca. Anche le texture e i modelli poligonali dei grattacieli in lontananza soffrono del medesimo problema, risultando visibili ad una definizione talmente bassa da far sorridere. Sempre sul versante grafico, i modelli poligonali dei personaggi e la struttura della mappa di San Andreas purtroppo non fa gridare al miracolo. Quando la trilogia è stata annunciata, fu reso noto l’intento di mantenere quel look cartoon che caratterizza tutti e tre i giochi. Il problema è che la migliore definizione dei personaggi ha portato a risultati grotteschi e spesso ridicoli. Su GTA III i personaggi sono veramente spogli, con animazioni facciali datate che li fanno sembrare dei buffi personaggi di pezza. Sarebbe bastato sistemare e aggiornare almeno i volti dei personaggi maggiori, per donare alle cut-scene una piacevolezza inedita. I personaggi di GTA San Andreas invece, che erano più definiti anche nella versione 2004, risultano semplicemente ridicoli a causa dei miglioramenti grafici, con strani glitch nelle animazioni e riflessi innaturali sulla pelle. Le mani del protagonista CJ, inoltre, per qualche motivo, sono sproporzionate rispetto al corpo. Discorso diverso per il capitolo centrale di questa trilogia, dove i personaggi di GTA Vice City, essendo un’evoluzione di quelli di GTA III senza arrivare ai dettagli presenti in San Andreas, risultano essere quelli più naturali e meglio riusciti con tutte le migliorie grafiche applicate. Terminiamo l’analisi grafica parlando della mappa di San Andreas, che nonostante abbia giovato indubbiamente dei miglioramenti, presenta un problema alquanto insolito. Nella versione originale del 2004 il mondo di gioco era avvolto da una specie di nebbia, utilizzata per motivi tecnici al fine di celare elementi dello scenario troppo lontani, evitando di stressare troppo gli hardware dell’epoca. La nebbia inoltre donava un senso di scoperta ed esplorazione. In questa remaster della nebbia non c’è traccia, rendendo di fatto tutta la mappa visibile da ogni punto, specialmente quando ci si trova nelle zone più elevate. Questo purtroppo è un problema in quanto comporta la terribile scoperta che la mappa di GTA San Andreas non era stata pensata e progettata all’epoca per essere vista per intero. Proprio per tale ragione la visione del mondo di gioco risulta poco appagante nei confronti di un level design pensato per ingannare il giocatore sulla struttura e ampiezza della zona di gioco. Fortunatamente quanto vi abbiamo raccontato non compromette in alcun modo il gameplay, ma appena si avrà l’opportunità di sorvolare la mappa con un aeroplano, l’illusione di trovarsi a vivere l’avventura in un immensa area degli Stati Uniti verrà rimpiazzata dalla consapevolezza di trovarsi di fronte a una mappa davvero bruttina da vedere.

Per quello che concerne il sistema di controllo, che stando alle dichiarazioni effettuate in sede di annuncio avrebbe dovuto introdurre diverse soluzioni prese da GTA V, la resa finale non rispecchia quanto detto. Il layout dei comandi è lo stesso del capitolo più recente della saga, sia per la guida dei veicoli che per il controllo del personaggio, con l’introduzione della ruota di selezione per l’armamentario oltre che delle stazioni radio. Inoltre sono stati aggiunti due sistemi di puntamento che si affiancano a quello classico, come la mira assistita e quella manuale. Le novità del sistema di controllo però terminano qui, quindi se si sperava di poter prendere il controllo dei personaggi della GTA Trilogy alla stessa maniera di GTA V, magari sfruttando le coperture e altre soluzioni più moderne, si rimarrà delusi. A far storcere ancora di più la bocca c’è poi il fatto che in GTA III e GTA Vice City il nuovo sistema di mira funziona molto male. Il motivo risiede in una bassa precisione delle armi e un hitbox disastroso, che rendono le sparatorie piuttosto macchinose. Il nostro consiglio è quello di usare la mira assistita o classica, ignorando del tutto quella manuale. C’è un altro problema, però, che risiede nel sistema di mira delle varie armi. Con le armi leggere ci si può tranquillamente muovere mentre si fa fuoco, mentre con quelle più pesanti come fucili a pompa e Mitra d’assalto, si rimane inchiodati a terra, impossibilitati quindi a muoversi durante la fase di mira. Da sottolineare inoltre che su GTA III non ci si può nemmeno chinare o abbassare in alcun modo. Il discorso cambia di molto con San Andreas, che già nella versione originale aveva introdotto una mira e un hitbox più curato, con la possibilità di chinarsi e muoversi senza problemi. Funzionano e risultano delle gradite aggiunte le novità introdotte per migliorare l’esperienza globale di gioco. La mini-mappa ora segna con il GPS la strada migliore per raggiungere la destinazione, utile specialmente in aree più grandi come quella di San Andreas, con la possibilità di aggiungere punti di navigazione personalizzati. Sono stati poi introdotti il riavvio immediato di una missione fallita, e i checkpoint lungo le missioni di GTA San Andreas, rendendo l’esperienza di gioco molto più piacevole. Concludiamo segnalando l’aggiunta di una tabella sfide che sblocca riconoscimenti nel Social Club di Rockstar. Per quanto riguarda il comparto tecnico, il titolo gira a 1080p sulle console old gen ed a 4k sulle nuove console di fascia alta. Detto ciò, possiamo dire che questa Grand Theft Auto: The Trilogy – The Definitive Edition, nonostante i suoi troppi limiti è sempre piacevole da giocare. Di sicuro non è la Remaster che speravamo di avere tra le mani, ma nonostante ciò si tratta comunque di classici immortali che sanno ancora divertire e talvolta persino stupire. Se non li avete mai giocati, il nostro consiglio è di aspettare qualche aggiornamento correttivo combinato con un calo di prezzo; i nostalgici, troveranno invece la conferma delle ottime qualità dei tre titoli. Al di là di questioni tecniche, frame-rate e glitch grafici, questa Grand Theft Auto: The Trilogy – The Definitive Edition sa ancora divertire ed emozionare, sintomo questo che quando un titolo è un grande titolo, esso è destinato a rimanere comunque nella storia.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 7
Sonoro: 7
Gameplay: 7
Longevità: 9

VOTO FINALE: 7,5

Francesco Pellegrino Lise

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In occasione del Black Friday, il Microsoft Store annuncia una serie di offerte imperdibili per gli amanti dello shopping, della tecnologia e per tutti coloro che non vogliono farsi trovare impreparati con i regali di Natale! Da oggi e fino al 28 novembre, saranno disponibili sul Microsoft Store sconti fino al 50% sui prodotti Xbox, Surface e per la prima volta anche su Office. Per chi ha intenzione di sostituire il proprio PC approfittando dei ribassi del Black Friday, lo store di Microsoft propone una serie di offerte adatte davvero a tutti. Per chi è orientato a un prodotto versatile e potente ed è alla ricerca di un 2-in-1 adatto a ogni esigenza, con un’autonomia che consente di utilizzare il dispositivo per l’intera giornata lavorativa, il Microsoft Store propone l’offerta Black Friday Surface Pro 7+, con uno sconto del 29%. L’offerta comprende Surface Pro 7+ con configurazione Intel Core i5 da 128GB e sconti sulla Type Cover nera. Fino a 500€ di sconto sulla gamma Surface Pro 7, incluse le configurazioni Intel Core i7, in offerta a partire da soli 669€ invece di 919€. Disponibile nei colori platino o nero, Surface Pro 7 è il dispositivo ultraleggero dotato di un processore Intel Core di serie laptop, una batteria di lunga durata e webcam HD. Per distinguersi nelle videocall, Surface Laptop 4 è l’alleato perfetto grazie alla videocamera in HD e microfoni Studio ed è in promozione a partire da soli 799€ invece di 959€. Nell’offerta sono incluse le configurazioni Intel Core i7 da 13.5 o 15 pollici, nei colori platino o nero. Surface Laptop 4 offre l’equilibrio perfetto tra velocità, design elegante, sound avvolgente e un’autonomia implementata. Per svolgere agilmente le attività quotidiane, Surface Go 2 è in offerta a partire da soli 299€ invece di 469€, con sconti fino al 37% sull’intera gamma. Surface Go 2 offre una perfetta portabilità, con touchscreen da 10,5 pollici, una risoluzione superiore e una batteria espressamente progettata per seguire le giornate di tutta la famiglia. Fino al 27% di sconto su Surface Laptop Go, il modello più leggero della famiglia Surface, con un rapporto qualità prezzo eccezionale. Il design elegante e la batteria a lunga durata lo rendono ideale per lo studio, ma anche per la vita di tutti i giorni. Il Surface più potente di sempre, Surface Book 3, è in offerta in occasione del Black Friday, con ribassi fino a 690€ sulle configurazioni Intel Core i7. Surface Book 3 unisce velocità, grafica e gioco immersivo alla versatilità di un laptop, di un tablet e di uno studio portatile. Disponibile nelle versioni da 13,5″ o 15″, entrambe dotate di touchscreen ad alta risoluzione. Ma non finisce qui, il Microsoft Store propone ulteriori offerte dedicate ai possessori di un computer: fino al 30% di sconto sugli accessori per PC, quali mouse, tastiere, audio e number pad. Per la prima volta, il Microsoft Store include offerte anche per Office, con ben 50€ di sconto sul pacchetto Office Home & Student 2021. Tutti i dettagli sono disponibili alla pagina dedicata. E, per gli amanti del gaming, di seguito ulteriori offerte firmate Xbox: nuovo pacchetto Xbox Series S Fortnite & Rocket League: nuovo pacchetto Xbox Series S con i giochi digitali Fortnite e Rocket League. Fino al 50% di sconto sui Giochi Digitali Xbox, tra cui Far Cry 6, Forza Horizon 4 e Black 4 Blood. I primi 3 mesi di Game Pass per PC a solo 1€, per divertirsi con gli amici giocando con oltre 100 giochi per PC di alta qualità, come i nuovissimi Forza Horizon 5 e Age of Empires 4. Fino al 70% di sconto su una selezione di Accessori Xbox. Infine, il Microsoft Store offre 90 giorni di assistenza tecnica gratuita su Surface, consegne incluse e resi gratuiti fino al 31 gennaio 2022 su tutti i prodotti. Ma non è tutto: tramite il programma Microsoft Rewards è possibile raccogliere punti da utilizzare per ricevere fantastici premi.

F.P.L.

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